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2019-10-10
Soldi post sisma: l’80% al candidato Pd-M5s
Ansa
Vincenzo Bianconi ai concorrenti lascia solo le briciole. Non stiamo parlando delle elezioni regionali dell'Umbria che si tengono il 27 ottobre a cui il magnate degli alberghi è candidato presidente alla testa dell'accrocchio Pd-stellato. No, quelle anzi rischia di straperderle nonostante giri un sondaggio che lo dà in vantaggio. In realtà il Centrodestra è avanti di 16 punti. Per saperlo basta fare i conti: il Pd a Perugia non è andato oltre il 18%, i 5 stelle hanno il 6. Perugia vale un quarto dell'elettorato regionale.
Stiamo invece parlando di quattrini: i fondi per la ricostruzione del terremoto di Norcia. Malcontati sono circa 6 milioni di euro per rimettere in piedi gli alberghi di famiglia, circa l'80% dei fondi erogati a Norcia per la ricostruzione delle strutture ricettive, e altri due milioni e mezzo incassati dal trust Bianconi per servizi di mensa ai terremotati, di trasporto e scuolabus. Lo ha reso noto il sindaco della città di San Benedetto fortemente danneggiata dal sisma dell'ottobre 2016 in risposta udite udite a una interpellanza presentata dal Pd. Che in Umbria pare in preda alla sindrome di Tafazzi.
A raccontarlo è stato per primo il Corriere dell'Umbria che ha solo pubblicato la risposta scritta che Nicola Alemanno, primo cittadino di Norcia eletto qualche mese fa nelle liste di Forza Italia anche con il sostegno di Bianconi, ha dato ai consiglieri di minoranza della lista civica Noi per Norcia ispirata dal Pd che il 19 agosto lo avevano incalzato su «dove sono finiti i soldi per la ricostruzione degli alberghi».
I rigorosi consiglieri del Pd di Norcia l'avevano presentata dopo che Vincenzo Bianconi, in qualità di presidente di Federalberghi Umbria, in un'intervista aveva minacciato di chiudere le sue attività e di trasferirle se non arrivano i soldi del terremoto. Ai piddini di Norcia, cambiato il governo, non pareva vero di suonare la grancassa dei terremotati abbandonati. E anche sollevare qualche dubbio su quella famiglia di destra - perché così sono noti a Norcia i Bianconi - alleata del sindaco poteva far comodo. Solo che poi le cose sono andate come sono andate e il Pd si è dimenticato di ritirare l'interrogazione.
Due giorni fa è arrivata la risposta di Alemanno: «Su 27 attività ricettive rimaste in piedi a Norcia dopo il sisma del 2016 (prima erano 69), solo tre hotel hanno chiesto e ottenuto i permessi. Di questi gli unici due che al 30 settembre hanno in tasca pure i decreti dell'ufficio speciale, con i fondi in denaro definiti, sono dei Bianconi: il Grotta azzurra, per 5,5 milioni, e Les dependances, per 340.000 euro e rotti. Il terzo albergo richiedente, della famiglia Filippi, non ha ancora i fondi assegnati». Le pratiche per la ricostruzione bloccate sono migliaia, i soldi arrivano con il contagocce e solo il 5% è stato validato e finanziato.
Ma la fortuna aiuta gli audaci e la famiglia Bianconi è molto audace così sono i primi estratti alla lotteria della ricostruzione. Ai Bianconi sono andati altri fondi. Le aziende della famiglia sono tante: hanno cinque strutture ricettive, un'impresa di trasporti, una catena di alimentari dove vendono pecorino, prosciutto e anche i testicoli di mulo. Forti di questa ramificazione hanno incassato - dice sempre Alemanno e riporta il Corriere dell'Umbria - circa 2,4 milioni di euro in diverse tranche per fornire i pasti ai terremotati nel 2017 e nel 2018. Appalti aggiudicati con procedura negoziata di somma urgenza alla società Sporting hotel Salicone che ha anche l'incarico di scuolabus in associazione d'impresa con Umbria autoservice per oltre 200.000 euro.
