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2019-11-07
Scooter elettrici, startup e fantasia per blindare il Made in Italy
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Eicma
E chi l'ha detto che questo settore sia soltanto in mano ai dinamici e commercialmente aggressivi asiatici? Bando ai lunghi viaggi, è nell'uso popolare e quotidiano che l'elettrico dovrebbe aiutare, con prezzi economici, non oltre i 3.000-4.000 euro se prodotti in Europa, anche 950-1.200 euro se fatti in Cina.
La casa italiana Energica Motor presentare due nuove versioni della Esse esse 9 e della Ego, i modelli di punta. Quest'anno migliorate nell'autonomia con un pacco batterie più leggero e capiente di elettroni. Esordio per Hurban, startup romana che presenta il suo e-scooter in verione City Go e Urban Ranger. Quasi un centinaio gli esemplari già venduti. Semplice e simpatico anche il bresciano Me 2.5 in variante potenziata e il fratello maggiore Me 6.0. Nel caso dello 2.5 si tratta dello scooter noto per essere stato scelto dall'azienda di sharing GoVolt, ma ora ha la sezione di potenza maggiorata e parti meccaniche rinnovate. La veneta Askoll, realtà quotata in Borsa, ritocca la sua gamma e propone i suoi eS2 e eS3, tra i più venduti in Italia.
Debutto per il nuovo marchio italiano WoW fondato quest'anno da Diego Gajani, Bruno Greppi e Zeno Pellizzari. I loro Model 4 ha 130km di autonomia a 45kmh, mentre il Model 6 arriva a110 km ma a 85kmh. Le batterie sono posizionate esternamente ai lati della sella, nella parte posteriore, sono rimovibili dopo aver sollevato la sella. Gli WoW hanno anche la retromarcia e il sistema di frenata rigenerativa che recupera al massimo il 15% della carica. La bolognese Engines Engineering, che con l'elettrico lavora da 40 anni, non fa motocicli ma sta investendo molto in un nuovo reparto di progettazione dove sviluppare motori, inverter, sistemi di gestione delle batterie e centraline di comando per altri costruttori come Malaguti, che rifà il progetto di scooter elettrico Ciak del 2000. Ma per arrivare sulle strade bisogna cedersela con l'Asia e in particolare con la Cina. La novità elettrica di Kymko è il maxi scooter RevoNex, chiamato a fare concorrenza al progetto C-Evolution di Bmw. La Niu ha invece esposto tre nuovi mezzi elettrici e una e-bike. Il primo è l'MQiGT, evoluzione biposto dello Mqi+, e lo NQiGTs Pro con ruote da 14", due batterie da 60V e 35Ah e motore Bosch da 1.200 W. Tocca i 70 km/h con un'autonomia fino a 135 km se usato però a 25 km/h. Niu costruisce in collaborazione con Bosch, Panasonic e Vodafone per creare scooter elettrici intelligenti, pensati e realizzati per clienti europei.
La Lvneng di Jangsu (Cina) propone a Milano una linea di nove differenti biciclette a pedalata assistita dai telai molto differenti tra loro: si va dalla mountain bike LN26 alla simil-Graziella LN20, ed anche cinque diversi scooter X1, S3, S4 ed S5 il cui presso varia tra 900 e 2.500 euro. E a dispetto di quanto si possa dire in giro, gli S3 mostrano un design tipicamente occidentale.
A contrastare l'invasione anche gli svizzeri con i prodotti di Quadro Vehicles, con il nuovo modello dello scooter cittadino Oxygen (110 km di autonomia con retromarcia), il nuovo Qve a tre ruote e lo Eqooder a quattro ruote basculanti che riesce a percorrere 150 km con una carica grazie al motore da 45kW e un sistema di ricarica rapida (6 ore) realizzati in collaborazione con la californiana Zero Motorcycles, peraltro presente con la nuova superbike elettrica SR/F e con la già vista Zero DSR ma in variante Black Forest Edition.
