True
2019-10-10
Soldi post sisma: l’80% al candidato Pd-M5s
Ansa
Vincenzo Bianconi ai concorrenti lascia solo le briciole. Non stiamo parlando delle elezioni regionali dell'Umbria che si tengono il 27 ottobre a cui il magnate degli alberghi è candidato presidente alla testa dell'accrocchio Pd-stellato. No, quelle anzi rischia di straperderle nonostante giri un sondaggio che lo dà in vantaggio. In realtà il Centrodestra è avanti di 16 punti. Per saperlo basta fare i conti: il Pd a Perugia non è andato oltre il 18%, i 5 stelle hanno il 6. Perugia vale un quarto dell'elettorato regionale.
Stiamo invece parlando di quattrini: i fondi per la ricostruzione del terremoto di Norcia. Malcontati sono circa 6 milioni di euro per rimettere in piedi gli alberghi di famiglia, circa l'80% dei fondi erogati a Norcia per la ricostruzione delle strutture ricettive, e altri due milioni e mezzo incassati dal trust Bianconi per servizi di mensa ai terremotati, di trasporto e scuolabus. Lo ha reso noto il sindaco della città di San Benedetto fortemente danneggiata dal sisma dell'ottobre 2016 in risposta udite udite a una interpellanza presentata dal Pd. Che in Umbria pare in preda alla sindrome di Tafazzi.
A raccontarlo è stato per primo il Corriere dell'Umbria che ha solo pubblicato la risposta scritta che Nicola Alemanno, primo cittadino di Norcia eletto qualche mese fa nelle liste di Forza Italia anche con il sostegno di Bianconi, ha dato ai consiglieri di minoranza della lista civica Noi per Norcia ispirata dal Pd che il 19 agosto lo avevano incalzato su «dove sono finiti i soldi per la ricostruzione degli alberghi».
I rigorosi consiglieri del Pd di Norcia l'avevano presentata dopo che Vincenzo Bianconi, in qualità di presidente di Federalberghi Umbria, in un'intervista aveva minacciato di chiudere le sue attività e di trasferirle se non arrivano i soldi del terremoto. Ai piddini di Norcia, cambiato il governo, non pareva vero di suonare la grancassa dei terremotati abbandonati. E anche sollevare qualche dubbio su quella famiglia di destra - perché così sono noti a Norcia i Bianconi - alleata del sindaco poteva far comodo. Solo che poi le cose sono andate come sono andate e il Pd si è dimenticato di ritirare l'interrogazione.
Due giorni fa è arrivata la risposta di Alemanno: «Su 27 attività ricettive rimaste in piedi a Norcia dopo il sisma del 2016 (prima erano 69), solo tre hotel hanno chiesto e ottenuto i permessi. Di questi gli unici due che al 30 settembre hanno in tasca pure i decreti dell'ufficio speciale, con i fondi in denaro definiti, sono dei Bianconi: il Grotta azzurra, per 5,5 milioni, e Les dependances, per 340.000 euro e rotti. Il terzo albergo richiedente, della famiglia Filippi, non ha ancora i fondi assegnati». Le pratiche per la ricostruzione bloccate sono migliaia, i soldi arrivano con il contagocce e solo il 5% è stato validato e finanziato.
Ma la fortuna aiuta gli audaci e la famiglia Bianconi è molto audace così sono i primi estratti alla lotteria della ricostruzione. Ai Bianconi sono andati altri fondi. Le aziende della famiglia sono tante: hanno cinque strutture ricettive, un'impresa di trasporti, una catena di alimentari dove vendono pecorino, prosciutto e anche i testicoli di mulo. Forti di questa ramificazione hanno incassato - dice sempre Alemanno e riporta il Corriere dell'Umbria - circa 2,4 milioni di euro in diverse tranche per fornire i pasti ai terremotati nel 2017 e nel 2018. Appalti aggiudicati con procedura negoziata di somma urgenza alla società Sporting hotel Salicone che ha anche l'incarico di scuolabus in associazione d'impresa con Umbria autoservice per oltre 200.000 euro.
