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2020-03-11
Oltre alla moratoria per i mutui alle famiglie, scendono anche i tassi di interesse
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Stop ai mutui per le famiglie italiane in difficoltà a causa dell'epidemia di coronavirus: la proposta è nel decreto legge con le misure straordinarie di sostegno all'economia, che il governo varerà venerdì. La conferma è arrivata dal ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, che in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato ha spiegato che nel decreto «ci sarà una semplificazione procedurale per la sospensione dei mutui prima casa fino a 18 mesi in caso di riduzione o sospensione dell'orario di lavoro (in base a quanto previsto dal cosiddetto fondo Gasparrini, istituito presso il ministero dell'Economia proprio per sostenere le famiglie in momenti di difficoltà, ndr) e inoltre sospendiamo le rate di mutui e prestiti bancari" anche con "parziale sostegno di garanzia statale».
Una decisione che però, come si è affrettato a precisare il presidente dell'Abi Antonio Patuelli, non può pesare solo sulle banche. «Se lo Stato vuole porre in essere dei paracaduti sulle famiglie e sulle grandi imprese, è chiaro che non sono le banche a poter avere la forza e il dovere giuridico di sostenerle da sole», ha fatto sapere Patuelli, secondo cui «ci sarà bisogno di attivare tutta una serie di norme, garanzie e fondi, che il governo ha già potenziato come il fondo Gasparrini sulla sospensione dei mutui all'acquisto della prima casa nel caso in cui c'è stata una perdita o riduzione di lavoro. Non siamo all'anno zero né per le banche né per il governo». Già ieri il ministro allo Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, aveva fatto sapere che uno dei «quattro canali» su cui si sta indirizzando il governo per aiutare famiglie e imprese «è quello della liquidità, che va garantita, e questo lo si fa con la sospensione dei pagamenti, di mutui, bollette, tributi», alla quale il governo starebbe lavorando già dalla prossima scadenza fiscale del 16 marzo.
Anche sul fronte delle piccole e medie imprese qualcosa si muove: nei giorni scorsi l'Abi – Associazione bancaria italiana e le associazioni degli imprenditori hanno siglato un accordo che prevede la sospensione o l'allungamento dei finanziamenti rivolti alle micro, piccole e medie aziende danneggiate dall'emergenza epidemiologica legata al coronavirus. La sospensione del pagamento della quota capitale delle rate dei finanziamenti può essere chiesta fino a un anno ed è applicabile ai finanziamenti a medio-lungo termine (mutui), anche perfezionati tramite il rilascio di cambiali agrarie, e alle operazioni di leasing, immobiliare o mobiliare. In questo ultimo caso, la sospensione riguarda la quota capitale implicita dei canoni di leasing. Per le operazioni di allungamento dei mutui, il periodo massimo di estensione della scadenza del finanziamento può arrivare fino al 100% della durata residua dell'ammortamento. Alle nuove moratorie hanno aderito banche che rappresentano il 90% in termini di totale dell'attivo, con una presenza in tutta Italia.
Al netto delle situazioni di oggettiva difficoltà c'è da dire che il momento non è mai stato tanto favorevole per chi vuole accendere un mutuo casa. La situazione di incertezza sui mercati finanziari sta scatenando una corsa ai beni rifugio, come i Bund tedeschi, che al momento offrono rendimenti ancora inferiori rispetto ai mesi scorsi. E di conseguenza, come ha spiegato una ricerca di Facile.it, anche l'indice Eurirs è sceso ai minimi, portando di conseguenza al ribasso i Taeg applicati ai mutui a tasso fisso, che oggi sono scivolati allo 0,77%. Lo scorso 6 marzo l'indice Eurirs a 20 anni era infatti allo 0,01%, contro lo 0,41% di trenta giorni prima.
Questo significa, secondo le simulazioni di Facile.it, che a marzo il miglior Taeg (tasso annuo effettivo globale) per un mutuo a tasso fisso di 126mila euro al 70% da restituire in 25 anni, è dello 0,77%, contro l'1,24% di gennaio 2020. La rata mensile è di 455 euro (era 485 euro a gennaio 2020), con un risparmio mensile di 30 euro, mentre il totale degli interessi risparmiati ammonta a 9.000 euro. Il calo è ancor più significativo se si confrontano i tassi di marzo 2020 con quelli del gennaio 2019. Poco più di anno fa il miglior Taeg era dell'1,95%, per una rata mensile di 529 euro: la differenza comporterebbe un risparmio mensile di 74 euro e un totale di interessi risparmiati di 22.200 euro. Cosa vuol dire? Che per chi ha la ragionevole certezza di poterlo rimborsare, in questo momento può essere davvero conveniente stipulare o surrogare un mutuo.
