True
2019-04-27
Siri, depositate le carte Il pm ribadisce: «Virgolettati farlocchi»
Ansa
La Procura di Roma ieri era in subbuglio. Il pool dei giornalisti che da mesi cerca di far cadere il sindaco di Roma Virginia Raggi e danneggiare in tutti i modi la Lega ha iniziato a presidiare gli uffici giudiziari di prima mattina alla ricerca dell'intercettazione che Corriere della Sera, Repubblica e Messaggero avevano propinato ai loro lettori in tre diverse versioni, ma offrendola come verità rivelata. Purtroppo, in realtà, non ce l'aveva nessuno e ieri erano tutti a caccia. Dopo lo scoop della Verità che ha raccolto lo sfogo di un inquirente («Non esiste il virgolettato pubblicato sui giornali») è partita la macchina della confusione (come la chiamano gli esperti di Repubblica). E allora i giornalisti bacchettati dai magistrati hanno fatto la corsa a rivendicare la bontà del loro lavoro, ma non hanno più riportato le presunte trascrizioni virgolettate il 19 aprile, riferite a due intercettazioni ambientali tra l'imprenditore Paolo Arata e il figlio Francesco. In cui si farebbe riferimento a una presunta tangente da 30.000 euro destinata al sottosegretario Armando Siri. Improvvisamente se ne sono vergognati tutti e le hanno nascoste, limitandosi a citare le parole del decreto di perquisizione. La versione autentica dell'intercettazione che secondo un pm della Procura di Roma sarebbe stata taroccata dai segugi dei vari giornali è stata depositata ieri dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal sostituto procuratore Mario Palazzi verso le 13 davanti al Tribunale del Riesame. La Repubblica ha esultato sul proprio sito: «Dunque, l'intercettazione anticipata nei giorni scorsi da Repubblica è il fondamento dell'accusa». Il quotidiano romano la riportò, tra virgolette, in questi termini: «Mi ci sono voluti 30.000 euro». Ma ne trascrisse pure un'altra dove Arata avrebbe detto: «Questo affare mi è costato 30.000 euro». Per il Corriere a pagare sarebbero stati almeno due: «Ci è costato 30.000 euro». L'inquirente che si era lamentato con La Verità per l'alterazione del testo originale («Sì, mi ha fatto arrabbiare») ieri pomeriggio era provato: «Confermo che il virgolettato pubblicato venerdì non corrisponde a quello autentico. Quando saranno disponibili le carte vedrete se quello che ho detto era vero o no. Si capirà chi ha torto e chi ha ragione»
In questi giorni i quotidiani hanno parlato, come detto, di almeno due intercettazioni. Ma quella chiave sarebbe del settembre 2018 e sarebbe contenuta in un'informativa della Direzione investigativa antimafia del 29 marzo 2019 depositata dai pm con molti omissis al Tribunale del riesame. I magistrati hanno messo a disposizione delle difese il minimo indispensabile per ottenere la conferma del sequestro del pc e di altri documenti impugnato da Paolo Arata, indagato per corruzione insieme con Siri. L'inchiesta è diventata di pubblico dominio dopo che i pm hanno dovuto inviare agli indagati la proroga delle investigazioni, ma molte cose restano riservate perché l'inchiesta è in corso. L'avvocato di Arata, Gaetano Scalise, ha annunciato l'intenzione di far sottoporre il suo assistito a interrogatorio quanto prima. Ancora da decidere la data del confronto tra gli inquirenti romani e il sottosegretario Siri. Ma le intercettazioni apocrife pubblicate da alcuni giornali nell'ambito di questa inchiesta, come ci ha raccontato la nostra autorevole fonte giudiziaria, hanno purtroppo molti precedenti e in particolare ai danni della sindaca Virginia Raggi. Ma non solo. La Procura ha dovuto smentire a più riprese gli articoli di alcuni giornali, molto spesso scritti con lo stampino. Per esempio quando uscirono i presunti stralci del verbale dell'ex premier Matteo Renzi, i pm diramarono questa nota: «I virgolettati apparsi oggi sui quotidiani, relativi al contenuto dell'esame del senatore Matteo Renzi, sono frutto di operazioni di fantasia». Evidentemente nella Capitale i cronisti hanno problemi con i caporali. I grillini in passato hanno accusato i giornalisti di «killeraggio» per il taglia e cuci delle chat della sindaca, con in prima linea Repubblica. Ma difficilmente manca in questi assalti la penna di Fiorenza Sarzanini. A proposito di un suo articolo Luigi Di Maio, il 27 gennaio 2017, scrisse sul blog di Beppe Grillo: «L'articolo pubblicato dal #FakeCorriere a firma Fiorella Sarzanini (nome storpiato, ndr) contiene informazioni false e non fornisce nessuna prova documentale, solo chiacchiere da ubriachi». L'articolo in questione era intitolato: «Raggi, trattativa sul patteggiamento». Dopo averlo letto la sindaca perse la pazienza: «Dopo le false ricostruzioni di telefonate tra me e Beppe Grillo (ovviamente smentite) viene persino inventata una fantomatica “trattativa" in corso con la Procura di Roma».
