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2020-03-11
Oltre alla moratoria per i mutui alle famiglie, scendono anche i tassi di interesse
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Stop ai mutui per le famiglie italiane in difficoltà a causa dell'epidemia di coronavirus: la proposta è nel decreto legge con le misure straordinarie di sostegno all'economia, che il governo varerà venerdì. La conferma è arrivata dal ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, che in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato ha spiegato che nel decreto «ci sarà una semplificazione procedurale per la sospensione dei mutui prima casa fino a 18 mesi in caso di riduzione o sospensione dell'orario di lavoro (in base a quanto previsto dal cosiddetto fondo Gasparrini, istituito presso il ministero dell'Economia proprio per sostenere le famiglie in momenti di difficoltà, ndr) e inoltre sospendiamo le rate di mutui e prestiti bancari" anche con "parziale sostegno di garanzia statale».
Una decisione che però, come si è affrettato a precisare il presidente dell'Abi Antonio Patuelli, non può pesare solo sulle banche. «Se lo Stato vuole porre in essere dei paracaduti sulle famiglie e sulle grandi imprese, è chiaro che non sono le banche a poter avere la forza e il dovere giuridico di sostenerle da sole», ha fatto sapere Patuelli, secondo cui «ci sarà bisogno di attivare tutta una serie di norme, garanzie e fondi, che il governo ha già potenziato come il fondo Gasparrini sulla sospensione dei mutui all'acquisto della prima casa nel caso in cui c'è stata una perdita o riduzione di lavoro. Non siamo all'anno zero né per le banche né per il governo». Già ieri il ministro allo Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, aveva fatto sapere che uno dei «quattro canali» su cui si sta indirizzando il governo per aiutare famiglie e imprese «è quello della liquidità, che va garantita, e questo lo si fa con la sospensione dei pagamenti, di mutui, bollette, tributi», alla quale il governo starebbe lavorando già dalla prossima scadenza fiscale del 16 marzo.
Anche sul fronte delle piccole e medie imprese qualcosa si muove: nei giorni scorsi l'Abi – Associazione bancaria italiana e le associazioni degli imprenditori hanno siglato un accordo che prevede la sospensione o l'allungamento dei finanziamenti rivolti alle micro, piccole e medie aziende danneggiate dall'emergenza epidemiologica legata al coronavirus. La sospensione del pagamento della quota capitale delle rate dei finanziamenti può essere chiesta fino a un anno ed è applicabile ai finanziamenti a medio-lungo termine (mutui), anche perfezionati tramite il rilascio di cambiali agrarie, e alle operazioni di leasing, immobiliare o mobiliare. In questo ultimo caso, la sospensione riguarda la quota capitale implicita dei canoni di leasing. Per le operazioni di allungamento dei mutui, il periodo massimo di estensione della scadenza del finanziamento può arrivare fino al 100% della durata residua dell'ammortamento. Alle nuove moratorie hanno aderito banche che rappresentano il 90% in termini di totale dell'attivo, con una presenza in tutta Italia.
Al netto delle situazioni di oggettiva difficoltà c'è da dire che il momento non è mai stato tanto favorevole per chi vuole accendere un mutuo casa. La situazione di incertezza sui mercati finanziari sta scatenando una corsa ai beni rifugio, come i Bund tedeschi, che al momento offrono rendimenti ancora inferiori rispetto ai mesi scorsi. E di conseguenza, come ha spiegato una ricerca di Facile.it, anche l'indice Eurirs è sceso ai minimi, portando di conseguenza al ribasso i Taeg applicati ai mutui a tasso fisso, che oggi sono scivolati allo 0,77%. Lo scorso 6 marzo l'indice Eurirs a 20 anni era infatti allo 0,01%, contro lo 0,41% di trenta giorni prima.
Questo significa, secondo le simulazioni di Facile.it, che a marzo il miglior Taeg (tasso annuo effettivo globale) per un mutuo a tasso fisso di 126mila euro al 70% da restituire in 25 anni, è dello 0,77%, contro l'1,24% di gennaio 2020. La rata mensile è di 455 euro (era 485 euro a gennaio 2020), con un risparmio mensile di 30 euro, mentre il totale degli interessi risparmiati ammonta a 9.000 euro. Il calo è ancor più significativo se si confrontano i tassi di marzo 2020 con quelli del gennaio 2019. Poco più di anno fa il miglior Taeg era dell'1,95%, per una rata mensile di 529 euro: la differenza comporterebbe un risparmio mensile di 74 euro e un totale di interessi risparmiati di 22.200 euro. Cosa vuol dire? Che per chi ha la ragionevole certezza di poterlo rimborsare, in questo momento può essere davvero conveniente stipulare o surrogare un mutuo.