Il direttore del Corriere dell'Umbria, Davide Vecchi, ha ricordato: «Vincenzo Bianconi proprio a noi ha detto che qualora fosse emerso un suo possibile conflitto d'interessi avrebbe fatto un passo indietro o avrebbe ripensato alla sua candidatura». Ma le cose non andranno così. Perché il candidato oste si è messo a strillare che contro di lui c'è solo fango. «È vergognoso», ha dichiarato, «usare il dramma del terremoto per fare campagna elettorale. Evidentemente la mia candidatura deve proprio terrorizzare qualcuno, visto il fango e le calunnie che mi arrivano addosso. Tra l'altro oggi mi si accusa di un “crimine" terribile: aver cercato di non mettere in mezzo alla strada oltre 90 famiglie di lavoratori collegati alla nostra azienda da sempre una delle colonne dell'economia della Valnerina».
Per la verità il primo a farsi campagna elettorale dopo il sisma è stato proprio Bianconi. Presentando la sua lista aveva detto: «Vengo da Norcia, dopo il terremoto ho parlato con tutti, anche con il Papa e conosco la differenza tra il fare e la passerella». Se Bianconi l'ha presa male, malissimo l'ha presa l'onorevole Walter Verini commissario straordinario del Pd umbro dopo che l'ex segretario Gianpiero Bocci è finito agli arresti nello scandalo sanitopoli denunciato dagli alleati 5 stelle. Per Verini: «Gli avversari usano strumentalmente il terremoto per fatti che sono assolutamente leciti». In verità Donatela Tesei - candidata del centrodestra unito - con l'eleganza che le è propria e intelligenza politica non ha detto una parola. Verini è probabilmente molto preoccupato perché l'affare Bianconi rischia di terremotare ancora di più il partito. Ieri l'ex segretario provinciale del Pd di Terni Paolo Silveri è stato esplicito: «Bianconi ha due strade o si dimette o rinuncia ai fondi» e nelle stesse ore il segretario del Pd di Corciano - è il Comune cuore economico dell'Umbria a due passi da Perugia - Franco Baldelli, che è anche presidente di Federfarma, cioè di tutte le farmacie comunali della Regione, si è dimesso dal partito denunciando l'accordo con i 5 stelle. Insomma un terremoto.
Dem e grillini spiazzati, iniziano le rese dei conti
La notizia dei fondi pubblici ricevuti dal gruppo imprenditoriale del candidato di Pd e M5s, alla presidenza dell'Umbria, Vincenzo Bianconi, scatena gli attacchi del centrodestra ma acuisce anche i malumori di dem e grillini. «Più di 8 milioni di fondi pubblici», sottolinea il leader della Lega, Matteo Salvini, «per ristrutturare hotel e rifornire le mense dei moduli abitativi. È quanto incassato dal gruppo alberghiero della famiglia Bianconi, il candidato di Pd e M5s per la Regione Umbria, per la ricostruzione di Norcia. Per molto meno, in passato la sinistra e i grillini avrebbero gridato al conflitto di interessi e all'evidente problema di opportunità. Approfondiremo! L'Umbria», argomenta Salvini, «dopo gli arresti che hanno fatto cadere la giunta del Pd, merita trasparenza assoluta. Il 27 ottobre i cittadini potranno finalmente voltare pagina».
Non solo dalla coalizione avversaria di Bianconi arrivano perplessità: ieri sul candidato a presidente è piovuta la scomunica di Davide Barillari, consigliere regionale del Lazio del M5s e esponente dei dissidenti grillini: «Vorrei sapere», ha detto Barillari, «con quali criteri è stata scelta questa persona».
