
Stellantis non se la passa benissimo in Usa. Prima la denuncia di un gruppo di azionisti, ora l’attacco del sindacato. John Elkann comincia a soffrire il mal d’auto. La United auto workers (Uaw) minaccia un grande sciopero. Stellantis è accusata di non aver rispettato gli impegni su investimenti e occupazione. Il sindacato ha parlato anche di alcuni accordi che la società avrebbe stipulato e poi non rispettato nel 2023 per porre fine al grande sciopero contro le Big three di Detroit.
Insomma la Uaw, il principale sindacato dell’auto, si comporta diversamente da Maurizio Landini che, alle vertenze per salvare gli stabilimenti italiani, preferisce le interviste contro il governo su Stampa e Repubblica. Ben diverso l’atteggiamento del suo collega Shawn Fain: «Stellantis deve mantenere le promesse fatte all’America». A inizio agosto, la società ha annunciato il licenziamento di quasi 2.500 operai a Detroit. Ora sono a rischio investimenti per circa 5 miliardi: la gigafactory per batterie da 3,2 miliardi di dollari e la fabbrica di autocarri di medie dimensioni in Illinois da 1,5 miliardi. Le due iniziative avrebbero accresciuto l’occupazione in Usa di altri 5.000 posti di lavoro entro il 2028. E proprio quest’ultima è una delle promesse non rispettate dell’accordo del 2023. Il sindacato è certo che l’investimento in Illinois sia saltato, mentre Stellantis ha parlato di ritardi.
Per il gruppo guidato da Carlos Tavares è un momento complesso, soprattutto negli Usa, dove la casa ha visto vendite e quote di mercato precipitare nell’ultimo anno dopo aver adottato una politica di aumenti aggressivi dei prezzi, ma con una gamma di veicoli invecchiata, il cui effetto principale è stato quello di mettere i prodotti in svantaggio competitivo rispetto alle opzioni più economiche di altri marchi anche asiatici.
La risposta di Stellantis è stata quella di tagliare i costi riducendo presenza e occupazione nei Paesi dove il lavoro è più caro. Per questa ragione ha progressivamente ridotto la presenza in Italia e in Usa puntando molto su Polonia e Africa. Come riflesso c’è la desertificazione di lavoro e di fornitori nelle aree che vengono progressivamente abbandonate.
In Italia nei primi sei mesi del 2024 ha prodotto tra autovetture e furgoni commerciali 303.510 veicoli contro i 405.870 del 2023. La sola produzione di autovetture segna un -35,9%, pari a 186.510, mentre quella relativa ai veicoli commerciali presenta una piccola crescita del 2% a quota 117.000 unità.
Del tutto diversa la situazione a Tychy, in Polonia, dove il gruppo sta realizzando un investimento da 760 milioni. È stato possibile così l’adeguamento tecnologico della fabbrica per avviare la produzione di modelli completamente elettrici, aspetto importante considerando la prospettiva del 2035, quando in Europa entrerà in vigore il divieto totale di vendita di nuove auto a combustione. Il primo modello messo in produzione a Tychy, nel febbraio 2023, è stata la la Jeep avenger completamente elettrica. È stata indicata come «Auto europea dell’anno 2023» ma le vendite languono. Ora lo stabilimento ospiterà la linea di montaggio della «piccola» Alfa che inizialmente doveva chiamarsi Milano. Le protese del ministro Adolfo Urso per il nome italiano dato a un’auto fabbricata all’estero hanno spinto lo stato maggiore di Stellantis a cambiare idea. Si chiamerà Junior come una piccola e scattante coupé degli anni Settanta, quando ancora le Alfa si producevano ad Arese
L’altra sponda su cui Stellantis sta indirizzando gli investimenti è l’Africa. Nell’impianto di Kenitra in Marocco ha collocato circa 300 milioni di euro nel 2022 per raddoppiare la capacità produttiva e lanciare la piattaforma smart car, ampliando così le opportunità che può offrire il Mediterraneo. E c’è un dato da sottolineare: dalla sua nascita Stellantis ha licenziato nel nostro Paese 7.500 lavoratori e oggi un simbolo dell’auto italiana, la 600 Fiat, viene costruita in Polonia.












