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2024-08-06
La Senna intossica un’atleta belga. Due malori anche tra gli svizzeri
Claire Michel (Ansa)
Chiamatelo Emmanuel Marròn: altro che green, le acque della Senna sono marroni, inquinate e pericolose, e così le manie di grandezza del presidente francese annegano tra le polemiche. «Correreste il rischio di entrare nella Senna due giorni prima della gara, magari per poi ammalarvi il giorno prima della competizione?», Si era chiesto l’irlandese Daniel Wiffen, record europeo negli 800 metri stile libero, prima dell’inizio dei Giochi. Ed è stato buon profeta: Claire Michel, una atleta belga del triathlon che aveva nuotato nella Senna in occasione della gara individuale, è stata ricoverata per aver contratto il batterio Escherichia coli, presente nel fiume. La poveretta lamenta problemi di stomaco e intestinali: «Sono stata curata bene e mi riprenderò», scrive la Michel su Instagram, «sono però davvero devastata per la squadra e mi dispiace finire i Giochi in questo modo».
Il Belgio è letteralmente furioso con l’organizzazione, tanto che ieri mattina ha deciso di ritirare la sua squadra dalla staffetta mista di triathlon. Nella nota ufficiale diffusa dai vertici dello sport belga si spiega che la rinuncia alla staffetta è stata presa «nei colloqui con gli atleti e lo staff. Il Comitato olimpico belga e la Federazione triathlon sperano che la lezione venga appresa in vista delle prossime competizioni di triathlon alle Olimpiadi». Va sottolineato che nei giorni scorsi diversi allenamenti dei triatleti erano stati annullati proprio perché il livello di Escherichia coli superava le soglie di guardia. Cronaca di un ricovero annunciato, anzi di più: due triatleti svizzeri, Adrien Brifford e Simon Westermann, accusano sintomi di gastroenterite, ma non confermano ufficialmente che si tratti della Senna, mentre un atleta norvegese ha accusato dolore addominale e vomito il giorno seguente alla gara. Il direttore sportivo della Federtriathlon norvegese, Arild Tveiten, spiega che la causa del malore non è ancora nota, ma aggiunge: «Stiamo pensando quello che pensano tutti: che probabilmente è il fiume. Ma non lo sappiamo».
Parliamoci chiaro: l’Escherichia coli è un indicatore di contaminazione fecale, la Senna per farla breve è ancora troppo piena (ci si perdoni, è il caso di dirlo, il francesismo) di cacca, come ha fatto intuire pochi giorni fa un’altra atleta belga, Jolien Vermeylen: «Ho bevuto molta acqua», ha detto la Vermeylen, «e non ha il sapore della Coca-cola o della Sprite. Nuotando sotto il ponte, ho sentito e visto cose a cui non dovremmo pensare troppo». Cosa avrà visto e sentito, sotto i ponti, la belga? Non si sa, ma è facile pensare a qualche topolone olimpico. Un film horror, queste gare nella Senna, che Macron ha voluto a tutti i costi per autocelebrare la propria grandezza (il fiume non è balneabile da 100 anni). Un film costato 1,4 miliardi di euro per gli interventi di bonifica che non hanno bonificato niente, e a rivederle ore fanno francamente ridere le immagini del sindaco di Parigi, Anne Hidalgo, del prefetto della Regione Ile-de-France, Marc Guillaume, e del presidente del Comitato organizzatore olimpico, Tony Estanguet, che si sono fatti un tuffetto a favore di telecamere, prima dell’inizio dei Giochi, per dimostrare la balneabilità della Senna, non solo agli atleti ma anche ai cittadini della capitale, infuriati per gli altissimi costi dell’intervento, e ai quali era stata fatta intravedere la possibilità di farsi il bagnetto sotto casa. Detto del malcapitato triatleta canadese Tyler Mislawchuk, le cui immagini mentre vomita dieci volte hanno fatto il giro del mondo, torniamo al Marròn: il nostro Greg Paltrinieri, argento nei 1.500 (in piscina), e appena diventato il nuotatore italiano con più medaglie olimpiche (cinque), è atteso alla prova dei 10 km in acque libere, ovvero nella Senna. «Sì, siamo preoccupati», ha detto qualche giorno fa alla Gazzetta, «è una