Il comparto del risparmio gestito in prodotti immobiliari ha superato i tremila miliardi di euro di patrimonio
Investire in immobili non significa solo acquistare case o altre proprietà: in Italia il comparto dei fondi immobiliari continua infatti a crescere in modo sostenuto, in un contesto che, almeno fino allo scorso anno e prima dell'epidemia di coronavirus, vedeva un andamento positivo generalizzato a livello globale. Secondo l'ultimo rapporto di Scenari Immobiliari e Studio Casadei, aggiornato a novembre 2019, nel mondo il comparto del risparmio gestito in prodotti immobiliari ha superato i tremila miliardi di euro di patrimonio: il patrimonio gestito nei principali otto Paesi europei a fine 2019 avrebbe dovuto sfiorare i 700 miliardi di euro, per un incremento del 9,6% rispetto all'anno precedente. In sei anni l'ammontare è duplicato e rispetto al 2010 si è moltiplicato per 2,5 volte.
Il peso dell'Italia sul mercato europeo è di circa il 10%. Nel nostro Paese il nav (net asset value, cioè il rapporto tra la somma dei valori di mercato delle attività del portafoglio di un fondo comune di investimento e il numero di quote in circolazione, ndr) del settore dei fondi immobiliari alla fine dello scorso anno avrebbe raggiunto 68,5 miliardi di euro, in aumento del 12,3% rispetto all'anno precedente. I fondi attivi in Italia sono 480 e a fine 2019 detenevano direttamente un patrimonio di 77 miliardi di euro, in aumento del 13,2% rispetto al 2018. Per quanto riguarda la performance (roe, return on equity, indicatore che misura la redditività del capitale), pur rappresentando la media di realtà molto diversificate, è in risalita e nel 2019 si attestava all'1,5%. E le previsioni per il 2020 – stilate prima dello scoppio dell'epidemia di coronavirus – ipotizzavano un incremento di nav e patrimonio superiore al 10%.
Per quanto riguarda l'asset allocation dei fondi immobiliari in Italia, al 30 giugno dello scorso anno era costituita principalmente da uffici (66%); seguono immobili commerciali (18%) residenziale (11%), logistica/industriale (4%) e sviluppo (1%).
Il panorama dei fondi immobiliari nel nostro Paese è molto vario: secondo il report, il patrimonio immobiliare totale riconducibile a questi strumenti al 30 giugno 2019 era di 82 miliardi di euro, in netto aumento rispetto a un anno prima, quando era di 69 miliardi. Tra i diversi strumenti disponibili sul mercato mobiliare ci sono: i fondi immobiliari destinati a investitori istituzionali (i cosiddetti fondi riservati); le Siiq, società di investimento immobiliare quotate; i fondi immobiliari destinati al pubblico retail (detti appunto fondi retail); le società immobiliari quotate (Ftse Ibi e Ftse Aim) e le Sicaf (società di investimento per azioni a capitale fisso). Tra questi strumenti di investimento la parte del leone spetta ai fondi riservati, che contribuiscono al 92,7% del valore totale del patrimonio immobiliare: seguono le Siiq con il 4,4% del patrimonio, i fondi retail con l'1,6%, le società quotate Ftse Ibi con l'1% e le Sicaf con lo 0,3%.
Prezzi e domanda sono in calo a Milano
Anche il mercato immobiliare inizia a subire le prime ripercussioni dell'epidemia di coronavirus: a Milano, come spiega l'ultimo report congiunto di Nomisma ed Engel & Völkers, a causa della diffusione del virus «prezzi e domanda sono in calo», anche se «non si ferma il mercato della prima casa». A Roma, invece, «il segmento delle locazioni a lungo termine beneficia degli effetti del coronavirus», visto che l'epidemia sta riducendo la richiesta per gli affitti brevi, ed è «stabile l'interesse per l'acquisto della prima casa, in particolare di sostituzione».
