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2018-06-15
Al Pitti 20.000 compratori e 30.000 visitatori
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- L'evento fiorentino, giunto all'edizione numero 94, si conferma la manifestazione di riferimento del panorama mondiale dell'abbigliamento maschile. Herno festeggia i suoi 70 anni nella sua città natale, mentre la maison di Roberto Cavalli lancia il suo uomo secondo il nuovo direttore creativo Paul Surridge.
- Niccolò e Filippo Ricci, l'ad e il direttore creativo di Stefano Ricci, l'azienda di famiglia: «D'estate niente monotonia, osiamo con giacche rosse e gialle» Il futuro: «Nel 2017 siamo cresciuti del 14%. Puntiamo sui giovani, che stanno tornando all'artigianato per avere un lavoro sicuro».
- I veri protagonisti sono i tessuti. L'accessorio più amato? Le scarpe. E grazie alla ricerca, i completi resistono alla pioggia e lo smoking va in lavatrice.
- Calze fluo, zaini country chic e mix di metropolitano e natura. Tutte le ultime tendenze.
Lo speciale contiene sei articoli e tre videointerviste esclusive
Grande concretezza ed energia creativa, lanci ed anteprime mondiali, e un programma eventi sempre più ricco: i migliori buyer internazionali si sono dati appuntamento a Firenze per l'edizione 94 del Pitti Immagine Uomo, che ha da poco chiuso i battenti per passare il testimone alla tre giorni e mezzo di moda milanese. Le prime previsioni sull'affluenza finale fanno registrare gli stessi alti livelli di presenze di un anno fa, quando si raggiunse quota 19.400 compratori totali e oltre 30.000 visitatori.
L'estero conferma il suo grande dinamismo, con performance positive per mercati di riferimento come Germania (sempre in testa alla classifica compratori), Regno Unito (+8%), Olanda (+14%), Francia (+6%), Stati Uniti (+23%), Canada (+10%) e crescite consistenti anche per mercati più giovani come Hong Kong e India; mentre sono in leggero calo i numeri da Giappone, Spagna, Cina e Svizzera. Davvero tanti gli eventi, le sfilate e le presentazioni che hanno caratterizzato questo Pitti che dimostra sempre più di essere la manifestazione di riferimento del panorama mondiale dell'abbigliamento maschile. Ha aperto Herno con L.I.B.R.A.R.Y., l'installazione che all'interno della stazione Leopolda ha raccontato i 70 anni della fondazione e i 50 di presenza in Giappone. Un percorso che si avvale di contenuti di archivio dell'opificio di fine Ottocento a Lesa, dove Herno ha sede, e ne riporta in pillole il sapore nella navata della Leopolda, rinfrescati dalla libera interpretazione di studenti del Polimoda e dell'Osaka institute of fashion, amplificati dalle visioni concettuali di Studio azzurro, orchestrati dalla creatività e regia di Anomalia studio, sotto l'egida del Comune di Firenze e Pitti Immagine e un soundtrack d'eccezione selezionato dal maestro Gianandrea Noseda.
Perché Herno, tra le tante città in cui oggi è presente nel mondo, per questo anniversario ha voluto Firenze, a cui deve, dalla prima partecipazione a Pitti nel 1971 con Giuseppe Marenzi, un poco della fortuna dei suoi capispalla. La storia di Herno è fatta di passaggi da rivelare e che i più ignorano: è la quintessenza del fare italiano, del fiuto che scova l'opportunità nell'acqua del lago, del fiume e della pioggia in quell'Italia rappezzata ma vibrante del dopoguerra, in quel mondo raccontato da Vittorio De Sica o Mario Soldati.
A Firenze è arrivato anche Paul Surridge per la prima sfilata maschile della maison di Roberto Cavalli, di cui è da un anno il direttore creativo. Nella suggestiva location del sagrato della Certosa del Galluzzo è andato in scena il nuovo uomo della maison: sportswear, rock, artigianalità, riferimenti jungle, skater e simbolismi si combinano nella prima collezione menswear firmata da Surridge, dove grafismi, lavorazioni fatte a mano e dettagli luxury la fan da padrone. Un ritorno alle origini, considerati i natali fiorentini di Roberto Cavalli stesso (proprio nella città toscana, alla stazione Leopolda, fu lanciata con la stagione autunno-inverno 1999/2000 la prima linea in assoluto al maschile del brand), ma con un piglio tutto nuovo e focalizzato sul presente.
Altro stilista fiorentino, Ermanno Scervino, ha inaugurato durante il Pitti il nuovo negozio. Situato nello storico palazzo ottocentesco progettato dall'architetto Riccardo Mazzanti, il nuovo store della maison fiorentina si affaccia nel centro storico con ben quattro vetrine e due ingressi e accoglie il pubblico nel mondo Scervino. Le collezioni sono presentate all'interno di un allestimento su due piani realizzato secondo un esclusivo concept che accosta tradizione e modernità, oro e cemento, mobili in legno e schermi led. «Questa di Firenze è un'apertura a cui tengo moltissimo», ha detto Scervino, anche per ragioni personali: questo è un negozio storico, davanti al quale, da bambino, passando rimanevo affascinato dalle vetrine, dalle finiture, dal palazzo stesso. Il fatto che ora quel negozio abbia il mio nome sull'insegna è un sogno d'infanzia che si avvera, e mi riempie di orgoglio».
Dopo la presentazione del Moncler genius building a Milano, Pitti Uomo 94 accoglie il primo capitolo del progetto con un concerto al museo del Bargello: 7 Moncler Fragment Hiroshi Fujiwara. Il musicista Hiroshi Fujiwara ha rivisitato il dna di Moncler. Sticker e patch con la scritta Moncler fragment si alternano su soprabiti, denim, t-shirt, il tutto giocato su colori che vanno dal bianco al verde militare. La linea è già disponibile in esclusiva su moncler.com, nei monomarca Moncler e, per cinque giorni, su matchesfashion.com.
Il menswear guest designer di Pitti Uomo 94, Craig Green, ha presentato nel verde dei Giardini di Boboli in un allestimento dall'animo industriale 41 outfit, di cui cinque firmati a quattro mani con Nike. Lo stilista inglese sulla cresta dell'onda ha portato a Firenze una collezione workwear composta da jeans effetto cemento, trench reversibili in tessuto gommato bicolore, giacconi con maxitasconi da postino, spolverini con cappuccio, pantaloni dalla gamba morbida e sneakers firmate proprio dal player americano. Una collezione utility per la primavera-estate 2019 che farà sicuramente parlare di sé.
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Doucal's, eleganza italiana fatta a mano
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L'accessorio più amato? Le scarpe
Fra i protagonisti di Pitti immagine uomo, che termina oggi, non poteva mancare Brunello Cucinelli, che ha colto l'occasione per fare il punto sullo stato di salute del settore: «Abbiamo perso totalmente il prodotto di basso livello creando disoccupazione: tra il 12 e il 15% del personale va rioccupato». «Vorrei che si riiniziasse a dare valore a una “umana riservatezza"», prosegue. «Abbiamo bisogno di ritrovare garbo, modi gentili, gesti d'affetto ma in privato. Il lusso del futuro sarà condurre una vita sconosciuta al nostro compagno di viaggio, il cellulare». Pensieri che si ritrovano nella sua eleganza discreta. L'orlo dei pantaloni è come quello del principe Carlo, appena sotto il malleolo. «L'uomo ha bisogno di essere più fresco, stimolato. La giacca sempre, anche la domenica». Il massimo è quella gessata con bermuda di lino. I colori arrivano dal mondo coloniale, dal sabbia al tabacco, per arrivare a lavanda, basilico, lampone e radicchio.
È un'eleganza lussuosa quella di Corneliani, che sceglie come base la seta. Lo stilista Stefano Gaudioso Tramonte (20 anni da Ermenegildo Zegna) ha rivoluzionato il marchio mantovano. Si parte dagli impermeabili, quattro, in omaggio a quelli con cui iniziò nel 1930 Alfredo Corneliani.
Anche da Bruno Manetti cashmere si gioca con le tinte: dal blu royal al rosso rubino e al verde smeraldo. La peculiarità del marchio fiorentino è la capacità di lavorare il cashmere e la lana scozzese in un modo unico. Tanto che filati e tessuti di altissima qualità fanno la differenza in maglie dall'effetto stone washed. «Da sempre puntiamo sulla qualità e non sulla quantità», spiega Manetti.
Accade pure da Tombolini, dove la famiglia rinnova i suoi 60 anni di storia con il nuovo progetto Tmb. Tecnologia è la parola chiave: nell'assemblaggio di una giacca spariscono le cuciture; nello Zg washable si lava in lavatrice perfino lo smoking.