Il direttore del Corriere dell'Umbria, Davide Vecchi, ha ricordato: «Vincenzo Bianconi proprio a noi ha detto che qualora fosse emerso un suo possibile conflitto d'interessi avrebbe fatto un passo indietro o avrebbe ripensato alla sua candidatura». Ma le cose non andranno così. Perché il candidato oste si è messo a strillare che contro di lui c'è solo fango. «È vergognoso», ha dichiarato, «usare il dramma del terremoto per fare campagna elettorale. Evidentemente la mia candidatura deve proprio terrorizzare qualcuno, visto il fango e le calunnie che mi arrivano addosso. Tra l'altro oggi mi si accusa di un “crimine" terribile: aver cercato di non mettere in mezzo alla strada oltre 90 famiglie di lavoratori collegati alla nostra azienda da sempre una delle colonne dell'economia della Valnerina».
Per la verità il primo a farsi campagna elettorale dopo il sisma è stato proprio Bianconi. Presentando la sua lista aveva detto: «Vengo da Norcia, dopo il terremoto ho parlato con tutti, anche con il Papa e conosco la differenza tra il fare e la passerella». Se Bianconi l'ha presa male, malissimo l'ha presa l'onorevole Walter Verini commissario straordinario del Pd umbro dopo che l'ex segretario Gianpiero Bocci è finito agli arresti nello scandalo sanitopoli denunciato dagli alleati 5 stelle. Per Verini: «Gli avversari usano strumentalmente il terremoto per fatti che sono assolutamente leciti». In verità Donatela Tesei - candidata del centrodestra unito - con l'eleganza che le è propria e intelligenza politica non ha detto una parola. Verini è probabilmente molto preoccupato perché l'affare Bianconi rischia di terremotare ancora di più il partito. Ieri l'ex segretario provinciale del Pd di Terni Paolo Silveri è stato esplicito: «Bianconi ha due strade o si dimette o rinuncia ai fondi» e nelle stesse ore il segretario del Pd di Corciano - è il Comune cuore economico dell'Umbria a due passi da Perugia - Franco Baldelli, che è anche presidente di Federfarma, cioè di tutte le farmacie comunali della Regione, si è dimesso dal partito denunciando l'accordo con i 5 stelle. Insomma un terremoto.
Dem e grillini spiazzati, iniziano le rese dei conti
La notizia dei fondi pubblici ricevuti dal gruppo imprenditoriale del candidato di Pd e M5s, alla presidenza dell'Umbria, Vincenzo Bianconi, scatena gli attacchi del centrodestra ma acuisce anche i malumori di dem e grillini. «Più di 8 milioni di fondi pubblici», sottolinea il leader della Lega, Matteo Salvini, «per ristrutturare hotel e rifornire le mense dei moduli abitativi. È quanto incassato dal gruppo alberghiero della famiglia Bianconi, il candidato di Pd e M5s per la Regione Umbria, per la ricostruzione di Norcia. Per molto meno, in passato la sinistra e i grillini avrebbero gridato al conflitto di interessi e all'evidente problema di opportunità. Approfondiremo! L'Umbria», argomenta Salvini, «dopo gli arresti che hanno fatto cadere la giunta del Pd, merita trasparenza assoluta. Il 27 ottobre i cittadini potranno finalmente voltare pagina».
Non solo dalla coalizione avversaria di Bianconi arrivano perplessità: ieri sul candidato a presidente è piovuta la scomunica di Davide Barillari, consigliere regionale del Lazio del M5s e esponente dei dissidenti grillini: «Vorrei sapere», ha detto Barillari, «con quali criteri è stata scelta questa persona».
