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2019-10-10
Soldi post sisma: l’80% al candidato Pd-M5s
Ansa
Vincenzo Bianconi ai concorrenti lascia solo le briciole. Non stiamo parlando delle elezioni regionali dell'Umbria che si tengono il 27 ottobre a cui il magnate degli alberghi è candidato presidente alla testa dell'accrocchio Pd-stellato. No, quelle anzi rischia di straperderle nonostante giri un sondaggio che lo dà in vantaggio. In realtà il Centrodestra è avanti di 16 punti. Per saperlo basta fare i conti: il Pd a Perugia non è andato oltre il 18%, i 5 stelle hanno il 6. Perugia vale un quarto dell'elettorato regionale.
Stiamo invece parlando di quattrini: i fondi per la ricostruzione del terremoto di Norcia. Malcontati sono circa 6 milioni di euro per rimettere in piedi gli alberghi di famiglia, circa l'80% dei fondi erogati a Norcia per la ricostruzione delle strutture ricettive, e altri due milioni e mezzo incassati dal trust Bianconi per servizi di mensa ai terremotati, di trasporto e scuolabus. Lo ha reso noto il sindaco della città di San Benedetto fortemente danneggiata dal sisma dell'ottobre 2016 in risposta udite udite a una interpellanza presentata dal Pd. Che in Umbria pare in preda alla sindrome di Tafazzi.
A raccontarlo è stato per primo il Corriere dell'Umbria che ha solo pubblicato la risposta scritta che Nicola Alemanno, primo cittadino di Norcia eletto qualche mese fa nelle liste di Forza Italia anche con il sostegno di Bianconi, ha dato ai consiglieri di minoranza della lista civica Noi per Norcia ispirata dal Pd che il 19 agosto lo avevano incalzato su «dove sono finiti i soldi per la ricostruzione degli alberghi».
I rigorosi consiglieri del Pd di Norcia l'avevano presentata dopo che Vincenzo Bianconi, in qualità di presidente di Federalberghi Umbria, in un'intervista aveva minacciato di chiudere le sue attività e di trasferirle se non arrivano i soldi del terremoto. Ai piddini di Norcia, cambiato il governo, non pareva vero di suonare la grancassa dei terremotati abbandonati. E anche sollevare qualche dubbio su quella famiglia di destra - perché così sono noti a Norcia i Bianconi - alleata del sindaco poteva far comodo. Solo che poi le cose sono andate come sono andate e il Pd si è dimenticato di ritirare l'interrogazione.
Due giorni fa è arrivata la risposta di Alemanno: «Su 27 attività ricettive rimaste in piedi a Norcia dopo il sisma del 2016 (prima erano 69), solo tre hotel hanno chiesto e ottenuto i permessi. Di questi gli unici due che al 30 settembre hanno in tasca pure i decreti dell'ufficio speciale, con i fondi in denaro definiti, sono dei Bianconi: il Grotta azzurra, per 5,5 milioni, e Les dependances, per 340.000 euro e rotti. Il terzo albergo richiedente, della famiglia Filippi, non ha ancora i fondi assegnati». Le pratiche per la ricostruzione bloccate sono migliaia, i soldi arrivano con il contagocce e solo il 5% è stato validato e finanziato.
Ma la fortuna aiuta gli audaci e la famiglia Bianconi è molto audace così sono i primi estratti alla lotteria della ricostruzione. Ai Bianconi sono andati altri fondi. Le aziende della famiglia sono tante: hanno cinque strutture ricettive, un'impresa di trasporti, una catena di alimentari dove vendono pecorino, prosciutto e anche i testicoli di mulo. Forti di questa ramificazione hanno incassato - dice sempre Alemanno e riporta il Corriere dell'Umbria - circa 2,4 milioni di euro in diverse tranche per fornire i pasti ai terremotati nel 2017 e nel 2018. Appalti aggiudicati con procedura negoziata di somma urgenza alla società Sporting hotel Salicone che ha anche l'incarico di scuolabus in associazione d'impresa con Umbria autoservice per oltre 200.000 euro.