Interessante, dalla Svezia, la Cake, costruttore di moto da cross che propone una serie di mezzi squadrati ed essenziali in puro stile "meccano", ma personalizzabili. Si chiamano Osa e non bisogna chiedere loro le curve sinuose della Piaggio Vespa, peraltro arrivata a Eicma anche con la nuova versione Elettrica da 70km orari, ma se piacciono i bulloni a vista e la robustezza sono i mezzi elettrici che fanno per voi. Infine non poteva mancare qualche follia all'Eicma 2019: si chiama Carbogatto H7, ha un telaio di carbonio dalla forma un po' folle, un solo posto e nasconde il motore elettrico nella ruota posteriore e la batteria sotto la sella. Costruita dalla moscovita Driveeco, non va oltre i 45kmh e costa oltre 7.000 euro. Senza dubbio si gireranno tutti a guardarla perché non è uno scooter e neppure una bicicletta a pedalata assistita, ma neanche del tutto moto. Ma è intrigante e personalizzabile in mille modi.
La guerra dei cloni

Ansa
Prima fu la Vespa e subito dopo la Lambretta. Ad Eicma 2019 era presente la tedesca Victoria Motorrad Nicky, scooter da 50 e 125cc, la cui forma posteriore richiama quella sottile e allungata proposta dalla Innocenti nel primissimo Dopoguerra.
Dalla Cina arriva la Znen Veracruz, quasi Vespa davanti e simil Lambretta dietro, ma con motore elettrico. Non si può neppure dire che sia brutta, anche se nel tentativo di racchiudere le forme più amate dello scooter icona italiano i designer hanno forse esagerato con fregi e decorazioni. Certo non è la prima volta che accade, nel 2013 il modello Eva 50 fu sequestrato dalla Guardia di finanza perché davvero troppo simile al capolavoro di Pontedera, con tanto di "cravatta", ovvero la classica nervatura verticale sullo scudo anteriore, e lo stesso avvenne con la turca Volta VS8 e la cinese Yasan Motor Imigo. Eppure non sempre le vicende si chiudono a favore degli italiani: lo scorso anno Piaggio perse la causa contro la Wangye Power per un caso di sospetta imitazione, ma ebbe ragione con il sequestro del clone tedesco Kumpan 1954. Insomma a imitare la mano italiana ci provano sempre in tanti, e per difenderci, oltre che vigilare costantemente, bisogna continuare a investire nei giovani ingegneri e disegnatori, chissà che tra loro si nascondano i prossimi Corradino d'Ascanio, oppure i Cesare Pallavicino e Pier Luigi Torre che diedero forma alla Lambretta.
Ma neppure noi italiani possiamo dire di essere sempre stati corretti: negli anni Ottanta spopolavano le moto da enduro giapponesi e le nostre aziende non persero tempo a inseguirne le orme. Ma con una differenza: discostarsi per architettura dei motori e stilemi quanto bastava per creare un'identità al prodotto. Succede ancora, specialmente con le moto "naked", ma lo sappiamo fare con il nostro stile.