La Sartoria Latorre punta su tessuti water resistant, grazie ai quali gli abiti resistono agli acquazzoni. L'esperienza viene dal fondatore Michele Latorre, che a meno di 10 anni era già in bottega. Nel 1952 fonda la sua impresa. Ha passato il testimone ai figli, ma è quasi pronta la terza generazione.
Da Brescia arriva Maurizio Miri, giovane creativo di notevoli speranze. La sua Idiot jacket a sacchetto è una vera chicca. Ma ciò che fa la differenza sono i tessuti, tutti biellesi e inglesi.
La continua ricerca dei tessuti più performanti e pregiati trasforma i pantaloni Siviglia in prodotti esclusivi. Al Pitti il marchio presenta una nuova fase della sua storia, che dal 2014 si intreccia con quella del gruppo Gilmar.
Dai pantaloni alle camicie: Finamore 1925 celebra il sodalizio con il teatro San Carlo di Napoli (di cui è sponsor ufficiale) con la capsule collection Opera: camicie da smoking costruite a mano e tinte in capo.
Straordinario camiciaio è Giovanni Cattina, seconda generazione della Giemme spa, proprietaria di diversi marchi: Tintoria Mattei, Le sarte pettegole, Guglielminotti, New England e Caliban, che punta sul su misura.
Da Harmont & Blaine la camicia perfetta è in lino patchwork; nuove proporzioni per la storica maglia di lana blu di Paul&Shark (bottoni sulla spalla in nylon e dettagli fluo), che presenta la nuova collaborazione con Nick Wooster.
Si guarda invece all'outerwear contemporaneo da Sease, la grande novità del Pitti, nato da un'idea di Franco e Giacomo Loro Piana: vele in carbonio di riciclo e stoffe di alta sartoria, come il sunrise, permettono di rileggere il tessuto solaro.
Pitti conferma che la scarpa è l'accessorio prediletto dagli uomini. Il prodotto artigianale di Alberto Fasciani è ricercato nelle forme e nella filosofia. I materiali come suede, vitello e alce sono lavorati senza sostanze chimiche e tinti a mano con creme 100% vegetali.
Doucal's è conosciuto perché riedita tecniche del passato: la novità è la lavorazione «a sacchetto» che dà il massimo della morbidezza.
Franceschetti presenta l'Optical sneakers in vitellino colorato in stampa 3D realizzato con un processo di tintura manuale della tomaia.
Fabi sceglie la pelle di cervo per le sneackers, ma le più contemporanee sono quelle dipinte a mano con tattoo personalizzabili: Leonardo e Aldo D'Autilio creano vere opere d'arte.
Da 129 A.Testoni c'è il tronchetto rock in vitello traforato argento, mentre da Baldinini la scarpa/calza senza lacci. Dr. Marten per il 2019 si presenta con un sandalo più punk che da frate.
Il Pitti stupisce sempre con le novità. Persian idea si propone non solo come marchio di moda, ma come poliedrica factory culturale, il cui manifesto troverà realizzazione oltre che in linee di abbigliamento, nell'arte, nei media e nella ricerca tecnologica. Il progetto nasce dall'idea di Javad Sedghamiz, fondatore e vicepresidente di Tgu (Teheran garment union).
«Basta grigio, anche i maschi usino i colori»
«Un percorso che celebra la grande bellezza italiana, Matera e il Mugello prima, per poi arrivare al mare della Toscana, le nostre isole, le sette meraviglie dell'arcipelago toscano». Parlano insieme i fratelli Ricci, Niccolò (amministratore delegato dell'azienda) e Filippo (direttore creativo). La Stefano Ricci, dopo che il fondatore, da uomo illuminato, ha lasciato le redini del comando ai due figli, naviga con il vento in poppa come lo scuner, veliero d'epoca del 1904, 70 metri, tre alberi, che è stato scelto per la nuova campagna pubblicitaria della maison. «Hai il senso del mare nel massimo silenzio, si naviga su un gigante con grande rispetto dell'ambiente, per arrivare in un posto come Montecristo, il luogo più protetto e tutelato d'Italia, un vero paradiso. Spesso si parla del tesoro di Montecristo che è questo, una bellezza incontaminata e lasciata intatta». Il collegamento con la moda sta nell'ispirazione che scaturisce spontanea sia dall'arte sia dalla natura, fonti continue di idee. E prendere spunti dal nostro Paese è un valore aggiunto non da poco. L'uomo di Stefano Ricci veste una contemporaneità dai richiami classici, in un percorso di conoscenza e cultura che esprime la
Grande bellezza italiana.
Quali sono le novità della prossima primavera/estate?
«Si inizia dai colori estivi e si parte dal mare. Il blu l'abbiamo diviso in due, blu nettuno e blu poseidon, che vanno a richiamare le profondita del mar Tirreno, per poi arrivare al marrone che ricorda la terra bruciata delle nostre isole. Senza scordare i rossi e gli aranci che richiamano i tramonti».
Agli uomini piace vestire colorato?
«Sì, dobbiamo farli uscire dai soliti schemi dei grigi e degli scuri. Le ultime tendenze vanno verso un rinnovamento del guardaroba. L'azzurro, il blu, le giacche rosse, i blazer gialli: d'estate bisogna dare un colpo alla monotonia. Usciamo dal cliché dell'uomo anonimo: ora vuole osare, purché il prodotto abbia materie prime straordinarie, morbide, rotonde, che lo avvolgano e lo facciano sentire molto comodo. Il comfort deve essere la prima cosa. E lo si ritrova grazie a tessuti come il jersey di seta, morbido come una maglia ma che diventa giacca formale, ingualcibile per l'uomo che viaggia. Con mischie particolari come lana, lino e cashmere, quindi fresche e morbide. Con gessati in lane e cashmere ultrasottili, con un richiamo costante al piacere di uno yachting senza tempo».
C'è la parte sera d'altissimo livello e la parte giorno di grande raffinatezza. Insomma, un uomo di grande stile anche nei momenti di relax.
«Abbiamo puntato sul bianco e azzurro in coordinato, dalla camicia in lino alla giacca e al pantalone, per finire con l'abbinamento della scarpa bianca in coccodrillo, in un gioco di alternanza tra le due tonalità che crea una proposta di grande stile».
Tutto perfetto, nessuna sbavatura in una costruzione studiata nei millimetri.
«Il nostro messaggio è quello di una crescita importante, ma la nostra missione è quella di tutelare la filiera senza stressarla con quantitativi di rilievo. Puntiamo su una crescita graduale in modo da poter formare i giovani che stanno affiancando i nostri sarti, i maestri pellettieri e i maestri orafi per portare avanti un artigianato straordinario che altrimenti andrebbe perso».
È difficile trovare giovani appassionati in questo settore?
«Negli ultimi tre-quattro anni i giovani si sono avvicinati perché hanno capito che per trovare un lavoro certo e concreto che possa dare continuità devono tornare a usare le mani e riscoprire l'arte del saper fare. Hanno compreso che è meglio stare meno dietro a un computer e iniziare invece a creare oggetti dalla A alla Z, vedendoli realizzati e venduti nelle nostre boutique in giro per il mondo, con un grande valore aggiunto per tutto il sistema italiano».
La Stefano Ricci dimostra una grande solidità.
«L'azienda sta andando molto bene, abbiamo chiuso il 2017 con un +14%, il trend sta continuando anche nei primi cinque mesi dell'anno, con quattro aperture appena effettuate a Hong Kong, Dubai, Tblisi, in Georgia, e Phnom Penh, in Cambogia. Sbarcheremo in altre quattro città entro la fine dell'anno per arrivare ad avere circa 60 boutique monomarca, oltre a una ventina di shop in shop e a una presenza capillare in quasi tutti i Paesi».
All'estero qual è il valore aggiunto di Stefano Ricci?
«Non abbiamo mai trovato dei compromessi né sul prodotto, né sulla distribuzione né sulla qualità. Ormai il cliente, e sono 47 anni che l'azienda è stata fondata dai nostri genitori, è certo di trovarsi di fronte a un prodotto di altissima fattura. La decisione di non fare seconde linee e saldi di fine stagione e di non vendere i nostri capi negli outlet viene percepita come una caratteristica di esclusività e serietà. Il fatto di essere entrati nel mondo delle collezioni per la casa, dalle sete alle porcellane ai cristalli molati a mano a Firenze, e nel mondo contract (stiamo ristrutturando delle abitazioni) dimostra che la Stefano Ricci è una garanzia di made in Italy autentico e inimitabile».