L'avvocato della sindaca, Alessandro Mancori, rincarò la dose: «Stanno uscendo articoli di stampa totalmente falsi e menzogneri (…) Dalla Procura stessa mi hanno chiamato per dirmi che ciò che usciva sui giornali, le indiscrezioni, non veniva da loro». A luglio del 2017 La Stampa titolò: «Consulenze Asl alla Raggi, Cantone invia le carte ai pm». Risposta dei pm: «La Procura di Roma smentisce la notizia apparsa oggi su un quotidiano relativa all'invio da parte dell'Autorità nazionale anticorruzione (Anac) di un esposto sul sindaco Virginia Raggi». Nonostante tutte queste topiche ai danni del M5s e non solo, le rotative di Fantasilandia, siamo certi, non smetteranno di regalare finti scoop.
Il Pd prepara il colpo Fico col M5s
Si erano tanto amati, poi Matteo Renzi andò in tv e il matrimonio non si celebrò. M5s e Pd furono vicini a stringere un accordo per il governo, 12 mesi fa: il 29 aprile 2018, mentre Dario Franceschini e Maurizio Martina tessevano la trama per stringere un accordo con Luigi Di Maio e Roberto Fico, l'ex Rottamatore, all'epoca segretario dimissionario del Partito democratico, si presentò da Fabio Fazio e fece saltare tutto. Oggi, a un anno di distanza, mentre la maggioranza Lega-M5s sembra sul punto di crollare, la pazza idea si ripropone. Il partito di Repubblica è all'opera, insieme all'ala sinistra del M5s: l'obiettivo è, nel caso saltasse il governo guidato da Giuseppe Conte, riannodare il filo di quel discorso, brutalmente interrotto 12 mesi fa.
Il copione è scritto: se il governo Conte cadrà, inizieranno le consultazioni del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che tenterà ogni strada possibile per evitare il voto anticipato. Le obiezioni del Colle a chi chiederà il ritorno alle urne sono già scritte: in cima alla lista, la necessità di approvare la legge finanziaria. A quel punto, inizierà la classica melina dei partiti: di fronte a uno stallo, Mattarella affiderà un primo incarico esplorativo alla presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati. La quale, a sua volta, incontrerà le forze politiche, non riuscendo a trovare una maggioranza in parlamento. A quel punto, toccherà al presidente della Camera, Roberto Fico, al quale lo scorso anno venne affidato il mandato esplorativo, con il preciso compito di verificare se ci fossero le condizioni per un'alleanza di governo tra il Pd e il Movimento 5 stelle. Era il 26 aprile 2018, esattamente un anno fa: Fico si presentò al Quirinale e, gongolante, annunciò urbi et orbi: «Il mandato esplorativo che mi ha affidato il presidente della Repubblica ha avuto un esito positivo, si conclude qui oggi. Aspettiamo anche la direzione del Pd», aggiunse Fico, «ma il concetto fondamentale è che il dialogo è stato avviato».