Nella seconda metà del 2019, prima dello scoppio dell'emergenza, il trend nelle due città era in crescita: «nel comparto residenziale, la variazione semestrale dei prezzi delle abitazioni delle principali città italiane è tornata positiva, seppure a un tasso vicino allo zero, soprattutto in alcuni territori come Milano, in cui la crescita economica è più marcata», ha spiegato l'ad di Nomisma Luca Dondi, precisando tuttavia come oggi questo trend risulti condizionato dall'emergenza coronavirus. Per Dondi «la riduzione delle richieste di mutuo e la disdetta di numerose locazioni brevi sono solo il preludio delle conseguenze che si manifesteranno nelle prossime settimane».
La tendenza si sta invertendo, come ha confermato Roberto Magaglio, licence partner di Engel & Völkers Milano: «Se da un lato, fino a poche settimane fa, abbiamo assistito a una costante crescita dei prezzi di vendita degli immobili a Milano, sostenuta da un'offerta di prodotto insufficiente a soddisfare la domanda, oggi, a causa del coronavirus, prevediamo un impatto negativo sui prezzi e stiamo già assistendo a un calo della domanda». L'epidemia sta spaventando gli investitori, ha preciasato Alberto Cogliati, direttore commerciale di Engel & Völkers Italia: «Prima che entrasse in vigore il decreto dell'8 marzo, avevamo notato un aumento del numero degli italiani interessati a investire in Italia piuttosto che all'estero. Oggi, invece, alla luce delle ultime disposizioni, anche gli investimenti nel nostro Paese risultano compromessi, viste le restrizioni che riguardano la circolazione in zone strategiche dell'Italia».
E anche a Roma, dove la situazione, almeno al momento, è meno complessa, la clientela preferisce mettere in stand-by le compravendite, specie per quanto riguarda alcune tipologie di immobili. «Abbiamo riscontrato un interesse stabile da parte di famiglie o giovani coppie per l'acquisto della prima casa, in particolare di sostituzione, soprattutto nelle aree semi centrali, mentre sono calati gli investimenti su appartamenti di piccole dimensioni», ha spiegato Helio Cordeiro Teixeira, managing director market center Roma di Engel & Völkers.
Anche secondo Scenari Immobiliari la diffusione dell'epidemia sta comportando effetti negativi sulle compravendite di case, che hanno subito un calo del 7% in Lombardia e del 12% a Roma nel primo bimestre del 2020. "Nel mese di marzo è probabile una riduzione molto forte, già evidente nelle visite agli appartamenti in vendita, più che dimezzati rispetto a un anno fa", ha osservato Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari, secondo cui tuttavia «la domanda continua a essere sostenuta ed è probabile un 'rimbalzo' da metà anno, con emergenza terminata». Al momento, ha aggiunto Breglia, «non ci sono tensioni sui prezzi, anzi si osserva un leggero incremento dei canoni di locazione a Milano».
Tuttavia, su quale possa essere l'impatto complessivo del virus sul mercato immobiliare c'è ancora incertezza. Come spiega l'ultimo report di Cushman & Wakefield "Coronavirus: impact on the global property markets", «il settore immobiliare commerciale non è il mercato azionario. Si muove più lentamente e i fondamenti del leasing non oscillano selvaggiamente di giorno in giorno»: in ogni caso, «se il virus avrà un impatto duraturo e materiale sull'economia in generale, avrà anche ripercussioni sulla proprietà».