Camoscio e colori decisi per Fanga

In dialetto bolognese «fanga» significa scarpa ma se la «f» la si scrive maiuscola, allora Fanga diventa il marchio di una maison di calzature da uomo di grande stile e raffinatezza. Nato nel 2016 da un progetto di Bruno Riffeser Monti (24 anni, della famiglia di editori), che ha deciso di puntare sulla tradizione per sviluppare un prodotto di nicchia fatto in Italia, Fanga è ormai un nome conosciuto anche all'estero.
«Volevo reinterpretare il concetto di scarpa fatta a mano», ha spiegato il giovane stilista/manager, «da semplice prodotto a esperienza condivisa. Una scarpa che si immagina, si disegna anche insieme, si fa palpitante testimonianza della bellezza del pezzo unico. Con un lavoro che si avvicina moltissimo a quello di un atelier d'alta moda». In occasione di Pitti Uomo, Fanga presenta la nuovissima «fanghina», una summer loafer maschile colorata, esaltata da una forma dai lineamenti tondi e morbidi. Comoda e adatta per l'estate, il nuovo modello è realizzato in camoscio declinato in un ampio range di colori: dal blu smeraldo, verde acqua, nuvola, rosso corsa, noce, senape, testa di moro, kiwi, cielo, blu notte.
Fanga conferma la collaborazione con Alessandro Squarzi per la collezione Pret-a-porter che per la prossima stagione primavera-estate 2019 propone tre modelli - francesina, mocassino, doppia fibbia - personalizzabili dai clienti con una nappina laterale in più o altri particolari realizzati in metallo prezioso, che ognuno può scegliere secondo la propria passione e individualità: un piccolo disegno, le proprie iniziali, un portafortuna da serbare nel cuore, un messaggio in codice per farsi riconoscere in una cerchia di amici. Ogni scarpa è interamente cucita a mano utilizzando il metodo Goodyear, tecnica che conferisce comfort e resistenza eccezionali a un prodotto davvero esclusivo; oppure attraverso la costruzione Bologna.
Le scarpe Fanga si possono ordinare anche su misura scegliendo pellami, colori, modelli.
Rifle rilancia e punta sui giovanissimi

Il sessantesimo anniversario di Rifle si apre nel segno del rilancio. Lo storico marchio denimwear toscano, fondato nel 1958 dalla famiglia Fratini, ha iniziato il nuovo anno gettando le basi di un ambizioso progetto di rinnovamento, teso a proiettarlo nel futuro accogliendo le nuove sfide lanciate dal settore fashion. Un nuovo capitolo le cui prime pagine sono state scritte a giugno 2017, quando Giulio Fratini, terza generazione della famiglia fondatrice, ha annunciato l’accordo con Kora investments sa, holding svizzera di investimenti creata nel 2014 dall’avvocato Alessandro Pallara, portando alla costituzione della nuova società Rifle & co s.r.l. Un’operazione che segna per la prima volta l’apertura a capitali esteri e l’arrivo di un nuovo team di manager, con l’obiettivo di riportare il marchio Rifle a rivestire un ruolo di primaria importanza nel mondo jeanswear a livello internazionale. A guidare il nuovo corso è Franco Marianelli, che collaborerà con una squadra rinnovata di manager.
La nuova collezione ha come punto di partenza l’archivio. Il target storico resterà una componente essenziale nella nuova strategia commerciale di Rifle, ma grande attenzione sarà rivolta anche alla generazione dei millennial, con prodotti dall’appeal contemporary e street, all’insegna di un mood easy e smart. Proprio in questo contesto si inserisce la collaborazione avviata con l’istituto Polimoda di Firenze, a cui il marchio Rifle ha affidato delle analisi sul mercato e sulle tendenze del mondo denim, con l’obiettivo di stilare un piano di marketing e comunicazione e la realizzazione di una capsule collection che sarà svelata la prossima primavera. In cantiere, inoltre, nuove collaborazioni creative che saranno svelate nel corso dei prossimi mesi.
Lumberjack tra metropolitano e natura

Il pilota Franco Morbidelli della Estrella Galicia 0.0 Marc vds sarà il primo di una scuderia di ambassador su cui il marchio Lumberjack conta di puntare per rafforzare la sua immagine nella prossima stagione. Un.Code, la nuova linea di calzature e abbigliamento si presenta con la nuova collezione SS19, che verrà distribuita, a partire da agosto, in quasi 100 negozi. Acronimo di UrbaNature, Un.Code rappresenta un codice estetico e funzionale in cui la perfetta sinergia tra paesaggio metropolitano - Urban - e ambiente circostante - Nature - dà vita a una collezione di calzature e abbigliamento fortemente connotata. Una linea première di prodotti top di gamma in cui attività professionale e tempo libero tracciano il profilo dell'uomo contemporaneo.
The Bridge presenta gli zaini country chic

Dove vai se lo zaino non ce l'hai? Ispirazione Seventies' e un gusto volutamente country chic sono ciò che contraddistingue quello di The Bridge. Modelli d'archivio reinterpretati in chiave contemporanea con una novità assoluta per quanto riguarda la lavorazione del cuoio: il materiale tradizionale e iconico del brand toscano è stato alleggerito e trasformato in un pellame morbido e bello al tatto, abbandonando così la sua tipica rigidità ma mantenendo la resistenza. Le piccole imperfezioni del cuoio naturale lo rendono dall'aspetto vintage (ogni pezzo non è mai uguale all'altro) mentre il trattamento in fase di concia con tannini vegetali e ingrassi naturali e la lucidatura a mano con rulli d'ambra e panni di lana sono testimonianza di artigianalità. C'è pure quello firmato Gum in nylon spalmato e dettagli in gomma.
Le calze Gallo sono diventate fluorescenti

Calzini mon amour. Perché non si può uscire con un paio di calze qualsiasi. Come sempre, ci pensa Gallo che, questa volta, li dipinge a tinte fluo. E con un tocco vintage grazie alla scritta Gallo1927 che risalta a contrasto anche su felpe e t-shirt. La novità, Gallo R_evolution, collezione street style da abbinare alla calze Twin Rib con coste a contrasto nei colori più sorprendenti. Ma ci sono anche quelle più pacate, firmate Bresciani. Il lino, dopo secoli di nuovo coltivato in Italia e precisamente presso il Monastero di Astino a Bergamo, è protagonista di calze fresche e traspiranti a disegno mélange, o a micro disegni, o a spina pesce impreziositi da fiammature di colore in 36 varianti.