Sempre dal M5s, nei giorni scorsi la deputata umbra Tiziana Ciprini aveva manifestato molti dubbi e perplessità sul modo in cui era stata gestita la formazione del «patto civico» con il Pd. «Su Rousseau ho votato contro», aveva detto la Ciprini, «la trattativa è stata gestita troppo centralmente, lasciando pochissimo spazio al territorio. La maggioranza in rete si è espressa a favore, ma il voto è stato nazionale: vorrei sapere cosa ne pensano gli umbri e al riguardo ho pochissimi dubbi. Ricordo che il Pd, in Umbria, lo abbiamo buttato giù noi». Interpellata dalla Verità, la Ciprini commenta gli ultimi risvolti: «Su Bianconi niente da dire», dice la deputata del M5s, «lui ha avuto modo di chiarire la questione che lo riguarda. La perplessità sul metodo che abbiamo utilizzato per stringere questo patto col Pd invece resta, ma ormai dobbiamo solo aspettare le elezioni».
Nei giorni scorsi, anche il Pd umbro ha fatto registrare forti malumori per l'alleanza con il M5s. Il segretario provinciale di Terni, Paolo Silveri, si è dimesso «per il totale disaccordo con le scelte compiute dal commissario Walter Verini riguardanti le elezioni regionali del 27 ottobre». Dunque, a poco più di due settimane dal voto, l'Umbria sembra sempre più una trappola sul cammino dell'alleanza giallorossa.
Continua a leggereRiduci
Guai per l'aspirante governatore Vincenzo Bianconi. L'imprenditore di Norcia, colpita dal terremoto 2016, ha ricevuto circa 6 milioni di euro per rimettere in piedi gli hotel di famiglia e poi 2,5 per i servizi di mensa ai terremotati, di trasporto e scuolabus. Agli altri, le briciole. Dem e grillini spiazzati, iniziano le rese dei conti. Dubbi su alleati e scelta del candidato presidente. Matteo Salvini: «Il 27 si può voltare pagina». Lo speciale contiene due articoli. Vincenzo Bianconi ai concorrenti lascia solo le briciole. Non stiamo parlando delle elezioni regionali dell'Umbria che si tengono il 27 ottobre a cui il magnate degli alberghi è candidato presidente alla testa dell'accrocchio Pd-stellato. No, quelle anzi rischia di straperderle nonostante giri un sondaggio che lo dà in vantaggio. In realtà il Centrodestra è avanti di 16 punti. Per saperlo basta fare i conti: il Pd a Perugia non è andato oltre il 18%, i 5 stelle hanno il 6. Perugia vale un quarto dell'elettorato regionale. Stiamo invece parlando di quattrini: i fondi per la ricostruzione del terremoto di Norcia. Malcontati sono circa 6 milioni di euro per rimettere in piedi gli alberghi di famiglia, circa l'80% dei fondi erogati a Norcia per la ricostruzione delle strutture ricettive, e altri due milioni e mezzo incassati dal trust Bianconi per servizi di mensa ai terremotati, di trasporto e scuolabus. Lo ha reso noto il sindaco della città di San Benedetto fortemente danneggiata dal sisma dell'ottobre 2016 in risposta udite udite a una interpellanza presentata dal Pd. Che in Umbria pare in preda alla sindrome di Tafazzi. A raccontarlo è stato per primo il Corriere dell'Umbria che ha solo pubblicato la risposta scritta che Nicola Alemanno, primo cittadino di Norcia eletto qualche mese fa nelle liste di Forza Italia anche con il sostegno di Bianconi, ha dato ai consiglieri di minoranza della lista civica Noi per Norcia ispirata dal Pd che il 19 agosto lo avevano incalzato su «dove sono finiti i soldi per la ricostruzione degli alberghi». I rigorosi consiglieri del Pd di Norcia l'avevano presentata dopo che Vincenzo Bianconi, in qualità di presidente di Federalberghi Umbria, in un'intervista aveva minacciato di chiudere le sue attività e di trasferirle se non arrivano i soldi del terremoto. Ai piddini di Norcia, cambiato il governo, non pareva vero di suonare la grancassa dei terremotati abbandonati. E anche sollevare qualche dubbio su quella famiglia di destra - perché così sono noti a Norcia i Bianconi - alleata del sindaco poteva far comodo. Solo che poi le cose sono andate come sono andate e il Pd si è dimenticato di ritirare l'interrogazione. Due giorni fa è arrivata la risposta di Alemanno: «Su 27 attività ricettive rimaste in piedi a Norcia dopo il sisma del 2016 (prima erano 69), solo tre hotel hanno chiesto e ottenuto i permessi. Di questi gli unici due che al 30 settembre