Il direttore del Corriere dell'Umbria, Davide Vecchi, ha ricordato: «Vincenzo Bianconi proprio a noi ha detto che qualora fosse emerso un suo possibile conflitto d'interessi avrebbe fatto un passo indietro o avrebbe ripensato alla sua candidatura». Ma le cose non andranno così. Perché il candidato oste si è messo a strillare che contro di lui c'è solo fango. «È vergognoso», ha dichiarato, «usare il dramma del terremoto per fare campagna elettorale. Evidentemente la mia candidatura deve proprio terrorizzare qualcuno, visto il fango e le calunnie che mi arrivano addosso. Tra l'altro oggi mi si accusa di un “crimine" terribile: aver cercato di non mettere in mezzo alla strada oltre 90 famiglie di lavoratori collegati alla nostra azienda da sempre una delle colonne dell'economia della Valnerina».
Per la verità il primo a farsi campagna elettorale dopo il sisma è stato proprio Bianconi. Presentando la sua lista aveva detto: «Vengo da Norcia, dopo il terremoto ho parlato con tutti, anche con il Papa e conosco la differenza tra il fare e la passerella». Se Bianconi l'ha presa male, malissimo l'ha presa l'onorevole Walter Verini commissario straordinario del Pd umbro dopo che l'ex segretario Gianpiero Bocci è finito agli arresti nello scandalo sanitopoli denunciato dagli alleati 5 stelle. Per Verini: «Gli avversari usano strumentalmente il terremoto per fatti che sono assolutamente leciti». In verità Donatela Tesei - candidata del centrodestra unito - con l'eleganza che le è propria e intelligenza politica non ha detto una parola. Verini è probabilmente molto preoccupato perché l'affare Bianconi rischia di terremotare ancora di più il partito. Ieri l'ex segretario provinciale del Pd di Terni Paolo Silveri è stato esplicito: «Bianconi ha due strade o si dimette o rinuncia ai fondi» e nelle stesse ore il segretario del Pd di Corciano - è il Comune cuore economico dell'Umbria a due passi da Perugia - Franco Baldelli, che è anche presidente di Federfarma, cioè di tutte le farmacie comunali della Regione, si è dimesso dal partito denunciando l'accordo con i 5 stelle. Insomma un terremoto.
Dem e grillini spiazzati, iniziano le rese dei conti
La notizia dei fondi pubblici ricevuti dal gruppo imprenditoriale del candidato di Pd e M5s, alla presidenza dell'Umbria, Vincenzo Bianconi, scatena gli attacchi del centrodestra ma acuisce anche i malumori di dem e grillini. «Più di 8 milioni di fondi pubblici», sottolinea il leader della Lega, Matteo Salvini, «per ristrutturare hotel e rifornire le mense dei moduli abitativi. È quanto incassato dal gruppo alberghiero della famiglia Bianconi, il candidato di Pd e M5s per la Regione Umbria, per la ricostruzione di Norcia. Per molto meno, in passato la sinistra e i grillini avrebbero gridato al conflitto di interessi e all'evidente problema di opportunità. Approfondiremo! L'Umbria», argomenta Salvini, «dopo gli arresti che hanno fatto cadere la giunta del Pd, merita trasparenza assoluta. Il 27 ottobre i cittadini potranno finalmente voltare pagina».
Non solo dalla coalizione avversaria di Bianconi arrivano perplessità: ieri sul candidato a presidente è piovuta la scomunica di Davide Barillari, consigliere regionale del Lazio del M5s e esponente dei dissidenti grillini: «Vorrei sapere», ha detto Barillari, «con quali criteri è stata scelta questa persona».