Sempre dal M5s, nei giorni scorsi la deputata umbra Tiziana Ciprini aveva manifestato molti dubbi e perplessità sul modo in cui era stata gestita la formazione del «patto civico» con il Pd. «Su Rousseau ho votato contro», aveva detto la Ciprini, «la trattativa è stata gestita troppo centralmente, lasciando pochissimo spazio al territorio. La maggioranza in rete si è espressa a favore, ma il voto è stato nazionale: vorrei sapere cosa ne pensano gli umbri e al riguardo ho pochissimi dubbi. Ricordo che il Pd, in Umbria, lo abbiamo buttato giù noi». Interpellata dalla Verità, la Ciprini commenta gli ultimi risvolti: «Su Bianconi niente da dire», dice la deputata del M5s, «lui ha avuto modo di chiarire la questione che lo riguarda. La perplessità sul metodo che abbiamo utilizzato per stringere questo patto col Pd invece resta, ma ormai dobbiamo solo aspettare le elezioni».
Nei giorni scorsi, anche il Pd umbro ha fatto registrare forti malumori per l'alleanza con il M5s. Il segretario provinciale di Terni, Paolo Silveri, si è dimesso «per il totale disaccordo con le scelte compiute dal commissario Walter Verini riguardanti le elezioni regionali del 27 ottobre». Dunque, a poco più di due settimane dal voto, l'Umbria sembra sempre più una trappola sul cammino dell'alleanza giallorossa.
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Guai per l'aspirante governatore Vincenzo Bianconi. L'imprenditore di Norcia, colpita dal terremoto 2016, ha ricevuto circa 6 milioni di euro per rimettere in piedi gli hotel di famiglia e poi 2,5 per i servizi di mensa ai terremotati, di trasporto e scuolabus. Agli altri, le briciole. Dem e grillini spiazzati, iniziano le rese dei conti. Dubbi su alleati e scelta del candidato presidente. Matteo Salvini: «Il 27 si può voltare pagina». Lo speciale contiene due articoli. Vincenzo Bianconi ai concorrenti lascia solo le briciole. Non stiamo parlando delle elezioni regionali dell'Umbria che si tengono il 27 ottobre a cui il magnate degli alberghi è candidato presidente alla testa dell'accrocchio Pd-stellato. No, quelle anzi rischia di straperderle nonostante giri un sondaggio che lo dà in vantaggio. In realtà il Centrodestra è avanti di 16 punti. Per saperlo basta fare i conti: il Pd a Perugia non è andato oltre il 18%, i 5 stelle hanno il 6. Perugia vale un quarto dell'elettorato regionale. Stiamo invece parlando di quattrini: i fondi per la ricostruzione del terremoto di Norcia. Malcontati sono circa 6 milioni di euro per rimettere in piedi gli alberghi di famiglia, circa l'80% dei fondi erogati a Norcia per la ricostruzione delle strutture ricettive, e altri due milioni e mezzo incassati dal trust Bianconi per servizi di mensa ai terremotati, di trasporto e scuolabus. Lo ha reso noto il sindaco della città di San Benedetto fortemente danneggiata dal sisma dell'ottobre 2016 in risposta udite udite a una interpellanza presentata dal Pd. Che in Umbria pare in preda alla sindrome di Tafazzi. A raccontarlo è stato per primo il Corriere dell'Umbria che ha solo pubblicato la risposta scritta che Nicola Alemanno, primo cittadino di Norcia eletto qualche mese fa nelle liste di Forza Italia anche con il sostegno di Bianconi, ha dato ai consiglieri di minoranza della lista civica Noi per Norcia ispirata dal Pd che il 19 agosto lo avevano incalzato su «dove sono finiti i soldi per la ricostruzione degli alberghi». I rigorosi consiglieri del Pd di Norcia l'avevano presentata dopo che Vincenzo Bianconi, in qualità di presidente di Federalberghi Umbria, in un'intervista aveva minacciato