location mai provata. Non puoi organizzare una gara così senza averla mai provata. Probabilmente l’acqua è fredda e con corrente da fiume. Molto probabilmente è sporco perché non ci sono le condizioni per nuotare, ma sono quasi sicuro che la faranno lì perché ci hanno investito troppo. Mi sembra un po’ una presa in giro». Per chiarire bene il concetto, Paltrinieri ha citato Carlo Verdone in Troppo forte, che racconta dell’avventura in una palude in Rhodesia: «Mi sarò bevuto dai sei a sette litri di merda». Le prossime gare sono comunque appese a un filo. Nessuno può sapere se ci saranno le condizioni affinché vengano disputate nella Senna, anche perché c’è l’incubo di altre patologie: «I rischi sanitari per gli atleti delle Olimpiadi 2024», spiega il presidente della Società italiana di medicina ambientale, Alessandro Miani, «legati all’inquinamento della Senna non possono essere completamente eliminati. La presenza nelle acque dei fiumi di batteri fecali, come ad esempio l’Escherichia coli, può provocare infezioni gastrointestinali nell’uomo con sintomi come diarrea e vomito. Si possono verificare poi infezioni della pelle e degli occhi per via del contatto con l’acqua contaminata, con conseguenti eruzioni cutanee e infezioni oculari. Altro rischio importante è la leptospirosi, malattia causata da batteri presenti nell’urina degli animali come ratti e topi: i sintomi includono febbre alta, mal di testa e dolori muscolari. Occorre poi considerare», aggiunge Miani, «le esposizioni agli inquinanti chimici presenti nelle acque dei fiumi, come metalli pesanti, pesticidi o altre sostanze, i cui effetti nocivi sulla salute non sono immediati ma si riscontrano sul lungo termine». Così ieri la portavoce delle Olimpiadi, Anne Descamps, ha voluto rassicurare: «Abbiamo un’altra sede come possibile piano di riserva» per il nuoto in acque libere. Il piano B per non affogare nella melma.
Le virostar si tuffano nella melma
Disoccupati da mesi, con la prossima epidemia biblica che tarda ad arrivare, le ultime varianti del Covid che non interessano più a nessuno e in più Novak Djokovic che spadroneggia, i virologi italiani erano ormai sull’orlo dell’insano gesto: dopo una stagione da Ferragnez, è dura tornare in corsia a curare i bimbi con la varicella.
Ma, all’improvviso, ecco arrivare da Parigi una possibilità per tornare alla ribalta: i liquami della Senna. Come non tuffarcisi (metaforicamente parlando)? «Oggi Louis Pasteur, padre della moderna microbiologia, si rivolta nella tomba. Far nuotare gli atleti nella Senna ha riportato il mondo indietro di 100 anni», scrive su X, goloso d’attenzione, l’infettivologo Matteo Bassetti.
Contattato dall’Adnkronos, il primario del Policlinico San Martino di Genova si lascia andare a un’analisi a tutto tondo: «Alla fine l’E. coli è il minore dei problemi infettivologici che si possono contrarre nella Senna», dato che, in quelle «acque putride, popolate da topi e chissà quale altro animale», si può andare incontro a ben di peggio: «dalla leptospirosi alla salmonella, alla shigella e alla yersinia. Per non parlare poi di tutti quelli che sono i protozoi o gli altri parassiti che possono arrivare attraverso l’acqua: dall’ameba alla giardia». Per Bassetti «è davvero incomprensibile come si possa aver consentito a degli atleti di nuotare in un fiume tanto inquinato che rappresenta un rischio per la loro salute, nonostante la comunità scientifica avesse chiaramente avvisato gli organizzatori dei potenziali rischi».
Anche il virologo Fabrizio Pregliasco fiuta l’aria, non delle rive che bagnano Parigi ma di una possibile occasione per tornare a pontificare. Eccolo allora a salmodiare l’elenco dei possibili sintomi di intossicazione da nuotata improvvida: «Problemi urinari con bruciori e cistite, specialmente nelle donne. Ma soprattutto forme gastroenteriche pesanti con dolore, nausea e vomito, febbre alta, diarrea a volte associata a perdite di sangue». Ah, quel bel terrorismo di una volta, quanti ricordi...