Sempre dal M5s, nei giorni scorsi la deputata umbra Tiziana Ciprini aveva manifestato molti dubbi e perplessità sul modo in cui era stata gestita la formazione del «patto civico» con il Pd. «Su Rousseau ho votato contro», aveva detto la Ciprini, «la trattativa è stata gestita troppo centralmente, lasciando pochissimo spazio al territorio. La maggioranza in rete si è espressa a favore, ma il voto è stato nazionale: vorrei sapere cosa ne pensano gli umbri e al riguardo ho pochissimi dubbi. Ricordo che il Pd, in Umbria, lo abbiamo buttato giù noi». Interpellata dalla Verità, la Ciprini commenta gli ultimi risvolti: «Su Bianconi niente da dire», dice la deputata del M5s, «lui ha avuto modo di chiarire la questione che lo riguarda. La perplessità sul metodo che abbiamo utilizzato per stringere questo patto col Pd invece resta, ma ormai dobbiamo solo aspettare le elezioni».
Nei giorni scorsi, anche il Pd umbro ha fatto registrare forti malumori per l'alleanza con il M5s. Il segretario provinciale di Terni, Paolo Silveri, si è dimesso «per il totale disaccordo con le scelte compiute dal commissario Walter Verini riguardanti le elezioni regionali del 27 ottobre». Dunque, a poco più di due settimane dal voto, l'Umbria sembra sempre più una trappola sul cammino dell'alleanza giallorossa.
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Guai per l'aspirante governatore Vincenzo Bianconi. L'imprenditore di Norcia, colpita dal terremoto 2016, ha ricevuto circa 6 milioni di euro per rimettere in piedi gli hotel di famiglia e poi 2,5 per i servizi di mensa ai terremotati, di trasporto e scuolabus. Agli altri, le briciole. Dem e grillini spiazzati, iniziano le rese dei conti. Dubbi su alleati e scelta del candidato presidente. Matteo Salvini: «Il 27 si può voltare pagina». Lo speciale contiene due articoli. Vincenzo Bianconi ai concorrenti lascia solo le briciole. Non stiamo parlando delle elezioni regionali dell'Umbria che si tengono il 27 ottobre a cui il magnate degli alberghi è candidato presidente alla testa dell'accrocchio Pd-stellato. No, quelle anzi rischia di straperderle nonostante giri un sondaggio che lo dà in vantaggio. In realtà il Centrodestra è avanti di 16 punti. Per saperlo basta fare i conti: il Pd a Perugia non è andato oltre il 18%, i 5 stelle hanno il 6. Perugia vale un quarto dell'elettorato regionale. Stiamo invece parlando di quattrini: i fondi per la ricostruzione del terremoto di Norcia. Malcontati sono circa 6 milioni di euro per rimettere in piedi gli alberghi di famiglia, circa l'80% dei fondi erogati a Norcia per la ricostruzione delle strutture ricettive, e altri due milioni e mezzo incassati dal trust Bianconi per servizi di mensa ai terremotati, di trasporto e scuolabus. Lo ha reso noto il sindaco della città di San Benedetto fortemente danneggiata dal sisma dell'ottobre 2016 in risposta udite udite a una interpellanza presentata dal Pd. Che in Umbria pare in preda alla sindrome di Tafazzi. A raccontarlo è stato per primo il Corriere dell'Umbria che ha solo pubblicato la risposta scritta che Nicola Alemanno, primo cittadino di Norcia eletto qualche mese fa nelle liste di Forza Italia anche con il sostegno di Bianconi, ha dato ai consiglieri di minoranza della lista civica Noi per Norcia ispirata dal Pd che il 19 agosto lo avevano incalzato su «dove sono finiti i soldi per la ricostruzione degli alberghi». I rigorosi consiglieri del Pd di Norcia l'avevano presentata dopo che Vincenzo Bianconi, in qualità di presidente di Federalberghi Umbria, in un'intervista aveva minacciato di chiudere le sue attività e di trasferirle se non arrivano i soldi del terremoto. Ai piddini di Norcia, cambiato il governo, non pareva vero di suonare la grancassa dei terremotati abbandonati. E anche sollevare qualche dubbio