Il comparto del risparmio gestito in prodotti immobiliari ha superato i tremila miliardi di euro di patrimonio
Investire in immobili non significa solo acquistare case o altre proprietà: in Italia il comparto dei fondi immobiliari continua infatti a crescere in modo sostenuto, in un contesto che, almeno fino allo scorso anno e prima dell'epidemia di coronavirus, vedeva un andamento positivo generalizzato a livello globale. Secondo l'ultimo rapporto di Scenari Immobiliari e Studio Casadei, aggiornato a novembre 2019, nel mondo il comparto del risparmio gestito in prodotti immobiliari ha superato i tremila miliardi di euro di patrimonio: il patrimonio gestito nei principali otto Paesi europei a fine 2019 avrebbe dovuto sfiorare i 700 miliardi di euro, per un incremento del 9,6% rispetto all'anno precedente. In sei anni l'ammontare è duplicato e rispetto al 2010 si è moltiplicato per 2,5 volte.
Il peso dell'Italia sul mercato europeo è di circa il 10%. Nel nostro Paese il nav (net asset value, cioè il rapporto tra la somma dei valori di mercato delle attività del portafoglio di un fondo comune di investimento e il numero di quote in circolazione, ndr) del settore dei fondi immobiliari alla fine dello scorso anno avrebbe raggiunto 68,5 miliardi di euro, in aumento del 12,3% rispetto all'anno precedente. I fondi attivi in Italia sono 480 e a fine 2019 detenevano direttamente un patrimonio di 77 miliardi di euro, in aumento del 13,2% rispetto al 2018. Per quanto riguarda la performance (roe, return on equity, indicatore che misura la redditività del capitale), pur rappresentando la media di realtà molto diversificate, è in risalita e nel 2019 si attestava all'1,5%. E le previsioni per il 2020 – stilate prima dello scoppio dell'epidemia di coronavirus – ipotizzavano un incremento di nav e patrimonio superiore al 10%.
Per quanto riguarda l'asset allocation dei fondi immobiliari in Italia, al 30 giugno dello scorso anno era costituita principalmente da uffici (66%); seguono immobili commerciali (18%) residenziale (11%), logistica/industriale (4%) e sviluppo (1%).
Il panorama dei fondi immobiliari nel nostro Paese è molto vario: secondo il report, il patrimonio immobiliare totale riconducibile a questi strumenti al 30 giugno 2019 era di 82 miliardi di euro, in netto aumento rispetto a un anno prima, quando era di 69 miliardi. Tra i diversi strumenti disponibili sul mercato mobiliare ci sono: i fondi immobiliari destinati a investitori istituzionali (i cosiddetti fondi riservati); le Siiq, società di investimento immobiliare quotate; i fondi immobiliari destinati al pubblico retail (detti appunto fondi retail); le società immobiliari quotate (Ftse Ibi e Ftse Aim) e le Sicaf (società di investimento per azioni a capitale fisso). Tra questi strumenti di investimento la parte del leone spetta ai fondi riservati, che contribuiscono al 92,7% del valore totale del patrimonio immobiliare: seguono le Siiq con il 4,4% del patrimonio, i fondi retail con l'1,6%, le società quotate Ftse Ibi con l'1% e le Sicaf con lo 0,3%.
Prezzi e domanda sono in calo a Milano
Anche il mercato immobiliare inizia a subire le prime ripercussioni dell'epidemia di coronavirus: a Milano, come spiega l'ultimo report congiunto di Nomisma ed Engel & Völkers, a causa della diffusione del virus «prezzi e domanda sono in calo», anche se «non si ferma il mercato della prima casa». A Roma, invece, «il segmento delle locazioni a lungo termine beneficia degli effetti del coronavirus», visto che l'epidemia sta riducendo la richiesta per gli affitti brevi, ed è «stabile l'interesse per l'acquisto della prima casa, in particolare di sostituzione».
Nella seconda metà del 2019, prima dello scoppio dell'emergenza, il trend nelle due città era in crescita: «nel comparto residenziale, la variazione semestrale dei prezzi delle abitazioni delle principali città italiane è tornata positiva, seppure a un tasso vicino allo zero, soprattutto in alcuni territori come Milano, in cui la crescita economica è più marcata», ha spiegato l'ad di Nomisma Luca Dondi, precisando tuttavia come oggi questo trend risulti condizionato dall'emergenza coronavirus. Per Dondi «la riduzione delle richieste di mutuo e la disdetta di numerose locazioni brevi sono solo il preludio delle conseguenze che si manifesteranno nelle prossime settimane».
La tendenza si sta invertendo, come ha confermato Roberto Magaglio, licence partner di Engel & Völkers Milano: «Se da un lato, fino a poche settimane fa, abbiamo assistito a una costante crescita dei prezzi di vendita degli immobili a Milano, sostenuta da un'offerta di prodotto insufficiente a soddisfare la domanda, oggi, a causa del coronavirus, prevediamo un impatto negativo sui prezzi e stiamo già assistendo a un calo della domanda». L'epidemia sta spaventando gli investitori, ha preciasato Alberto Cogliati, direttore commerciale di Engel & Völkers Italia: «Prima che entrasse in vigore il decreto dell'8 marzo, avevamo notato un aumento del numero degli italiani interessati a investire in Italia piuttosto che all'estero. Oggi, invece, alla luce delle ultime disposizioni, anche gli investimenti nel nostro Paese risultano compromessi, viste le restrizioni che riguardano la circolazione in zone strategiche dell'Italia».
