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2025-03-07
Seconda chance di Zelensky con gli Usa a Riad
Volodymyr Zelensky (Ansa)
Non è ancora chiaro se lo scontro di settimana scorsa nello Studio ovale, le cui immagini probabilmente rimarranno nei libri di storia, abbia indotto Volodymyr Zelensky ad accettare di sedersi al tavolo negoziale con Mosca. I segnali sono in parte positivi: secondo Barak Ravid, giornalista di Axios, alti funzionari statunitensi e ucraini si incontreranno in Arabia Saudita mercoledì 12 marzo, notizia confermata anche da altre emittenti.
Quello che è certo, invece, è che il presidente ucraino, dopo il rimprovero mosso dal vicepresidente JD Vance sulla sua scarsa propensione alla gratitudine, abbia imparato la lezione. Ora, infatti, i ringraziamenti si sprecano. Giunto a Bruxelles per il Consiglio europeo straordinario (che ha adottato le conclusioni sulla parte della difesa europea), l’ex comico si è presentato a un punto stampa accompagnato da Antonio Costa, presidente del Consiglio Ue, e Ursula von der Leyen, capo della Commissione, recitando la nuova parte: «Grazie caro Antonio, grazie cara Ursula. Voglio ringraziare tutti i nostri leader europei, prima di tutto, per un tale forte sostegno fin dall’inizio della guerra, per ciò che è stato fatto durante tutto questo periodo e per la scorsa settimana. Siete rimasti con noi. Da tutti gli ucraini avete un grande apprezzamento. Siamo molto grati di non essere soli». E non è finita qui: «Non sono solo parole», ha aggiunto. «Sentiamo che è molto importante aver dato un forte segnale al popolo ucraino, ai guerrieri ucraini, ai civili, a tutte le nostre famiglie».
Se non fosse, come ha detto Donald Trump, che quest’uomo sta «giocando con milioni di vite» e «con la terza guerra mondiale», ci si potrebbe persino commuovere. Si tratta, però, della stessa persona che, a due mesi dall’invasione russa, ha rifiutato un’intesa con Mosca che avrebbe messo fine al conflitto, con migliaia di morti in meno e una posizione sul campo migliore. Poco più tardi, Zelensky ha riportato sul suo profilo X i contenuti dell’incontro privato avuto con le due massime autorità dell’Unione europea. «Abbiamo discusso sul rafforzamento delle capacità di difesa dell’Ucraina e di tutta l’Europa», scrive: «Difesa aerea, armi e munizioni per l’Ucraina, consegne tempestive, rafforzamento dell’industria della difesa ucraina, negoziati di adesione all’Ue, necessità di aumentare la pressione delle sanzioni sulla Russia e lotta contro l’elusione delle sanzioni». A seguire, l’ormai collaudato filotto di ringraziamenti.
Mercoledì è arrivata la conferma che gli Stati Uniti hanno interrotto l’invio di armi e la trasmissione di informazioni dall’intelligence a Kiev, mentre ieri il New York Times ha affermato che tale pausa non riguarda solo gli obiettivi da colpire, ma anche gli avvisi sugli attacchi russi. Questo nonostante la retromarcia dello stesso Zelensky, che da giorni sta cercando di ricucire con Trump, ma ciononostante non rinuncia a giocare su due tavoli appoggiando le velleità neonapoleoniche di Emmanuel Macron. «Apprezziamo il ruolo cruciale della Francia per la sicurezza e la stabilità dell’Ucraina», ha scritto su X il premier ucraino, Denys Shmyhal, dopo un primo colloquio con l’omologo francese, Francois Bayrou, all’indomani del discorso in cui Macron ha offerto l’ombrello nucleare di Parigi a tutto il Vecchio continente. I due presidenti hanno avuto anche un bilaterale, ieri, al termine quale Zelensky ha annunciato che l’11 marzo si raduneranno a Parigi i rappresentanti militari dei cosiddetti «Paesi volenterosi», cioè coloro che, seguendo Macron, sono disposti a «compiere maggiori sforzi per garantire in modo affidabile la sicurezza nel quadro della fine della guerra». Che cosa questo voglia dire, oltre un probabile invio di soldati in Ucraina, non è dato sapere. È chiaro, invece, che così salutiamo la tanta decantata unità europea.