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Il presidente dell'Abi Antonio Patuelli ««Se lo Stato vuole porre in essere dei paracadute sulle famiglie e sulle grandi imprese, è chiaro che non sono le banche a poter avere la forza e il dovere giuridico di sostenerle da sole». In calo il patrimonio gestito in prodotti immobiliari. Nei principali otto Paesi europei a fine 2019 avrebbe dovuto sfiorare i 700 miliardi di euro, per un incremento del 9,6% rispetto all'anno precedente. In sei anni l'ammontare è duplicato e rispetto al 2010 si è moltiplicato per 2,5 volte.Il peso dell'Italia sul mercato europeo è di circa il 10%.Roberto Magaglio, licence partner di Engel & Völkers Milano: «Se da un lato, fino a poche settimane fa, abbiamo assistito a una costante crescita dei prezzi di vendita degli immobili a Milano, , oggi, a causa del coronavirus, prevediamo un impatto negativo sui prezzi e stiamo già assistendo a un calo della domanda».Lo speciale contiene tre articoliStop ai mutui per le famiglie italiane in difficoltà a causa dell'epidemia di coronavirus: la proposta è nel decreto legge con le misure straordinarie di sostegno all'economia, che il governo varerà venerdì. La conferma è arrivata dal ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, che in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato ha spiegato che nel decreto «ci sarà una semplificazione procedurale per la sospensione dei mutui prima casa fino a 18 mesi in caso di riduzione o sospensione dell'orario di lavoro (in base a quanto previsto dal cosiddetto fondo Gasparrini, istituito presso il ministero dell'Economia proprio per sostenere le famiglie in momenti di difficoltà, ndr) e inoltre sospendiamo le rate di mutui e prestiti bancari" anche con "parziale sostegno di garanzia statale». Una decisione che però, come si è affrettato a precisare il presidente dell'Abi Antonio Patuelli, non può pesare solo sulle banche. «Se lo Stato vuole porre in essere dei paracaduti sulle famiglie e sulle grandi imprese, è chiaro che non sono le banche a poter avere la forza e il dovere giuridico di sostenerle da sole», ha fatto sapere Patuelli, secondo cui «ci sarà bisogno di attivare tutta una serie di norme, garanzie e fondi, che il governo ha già potenziato come il fondo Gasparrini sulla sospensione dei mutui all'acquisto della prima casa nel caso in cui c'è stata una perdita o riduzione di lavoro. Non siamo all'anno zero né per le banche né per il governo». Già ieri il ministro allo Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, aveva fatto sapere che uno dei «quattro canali» su cui si sta indirizzando il governo per aiutare famiglie e imprese «è quello della liquidità, che va garantita, e questo lo si fa con la sospensione dei pagamenti, di mutui, bollette, tributi», alla quale il governo starebbe lavorando già dalla prossima scadenza fiscale del 16 marzo.Anche sul fronte delle piccole e medie imprese qualcosa si muove: nei giorni scorsi l'Abi – Associazione bancaria italiana e le associazioni degli imprenditori hanno siglato un accordo che prevede la sospensione o l'allungamento dei finanziamenti rivolti alle micro, piccole e medie aziende danneggiate dall'emergenza epidemiologica legata al coronavirus. La sospensione del pagamento della quota capitale delle rate dei finanziamenti può essere chiesta fino a un anno ed è applicabile ai finanziamenti a medio-lungo termine (mutui), anche perfezionati tramite il rilascio di cambiali agrarie, e alle operazioni di leasing, immobiliare o mobiliare. In questo ultimo caso, la sospensione riguarda la quota capitale implicita dei canoni di leasing. Per le operazioni di allungamento dei mutui, il periodo massimo di estensione della scadenza del finanziamento può arrivare fino al 100% della durata residua dell'ammortamento. Alle nuove moratorie hanno aderito banche che rappresentano il 90% in termini di totale dell'attivo, con una presenza in tutta Italia. Al netto delle situazioni di oggettiva difficoltà c'è da dire che il momento non è mai stato tanto favorevole per chi vuole accendere un mutuo casa. La situazione di incertezza sui mercati finanziari sta scatenando una corsa ai beni rifugio, come i Bund tedeschi, che al momento offrono rendimenti ancora inferiori rispetto ai mesi scorsi. E di conseguenza, come ha spiegato una ricerca di Facile.it, anche l'indice Eurirs è sceso ai minimi, portando di conseguenza al ribasso i Taeg applicati ai mutui a tasso