Prima di tutto Giorgia Meloni durante la campagna referendaria ha promesso e giurato che l’esito del voto non avrebbe influito sulla tenuta del governo, in secondo luogo, come già spiegato dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, sarebbe da irresponsabili rimettere il mandato in un contesto internazionale instabile come questo. Serietà, stabilità e responsabilità, parole ripetute decine di volte che andrebbero a cadere nel vuoto se si cedesse alla tentazione delle elezioni anticipate. Insomma, non piacerà alle opposizioni, né ai tifosi del «fate presto», ma il governo tira diritto.
«Piena fiducia in Giorgia Meloni e in tutta la squadra di governo», ha sottolineato il vicepremier Matteo Salvini durante la riunione della Lega in via Bellerio a Milano. «La Lega è e sarà sempre leale e responsabile», smarcando le ipotesi che accreditavano il Carroccio come pronto alle urne. Qualche dubbio in effetti lo ha sollevato l’intervista che Armando Siri, capo dei dipartimenti dei leghisti e consigliere di Salvini ha rilasciato a Repubblica, perché dicendo «le elezioni anticipate non sono tabù», ha spianato di fatto la strada a chi pensava di potergli attribuire la volontà di andare al voto. Così non è, lo ha chiarito il suo leader di partito: «Arriviamo a fine legislatura senza dubbio». Una decisone presa dopo aver convocato i dirigenti a Milano. Oltre allo stesso Salvini, presenti tra gli altri anche il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, e quello per le Autonomie, Roberto Calderoli, il vicesegretario del Carroccio, Claudio Durigon, il governatore del Friuli-Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, quello del Veneto, Alberto Stefani, e i capigruppo di Camera e Senato, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo. Presente anche Luca Zaia. Il nome dell’ex governatore del Veneto in queste ore è ampiamente speso come papabile per la guida del ministero del Turismo appena lasciato da Daniela Santanchè, ma anche per quello delle Imprese e del Made in Italy in ottica di un mini rimpasto. Resta da nominare anche il sottosegretario alla Giustizia, un nome ci sarebbe, ma si tiene riservato per paura di bruciarlo. Anche il rimpasto si esclude dalle parti di via Bellerio, e si guarda avanti pensando alla manifestazione del 18 aprile a Milano con i Patrioti. Si è parlato anche dell’idea di invitare Meloni in quella data per testimoniare unità, ipotesi accantonata perché sarebbe stato uno sgarbo essendo lei ai vertici del gruppo dei Conservatori in Europa.
Intanto, in casa azzurri «nessuno pensa a elezioni anticipate», ha chiarito il vicepremier e leader di Forza Italia, Antonio Tajani. «Si stanno perdendo ore importanti nei dibattiti sul dopo voto. Quando c’è un risultato negativo ci sono dei contraccolpi, ma adesso dobbiamo lavorare sulle questioni soprattutto economiche, come far crescere l’economia, impedire che la crisi energetica possa interferire con le imprese, ridurre la pressione fiscale e continuare ad aumentare il Pil, evitando contraccolpi». Lo ha detto al Forum della Cucina italiana di Bruno Vespa intervenendo in videocollegamento.
La testa e l’attenzione dell’esecutivo adesso si spostano sul prossimo dossier che è quello della legge elettorale. Oggi in commissione Affari costituzionali alla Camera, parte l’iter parlamentare del cosiddetto Stabilicum: il sistema proporzionale con premio di maggioranza pensato da Fdi-Lega-Fi-Nm per archiviare il Rosatellum. L’idea è quella di evitare colpi di mano lasciando aperta la porta al dialogo con le opposizioni, che già accusa la maggioranza di replicare «lo schema della riforma: prendere o lasciare». «Ci confronteremo. Il provvedimento sarà incardinato domani, ma senza forzature: non c’è alcuna intenzione di procedere a colpi di maggioranza», spiegano fonti parlamentari di via della Scrofa. Quanto a eventuali modifiche, «è prematuro parlarne prima del confronto; siamo comunque disponibili a valutare eventuali correttivi, purché non venga stravolta la filosofia del testo».
L’impianto generale, nelle intenzioni di Fdi, resta quello di una legge proporzionale, con un premio di maggioranza che consenta di stabilire chiaramente, il giorno dopo il voto, chi ha vinto e chi ha perso: «Non si può transigere». Sulle modalità, invece, «il confronto è aperto». Tanto che all’interno della stessa maggioranza non si escludono modifiche al testo. I punti più dibattuti sono quelli del ballottaggio, del premio e delle preferenze. C’è unanimità sul fatto di non mettersi i bastoni tra le ruote a vicenda. Inoltre, fanno sapere, la riforma elettorale non viene avvertita come una priorità. Fonti interne a Fratelli d’Italia assicurano che non ci sarà alcuna accelerazione come invece si dice.