Non è mancato, sul profilo X di Zelensky, anche un commento sul Consiglio Ue a cui ha partecipato. Il copione è sempre lo stesso, con però una piccola aggiunta: il leader di Kiev, secondo cui «l’Ucraina ha cercato la pace fin dal primo secondo della guerra», ha spiegato di aver presentato «i primi passi necessari per raggiungere la pace» e di aver invitato «i partner a sostenerli».
L’inviato di Trump per l’Ucraina, Keith Kellogg, ha confermato da Washington che l’obiettivo dell’amministrazione Usa, con la sospensione degli aiuti a Kiev, è «quello di incoraggiare l’Ucraina a impegnarsi in attività diplomatiche per trovare una base di partenza per i negoziati e stabilire un quadro per il futuro». Inquadrare il conflitto «in una dinamica di vincitori e vinti», ha anche aggiunto, «trascinerebbe solo l’America in una guerra per procura senza fine»: una scelta di parole senz’altro significativa. Mentre Steve Witkoff, anche lui inviato di Trump, si è dichiarato soddisfatto delle scuse del leader ucraino. Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha invece espresso «cauto ottimismo» sulla ripresa del dialogo tra Trump e Zelensky.
Elon Musk, intanto, è tornato a invocare nuove elezioni per l’Ucraina, che «Zelensky perderebbe con una valanga di voti contro». Dall’altra parte, Valerii Zaluzhnyi, ambasciatore ucraino in Gran Bretagna dal 2024 e prima comandante delle forze armate ucraine, se l’è presa con gli Usa: «Vediamo che non sono solo l’Asse del male e la Russia a cercare di mettere in discussione l’ordine mondiale, anche gli Usa distruggono questo ordine». La Nato, secondo il diplomatico, potrebbe cessare di esistere.
Pure Erdogan vuole inviare le truppe per ostacolare la mediazione saudita
La Turchia cerca di ritagliarsi un ruolo di peso nella questione ucraina. Ieri Reuters ha riportato che Ankara sarebbe disposta a schierare proprie forze di peacekeeping in Ucraina. «La questione di contribuire a una missione sarà presa in considerazione se ritenuta necessaria per garantire la stabilità e la pace nella regione, e sarà valutata di comune accordo con tutte le parti interessate», ha dichiarato una fonte del ministero della Difesa turco.
La notizia non è esattamente inattesa. Già da tempo circolavano indiscrezioni su un interesse di Ankara a schierare truppe di peacekeeping in Ucraina. Inoltre, domenica scorsa, il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, aveva partecipato al summit di Londra dedicato alla crisi ucraina. Tutto questo, senza trascurare che, subito dopo il litigio nello Studio ovale tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky, l’ambasciata ucraina ad Ankara aveva pubblicato una foto che ritraeva lo stesso Zelensky sotto un ombrello tenuto da Recep Tayyip Erdogan. Si trattava di un’immagine dal significato eloquente: voleva infatti dire che, per le eventuali garanzie di sicurezza, Kiev sta guardando con maggiore interesse ad Ankara che alle capitali europee. Ricordiamo d’altronde che la Turchia vanta attualmente il secondo esercito più grande della Nato.