Come finì lo sappiamo tutti: Renzi si mise di traverso e a palazzo Chigi arrivò Giuseppe Conte. Ma ora che tra M5s e Lega la rottura sembra vicina, e che il segretario del Partito democratico è Nicola Zingaretti, quel dialogo è stato riavviato e Fico, paladino della sinistra, è pronto a spiccare il volo da Montecitorio a Palazzo Chigi. I numeri, seppur risicati, sulla carta ci sono oggi come c'erano lo scorso anno: Pd e M5s hanno rispettivamente 109 e 52 senatori, quindi 161 in totale - esattamente la maggioranza assoluta - e potrebbero contare senza alcun dubbio sui quattro senatori di Leu e su una pattuglia di eletti del gruppo misto e delle autonomie; alla Camera i deputati pentastellati sono 221 e quelli del Pd 111: insieme avrebbero quindi 332 voti, un margine sufficiente rispetto al quorum di 316 di Montecitorio, senza contare i 14 parlamentari di Leu e quelli del misto.
Fantapolitica? Assolutamente no: anche se Matteo Renzi si mettesse di traverso, stavolta i parlamentari non lo seguirebbero in massa sulla strada del «no», poiché la loro ricandidatura è passata nelle mani di Zingaretti. Se Renzi uscisse dal partito, chi lavora all'ipotesi di un governo Pd-M5s è convinto che non mancherebbero parlamentari pronti a rimpiazzare i renziani, pur di non tornare alle elezioni.
L'altra ipotesi in piedi è un governo di centrodestra guidato - forse - da Matteo Salvini. Alla Camera la coalizione conta su 260 seggi , distribuiti fra la Lega (123), Forza Italia (105) e Fratelli d'Italia (32). La maggioranza è a quota 315, quindi, considerati i voti che arriverebbero dal Misto, ne mancano circa 40, che verrebbero recuperati fra grillini terrorizzati dal voto anticipato e, perché no, renziani dispersi. Al Senato, il centrodestra può contare su 137 seggi: 61 di Forza Italia (quattro dei quali di Noi con l'Italia), 58 della Lega e 18 di Fratelli d'Italia. Alla maggioranza, fissata a quota 161 seggi, ne mancano quindi 24, che potrebbero arrivare da pentastellati e renziani.
Ecco spiegato il motivo per il quale i supporter di un «governo Fico» sostenuto da Pd e M5s spingono sull'acceleratore delle inchieste che riguardano la Lega, e in particolare sul caso Siri: Salvini, nei loro piani, va assolutamente isolato, bombardato, messo in quarantena, perché non possa ambire a Palazzo Chigi né avere la forza di opporsi a un eventuale governo guidato da Fico con il sostegno del Partito democratico. L'ombra di collegamenti con la mafia sarebbe il colpo di grazia per il Carroccio e per il suo leader.
Continua a leggereRiduci
Avvocati pronti a controllare le trascrizioni delle microspie. Paolo Arata si farà interrogare. Manipolazioni? Non è la prima volta.Se la maggioranza saltasse, la segreteria di Nicola Zingaretti è pronta ad appoggiare Roberto Fico per mettere insieme un nuovo esecutivo.Lo speciale contiene due articoli. La Procura di Roma ieri era in subbuglio. Il pool dei giornalisti che da mesi cerca di far cadere il sindaco di Roma Virginia Raggi e danneggiare in tutti i modi la Lega ha iniziato a presidiare gli uffici giudiziari di prima mattina alla ricerca dell'intercettazione che Corriere della Sera, Repubblica e Messaggero avevano propinato ai loro lettori in tre diverse versioni, ma offrendola come verità rivelata. Purtroppo, in realtà, non ce l'aveva nessuno e ieri erano tutti a caccia. Dopo lo scoop della Verità che ha raccolto lo sfogo di un inquirente («Non esiste il virgolettato pubblicato sui giornali») è partita la macchina della confusione (come la chiamano gli esperti di Repubblica). E allora i giornalisti bacchettati dai magistrati hanno fatto la corsa a rivendicare la bontà del loro lavoro, ma non hanno più riportato le presunte trascrizioni virgolettate il 19 aprile, riferite a due intercettazioni ambientali tra l'imprenditore Paolo Arata e il figlio Francesco. In cui si farebbe riferimento a una presunta tangente da 30.000 euro destinata al sottosegretario Armando Siri. Improvvisamente se ne sono vergognati tutti e le hanno nascoste, limitandosi a citare le parole del decreto di perquisizione. La versione autentica dell'intercettazione che secondo un pm della Procura di Roma sarebbe stata taroccata dai segugi dei vari giornali è stata depositata ieri dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal sostituto procuratore Mario Palazzi verso le 13 davanti al Tribunale del Riesame. La Repubblica ha