2021-04-03
Giorgia Meloni a Tokyo (Ansa)
«Ritengo che la questione del rafforzamento della sicurezza e della presenza degli alleati in Groenlandia sia un tema serio, che però sta nell’ambito del dialogo all’interno dell’Alleanza Atlantica, cioè la Groenlandia va considerata territorio di responsabilità della Nato. La questione che gli americani pongono è una questione seria, ovviamente, e credo che il ragionamento di rafforzare la nostra presenza sia un ragionamento sicuramente necessario da fare all’interno dell’Alleanza Atlantica. Credo che quello però sia l’ambito nel quale discutere questa materia, anche per quello che eventualmente riguarda la nostra presenza». Così il presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un punto stampa all’ambasciata d’Italia a Tokyo.
Pasquale Stanzione (Ansa)
I difensori degli indagati ricorreranno al Riesame. Le opposizioni: «Dimissioni».
Il Collegio del Garante per la protezione dei dati personali, in una nota, «esprime piena fiducia nell’operato della magistratura, certo di poter dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati» e «conferma la volontà di proseguire il proprio lavoro a tutela della privacy e dei diritti fondamentali dei cittadini». Così la nota di ieri dell’Authority dopo le perquisizioni e i sequestri effettuati giovedì dalla Guardia di finanza in seguito all’indagine aperta dalla Procura di Roma che indaga per peculato e corruzione il presidente eletto in quota Pd, Pasquale Stanzione, e i tre membri Ginevra Cerrina Feroni (Lega), Agostino Ghiglia (FdI) e Guido Scorza (M5s). Il procedimento è stato aperto in seguito ai servizi televisivi mandati in onda dal programma Report e ai racconti dell’ex segretario generale, Angelo Fanizza, che si è dimesso due mesi fa dopo il caso relativo alla richiesta di controlli sulle mail dei dipendenti nella ricerca della «talpa» che ha fornito a Report elementi per le sue inchieste.
Nel mirino della Procura ci sarebbe una gestione dei fondi di cui gli indagati «si sarebbero appropriati attraverso la richiesta di rimborsi per spese compiute per finalità estranee all’esercizio di mandato». E ad avvalorare la «condotta offensiva del decoro dell’ente» si citano «spesa dal macellaio per 6.000 euro in tre anni, parrucchiere, fiori, affitti, soggiorni in hotel a cinque stelle, cene di rappresentanza, servizi di lavanderia e fitness». Gli inquirenti hanno evidenziato un «significativo aumento» nei costi di rappresentanza e gestione che da 20.000 euro sono arrivati, nel 2024, a 400.000. Soldi impiegati anche per missioni all’estero in particolare quella a Tokyo nel 2023 «il cui costo ufficialmente di 34.000 euro, ma che, secondo documentazione informale, avrebbe superato gli 80.000 euro, di cui 40.000 destinati ai soli voli». Dalle carte del procedimento emerge che la svolta alle indagini è arrivata anche dalle testimonianze di alcune «talpe» interne all’Autorità, rimaste anonime “per ragioni di tutela”, che dal novembre scorso hanno raccontato agli inquirenti cosa avveniva all’interno dell’ufficio.
Nell’ipotesi di corruzione rientrano le sanzioni a Meta di Mark Zuckerberg, da 44 milioni di euro a 1 e mezzo, per il primo modello di smart glasses, e quella a Ita Airways ridotta in cambio di tessere «Volare Executive», del valore di 6.000 euro ciascuna. Inoltre la Procura spiega che «il responsabile della protezione dei dati della compagnia aerea, nel 2022 e 2023, era un avvocato membro dello studio legale fondato da Guido Scorza (consigliere) e del quale è tuttora partner la moglie di questi». «Sono tranquillo», aveva dichiarato a caldo Stanzione.
Intanto ieri, mentre alcuni difensori degli indagati hanno annunciato un ricorso al Riesame per chiedere il dissequestro di quanto acquisito dalle Fiamme gialle, le opposizioni hanno chiesto le dimissioni dell’intero collegio. I componenti del Pd della commissione di Vigilanza Rai si interrogano: «Cosa ne pensa il presidente Meloni su quanto è emerso? Non dovrebbero dimettersi tutti i dirigenti che hanno usato soldi pubblici in modo improprio?». A chiedere le dimissioni c’è anche la segretaria generale della Fisac Cgil, Susy Esposito, il segretario generale della Cgil Roma e Lazio, Natale Di Cola, e il segretario confederale della Cgil, Christian Ferrari: «Serve un gesto di responsabilità da parte del Collegio. Un gesto che non può che tradursi nelle dimissioni». Va oltre le dimissioni Matteo Renzi: «Il Garante per la privacy andrebbe abolito». Invece per il senatore di Fi, Maurizio Gasparri, «il Garante dovrebbe essere al di sopra di ogni sospetto. Ma trovo molto più grave il caso del dossieraggio. Ciò che mi scandalizza di più è la vicenda degli archivi di Bellavia, consulente di giustizia di Ranucci e di Report, e il caso di dossieraggio impunito in Italia riconducibile a Striano».
