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«Siamo un Paese di bastardi: quando hai un problema finisci emarginato»

«Siamo un Paese di bastardi: quando hai un problema finisci emarginato»
Giovanni Scialpi
Giovanni Scialpi è stato nove anni senza musica per curare la madre con l’Alzheimer: «Campavo grazie alla pensione dei genitori».

«Tutte le volte che vado in televisione mi fanno piangere, sono sempre cose strappalacrime». «Il discorso è che ci sono argomenti che, nonostante siano passati anni, sono sempre…». Certo, sensibili, come lo è Giovanni Scialpi, classe 1962, in arte Scialpi, mito della generazione dei giovani degli anni Ottanta. A un certo punto della sua vita il cantautore ha lasciato il mondo della canzone per stare vicino alla madre, Giuseppina, colpita dalla malattia di Alzheimer, per darle presenza e cure. Ciò l’ha fatto per molti anni, rinunciando a esibirsi e mettendosi a repentaglio dal punto di vista economico. Gesto nobile, verrebbe da dire, ma ha ragione lui. Che c’è da stupirsi? Si tratta di un atto che dovrebbe essere vissuto come normale e dovuto. Un gesto permanente di cura.

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Pensioni di vecchiaia e anticipate: niente «scivoli» con il contributivo
Imagoeconomica
L’Inps rigetta le domande: problemi sul requisito dell’importo minimo dell’assegno.

ll tema previdenziale torna a essere caldo. Le pensioni contributive, ovvero quelle calcolate in base ai contributi versati, oltre a essere inferiori a quelle retributive, come è noto, riservano una sorpresa in più, non piacevole. Gli scivoli di accompagnamento alla pensione, con strumenti quali l’isopensione e l’assegno straordinario dei fondi settoriali di solidarietà, al momento sono quasi del tutto inaccessibili ai lavoratori con l’assegno calcolato con il contributivo.

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Disabili furibondi, Giannini tira dritto
Massimo Giannini (Ansa)
L’ex direttore della «Stampa» su X non fa retromarcia e parla di «accuse strumentali». I portatori di handicap: «Da lui frasi inaccettabili». Il ministro Alessandra Locatelli: «Ignorante».

Le parole sono pietre o, almeno, possono esserlo. Per questo vanno sempre impiegate con cura. Altrimenti si rischia di risultare inopportuni, se non gravemente offensivi. Strano che un giornalista navigato come Massimo Giannini, già direttore della Stampa, abbia per un momento dimenticato questa verità così elementare per chiunque faccia informazione. Eppure è successo. È avvenuto durante un intervento del giornalista a DiMartedì, il programma condotto da Giovanni Floris su La7. Nello sferrare la sua ennesima critica all’esecutivo di Giorgia Meloni, Giannini voleva esprimere un concetto in sé pure condivisibile - un governo deve fare il suo, non tirare a campare -, ma la spiegazione non gli è riuscita benissimo, scadendo in una seria mancanza di rispetto. Vediamo perché.

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Da Crozza a Gruber, i pifferai rossi si sono scatenati dopo il referendum
Maurizio Crozza (Ansa)
All’indomani del voto sulla giustizia, gli alfieri televisivi della sinistra hanno rotto gli argini per attaccare il governo Meloni a ogni trasmissione utile. Dentro il piccolo schermo, la campagna per le politiche è iniziata

Addio freni inibitori. Autocontrollo, questo sconosciuto. Ora che la meta si avvicina e in fondo al rettilineo s’intravede lo striscione del traguardo, vale tutto. La meta è la vittoria del campo largo alle prossime elezioni. O, detto in altro modo, la detronizzazione di Giorgia Meloni; e non si sa per che cosa si goda maggiormente.

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Il Teatro Regio di Torino annuncia una stagione «Fatale»: inaugurazione con Mascagni e Leoncavallo
Presentato il cartellone 2026/27: quindici titoli, nove nuovi allestimenti, tre appuntamenti dedicati alla danza e il gioiello barocco di Vivaldi Juditha triumphans. Un’ambiziosa tetralogia verista per l’inaugurazione e il gran finale russo con Evgenij Onegin di Ciajkovskij e la regia di Robert Carsen.
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