esultato sul proprio sito: «Dunque, l'intercettazione anticipata nei giorni scorsi da Repubblica è il fondamento dell'accusa». Il quotidiano romano la riportò, tra virgolette, in questi termini: «Mi ci sono voluti 30.000 euro». Ma ne trascrisse pure un'altra dove Arata avrebbe detto: «Questo affare mi è costato 30.000 euro». Per il Corriere a pagare sarebbero stati almeno due: «Ci è costato 30.000 euro». L'inquirente che si era lamentato con La Verità per l'alterazione del testo originale («Sì, mi ha fatto arrabbiare») ieri pomeriggio era provato: «Confermo che il virgolettato pubblicato venerdì non corrisponde a quello autentico. Quando saranno disponibili le carte vedrete se quello che ho detto era vero o no. Si capirà chi ha torto e chi ha ragione»In questi giorni i quotidiani hanno parlato, come detto, di almeno due intercettazioni. Ma quella chiave sarebbe del settembre 2018 e sarebbe contenuta in un'informativa della Direzione investigativa antimafia del 29 marzo 2019 depositata dai pm con molti omissis al Tribunale del riesame. I magistrati hanno messo a disposizione delle difese il minimo indispensabile per ottenere la conferma del sequestro del pc e di altri documenti impugnato da Paolo Arata, indagato per corruzione insieme con Siri. L'inchiesta è diventata di pubblico dominio dopo che i pm hanno dovuto inviare agli indagati la proroga delle investigazioni, ma molte cose restano riservate perché l'inchiesta è in corso. L'avvocato di Arata, Gaetano Scalise, ha annunciato l'intenzione di far sottoporre il suo assistito a interrogatorio quanto prima. Ancora da decidere la data del confronto tra gli inquirenti romani e il sottosegretario Siri. Ma le intercettazioni apocrife pubblicate da alcuni giornali nell'ambito di questa inchiesta, come ci ha raccontato la nostra autorevole fonte giudiziaria, hanno purtroppo molti precedenti e in particolare ai danni della sindaca Virginia Raggi. Ma non solo. La Procura ha dovuto smentire a più riprese gli articoli di alcuni giornali, molto spesso scritti con lo stampino. Per esempio quando uscirono i presunti stralci del verbale dell'ex premier Matteo Renzi, i pm diramarono questa nota: «I virgolettati apparsi oggi sui quotidiani, relativi al contenuto dell'esame del senatore Matteo Renzi, sono frutto di operazioni di fantasia». Evidentemente nella Capitale i cronisti hanno problemi con i caporali. I grillini in passato hanno accusato i giornalisti di «killeraggio» per il taglia e cuci delle chat della sindaca, con in prima linea Repubblica. Ma difficilmente manca in questi assalti la penna di Fiorenza Sarzanini. A proposito di un suo articolo Luigi Di Maio, il 27 gennaio 2017, scrisse sul blog di Beppe Grillo: «L'articolo pubblicato dal #FakeCorriere a firma Fiorella Sarzanini (nome storpiato, ndr) contiene informazioni false e non fornisce nessuna prova documentale, solo chiacchiere da ubriachi». L'articolo in questione era intitolato: «Raggi, trattativa sul patteggiamento». Dopo averlo letto la sindaca perse la pazienza: «Dopo le false ricostruzioni di telefonate tra me e Beppe Grillo (ovviamente smentite) viene persino inventata una fantomatica “trattativa" in corso con la Procura di Roma». L'avvocato della sindaca, Alessandro Mancori, rincarò la dose: «Stanno uscendo articoli di stampa totalmente falsi e menzogneri (…) Dalla Procura stessa mi hanno chiamato per dirmi che ciò che usciva sui giornali, le indiscrezioni, non veniva da loro». A luglio del 2017 La Stampa titolò: «Consulenze Asl alla Raggi, Cantone invia le carte ai pm». Risposta dei pm: «La Procura di Roma smentisce la notizia apparsa oggi su un quotidiano relativa all'invio da parte dell'Autorità nazionale anticorruzione (Anac) di un esposto sul sindaco Virginia Raggi». Nonostante tutte queste topiche ai danni del M5s e non solo, le rotative di Fantasilandia, siamo certi, non smetteranno di regalare finti scoop.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/siri-depositate-le-carte-il-pm-ribadisce-virgolettati-farlocchi-2635650461.