hanno in tasca pure i decreti dell'ufficio speciale, con i fondi in denaro definiti, sono dei Bianconi: il Grotta azzurra, per 5,5 milioni, e Les dependances, per 340.000 euro e rotti. Il terzo albergo richiedente, della famiglia Filippi, non ha ancora i fondi assegnati». Le pratiche per la ricostruzione bloccate sono migliaia, i soldi arrivano con il contagocce e solo il 5% è stato validato e finanziato. Ma la fortuna aiuta gli audaci e la famiglia Bianconi è molto audace così sono i primi estratti alla lotteria della ricostruzione. Ai Bianconi sono andati altri fondi. Le aziende della famiglia sono tante: hanno cinque strutture ricettive, un'impresa di trasporti, una catena di alimentari dove vendono pecorino, prosciutto e anche i testicoli di mulo. Forti di questa ramificazione hanno incassato - dice sempre Alemanno e riporta il Corriere dell'Umbria - circa 2,4 milioni di euro in diverse tranche per fornire i pasti ai terremotati nel 2017 e nel 2018. Appalti aggiudicati con procedura negoziata di somma urgenza alla società Sporting hotel Salicone che ha anche l'incarico di scuolabus in associazione d'impresa con Umbria autoservice per oltre 200.000 euro. Il direttore del Corriere dell'Umbria, Davide Vecchi, ha ricordato: «Vincenzo Bianconi proprio a noi ha detto che qualora fosse emerso un suo possibile conflitto d'interessi avrebbe fatto un passo indietro o avrebbe ripensato alla sua candidatura». Ma le cose non andranno così. Perché il candidato oste si è messo a strillare che contro di lui c'è solo fango. «È vergognoso», ha dichiarato, «usare il dramma del terremoto per fare campagna elettorale. Evidentemente la mia candidatura deve proprio terrorizzare qualcuno, visto il fango e le calunnie che mi arrivano addosso. Tra l'altro oggi mi si accusa di un “crimine" terribile: aver cercato di non mettere in mezzo alla strada oltre 90 famiglie di lavoratori collegati alla nostra azienda da sempre una delle colonne dell'economia della Valnerina». Per la verità il primo a farsi campagna elettorale dopo il sisma è stato proprio Bianconi. Presentando la sua lista aveva detto: «Vengo da Norcia, dopo il terremoto ho parlato con tutti, anche con il Papa e conosco la differenza tra il fare e la passerella». Se Bianconi l'ha presa male, malissimo l'ha presa l'onorevole Walter Verini commissario straordinario del Pd umbro dopo che l'ex segretario Gianpiero Bocci è finito agli arresti nello scandalo sanitopoli denunciato dagli alleati 5 stelle. Per Verini: «Gli avversari usano strumentalmente il terremoto per fatti che sono assolutamente leciti». In verità Donatela Tesei - candidata del centrodestra unito - con l'eleganza che le è propria e intelligenza politica non ha detto una parola. Verini è probabilmente molto preoccupato perché l'affare Bianconi rischia di terremotare ancora di più il partito. Ieri l'ex segretario provinciale del Pd di Terni Paolo Silveri è stato esplicito: «Bianconi ha due strade o si dimette o rinuncia ai fondi» e nelle stesse ore il segretario del Pd di Corciano - è il Comune cuore economico dell'Umbria a due passi da Perugia - Franco Baldelli, che è anche presidente di Federfarma, cioè di tutte le farmacie comunali della Regione, si è dimesso dal partito denunciando l'accordo con i 5 stelle. Insomma un terremoto. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/soldi-post-sisma-l80-al-candidato-pd-m5s-2640904573.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="dem-e-grillini-spiazzati-iniziano-le-rese-dei-conti" data-post-id="2640904573" data-published-at="1777612192" data-use-pagination="False"> Dem e grillini spiazzati, iniziano le rese dei conti La notizia dei fondi pubblici ricevuti dal gruppo imprenditoriale del candidato di Pd e M5s, alla presidenza dell'Umbria, Vincenzo Bianconi, scatena gli attacchi del centrodestra ma acuisce anche i malumori di dem e grillini. «Più di 8 milioni di fondi pubblici», sottolinea il leader della Lega, Matteo Salvini, «per ristrutturare hotel e rifornire le mense dei moduli abitativi. È quanto incassato dal gruppo alberghiero della famiglia Bianconi, il candidato di Pd e M5s per la Regione Umbria, per la ricostruzione di Norcia. Per molto meno, in passato la sinistra e i grillini