
Le parole sono pietre o, almeno, possono esserlo. Per questo vanno sempre impiegate con cura. Altrimenti si rischia di risultare inopportuni, se non gravemente offensivi. Strano che un giornalista navigato come Massimo Giannini, già direttore della Stampa, abbia per un momento dimenticato questa verità così elementare per chiunque faccia informazione. Eppure è successo. È avvenuto durante un intervento del giornalista a DiMartedì, il programma condotto da Giovanni Floris su La7. Nello sferrare la sua ennesima critica all’esecutivo di Giorgia Meloni, Giannini voleva esprimere un concetto in sé pure condivisibile - un governo deve fare il suo, non tirare a campare -, ma la spiegazione non gli è riuscita benissimo, scadendo in una seria mancanza di rispetto. Vediamo perché.
«Il governo è come un essere umano», è stata la premessa gianniniana, seguita da una domanda: «Tutti siamo contenti se un essere umano vive fino a 100, 110 anni? Ma bisogna vedere in che condizioni ci arriva». Il giornalista avrebbe potuto benissimo fermarsi qui, con l’accostamento tra governo ed «essere umano», invece ha così continuato prendendosela con quest’ultimo che, «se passa gli ultimi 20 anni della sua esistenza immobile, su una sedia a rotelle a non fare nulla, è inutile che sia vissuto così tanto; la stessa cosa vale per un governo». Com’è immaginabile, le parole di Giannini hanno scatenato tante reazioni. Anzitutto, a sentirsi colpiti nella loro dignità sono state le persone diversamente abili.
Di «parole gravi, che associano la vita di una persona con disabilità a un’esistenza priva di valore, dignità e significato» ha, infatti, parlato Vincenzo Falabella, presidente della Fish - acronimo di Federazione italiana per il superamento dell’handicap - secondo cui quello echeggiato negli studi di Floris è «un messaggio inaccettabile, che non solo ferisce profondamente le persone direttamente coinvolte e le loro famiglie, ma contribuisce ad alimentare stereotipi discriminatori e una cultura abilista che dovrebbe essere contrastata con fermezza». Falabella denuncia come la disabilità sia stata «strumentalizzata con toni offensivi e degradanti» perché «le persone che vivono su una sedia a rotelle, anche nelle condizioni più difficili, non sono individui “inermi” o “inutili”, ma che affrontano ogni giorno la vita con dignità, forza e pieno valore umano».
Ma, soprattutto, il presidente della Fish è rimasto sbigottito da una cosa secondaria solo in apparenza: «L’assenza totale di indignazione da parte dei presenti: invece del silenzio o della presa di distanza, è arrivato addirittura un fragoroso applauso». «E ci sono pure gli applausi…», ha notato, indignandosi, anche Nicola Procaccini, europarlamentare di Fdi. Di certo non un applauso, bensì una nota durissima è arrivata dal ministro per la Disabilità, Alessandra Locatelli, secondo cui «persone che parlano in questo modo dimostrano tutto il loro disprezzo e la loro ignoranza». Ieri pomeriggio Giannini ha replicato ma, pur scusandosi, si è detto quasi stizzito per le polemiche per le sue parole, oggetto d’una «manipolazione così vergognosa». «Apprendo con sorpresa e amarezza di una polemica che mi riguarda», ha detto, attaccando «gli agit-prop del governo, col supporto dei soliti gazzettieri di complemento». «Conosco la vera disabilità, anche per ragioni familiari», ha concluso, «e il peso che ne porto non mi consentirebbe mai di mancare di rispetto a chi la vive ogni giorno». Eppure così l’hanno presa tanti. Tutti quanti «agit-prop del governo»?





