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2020-03-11
Oltre alla moratoria per i mutui alle famiglie, scendono anche i tassi di interesse
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Stop ai mutui per le famiglie italiane in difficoltà a causa dell'epidemia di coronavirus: la proposta è nel decreto legge con le misure straordinarie di sostegno all'economia, che il governo varerà venerdì. La conferma è arrivata dal ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, che in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato ha spiegato che nel decreto «ci sarà una semplificazione procedurale per la sospensione dei mutui prima casa fino a 18 mesi in caso di riduzione o sospensione dell'orario di lavoro (in base a quanto previsto dal cosiddetto fondo Gasparrini, istituito presso il ministero dell'Economia proprio per sostenere le famiglie in momenti di difficoltà, ndr) e inoltre sospendiamo le rate di mutui e prestiti bancari" anche con "parziale sostegno di garanzia statale».
Una decisione che però, come si è affrettato a precisare il presidente dell'Abi Antonio Patuelli, non può pesare solo sulle banche. «Se lo Stato vuole porre in essere dei paracaduti sulle famiglie e sulle grandi imprese, è chiaro che non sono le banche a poter avere la forza e il dovere giuridico di sostenerle da sole», ha fatto sapere Patuelli, secondo cui «ci sarà bisogno di attivare tutta una serie di norme, garanzie e fondi, che il governo ha già potenziato come il fondo Gasparrini sulla sospensione dei mutui all'acquisto della prima casa nel caso in cui c'è stata una perdita o riduzione di lavoro. Non siamo all'anno zero né per le banche né per il governo». Già ieri il ministro allo Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, aveva fatto sapere che uno dei «quattro canali» su cui si sta indirizzando il governo per aiutare famiglie e imprese «è quello della liquidità, che va garantita, e questo lo si fa con la sospensione dei pagamenti, di mutui, bollette, tributi», alla quale il governo starebbe lavorando già dalla prossima scadenza fiscale del 16 marzo.
Anche sul fronte delle piccole e medie imprese qualcosa si muove: nei giorni scorsi l'Abi – Associazione bancaria italiana e le associazioni degli imprenditori hanno siglato un accordo che prevede la sospensione o l'allungamento dei finanziamenti rivolti alle micro, piccole e medie aziende danneggiate dall'emergenza epidemiologica legata al coronavirus. La sospensione del pagamento della quota capitale delle rate dei finanziamenti può essere chiesta fino a un anno ed è applicabile ai finanziamenti a medio-lungo termine (mutui), anche perfezionati tramite il rilascio di cambiali agrarie, e alle operazioni di leasing, immobiliare o mobiliare. In questo ultimo caso, la sospensione riguarda la quota capitale implicita dei canoni di leasing. Per le operazioni di allungamento dei mutui, il periodo massimo di estensione della scadenza del finanziamento può arrivare fino al 100% della durata residua dell'ammortamento. Alle nuove moratorie hanno aderito banche che rappresentano il 90% in termini di totale dell'attivo, con una presenza in tutta Italia.
Al netto delle situazioni di oggettiva difficoltà c'è da dire che il momento non è mai stato tanto favorevole per chi vuole accendere un mutuo casa. La situazione di incertezza sui mercati finanziari sta scatenando una corsa ai beni rifugio, come i Bund tedeschi, che al momento offrono rendimenti ancora inferiori rispetto ai mesi scorsi. E di conseguenza, come ha spiegato una ricerca di Facile.it, anche l'indice Eurirs è sceso ai minimi, portando di conseguenza al ribasso i Taeg applicati ai mutui a tasso fisso, che oggi sono scivolati allo 0,77%. Lo scorso 6 marzo l'indice Eurirs a 20 anni era infatti allo 0,01%, contro lo 0,41% di trenta giorni prima.
