• Anche se il mercato è ancora dominato dai francesi, quest’anno il Sassicaia 2015 è stato incoronato migliore bottiglia al mondo: il valore è salito del 330% in sei mesi. Solo uno champagne ha reso di più. Bene pure i toscani e il Barbaresco e il Barolo delle Langhe.
  • Le bollicine tricolore sono in piena espansione trainate dal fenomeno Prosecco: regione per regione ecco cosa si può scegliere per i brindisi delle feste.
  • Una selezione di bottiglie valutate per voi per dare al pranzo di Natale un tocco di alta classe enologica.

Lo speciale contiene tre articoli.



Resta intatta la celeberrima battuta di Gianni Agnelli che, a chi gli chiedeva come mai lui, piemontese, avesse investito nel francese Château margaux, rispose: «L’investimento in vino conviene sempre perché mal che vada te lo bevi». Mi ricordo che Corinne Mentzelopoulos, che allora gestiva la cantina ereditata dal padre, da me apostrofata con un: «Fortunata lei che beve Margaux ogni giorno», mi rispose: «Magari… E chi se lo può permettere?».

Basta questo a spiegare come certi vini siano oggetto sì di desiderio, la (quasi) perfezione enologica, ma siano anche (talvolta soprattutto) beni rifugio capaci di attrarre investitori. Nel corso degli anni a decretare il successo crescente del vino italiani ha contribuito l’apprezzamento di alcune griffe sul mercato della speculazione in cantina. L’ultimo episodio è di queste settimane. Il Sassicaia, prestigiosissima bottiglia prodotto dal marchese Incisa della Rocchetta in quel di Bolgheri nella Maremma livornese, inventato da Giacomo Tachis e artefice rinascimento del vino italiano sui mercati mondiali, vola più di un derivato. L’occasione è duplice. Quella di quest’anno è la cinquantesima vendemmia del Sassicaia e Wine Spectator ha decretato che l’annata 2015 è il miglior vino del mondo. Il risultato? Il Sassicaia (Cabernet sauvignon e Cabernet franc affinato tre anni in barrique, produzione di non più di 200.000 bottiglie), che di solito si compra attorno ai 110 euro alla bottiglia, oggi è offerto a 360 euro, ma è già cominciata l’opera di tesaurizzazione.

Tanto per avere un’idea: se uno avesse comprato prima dell’uscita di Wine Spectator e rivendesse oggi avrebbe un profitto del 330%. Impossibile trovare un prodotto finanziario che nell’arco di sei mesi renda di più. C’è un vino però che ha fatto ancor meglio ed è uno champagne: il Cristal Louis Roederer 2008. A dirlo è il Liv ex, indice che registra i movimenti di prezzo e di investimento dei migliori vini del mondo. Ebbene se il Cristal ha fatto negli ultimi tre mesi la migliore performance e risulta il vino più scambiato con un prezzo di 1.850 sterline a cassa (340 euro alla bottiglia), il Sassicaia è secondo con un prezzo di 308 euro a bottiglia e terzo è proprio il Margaux, con un prezzo di 1.332 euro a cassa (sei bottiglie).

In generale i vini italiani sono al centro dei movimenti speculativi. Sempre guardando all’intero listino del Liv Ex, dove sono monitorate 248 cantine, si scopre che le migliori performance sono proprio italiane, con Angelo Gaja, il profeta del Barbaresco e del Barolo, a guidare le quotazioni. Nell’indice dei migliori 100 vini in termini di performance di prezzo, di crescita anno su anno e di volumi scambiati (come rilevato da Winenews) le bottiglie di Gaja figurano al 26° posto della classifica.

Ma il signore del vino italiano si conferma il marchese toscano Piero Antinori che ha due sue bottiglie, il Tignanello e il Solaia, in classifica al 76° e al 92° posto. Molto rappresentato è il territorio di Bolgheri con il Sassicaia che nel dato complessivo dal 1° settembre 2017 al 31 agosto 2018 – prima che andasse sul mercato l’annata 2015 incoronata da Wine Spectator – occupa la 29° posizione, con l’Ornellaia al 53° posto e il Masseto, che è il vino italiano più scambiato nelle aste, all’89°, posizione che mette i Frescobaldi al livello di Antinori in una sorta di consacrazione mondiale della Toscana. Ma in classifica ci sono anche molti barolisti come Luciano Sandrone (95°).

A dominare ancora sono i francesi con la Borgogna davanti al Bordeaux: le case di riferimento sono le stesse da secoli: Leroy, Lafite Rothschild, Domaine de la Romanée Conti, Mouton Rothschild, Margaux, Haut Brion, Armand Rousseau, Petrus, Coche Dury e Latour. Negli ultimi mesi si è fatto strada anche un altro fenomeno, che riguarda soprattutto le Langhe. La scomparsa di grandi artigiani del vino ha fatto schizzare in alto i prezzi delle loro bottiglie. Un caso che ha fatto molto rumore è stato la scomparsa di Beppe Rinaldi, considerato l’anima critica della produzione di Langa. Il suo Barolo San Lorenzo, per dirne una, è passato da 95 a 160 euro a bottiglia. Egualmente è successo con le bottiglie di Gigi Rosso, con prezzi raddoppiati nell’arco di un mese. Ma il dato più clamoroso è quello di Bruno Giacosa. Dalla sua scomparsa, all’inizio dell’anno, le sue bottiglie sono passate dal 132° posto della quotazione Liv Ex al 56°, con i prezzi passati da 110 a 260 euro.

Dunque se per Natale avete deciso di regalare delle bottiglie sappiate che forse non offrite solo un ottimo bicchiere, ma un’occasione d’investimento. E per conoscere i gusti degli italiani ecco una ricerca commissionata dalla catena di enoteche Signorvino a Nomisma. Le enoteche sono oggi il secondo canale di vendita del vino (la Gdo in termini di numeri la fa da padrone) e da questa rilevazione si evince che il Franciacorta è la prima Docg richiesta. A fare da traino è la voglia di spumanti, tant’è che il Prosecco è al terzo posto. A vincere tra i grandi rossi è l’Amarone, secondo nelle scelte, ma il vino must si conferma il Brunello di Montalcino. Le bottiglie che invece hanno registrato una crescita maggiore sono Lugana, Rosso di Montalcino e Pinot nero, seguiti da Prosecco, Amarone e Trento Doc. Gli italiani vogliono bere bene. Il 21% dei vini venduti è nella fascia dai 14,90 ai 19,90 euro, mentre il 20% è nella fascia 9,90 14,90 euro. I rossi continuano a essere i più apprezzati (41%), ma gli spumanti ormai sono un quarto del mercato.

Alla fine si scopre che aveva ragione David Ricardo, padre dell’economia classica: vi sono merci il cui valore è determinato dalla scarsità. E tra questi ci sono i vini prodotti in determinati territori e uve di cui non si può aumentare la quantità. Per una volta l’Italia si prende la rivincita. Hai visto mai che, anche in fatto di economia, in vino veritas…


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