Anche per Pregliasco, la scelta della Senna per le gare olimpiche in acque libere «lascia di per sé perplessi rispetto alla qualità che possono avere le sue acque», anche «al di là dei controlli»: infatti «è chiaro che le analisi sono periodiche e bastano degli sversamenti, legali o meno, per cambiare le cose. È sufficiente che lungo un affluente della Senna ci sia un impianto di depurazione che non funziona bene, magari perché in questo periodo in quella regione c’è un eccesso di persone e quindi l’impianto non riesce a bonificare le acque come dovrebbe. Anche a me, in Italia è successo di seguire un caso legato a un’inefficienza temporanea dei sistemi di bonifica che ha determinato uno sversamento di virus nelle acque».
Insomma, per il momento bisogna accontentarsi della diarrea da E.coli, per le piaghe bibliche in arrivo c’è ancora tempo. Va però spezzata almeno una lancia in favore delle virostar: se non altro sono coerenti. Lo stesso non si può dire per quei dirigenti politici che due anni fa volevano farci salutare col gomito e ora ci invitano a fare nuotate in mezzo alle pantegane.
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Claire Michel ricoverata per un’infezione da Escherichia coli. La sua squadra si ritira dal triathlon: «Speriamo sia di lezione». Due elvetici e un norvegese hanno sintomi. «Si valuta altra sede per le prove in acque libere».Le virostar si tuffano nella melma. In crisi di notorietà, Matteo Bassetti evoca Louis Pasteur: «A vedere queste gare, si rivolterebbe nella tomba». E Fabrizio Pregliasco elenca le malattie che si rischiano a immergersi nei liquami.Lo speciale contiene due articoli.Chiamatelo Emmanuel Marròn: altro che green, le acque della Senna sono marroni, inquinate e pericolose, e così le manie di grandezza del presidente francese annegano tra le polemiche. «Correreste il rischio di entrare nella Senna due giorni prima della gara, magari per poi ammalarvi il giorno prima della competizione?», Si era chiesto l’irlandese Daniel Wiffen, record europeo negli 800 metri stile libero, prima dell’inizio dei Giochi. Ed è stato buon profeta: Claire Michel, una atleta belga del triathlon che aveva nuotato nella Senna in occasione della gara individuale, è stata ricoverata per aver contratto il batterio Escherichia coli, presente nel fiume. La poveretta lamenta problemi di stomaco e intestinali: «Sono stata curata bene e mi riprenderò», scrive la Michel su Instagram, «sono però davvero devastata per la squadra e mi dispiace finire i Giochi in questo modo».Il Belgio è letteralmente furioso con l’organizzazione, tanto che ieri mattina ha deciso di ritirare la sua squadra dalla staffetta mista di triathlon. Nella nota ufficiale diffusa dai vertici dello sport belga si spiega che la rinuncia alla staffetta è stata presa «nei colloqui con gli atleti e lo staff. Il Comitato olimpico belga e la Federazione triathlon sperano che la lezione venga appresa in vista delle prossime competizioni di triathlon alle Olimpiadi». Va sottolineato che nei giorni scorsi diversi allenamenti dei triatleti erano stati annullati proprio perché il livello di Escherichia coli superava le soglie di guardia. Cronaca di un ricovero annunciato, anzi di più: due triatleti svizzeri, Adrien Brifford e Simon Westermann, accusano sintomi di gastroenterite, ma non confermano ufficialmente che si tratti della Senna, mentre un atleta norvegese ha accusato dolore addominale e vomito il giorno seguente alla gara. Il direttore sportivo della Federtriathlon norvegese, Arild Tveiten, spiega che la causa del malore non è ancora nota, ma aggiunge: «Stiamo pensando quello che pensano tutti: che probabilmente è il fiume. Ma non lo sappiamo». Parliamoci chiaro: l’Escherichia coli è un indicatore di contaminazione fecale, la Senna per farla breve è ancora troppo piena (ci si perdoni, è il caso di dirlo, il francesismo) di cacca, come ha fatto intuire pochi giorni fa un’altra atleta belga, Jolien Vermeylen: «Ho bevuto molta acqua», ha detto la Vermeylen, «e non ha il sapore della