di chiudere le sue attività e di trasferirle se non arrivano i soldi del terremoto. Ai piddini di Norcia, cambiato il governo, non pareva vero di suonare la grancassa dei terremotati abbandonati. E anche sollevare qualche dubbio su quella famiglia di destra - perché così sono noti a Norcia i Bianconi - alleata del sindaco poteva far comodo. Solo che poi le cose sono andate come sono andate e il Pd si è dimenticato di ritirare l'interrogazione. Due giorni fa è arrivata la risposta di Alemanno: «Su 27 attività ricettive rimaste in piedi a Norcia dopo il sisma del 2016 (prima erano 69), solo tre hotel hanno chiesto e ottenuto i permessi. Di questi gli unici due che al 30 settembre hanno in tasca pure i decreti dell'ufficio speciale, con i fondi in denaro definiti, sono dei Bianconi: il Grotta azzurra, per 5,5 milioni, e Les dependances, per 340.000 euro e rotti. Il terzo albergo richiedente, della famiglia Filippi, non ha ancora i fondi assegnati». Le pratiche per la ricostruzione bloccate sono migliaia, i soldi arrivano con il contagocce e solo il 5% è stato validato e finanziato. Ma la fortuna aiuta gli audaci e la famiglia Bianconi è molto audace così sono i primi estratti alla lotteria della ricostruzione. Ai Bianconi sono andati altri fondi. Le aziende della famiglia sono tante: hanno cinque strutture ricettive, un'impresa di trasporti, una catena di alimentari dove vendono pecorino, prosciutto e anche i testicoli di mulo. Forti di questa ramificazione hanno incassato - dice sempre Alemanno e riporta il Corriere dell'Umbria - circa 2,4 milioni di euro in diverse tranche per fornire i pasti ai terremotati nel 2017 e nel 2018. Appalti aggiudicati con procedura negoziata di somma urgenza alla società Sporting hotel Salicone che ha anche l'incarico di scuolabus in associazione d'impresa con Umbria autoservice per oltre 200.000 euro. Il direttore del Corriere dell'Umbria, Davide Vecchi, ha ricordato: «Vincenzo Bianconi proprio a noi ha detto che qualora fosse emerso un suo possibile conflitto d'interessi avrebbe fatto un passo indietro o avrebbe ripensato alla sua candidatura». Ma le cose non andranno così. Perché il candidato oste si è messo a strillare che contro di lui c'è solo fango. «È vergognoso», ha dichiarato, «usare il dramma del terremoto per fare campagna elettorale. Evidentemente la mia candidatura deve proprio terrorizzare qualcuno, visto il fango e le calunnie che mi arrivano addosso. Tra l'altro oggi mi si accusa di un “crimine" terribile: aver cercato di non mettere in mezzo alla strada oltre 90 famiglie di lavoratori collegati alla nostra azienda da sempre una delle colonne dell'economia della Valnerina». Per la verità il primo a farsi campagna elettorale dopo il sisma è stato proprio Bianconi. Presentando la sua lista aveva detto: «Vengo da Norcia, dopo il terremoto ho parlato con tutti, anche con il Papa e conosco la differenza tra il fare e la passerella». Se Bianconi l'ha presa male, malissimo l'ha presa l'onorevole Walter Verini commissario straordinario del Pd umbro dopo che l'ex segretario Gianpiero Bocci è finito agli arresti nello scandalo sanitopoli denunciato dagli alleati 5 stelle. Per Verini: «Gli avversari usano strumentalmente il terremoto per fatti che sono assolutamente leciti». In verità Donatela Tesei - candidata del centrodestra unito - con l'eleganza che le è propria e intelligenza politica non ha detto una parola. Verini è probabilmente molto preoccupato perché l'affare Bianconi rischia di terremotare ancora di più il partito. Ieri l'ex segretario provinciale del Pd di Terni Paolo Silveri è stato esplicito: «Bianconi ha due strade o si dimette o rinuncia ai fondi» e nelle stesse ore il segretario del Pd di Corciano - è il Comune cuore economico dell'Umbria a due passi da Perugia - Franco Baldelli, che è anche presidente di Federfarma, cioè di tutte le farmacie comunali della Regione, si è dimesso dal partito denunciando l'accordo con i 5 stelle. 