Lo sprint del Monte: al 20% le adesioni all’Ops su Mediobanca. Nagel non si arrende

Mps sempre più vicina alla conquista di Mediobanca. Dal 13,47% raccolto il 14 agosto sale al 19,41%, grazie a oltre 49,5 milioni di adesioni in un solo giorno. Un balzo che lascia poco spazio a dubbi: l’offerta pubblica di scambio su Mediobanca procede con una velocità sorprendente, ben oltre le aspettative di chi, solo qualche mese fa, la considerava «irrazionale».
A stupire, ancora di più, è che le adesioni arrivino così numerose nonostante lo sconto del 2,4%, pari a oltre 412 milioni di euro in termini di capitalizzazione. Insomma il gruppo toscano potrebbe impadronirsi di Mediobanca senza necessità di un rilancio. La soglia minima del 35% è ormai a portata di mano. Dietro i numeri si muovono le pedine fondamentali. Delfin e Caltagirone detengono rispettivamente il 19% e il 10% di Mediobanca. Non è chiaro se abbiano già consegnato i titoli. I numeri suggeriscono, però, che almeno Delfin abbia iniziato a muoversi. Oltre a loro, un ruolo chiave spetta alle casse previdenziali – Enpam, Enasarco, Inarcassa – che complessivamente possiedono circa il 5% del capitale. E c’è anche Unicredit, con l’1,9%, potenzialmente pronta a dare un supporto strategico all’offerta di Siena. Considerando questi blocchi e il ritmo delle adesioni, raggiungere la «soglia tecnica» del 35% per il controllo di fatto di Piazzetta Cuccia sembra non solo possibile, ma quasi inevitabile. Per ottenere il pieno controllo, Mps punta naturalmente al 66,7% delle adesioni, ma già la soglia minima garantisce una posizione di forza che cambia gli equilibri di Mediobanca e del sistema finanziario italiano. Non si può leggere questa partita senza considerare che l’Ops di Montepaschi su Mediobanca è strettamente legata alla successiva offerta su Banca Generali. Per partecipare al voto in assemblea a Piazzetta Cuccia (il 21 agosto), valgono solo le azioni acquistate entro l’11 agosto. Questo significa che l’assemblea, pur formalmente importante, rischia di essere un rito più che un luogo di vera decisione: il dibattito reale tra Piazzetta Cuccia e i grandi blocchi azionari si è già consumato. Da Mediobanca arriva un’ultima difesa: fa sapere di avere segnalato alle autorità alcune «criticità» nell’Ops del Monte. Difficile, però, che l’iniziativa arrivi a qualche risultato. I numeri e le adesioni, infatti, parlano più forte di qualunque discorso assembleare. Il processo è già delineato dai flussi di mercato e dalle mosse di Siena.
Non sfugge il fatto che la dinamica dell’operazione è abbastanza inusuale. In genere la partita nelle offerte pubbliche si gioca negli ultimi giorni. In questo caso, invece, le adesioni arrivano tre settimane prima della scadenza dell’8 settembre e sono robuste nonostante lo scambio, in questo momento, non sia conveniente. Una dimostrazione di forza che rende poco rilevante l’eventuale Ops su Banca Generali. L’assemblea di giovedì di Mediobanca, ultima difesa di Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, potrebbe dimostrarsi irrilevante se non addirittura un vantaggio per Mps che, oltre a Mediobanca si troverebbe in portafoglio Banca Generali. Nagel ha chiamato a raccolta gli amici. I proxy advisor Iss, Glass Lewis e Pirc, lo appoggiano. Altrettanto Blackrock, salito oltre il 5% del capitale e altri fondi raggruppati intorno a Norges bank con il 2%. Ma la barriera potrebbe essere inutile.
Le grandi manovre si sono già consumate nei giorni successivi alla convocazione, con blocchi contrapposti già schierati e consapevoli della direzione che prenderà l’operazione. Il vero potere, oggi, si gioca nelle adesioni anticipate, nel consenso dei fondi, nella capacità di Mps di mettere in campo una strategia coordinata e aggressiva. Mediobanca, storicamente arbitro del capitalismo italiano, appare oggi più spettatrice che protagonista. Per anni, Mediobanca ha esercitato il ruolo di regolatore e arbitro del potere finanziario. Oggi è destinata a diventare preda di quella stessa dinamica che un tempo controllava. Montepaschi, la banca che per anni è stata percepita come «malata terminale», è ora protagonista, padrona della partita, capace di dettare tempi e ritmo dell’offerta.
È un ribaltamento che travolge schemi consolidati: il passato glorioso di Piazzetta Cuccia non basta più, la posta in gioco è il coraggio di innovare, di muoversi e di sorprendere il mercato. Mps non corre più dietro al sistema: lo riscrive, un’azione alla volta. Montepaschi ha trasformato la debolezza in forza, la cautela in audacia. Mediobanca, il gigante della finanza italiana, rischia di essere scalzata dalla banca che tutti avevano dato per spacciata. Il messaggio è chiaro: in finanza non vince chi ha il passato più illustre, ma chi sa agire, sorprendere e reinventarsi. E oggi, Siena dimostra a tutti che anche una vecchia signora può diventare predatrice.