E attenzione: la disponibilità turca in termini di peacekeeping non può essere scissa dal peso che Erdogan vuole acquisire nel processo diplomatico sull’Ucraina. È stata Istanbul a ospitare il secondo round dei colloqui di distensione tra Washington e Mosca. Inoltre, Ankara ha fatto sapere di essere disponibile a ospitare anche le future trattative tra russi e ucraini. Tutto questo va inserito in una strategia articolata. Innanzitutto, Erdogan vuole evitare che siano i sauditi a svolgere un ruolo decisivo nel disgelo tra Washington e Mosca. La partita, da questo punto di vista, si gioca in Medio Oriente. Nonostante le smentite ufficiali, Riad appoggia segretamente il piano di Trump su Gaza. E vuole portare i russi a sostenerlo a loro volta. Uno scenario, quest’ultimo, che Ankara punta a scongiurare. D’altronde, Erdogan teme l’asse tra israeliani e sauditi: non dimentichiamo che, appena pochi giorni fa, Reuters ha riportato che lo Stato ebraico starebbe chiedendo agli Stati Uniti d’America di favorire un recupero dell’influenza russa in Siria in funzione antiturca.
In secondo luogo, ospitando i colloqui diplomatici e schierando truppe di peacekeeping, il sultano vuole acquisire maggiore centralità sul piano geopolitico. Non sarebbe del resto la prima volta che Erdogan si comporta da mediatore per ottenere influenza da questo punto di vista: si pensi solo alla distensione, da lui favorita a dicembre tra Etiopia e Somalia. Tra l’altro, già Joe Biden aveva riconosciuto ufficiosamente ad Ankara un ruolo di mediatore tra Kiev e Mosca, in virtù dei suoi buoni rapporti con entrambe le capitali, oltre che della sua appartenenza all’Alleanza atlantica. Fu in quest’ottica che, a luglio 2022, il sultano riuscì a mediare con successo l’accordo sul grano tra ucraini e russi. Vale anche la pena ricordare che, nel 2023, Ankara ha schierato proprie truppe nell’ambito delle forze Nato presenti in Kosovo.
Infine, ma non meno importante, è possibile che l’attivismo di Ankara nella questione ucraina rientri anche in un tentativo turco di avvicinamento all’Ue. Erdogan, in altre parole, potrebbe sperare in un’ammissione al blocco, facendo leva sulla propria forza nel settore della Difesa. Se le cose dovessero stare realmente così, ciò sarebbe fonte di preoccupazione per Emmanuel Macron. Nonostante il crollo francese nel Sahel, Parigi sta infatti cercando di rilanciarsi come guida di un’eventuale difesa europea. E a quel punto la concorrenza turca potrebbe crearle significativi problemi.
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Dopo il flop nello Studio ovale, l’America attende lo staff di Kiev in Arabia il 12 marzo. E Witkoff, inviato di Trump, si dice soddisfatto delle scuse. Il leader ucraino però, sulla scia di Macron, lancia un divisivo «summit militare dei volenterosi».Ankara apre allo schieramento di forze di peacekeeping ritagliandosi un ruolo chiave.Lo speciale contiene due articoli.Non è ancora chiaro se lo scontro di settimana scorsa nello Studio ovale, le cui immagini probabilmente rimarranno nei libri di storia, abbia indotto Volodymyr Zelensky ad accettare di sedersi al tavolo negoziale con Mosca. I segnali sono in parte positivi: secondo Barak Ravid, giornalista di Axios, alti funzionari statunitensi e ucraini si incontreranno in Arabia Saudita mercoledì 12 marzo, notizia confermata anche da altre emittenti. Quello che è certo, invece, è che il presidente ucraino, dopo il rimprovero mosso dal vicepresidente JD Vance sulla sua scarsa propensione alla gratitudine, abbia imparato la lezione. Ora, infatti, i ringraziamenti si sprecano. Giunto a Bruxelles per il Consiglio europeo straordinario (che ha adottato le conclusioni sulla parte della difesa europea), l’ex comico si è presentato a un punto stampa accompagnato da Antonio Costa, presidente del Consiglio Ue, e Ursula von der Leyen, capo della Commissione, recitando la nuova parte: «Grazie caro Antonio, grazie cara Ursula. Voglio ringraziare tutti i nostri leader europei, prima di tutto, per un tale forte sostegno fin dall’inizio della guerra, per ciò che è stato fatto durante tutto questo periodo e per la scorsa settimana. Siete rimasti con noi. Da tutti gli ucraini avete un