E anche a Roma, dove la situazione, almeno al momento, è meno complessa, la clientela preferisce mettere in stand-by le compravendite, specie per quanto riguarda alcune tipologie di immobili. «Abbiamo riscontrato un interesse stabile da parte di famiglie o giovani coppie per l'acquisto della prima casa, in particolare di sostituzione, soprattutto nelle aree semi centrali, mentre sono calati gli investimenti su appartamenti di piccole dimensioni», ha spiegato Helio Cordeiro Teixeira, managing director market center Roma di Engel & Völkers.
Anche secondo Scenari Immobiliari la diffusione dell'epidemia sta comportando effetti negativi sulle compravendite di case, che hanno subito un calo del 7% in Lombardia e del 12% a Roma nel primo bimestre del 2020. "Nel mese di marzo è probabile una riduzione molto forte, già evidente nelle visite agli appartamenti in vendita, più che dimezzati rispetto a un anno fa", ha osservato Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari, secondo cui tuttavia «la domanda continua a essere sostenuta ed è probabile un 'rimbalzo' da metà anno, con emergenza terminata». Al momento, ha aggiunto Breglia, «non ci sono tensioni sui prezzi, anzi si osserva un leggero incremento dei canoni di locazione a Milano».
Tuttavia, su quale possa essere l'impatto complessivo del virus sul mercato immobiliare c'è ancora incertezza. Come spiega l'ultimo report di Cushman & Wakefield "Coronavirus: impact on the global property markets", «il settore immobiliare commerciale non è il mercato azionario. Si muove più lentamente e i fondamenti del leasing non oscillano selvaggiamente di giorno in giorno»: in ogni caso, «se il virus avrà un impatto duraturo e materiale sull'economia in generale, avrà anche ripercussioni sulla proprietà».
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Il presidente dell'Abi Antonio Patuelli ««Se lo Stato vuole porre in essere dei paracadute sulle famiglie e sulle grandi imprese, è chiaro che non sono le banche a poter avere la forza e il dovere giuridico di sostenerle da sole». In calo il patrimonio gestito in prodotti immobiliari. Nei principali otto Paesi europei a fine 2019 avrebbe dovuto sfiorare i 700 miliardi di euro, per un incremento del 9,6% rispetto all'anno precedente. In sei anni l'ammontare è duplicato e rispetto al 2010 si è moltiplicato per 2,5 volte.Il peso dell'Italia sul mercato europeo è di circa il 10%.Roberto Magaglio, licence partner di Engel & Völkers Milano: «Se da un lato, fino a poche settimane fa, abbiamo assistito a una costante crescita dei prezzi di vendita degli immobili a Milano, , oggi, a causa del coronavirus, prevediamo un impatto negativo sui prezzi e stiamo già assistendo a un calo della domanda».Lo speciale contiene tre articoliStop ai mutui per le famiglie italiane in difficoltà a causa dell'epidemia di coronavirus: la proposta è nel decreto legge con le misure straordinarie di sostegno all'economia, che il governo varerà venerdì. La conferma è arrivata dal ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, che in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato ha spiegato che nel decreto «ci sarà una semplificazione procedurale per la sospensione dei mutui prima casa fino a 18 mesi in caso di riduzione o sospensione dell'orario di lavoro (in base a quanto previsto dal cosiddetto fondo Gasparrini, istituito presso il ministero dell'Economia proprio per sostenere le famiglie in momenti di difficoltà, ndr) e inoltre sospendiamo le rate di mutui e prestiti bancari" anche con "parziale sostegno di garanzia statale». Una decisione che però, come si è affrettato a precisare il presidente dell'Abi Antonio Patuelli, non può pesare solo sulle banche. «Se lo Stato vuole porre in essere dei paracaduti sulle famiglie e sulle grandi imprese, è chiaro che non sono le banche a poter avere la forza e il dovere giuridico di sostenerle da sole», ha fatto sapere Patuelli, secondo cui «ci sarà bisogno di attivare tutta una serie di norme, garanzie e fondi, che il governo ha già potenziato come il fondo Gasparrini sulla sospensione dei mutui all'acquisto della prima casa nel caso in cui c'è stata una perdita o riduzione di lavoro. Non siamo all'anno zero né per le banche né per il governo». Già ieri il ministro allo Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, aveva fatto sapere che uno dei «quattro canali» su cui si sta indirizzando il governo per aiutare famiglie e imprese «è quello della liquidità, che va garantita, e questo lo si fa con la sospensione dei pagamenti, di mutui, bollette, tributi», alla quale il governo starebbe lavorando già dalla prossima scadenza fiscale del 16 marzo.Anche sul fronte delle piccole e medie imprese qualcosa si muove: nei giorni scorsi l'Abi – Associazione bancaria italiana e le associazioni degli imprenditori hanno siglato un accordo che prevede la sospensione o l'allungamento dei finanziamenti rivolti alle micro, piccole e medie aziende danneggiate dall'emergenza epidemiologica legata al