fisso, che oggi sono scivolati allo 0,77%. Lo scorso 6 marzo l'indice Eurirs a 20 anni era infatti allo 0,01%, contro lo 0,41% di trenta giorni prima.Questo significa, secondo le simulazioni di Facile.it, che a marzo il miglior Taeg (tasso annuo effettivo globale) per un mutuo a tasso fisso di 126mila euro al 70% da restituire in 25 anni, è dello 0,77%, contro l'1,24% di gennaio 2020. La rata mensile è di 455 euro (era 485 euro a gennaio 2020), con un risparmio mensile di 30 euro, mentre il totale degli interessi risparmiati ammonta a 9.000 euro. Il calo è ancor più significativo se si confrontano i tassi di marzo 2020 con quelli del gennaio 2019. Poco più di anno fa il miglior Taeg era dell'1,95%, per una rata mensile di 529 euro: la differenza comporterebbe un risparmio mensile di 74 euro e un totale di interessi risparmiati di 22.200 euro. Cosa vuol dire? 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Secondo l'ultimo rapporto di Scenari Immobiliari e Studio Casadei, aggiornato a novembre 2019, nel mondo il comparto del risparmio gestito in prodotti immobiliari ha superato i tremila miliardi di euro di patrimonio: il patrimonio gestito nei principali otto Paesi europei a fine 2019 avrebbe dovuto sfiorare i 700 miliardi di euro, per un incremento del 9,6% rispetto all'anno precedente. In sei anni l'ammontare è duplicato e rispetto al 2010 si è moltiplicato per 2,5 volte.Il peso dell'Italia sul mercato europeo è di circa il 10%. Nel nostro Paese il nav (net asset value, cioè il rapporto tra la somma dei valori di mercato delle attività del portafoglio di un fondo comune di investimento e il numero di quote in circolazione, ndr) del settore dei fondi immobiliari alla fine dello scorso anno avrebbe raggiunto 68,5 miliardi di euro, in aumento del 12,3% rispetto all'anno precedente. I fondi attivi in Italia sono 480 e a fine 2019 detenevano direttamente un patrimonio di 77 miliardi di euro, in aumento del 13,2% rispetto al 2018. Per quanto riguarda la performance (roe, return on equity, indicatore che misura la redditività del capitale), pur rappresentando la media di realtà molto diversificate, è in risalita e nel 2019 si attestava all'1,5%. E le previsioni per il 2020 – stilate prima dello scoppio dell'epidemia di coronavirus – ipotizzavano un incremento di nav e patrimonio superiore al 10%.Per quanto riguarda l'asset allocation dei fondi immobiliari in Italia, al 30 giugno dello scorso anno era costituita principalmente da uffici (66%); seguono immobili commerciali (18%) residenziale (11%), logistica/industriale (4%) e sviluppo (1%).Il panorama dei fondi immobiliari nel nostro Paese è molto vario: secondo il report, il patrimonio immobiliare totale riconducibile a questi strumenti al 30 giugno 2019 era di 82 miliardi di euro, in netto aumento rispetto a un anno prima, quando era di 69 miliardi. Tra i diversi strumenti disponibili sul mercato mobiliare ci sono: i fondi immobiliari destinati a investitori istituzionali (i cosiddetti fondi riservati); le Siiq, società di investimento immobiliare quotate; i fondi immobiliari destinati al pubblico retail (detti appunto fondi retail); le società immobiliari quotate (Ftse Ibi e Ftse Aim) e le Sicaf (società di investimento per azioni a capitale fisso). Tra questi strumenti di investimento la parte del leone spetta ai fondi riservati, che contribuiscono al 92,7% del valore totale del patrimonio immobiliare: seguono le Siiq con il 4,4% del patrimonio, i fondi retail con l'1,6%, le società quotate Ftse Ibi con l'1% e le Sicaf con lo 0,3%. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/scendono-i-tassi-di-interessi-per-i-mutui-alle-famiglie-ma-non-devono-pesare-sulle-banche-2645459140.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="prezzi-e-domanda-sono-in-calo-a-milano" data-post-id="2645459140" data-published-at="1782289091" data-use-pagination="False"> Prezzi e domanda sono in calo a Milano Anche il mercato immobiliare inizia a subire le prime ripercussioni dell'epidemia di coronavirus: a Milano, come spiega l'ultimo report congiunto di Nomisma ed Engel & Völkers, a causa della diffusione del virus «prezzi e domanda sono in calo», anche se «non si ferma il mercato della prima casa». A Roma, invece, «il segmento delle locazioni a lungo termine beneficia degli effetti del coronavirus», visto che l'epidemia sta riducendo la richiesta per gli affitti brevi, ed è «stabile l'interesse per l'acquisto della prima