Coca-cola o della Sprite. Nuotando sotto il ponte, ho sentito e visto cose a cui non dovremmo pensare troppo». Cosa avrà visto e sentito, sotto i ponti, la belga? Non si sa, ma è facile pensare a qualche topolone olimpico. Un film horror, queste gare nella Senna, che Macron ha voluto a tutti i costi per autocelebrare la propria grandezza (il fiume non è balneabile da 100 anni). Un film costato 1,4 miliardi di euro per gli interventi di bonifica che non hanno bonificato niente, e a rivederle ore fanno francamente ridere le immagini del sindaco di Parigi, Anne Hidalgo, del prefetto della Regione Ile-de-France, Marc Guillaume, e del presidente del Comitato organizzatore olimpico, Tony Estanguet, che si sono fatti un tuffetto a favore di telecamere, prima dell’inizio dei Giochi, per dimostrare la balneabilità della Senna, non solo agli atleti ma anche ai cittadini della capitale, infuriati per gli altissimi costi dell’intervento, e ai quali era stata fatta intravedere la possibilità di farsi il bagnetto sotto casa. Detto del malcapitato triatleta canadese Tyler Mislawchuk, le cui immagini mentre vomita dieci volte hanno fatto il giro del mondo, torniamo al Marròn: il nostro Greg Paltrinieri, argento nei 1.500 (in piscina), e appena diventato il nuotatore italiano con più medaglie olimpiche (cinque), è atteso alla prova dei 10 km in acque libere, ovvero nella Senna. «Sì, siamo preoccupati», ha detto qualche giorno fa alla Gazzetta, «è una location mai provata. Non puoi organizzare una gara così senza averla mai provata. Probabilmente l’acqua è fredda e con corrente da fiume. Molto probabilmente è sporco perché non ci sono le condizioni per nuotare, ma sono quasi sicuro che la faranno lì perché ci hanno investito troppo. Mi sembra un po’ una presa in giro». Per chiarire bene il concetto, Paltrinieri ha citato Carlo Verdone in Troppo forte, che racconta dell’avventura in una palude in Rhodesia: «Mi sarò bevuto dai sei a sette litri di merda». Le prossime gare sono comunque appese a un filo. Nessuno può sapere se ci saranno le condizioni affinché vengano disputate nella Senna, anche perché c’è l’incubo di altre patologie: «I rischi sanitari per gli atleti delle Olimpiadi 2024», spiega il presidente della Società italiana di medicina ambientale, Alessandro Miani, «legati all’inquinamento della Senna non possono essere completamente eliminati. La presenza nelle acque dei fiumi di batteri fecali, come ad esempio l’Escherichia coli, può provocare infezioni gastrointestinali nell’uomo con sintomi come diarrea e vomito. Si possono verificare poi infezioni della pelle e degli occhi per via del contatto con l’acqua contaminata, con conseguenti eruzioni cutanee e infezioni oculari. Altro rischio importante è la leptospirosi, malattia causata da batteri presenti nell’urina degli animali come ratti e topi: i sintomi includono febbre alta, mal di testa e dolori muscolari. Occorre poi considerare», aggiunge Miani, «le esposizioni agli inquinanti chimici presenti nelle acque dei fiumi, come metalli pesanti, pesticidi o altre sostanze, i cui effetti nocivi sulla salute non sono immediati ma si riscontrano sul lungo termine». Così ieri la portavoce delle Olimpiadi, Anne Descamps, ha voluto rassicurare: «Abbiamo un’altra sede come possibile piano di riserva» per il nuoto in acque libere. Il piano B per non affogare nella melma.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/senna-intossica-atleta-belga-2668900253.