grande apprezzamento. Siamo molto grati di non essere soli». E non è finita qui: «Non sono solo parole», ha aggiunto. «Sentiamo che è molto importante aver dato un forte segnale al popolo ucraino, ai guerrieri ucraini, ai civili, a tutte le nostre famiglie».Se non fosse, come ha detto Donald Trump, che quest’uomo sta «giocando con milioni di vite» e «con la terza guerra mondiale», ci si potrebbe persino commuovere. Si tratta, però, della stessa persona che, a due mesi dall’invasione russa, ha rifiutato un’intesa con Mosca che avrebbe messo fine al conflitto, con migliaia di morti in meno e una posizione sul campo migliore. Poco più tardi, Zelensky ha riportato sul suo profilo X i contenuti dell’incontro privato avuto con le due massime autorità dell’Unione europea. «Abbiamo discusso sul rafforzamento delle capacità di difesa dell’Ucraina e di tutta l’Europa», scrive: «Difesa aerea, armi e munizioni per l’Ucraina, consegne tempestive, rafforzamento dell’industria della difesa ucraina, negoziati di adesione all’Ue, necessità di aumentare la pressione delle sanzioni sulla Russia e lotta contro l’elusione delle sanzioni». A seguire, l’ormai collaudato filotto di ringraziamenti.Mercoledì è arrivata la conferma che gli Stati Uniti hanno interrotto l’invio di armi e la trasmissione di informazioni dall’intelligence a Kiev, mentre ieri il New York Times ha affermato che tale pausa non riguarda solo gli obiettivi da colpire, ma anche gli avvisi sugli attacchi russi. Questo nonostante la retromarcia dello stesso Zelensky, che da giorni sta cercando di ricucire con Trump, ma ciononostante non rinuncia a giocare su due tavoli appoggiando le velleità neonapoleoniche di Emmanuel Macron. «Apprezziamo il ruolo cruciale della Francia per la sicurezza e la stabilità dell’Ucraina», ha scritto su X il premier ucraino, Denys Shmyhal, dopo un primo colloquio con l’omologo francese, Francois Bayrou, all’indomani del discorso in cui Macron ha offerto l’ombrello nucleare di Parigi a tutto il Vecchio continente. I due presidenti hanno avuto anche un bilaterale, ieri, al termine quale Zelensky ha annunciato che l’11 marzo si raduneranno a Parigi i rappresentanti militari dei cosiddetti «Paesi volenterosi», cioè coloro che, seguendo Macron, sono disposti a «compiere maggiori sforzi per garantire in modo affidabile la sicurezza nel quadro della fine della guerra». Che cosa questo voglia dire, oltre un probabile invio di soldati in Ucraina, non è dato sapere. È chiaro, invece, che così salutiamo la tanta decantata unità europea. Non è mancato, sul profilo X di Zelensky, anche un commento sul Consiglio Ue a cui ha partecipato. Il copione è sempre lo stesso, con però una piccola aggiunta: il leader di Kiev, secondo cui «l’Ucraina ha cercato la pace fin dal primo secondo della guerra», ha spiegato di aver presentato «i primi passi necessari per raggiungere la pace» e di aver invitato «i partner a sostenerli». L’inviato di Trump per l’Ucraina, Keith Kellogg, ha confermato da Washington che l’obiettivo dell’amministrazione Usa, con la sospensione degli aiuti a Kiev, è «quello di incoraggiare l’Ucraina a impegnarsi in attività diplomatiche per trovare una base di partenza per i negoziati e stabilire un quadro per il futuro». Inquadrare il conflitto «in una dinamica di vincitori e vinti», ha anche aggiunto, «trascinerebbe solo l’America in una guerra per procura senza fine»: una scelta di parole senz’altro significativa. Mentre Steve Witkoff, anche lui inviato di Trump, si è dichiarato soddisfatto delle scuse del leader ucraino. Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha invece espresso «cauto ottimismo» sulla ripresa del dialogo tra Trump e Zelensky. Elon Musk, intanto, è tornato a invocare nuove elezioni per l’Ucraina, che «Zelensky perderebbe con una valanga di voti contro». Dall’altra parte, Valerii Zaluzhnyi, ambasciatore ucraino in Gran Bretagna dal 2024 e prima comandante delle forze armate ucraine, se l’è presa con gli Usa: «Vediamo che non sono solo l’Asse del male e la Russia a cercare di mettere in discussione l’ordine mondiale, anche gli Usa distruggono questo ordine». La Nato, secondo il diplomatico, potrebbe cessare di esistere.