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-pd-prepara-il-colpo-fico-col-m5s" data-post-id="2635650461" data-published-at="1772824905" data-use-pagination="False"> Il Pd prepara il colpo Fico col M5s Si erano tanto amati, poi Matteo Renzi andò in tv e il matrimonio non si celebrò. M5s e Pd furono vicini a stringere un accordo per il governo, 12 mesi fa: il 29 aprile 2018, mentre Dario Franceschini e Maurizio Martina tessevano la trama per stringere un accordo con Luigi Di Maio e Roberto Fico, l'ex Rottamatore, all'epoca segretario dimissionario del Partito democratico, si presentò da Fabio Fazio e fece saltare tutto. Oggi, a un anno di distanza, mentre la maggioranza Lega-M5s sembra sul punto di crollare, la pazza idea si ripropone. Il partito di Repubblica è all'opera, insieme all'ala sinistra del M5s: l'obiettivo è, nel caso saltasse il governo guidato da Giuseppe Conte, riannodare il filo di quel discorso, brutalmente interrotto 12 mesi fa. Il copione è scritto: se il governo Conte cadrà, inizieranno le consultazioni del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che tenterà ogni strada possibile per evitare il voto anticipato. Le obiezioni del Colle a chi chiederà il ritorno alle urne sono già scritte: in cima alla lista, la necessità di approvare la legge finanziaria. A quel punto, inizierà la classica melina dei partiti: di fronte a uno stallo, Mattarella affiderà un primo incarico esplorativo alla presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati. La quale, a sua volta, incontrerà le forze politiche, non riuscendo a trovare una maggioranza in parlamento. A quel punto, toccherà al presidente della Camera, Roberto Fico, al quale lo scorso anno venne affidato il mandato esplorativo, con il preciso compito di verificare se ci fossero le condizioni per un'alleanza di governo tra il Pd e il Movimento 5 stelle. Era il 26 aprile 2018, esattamente un anno fa: Fico si presentò al Quirinale e, gongolante, annunciò urbi et orbi: «Il mandato esplorativo che mi ha affidato il presidente della Repubblica ha avuto un esito positivo, si conclude qui oggi. Aspettiamo anche la direzione del Pd», aggiunse Fico, «ma il concetto fondamentale è che il dialogo è stato avviato». Come finì lo sappiamo tutti: Renzi si mise di traverso e a palazzo Chigi arrivò Giuseppe Conte. Ma ora che tra M5s e Lega la rottura sembra vicina, e che il segretario del Partito democratico è Nicola Zingaretti, quel dialogo è stato riavviato e Fico, paladino della sinistra, è pronto a spiccare il volo da Montecitorio a Palazzo Chigi. I numeri, seppur risicati, sulla carta ci sono oggi come c'erano lo scorso anno: Pd e M5s hanno rispettivamente 109 e 52 senatori, quindi 161 in totale - esattamente la maggioranza assoluta - e potrebbero contare senza alcun dubbio sui quattro senatori di Leu e su una pattuglia di eletti del gruppo misto e delle autonomie; alla Camera i deputati pentastellati sono 221 e quelli del Pd 111: insieme avrebbero quindi 332 voti, un margine sufficiente rispetto al quorum di 316 di Montecitorio, senza contare i 14 parlamentari di Leu e quelli del misto. Fantapolitica? Assolutamente no: anche se Matteo Renzi si mettesse di traverso, stavolta i parlamentari non lo seguirebbero in massa sulla strada del «no», poiché la loro ricandidatura è passata nelle mani di Zingaretti. Se Renzi uscisse dal partito, chi lavora all'ipotesi di un governo Pd-M5s è convinto che non mancherebbero parlamentari pronti a rimpiazzare i renziani, pur di non tornare alle elezioni. L'altra ipotesi in piedi è un governo di centrodestra guidato - forse - da Matteo Salvini. Alla Camera la coalizione conta su 260 seggi , distribuiti fra la Lega (123), Forza Italia (105) e Fratelli d'Italia (32). La maggioranza è a quota 315, quindi, considerati i voti che arriverebbero dal Misto, ne mancano circa 40, che verrebbero recuperati fra grillini terrorizzati dal voto anticipato e, perché no, renziani dispersi. Al Senato, il centrodestra può contare su 137 seggi: 61 di Forza Italia (quattro dei quali di Noi con l'Italia), 58 della Lega e 18 di Fratelli d'Italia. Alla maggioranza, fissata a quota 161 seggi, ne mancano quindi 24, che potrebbero arrivare da pentastellati e renziani. Ecco spiegato il motivo per il quale i supporter di un «governo Fico» sostenuto da Pd e M5s spingono sull'acceleratore delle inchieste che riguardano la Lega, e in particolare sul caso Siri: Salvini, nei loro piani, va assolutamente isolato, bombardato, messo in quarantena, perché non possa ambire a Palazzo Chigi né avere la forza di opporsi a un eventuale governo guidato da Fico con il sostegno del Partito democratico. L'ombra di collegamenti con la mafia sarebbe il colpo di grazia per il Carroccio e per il suo leader.