Oltre al profilo penale, la vicenda può portare a prove di competenza della Corte dei Conti e a una possibile contestazione di danno erariale. Dagli uffici della Corte ci si limita ad un «no comment», segno che i magistrati contabili potrebbero aprire l’istruttoria.
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L’interprete albanese, protagonista del capolavoro di Puccini al teatro dell’Opera di Roma, svela la psicologia del personaggio. E racconta la folgorazione per I Tre tenori quando nel suo Paese il comunismo crollava e l’Italia sbucava dalla tv.
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Un ragazzo con un problema all’occhio, un uomo con i polmoni compromessi, un’anziana fratturata: al Cup si cerca di fregare chiunque. C’è bisogno di un «no» a verbale per truccare le statistiche sulle liste di attesa.
Il dolore pulsa nell’avambraccio di Maria come un martello pneumatico che non conosce sosta. È il 10 dicembre 2025 e siamo in fila davanti allo sportello del Cup di Avellino, circondati da quell’odore stantio di disinfettante e rassegnazione che impregna le sale d’attesa della sanità pubblica. Maria ha 82 anni e una frattura scomposta rimediata giocando con i nipoti, un incidente banale che, però, ha urgente bisogno di cure. Quando il display chiama il suo numero, l’operatrice le comunica che la prima data disponibile per una radiografia è il 7 febbraio 2026. Maria è sconsolata. Ci facciamo stampare la prenotazione, quel foglietto di carta che si rivela essere il corpo del reato.
In basso c’è scritta la frase che segna l’inchiesta: «Il paziente ha rinunciato a una prima disponibilità in data 10/12/2025». Maria sgrana gli occhi, incredula: legge che lei avrebbe rifiutato una visita per quello stesso pomeriggio che nessuno, però, le ha mai proposto. «Scusate, ma io non ho rinunciato a un bel niente, che è sta storia?», sbotta l’anziana, mentre l’impiegata dall’altra parte del vetro ammutolisce, colta in flagrante. Non è un errore del sistema, non è una svista informatica. È una truffa ai danni dei pazienti della Regione Campania. Un trucchetto che accade ogni giorno ma che viene ignorato finché non si decide di grattare via la vernice della propaganda sanitaria. Quello che è successo a Maria non è un caso isolato, ma il tassello di un mosaico ben più inquietante che ho iniziato a ricostruire nella mia inchiesta per Fuori dal Coro partendo da una segnalazione arrivata a fine novembre. La lettera da Ariano Irpino che portava la firma di Mario, un uomo di 46 anni la cui vita è appesa a un filo sottilissimo per una funzione polmonare ridotta al 20% e gravi problemi cardiaci. Il suo medico gli prescrive una visita cardiologica urgente da effettuare entro 30 giorni ma la risposta del Sistema sanitario nazionale è una sentenza di condanna: appuntamento al 22 settembre 2027. Un anno e mezzo di attesa per un uomo che potrebbe non avere tutto quel tempo a disposizione per vivere.
Ma anche in questo caso il dettaglio diabolico emerge con prepotenza. Infatti sulla sua prenotazione, in quella riga in calce che nessuno legge mai, c’è scritto che lui stesso ha rinunciato a una prima visita offerta per il 2 dicembre 2025. È così dappertutto, dalla provincia al centro città, fino alle isole. Infatti a Ischia ho incontrato la mamma di Riccardo, 19 anni, che mi ha raccontato il calvario che suo figlio sta vivendo. Il ragazzo rischia un trapianto della cornea per un grave danneggiamento all’occhio e per lui non ci sono visite oculistiche prima del 7 gennaio 2027. Un anno è un tempo infinitamente lungo per una situazione così fragile. Un ragazzo giovane che sogna di entrare nell’esercito e che rischia di infrangere i suoi sogni per colpa di chi dovrebbe solamente aiutare a guarire.
E come negli altri casi anche lui, secondo il sistema sanitario campano, ha consapevolmente rinunciato a una visita il 26 marzo 2026. Ma quello che non riusciamo a capire è perché un malato grave, che rischia la vita ogni giorno, dovrebbe rifiutare una visita immediata per accettarne una tra un anno? È illogico, è assurdo, è falso. È approfittarsi di pazienti fragili che non possono e non sanno come difendersi da questo sistema.
Decido di andare in fondo a questa vicenda e concordo con il direttore di partire subito per la Campania. Così, rispolverando l’ultimo report ufficiale della Regione, presentato nel maggio 2025, leggo pagine di grafici colorati e autocelebrazioni fino a che non arrivo a pagina dodici. Ed ecco la chiave di volta che spiega il meccanismo della truffa. Infatti il report spiega che «il Servizio sanitario deve offrire la prima disponibilità compatibile con la richiesta del medico», ma aggiunge una clausola micidiale: «Nel caso sia il paziente a rinunciare alla prestazione, allora quella stessa attesa non rientra più nei monitoraggi ufficiali». Basta un «no» messo a verbale e il ritardo sparisce. Non pesa più sulle statistiche, non conta più nelle liste d’attesa.
È così che i numeri tornano a posto: l’attesa diventa una scelta del paziente, non un fallimento del sistema. Un trucco che fa comodo a tutti, tranne ai malati.
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