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="le-virostar-si-tuffano-nella-melma" data-post-id="2668900253" data-published-at="1722912675" data-use-pagination="False"> Le virostar si tuffano nella melma Disoccupati da mesi, con la prossima epidemia biblica che tarda ad arrivare, le ultime varianti del Covid che non interessano più a nessuno e in più Novak Djokovic che spadroneggia, i virologi italiani erano ormai sull’orlo dell’insano gesto: dopo una stagione da Ferragnez, è dura tornare in corsia a curare i bimbi con la varicella. Ma, all’improvviso, ecco arrivare da Parigi una possibilità per tornare alla ribalta: i liquami della Senna. Come non tuffarcisi (metaforicamente parlando)? «Oggi Louis Pasteur, padre della moderna microbiologia, si rivolta nella tomba. Far nuotare gli atleti nella Senna ha riportato il mondo indietro di 100 anni», scrive su X, goloso d’attenzione, l’infettivologo Matteo Bassetti. Contattato dall’Adnkronos, il primario del Policlinico San Martino di Genova si lascia andare a un’analisi a tutto tondo: «Alla fine l’E. coli è il minore dei problemi infettivologici che si possono contrarre nella Senna», dato che, in quelle «acque putride, popolate da topi e chissà quale altro animale», si può andare incontro a ben di peggio: «dalla leptospirosi alla salmonella, alla shigella e alla yersinia. Per non parlare poi di tutti quelli che sono i protozoi o gli altri parassiti che possono arrivare attraverso l’acqua: dall’ameba alla giardia». Per Bassetti «è davvero incomprensibile come si possa aver consentito a degli atleti di nuotare in un fiume tanto inquinato che rappresenta un rischio per la loro salute, nonostante la comunità scientifica avesse chiaramente avvisato gli organizzatori dei potenziali rischi». Anche il virologo Fabrizio Pregliasco fiuta l’aria, non delle rive che bagnano Parigi ma di una possibile occasione per tornare a pontificare. Eccolo allora a salmodiare l’elenco dei possibili sintomi di intossicazione da nuotata improvvida: «Problemi urinari con bruciori e cistite, specialmente nelle donne. Ma soprattutto forme gastroenteriche pesanti con dolore, nausea e vomito, febbre alta, diarrea a volte associata a perdite di sangue». Ah, quel bel terrorismo di una volta, quanti ricordi... Anche per Pregliasco, la scelta della Senna per le gare olimpiche in acque libere «lascia di per sé perplessi rispetto alla qualità che possono avere le sue acque», anche «al di là dei controlli»: infatti «è chiaro che le analisi sono periodiche e bastano degli sversamenti, legali o meno, per cambiare le cose. È sufficiente che lungo un affluente della Senna ci sia un impianto di depurazione che non funziona bene, magari perché in questo periodo in quella regione c’è un eccesso di persone e quindi l’impianto non riesce a bonificare le acque come dovrebbe. Anche a me, in Italia è successo di seguire un caso legato a un’inefficienza temporanea dei sistemi di bonifica che ha determinato uno sversamento di virus nelle acque». Insomma, per il momento bisogna accontentarsi della diarrea da E.coli, per le piaghe bibliche in arrivo c’è ancora tempo. Va però spezzata almeno una lancia in favore delle virostar: se non altro sono coerenti. Lo stesso non si può dire per quei dirigenti politici che due anni fa volevano farci salutare col gomito e ora ci invitano a fare nuotate in mezzo alle pantegane.
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In venti contro 4 li aggrediscono armati di spranghe. Le immagini sono al vaglio della Digos. Uno dei quattro militanti è stato trasportato in ospedale in codice giallo.
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Domani 9 gennaio a Milano arrivano migliaia di trattori per dire no all’accordo; si mobilitano da Rivolta agricola, agli allevatori piemontesi, fino ai Comitati degli agricoltori ormai diffusi in tutto il Nord e Centro Italia. Fanno quello che sta succedendo in Francia dove da settimane il Paese è bloccato dalle proteste, in Polonia dove alla fine dell’anno i trattori hanno bloccato le autostrade, in Ungheria, in Romania e in Repubblica Ceca dove oltre al no al trattato commerciale con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay a cui si aggiunge la Bolivia, c’è anche il no all’ingresso dell’Ucraina nell’Ue. Queste proteste stanno raffreddando i governi e l’intesa che appena 48 ore fa era data per fatta dopo che Giorgia Meloni aveva ottenuto la disponibilità di Ursula von der Leyen a mettere sulla prossima Pac 45 miliardi (all’Italia ne andrebbero 10 con un miliardo di vantaggio rispetto alla quota consolidata) è tornata in discussione.