Luca Argentero posa in occasione del photocall organizzato a margine della presentazione alla stampa della nuova serie Sky Original «Avvocato Ligas», in onda su Sky e Now dal 6 Marzo (Ansa)
Debutta su Sky la serie tratta dal romanzo di Gianluca Ferraris: protagonista l’avvocato Lorenzo Ligas, penalista brillante e controverso che, dopo uno scandalo personale, prova a ricostruirsi difendendo le cause più difficili in una Milano segnata da ombre e contraddizioni.
Lorenzo Ligas non è un avvocato, è una rockstar. Bello, brillante, capace di cogliere dettagli impercettibili e farne frecce del proprio arco. Ligas è il penalista più temuto e invidiato del tribunale di Milano, una Milano piena di ombre, parcogiochi di un uomo le cui virtù sono (anche) ragione di condanna. Quelle stesse capacità tanto utili nell'ambito professionale hanno fatto di Ligas un reietto, dal punto di vista personale: un tossicodipendente, in balia dell'adrenalina e del rischio, costretto dalla sua stessa indole a infilarsi dove non dovrebbe, solo per il piacere di capire se da quei buchi profondi possa uscire integro. Cosa, questa, che non gli è riuscita.
L'avvocato Ligas, protagonista del romanzo di Gianluca Ferraris, Un caso complicato per l'avvocato Ligas - Perdenti, ha scelto la moglie del proprio capo come sfida ultima. L'ha sedotta e avuta, ma quel che sarebbe dovuto rimanere un segreto è diventato presto di dominio pubblico. Dunque, ha perso il posto, Ligas, e pure la donna che per anni gli era stata accanto, madre di sua figlia Laura. Senza più blasoni né poltrone, decide così di ricominciare da capo, vicino a lui solo una praticante, Marta, piena di begli ideali. La trama di Avvocato Ligas, trasposizione televisiva del romanzo di Ferraris, in libreria con Corbaccio, comincia da qui, per allargarsi poi al giallo. Racconta di un avvocato determinato a far sue le cause perse, quelle che nessuno altro vorrebbe. Come quella di un poliziotto morto, ucciso - apparentemente - da un cantante, in una spirale di chat scomparse, cancellate, di messaggi e telefoni, di storture. Lo show, al debutto su Sky venerdì 6 marzo, è il primo legal drama che Sky Italia abbia deciso di produrre. Lo ha fatto con Luca Argentero, a vestire i panni della rockstar in cerca di riscatto.
«Quello che ci ha intrigato di questo personaggio è la sua unicità e la possibilità di esplorare, attraverso i suoi casi, i temi e il sapore della contemporaneità, ispirandoci sempre a fatti di cronaca che hanno scosso l’opinione pubblica e, insieme, farlo attraverso un protagonista scomodo, scorretto, che ci ha permesso di mettere in luce le contraddizioni e la complessità del nostro mondo di oggi», ha spiegato Sky, giustificando così la scelta di entrare, mani e piedi, in un genere fino ad ora ignorato. Un genere che, come accaduto con altre serie tv, non da ultima quella dedicata al Monterossi di Robecchi, permette anche di ritrovare una Milano diversa, più intima, più vera per chiunque l'abbia abitata davvero.
Continua a leggereRiduci
Ecco #DimmiLaVerità del 6 marzo 2026. Il generale Giuseppe Santomartino, già operativo in Iraq e Giordania, ci spiega nel dettaglio i rischi dell'attacco all'Iran.