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2026-05-08
Aiuto, tornano alla carica i tifosi del virus
Come nel 2020, solo lui capisce tutto. Il Corriere della Sera dissotterra una formula capace di evocare vivide memorie: la «paura del contagio». Anche se Tedros Adhanom Ghebreyesus, capo dell’Oms, rassicura: questo non è il nuovo Covid, conosciamo il patogeno e per infettarsi occorrono contatti prolungati. Ma se è vero che, su otto casi sospetti e cinque confermati, ci sono tre morti, Sars-Cov-2 al confronto era un raffreddore. In assenza di terapie specifiche e di vaccini da vendere a miliardi di fiale, l’agenzia Onu ci rifila una dose di moralismo: occorre «solidarietà», ha detto ieri il funzionario etiope, perché «i virus non si curano dei nostri confini». Calma, però: «Non è l’inizio di una pandemia». Almeno, stavolta non ci tocca prendere per oro colato i bollettini cinesi.
Nel dubbio, a differenza di sei anni fa, le autorità si stanno muovendo in anticipo. Ieri, l’Ue ha organizzato una «riunione di follow-up del Comitato per la sicurezza sanitaria». Vi hanno partecipato gli Stati membri dell’Unione e dello Spazio economico europeo, i cui cittadini si trovavano a bordo della nave dalla quale sarebbe partito il focolaio. «La valutazione preliminare», ha comunque garantito la portavoce di Bruxelles, «indica un basso rischio per la popolazione generale».
Il mantra è questo: la trasmissione da uomo a uomo è rara. Eppure, il ceppo andino, sceso dalla crociera sudamericana, è riuscito a prendere l’aereo. Ieri, ad Amsterdam, dov’è ricoverata, è stata sottoposta ai test un’assistente di volo della Klm, che si era incrociata con la moglie del passeggero olandese di 70 anni, morto l’11 aprile sull’imbarcazione. Costei, colta da disturbi intestinali, era approdata insieme alla salma del marito sull’isola di Sant’Elena; poi si era spostata a Johannesburg, dove, lo scorso 25 aprile, aveva provato a prendere un volo per i Paesi Bassi; a causa delle sue condizioni, però, le era stato impedito di salire sul jet. Il giorno dopo, è morta. L’Olanda, intanto, ha confermato la positività di uno dei pazienti evacuati dalla crociera e atterrati nella capitale. In Italia, si è messo in allerta lo Spallanzani. E le opposizioni hanno fatto ripartire il disco: «Il governo riferisca in Aula».
Non è il nuovo Covid. Lo dimostra la cautela dei politici, disciplinati dal prezzo che hanno dovuto pagare per le restrizioni pandemiche. Ieri, ad esempio, il ministro della Sanità di Madrid, Mónica García Gómez, si è appellata «al buon senso dei passeggeri e dei loro familiari», affinché chi arriva alle Canarie rispetti la quarantena. García ha ricordato che i 14 connazionali sul natante dovrebbero firmare un «consenso informato» per essere messi in isolamento, benché abbia poi velatamente minacciato di imporglielo. La nave MV Hondius, infatti, ha ricevuto l’autorizzazione a dirigersi a Tenerife. Tra le polemiche. Il morale a bordo è migliorato, ha assicurato Tedros, fornendo il bilancio dei contagiati: dei tre evacuati l’altro ieri, due sono nei Paesi Bassi in ospedale e uno in isolamento in Germania. Migliora l’uomo che era stato ricoverato in terapia intensiva in Sudafrica, mentre uno finito in corsia a Zurigo è stabile. In Gran Bretagna, gli asintomatici confinati in casa sono due; ed è stazionario un cinquantaseienne ammalato. Resta grave il medico di bordo, colui che avrebbe giudicato «non contagioso» il paziente zero: ieri è spuntato un video in cui si vede il capitano della crociera, il 12 aprile, informare i passeggeri che la nave, visto ii parere del dottore, poteva considerarsi «sicura».
Non è il nuovo Covid. Ma la disavventura ricorda l’odissea della Diamond Princess, la nave inglese che, dal 4 febbraio 2020, finì in quarantena per oltre un mese a Yokohama. L’Oms e l’operatore dello scafo olandese hanno comunicato che i passeggeri con sintomi sono stati tutti trasferiti; mentre il ministero degli Esteri dei Paesi Bassi ha ribadito che, dopo la morte del primo paziente a bordo, circa in 40 erano scesi a Sant’Elena, nell’Atlantico meridionale. Compresa, appunto, la moglie della vittima.