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Per molto meno, in passato la sinistra e i grillini avrebbero gridato al conflitto di interessi e all'evidente problema di opportunità. Approfondiremo! L'Umbria», argomenta Salvini, «dopo gli arresti che hanno fatto cadere la giunta del Pd, merita trasparenza assoluta. Il 27 ottobre i cittadini potranno finalmente voltare pagina». Non solo dalla coalizione avversaria di Bianconi arrivano perplessità: ieri sul candidato a presidente è piovuta la scomunica di Davide Barillari, consigliere regionale del Lazio del M5s e esponente dei dissidenti grillini: «Vorrei sapere», ha detto Barillari, «con quali criteri è stata scelta questa persona». Sempre dal M5s, nei giorni scorsi la deputata umbra Tiziana Ciprini aveva manifestato molti dubbi e perplessità sul modo in cui era stata gestita la formazione del «patto civico» con il Pd. «Su Rousseau ho votato contro», aveva detto la Ciprini, «la trattativa è stata gestita troppo centralmente, lasciando pochissimo spazio al territorio. La maggioranza in rete si è espressa a favore, ma il voto è stato nazionale: vorrei sapere cosa ne pensano gli umbri e al riguardo ho pochissimi dubbi. Ricordo che il Pd, in Umbria, lo abbiamo buttato giù noi». Interpellata dalla Verità, la Ciprini commenta gli ultimi risvolti: «Su Bianconi niente da dire», dice la deputata del M5s, «lui ha avuto modo di chiarire la questione che lo riguarda. La perplessità sul metodo che abbiamo utilizzato per stringere questo patto col Pd invece resta, ma ormai dobbiamo solo aspettare le elezioni». Nei giorni scorsi, anche il Pd umbro ha fatto registrare forti malumori per l'alleanza con il M5s. Il segretario provinciale di Terni, Paolo Silveri, si è dimesso «per il totale disaccordo con le scelte compiute dal commissario Walter Verini riguardanti le elezioni regionali del 27 ottobre». Dunque, a poco più di due settimane dal voto, l'Umbria sembra sempre più una trappola sul cammino dell'alleanza giallorossa.
George Soros (Ansa)
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump lo aveva già annunciato a fine agosto, accusando Soros e suo figlio Alex di sostenere proteste violente negli Stati Uniti. «Non permetteremo più a questi lunatici di fare a pezzi l’America, Soros e il suo gruppo di psicopatici hanno causato gravi danni al nostro Paese. Fate attenzione, vi stiamo osservando!», aveva avvisato Trump. A fine settembre 2025, il presidente Usa ha firmato un memorandum presidenziale che esortava le agenzie federali a «identificare e smantellare» le reti finanziarie presumibilmente a sostegno della violenza politica. Oggi, la lotta al «filantropo» che sostiene attivamente molti gruppi di protesta ha fatto un salto di qualità: secondo quanto annunciato da Jeanine Pirro, procuratore degli Stati Uniti nel distretto di Columbia, la Osf potrebbe essere equiparata a un’organizzazione terroristica ai sensi del Rico Act (Racketeer Influenced and Corrupt Organizations Act) e i conti correnti collegati a Soros potrebbero essere congelati, innescando un feroce dibattito sui finanziamenti alle attività politiche, la libertà di parola e la sicurezza nazionale.