avrebbero gridato al conflitto di interessi e all'evidente problema di opportunità. Approfondiremo! L'Umbria», argomenta Salvini, «dopo gli arresti che hanno fatto cadere la giunta del Pd, merita trasparenza assoluta. Il 27 ottobre i cittadini potranno finalmente voltare pagina». Non solo dalla coalizione avversaria di Bianconi arrivano perplessità: ieri sul candidato a presidente è piovuta la scomunica di Davide Barillari, consigliere regionale del Lazio del M5s e esponente dei dissidenti grillini: «Vorrei sapere», ha detto Barillari, «con quali criteri è stata scelta questa persona». Sempre dal M5s, nei giorni scorsi la deputata umbra Tiziana Ciprini aveva manifestato molti dubbi e perplessità sul modo in cui era stata gestita la formazione del «patto civico» con il Pd. «Su Rousseau ho votato contro», aveva detto la Ciprini, «la trattativa è stata gestita troppo centralmente, lasciando pochissimo spazio al territorio. La maggioranza in rete si è espressa a favore, ma il voto è stato nazionale: vorrei sapere cosa ne pensano gli umbri e al riguardo ho pochissimi dubbi. Ricordo che il Pd, in Umbria, lo abbiamo buttato giù noi». Interpellata dalla Verità, la Ciprini commenta gli ultimi risvolti: «Su Bianconi niente da dire», dice la deputata del M5s, «lui ha avuto modo di chiarire la questione che lo riguarda. La perplessità sul metodo che abbiamo utilizzato per stringere questo patto col Pd invece resta, ma ormai dobbiamo solo aspettare le elezioni». Nei giorni scorsi, anche il Pd umbro ha fatto registrare forti malumori per l'alleanza con il M5s. Il segretario provinciale di Terni, Paolo Silveri, si è dimesso «per il totale disaccordo con le scelte compiute dal commissario Walter Verini riguardanti le elezioni regionali del 27 ottobre». Dunque, a poco più di due settimane dal voto, l'Umbria sembra sempre più una trappola sul cammino dell'alleanza giallorossa.
Nicole Minetti e Carlo Nordio (Getty Images)
Se esiste, il complotto però a me pare che lo abbiano fabbricato direttamente lassù sul Colle. Altro che barbe finte, missioni sotto copertura, provocazioni di potenze straniere: l’operazione Disgrazia è tutta farina del sacco del Quirinale. E se Mattarella è in imbarazzo, come dicono, deve ringraziare qualche suo collaboratore. Del resto, è stato lo stesso portavoce di Mattarella a chiarire i contorni della faccenda l’11 aprile, quando iniziarono le prime polemiche per il provvedimento che cancellava le pene inflitte all’ex igienista dentale di Silvio Berlusconi. «La concessione dell’atto di clemenza - in favore del quale si è espresso il competente procuratore generale della Corte d’appello in un ampio parere - si è fondata anche sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore della Minetti, che necessita di assistenza e cure particolari presso ospedali altamente specializzati». Ora il concetto è stato ribadito da un nuovo commento rilasciato alle agenzie, in cui si sottolinea il ruolo della Procura generale. E, come ci ricordano ogni giorno i quirinalisti, ossia quella curiosa categoria di giornalisti che raccoglie ogni sospiro del presidente, il capo dello Stato è un fine giurista, ossia una persona che pesa le parole. Dunque, se ci fosse stato anche un lontanissimo sospetto che l’operazione Minetti fosse in qualche modo manovrata dall’esterno, il sempre cauto Mattarella non avrebbe certo autorizzato quella nota. Non solo: leggendo il comunicato balza all’occhio come si faccia riferimento non soltanto alle condizioni di salute del bambino adottato dalla coppia Minetti-Cipriani, ma soprattutto all’ampio parere del procuratore generale della Corte d’appello. Non si parla del ministero, dell’opinione di Nordio o dei suoi collaboratori, ma esclusivamente del via libera formulato dal giudice competente a esprimersi sulle richieste di grazia. Nei fatti, è così confermato che il ruolo del ministero, in questo ma anche in altre misure di clemenza, è assolutamente marginale, perché a via Arenula compete solo la consultazione del casellario, per evidenziare eventuali pendenze penali, e l’invio della pratica alla Procura, oltre che, nel caso questa tardi a rispondere entro i termini fissati, un eventuale sollecito per ottenere la risposta.