È incerta l’origine di quello che Ghebreyesus ha definito «incidente grave». Si ipotizza che la coppia olandese deceduta abbia contratto il patogeno durante un’escursione per osservare uccelli in una discarica di Ushuaia, nella Terra del Fuoco. Solo che, in quella provincia, non erano stati mai registrati casi. Perciò, si sta ricostruendo il percorso dei coniugi prima dell’imbarco, dal Cile (che esclude coinvolgimenti) alla Patagonia. È acclarato che la variante delle Ande è quella che si diffonde più facilmente tra esseri umani e che, in Argentina, le infezioni stanno aumentando: l’innalzamento delle temperature consente ai topi vettori di prosperare. Fatale, difatti, è l’esposizione a escrementi, urina o saliva dei roditori. Il virus ha un’incubazione che varia tra una e otto settimane e può evolvere in varie forme, dalla febbre emorragica con sindrome renale, alla nefropatia, alla sindrome polmonare, la più frequente nel continente americano. Proprio l’intervallo tra infezione e manifestazione dei sintomi ha indotto l’Oms a precisare che potrebbero emergere nuovi casi.
La MV Hondius era salpata da Ushuaia il primo aprile, con circa 150 persone. Il 6, lo sfortunato settantenne olandese ha iniziato a sentirsi male. Ma nessuno, nemmeno il dottore, aveva pensato al morbo respiratorio. Così, fino agli esiti delle analisi sulla donna morta il 26 aprile, la crociera ha proseguito il suo tragitto, lasciando scendere decine di persone. A segnalare il cluster all’Oms è stato il Regno Unito; era il 2 maggio, giorno in cui è spirata la terza vittima tedesca. A quel punto, la MV Hondius è stata bloccata a Capo Verde. Da lì, è ripartita alla volta delle Canarie, in un clima tipo Demeter, il mercantile del romanzo di Bram Stoker infestato da Dracula e trasformato in veicolo di pestilenza. E allora? Ci risiamo? Non è il nuovo Covid, no. Ma chi era in astinenza da salotti tv se lo farà bastare.
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Il bilancio di Tedros: 3 vittime, 5 casi confermati («Ma aumenteranno»). Rispuntano Bassetti, Burioni & C. Il capitano della MV Hondius dopo la morte del primo paziente: «Nave sicura». Hostess ricoverata in Olanda.Mamma mia, here we go again. Ci risiamo davvero? L’epidemia di Hantavirus non è nemmeno un’epidemia, ma i giornali hanno subito ritrovato il gusto dell’apocalisse sanitaria. E sono ricomparse le virostar. Al solito, con tutto e il suo contrario: Matteo Bassetti è preoccupato per la letalità della malattia e per la dispersione dei potenziali untori; Fabrizio Pregliasco esorta a evitare «inutili allarmismi»; Roberto Burioni rispolvera l’arte della spocchia e deride i «milioni di esperti» passati da Hormuz a Garlasco al virus.Come nel 2020, solo lui capisce tutto. Il Corriere della Sera dissotterra una formula capace di evocare vivide memorie: la «paura del contagio». Anche se Tedros Adhanom Ghebreyesus, capo dell’Oms, rassicura: questo non è il nuovo Covid, conosciamo il patogeno e per infettarsi occorrono contatti prolungati. Ma se è vero che, su otto casi sospetti e cinque confermati, ci sono tre morti, Sars-Cov-2 al confronto era un raffreddore. In assenza di terapie specifiche e di vaccini da vendere a miliardi di fiale, l’agenzia Onu ci rifila una dose di moralismo: occorre «solidarietà», ha detto ieri il funzionario etiope, perché «i virus non si curano dei nostri confini». Calma, però: «Non è l’inizio di una pandemia». Almeno, stavolta non ci tocca prendere per oro colato i bollettini cinesi. Nel dubbio, a differenza di sei anni fa, le autorità si stanno muovendo in anticipo. Ieri, l’Ue ha organizzato una «riunione di follow-up del Comitato per la sicurezza sanitaria». Vi hanno partecipato gli Stati membri dell’Unione e dello Spazio economico europeo, i cui cittadini si trovavano a bordo della nave dalla quale sarebbe partito il focolaio. «La valutazione preliminare», ha comunque garantito la portavoce di Bruxelles, «indica un basso rischio per la popolazione generale».Il mantra è questo: la trasmissione da uomo a uomo è rara. Eppure, il ceppo andino, sceso dalla crociera sudamericana, è riuscito a prendere l’aereo. Ieri, ad Amsterdam, dov’è ricoverata, è stata sottoposta ai test un’assistente di volo della Klm, che si era incrociata con la moglie del passeggero olandese di 70 anni, morto l’11 aprile sull’imbarcazione. Costei, colta da disturbi intestinali, era approdata insieme alla salma del marito sull’isola di Sant’Elena; poi si era spostata a