Trump ha citato esplicitamente George Soros e Reid Hoffman (co-fondatore di LinkedIn e PayPal, attivista democratico e assiduo frequentatore delle riunioni del Gruppo Bildeberg) come «potenziali sostenitori finanziari dei disordini che hanno preso di mira l’applicazione federale delle politiche migratorie americane (“Ice operations”)». L’accusa principale di Trump è che le reti di potere che fanno capo a ricchi donatori allineati ai democratici stiano indirettamente finanziando gruppi «antifa» e soggetti coinvolti a vario titolo in scontri, danni alla proprietà privata e attacchi mirati alle operazioni contro l’immigrazione clandestina. L’obiettivo del governo non sarebbero, dunque, soltanto i cittadini che commettono crimini, ma anche l’infrastruttura a monte: donatori, organizzazioni, sponsor fiscali e qualsiasi entità che si presume stia foraggiando la violenza politica organizzata.
L’ipotesi di Trump, in effetti, non è così peregrina: da anni in America e in Europa piccoli gruppi di anonimi attivisti del clima (in Italia, Ultima Generazione, che blocca autostrade e imbratta opere d’arte e monumenti), sono in realtà strutturati all’interno di una rete internazionale (la A22), coordinata e sovvenzionata da una «holding» globale, il Cef (Climate Emergency Fund, organizzazione non-profit con sede nell’esclusiva Beverly Hills), che finanzia gli attivisti protagonisti di azioni di protesta radicale ed è a sua volta sostenuta da donatori privati, il 90% dei quali sono miliardari come Soros o Bill Gates. E se è questo il sistema che ruota intorno al Cef per il clima, lo stesso schema delle «matrioske» è stato adottato anche da altre organizzazioni che, sulla carta, oggi difendono «i diritti civili» o «la disinformazione e le fake news» (la cupola dei cosiddetti fact-checker che fa capo al Poynter Institute, ad esempio, orienta l’opinione pubblica e i legislatori in maniera spesso confacente ai propri interessi ed è finanziata anche da Soros), domani chissà.
Secondo gli oppositori di Trump, trattare gli «Antifa» come un gruppo terroristico convenzionale solleva ostacoli costituzionali che toccano la libertà di espressione tutelata dal Primo emendamento e l’attività di protesta. Ma il presidente tira dritto e intende coinvolgere tutto il governo: Dipartimento di Giustizia, Dhs (Dipartimento di sicurezza interna), Fbi, Tesoro e Irs (Internal Revenue Service), l’agenzia federale responsabile della riscossione delle tasse negli Stati Uniti. Sì, perché spesso dietro questi piccoli gruppi ci sono macchine da soldi, che ufficialmente raccolgono donazioni dai privati cittadini, ma per poche migliaia di dollari: il grosso dei finanziamenti proviene dai cosiddetti «filantropi» ed è disciplinato ai sensi della Section 501(c) che esenta dalle tasse le presunte «charitable contributions», ovvero le donazioni fatte dai miliardari progressisti a organizzazioni non profit qualificate. Per le azioni di disobbedienza civile contro le politiche climatiche, ad esempio, si sono mobilitati Trevor Neilson, ex strettissimo collaboratore di Bill Gates, ma anche Aileen Getty, figlia di John Paul Getty II dell’omonima compagnia petrolifera, e Rory Kennedy, figlia di Bob Kennedy: tutti, inesorabilmente, schierati con il Partito democratico americano.
In Italia, le azioni annunciate contro Soros sarebbero un brutto colpo per Bonino, Magi & Co., che sono legittimamente riusciti - chiedendo e ricevendo i contributi direttamente sui conti dei mandatari elettorali - a schivare il divieto ai partiti politici, stabilito dalla legge italiana, di ricevere finanziamenti da «persone giuridiche aventi sede in uno Stato estero non assoggettate a obblighi fiscali in Italia» e di accettare donazioni superiori ai 100.000 euro.