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/seconda-chance-zelensky-usa-riad-2671285922.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="pure-erdogan-vuole-inviare-le-truppe-per-ostacolare-la-mediazione-saudita" data-post-id="2671285922" data-published-at="1741344013" data-use-pagination="False"> Pure Erdogan vuole inviare le truppe per ostacolare la mediazione saudita La Turchia cerca di ritagliarsi un ruolo di peso nella questione ucraina. Ieri Reuters ha riportato che Ankara sarebbe disposta a schierare proprie forze di peacekeeping in Ucraina. «La questione di contribuire a una missione sarà presa in considerazione se ritenuta necessaria per garantire la stabilità e la pace nella regione, e sarà valutata di comune accordo con tutte le parti interessate», ha dichiarato una fonte del ministero della Difesa turco. La notizia non è esattamente inattesa. Già da tempo circolavano indiscrezioni su un interesse di Ankara a schierare truppe di peacekeeping in Ucraina. Inoltre, domenica scorsa, il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, aveva partecipato al summit di Londra dedicato alla crisi ucraina. Tutto questo, senza trascurare che, subito dopo il litigio nello Studio ovale tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky, l’ambasciata ucraina ad Ankara aveva pubblicato una foto che ritraeva lo stesso Zelensky sotto un ombrello tenuto da Recep Tayyip Erdogan. Si trattava di un’immagine dal significato eloquente: voleva infatti dire che, per le eventuali garanzie di sicurezza, Kiev sta guardando con maggiore interesse ad Ankara che alle capitali europee. Ricordiamo d’altronde che la Turchia vanta attualmente il secondo esercito più grande della Nato. E attenzione: la disponibilità turca in termini di peacekeeping non può essere scissa dal peso che Erdogan vuole acquisire nel processo diplomatico sull’Ucraina. È stata Istanbul a ospitare il secondo round dei colloqui di distensione tra Washington e Mosca. Inoltre, Ankara ha fatto sapere di essere disponibile a ospitare anche le future trattative tra russi e ucraini. Tutto questo va inserito in una strategia articolata. Innanzitutto, Erdogan vuole evitare che siano i sauditi a svolgere un ruolo decisivo nel disgelo tra Washington e Mosca. La partita, da questo punto di vista, si gioca in Medio Oriente. Nonostante le smentite ufficiali, Riad appoggia segretamente il piano di Trump su Gaza. E vuole portare i russi a sostenerlo a loro volta. Uno scenario, quest’ultimo, che Ankara punta a scongiurare. D’altronde, Erdogan teme l’asse tra israeliani e sauditi: non dimentichiamo che, appena pochi giorni fa, Reuters ha riportato che lo Stato ebraico starebbe chiedendo agli Stati Uniti d’America di favorire un recupero dell’influenza russa in Siria in funzione antiturca. In secondo luogo, ospitando i colloqui diplomatici e schierando truppe di peacekeeping, il sultano vuole acquisire maggiore centralità sul piano geopolitico. Non sarebbe del resto la prima volta che Erdogan si comporta da mediatore per ottenere influenza da questo punto di vista: si pensi solo alla distensione, da lui favorita a dicembre tra Etiopia e Somalia. Tra l’altro, già Joe Biden aveva riconosciuto ufficiosamente ad Ankara un ruolo di mediatore tra Kiev e Mosca, in virtù dei suoi buoni rapporti con entrambe le capitali, oltre che della sua appartenenza all’Alleanza atlantica. Fu in quest’ottica che, a luglio 2022, il sultano riuscì a mediare con successo l’accordo sul grano tra ucraini e russi. Vale anche la pena ricordare che, nel 2023, Ankara ha schierato proprie truppe nell’ambito delle forze Nato presenti in Kosovo. Infine, ma non meno importante, è possibile che l’attivismo di Ankara nella questione ucraina rientri anche in un tentativo turco di avvicinamento all’Ue. Erdogan, in altre parole, potrebbe sperare in un’ammissione al blocco, facendo leva sulla propria forza nel settore della Difesa. Se le cose dovessero stare realmente così, ciò sarebbe fonte di preoccupazione per Emmanuel Macron. Nonostante il crollo francese nel Sahel, Parigi sta infatti cercando di rilanciarsi come guida di un’eventuale difesa europea. E a quel punto la concorrenza turca potrebbe crearle significativi problemi.