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Al salone meneghino Eicma 2019 avanza l'elettrico a due ruote, soprattutto la richiesta per mezzi semplici, economici e facilmente gestibili, che in pratica significa costo contenuto e poter estrarre la batteria dal ciclomotore per poterla ricaricare a casa oppure in ufficio.Oggi Vespa e Lambretta vengono imitate e prese come esempio da diversi costruttori per sedurre gli amanti delle due ruote.Lo speciale contiene due articoli.E chi l'ha detto che questo settore sia soltanto in mano ai dinamici e commercialmente aggressivi asiatici? Bando ai lunghi viaggi, è nell'uso popolare e quotidiano che l'elettrico dovrebbe aiutare, con prezzi economici, non oltre i 3.000-4.000 euro se prodotti in Europa, anche 950-1.200 euro se fatti in Cina.La casa italiana Energica Motor presentare due nuove versioni della Esse esse 9 e della Ego, i modelli di punta. Quest'anno migliorate nell'autonomia con un pacco batterie più leggero e capiente di elettroni. Esordio per Hurban, startup romana che presenta il suo e-scooter in verione City Go e Urban Ranger. Quasi un centinaio gli esemplari già venduti. Semplice e simpatico anche il bresciano Me 2.5 in variante potenziata e il fratello maggiore Me 6.0. Nel caso dello 2.5 si tratta dello scooter noto per essere stato scelto dall'azienda di sharing GoVolt, ma ora ha la sezione di potenza maggiorata e parti meccaniche rinnovate. La veneta Askoll, realtà quotata in Borsa, ritocca la sua gamma e propone i suoi eS2 e eS3, tra i più venduti in Italia.Debutto per il nuovo marchio italiano WoW fondato quest'anno da Diego Gajani, Bruno Greppi e Zeno Pellizzari. I loro Model 4 ha 130km di autonomia a 45kmh, mentre il Model 6 arriva a110 km ma a 85kmh. Le batterie sono posizionate esternamente ai lati della sella, nella parte posteriore, sono rimovibili dopo aver sollevato la sella. Gli WoW hanno anche la retromarcia e il sistema di frenata rigenerativa che recupera al massimo il 15% della carica. La bolognese Engines Engineering, che con l'elettrico lavora da 40 anni, non fa motocicli ma sta investendo molto in un nuovo reparto di progettazione dove sviluppare motori, inverter, sistemi di gestione delle batterie e centraline di comando per altri costruttori come Malaguti, che rifà il progetto di scooter elettrico Ciak del 2000. Ma per arrivare sulle strade bisogna cedersela con l'Asia e in particolare con la Cina. La novità elettrica di Kymko è il maxi scooter RevoNex, chiamato a fare concorrenza al progetto C-Evolution di Bmw. La Niu ha invece esposto tre nuovi mezzi elettrici e una e-bike. Il primo è l'MQiGT, evoluzione biposto dello Mqi+, e lo NQiGTs Pro con ruote da 14", due batterie da 60V e 35Ah e motore Bosch da 1.200 W. Tocca i 70 km/h con un'autonomia fino a 135 km se usato però a 25 km/h. Niu costruisce in collaborazione con Bosch, Panasonic e Vodafone per creare scooter elettrici intelligenti, pensati e realizzati per clienti europei. La Lvneng di Jangsu (Cina) propone a Milano una linea di nove differenti biciclette a pedalata assistita dai telai molto differenti tra loro: si va dalla mountain bike LN26 alla simil-Graziella LN20, ed anche cinque diversi scooter X1, S3, S4 ed S5 il cui presso varia tra 900 e 2.500 euro. E a dispetto di quanto si possa dire in giro, gli S3 mostrano un design tipicamente occidentale.A contrastare l'invasione anche gli svizzeri con i prodotti di Quadro Vehicles, con il nuovo modello dello scooter cittadino Oxygen (110 km di autonomia con retromarcia), il nuovo Qve a tre ruote e lo Eqooder a quattro ruote basculanti che riesce a percorrere 150 km con una carica grazie al motore da 45kW e un sistema di ricarica rapida (6 ore) realizzati in collaborazione con la californiana Zero Motorcycles, peraltro presente con la nuova superbike elettrica SR/F e con la già vista Zero DSR ma in variante Black Forest Edition. Interessante, dalla Svezia, la Cake, costruttore di moto da cross che propone una serie di mezzi squadrati ed essenziali in puro stile "meccano", ma