Questo significa, secondo le simulazioni di Facile.it, che a marzo il miglior Taeg (tasso annuo effettivo globale) per un mutuo a tasso fisso di 126mila euro al 70% da restituire in 25 anni, è dello 0,77%, contro l'1,24% di gennaio 2020. La rata mensile è di 455 euro (era 485 euro a gennaio 2020), con un risparmio mensile di 30 euro, mentre il totale degli interessi risparmiati ammonta a 9.000 euro. Il calo è ancor più significativo se si confrontano i tassi di marzo 2020 con quelli del gennaio 2019. Poco più di anno fa il miglior Taeg era dell'1,95%, per una rata mensile di 529 euro: la differenza comporterebbe un risparmio mensile di 74 euro e un totale di interessi risparmiati di 22.200 euro. Cosa vuol dire? Che per chi ha la ragionevole certezza di poterlo rimborsare, in questo momento può essere davvero conveniente stipulare o surrogare un mutuo.
Il comparto del risparmio gestito in prodotti immobiliari ha superato i tremila miliardi di euro di patrimonio
Investire in immobili non significa solo acquistare case o altre proprietà: in Italia il comparto dei fondi immobiliari continua infatti a crescere in modo sostenuto, in un contesto che, almeno fino allo scorso anno e prima dell'epidemia di coronavirus, vedeva un andamento positivo generalizzato a livello globale. Secondo l'ultimo rapporto di Scenari Immobiliari e Studio Casadei, aggiornato a novembre 2019, nel mondo il comparto del risparmio gestito in prodotti immobiliari ha superato i tremila miliardi di euro di patrimonio: il patrimonio gestito nei principali otto Paesi europei a fine 2019 avrebbe dovuto sfiorare i 700 miliardi di euro, per un incremento del 9,6% rispetto all'anno precedente. In sei anni l'ammontare è duplicato e rispetto al 2010 si è moltiplicato per 2,5 volte.
Il peso dell'Italia sul mercato europeo è di circa il 10%. Nel nostro Paese il nav (net asset value, cioè il rapporto tra la somma dei valori di mercato delle attività del portafoglio di un fondo comune di investimento e il numero di quote in circolazione, ndr) del settore dei fondi immobiliari alla fine dello scorso anno avrebbe raggiunto 68,5 miliardi di euro, in aumento del 12,3% rispetto all'anno precedente. I fondi attivi in Italia sono 480 e a fine 2019 detenevano direttamente un patrimonio di 77 miliardi di euro, in aumento del 13,2% rispetto al 2018. Per quanto riguarda la performance (roe, return on equity, indicatore che misura la redditività del capitale), pur rappresentando la media di realtà molto diversificate, è in risalita e nel 2019 si attestava all'1,5%. E le previsioni per il 2020 – stilate prima dello scoppio dell'epidemia di coronavirus – ipotizzavano un incremento di nav e patrimonio superiore al 10%.
Per quanto riguarda l'asset allocation dei fondi immobiliari in Italia, al 30 giugno dello scorso anno era costituita principalmente da uffici (66%); seguono immobili commerciali (18%) residenziale (11%), logistica/industriale (4%) e sviluppo (1%).
Il panorama dei fondi immobiliari nel nostro Paese è molto vario: secondo il report, il patrimonio immobiliare totale riconducibile a questi strumenti al 30 giugno 2019 era di 82 miliardi di euro, in netto aumento rispetto a un anno prima, quando era di 69 miliardi. Tra i diversi strumenti disponibili sul mercato mobiliare ci sono: i fondi immobiliari destinati a investitori istituzionali (i cosiddetti fondi riservati); le Siiq, società di investimento immobiliare quotate; i fondi immobiliari destinati al pubblico retail (detti appunto fondi retail); le società immobiliari quotate (Ftse Ibi e Ftse Aim) e le Sicaf (società di investimento per azioni a capitale fisso). Tra questi strumenti di investimento la parte del leone spetta ai fondi riservati, che contribuiscono al 92,7% del valore totale del patrimonio immobiliare: seguono le Siiq con il 4,4% del patrimonio, i fondi retail con l'1,6%, le società quotate Ftse Ibi con l'1% e le Sicaf con lo 0,3%.