iStock
Tutto nasce dalla volontà, assolutamente legittima, del governo e della Lega calcio di mettere una pezza a una delle piaghe dilaganti del calcio italiano: «Il pezzotto». Migliaia di tifosi che anziché pagare un regolare abbonamento per guardasi comodamente seduti davanti a uno schermo il match della loro squadra del cuore, preferiscono collegarsi a qualche emittente pirata. Tant’è che la legge del 2023 prevede proprio che questi siti debbano essere oscurati entro 30 minuti dal momento in cui vengono colti in flagranza.
Il punto è chi debba farlo. E qui entrano in scena Cloudflare e l’authority che regola, vigila e sanziona su tutto quello succede nel settore delle telecomunicazioni.
L’Agcom ha chiesto al colosso della rete guidato dall’ad Matthew Prince di intervenire per stoppare i collegamenti alle piattaforme illegali. In buona sostanza deindicizzare i siti pirata. Non solo. Perché l’input è quello di fornire i dati relativi ai clienti che si adoperano per bypassare illegalmente gli abbonamenti.
Risposta. Non se ne parla nemmeno. E non da adesso. Il secco diniego è reiterato e non ha mai lasciato trasparire possibilità di ripensamenti.
Motivo? Innanzitutto c’è una questione di merito e di salvaguardia dell’integrità della rete. Censurare dei siti non è il mestiere di Cloudflare che se dovesse acconsentire alle richieste italiane si esporrebbe a potenziali richieste simili anche da parte di governi autoritari. Perderebbe quindi un’arma difensiva fondamentale per garantire la neutralità di Internet. La nostra credibilità - è il concetto espresso dall’amministratore delegato Matthew Prince - deriva proprio dal fatto di non essere influenzati dalle decisioni dei singoli esecutivi.
Poi c’è un problema tecnico non indifferente. L’operazione invocata dall’Agcom potrebbe bloccare centinaia di altre piattaforme assolutamente in regola. Il punto è che si agisce sugli indirizzi IP e non solo sui domini e quindi se dovessero essere oscurate anche le applicazioni digitali perfettamente in regola, la credibilità dell’intermediario ne uscirebbe demolita.
E infine il dilemma economico. Il giro d’affari di Cloudflare in Italia è di circa 7 milioni di euro, che equivale allo 0,5% del fatturato globale dell’azienda. Insomma, è il ragionamento dei vertici del gruppo, ci stanno chiedendo di rivoluzionare un sistema che funziona senza intoppi in tutto il mondo per un mercato marginale e rispetto al quale c’erano anche importanti piani di sviluppo?
Impossibile evitare lo scontro. Che è deflagrato con la multa da circa 14 milioni di euro che ha fatto andare su tutte le furie Prince, il manager del gruppo che ha prima denunciato una deriva da censura. Quindi ha promesso azioni clamorose. Che partono dalla rimozione dei servizi gratuiti alle città italiane e dei progetti di investimento sul nostro Paese e arrivano fino allo stop alle operazioni di cybersecurity legati alle Olimpiadi di Milano-Cortina. Con tanto di coinvolgimento di Musk e Vance.