personalizzabili. Si chiamano Osa e non bisogna chiedere loro le curve sinuose della Piaggio Vespa, peraltro arrivata a Eicma anche con la nuova versione Elettrica da 70km orari, ma se piacciono i bulloni a vista e la robustezza sono i mezzi elettrici che fanno per voi. Infine non poteva mancare qualche follia all'Eicma 2019: si chiama Carbogatto H7, ha un telaio di carbonio dalla forma un po' folle, un solo posto e nasconde il motore elettrico nella ruota posteriore e la batteria sotto la sella. Costruita dalla moscovita Driveeco, non va oltre i 45kmh e costa oltre 7.000 euro. Senza dubbio si gireranno tutti a guardarla perché non è uno scooter e neppure una bicicletta a pedalata assistita, ma neanche del tutto moto. Ma è intrigante e personalizzabile in mille modi.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/scooter-elettrici-startup-e-fantasia-italiana-per-arginare-linvasione-cinese-2641237605.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="la-guerra-dei-cloni" data-post-id="2641237605" data-published-at="1777429395" data-use-pagination="False"> La guerra dei cloni Ansa Prima fu la Vespa e subito dopo la Lambretta. Ad Eicma 2019 era presente la tedesca Victoria Motorrad Nicky, scooter da 50 e 125cc, la cui forma posteriore richiama quella sottile e allungata proposta dalla Innocenti nel primissimo Dopoguerra.Dalla Cina arriva la Znen Veracruz, quasi Vespa davanti e simil Lambretta dietro, ma con motore elettrico. Non si può neppure dire che sia brutta, anche se nel tentativo di racchiudere le forme più amate dello scooter icona italiano i designer hanno forse esagerato con fregi e decorazioni. Certo non è la prima volta che accade, nel 2013 il modello Eva 50 fu sequestrato dalla Guardia di finanza perché davvero troppo simile al capolavoro di Pontedera, con tanto di "cravatta", ovvero la classica nervatura verticale sullo scudo anteriore, e lo stesso avvenne con la turca Volta VS8 e la cinese Yasan Motor Imigo. Eppure non sempre le vicende si chiudono a favore degli italiani: lo scorso anno Piaggio perse la causa contro la Wangye Power per un caso di sospetta imitazione, ma ebbe ragione con il sequestro del clone tedesco Kumpan 1954. Insomma a imitare la mano italiana ci provano sempre in tanti, e per difenderci, oltre che vigilare costantemente, bisogna continuare a investire nei giovani ingegneri e disegnatori, chissà che tra loro si nascondano i prossimi Corradino d'Ascanio, oppure i Cesare Pallavicino e Pier Luigi Torre che diedero forma alla Lambretta.Ma neppure noi italiani possiamo dire di essere sempre stati corretti: negli anni Ottanta spopolavano le moto da enduro giapponesi e le nostre aziende non persero tempo a inseguirne le orme. Ma con una differenza: discostarsi per architettura dei motori e stilemi quanto bastava per creare un'identità al prodotto. Succede ancora, specialmente con le moto "naked", ma lo sappiamo fare con il nostro stile.
«Quando ci si adopera per una cura adeguata della nostra Casa comune e di tutti, deve essere considerato un approccio integrale», scrivono i cardinali Michael Czerny e Kevin Joseph Farrell - prefetti rispettivamente dei due citati dicasteri - nell’introduzione al testo dove, peraltro, non manca una citazione di papa Benedetto XVI.
Certo, ci sono pure vari richiami a papa Francesco, com’è inevitabile avendo egli dedicato all’ecologia un’intera enciclica, la Laudato si' (2015). Tuttavia, il testo è del tutto coerente con la linea di papa Leone XIV, il quale, pur citando spesso papa Bergoglio, guida ora la Chiesa su acque dottrinalmente ben più tranquille. Prova ne è il fatto che L’ecologia integrale nella vita della famiglia non si limita, si potrebbe ironizzare, a invitare a fare la raccolta differenziata, ma dedica più passaggi a richiamare il ruolo stesso di quella che, per i cattolici, è la cellula fondamentale della società. Il documento infatti non parla genericamente di famiglia, ma lo fa sempre in riferimento al sacramento matrimoniale; non è un caso che il termine «matrimonio» ricorra ben dieci volte.