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L'evento fiorentino, giunto all'edizione numero 94, si conferma la manifestazione di riferimento del panorama mondiale dell'abbigliamento maschile. Herno festeggia i suoi 70 anni nella sua città natale, mentre la maison di Roberto Cavalli lancia il suo uomo secondo il nuovo direttore creativo Paul Surridge.Niccolò e Filippo Ricci, l'ad e il direttore creativo di Stefano Ricci, l'azienda di famiglia: «D'estate niente monotonia, osiamo con giacche rosse e gialle» Il futuro: «Nel 2017 siamo cresciuti del 14%. Puntiamo sui giovani, che stanno tornando all'artigianato per avere un lavoro sicuro». I veri protagonisti sono i tessuti. L'accessorio più amato? Le scarpe. E grazie alla ricerca, i completi resistono alla pioggia e lo smoking va in lavatrice. Calze fluo, zaini country chic e mix di metropolitano e natura. Tutte le ultime tendenze. Lo speciale contiene sei articoli e tre videointerviste esclusive Grande concretezza ed energia creativa, lanci ed anteprime mondiali, e un programma eventi sempre più ricco: i migliori buyer internazionali si sono dati appuntamento a Firenze per l'edizione 94 del Pitti Immagine Uomo, che ha da poco chiuso i battenti per passare il testimone alla tre giorni e mezzo di moda milanese. Le prime previsioni sull'affluenza finale fanno registrare gli stessi alti livelli di presenze di un anno fa, quando si raggiunse quota 19.400 compratori totali e oltre 30.000 visitatori. L'estero conferma il suo grande dinamismo, con performance positive per mercati di riferimento come Germania (sempre in testa alla classifica compratori), Regno Unito (+8%), Olanda (+14%), Francia (+6%), Stati Uniti (+23%), Canada (+10%) e crescite consistenti anche per mercati più giovani come Hong Kong e India; mentre sono in leggero calo i numeri da Giappone, Spagna, Cina e Svizzera. Davvero tanti gli eventi, le sfilate e le presentazioni che hanno caratterizzato questo Pitti che dimostra sempre più di essere la manifestazione di riferimento del panorama mondiale dell'abbigliamento maschile. Ha aperto Herno con L.I.B.R.A.R.Y., l'installazione che all'interno della stazione Leopolda ha raccontato i 70 anni della fondazione e i 50 di presenza in Giappone. Un percorso che si avvale di contenuti di archivio dell'opificio di fine Ottocento a Lesa, dove Herno ha sede, e ne riporta in pillole il sapore nella navata della Leopolda, rinfrescati dalla libera interpretazione di studenti del Polimoda e dell'Osaka institute of fashion, amplificati dalle visioni concettuali di Studio azzurro, orchestrati dalla creatività e regia di Anomalia studio, sotto l'egida del Comune di Firenze e Pitti Immagine e un soundtrack d'eccezione selezionato dal maestro Gianandrea Noseda. Perché Herno, tra le tante città in cui oggi è presente nel mondo, per questo anniversario ha voluto Firenze, a cui deve, dalla prima partecipazione a Pitti nel 1971 con Giuseppe Marenzi, un poco della fortuna dei suoi capispalla. La storia di Herno è fatta di passaggi da rivelare e che i più ignorano: è la quintessenza del fare italiano, del fiuto che scova l'opportunità nell'acqua del lago, del fiume e della pioggia in quell'Italia rappezzata ma vibrante del dopoguerra, in quel mondo raccontato da Vittorio De Sica o Mario Soldati. A Firenze è arrivato anche Paul Surridge per la prima sfilata maschile della maison di Roberto Cavalli, di cui è da un anno il direttore creativo. Nella suggestiva location del sagrato della Certosa del Galluzzo è andato in scena il nuovo uomo della maison: sportswear, rock, artigianalità, riferimenti jungle, skater e simbolismi si combinano nella prima collezione menswear firmata da Surridge, dove grafismi, lavorazioni fatte a mano e dettagli luxury la fan da padrone. Un ritorno alle origini, considerati i natali fiorentini di Roberto Cavalli stesso (proprio nella città toscana, alla stazione Leopolda, fu lanciata con la stagione autunno-inverno 1999/2000 la prima linea in assoluto al maschile del brand), ma con un piglio tutto nuovo e focalizzato sul presente. Altro stilista fiorentino, Ermanno Scervino, ha inaugurato durante il Pitti il nuovo negozio. Situato nello storico palazzo ottocentesco progettato dall'architetto Riccardo Mazzanti, il nuovo store della maison fiorentina si affaccia nel centro storico con ben quattro vetrine e due ingressi e accoglie il pubblico nel mondo Scervino. Le collezioni sono presentate all'interno di un allestimento su due piani realizzato secondo un esclusivo concept che accosta tradizione e modernità, oro e cemento, mobili in legno e schermi led. «Questa di Firenze è un'apertura a cui tengo moltissimo», ha detto Scervino, anche per ragioni personali: questo è un negozio storico, davanti al quale, da bambino, passando rimanevo affascinato dalle vetrine, dalle finiture, dal palazzo stesso. Il fatto che ora quel negozio abbia il mio nome sull'insegna è un sogno d'infanzia che si avvera, e mi riempie di orgoglio». Dopo la presentazione del Moncler genius building a Milano, Pitti Uomo 94 accoglie il primo capitolo del progetto con un concerto al museo del Bargello: 7 Moncler Fragment Hiroshi Fujiwara. Il musicista Hiroshi Fujiwara ha rivisitato il dna di Moncler. Sticker e patch con la scritta Moncler fragment si alternano su soprabiti, denim, t-shirt, il tutto giocato su colori che vanno dal bianco al verde militare. La linea è già disponibile in esclusiva su moncler.com, nei monomarca Moncler e, per cinque giorni, su matchesfashion.com. Il menswear guest designer di Pitti Uomo 94, Craig Green, ha presentato nel verde dei Giardini di Boboli in un allestimento dall'animo industriale 41 outfit, di cui cinque firmati a quattro mani con Nike. Lo stilista inglese sulla cresta dell'onda ha portato a Firenze una collezione workwear composta da jeans effetto cemento, trench reversibili in tessuto gommato bicolore, giacconi con maxitasconi da postino, spolverini con cappuccio, pantaloni dalla gamba morbida e sneakers firmate proprio dal player americano. 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Inglese «La ... <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem10" data-id="10" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/speciale-pitti-2577763048.html?rebelltitem=10#rebelltitem10" data-basename="silvio-tombolini-lo-smoking-finisce-in-lavatrice" data-post-id="2577763048" data-published-at="1767900163" data-use-pagination="False"> Silvio Tombolini: «Lo smoking finisce in lavatrice» L'intervista di Paola Bulbarelli con Silvio Tombolini (TMB) «La Verita», Oltre la ... <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem8" data-id="8" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/speciale-pitti-2577763048.html?rebelltitem=8#rebelltitem8" data-basename="doucals-eleganza-italiana-fatta-a-mano" data-post-id="2577763048" data-published-at="1767900163" data-use-pagination="False"> Doucal's, eleganza italiana fatta a mano Video di Paola Bulbarelli «La Verita», Oltre la moda - Pitti 2018 <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem6" data-id="6" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/speciale-pitti-2577763048.html?rebelltitem=6#rebelltitem6" data-basename="laccessorio-piu-amato-le-scarpe" data-post-id="2577763048" data-published-at="1767900163" data-use-pagination="False"> L'accessorio più amato? Le scarpe Fra i protagonisti di Pitti immagine uomo, che termina oggi, non poteva mancare Brunello Cucinelli, che ha colto l'occasione per fare il punto sullo stato di salute del settore: «Abbiamo perso totalmente il prodotto di basso livello creando disoccupazione: tra il 12 e il 15% del personale va rioccupato». «Vorrei che si riiniziasse a dare valore a una “umana riservatezza"», prosegue. «Abbiamo bisogno di ritrovare garbo, modi gentili, gesti d'affetto ma in privato. Il lusso del futuro sarà condurre una vita sconosciuta al nostro compagno di viaggio, il cellulare». Pensieri che si ritrovano nella sua eleganza discreta. L'orlo dei pantaloni è come quello del principe Carlo, appena sotto il malleolo. «L'uomo ha bisogno di essere più fresco, stimolato. La giacca sempre, anche la domenica». Il massimo è quella gessata con bermuda di lino. I colori arrivano dal mondo coloniale, dal sabbia al tabacco, per arrivare a lavanda, basilico, lampone e radicchio. È un'eleganza lussuosa quella di Corneliani, che sceglie come base la seta. Lo stilista Stefano Gaudioso Tramonte (20 anni da Ermenegildo Zegna) ha rivoluzionato il marchio mantovano. Si parte dagli impermeabili, quattro, in omaggio a quelli con cui iniziò nel 1930 Alfredo Corneliani. Anche da Bruno Manetti cashmere si gioca con le tinte: dal blu royal al rosso rubino e al verde smeraldo. La peculiarità del marchio fiorentino è la capacità di lavorare il cashmere e la lana scozzese in un modo unico. Tanto che filati e tessuti di altissima qualità fanno la differenza in maglie dall'effetto stone washed. «Da sempre puntiamo sulla qualità e non sulla quantità», spiega Manetti. Accade pure da Tombolini, dove la famiglia rinnova i suoi 60 anni