su quella famiglia di destra - perché così sono noti a Norcia i Bianconi - alleata del sindaco poteva far comodo. Solo che poi le cose sono andate come sono andate e il Pd si è dimenticato di ritirare l'interrogazione. Due giorni fa è arrivata la risposta di Alemanno: «Su 27 attività ricettive rimaste in piedi a Norcia dopo il sisma del 2016 (prima erano 69), solo tre hotel hanno chiesto e ottenuto i permessi. Di questi gli unici due che al 30 settembre hanno in tasca pure i decreti dell'ufficio speciale, con i fondi in denaro definiti, sono dei Bianconi: il Grotta azzurra, per 5,5 milioni, e Les dependances, per 340.000 euro e rotti. Il terzo albergo richiedente, della famiglia Filippi, non ha ancora i fondi assegnati». Le pratiche per la ricostruzione bloccate sono migliaia, i soldi arrivano con il contagocce e solo il 5% è stato validato e finanziato. Ma la fortuna aiuta gli audaci e la famiglia Bianconi è molto audace così sono i primi estratti alla lotteria della ricostruzione. Ai Bianconi sono andati altri fondi. Le aziende della famiglia sono tante: hanno cinque strutture ricettive, un'impresa di trasporti, una catena di alimentari dove vendono pecorino, prosciutto e anche i testicoli di mulo. Forti di questa ramificazione hanno incassato - dice sempre Alemanno e riporta il Corriere dell'Umbria - circa 2,4 milioni di euro in diverse tranche per fornire i pasti ai terremotati nel 2017 e nel 2018. Appalti aggiudicati con procedura negoziata di somma urgenza alla società Sporting hotel Salicone che ha anche l'incarico di scuolabus in associazione d'impresa con Umbria autoservice per oltre 200.000 euro. Il direttore del Corriere dell'Umbria, Davide Vecchi, ha ricordato: «Vincenzo Bianconi proprio a noi ha detto che qualora fosse emerso un suo possibile conflitto d'interessi avrebbe fatto un passo indietro o avrebbe ripensato alla sua candidatura». Ma le cose non andranno così. Perché il candidato oste si è messo a strillare che contro di lui c'è solo fango. «È vergognoso», ha dichiarato, «usare il dramma del terremoto per fare campagna elettorale. Evidentemente la mia candidatura deve proprio terrorizzare qualcuno, visto il fango e le calunnie che mi arrivano addosso. Tra l'altro oggi mi si accusa di un “crimine" terribile: aver cercato di non mettere in mezzo alla strada oltre 90 famiglie di lavoratori collegati alla nostra azienda da sempre una delle colonne dell'economia della Valnerina». Per la verità il primo a farsi campagna elettorale dopo il sisma è stato proprio Bianconi. Presentando la sua lista aveva detto: «Vengo da Norcia, dopo il terremoto ho parlato con tutti, anche con il Papa e conosco la differenza tra il fare e la passerella». Se Bianconi l'ha presa male, malissimo l'ha presa l'onorevole Walter Verini commissario straordinario del Pd umbro dopo che l'ex segretario Gianpiero Bocci è finito agli arresti nello scandalo sanitopoli denunciato dagli alleati 5 stelle. Per Verini: «Gli avversari usano strumentalmente il terremoto per fatti che sono assolutamente leciti». In verità Donatela Tesei - candidata del centrodestra unito - con l'eleganza che le è propria e intelligenza politica non ha detto una parola. Verini è probabilmente molto preoccupato perché l'affare Bianconi rischia di terremotare ancora di più il partito. Ieri l'ex segretario provinciale del Pd di Terni Paolo Silveri è stato esplicito: «Bianconi ha due strade o si dimette o rinuncia ai fondi» e nelle stesse ore il segretario del Pd di Corciano - è il Comune cuore economico dell'Umbria a due passi da Perugia - Franco Baldelli, che è anche presidente di Federfarma, cioè di tutte le farmacie comunali della Regione, si è dimesso dal partito denunciando l'accordo con i 5 stelle. 