Johannesburg, dove, lo scorso 25 aprile, aveva provato a prendere un volo per i Paesi Bassi; a causa delle sue condizioni, però, le era stato impedito di salire sul jet. Il giorno dopo, è morta. L’Olanda, intanto, ha confermato la positività di uno dei pazienti evacuati dalla crociera e atterrati nella capitale. In Italia, si è messo in allerta lo Spallanzani. E le opposizioni hanno fatto ripartire il disco: «Il governo riferisca in Aula».Non è il nuovo Covid. Lo dimostra la cautela dei politici, disciplinati dal prezzo che hanno dovuto pagare per le restrizioni pandemiche. Ieri, ad esempio, il ministro della Sanità di Madrid, Mónica García Gómez, si è appellata «al buon senso dei passeggeri e dei loro familiari», affinché chi arriva alle Canarie rispetti la quarantena. García ha ricordato che i 14 connazionali sul natante dovrebbero firmare un «consenso informato» per essere messi in isolamento, benché abbia poi velatamente minacciato di imporglielo. La nave MV Hondius, infatti, ha ricevuto l’autorizzazione a dirigersi a Tenerife. Tra le polemiche. Il morale a bordo è migliorato, ha assicurato Tedros, fornendo il bilancio dei contagiati: dei tre evacuati l’altro ieri, due sono nei Paesi Bassi in ospedale e uno in isolamento in Germania. Migliora l’uomo che era stato ricoverato in terapia intensiva in Sudafrica, mentre uno finito in corsia a Zurigo è stabile. In Gran Bretagna, gli asintomatici confinati in casa sono due; ed è stazionario un cinquantaseienne ammalato. Resta grave il medico di bordo, colui che avrebbe giudicato «non contagioso» il paziente zero: ieri è spuntato un video in cui si vede il capitano della crociera, il 12 aprile, informare i passeggeri che la nave, visto ii parere del dottore, poteva considerarsi «sicura».Non è il nuovo Covid. Ma la disavventura ricorda l’odissea della Diamond Princess, la nave inglese che, dal 4 febbraio 2020, finì in quarantena per oltre un mese a Yokohama. L’Oms e l’operatore dello scafo olandese hanno comunicato che i passeggeri con sintomi sono stati tutti trasferiti; mentre il ministero degli Esteri dei Paesi Bassi ha ribadito che, dopo la morte del primo paziente a bordo, circa in 40 erano scesi a Sant’Elena, nell’Atlantico meridionale. Compresa, appunto, la moglie della vittima. È incerta l’origine di quello che Ghebreyesus ha definito «incidente grave». Si ipotizza che la coppia olandese deceduta abbia contratto il patogeno durante un’escursione per osservare uccelli in una discarica di Ushuaia, nella Terra del Fuoco. Solo che, in quella provincia, non erano stati mai registrati casi. Perciò, si sta ricostruendo il percorso dei coniugi prima dell’imbarco, dal Cile (che esclude coinvolgimenti) alla Patagonia. È acclarato che la variante delle Ande è quella che si diffonde più facilmente tra esseri umani e che, in Argentina, le infezioni stanno aumentando: l’innalzamento delle temperature consente ai topi vettori di prosperare. Fatale, difatti, è l’esposizione a escrementi, urina o saliva dei roditori. Il virus ha un’incubazione che varia tra una e otto settimane e può evolvere in varie forme, dalla febbre emorragica con sindrome renale, alla nefropatia, alla sindrome polmonare, la più frequente nel continente americano. Proprio l’intervallo tra infezione e manifestazione dei sintomi ha indotto l’Oms a precisare che potrebbero emergere nuovi casi. La MV Hondius era salpata da Ushuaia il primo aprile, con circa 150 persone. Il 6, lo sfortunato settantenne olandese ha iniziato a sentirsi male. Ma nessuno, nemmeno il dottore, aveva pensato al morbo respiratorio. Così, fino agli esiti delle analisi sulla donna morta il 26 aprile, la crociera ha proseguito il suo tragitto, lasciando scendere decine di persone. A segnalare il cluster all’Oms è stato il Regno Unito; era il 2 maggio, giorno in cui è spirata la terza vittima tedesca. A quel punto, la MV Hondius è stata bloccata a Capo Verde. Da lì, è ripartita alla volta delle Canarie, in un clima tipo Demeter, il mercantile del romanzo di Bram Stoker infestato da Dracula e trasformato in veicolo di pestilenza. E allora? Ci risiamo? Non è il nuovo Covid, no. Ma chi era in astinenza da salotti tv se lo farà bastare.
Presentato il cartellone 2026/27: quindici titoli, nove nuovi allestimenti, tre appuntamenti dedicati alla danza e il gioiello barocco di Vivaldi Juditha triumphans. Un’ambiziosa tetralogia verista per l’inaugurazione e il gran finale russo con Evgenij Onegin di Ciajkovskij e la regia di Robert Carsen.