coronavirus. La sospensione del pagamento della quota capitale delle rate dei finanziamenti può essere chiesta fino a un anno ed è applicabile ai finanziamenti a medio-lungo termine (mutui), anche perfezionati tramite il rilascio di cambiali agrarie, e alle operazioni di leasing, immobiliare o mobiliare. In questo ultimo caso, la sospensione riguarda la quota capitale implicita dei canoni di leasing. Per le operazioni di allungamento dei mutui, il periodo massimo di estensione della scadenza del finanziamento può arrivare fino al 100% della durata residua dell'ammortamento. Alle nuove moratorie hanno aderito banche che rappresentano il 90% in termini di totale dell'attivo, con una presenza in tutta Italia. Al netto delle situazioni di oggettiva difficoltà c'è da dire che il momento non è mai stato tanto favorevole per chi vuole accendere un mutuo casa. La situazione di incertezza sui mercati finanziari sta scatenando una corsa ai beni rifugio, come i Bund tedeschi, che al momento offrono rendimenti ancora inferiori rispetto ai mesi scorsi. E di conseguenza, come ha spiegato una ricerca di Facile.it, anche l'indice Eurirs è sceso ai minimi, portando di conseguenza al ribasso i Taeg applicati ai mutui a tasso fisso, che oggi sono scivolati allo 0,77%. Lo scorso 6 marzo l'indice Eurirs a 20 anni era infatti allo 0,01%, contro lo 0,41% di trenta giorni prima.Questo significa, secondo le simulazioni di Facile.it, che a marzo il miglior Taeg (tasso annuo effettivo globale) per un mutuo a tasso fisso di 126mila euro al 70% da restituire in 25 anni, è dello 0,77%, contro l'1,24% di gennaio 2020. La rata mensile è di 455 euro (era 485 euro a gennaio 2020), con un risparmio mensile di 30 euro, mentre il totale degli interessi risparmiati ammonta a 9.000 euro. Il calo è ancor più significativo se si confrontano i tassi di marzo 2020 con quelli del gennaio 2019. Poco più di anno fa il miglior Taeg era dell'1,95%, per una rata mensile di 529 euro: la differenza comporterebbe un risparmio mensile di 74 euro e un totale di interessi risparmiati di 22.200 euro. Cosa vuol dire? Che per chi ha la ragionevole certezza di poterlo rimborsare, in questo momento può essere davvero conveniente stipulare o surrogare un mutuo.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/scendono-i-tassi-di-interessi-per-i-mutui-alle-famiglie-ma-non-devono-pesare-sulle-banche-2645459140.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-comparto-del-risparmio-gestito-in-prodotti-immobiliari-ha-superato-i-tremila-miliardi-di-euro-di-patrimonio" data-post-id="2645459140" data-published-at="1770113661" data-use-pagination="False"> Il comparto del risparmio gestito in prodotti immobiliari ha superato i tremila miliardi di euro di patrimonio Investire in immobili non significa solo acquistare case o altre proprietà: in Italia il comparto dei fondi immobiliari continua infatti a crescere in modo sostenuto, in un contesto che, almeno fino allo scorso anno e prima dell'epidemia di coronavirus, vedeva un andamento positivo generalizzato a livello globale. Secondo l'ultimo rapporto di Scenari Immobiliari e Studio Casadei, aggiornato a novembre 2019, nel mondo il comparto del risparmio gestito in prodotti immobiliari ha superato i tremila miliardi di euro di patrimonio: il patrimonio gestito nei principali otto Paesi europei a fine 2019 avrebbe dovuto sfiorare i 700 miliardi di euro, per un incremento del 9,6% rispetto all'anno precedente. In sei anni l'ammontare è duplicato e rispetto al 2010 si è moltiplicato per 2,5 volte.Il peso dell'Italia sul mercato europeo è di circa il 10%. Nel nostro Paese il nav (net asset value, cioè il rapporto tra la somma dei valori di mercato delle attività del portafoglio di un fondo comune di investimento e il numero di quote in circolazione, ndr) del settore dei fondi immobiliari alla fine dello scorso anno avrebbe raggiunto 68,5 miliardi di euro, in aumento del 12,3% rispetto all'anno precedente. I fondi attivi in Italia sono 480 e a fine 2019 detenevano direttamente un patrimonio di 77 miliardi di euro, in aumento del 13,2% rispetto al 2018. Per quanto riguarda la performance (roe, return on equity, indicatore che misura la redditività del capitale), pur rappresentando la media di realtà molto diversificate, è in risalita e nel 2019 si attestava all'1,5%. E le previsioni per il 2020 – stilate prima dello scoppio dell'epidemia di coronavirus – ipotizzavano un incremento di nav e patrimonio superiore al 10%.Per quanto riguarda l'asset allocation dei fondi immobiliari in Italia, al 30 giugno dello scorso anno era costituita principalmente da uffici (66%); seguono immobili commerciali (18%) residenziale (11%), logistica/industriale (4%) e sviluppo (1%).Il panorama dei fondi immobiliari nel nostro Paese è molto vario: secondo il report, il patrimonio immobiliare totale riconducibile a questi strumenti al 30 giugno 2019 era di 82 miliardi di euro, in netto aumento rispetto a un anno prima, quando era di 69 miliardi. Tra i diversi strumenti disponibili sul mercato mobiliare ci sono: i fondi immobiliari destinati a investitori istituzionali (i cosiddetti fondi riservati); le Siiq, società di investimento immobiliare quotate; i fondi immobiliari destinati al pubblico retail (detti appunto fondi retail); le società immobiliari quotate (Ftse Ibi e Ftse Aim) e le Sicaf (società di investimento per azioni a capitale fisso). Tra questi strumenti di investimento la parte del leone spetta ai fondi riservati, che contribuiscono al 92,7% del valore totale del patrimonio immobiliare: seguono le Siiq con il 4,4% del patrimonio, i fondi retail con l'1,6%, le società quotate Ftse Ibi con l'1% e le Sicaf con lo 0,3%. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/scendono-i-tassi-di-interessi-per-i-mutui-alle-famiglie-ma-non-devono-pesare-sulle-banche-2645459140.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="prezzi-e-domanda-sono-in-calo-a-milano" data-post-id="2645459140" data-published-at="1770113661" data-use-pagination="False"> Prezzi e domanda sono in calo a Milano Anche il mercato immobiliare inizia a subire le prime ripercussioni dell'epidemia di coronavirus: a Milano, come spiega l'ultimo report congiunto di Nomisma ed Engel & Völkers, a causa della diffusione del virus «prezzi e domanda sono in calo», anche se «non si ferma il mercato della prima casa». A Roma, invece, «il segmento delle locazioni a lungo termine beneficia degli effetti del coronavirus», visto che l'epidemia sta riducendo la richiesta per gli affitti brevi, ed è «stabile l'interesse per l'acquisto della prima casa, in particolare di sostituzione». Nella seconda metà del 2019, prima dello scoppio dell'emergenza, il trend nelle due città era in crescita: «nel comparto residenziale, la variazione semestrale dei prezzi delle abitazioni delle principali città italiane è tornata positiva, seppure a un tasso vicino allo zero, soprattutto in alcuni territori come Milano, in cui la crescita economica è più marcata», ha spiegato l'ad di Nomisma Luca Dondi, precisando tuttavia come oggi questo trend risulti condizionato dall'emergenza coronavirus. Per Dondi «la riduzione delle richieste di mutuo e la disdetta di numerose locazioni brevi sono solo il preludio delle conseguenze che si manifesteranno nelle prossime settimane». La tendenza si sta invertendo, come ha confermato Roberto Magaglio, licence partner di Engel & Völkers Milano: «Se da un lato, fino a poche settimane fa, abbiamo assistito a una costante crescita dei prezzi di vendita degli immobili a Milano, sostenuta da un'offerta di prodotto insufficiente a soddisfare la domanda, oggi, a causa del coronavirus, prevediamo un impatto negativo sui prezzi e stiamo già assistendo a un calo della domanda». L'epidemia sta spaventando gli investitori, ha preciasato Alberto Cogliati, direttore commerciale di Engel & Völkers Italia: «Prima che entrasse in vigore il decreto dell'8 marzo, avevamo notato un aumento del numero degli italiani interessati a investire in Italia piuttosto che all'estero. Oggi, invece, alla luce delle ultime disposizioni, anche gli investimenti nel nostro Paese risultano compromessi, viste le restrizioni che riguardano la circolazione in zone strategiche dell'Italia». E anche a Roma, dove la situazione, almeno al momento, è meno complessa, la clientela preferisce mettere in stand-by le compravendite, specie per quanto riguarda alcune tipologie di immobili. «Abbiamo riscontrato un interesse stabile da parte di famiglie o giovani coppie per l'acquisto della prima casa, in particolare di sostituzione, soprattutto nelle aree semi centrali, mentre sono calati gli investimenti su appartamenti di piccole dimensioni», ha spiegato Helio Cordeiro Teixeira, managing director market center Roma di Engel & Völkers.Anche secondo Scenari Immobiliari la diffusione dell'epidemia sta comportando effetti negativi sulle compravendite di case, che hanno subito un calo del 7% in Lombardia e del 12% a Roma nel primo bimestre del 2020. "Nel mese di marzo è probabile una riduzione molto forte, già evidente nelle visite agli appartamenti in vendita, più che dimezzati rispetto a un anno fa", ha osservato Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari, secondo cui tuttavia «la domanda continua a essere sostenuta ed è probabile un 'rimbalzo' da metà anno, con emergenza terminata». Al momento, ha aggiunto Breglia, «non ci sono tensioni sui prezzi, anzi si osserva un leggero incremento dei canoni di locazione a Milano». Tuttavia, su quale possa essere l'impatto complessivo del virus sul mercato immobiliare c'è ancora incertezza. Come spiega l'ultimo report di Cushman & Wakefield "Coronavirus: impact on the global property markets", «il settore immobiliare commerciale non è il mercato azionario. Si muove più lentamente e i fondamenti del leasing non oscillano selvaggiamente di giorno in giorno»: in ogni caso, «se il virus avrà un impatto duraturo e materiale sull'economia in generale, avrà anche ripercussioni sulla proprietà».