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Per molto meno, in passato la sinistra e i grillini avrebbero gridato al conflitto di interessi e all'evidente problema di opportunità. Approfondiremo! L'Umbria», argomenta Salvini, «dopo gli arresti che hanno fatto cadere la giunta del Pd, merita trasparenza assoluta. Il 27 ottobre i cittadini potranno finalmente voltare pagina». Non solo dalla coalizione avversaria di Bianconi arrivano perplessità: ieri sul candidato a presidente è piovuta la scomunica di Davide Barillari, consigliere regionale del Lazio del M5s e esponente dei dissidenti grillini: «Vorrei sapere», ha detto Barillari, «con quali criteri è stata scelta questa persona». Sempre dal M5s, nei giorni scorsi la deputata umbra Tiziana Ciprini aveva manifestato molti dubbi e perplessità sul modo in cui era stata gestita la formazione del «patto civico» con il Pd. «Su Rousseau ho votato contro», aveva detto la Ciprini, «la trattativa è stata gestita troppo centralmente, lasciando pochissimo spazio al territorio. La maggioranza in rete si è espressa a favore, ma il voto è stato nazionale: vorrei sapere cosa ne pensano gli umbri e al riguardo ho pochissimi dubbi. Ricordo che il Pd, in Umbria, lo abbiamo buttato giù noi». Interpellata dalla Verità, la Ciprini commenta gli ultimi risvolti: «Su Bianconi niente da dire», dice la deputata del M5s, «lui ha avuto modo di chiarire la questione che lo riguarda. La perplessità sul metodo che abbiamo utilizzato per stringere questo patto col Pd invece resta, ma ormai dobbiamo solo aspettare le elezioni». Nei giorni scorsi, anche il Pd umbro ha fatto registrare forti malumori per l'alleanza con il M5s. Il segretario provinciale di Terni, Paolo Silveri, si è dimesso «per il totale disaccordo con le scelte compiute dal commissario Walter Verini riguardanti le elezioni regionali del 27 ottobre». Dunque, a poco più di due settimane dal voto, l'Umbria sembra sempre più una trappola sul cammino dell'alleanza giallorossa.
La mamma, il suo compagno e il nonno delle due sorelle di 12 e 16 anni ritrovate ieri sera a Formia, a quindici giorni dalla loro scomparsa da una casa famiglia di Civitella Alfedena, sono stati fermati all'alba con l'accusa di sequestro di persona in concorso.
La donna è in carcere a Teramo, il suo compagno e il nonno delle ragazze sono in quello di Sulmona. È indagata a piede libero l'anziana nel cui appartamento di Formia sono state ritrovate le due sorelle. Secondo quanto si apprende, la donna sarebbe una lontana parente della madre delle ragazze, fermata nella notte insieme con il compagno e il nonno con l'accusa di sequestro di persona aggravato in concorso.
«Non sapevo nulla, me le hanno portate e basta». Sono queste le parole dell'anziana che in questi giorni ha ospitato Sarah e Alisya, intervistata da Rainews24.
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Giovanni Malagò durante l'Assemblea elettorale della Figc (Getty Images)
L'ex numero uno del Coni è il nuovo presidente della Figc, eletto con il 68,58% dei voti dopo le dimissioni di Gravina. Ora la Federazione apre la fase delle riforme e della scelta del nuovo ct della Nazionale.
Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Figc. L’assemblea elettiva riunita oggi a Roma lo ha eletto con il 68,58% dei voti, affidandogli la guida del calcio italiano dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, arrivate all’indomani della mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali del 2026.
La votazione ha chiuso una giornata iniziata nella tarda mattinata all’hotel Astoria, dove i delegati delle diverse componenti federali si sono riuniti per ridisegnare gli equilibri del calcio italiano. In corsa per la presidenza c’erano Giovanni Malagò e Giancarlo Abete, due profili diversi per esperienza e percorso, ma entrambi interni al sistema sportivo.