Dopo aver indossato il «Rosso» del sangue e del desiderio nella fortunata stagione che sta per chiudersi, il Teatro Regio di Torino ne annuncia una «Fatale» per il 2026/2027. Nulla di funesto - dove c’è un sipario la scaramanzia regna - l’orizzonte è la «volontà del fato» e il significato della vita. «La tragedia greca», spiega il sovrintendente francese Mathieu Jouvin, «ci insegna che è la morte a trasformare l’esistenza in destino. L’idea che ognuno di noi possa forgiare il suo a piacimento è molto moderna, ma forse non così vera. In questo senso il teatro può aiutarci ad accettare la realtà così com’è». Vaste programme, avrebbe detto De Gaulle, e per realizzarlo il tempio sabaudo dell’Opera rilancia, passando da 10 a 15 titoli e da quattro a nove nuovi allestimenti (confermati i tre appuntamenti dedicati alla danza), con un gioiello barocco: Juditha triumphans, l’unico oratorio di Antonio Vivaldi arrivato a noi in forma integrale (a proposito, a pochi passi dal Regio c’è una collezione di manoscritti del Prete rosso che vale miliardi: bit.ly/4wiN0cc il link per i curiosi). Il totale fa 92 recite, numero fortunato all’ombra della Mole perché è anche la percentuale di riempimento della rassegna 2025/26, che si concluderà in giugno con Tosca di Giacomo Puccini (buona la Prima, mercoledì sera, del penultimo titolo in cartellone, I Puritani di Vincenzo Bellini: finale col botto, anzi con uno sparo di troppo, che si porta via il povero Arturo e l’happy ending).
Si parte il 15 ottobre con un’inaugurazione ardita: una tetralogia verista che omaggia Pietro Mascagni e Ruggero Leoncavallo, due «soccombenti», direbbe Thomas Bernhard, davanti ai trionfi di Puccini. Dopo la consueta accoppiata dei rispettivi successi di gioventù, Cavalleria rusticana-Pagliacci, toccherà infatti alla Bohéme di Leoncavallo (27 ottobre) e a Iris di Mascagni (5 novembre). Inutile ricordare che la prima venne surclassata dal compositore lucchese, divertito dal fatto che il rivale stesse lavorando al medesimo soggetto («Egli musichi, io musicherò. Il pubblico giudicherà», sentenzierà sul Corsera) e la seconda - ambientata in Giappone - finì nel cono d’ombra di Madama Butterfly. «Una grande sfida produttiva», come l’ha definita il direttore artistico, Cristiano Sandri, un mini festival da 22 recite in poco più di un mese, che verrà affidato all’ottima bacchetta del direttore musicale, Andrea Battistoni, e a due registi, che si spartiranno i compositori: Francesco Micheli (Leoncavallo) e Daniele Menghini (Mascagni).
Nel tempo di Natale, come da tradizione, tornerà in primo piano la danza (da Roberto Bolle and Friends al Tokyo Ballet, fino all’immancabile Schiaccianoci di Ciajkovskij), mentre nel 2027 l’evocato Puccini marcherà il territorio con Edgar (26 gennaio), in una rara versione originaria in quattro atti. E Giuseppe Verdi? L’appassionato pubblico torinese, che ieri ha chiesto quando tornerà il Maestro Riccardo Muti e ha manifestato il desiderio di vedere rappresentati i titoli più trascurati del Cigno di Busseto, dovrà «accontentarsi» di Traviata (27 febbraio, regia di Jacopo Spirei), l’opera più eseguita al mondo. E potrà consolarsi, ad esempio, con Salome di Richard Strauss (6 aprile), diretta per la prima volta a Torino da Axel Kober. Gran finale russo con Evgenij Onegin di Ciajkovskij (15 giugno) e la celebre regia di Robert Carsen per il Met (nel 2027 compirà 30 anni), che pochi mesi fa ha commosso fino alle lacrime il Regio riproponendo la sua insuperabile visione dei Dialoghi delle carmelitane di Francis Poulenc.
Sicuri che l’Opera non importi più a nessuno, come dice il piccolo Timothée Chalamet? Da queste parti non la pensano così e tirano dritto. L’Anteprima giovani, ci fa sapere il teatro, in tre anni ha fatto registrare 35.000 presenze, con una vera e propria corsa forsennata al biglietto sia per i grandi classici, sia per i titoli meno pop (per polverizzare i tagliandi a volte bastano pochi minuti). Per tutto il resto c’è la Regio card, che permette agli studenti di tirar fuori solo 10 euro. Mica male per fare i conti con la volontà del fato e il significato della vita.
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