Nel tentativo di sviare la responsabilità del Colle che, come da sentenza della Corte costituzionale, è il solo titolare del potere di grazia, qualcuno ha pure provato ad alzare un polverone, sostenendo che il ministero avrebbe omesso, nel passare la pratica al procuratore generale, di richiedere indagini all’estero. In pratica, Nordio e compagni (alla giustizia operano molti esponenti di Magistratura democratica) si sarebbero «dimenticati» di ordinare le rogatorie per conoscere le «attività» estere della coppia Minetti-Cipriani, ovvero se in Uruguay l’ex consigliere regionale conducesse uno «stile di vita» (la definizione è della Procura generale) censurabile. Ma, come si fa notare al ministero, la richiesta di grazia non è un procedimento penale, bensì un atto amministrativo nella disponibilità del capo dello Stato. Dunque, non segue l’iter penale. E del resto, Nordio non ha al suo servizio la polizia giudiziaria (che, invece, è agli ordini dei pm) e quindi le richieste di approfondimento inviate a Milano sono le stesse che si formulano in questi casi, né più né meno. E se le risposte non piacevano, come fanno notare in tribunale a loro volta con una nota, il ministero e il Quirinale potevano rimandarle indietro e sollecitare un ulteriore approfondimento. Cosa che non è avvenuta.
In conclusione, nonostante ci sia chi prova a immaginare complottoni o depistaggi degli 007 stranieri, la faccenda nasce al Quirinale e si sviluppa con una serie di suggestioni giornalistiche tutte da dimostrare. Certo, se le informazioni alla base della storia sono come quelle di Sigfrido Ranucci sui viaggi del ministro della Giustizia, la questione non finisce qui.
Continua a leggereRiduci
Francesca Nanni (Ansa)
Ama la serenità bucolica dell’orto ma le patate bollenti finite sulla sua scrivania non le ha coltivate lei. Francesca Nanni, 66 anni, procuratore generale (preferisce il maschile anche se è la prima donna a ricoprire il ruolo a Milano) si è ritrovata davanti i due tuberi più esplosivi dell’anno, mediaticamente del decennio. Si sa quanto il processo mediatico solletichi la vanità dei pm d’assalto ma lei non lo è, tutt’altro. Preferirebbe continuare a rappresentare la Giustizia con la maiuscola, a far funzionare l’ufficio come un orologio svizzero e a concedersi Paradise dei Coldplay la sera nel momento del relax.
Tutto questo prima del terremoto: il tritacarne di Garlasco e la grazia avvelenata a Nicole Minetti. Una doppietta da emicrania, nodi intricati fra sciatterie e pasticci combinati da altri, ai quali deve porre rimedio non solo per chiudere i dossier in nome della verità. Ma anche per restituire credibilità alla magistratura agli occhi dell’opinione pubblica e pure del Quirinale. Due finali di Champions League: la prima per far luce all’omicidio di Chiara Poggi 19 anni dopo, con un condannato da scagionare (Alberto Stasi), un nuovo sospettato da valutare (Andrea Sempio) senza poter sbagliare niente. Nel ventennio della vergogna è stato già sbagliato tutto. Titolo: Sempio dopo lo scempio. Nanni ha già cambiato passo: «Non sarà uno studio né veloce né facile, ma un’analisi attenta, anche per valutare se chiedere ulteriori atti». Piedi di piombo prima di chiedere la revisione.