A tal proposito, sovvengono le parole di papa Prevost, che nell’omelia in occasione della Messa per il giubileo delle Famiglie, nelle prime settimane del suo pontificato, aveva precisato, esprimendo una linea cristallina, che «il matrimonio non è un ideale ma il canone del vero amore». Non stupisce, allora, che nelle pagine del documento appena pubblicato la famiglia fondata sul sacramento del matrimonio sia richiamata così spesso. Ma c’è più. In un testo che si presenta come di «ecologia integrale», con cioè una prospettiva che si prende cura del creato nel suo insieme, traspare con forza l’idea che non esista cura dell’ambiente senza quella dell’uomo, tanto che viene sottolineata con forza la necessità di far «rispettare la vita umana dal concepimento alla morte naturale dicendo no all’aborto, all’eutanasia, alla maternità surrogata e alle tecniche di fecondazione assistita e alla loro promozione» (p. 34).
Poco prima, anche una condanna all’ideologia antinatalista: «Oggi c’è la tendenza a considerare la crescita demografica come la principale minaccia per l’umanità» (p. 29). A seguire, un ammonimento ai governi che «operano attivamente per la diffusione dell’aborto, promuovendo talvolta l’adozione della pratica della sterilizzazione» e impongono «un forte controllo delle nascite» (p. 30).
Anche le proposte educative alle giovani generazioni, sia pure calibrate sul tema ambientale, sposano sempre un’antropologia cristiana. Così, nelle pagine dedicate all’istruzione, troviamo sì riferimenti all’importanza di «chiedere alla scuola di aggiornare le proprie attività e manuali didattici in materia di ecologia» e a quella di «educare a non sprecare il cibo» (p. 58); ma quest’ultimo impegno arriva comunque dopo l’esortazione a «parlare in maniera adeguata all’età della necessità di proteggere la vita umana da aborto, maternità surrogata ed eutanasia» (p. 57). Il solco tra l’ecologia integrale cristiana e l’ambientalismo caro al mainstream è davvero lampante.
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Il professor Pier Luigi Petrillo ha dato l’anima per questo traguardo. Ieri 27 aprile s’è scoperto grazie alla mobilitazione della Coldiretti - ha portato al passo del Brennero 10.000 agricoltori - che alcuni piatti simbolo di questa cucina sono fatti con ingredienti che d’italiano hanno solo l’etichetta. Una rivelazione scioccante riguarda le mozzarelle campane della serie «tu vulive a pizza c’ha mozzarella e a pummarola in coppa e niente chiù». Secondo l’analisi di Coldiretti e Centro Studi Divulga su dati del ministero della Salute, «l’Italia ha importato nel 2025 circa 1,5 milioni di quintali di cagliate su un totale di 6,4 milioni di quintali di formaggi che arrivano nel nostro Paese (+9% rispetto al 2024)». Passano quasi tutti dal Brennero e «oltre la metà delle cagliate importate finiscono a Napoli (306.000 quintali) a Benevento (183.000 quintali), Campobasso (134.000) e Salerno (92.000)». Due terzi delle cagliate tedesche e polacche sono lavorate al Sud con la Campania che ne assorbe il 46,7%. Ieri al Brennero – Coldiretti aveva il supporto della Guardia di Finanza - hanno scoperto i «Tir dell’orrore». Correva il 9 gennaio 2026 quando sempre il ministro Francesco Lollobrigida annunciava che contrariamente a quanto sostenuto per anni l’Italia diceva sì al Mercosur - il trattato commerciale col Sud America – perché si erano ottenute da Ursula von der Leyen stringenti garanzie sulle clausole di reciprocità, sull’applicazione dell’etichetta d’origine e sullo stabilire in Italia l’autorità doganale europea visto che nessuno si fida dei controlli che fanno gli olandesi. La dogana europea ora sta Lille in Francia che ha detto no al Mercosur. Ursula forse s’è distratta. Al Brennero sono saltati fuori kiwi cileni (l’Italia è il primo produttore al mondo di questi frutti avendo superato anche la Nuova Zelanda) fettine di pollo sudamericano che diventano crocchette italiane, carciofi egiziani, lavorati e venduti come sottaceto italiani, arance sudafricane che diventano succhi di frutta italiani, grano canadese trasformato in pasta italiana. Tutta roba che passa da Rotterdam mentre i nostri partner europei ci danno le cosce di maiale fresche – sono le più «spacciate» al Brennero - che arrivano dalla Germania, dall’Olanda, dalla Danimarca, dalla Francia e diventano prosciutti italiani, così come tonnellate di miele tedesco, centinaia di migliaia di litri di latte francese e polacco e le mozzarelle tedesche già confezionate col tricolore. Un danno enorme alla nostra agricoltura, ma anche alla nostra reputazione commerciale dovuto al codice doganale europeo che consente di etichettare come italiano il prodotto che subisce in Italia anche solo il confezionamento.