Insomma, la questione rischia di diventare di politica internazionale. Per Prince infatti sarebbe in gioco la libertà di parola e di espressione che sarebbe attaccata da «un gruppo di decisori politici europei fuori dal mondo e molto disturbati».
Stati Uniti contro Europa. Uno schema che è molto caro all’amministrazione Trump e in particolare al vicepresidente Vance. Diciamo pure che la situazione sta sfuggendo di mano e per evitare che deflagri sarebbero necessari interventi di mediazione a un livello elevato.
Ci sta provando il senatore della Lega Claudio Borghi che nelle ultime ore ha cercato di gettare acqua sul fuoco: «Ho letto il messaggio di Prince con grande preoccupazione. L’Agcom è un’autorità indipendente: la sanzione non è quindi una decisione del governo. È tuttavia possibile che il provvedimento derivi dall’applicazione della normativa antipirateria, pensata per contrastare i siti illegali che replicano piattaforme di pay-TV. È impossibile, per un governo o per il Parlamento, impartire indicazioni operative a un’autorità indipendente. Posso però assicurare che faremo tutto il possibile per verificare se vi siano stati fraintendimenti in merito al ruolo di Cloudflare...». Mentre le verifiche sono in corso però la polemica non si placa. E c’è la quasi certezza che quella descritta sia solo la prima puntata di una serie che nessun sito pirata riuscirà ad oscurare. Con Cloudfare che starebbe valutando diversi scenari di risposta alla multa.
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«I sette quadranti» (Sky)
Eppure, per le ragioni di cui sopra, per il traino che la coppia Chibnall-Christie saprebbe assicurare a qualsivoglia prodotto, non c'è nemmeno un'ombra di noia ad oscurarne l'arrivo. I sette quadranti, al debutto su Sky nella prima serata di giovedì 15 gennaio, è accompagnata dalla promessa di regalare a chiunque, amante del whodunit o meno, una parvenza di felicità. O, senza tanta enfasi e poesia, un po' di intrattenimento degno di questo nome.Lo show, creato ancora una volta da Chibnall e interpretato, tra gli altri, da Helena Bonham-Carter e Martin Freeman, rilegge la storia così come Agatha Christie l'ha scritta.
Torna indietro, dunque, all'Inghilterra ricca e sfarzosa del 1925, ad un'immensa villa di campagna, teatro di una vacanza d'élite. Erano partiti con il solo intento di proseguire la loro vita d'agi altrove, lontano dalla città, i ragazzi protagonisti della serie. Erano ricchi, di nobile lignaggio. Si conoscevano e giocavano. E di giochi avrebbero voluto parlare per l'intera durante del weekend fuoriporta, se solo la morte non avesse fatto irruzione nella villa. Uno dei giovani, preso in giro dal gruppo perché pigro la mattina, viene trovato morto nel suo letto, accanto a lui sette sveglie. I ragazzi inorridiscono. L'amico è morto, circondato dagli stessi orologi con i quali, una di quelle mattine, avrebbero voluto giocargli uno scherzo. Da piani, avrebbero dovuto essere otto. Invece, quella mattina sarebbero state sette.
Perché, per come, è tutto da vedersi.Sulla morte, per nulla accidentale, comincia ad indagare la giovane protagonista de I sette quadranti, versione tv: Lady Eileen Bundle Brent, giovane, brillante e curiosa, dotata di un istinto fuori dal comune. Tocca a lei rivelare che quel delitto non è colposo, ma premeditato, parte di un complotto ben più ampio. Il tutto, mentre segreti, false piste e intrighi politici emergono uno dopo l’altro.
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Maurizio Belpietro commenta la generosità e l’affetto dimostrato dagli italiani nei confronti del vicebrigadiere Emanuele Marroccella. La raccolta fondi della «Verità» ha già raccolto 238.000 euro in quattro giorni.