Donald Trump (Ansa)
Non è ancora chiaro se, in caso, i tre avrebbero un colloquio diretto o indiretto. Tuttavia, una fonte iraniana ha riferito al sito qatariota Al-Arabi Al-Jadid che il formato diretto risulterebbe al momento il più probabile. In questo quadro, Witkoff arriverà oggi nello Stato ebraico su richiesta di Benjamin Netanyahu, che vuole coordinarsi con Washington prima della ripresa delle trattative. In particolare, oltre al premier israeliano, l’inviato americano incontrerà, a Gerusalemme, anche il capo di Stato maggiore delle Idf, il generale Eyal Zamir, il quale, ieri, ha affermato che le forze israeliane si trovano attualmente in una «fase di crescente preparazione alla guerra».
Ma quali sono i nodi al centro dei negoziati in via di rilancio? Trump vuole che Teheran rinunci all’arricchimento dell’uranio, riduca sensibilmente il suo programma balistico e rompa i rapporti con i propri proxy (a partire da Hamas, Huthi ed Hezbollah). Si tratta di tre richieste rispetto a cui, almeno finora, il regime khomeinista ha puntato i piedi. Un regime che risulta tuttavia, a sua volta, internamente spaccato. Se Araghchi sta da tempo cercando di tessere una tela diplomatica per scongiurare un’azione militare statunitense contro la Repubblica islamica, i pasdaran hanno continuato a premere per la linea dura. Consapevole di questa dialettica intestina, Trump vuole usare la pressione militare per mettere Teheran con le spalle al muro e costringerla a negoziare da una posizione di debolezza. Negli ultimi giorni, Washington ha infatti schierato in Medio Oriente una decina di navi da guerra, oltreché una serie di sistemi di difesa aerea volti a neutralizzare eventuali rappresaglie iraniane. Non solo. Ieri, gli Stati Uniti hanno tenuto delle esercitazioni navali nel Mar Rosso assieme a Israele. Di contro, le esercitazioni militari che erano state annunciate dai pasdaran nello Stretto di Hormuz, secondo il Wall Street Journal, non si sarebbero più tenute: segno, questo, del fatto che (forse) la linea di Araghchi, almeno per ora, sia riuscita a imporsi.
Nel frattempo, come abbiamo visto, la Turchia punta a ritagliarsi un ruolo di primo piano nella mediazione tra Stati Uniti e Iran. Una linea, quella di Ankara, che rompe le uova nel paniere a Mosca. È infatti dall’anno scorso che Vladimir Putin si è de facto proposto come mediatore tra Washington e Teheran sul nucleare, per cercare di recuperare influenza in Medio Oriente dopo la caduta di un suo storico alleato come Bashar al Assad. Il punto è che l’iperattivismo diplomatico turco riduce i margini di manovra di Mosca. È quindi anche con l’obiettivo di guadagnare terreno che, ieri, il Cremlino si è nuovamente offerto di trasferire l’uranio arricchito iraniano in Russia. «I funzionari iraniani non hanno alcuna intenzione di trasferire scorte nucleari arricchite a nessun Paese e i negoziati non riguardano affatto tale questione», ha tuttavia affermato il vicesegretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, Ali Bagheri. Parole, queste, che difficilmente piaceranno a Trump. Così come difficilmente potranno preservare un clima disteso le dichiarazioni postate ieri su X da Ali Khamenei. «La recente sedizione è stata orchestrata dai sionisti e dagli Stati Uniti», ha tuonato l’ayatollah, sostenendo che Cia e Mossad sarebbero stati «sconfitti».