La procedura di voto è stata aperta poco dopo le 14, con la presenza di 266 delegati su 273 aventi diritto. I voti complessivi erano 502,946: per essere eletti era necessaria la soglia dei 252. Un passaggio tecnico che ha preceduto l’esito finale arrivato nel primo pomeriggio. Nel corso dell’assemblea non sono mancati gli interventi dei principali rappresentanti del calcio italiano. Il presidente della Lega Serie A Ezio Maria Simonelli ha parlato di una «ferita profonda» lasciata dalle mancate qualificazioni ai Mondiali, sottolineando la necessità di trasformare la crisi in un punto di ripartenza. «Serve il coraggio delle riforme e la volontà di lavorare insieme», ha detto. Più duro il presidente della Lega Pro Matteo Marani, che ha richiamato un «declino che dura da trent’anni» e una difficoltà strutturale del sistema nel trovare responsabilità condivise. Dal fronte dei calciatori, il presidente dell’Aic Umberto Calcagno ha parlato di «odio» che ha colpito il presidente dimissionario Gravina, indicando la necessità di una guida forte e di un cambiamento profondo.
Anche la Uefa, con il vicepresidente Armand Duka, ha richiamato l’Italia all’urgenza delle infrastrutture in vista di Euro 2032, sottolineando la necessità di un intervento strutturale per garantire un’eredità duratura al sistema. Nel suo intervento in assemblea, Malagò ha rivendicato il proprio legame con la federazione: «Non sono un Papa nero, sono uno di voi, sono figlio della Figc e ho un solo scopo, fare grande l’Italia». Ha poi aggiunto di sentire «fortissimo il peso delle responsabilità», ricordando di essere arrivato a questa candidatura dopo una lunga esperienza nel mondo dello sport e della dirigenza.
Dalla parte opposta, Giancarlo Abete ha contestato il metodo che ha portato all’elezione, definendolo «un percorso incomprensibile», e ha criticato la gestione della fase successiva alle dimissioni di Gravina, sottolineando la necessità di affrontare i problemi del calcio italiano con un confronto più diretto sui contenuti.
Proprio Gravina, nel suo intervento di apertura, ha difeso la scelta delle dimissioni come «convinta, meditata e sofferta», rivendicando un atto di responsabilità istituzionale e personale. Ha poi parlato di un sistema attraversato da tensioni e da una forte polarizzazione, che avrebbe reso necessario un passo indietro per evitare ulteriori divisioni.
A chiudere la giornata, l’esito del voto ha consegnato a Giovanni Malagò la guida della Federcalcio con una maggioranza netta, aprendo una nuova fase per il calcio italiano, chiamato ora a confrontarsi con le riforme e le criticità emerse nel corso dell’assemblea. Il primo nodo da sciogliere per Malagò, sarà ora la scelta del nuovo commissario tecnico della Nazionale. Tra i favoriti sembrerebbe esserci Roberto Mancini, pronto a tornare dopo l'addio burrascoso dell'estate 2023. Sul piano operativo, la nuova gestione avrebbe già individuato alcune priorità su cui intervenire a stretto giro. Tra queste, la volontà di inserire nell’organigramma federale una figura di raccordo tecnico tra presidenza e area sportiva, con competenze calcistiche specifiche, chiamata a incidere sia sulla scelta dei commissari tecnici delle varie nazionali sia sul rapporto quotidiano con lo staff della Nazionale maggiore. Tra i profili presi in considerazione circolano quelli di Paolo Maldini e di Frederic Massara, mentre l’impostazione complessiva rimanda anche all’idea, sostenuta da diverse componenti del mondo dei calciatori, di rafforzare la struttura tecnica del Club Italia e valorizzare figure come Sara Gama. La scelta del nuovo commissario tecnico non sarà comunque immediata e richiederà ulteriori settimane di confronto interno.
Sul fronte politico-istituzionale, l’agenda del nuovo presidente dovrebbe aprirsi con un confronto con il governo su alcuni dossier ritenuti strategici per il sistema calcio: dalla possibile reintroduzione di un meccanismo simile al Decreto Crescita, alla revisione del divieto di pubblicità legato al betting, fino all’ipotesi di destinare una quota dei proventi delle scommesse sul calcio a un fondo dedicato allo sviluppo del movimento. Risorse che, nelle intenzioni, verrebbero poi indirizzate soprattutto su settori giovanili e infrastrutture, considerate le due criticità strutturali su cui il sistema viene chiamato da tempo a intervenire.
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