casa, in particolare di sostituzione». Nella seconda metà del 2019, prima dello scoppio dell'emergenza, il trend nelle due città era in crescita: «nel comparto residenziale, la variazione semestrale dei prezzi delle abitazioni delle principali città italiane è tornata positiva, seppure a un tasso vicino allo zero, soprattutto in alcuni territori come Milano, in cui la crescita economica è più marcata», ha spiegato l'ad di Nomisma Luca Dondi, precisando tuttavia come oggi questo trend risulti condizionato dall'emergenza coronavirus. Per Dondi «la riduzione delle richieste di mutuo e la disdetta di numerose locazioni brevi sono solo il preludio delle conseguenze che si manifesteranno nelle prossime settimane». La tendenza si sta invertendo, come ha confermato Roberto Magaglio, licence partner di Engel & Völkers Milano: «Se da un lato, fino a poche settimane fa, abbiamo assistito a una costante crescita dei prezzi di vendita degli immobili a Milano, sostenuta da un'offerta di prodotto insufficiente a soddisfare la domanda, oggi, a causa del coronavirus, prevediamo un impatto negativo sui prezzi e stiamo già assistendo a un calo della domanda». L'epidemia sta spaventando gli investitori, ha preciasato Alberto Cogliati, direttore commerciale di Engel & Völkers Italia: «Prima che entrasse in vigore il decreto dell'8 marzo, avevamo notato un aumento del numero degli italiani interessati a investire in Italia piuttosto che all'estero. Oggi, invece, alla luce delle ultime disposizioni, anche gli investimenti nel nostro Paese risultano compromessi, viste le restrizioni che riguardano la circolazione in zone strategiche dell'Italia». E anche a Roma, dove la situazione, almeno al momento, è meno complessa, la clientela preferisce mettere in stand-by le compravendite, specie per quanto riguarda alcune tipologie di immobili. «Abbiamo riscontrato un interesse stabile da parte di famiglie o giovani coppie per l'acquisto della prima casa, in particolare di sostituzione, soprattutto nelle aree semi centrali, mentre sono calati gli investimenti su appartamenti di piccole dimensioni», ha spiegato Helio Cordeiro Teixeira, managing director market center Roma di Engel & Völkers.Anche secondo Scenari Immobiliari la diffusione dell'epidemia sta comportando effetti negativi sulle compravendite di case, che hanno subito un calo del 7% in Lombardia e del 12% a Roma nel primo bimestre del 2020. "Nel mese di marzo è probabile una riduzione molto forte, già evidente nelle visite agli appartamenti in vendita, più che dimezzati rispetto a un anno fa", ha osservato Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari, secondo cui tuttavia «la domanda continua a essere sostenuta ed è probabile un 'rimbalzo' da metà anno, con emergenza terminata». Al momento, ha aggiunto Breglia, «non ci sono tensioni sui prezzi, anzi si osserva un leggero incremento dei canoni di locazione a Milano». Tuttavia, su quale possa essere l'impatto complessivo del virus sul mercato immobiliare c'è ancora incertezza. Come spiega l'ultimo report di Cushman & Wakefield "Coronavirus: impact on the global property markets", «il settore immobiliare commerciale non è il mercato azionario. Si muove più lentamente e i fondamenti del leasing non oscillano selvaggiamente di giorno in giorno»: in ogni caso, «se il virus avrà un impatto duraturo e materiale sull'economia in generale, avrà anche ripercussioni sulla proprietà».
Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa del 24 giugno con Carlo Cambi
Giancarlo Giorgetti (Michele Silvestro)
Prima la sorpresa. Poi la speranza. Infine la politica. In mezzo, come sempre, Giancarlo Giorgetti snocciola una montagna di numeri e lancia una manciata di frecciate.
Sul palco del Giorno della Verità, incalzato dalle domande di Maurizio Belpietro, il ministro dell’Economia si presenta con un messaggio che vale molto più di una semplice fotografia dei conti pubblici. Perché dietro le cifre, dietro il Superbonus, dietro il debito e perfino dietro le schermaglie nella Lega, emerge un’idea precisa: il governo intende arrivare alla fine naturale della legislatura. Il voto ad aprile si allontana. Prima delle elezioni bisogna completare il percorso dell’autonomia differenziata e il federalismo fiscale. Un’agenda che richiede tempo, passaggi parlamentari e soprattutto stabilità politica. Considerati i calendari l’ipotesi delle urne a primavera perde consistenza. Ma la vera novità arriva dai numeri.