di storia con il nuovo progetto Tmb. Tecnologia è la parola chiave: nell'assemblaggio di una giacca spariscono le cuciture; nello Zg washable si lava in lavatrice perfino lo smoking. La Sartoria Latorre punta su tessuti water resistant, grazie ai quali gli abiti resistono agli acquazzoni. L'esperienza viene dal fondatore Michele Latorre, che a meno di 10 anni era già in bottega. Nel 1952 fonda la sua impresa. Ha passato il testimone ai figli, ma è quasi pronta la terza generazione. Da Brescia arriva Maurizio Miri, giovane creativo di notevoli speranze. La sua Idiot jacket a sacchetto è una vera chicca. Ma ciò che fa la differenza sono i tessuti, tutti biellesi e inglesi. La continua ricerca dei tessuti più performanti e pregiati trasforma i pantaloni Siviglia in prodotti esclusivi. Al Pitti il marchio presenta una nuova fase della sua storia, che dal 2014 si intreccia con quella del gruppo Gilmar. Dai pantaloni alle camicie: Finamore 1925 celebra il sodalizio con il teatro San Carlo di Napoli (di cui è sponsor ufficiale) con la capsule collection Opera: camicie da smoking costruite a mano e tinte in capo. Straordinario camiciaio è Giovanni Cattina, seconda generazione della Giemme spa, proprietaria di diversi marchi: Tintoria Mattei, Le sarte pettegole, Guglielminotti, New England e Caliban, che punta sul su misura. Da Harmont & Blaine la camicia perfetta è in lino patchwork; nuove proporzioni per la storica maglia di lana blu di Paul&Shark (bottoni sulla spalla in nylon e dettagli fluo), che presenta la nuova collaborazione con Nick Wooster. Si guarda invece all'outerwear contemporaneo da Sease, la grande novità del Pitti, nato da un'idea di Franco e Giacomo Loro Piana: vele in carbonio di riciclo e stoffe di alta sartoria, come il sunrise, permettono di rileggere il tessuto solaro. Pitti conferma che la scarpa è l'accessorio prediletto dagli uomini. Il prodotto artigianale di Alberto Fasciani è ricercato nelle forme e nella filosofia. I materiali come suede, vitello e alce sono lavorati senza sostanze chimiche e tinti a mano con creme 100% vegetali. Doucal's è conosciuto perché riedita tecniche del passato: la novità è la lavorazione «a sacchetto» che dà il massimo della morbidezza. Franceschetti presenta l'Optical sneakers in vitellino colorato in stampa 3D realizzato con un processo di tintura manuale della tomaia. Fabi sceglie la pelle di cervo per le sneackers, ma le più contemporanee sono quelle dipinte a mano con tattoo personalizzabili: Leonardo e Aldo D'Autilio creano vere opere d'arte. Da 129 A.Testoni c'è il tronchetto rock in vitello traforato argento, mentre da Baldinini la scarpa/calza senza lacci. Dr. Marten per il 2019 si presenta con un sandalo più punk che da frate. Il Pitti stupisce sempre con le novità. Persian idea si propone non solo come marchio di moda, ma come poliedrica factory culturale, il cui manifesto troverà realizzazione oltre che in linee di abbigliamento, nell'arte, nei media e nella ricerca tecnologica. Il progetto nasce dall'idea di Javad Sedghamiz, fondatore e vicepresidente di Tgu (Teheran garment union). <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem7" data-id="7" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/speciale-pitti-2577763048.html?rebelltitem=7#rebelltitem7" data-basename="basta-grigio-anche-i-maschi-usino-i-colori" data-post-id="2577763048" data-published-at="1767900163" data-use-pagination="False"> «Basta grigio, anche i maschi usino i colori» «Un percorso che celebra la grande bellezza italiana, Matera e il Mugello prima, per poi arrivare al mare della Toscana, le nostre isole, le sette meraviglie dell'arcipelago toscano». Parlano insieme i fratelli Ricci, Niccolò (amministratore delegato dell'azienda) e Filippo (direttore creativo). La Stefano Ricci, dopo che il fondatore, da uomo illuminato, ha lasciato le redini del comando ai due figli, naviga con il vento in poppa come lo scuner, veliero d'epoca del 1904, 70 metri, tre alberi, che è stato scelto per la nuova campagna pubblicitaria della maison. «Hai il senso del mare nel massimo silenzio, si naviga su un gigante con grande rispetto dell'ambiente, per arrivare in un posto come Montecristo, il luogo più protetto e tutelato d'Italia, un vero paradiso. Spesso si parla del tesoro di Montecristo che è questo, una bellezza incontaminata e lasciata intatta». Il collegamento con la moda sta nell'ispirazione che scaturisce spontanea sia dall'arte sia dalla natura, fonti continue di idee. E prendere spunti dal nostro Paese è un valore aggiunto non da poco. L'uomo di Stefano Ricci veste una contemporaneità dai richiami classici, in un percorso di conoscenza e cultura che esprime la Grande bellezza italiana. Quali sono le novità della prossima primavera/estate? «Si inizia dai colori estivi e si parte dal mare. Il blu l'abbiamo diviso in due, blu nettuno e blu poseidon, che vanno a richiamare le profondita del mar Tirreno, per poi arrivare al marrone che ricorda la terra bruciata delle nostre isole. Senza scordare i rossi e gli aranci che richiamano i tramonti». Agli uomini piace vestire colorato? «Sì, dobbiamo farli uscire dai soliti schemi dei grigi e degli scuri. Le ultime tendenze vanno verso un rinnovamento del guardaroba. L'azzurro, il blu, le giacche rosse, i blazer gialli: d'estate bisogna dare un colpo alla monotonia. Usciamo dal cliché dell'uomo anonimo: ora vuole osare, purché il prodotto abbia materie prime straordinarie, morbide, rotonde, che lo avvolgano e lo facciano sentire molto comodo. Il comfort deve essere la prima cosa. E lo si ritrova grazie a tessuti come il jersey di seta, morbido come una maglia ma che diventa giacca formale, ingualcibile per l'uomo che viaggia. Con mischie particolari come lana, lino e cashmere, quindi fresche e morbide. Con gessati in lane e cashmere ultrasottili, con un richiamo costante al piacere di uno yachting senza tempo». C'è la parte sera d'altissimo livello e la parte giorno di grande raffinatezza. Insomma, un uomo di grande stile anche nei momenti di relax. «Abbiamo puntato sul bianco e azzurro in coordinato, dalla camicia in lino alla giacca e al pantalone, per finire con l'abbinamento della scarpa bianca in coccodrillo, in un gioco di alternanza tra le due tonalità che crea una proposta di grande stile». Tutto perfetto, nessuna sbavatura in una costruzione studiata nei millimetri. «Il nostro messaggio è quello di una crescita importante, ma la nostra missione è quella di tutelare la filiera senza stressarla con quantitativi di rilievo. Puntiamo su una crescita graduale in modo da poter formare i giovani che stanno affiancando i nostri sarti, i maestri pellettieri e i maestri orafi per portare avanti un artigianato straordinario che altrimenti andrebbe perso». È difficile trovare giovani appassionati in questo settore? «Negli ultimi tre-quattro anni i giovani si sono avvicinati perché hanno capito che per trovare un lavoro certo e concreto che possa dare continuità devono tornare a usare le mani e riscoprire l'arte del saper fare. Hanno compreso che è meglio stare meno dietro a un computer e iniziare invece a creare oggetti dalla A alla Z, vedendoli realizzati e venduti nelle nostre boutique in giro per il mondo, con un grande valore aggiunto per tutto il sistema italiano». La Stefano Ricci dimostra una grande solidità. «L'azienda sta andando molto bene, abbiamo chiuso il 2017 con un +14%, il trend sta continuando anche nei primi cinque mesi dell'anno, con quattro aperture appena effettuate a Hong Kong, Dubai, Tblisi, in Georgia, e Phnom Penh, in Cambogia. Sbarcheremo in altre quattro città entro la fine dell'anno per arrivare ad avere circa 60 boutique monomarca, oltre a una ventina di shop in shop e a una presenza capillare in quasi tutti i Paesi». All'estero qual è il valore aggiunto di Stefano Ricci? «Non abbiamo mai trovato dei compromessi né sul prodotto, né sulla distribuzione né sulla qualità. Ormai il cliente, e sono 47 anni che l'azienda è stata fondata dai nostri genitori, è certo di trovarsi di fronte a un prodotto di altissima fattura. La decisione di non fare seconde linee e saldi di fine stagione e di non vendere i nostri capi negli outlet viene percepita come una caratteristica di esclusività e serietà. Il fatto di essere entrati nel mondo delle collezioni per la casa, dalle sete alle porcellane ai cristalli molati a mano a Firenze, e nel mondo contract (stiamo ristrutturando delle abitazioni) dimostra che la Stefano Ricci è una garanzia di made in Italy autentico e inimitabile». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem12" data-id="12" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/speciale-pitti-2577763048.html?rebelltitem=12#rebelltitem12" data-basename="camoscio-e-colori-decisi-per-fanga" data-post-id="2577763048" data-published-at="1767900163" data-use-pagination="False"> Camoscio e colori decisi per Fanga In dialetto bolognese «fanga» significa scarpa ma se la «f» la si scrive maiuscola, allora Fanga diventa il marchio di una maison di calzature da uomo di grande stile e raffinatezza. Nato nel 2016 da un progetto di Bruno Riffeser Monti (24 anni, della famiglia di editori), che ha deciso di puntare sulla tradizione per sviluppare un prodotto di nicchia fatto in Italia, Fanga è ormai un nome conosciuto anche all'estero. «Volevo reinterpretare il concetto di scarpa fatta a mano», ha spiegato il giovane stilista/manager, «da semplice prodotto a esperienza condivisa. Una scarpa che si immagina, si disegna anche insieme, si fa palpitante testimonianza della bellezza del pezzo unico. Con un lavoro che si avvicina moltissimo a quello di un atelier d'alta moda». In occasione di Pitti Uomo, Fanga presenta la nuovissima «fanghina», una summer loafer maschile colorata, esaltata da una forma dai lineamenti tondi e morbidi. Comoda e adatta per l'estate, il nuovo modello è realizzato in camoscio declinato in un ampio range di colori: dal blu smeraldo, verde acqua, nuvola, rosso corsa, noce, senape, testa di moro, kiwi, cielo, blu notte.Fanga conferma la collaborazione con Alessandro Squarzi per la collezione Pret-a-porter che per la prossima stagione primavera-estate 2019 propone tre modelli - francesina, mocassino, doppia fibbia - personalizzabili dai clienti con una nappina laterale in più o altri particolari realizzati in metallo prezioso, che ognuno può scegliere secondo la propria passione e individualità: un piccolo disegno, le proprie iniziali, un portafortuna da serbare nel cuore, un messaggio in codice per farsi riconoscere in una cerchia di amici. Ogni scarpa è interamente cucita a mano utilizzando il metodo Goodyear, tecnica che conferisce comfort e resistenza eccezionali a un prodotto davvero esclusivo; oppure attraverso la costruzione Bologna. Le scarpe Fanga si possono ordinare anche su misura scegliendo pellami, colori, modelli. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem11" data-id="11" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/speciale-pitti-2577763048.html?rebelltitem=11#rebelltitem11" data-basename="rifle-rilancia-e-punta-sui-giovanissimi" data-post-id="2577763048" data-published-at="1767900163" data-use-pagination="False"> Rifle rilancia e punta sui giovanissimi Il sessantesimo anniversario di Rifle si apre nel segno del rilancio. Lo storico marchio denimwear toscano, fondato nel 1958 dalla famiglia Fratini, ha iniziato il nuovo anno gettando le basi di un ambizioso progetto di rinnovamento, teso a proiettarlo nel futuro accogliendo le nuove sfide lanciate dal settore fashion. Un nuovo capitolo le cui prime pagine sono state scritte a giugno 2017, quando Giulio Fratini, terza generazione della famiglia fondatrice, ha annunciato l’accordo con Kora investments sa, holding svizzera di investimenti creata nel 2014 dall’avvocato Alessandro Pallara, portando alla costituzione della nuova società Rifle & co s.r.l. Un’operazione che segna per la prima volta l’apertura a capitali esteri e l’arrivo di un nuovo team di manager, con l’obiettivo di riportare il marchio Rifle a rivestire un ruolo di primaria importanza nel mondo jeanswear a livello internazionale. A guidare il nuovo corso è Franco Marianelli, che collaborerà con una squadra rinnovata di manager.La nuova collezione ha come punto di partenza l’archivio. Il target storico resterà una componente essenziale nella nuova strategia commerciale di Rifle, ma grande attenzione sarà rivolta anche alla generazione dei millennial, con prodotti dall’appeal contemporary e street, all’insegna di un mood easy e smart. Proprio in questo contesto si inserisce la collaborazione avviata con l’istituto Polimoda di Firenze, a cui il marchio Rifle ha affidato delle analisi sul mercato e sulle tendenze del mondo denim, con l’obiettivo di stilare un piano di marketing e comunicazione e la realizzazione di una capsule collection che sarà svelata la prossima primavera. In cantiere, inoltre, nuove collaborazioni creative che saranno svelate nel corso dei prossimi mesi. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/speciale-pitti-2577763048.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lumberjack-tra-metropolitano-e-natura" data-post-id="2577763048" data-published-at="1767900163" data-use-pagination="False"> Lumberjack tra metropolitano e natura Il pilota Franco Morbidelli della Estrella Galicia 0.0 Marc vds sarà il primo di una scuderia di ambassador su cui il marchio Lumberjack conta di puntare per rafforzare la sua immagine nella prossima stagione. Un.Code, la nuova linea di calzature e abbigliamento si presenta con la nuova collezione SS19, che verrà distribuita, a partire da agosto, in quasi 100 negozi. Acronimo di UrbaNature, Un.Code rappresenta un codice estetico e funzionale in cui la perfetta sinergia tra paesaggio metropolitano - Urban - e ambiente circostante - Nature - dà vita a una collezione di calzature e abbigliamento fortemente connotata. Una linea première di prodotti top di gamma in cui attività professionale e tempo libero tracciano il profilo dell'uomo contemporaneo. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/speciale-pitti-2577763048.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="the-bridge-presenta-gli-zaini-country-chic" data-post-id="2577763048" data-published-at="1767900163" data-use-pagination="False"> The Bridge presenta gli zaini country chic Dove vai se lo zaino non ce l'hai? Ispirazione Seventies' e un gusto volutamente country chic sono ciò che contraddistingue quello di The Bridge. Modelli d'archivio reinterpretati in chiave contemporanea con una novità assoluta per quanto riguarda la lavorazione del cuoio: il materiale tradizionale e iconico del brand toscano è stato alleggerito e trasformato in un pellame morbido e bello al tatto, abbandonando così la sua tipica rigidità ma mantenendo la resistenza. Le piccole imperfezioni del cuoio naturale lo rendono dall'aspetto vintage (ogni pezzo non è mai uguale all'altro) mentre il trattamento in fase di concia con tannini vegetali e ingrassi naturali e la lucidatura a mano con rulli d'ambra e panni di lana sono testimonianza di artigianalità. C'è pure quello firmato Gum in nylon spalmato e dettagli in gomma. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/speciale-pitti-2577763048.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="le-calze-gallo-sono-diventate-fluorescenti" data-post-id="2577763048" data-published-at="1767900163" data-use-pagination="False"> Le calze Gallo sono diventate fluorescenti Calzini mon amour. Perché non si può uscire con un paio di calze qualsiasi. Come sempre, ci pensa Gallo che, questa volta, li dipinge a tinte fluo. E con un tocco vintage grazie alla scritta Gallo1927 che risalta a contrasto anche su felpe e t-shirt. La novità, Gallo R_evolution, collezione street style da abbinare alla calze Twin Rib con coste a contrasto nei colori più sorprendenti. Ma ci sono anche quelle più pacate, firmate Bresciani. Il lino, dopo secoli di nuovo coltivato in Italia e precisamente presso il Monastero di Astino a Bergamo, è protagonista di calze fresche e traspiranti a disegno mélange, o a micro disegni, o a spina pesce impreziositi da fiammature di colore in 36 varianti.
Ansa
Cupi riverberi, brividi bipartisan senza senso, rigurgiti di una stagione dialetticamente isterica nelle piazze e pure dentro le istituzioni; tutti ricordano Maurizio Landini che pochi mesi fa da un palco invocava «la rivolta sociale». Sull’aggressione romana, le forze dell’ordine hanno sintetizzato i racconti delle vittime: gli assalitori erano a volto coperto, in possesso di coltelli e di radio per comunicare senza il rischio di essere intercettati. Il presidente di Gioventù nazionale Roma, Francesco Todde, ha parlato di «un commando di più di 20 professionisti dell’odio politico» e ha spiegato: «I nostri ragazzi sono stati aggrediti con violenza mentre affiggevano un manifesto che parla di libertà, con l’obiettivo di ricordare come figli d’Italia tutti i ragazzi caduti in quegli anni di violenza infame, mentre l’odio politico portava al massacro di chi credeva nelle sue idee. Mai il nostro movimento si è contraddistinto per attacchi pianificati e violenti per ragioni politiche; al contrario questo episodio si aggiunge alla lunga lista di aggressioni ai nostri danni. Speriamo che la stampa, che un anno fa fece un gran rumore sul pericolo fascismo in Gioventù nazionale, parli anche di questo».
Difficile. Ancora più difficile che qualcuno si scomodi per la targa distrutta a Milano in memoria dell’agente ucciso dagli ultrà della rivoluzione permanente. Perché a tenere banco sono i proiettili alla Cgil, nella logica molto gauchiste dei «dos pesos y dos misuras» (copyright Paolo Pillitteri). Su quelli, con dinamiche e retroscena tutti da scoprire, si è immediatamente scatenata la grancassa del campo largo. Elly Schlein ha lanciato l’allarme selettivo: «Quanto accaduto a Primavalle è inaccettabile, esplodere colpi d’arma da fuoco contro la sede di un sindacato è un gesto di gravità inaudita. È urgente alzare la guardia, i sindacati sono presidi di democrazia e nessuna intimidazione ne depotenzierà il valore».