Ieri il presidente della Commissione aveva favorito una riunione dei ministri agricoli dei 27 con i commissari all’agricoltura e al commercio per arrivare alla ratifica del Mercosur. Il nostro ministro Francesco Lollobrigida ha detto: «Firmiamo solo se ci sono delle garanzie. Guardiamo agli accordi che eliminano le barriere tariffarie e non tariffarie con uno sguardo positivo, ma non si può mettere in discussione il nostro sistema economico o una parte di questo». Tradotto: senza clausola di reciprocità (sui fitofarmaci, sui controlli sanitari e di qualità, sull’utilizzo di manodopera regolare) il Mercosur non passa. Lollobrigida ha rivendicato che la Commissione si è «convinta ad accettare la proposta italiana sulla Pac che torna centrale nelle politiche europee. La dotazione finanziaria», ha specificato, «deve garantire alcuni settori rispetto alle fluttuazioni di mercato. Ma non ci interessa pagare il funerale a qualcuno, ci interessa che qualcuno resti in vita e continui a produrre». La preoccupazione è per un’invasione di prodotti del Sudamerica (il Brasile è già il primo fornitore dell’Ue di materia agricola per quasi 10 miliardi): dalla carne alla soia, dal riso allo zucchero.
Ieri si è svolto anche un vertice dei Paesi di Visegrad. I ministri di Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno detto: «Siamo qui per difendere i nostri agricoltori, la sicurezza alimentare non deve essere oggetto dei giochi politici». L’ungherese Itsvan Nagy ha aggiunto: «Sono a Bruxelles sul campo di battaglia, le preoccupazioni degli agricoltori sono giustificate». Gianmarco Centinaio, vicepresidente del Senato (Lega, ex ministro agricolo) annuncia: «La Commissione europea non può pensare che le garanzie chieste dai nostri agricoltori siano in vendita. Un conto sono le risorse per la Pac, finalmente aumentate grazie al governo italiano, un altro conto è l’accordo Mercosur, per il quale serve reciprocità. Condivido la richiesta degli agricoltori e venerdì andrò ad ascoltare quanti scenderanno in piazza a Milano».
Del pari la Coldiretti sta in guardia sul Mercosur: un sì dell’Italia senza clausola di reciprocità è inaccettabile. Ettore Prandini, presidente, e Vincenzo Gesmundo, segretario, in una nota sostengono: l’annuncio dei 10 miliardi in più sulla Pac «ottenuto grazie al ruolo determinante svolto dal governo e dal ministro Lollobrigida» così come la marcia indietro sui tagli e le modifiche al fondo sulle aree rurali sono positivi, ma ora «devono seguire atti legislativi europei». Coldiretti non si fida della «tecnocrazia di Bruxelles» e annuncia: «Proseguiamo la mobilitazione permanente: dal 20 gennaio e fino alla fine del mese manifestazioni coinvolgeranno oltre 100.000 soci; inizieremo con Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio e si proseguirà in Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna. Saranno le occasioni per difendere le conquiste ottenute sulla Pac e chiarire la nostra contrarietà a un accordo Mercosur che non garantisca parità di trattamento tra agricoltori europei e sudamericani».
In Francia i trattori stanno preparando l’assedio di Parigi. Ieri è stato approvato un decreto che blocca l’import dal Sudamerica e l’ex ministro dell’Interno Bruno Retailleau ha detto: «Se Emmanuel Macron firma il Mercosur presento la mozione di sfiducia al governo». La baronessa Von der Leyen deve attendere.