L’altra patata bollente è perfino più a rischio ustioni. C’è una grazia trasformata in disgrazia per carenza di indagini, c’è da approfondire la vita dell’ex igienista dentale in Uruguay con il compagno e il ranch multiuso. Gli investigatori hanno avuto un anno di tempo per non scoprire ciò che era sotto gli occhi di tutti: bastava leggere Chi. Ora tocca a Nanni rimediare, sono le seccature dei gradi. Ha già sottolineato: «Speriamo di poter chiarire nell’interesse di tutti. Magari non siamo stati perspicaci ma diligenti si. Quello che ci è stato detto di fare l’abbiamo fatto». Poi ha coinvolto l’Interpol «perché i fatti riportati dalla stampa sono molto gravi ma vanno verificati. Voglio accertarli prima come cittadina, poi come magistrata e infine come magistrata coinvolta nella vicenda».
Francesca Nanni è nata a Millesimo (Savona) da madre toscana e padre bolognese, è in magistratura dal 1986 e vanta una carriera di prim’ordine: pm a Sanremo, poi all’Antimafia a Genova, procuratore a Cuneo e a Cagliari prima del salto definitivo a Milano. Nella sua storia ci sono vittorie ottenute con l’applicazione e il lavoro; fa parte della generazione boomer, testa bassa e pedalare. A Cuneo smaschera un traffico illegale di cuccioli (operazione Nero Wolf). A Cagliari ha il merito di riaprire il caso di Beniamino Zuncheddu; è la prima a credere nell’innocenza dell’uomo in carcere da 32 anni, la più lunga «ingiusta detenzione» italiana.
Arrivata a Milano deve affrontare il possibile rientro di sette ex terroristi rossi dall’esilio dorato a Parigi grazie alla dottrina Mitterrand. «Questi signori vengano riportati in Italia e le pene siano eseguite, altre valutazioni sono fuori luogo». Quando l’estradizione viene negata si attiva invano per «valutare se nell’ordinamento francese c’è la possibilità di un’impugnazione». Nel tempo libero il Procuratore generale Nanni predilige la palestra (body pump, il sollevamento pesi a ritmo di musica) e qualche weekend nella casa in Liguria fra ortensie, ortaggi, frutteto e pesca d’altura al tonno.
Nel referendum è scesa in campo con il partito del No, fu lei a dire a Carlo Nordio: «Mi consenta signor ministro, questa riforma ha un carattere punitivo che non meritiamo». Plurale imprudente. Lei certamente no, ma le due patate incandescenti sulla scrivania di mogano mostrano un sistema giudiziario disarticolato, bisognoso di profonda revisione. E confermano l’emendamento Gino Bartali («Tutto sbagliato, tutto da rifare»). Che non era Nordio e neppure Piero Calamandrei ma di pedalate se ne intendeva.
Continua a leggereRiduci
Ggli impianti nucleari indiani di Kalpakkam (Getty Images)
Il reattore autofertilizzante segna una svolta per Nuova Delhi: meno dipendenza dall’uranio, più autonomia energetica e tecnologica. Un modello costruito in decenni che rafforza il peso geopolitico indiano mentre l’Europa resta in bilico sul nucleare.
Per anni il programma nucleare indiano è stato descritto come ambizioso, autonomo e spesso lento. È una lettura superficiale. In realtà, Nuova Delhi ha seguito una traiettoria coerente, costruita attorno a vincoli strutturali, indipendenza tecnologica e autonomia strategica. Ciò che sta prendendo forma a Kalpakkam rappresenta il punto di arrivo di questa strategia.
Il progresso del reattore veloce autofertilizzante sviluppato presso l’Indira Gandhi Centre for Atomic Research non è un semplice incremento di capacità energetica. È il passaggio decisivo verso un modello nucleare concepito per superare i limiti strutturali dell’India.