Più equilibrato Roberto Gualtieri, che si è ricordato di essere sindaco anche del Tuscolano: «Roma è una città che ripudia ogni forma di violenza politica, sia quando si manifesta contro sedi di partito, sindacati e associazioni, sia quando prende la forma di aggressione di strada come avvenuto nella notte in via Tuscolana ai danni dei militanti di Gioventù nazionale mentre affiggevano manifesti. La libertà di espressione e il confronto civile sono gli unici strumenti attraverso cui si costruisce la convivenza democratica».
Riguardo all’idiosincrasia nei confronti delle commemorazioni altrui, gli anni di piombo rimangono un nervo scoperto per la sinistra, che non ha mai voluto farci i conti tramandando alle galassie studentesche e ai centri sociali la mistica fasulla dei «compagni che sbagliano» e dei ragazzi «che volevano fare la rivoluzione». Dipinti come pulcini teneri e inconsapevoli, in realtà erano assassini, ben consci che le P38 sparavano proiettili veri ad altezza d’uomo. È surreale come, a distanza di mezzo secolo, quella parte politica faccia una fatica pazzesca a sopportare che chi ha avuto dei morti (in campo avverso o fra le forze dell’ordine) possa pretendere di ricordarli.
La commemorazione delle vittime (Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Stefano Recchioni) nel 48° anniversario di Acca Larenzia ha dato spunto a Giorgia Meloni per rilanciare un richiamo non certo alla memoria condivisa - dopo 50 anni a sinistra non si riesce neppure a condividere la pietà per i defunti -, ma a una pacificazione nazionale. Era l’obiettivo di Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi e Luciano Violante ma oggi, con il governo di centrodestra in sella, per l’opposizione è più facile evocare toni da guerra civile. Con indignazione lunare a giorni alterni per il pericolo fascismo.
La premier ha sottolineato come «quelli del terrorismo e dell’odio politico sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti. Ferite che hanno colpito famiglie, comunità, l’intero popolo italiano a prescindere dal colore politico. L’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale». Riferendosi alla battaglia politica attuale, Meloni ha aggiunto: «Quando il dissenso diventa aggressione, quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde sempre. Abbiamo il dovere di custodire la memoria e di ribadire con chiarezza che la violenza politica, in ogni sua forma, è sempre una sconfitta. Non è mai giustificabile. Non deve mai più tornare».
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Ecco #DimmiLaVerità dell'8 gennaio 2026. Il commento del nostro Fabio Amendolara: «Gli immigrati che delinquono vengono espulsi ma restano comunque in Italia. E a volte uccidono».
Jacques Moretti e Jessica Maric (Ansa)
È pericoloso lasciare i coniugi Moretti in libertà, perché potrebbero fuggire. Lo pensano gli avvocati delle famiglie delle vittime che, per provare a mitigare l’enorme dolore, chiedono giustizia. E, in effetti, fuggire non sarebbe una novità, almeno per Jessica Maric, titolare del locale Le Constellation insieme al marito Jacques Moretti, a quanto pare ripresa da due telecamere di sorveglianza in quella notte di orrore mentre si allontanava dal locale che andava a fuoco con la cassa sottobraccio, lasciando dietro di sé le grida di aiuto dei ragazzini a cui aveva spillato 100 euro per il biglietto di ingresso. Un particolare quasi osceno, se fosse confermato. Mentre quello che non ha bisogno di conferme è il fatto che lei, là sotto, a tentare di salvare i giovani intrappolati tra le fiamme, non c’era.
A denunciare la mollezza del sistema giudiziario svizzero a fronte di una tragedia immane, che ha ucciso, bruciandoli vivi, 40 giovanissimi e ne ha feriti gravemente altri 116, ustionandoli così in profondità che molti ancora lottano tra la vita e la morte, sono i legali che assistono le vittime e le famiglie del rogo di capodanno a Le Constellation di Crans-Montana. «È un rischio aver lasciato i gestori del Costellation in libertà. Immaginate cosa succederebbe per le vittime se queste persone lasciassero la Svizzera e non si potesse avere il processo che è dovuto ai genitori e alle famiglie delle vittime», ha dichiarato l’avvocato Sébastien Fanti, alla tv svizzera Rts. I due risultano indagati per omicidio colposo e lesioni colpose ma, alla luce di quello che sta emergendo, «si parla potenzialmente di lesioni personali gravi, intenzionali, con dolo eventuale», aggiunge un altro avvocato delle famiglie, Alain Mancaluso che, insieme al collega Romain Jordan, si dice «scioccato» anche del fatto che che «i legali siano esclusi dalle audizioni» e non possano partecipare alle prime fasi delle indagini.
Eppure, la decisione di non arrestare i due gestori è stata confermata, anche ieri, dalla procuratrice generale del Canton Vallese, Béatrice Pilloud: «In questa fase non ci sono indicazioni di un rischio di fuga, di collusione o recidiva. Ma la situazione viene valutata costantemente», ha ribadito, mentre, per quanto riguarda l’esclusione dei legali, Pilloud si è giustificata sostenendo che serve ad «evitare fughe di notizie dato il carattere mediatico del dossier».
Eppure, che fosse pericoloso accendere candele pirotecniche in quel seminterrato, i gestori non potevano ignorarlo: a dimostrarlo c’è il video che, ormai da giorni è stato diffuso, sul Capodanno 2020 quando uno dei camerieri, davanti a una scena del tutto simile a quella che ha dato via al rogo una settimana fa (cioè qualcuno che, sollevando le candele durate la festa, avvicinava le scintille al soffitto) gridava: «Attenti alla schiuma!». Ma torniamo a Jessica, la quarantenne di origini corse che insieme al marito - noto alla giustizia per truffa, sfruttamento della prostituzione e sequestro di persona - in pochi anni, dal nulla, ha costruito un impero nel settore della ristorazione nella piccola e costosissima Crans-Montana.
A quanto risulta, le telecamere di sorveglianza l’avrebbero immortalata mentre lasciava in tutta fretta il luogo della tragedia stringendo tra le mani la cassa del locale mentre il figlio, capo staff di Le Constellation, sarebbe stato ripreso mentre tentava di sfondare dall’interno i pannelli di plexiglass che chiudevano la veranda. Se le indiscrezioni sulla sua condotta si rivelassero vere, sarebbe un ennesimo elemento che aggiunge orrore alla tragedia. Comunque sia, da quella notte infernale Jessica è uscita illesa, solo con una piccola bruciatura al braccio. E si capisce bene il motivo: non c’è traccia di lei nelle immagini che riprendono gli ultimi istanti di vita di tante vittime imprigionate nel sotterraneo, non ha incitato quei giovani quasi incantati dalle fiamme al soffitto a scappare né la si intravede all’esterno a tentare di far uscire chi era rimasto intrappolato, come invece era suo dovere.
Nei prossimi giorni, l’ambasciatore italiano Gian Lorenzo Cornado si recherà a Sion e incontrerà le autorità del Canton Vallese «per acquisire informazioni sulle indagini», ha spiegato. Intanto dall’ospedale Niguarda dove sono ricoverati 11 pazienti, arrivano notizie contrastanti: «La situazione rimane stabile con lievi accenni di miglioramento per alcuni di loro», ma «rimangono critiche le condizioni di tre persone a causa delle ustioni riportate e di danni importanti a livello polmonare causati dalle inalazioni».
E nel dolore straziante di chi è rimasto, c’è ancora una famiglia che stenta a credere a quanto è accaduto. Sono i genitori di Emanuele Galeppini, 17 anni, che ancora non sanno cosa ha causato la morte del loro figlio, perché il suo corpo non era ustionato come si aspettavano ma perfettamente integro. «Non sono bruciati neppure il telefono cellulare e il portafoglio», ha fatto sapere il legale della famiglia, «vogliono sapere com’è morto. Abbiamo chiesto alla autorità svizzere spiegazioni ma non ci hanno nemmeno risposto».
