Scostamento, Meloni si tiene le mani libere e taglia di nuovo le accise sul gasolio

«Se non c’è più una nazione non c’è neanche bisogno che la difendo»: la svolta nel dibattito all’interno della maggioranza su come evitare nuovo debito andando incontro alle esigenze di famiglie e imprese, arriva direttamente da Giorgia Meloni, che in conferenza stampa, ieri, tira fuori il classico coniglio dal cilindro.
Rispondendo a una domanda sul tema, in vista della stesura della risoluzione di maggioranza sul Documento di finanza pubblica (Dfp), che verrà votata domani in aula, il presidente del Consiglio spiega cosa ha in mente il governo: «Penso che non dobbiamo escludere nessuna opzione», argomenta la Meloni, «ma anche che dobbiamo ricordarci che l’anno scorso il Parlamento aveva già autorizzato il governo alla possibilità di una flessibilità sui conti per le spese di Difesa e sicurezza, pari allo 0,15% del Pil, ovvero 3,7 miliardi. Chiaramente il tema energetico rientra tra le spese di Difesa e sicurezza. Quindi una delle opzioni che stiamo considerando è lavorare su quello che è stato già autorizzato dal Parlamento, modificando almeno in parte le priorità alle quali ci si rivolge con quei provvedimenti. Abbiamo un problema legato all’aumento del costo del carburante, il primo maggio scade il provvedimento sulle accise, c’è il tema degli autotrasportatori, che impatta su tutta l’inflazione. Senza venir meno alle mie responsabilità sulla Difesa», aggiunge la Meloni, «devo dare la priorità a quello che accade a livello economico, perché se non c’è più una nazione non c’è neanche bisogno che la difendo».
A proposito del taglio delle accise: «Per quello che riguarda il taglio delle accise sui carburanti», spiega il premier, «stiamo valutando un’ulteriore proroga, potrebbe essere più breve delle precedenti. Cerchiamo sempre di tenerci ancorati all’andamento della situazione ma non abbiamo ancora stabilito la tempistica precisa delle settimane a cui si riferirà. Stiamo valutando di non operare il taglio in maniera orizzontale. L’aumento del gasolio è stato molto più significativo di quello della benzina. La benzina mediamente del 6%», precisa la premier, «il gasolio del 24%. Potrebbe essere un taglio che impatta di più sul prezzo del gasolio, per distribuire meglio l’impatto».
Ma torniamo all’idea di considerare gli interventi contro la crisi energetica come rientranti a tutti gli effetti nelle spese per la Difesa. Parole forti per una scelta forte: «Per me le spese per la Difesa rimangono una priorità assoluta», sottolinea ancora la Meloni, «ma non nell’attuale contesto. Nell’attuale contesto internazionale il tema di calmierare i costi dell’energia e di calmierare un’inflazione che massacra la crescita lo devo considerare un passo avanti». La Meloni non risparmia stoccate alla Ue: «Considero», argomenta il presidente del Consiglio, «il dibattito in maggioranza fisiologico e utile. Siamo in un momento di crisi internazionale al quale bisogna sapersi adeguare. Molta di questa materia dipende dalla capacità di risposta dell’Ue. Tra le proposte dell’Italia c’è la deroga generale del Patto, che a mio avviso non dovrebbe assolutamente essere esclusa. L’ho detto molte volte ai colleghi: non si tratta solo di rispondere alla crisi, ma di rispondere con una tempistica adeguata. Quindi, non bisogna aspettare che arrivi proprio la fase acuta per immaginare soluzioni più coraggiose, ma bisogna ragionare di prevenire il quadro».
In riferimento invece all’ipotesi di attivare la clausola di salvaguardia garantita dall’articolo 26 del Patto di stabilità, in caso di grave congiuntura negativa, come ipotizzato al Corriere della Sera dal responsabile economico di Fratelli d’Italia, Marco Osnato, c’è da registrare la risposta a domanda sull’argomento del commissario Ue all’Economia, Valdis Dombrovskis: «Al momento, questo tipo di richiesta non è stata presentata», risponde all’Ansa Dombrovskis, «quindi è difficile commentare scenari ipotetici. La nostra raccomandazione è generalmente quella di mantenere una risposta contenuta e di restare all’interno dei parametri dei piani strutturali di bilancio nazionali». Dopo la pandemia e la crisi energetica legata alla guerra in Ucraina «gli Stati membri presentano elevati livelli di deficit e debito», aggiunge Dombrovskis, che mette in luce le sostanziali differenze tra la situazione attuale e quella dell’epoca della pandemia: «Durante il Covid abbiamo adottato uno stimolo fiscale generalizzato», sottolinea il commissario, «in un contesto di tassi sostanzialmente pari a zero. Ora i tassi sono molto più alti, il che limita anche lo spazio fiscale e la possibilità di finanziamento a debito». Il Documento di finanza pubblica 2026 sarà discusso alla Camera domani, dalle 9.
Le proposte di risoluzione devono essere presentate entro mezz’ora dal termine della discussione generale. Le dichiarazioni di voto avranno inizio non prima delle 13. Anche le opposizioni stanno lavorando a una risoluzione congiunta.