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Domenico Pianese, segretario del COISP, spiega perché, anche quando pericolosi, gli immigrati irregolare non vengono espulsi dal nostro Paese, partendo dai casi di Aurora Livoli e del capotreno ucciso a Bologna. Tra decreti di espulsione inefficaci, burocrazia, accordi internazionali e decisioni giudiziarie, emerge un sistema che lascia liberi soggetti pericolosi e scarica il peso sulle forze dell’ordine.
John Logie Baird (a destra) durante una dimostrazione del suo apparecchio televisivo (Getty Images)
Baird, nato nel 1888 in Scozia, era un inventore per passione. Estroso sin dall’infanzia pur minato da una salute cagionevole, si specializzò nel campo dell’ingegneria elettrica. Dopo l’interruzione degli studi a causa della Grande Guerra, lavorò per la locale società elettrica «Clyde Valley Electrical Company» prima di diventare piccolo imprenditore nello stesso settore. Il sogno di trasmettere suoni e immagini a distanza per mezzo di cavi elettrici era il sogno di molti ricercatori dell’epoca, che anche Baird perseguì fin da giovanissimo, quando realizzò da solo una linea telefonica per comunicare con le camerette degli amici che abitavano nella sua via. La chiave di volta per l’invenzione del primo televisore arrivò nei primi anni Venti, quando l’inventore scozzese sfruttò a sua volta un dispositivo nato quarant’anni prima. Si trattava dell’apparecchio noto come «disco di Nipkow», dal nome del suo inventore Paul Gottlieb Nipkow che lo brevettò nel 1883. Questo consisteva in un disco rotante ligneo dove erano praticati fori disposti a spirale che, girando rapidamente di fronte ad un’immagine illuminata, la scomponevano in linee come un rudimentale scanner. La rotazione del disco generava un segnale luminoso variabile, che Baird fu in grado di tradurre in una serie di impulsi elettrici differenziati a seconda dell’intensità luminosa generata dall’effetto dei fori. La trasmissione degli impulsi avveniva per mezzo di una cellula fotoelettrica, che traduceva il segnale e lo inviava ad una linea elettrica, al termine della quale stava un apparecchio ricevente del tutto simile a quello trasmittente dove il disco di Nipkow, ricevuto l’impulso, girava allo stesso modo di quello del televisore che aveva catturato l’immagine. L’apparecchio ricevente era dotato di un vetro temperato che, colpito dagli impulsi luminosi del disco rotante, riproduceva l’immagine trasmessa elettricamente con una definizione di 30 linee. John Logie Baird riuscì per la prima volta a riprodurre l’immagine tra due apparecchi nel suo laboratorio nel 1924 utilizzando la maschera di un burattino ventriloquo truccata e fortemente illuminata, condizione necessaria per la trasmissione di un’immagine minimamente leggibile. La prima televisione elettromeccanica a distanza fu presentata da Baird il 26 gennaio 1926 a Londra di fronte ad un comitato di scienziati. Gli apparecchi furono sistemati in due stanze separate e Baird mosse la testa del manichino «Stooky Bill», che comparve simultaneamente sul vetro retroilluminato dell’apparecchio ricevente riproducendo fedelmente i movimenti. Anche se poco definita, quella primissima trasmissione televisiva segnò un punto di svolta. L’esperimento fece molta impressione negli ambienti scientifici inglesi, che nei mesi successivi assistettero ad altre dimostrazioni durante le quali fu usato per la prima volta un uomo in carne ed ossa, il fattorino di Baird William Edward Taynton, che può essere considerato il primo attore televisivo della storia.
Tra il 1926 e la fine del decennio l’invenzione di Baird ebbe larga eco, ed il suo sistema fu alla base delle prime trasmissioni della BBC iniziate nel 1929. Il sistema elettromeccanico tuttavia aveva grandi limiti. Il disco di Nipkow impediva la crescita della definizione e la meccanica era rumorosa e fragile. Il sistema Baird fu abbandonato negli anni Trenta con la nascita della televisione elettronica basata sull’utilizzo del tubo catodico.
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