Musica, lacrime e rabbia durante i quattro funerali dei ragazzi morti nel rogo
Fiori bianchi, note struggenti, tanti abbracci e tante lacrime. Ieri in Italia l’ultimo doloroso saluto alle giovani vittime di Capodanno nel devastante rogo de Le Constellation di Crans-Montana.A Milano, dove il sindaco Beppe Sala aveva proclamato il lutto cittadino, si sono svolti i funerali di Chiara Costanzo e Achille Barosi in due basiliche simbolo della città. La cerimonia funebre di Chiara in Santa Maria delle Grazie, quella di Achille in Sant’Ambrogio. «Oggi non siamo qui a cercare spiegazioni o colpe, ci sarà tempo anche per questo ma non è oggi», ha detto monsignor Alberto Torriani, arcivescovo di Crotone, rivolgendosi a papà Andrea Costanzo, mamma Giovanna, e ai fratelli Camilla, Elena e Luca. «Noi siamo stati abbracciati da tutta Italia, abbiamo tutti sete di verità e che queste cose non succedano mai più», ha detto il padre Andrea che, al termine delle esequie in un breve colloquio con il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ha affermato: «Il presidente Meloni è stata umana e attenta nei nostri confronti. Siccome non ho mai avuto la possibilità di stringerle la mano, vorrei parlare con lei ed essere rassicurato che non ci siano omissioni. Le indagini vanno effettuate con scrupolo. Serve giustizia. Visto che le nostre istituzioni si sono dimostrate molto serie, sono convinto che il presidente sia con noi. Non sono un tecnico ma vorrei che l’Italia si costituisse parte civile». Un mazzo di rose bianche, un lungo applauso e le note di Perdutamente di Achille Lauro, fuori dalla Basilica di Sant’Ambrogio, per i funerali di Achille Barosi. Il nonno Osvaldo ha voluto ringraziare i poliziotti che avevano formato un cordone a protezione del carro ed ha aggiunto: «L’unica cosa che posso dire è che ci vuole solamente tanta fede e tanto amore ed essere vicini, è l’unica medicina che possiamo avere gratis per non cercare di sprofondare nella disperazione». Nella Capitale, oltre ai parenti e agli amici, per l’ultimo saluto a Riccardo Minghetti nella basilica di San Pietro e Paolo all’Eur c’erano anche i ministri dello Sport e della Salute, Andrea Abodi e Orazio Schillaci, il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri e il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca. Sulla bara, accanto alla foto di Riccardo, la corona di fiori firmata «Ma, papà e Matilde», la sorella di 14 anni che quella tragica notte ha scavato tra le macerie alla ricerca del fratello. Dal pulpito la mamma ha ricordato: «Riccardo aveva un cuore grande, tenero e gentile, dietro la sua ironia e l’irrequietezza nascondeva una profonda sensibilità. Ci ha fatto faticare, ma era buono». «La vostra presenza qui oggi è il segno di quanto Riccardo ha fatto nella sua breve vita donandosi con generosità», ha detto in lacrime il papà Massimo. Uscendo dalla chiesa i genitori hanno sottolineato: «Non proviamo rabbia, solo dolore, ma vogliamo che sia fatta giustizia». «Condividere questo dolore con altre persone ti dà la forza», ha aggiunto la mamma, che ha ringraziato il presidente Meloni che è stata vicina anche a livello personale a tutti i genitori».«Il primo gennaio hai perso la vita e io l’ho persa con te, a differenza tua io vivrò con un vuoto incolmabile ma tu no», ha detto, con voce rotta dal pianto, Giuseppe Tamburi, padre di Giovanni durante il funerale a Bologna. La passione per la musica univa Giovanni a don Stefano Greco, amico di famiglia e catechista del sedicenne, che proprio dagli spartiti ha iniziato il suo discorso parlando dell’Incompiuta di Schubert: «È perfetta e struggente perché incompleta. Giovanni è la nostra Incompiuta». A Lugano sono state celebrate le esequie di Sofia Prosperi, l’italosvizzera di 15 anni studentessa dell’International School di Fino Mornasco, nel Comasco. Chiesa gremita di ragazzi con una rosa bianca in mano per la messa celebrata dal vescovo Alain de Raemy. Oggi a Boccadasse, a Genova, si terrà in forma strettamente privata il funerale di Emanuele Galeppini, il giovane campione di golf.
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George Soros (Ansa)
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump lo aveva già annunciato a fine agosto, accusando Soros e suo figlio Alex di sostenere proteste violente negli Stati Uniti. «Non permetteremo più a questi lunatici di fare a pezzi l’America, Soros e il suo gruppo di psicopatici hanno causato gravi danni al nostro Paese. Fate attenzione, vi stiamo osservando!», aveva avvisato Trump. A fine settembre 2025, il presidente Usa ha firmato un memorandum presidenziale che esortava le agenzie federali a «identificare e smantellare» le reti finanziarie presumibilmente a sostegno della violenza politica. Oggi, la lotta al «filantropo» che sostiene attivamente molti gruppi di protesta ha fatto un salto di qualità: secondo quanto annunciato da Jeanine Pirro, procuratore degli Stati Uniti nel distretto di Columbia, la Osf potrebbe essere equiparata a un’organizzazione terroristica ai sensi del Rico Act (Racketeer Influenced and Corrupt Organizations Act) e i conti correnti collegati a Soros potrebbero essere congelati, innescando un feroce dibattito sui finanziamenti alle attività politiche, la libertà di parola e la sicurezza nazionale.
Trump ha citato esplicitamente George Soros e Reid Hoffman (co-fondatore di LinkedIn e PayPal, attivista democratico e assiduo frequentatore delle riunioni del Gruppo Bildeberg) come «potenziali sostenitori finanziari dei disordini che hanno preso di mira l’applicazione federale delle politiche migratorie americane (“Ice operations”)». L’accusa principale di Trump è che le reti di potere che fanno capo a ricchi donatori allineati ai democratici stiano indirettamente finanziando gruppi «antifa» e soggetti coinvolti a vario titolo in scontri, danni alla proprietà privata e attacchi mirati alle operazioni contro l’immigrazione clandestina. L’obiettivo del governo non sarebbero, dunque, soltanto i cittadini che commettono crimini, ma anche l’infrastruttura a monte: donatori, organizzazioni, sponsor fiscali e qualsiasi entità che si presume stia foraggiando la violenza politica organizzata.
L’ipotesi di Trump, in effetti, non è così peregrina: da anni in America e in Europa piccoli gruppi di anonimi attivisti del clima (in Italia, Ultima Generazione, che blocca autostrade e imbratta opere d’arte e monumenti), sono in realtà strutturati all’interno di una rete internazionale (la A22), coordinata e sovvenzionata da una «holding» globale, il Cef (Climate Emergency Fund, organizzazione non-profit con sede nell’esclusiva Beverly Hills), che finanzia gli attivisti protagonisti di azioni di protesta radicale ed è a sua volta sostenuta da donatori privati, il 90% dei quali sono miliardari come Soros o Bill Gates. E se è questo il sistema che ruota intorno al Cef per il clima, lo stesso schema delle «matrioske» è stato adottato anche da altre organizzazioni che, sulla carta, oggi difendono «i diritti civili» o «la disinformazione e le fake news» (la cupola dei cosiddetti fact-checker che fa capo al Poynter Institute, ad esempio, orienta l’opinione pubblica e i legislatori in maniera spesso confacente ai propri interessi ed è finanziata anche da Soros), domani chissà.
Secondo gli oppositori di Trump, trattare gli «Antifa» come un gruppo terroristico convenzionale solleva ostacoli costituzionali che toccano la libertà di espressione tutelata dal Primo emendamento e l’attività di protesta. Ma il presidente tira dritto e intende coinvolgere tutto il governo: Dipartimento di Giustizia, Dhs (Dipartimento di sicurezza interna), Fbi, Tesoro e Irs (Internal Revenue Service), l’agenzia federale responsabile della riscossione delle tasse negli Stati Uniti. Sì, perché spesso dietro questi piccoli gruppi ci sono macchine da soldi, che ufficialmente raccolgono donazioni dai privati cittadini, ma per poche migliaia di dollari: il grosso dei finanziamenti proviene dai cosiddetti «filantropi» ed è disciplinato ai sensi della Section 501(c) che esenta dalle tasse le presunte «charitable contributions», ovvero le donazioni fatte dai miliardari progressisti a organizzazioni non profit qualificate. Per le azioni di disobbedienza civile contro le politiche climatiche, ad esempio, si sono mobilitati Trevor Neilson, ex strettissimo collaboratore di Bill Gates, ma anche Aileen Getty, figlia di John Paul Getty II dell’omonima compagnia petrolifera, e Rory Kennedy, figlia di Bob Kennedy: tutti, inesorabilmente, schierati con il Partito democratico americano.
In Italia, le azioni annunciate contro Soros sarebbero un brutto colpo per Bonino, Magi & Co., che sono legittimamente riusciti - chiedendo e ricevendo i contributi direttamente sui conti dei mandatari elettorali - a schivare il divieto ai partiti politici, stabilito dalla legge italiana, di ricevere finanziamenti da «persone giuridiche aventi sede in uno Stato estero non assoggettate a obblighi fiscali in Italia» e di accettare donazioni superiori ai 100.000 euro.
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