L’India non dispone di grandi riserve di uranio. Possiede invece torio in abbondanza. Da qui nasce la logica del programma nucleare a tre fasi: prima i reattori ad acqua pesante, poi i reattori autofertilizzanti, infine un ciclo basato sul torio.
Kalpakkam si colloca esattamente in questo snodo.
Il reattore veloce consente di produrre più materiale fissile di quanto ne consumi. In altri termini, crea il presupposto per rendere sostenibile un sistema energetico nucleare nel lungo periodo. Non è un progresso incrementale, ma una trasformazione strutturale.
La tecnologia dei reattori veloci è complessa e costosa. Molti Paesi l’hanno abbandonata perché potevano contare su abbondanti risorse di uranio. L’India no.
Il fatto che Nuova Delhi sia arrivata a questo punto con capacità prevalentemente indigene segnala tre elementi. Una maturazione industriale. L’India è oggi tra i pochi Paesi in grado di gestire l’intero ciclo di tecnologie nucleari avanzate. Una ridefinizione della sicurezza energetica. I reattori autofertilizzanti estendono drasticamente la disponibilità di combustibile. Un’affermazione di sovranità tecnologica. Dopo decenni di restrizioni e regimi di controllo, il Paese dimostra di poter sviluppare autonomamente tecnologie critiche.
Il significato di Kalpakkam si comprende pienamente se inserito nel contesto del rapporto con gli Stati Uniti. L’accordo nucleare civile del 2008 ha posto fine all’isolamento tecnologico dell’India, aprendo l’accesso ai mercati internazionali. Eppure Nuova Delhi ha scelto di non abbandonare il proprio percorso.
Kalpakkam dimostra che l’India non è un semplice acquirente di tecnologia occidentale, ma un attore con una propria traiettoria. Questo rafforza la sua posizione negoziale. Nei confronti di Washington, l’India si presenta come partner, non come dipendente.
In Europa, e in particolare in Italia, il nucleare torna lentamente al centro del dibattito. Anni di dipendenza dal gas importato e shock energetici hanno cambiato il quadro. L’Italia ha rinunciato al nucleare, ma resta esposta ai flussi energetici esterni. Il tema non è più ideologico. È strategico.
Kalpakkam evidenzia un contrasto netto. Mentre l’Europa discute se rientrare nel nucleare, l’India è prossima a completare una fase avanzata del proprio programma. Non si tratta di replicare il modello indiano, ma di cogliere una lezione: la sicurezza energetica richiede visione di lungo periodo e continuità politica.
Lo Stretto di Hormuz resta uno dei punti più vulnerabili del sistema energetico globale. Qualsiasi tensione in quell’area si traduce immediatamente in volatilità dei prezzi e instabilità. Gli shock recenti lo hanno dimostrato.
In questo contesto il nucleare cambia natura. Non è solo una fonte a basse emissioni. È uno strumento di stabilità strategica.
Kalpakkam riduce l’esposizione dell’India a queste vulnerabilità. Estendendo il ciclo del combustibile e limitando la dipendenza da importazioni, rafforza la resilienza del sistema energetico.
Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, il messaggio è chiaro. Un sistema energetico fondato su dipendenze esterne è intrinsecamente fragile. Diversificare non basta. Serve costruire capacità interne.
Kalpakkam non è un evento spettacolare. Non produce l’impatto simbolico di un accordo o di un lancio. È il risultato di una strategia coerente, perseguita per decenni. Pochi Paesi riescono a mantenere una tale continuità nelle politiche tecnologiche.
Restano sfide. I reattori veloci richiedono disciplina operativa e investimenti. Ma si tratta di problemi legati alla fase di consolidamento, non di incertezza.
Kalpakkam segna il passaggio da un programma nucleare promettente a una capacità strutturale. In un contesto globale segnato da rotte energetiche fragili, competizione geopolitica e shock ricorrenti, questa capacità assume un valore che va ben oltre la produzione di energia. È una leva strategica.
Continua a leggereRiduci