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Ansa
Cupi riverberi, brividi bipartisan senza senso, rigurgiti di una stagione dialetticamente isterica nelle piazze e pure dentro le istituzioni; tutti ricordano Maurizio Landini che pochi mesi fa da un palco invocava «la rivolta sociale». Sull’aggressione romana, le forze dell’ordine hanno sintetizzato i racconti delle vittime: gli assalitori erano a volto coperto, in possesso di coltelli e di radio per comunicare senza il rischio di essere intercettati. Il presidente di Gioventù nazionale Roma, Francesco Todde, ha parlato di «un commando di più di 20 professionisti dell’odio politico» e ha spiegato: «I nostri ragazzi sono stati aggrediti con violenza mentre affiggevano un manifesto che parla di libertà, con l’obiettivo di ricordare come figli d’Italia tutti i ragazzi caduti in quegli anni di violenza infame, mentre l’odio politico portava al massacro di chi credeva nelle sue idee. Mai il nostro movimento si è contraddistinto per attacchi pianificati e violenti per ragioni politiche; al contrario questo episodio si aggiunge alla lunga lista di aggressioni ai nostri danni. Speriamo che la stampa, che un anno fa fece un gran rumore sul pericolo fascismo in Gioventù nazionale, parli anche di questo».
Difficile. Ancora più difficile che qualcuno si scomodi per la targa distrutta a Milano in memoria dell’agente ucciso dagli ultrà della rivoluzione permanente. Perché a tenere banco sono i proiettili alla Cgil, nella logica molto gauchiste dei «dos pesos y dos misuras» (copyright Paolo Pillitteri). Su quelli, con dinamiche e retroscena tutti da scoprire, si è immediatamente scatenata la grancassa del campo largo. Elly Schlein ha lanciato l’allarme selettivo: «Quanto accaduto a Primavalle è inaccettabile, esplodere colpi d’arma da fuoco contro la sede di un sindacato è un gesto di gravità inaudita. È urgente alzare la guardia, i sindacati sono presidi di democrazia e nessuna intimidazione ne depotenzierà il valore».
Più equilibrato Roberto Gualtieri, che si è ricordato di essere sindaco anche del Tuscolano: «Roma è una città che ripudia ogni forma di violenza politica, sia quando si manifesta contro sedi di partito, sindacati e associazioni, sia quando prende la forma di aggressione di strada come avvenuto nella notte in via Tuscolana ai danni dei militanti di Gioventù nazionale mentre affiggevano manifesti. La libertà di espressione e il confronto civile sono gli unici strumenti attraverso cui si costruisce la convivenza democratica».
Riguardo all’idiosincrasia nei confronti delle commemorazioni altrui, gli anni di piombo rimangono un nervo scoperto per la sinistra, che non ha mai voluto farci i conti tramandando alle galassie studentesche e ai centri sociali la mistica fasulla dei «compagni che sbagliano» e dei ragazzi «che volevano fare la rivoluzione». Dipinti come pulcini teneri e inconsapevoli, in realtà erano assassini, ben consci che le P38 sparavano proiettili veri ad altezza d’uomo. È surreale come, a distanza di mezzo secolo, quella parte politica faccia una fatica pazzesca a sopportare che chi ha avuto dei morti (in campo avverso o fra le forze dell’ordine) possa pretendere di ricordarli.
La commemorazione delle vittime (Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Stefano Recchioni) nel 48° anniversario di Acca Larenzia ha dato spunto a Giorgia Meloni per rilanciare un richiamo non certo alla memoria condivisa - dopo 50 anni a sinistra non si riesce neppure a condividere la pietà per i defunti -, ma a una pacificazione nazionale. Era l’obiettivo di Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi e Luciano Violante ma oggi, con il governo di centrodestra in sella, per l’opposizione è più facile evocare toni da guerra civile. Con indignazione lunare a giorni alterni per il pericolo fascismo.
La premier ha sottolineato come «quelli del terrorismo e dell’odio politico sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti. Ferite che hanno colpito famiglie, comunità, l’intero popolo italiano a prescindere dal colore politico. L’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale». Riferendosi alla battaglia politica attuale, Meloni ha aggiunto: «Quando il dissenso diventa aggressione, quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde sempre. Abbiamo il dovere di custodire la memoria e di ribadire con chiarezza che la violenza politica, in ogni sua forma, è sempre una sconfitta. Non è mai giustificabile. Non deve mai più tornare».
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Ecco #DimmiLaVerità dell'8 gennaio 2026. Il commento del nostro Fabio Amendolara: «Gli immigrati che delinquono vengono espulsi ma restano comunque in Italia. E a volte uccidono».