Per anni l’Italia è stata raccontata come il sorvegliato speciale costretto a presentarsi agli esami comunitari con il cappello in mano. Giorgetti prova a ribaltare il racconto. «L’Italia è uno dei pochi Paesi che rispetta totalmente il Patto di stabilità europeo». Un messaggio indirizzato ai mercati, alla Commissione europea e agli elettori. Il ministro sostiene che Roma sta facendo i compiti meglio di molti partner continentali che per anni hanno impartito lezioni di rigore. «Potremmo scoprire a settembre di essere dentro il 3%, uscendo dalla procedura d’infrazione». Il ministro sceglie la prudenza. «Le probabilità non sono altissime» ammette «Ma la partita non è ancora finita, ci sono i tempi supplementari». La metafora calcistica non è casuale. Lui che tifa Southampton e che addirittura contribuì a fondare un fan club conosce bene la passione degli inglesi per le scommesse. Soprattutto quelle giocate all’ultimo minuto. La speranza è legata al gigantesco lavoro di pulizia contabile sui contributi all’edilizia. «I controlli sul Superbonus stanno producendo risultati e per questo ringrazio l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza». Stanno emergendo gigantesche irregolarità che valgono dieci miliardi. Da quando è arrivato all’Economia non ha mai nascosto il suo giudizio. Considera quella misura una delle più controverse mai realizzate dalla finanza pubblica italiana. «Tra bonus facciate e Superbonus sono stati spesi circa 195 miliardi». Una montagna di denaro. Diverse leggi finanziarie messe una sopra l’altra come mattoni.
Secondo il ministro, il problema non riguarda soltanto il costo. È sbagliato anche il modo in cui quei soldi sono stati distribuiti. A suo parere bisognava concentrarsi sulle prime case, sulle famiglie in difficoltà, sulle situazioni realmente meritevoli di sostegno. Invece ha finito per finanziare ristrutturazioni di ville, residenze di pregio e persino castelli. Insomma ha regalato cappotti termici anche all’aristocrazia immobiliare. «Ci sono ancora da liquidare circa 40 miliardi nel 2026 e altri 23 miliardi nel 2027» ricorda. In sostanza il conto continua a correre anche quando il banchetto è stato già smontato. Se il Superbonus rappresenta il capitolo delle zavorre, la finanza è quello delle soddisfazioni. Per anni il debito italiano è stato descritto come una montagna instabile, una minaccia permanente, una specie di Vesuvio finanziario pronto a risvegliarsi. Oggi Giorgetti racconta una storia diversa. «Adesso c’è la corsa a comprare Btp: anche banche centrali asiatiche sono venute a comprare debito pubblico italiano, cosa che non avevano mai fatto». I mercati internazionali stanno mostrando fiducia. «Anche gestire il debito pubblico è sovranismo». Una definizione che probabilmente farà discutere economisti e politologi ma che fotografa bene il ragionamento di Giorgetti: uno Stato è davvero sovrano quando riesce a finanziare il proprio debito a condizioni sostenibili. E finora, osserva, i risultati gli stanno dando ragione.
«Siamo riusciti a venderlo e anche a un buon prezzo». Naturalmente il ministro non nasconde il problema rappresentato dai tassi d'interesse.
Con quasi 3.000 miliardi di debito ogni movimento deciso dalla Banca centrale europea viene osservato con la stessa attenzione con cui un cardiologo segue il battito di un paziente delicato.
«Se mi chiedete se sono contento che aumentino i tassi di interesse, dico di no». Ogni rialzo costa miliardi. Ogni punto percentuale si trasforma in una fattura da pagare.
Sul fronte della difesa, invece, Giorgetti sceglie la via della diplomazia. Nessuna polemica con Guido Crosetto. Nessuna guerra di bilancio. «Tutti legittimamente chiedono stanziamenti. Chi deve fare il bilancio deve dosarli saggiamente». Tutti vogliono soldi, ma qualcuno deve fare i conti. Poi arriva la politica. Quella vera. Quella che agita i corridoi dei partiti molto più delle tabelle del deficit. La Lega attraversa settimane agitate. Giorgetti sceglie una definizione destinata probabilmente a entrare negli annali del lessico politico. «La Lega è un movimento politico effervescente». Ma non per questo fuori controllo. «Troveremo la via giusta». Molto meno diplomatico quando il discorso cade su Roberto Vannacci. «Il programma economico mi sembra leggermente irrealistico». Aggiunge una riflessione che sembra una lezione di realismo politico.
«Capisco che la politica a volte sconfini nell’utopia e che l’utopia può essere una bellissima cosa. Ma bisogna essere realisti». E forse è proprio questa la chiave di lettura dell’intervento del ministro.
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