Stellantis nell’Ue riparte dal diesel ma in Italia sta scoppiando l’indotto

Stellantis sta reintroducendo in Europa versioni diesel di almeno sette modelli tra auto e veicoli passeggeri, in un cambio di rotta avviato a fine 2025 in seguito ai dati giunti anche dai concessionari. Il problema è che questo cambio di direzione è tardivo e non evita la valanga di ammortizzatori sociali e licenziamenti che stanno colpendo l’azienda certo, ma soprattutto l’indotto, a causa del fallimento del passaggio alle elettriche imposto dal green deal Ue.
Secondo quanto rivelato da Reuters, tra i modelli interessati figurano la Peugeot 308 e la berlina premium DS 4, oltre a diversi veicoli «people mover». Il rientro del diesel arriva mentre in Europa si discute un allentamento/aggiustamento dei target di emissione, con l’effetto di prolungare la finestra commerciale dei motori termici.
Il tema è globale: negli Stati Uniti - primo mercato del gruppo - l’amministrazione del presidente Donald Trump ha revocato il cosiddetto «endangerment finding» dell’agenzia ambientale (atto-cardine del 2009 che sosteneva la regolazione delle emissioni climalteranti), aprendo la strada allo smantellamento degli standard su emissioni allo scarico per auto e camion.
D’altronde, dopo il terremoto del Dieselgate, la quota di auto a gasolio in Europa è crollata: nel 2025 queste auto pesano solo 7,7% delle nuove immatricolazioni nel perimetro europeo, mentre le elettriche pure arrivano al 19,5%. In parallelo, i dati Acea sulle immatricolazioni Ue indicano che nel 2025 le elettriche a batteria hanno raggiunto 17,4% di quota nel mercato dell’Unione Europea. Insomma, per Stellantis si tratta di una questione strategica. Il diesel è un segmento in cui molti nuovi rivali asiatici – spesso focalizzati su Ev e plug-in – competono meno. Inoltre, a parità di taglia e destinazione d’uso, le versioni diesel mantengono in genere un prezzo d’ingresso inferiore rispetto alle elettriche, un fattore che diventa centrale in una fase di pressione sui listini e di domanda più selettiva.
Del resto, il cambio di passo arriva a ridosso di un annuncio pesante: Stellantis ha comunicato 22,2 miliardi di euro di oneri/accantonamenti legati al ridimensionamento delle ambizioni Ev, con un impatto rilevante sul titolo e sulle tasche dell’azienda. Così, in Europa, si prevede il ritorno al diesel per modelli bestseller come Opel Astra, il van Opel Combo, il sette posti Peugeot Rifter e il multispazio Citroën Berlingo. L’azienda indica inoltre la prosecuzione della produzione diesel per Suv come DS 7 e per alcune Alfa Romeo (tra cui Tonale, Stelvio e Giulia).
Il problema è che il rinnovato amore di Stellantis per il gasolio difficilmente riuscirà a limitare i danni creati dalla fallimentare transizione verso l’elettrico. Trasnova ieri ha annunciato il licenziamento collettivo dei suoi 94 dipendenti impiegati nella logistica per gli stabilimenti Stellantis di Torino, Piedimonte San Germano, Pomigliano d'Arco e Melfi. La scelta è legata alla scadenza della proroga contrattuale con il gruppo automobilistico, prevista per il 30 aprile, e alla presunta non praticabilità di ammortizzatori o strumenti alternativi, in quanto gli esuberi vengono definiti «di carattere strumentale».
Lo stesso vale per Logitec e Teknoservice che hanno appena comunicato l’avvio delle procedure di licenziamento per riduzione del personale, per un totale di 138 lavoratori. I sindacati sono già sul piede di guerra, ma il motivo dei licenziamenti è strutturale e va ricercato nel Green deal europeo, certo, ma anche nell’incapacità della precedente gestione, quella targata Carlos Tavares, di preparare un piano B.