E poi emerge una questione saudita. Axios non cita infatti Riad tra gli attori diplomatici che stanno organizzando il vertice di Istanbul. Ufficialmente, l’Arabia Saudita ha sempre invocato la de-escalation e ha anche vietato agli Stati Uniti l’utilizzo delle proprie basi e del proprio spazio aereo per colpire l’Iran. Tuttavia, Axios ha rivelato che, la settimana scorsa, in un incontro a porte chiuse con dei think tank a Washington, il ministro della Difesa di Riad, Khalid bin Salman, avrebbe detto che, in caso di mancato attacco americano, Teheran si «rafforzerebbe». Domenica, il regno ha smentito lo scoop. Tuttavia non si può escludere che Mohammad bin Salman stia tenendo il piede in due scarpe. Da una parte, il principe ereditario saudita vuole mantenere la sua sponda con Ankara ma, dall’altra, teme le ambizioni nucleari di una Teheran su cui sta intanto aumentando la pressione internazionale. Ieri, infatti, Londra ha imposto sanzioni a dieci alti funzionari iraniani, mentre l’Ucraina si è unita ai Paesi che considerano i pasdaran un’organizzazione terroristica.
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Un momento degli scontri di Torino del 31 gennaio (Ansa)
In un Paese civile la sicurezza passa dalla certezza del diritto e dalla difesa della legalità, affidata alle forze dell’ordine, che mai come in questo periodo si sono sentite sotto assedio. Nel mirino di manifestanti violenti e di criminali arrivati con la lunga onda migratoria, due categorie care alla sinistra all’opposizione, che non risparmia connivenze, ambiguità, solidarietà pelose per scopi ideologici ed elettorali. Secondo un vecchio motto extraparlamentare, «gli incendi sono funzionali alla destabilizzazione». Aggiornato da Maurizio Landini: «È tempo di rivolta sociale».
Al termine di manifestazioni e operazioni di polizia, il bollettino dei tutori dell’ordine feriti e indagati supera di gran lunga quello degli incendiari, che spesso passano dal ruolo di accusati a quello di vittime del sistema. Con una conseguenza: l’immobilismo delle forze dell’ordine per non avere guai. Anche perché le regole d’ingaggio di polizia e carabinieri sono perdenti. Per gli agenti in missione vale l’articolo 53 del codice penale, secondo il quale «il pubblico ufficiale non è punibile nel momento in cui fa uso delle armi per adempiere al proprio dovere, quando è costretto dalla necessità di respingere una violenza o di vincere una resistenza». Ma abbiamo visto che per i magistrati valgono più le eccezioni delle regole.
In sintesi sono cinque.
1 Prima di agire, il poliziotto deve qualificarsi, soprattutto se è in borghese.
2 Poi deve intimare al malintenzionato di fermarsi.
3 Solo se sotto minaccia vitale può difendersi attivamente (quindi sparando).
4 In questo caso deve verificare la distanza, determinante per stabilire se ci sia o meno dolo. Oltre i 30 metri non lo è.
5 E comunque l’obiettivo dell’agente è quello «non di uccidere ma di rendere la minaccia inoffensiva».
Quindi dovrebbe sparare in aria mentre l’altro mira alla figura. È l’unico modo per vedersi garantita, da defunto, la legittima difesa. Nella concitazione di un’azione anticrimine, neppure Superman dotato di bindella sarebbe in grado di rispettare alla lettera le disposizioni.
Ancora più difficile, per le forze dell’ordine, è muoversi in sicurezza in caso di guerriglia urbana premeditata, organizzata e coordinata come quella di Askatasuna a Torino, dove pietre, bottiglie, oggetti contundenti, fumogeni, martelli, spranghe, trasformano le strade di una città inerme in un campo di battaglia. I corpi speciali antisommossa possono muoversi solo dopo essere stati aggrediti e devono sottostare a due principi fumosi: «Agire a scopo difensivo» e «reagire secondo proporzionalità». In teoria dovrebbero contare i teppisti prima di muoversi chiedendo loro il permesso.
Sono regole confuse e obsolete, da modernizzare a difesa di chi ci difende. Il Testo unico di Pubblica sicurezza, risalente agli anni Trenta del secolo scorso, ne prevede anche un paio folcloristiche come il «discioglimento delle manifestazioni annunciato da tre distinte intimazioni, precedute da uno squillo di tromba». O ancora: «Il funzionario di P.S., ove non indossi l’uniforme di servizio, deve mettersi ad armacollo la sciarpa tricolore». Dissuasione cromatica, la preferita da Elly Schlein.
Il retaggio giustificazionista è figlio di una vicenda storica. L’uovo del serpente fu covato 25 anni fa a Genova, durante il G8, quando tre giorni di vergogna gruppettara con la città messa a ferro e fuoco dai black bloc - parola di testimone - vennero trasformati da una narrazione turbo-progressista e irresponsabile (al governo c’era il nemico pubblico numero uno Silvio Berlusconi) in una «macelleria messicana». Gli eccessi polizieschi nella scuola Diaz furono un boomerang ma in molti fecero finta di dimenticarsi che arrivarono dopo un weekend di terrore, in cui Disobbedienti, Tute bianche e Black bloc si erano dati appuntamento per sfondare la zona rossa, fomentare disordini, distruggere tutto nel nome della rivoluzione proletaria.