«Al centro della mobilitazione che da mesi ha coinvolto almeno 100.000 agricoltori e ha la sua tappa finale qui al Brennero», spiega il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo, «c’è la battaglia per la revisione della normativa sull’ultima trasformazione che penalizza il lavoro agricolo nazionale e altera profondamente la trasparenza del mercato. E poi vogliamo l’etichetta di origine». Ettore Prandini, che di Coldiretti è il presidente, ribadisce: «L’agroalimentare rappresenta una filiera strategica per il Paese, che vale 707 miliardi di euro e garantisce 4 milioni di posti di lavoro, assistiamo a meccanismi che alterano la concorrenza, comprimono il reddito degli agricoltori e compromettono l’immagine del vero Made in Italy. Vogliamo un intervento europeo immediato. A partire da tre elementi: la sicurezza alimentare, la salute dei consumatori, il reddito degli agricoltori». E giovedì in Coldiretti si replica. A Roma si parla di cibo e salute con il commissario europeo Olivér Várhelyi.
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Matteo Salvini e coniugi Trevaillon (Ansa)
Dopo un colloquio di un’ora nel Municipio dove ha incontrato il sindaco Giuseppe Masciulli, Salvini si è recato nella casa nel bosco dove tutto ha avuto inizio. E dove, dopo la scadenza del contratto con il B&B che la ospitava, la coppia ha fatto ritorno proprio in questi giorni. Ma senza figli. «Ci sono i pannelli solari, il bosco, il fiume, le piante, l’asino. È stato chiesto loro di sistemare casa, fatto. La questione sanitaria, c’è il pediatra, le vaccinazioni, fatto. Sistemate le domande educative, c’è l’insegnante pronta. Non capisco cosa si deve aspettare!», ha detto ancora Salvini. «Io sono sicuro che tutti hanno agito in buona fede ma probabilmente qualcuno ha sbagliato valutazione», ha proseguito riferendosi alla decisione del tribunale per i minorenni dell’Aquila dello scorso 20 novembre con cui aveva sospeso la responsabilità genitoriale della coppia sui tre figli. E all’odissea che ne è seguita. Come l’allontanamento di mamma Catherine dalla casa famiglia deciso lo scorso 6 marzo, in quanto ritenuta un possibile ostacolo al percorso educativo dei minori.
Da allora gli incontri sono stati limitati al massimo. Solo negli ultimi giorni è arrivata la concessione di una videochiamata, forse un piccolo segnale di riavvicinamento, mentre per un incontro in presenza si dovranno attendere ulteriori sviluppi nel percorso stabilito dal tribunale. Che ancora non è chiaro. Come ha sottolineato il sindaco, che ha puntato il dito contro l’assenza di un programma che faccia intravedere un esito finale positivo della vicenda. Una lacuna inaccettabile, spiega, a cinque mesi dall’ordinanza e dopo la soluzione di gran parte delle criticità. Anche perché la gestione dell’intera vicenda è costata al Comune di 850 abitanti già 50.000 euro. Una spesa che, in assenza di un percorso definito, potrebbe raddoppiare.
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Ecco #DimmiLaVerità del 28 aprile 2026. Il nostro Alessandro Da Rold ci spiega perché giovedì sarà il giorno cruciale per l'inchiesta su Rocchi e gli arbitri.