«Non lavate questo sangue», scrivevano campioni di giornalismo con l’eskimo incorporato. E gruppi parlamentari che da sempre fiancheggiano col silenzio l’ultrasinistra violenta riuscirono a dedicare in Senato un’aula a Carlo Giuliani, un povero ragazzo sopraffatto dall’ideologia e ucciso mentre tentava di sfondare il cranio con un estintore a un carabiniere intrappolato dagli estremisti. Ora il sangue è quello di chi protegge le libertà democratiche dei cittadini, ma non sembra rosso uguale. Un reportage del Manifesto sui fatti di Torino teorizzava che gli aggressori «picchiavano il celerino perché lui aveva picchiato loro». Era uno scontro fra curve ultrà. Che altro?
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Angelo Bonelli e Giuseppe Conte (Ansa)
Meloni post vertice coglie anche l’occasione per rispondere al rilievo sollevato dal segretario dem Elly Schlein che, condannando i fatti di Torino, non ha mancato di metterci un però: «Le forze dell’ordine sono un patrimonio dello Stato, non una questione di parte. Per questo siamo preoccupati dalle strumentalizzazioni di queste ore». Schein ha poi detto di aver chiamato il presidente del Consiglio per un appello all’unità. E Meloni risponde, andando oltre le semplici parole e rivolgendo all’opposizione un appello a una collaborazione istituzionale. Tradotto: i capigruppo di maggioranza hanno ricevuto mandato di proporre a quelli di opposizione la presentazione di una risoluzione unitaria in tema di sicurezza che potrebbe essere votata già questa settimana in occasione delle relazioni del ministro Piantedosi. Insomma il messaggio del governo è chiaro: vi proponiamo di votare una risoluzione che intervenga subito per risolvere il problema sicurezza e vediamo chi ci sta. È il momento di uscire allo scoperto, secondo il governo.
Dalle opposizioni Schlein tace, ma risponde il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte: «Il governo adesso vuole davvero ascoltare le nostre proposte? È davvero disponibile a fare le cose con serietà e responsabilità senza approfittare del singolo episodio per tattiche strumentali? Se sì, noi ci stiamo e siamo disponibili a verificarlo. Siamo pronti a condividere subito una risoluzione che impegni il governo a dare le risposte che fin qui non ci sono state», spiega il leader pentastellato elencando poi una serie di proposte che poco hanno a che fare con la sicurezza delle piazze o degli agenti che fanno il proprio lavoro come la «perseguibilità d’ufficio per reati odiosi che creano allarme sociale». Difficile trovare un’espressione più vaga di questa. Per il Partito democratico parla Piero De Luca che già, come prevedibile, comincia ad agitare la Costituzione. «Se ci sono altre norme da mettere in campo, ragioniamo insieme, ma insieme davvero, considerando che finora il governo ha approvato vari decreti, reati e pene che si sono rivelati inadeguati. Il tutto con un’unica precisazione per noi decisiva: mettere in campo ciò che serve per deterrenza, prevenzione e repressione, senza però limitare o reprimere diritti costituzionali come l’esercizio della manifestazione del pensiero, della libera espressione delle proprie idee, anche se in dissenso col governo, quando sono pacifiche, corrette e civili. Perché questo è un limite che non va toccato e non va superato dal nostro Paese. Guai a comprimere i diritti costituzionali».
La strategia è già servita ed è sempre la stessa, con la solita complicità del Colle: se una norma non piace si tira in campo il tema della costituzionalità e dei diritti fondamentali.
La reazione del leader di Avs, Angelo Bonelli è scomposta e si può definire negazionista: «Nessuno conosce la risoluzione unitaria. Non è stata presentata e quindi non esiste» e sottolinea: «di proposte sulla sicurezza ne abbiamo fatte tante a partire dalla legge finanziaria per chiedere l’aumento degli organici di polizia, per aumentare e potenziare la prevenzione nei sistemi di investigazione. Il punto è che non devono usare la questione della sicurezza come elemento di strumentalizzazione politica perché tutte le nostre proposte sono state bocciate». In sintesi l’originale proposta di Avs è quella di chiedere più soldi per le forze dell’ordine.
Per il collega Nicola Fratoianni la proposta del governo «è una scatola vuota. Però, le modalità segnalano, quantomeno, un qualche elemento di stranezza: non era ancora capitato che una nota di Palazzo Chigi dicesse al Parlamento cosa fare. Discuteremo con le altre opposizioni. Ma in calendario c’è una informativa, che non richiede una risoluzione». E poi anche lui ribadisce: «difficile commentare ciò che non esiste». Per Riccardo Magi, +Europa, la richiesta della premier «pare un modo per avere un avallo preventivo a norme che il governo ha già annunciato. Un pacchetto sicurezza sui cui contenuti noi non siamo d’accordo», ha spiegato, evidenziando che «se Meloni vuole scrivere che Piantedosi ha fallito la gestione dell’ordine pubblico e che si condannano le violenze allora va bene. Sennò sembra un ricatto».
Nel frattempo la narrazione a sinistra prosegue e punta ancora sulla «strumentalizzazione».
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