Prezzi e domanda sono in calo a Milano
Anche il mercato immobiliare inizia a subire le prime ripercussioni dell'epidemia di coronavirus: a Milano, come spiega l'ultimo report congiunto di Nomisma ed Engel & Völkers, a causa della diffusione del virus «prezzi e domanda sono in calo», anche se «non si ferma il mercato della prima casa». A Roma, invece, «il segmento delle locazioni a lungo termine beneficia degli effetti del coronavirus», visto che l'epidemia sta riducendo la richiesta per gli affitti brevi, ed è «stabile l'interesse per l'acquisto della prima casa, in particolare di sostituzione».
Nella seconda metà del 2019, prima dello scoppio dell'emergenza, il trend nelle due città era in crescita: «nel comparto residenziale, la variazione semestrale dei prezzi delle abitazioni delle principali città italiane è tornata positiva, seppure a un tasso vicino allo zero, soprattutto in alcuni territori come Milano, in cui la crescita economica è più marcata», ha spiegato l'ad di Nomisma Luca Dondi, precisando tuttavia come oggi questo trend risulti condizionato dall'emergenza coronavirus. Per Dondi «la riduzione delle richieste di mutuo e la disdetta di numerose locazioni brevi sono solo il preludio delle conseguenze che si manifesteranno nelle prossime settimane».
La tendenza si sta invertendo, come ha confermato Roberto Magaglio, licence partner di Engel & Völkers Milano: «Se da un lato, fino a poche settimane fa, abbiamo assistito a una costante crescita dei prezzi di vendita degli immobili a Milano, sostenuta da un'offerta di prodotto insufficiente a soddisfare la domanda, oggi, a causa del coronavirus, prevediamo un impatto negativo sui prezzi e stiamo già assistendo a un calo della domanda». L'epidemia sta spaventando gli investitori, ha preciasato Alberto Cogliati, direttore commerciale di Engel & Völkers Italia: «Prima che entrasse in vigore il decreto dell'8 marzo, avevamo notato un aumento del numero degli italiani interessati a investire in Italia piuttosto che all'estero. Oggi, invece, alla luce delle ultime disposizioni, anche gli investimenti nel nostro Paese risultano compromessi, viste le restrizioni che riguardano la circolazione in zone strategiche dell'Italia».
E anche a Roma, dove la situazione, almeno al momento, è meno complessa, la clientela preferisce mettere in stand-by le compravendite, specie per quanto riguarda alcune tipologie di immobili. «Abbiamo riscontrato un interesse stabile da parte di famiglie o giovani coppie per l'acquisto della prima casa, in particolare di sostituzione, soprattutto nelle aree semi centrali, mentre sono calati gli investimenti su appartamenti di piccole dimensioni», ha spiegato Helio Cordeiro Teixeira, managing director market center Roma di Engel & Völkers.
Anche secondo Scenari Immobiliari la diffusione dell'epidemia sta comportando effetti negativi sulle compravendite di case, che hanno subito un calo del 7% in Lombardia e del 12% a Roma nel primo bimestre del 2020. "Nel mese di marzo è probabile una riduzione molto forte, già evidente nelle visite agli appartamenti in vendita, più che dimezzati rispetto a un anno fa", ha osservato Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari, secondo cui tuttavia «la domanda continua a essere sostenuta ed è probabile un 'rimbalzo' da metà anno, con emergenza terminata». Al momento, ha aggiunto Breglia, «non ci sono tensioni sui prezzi, anzi si osserva un leggero incremento dei canoni di locazione a Milano».
Tuttavia, su quale possa essere l'impatto complessivo del virus sul mercato immobiliare c'è ancora incertezza. Come spiega l'ultimo report di Cushman & Wakefield "Coronavirus: impact on the global property markets", «il settore immobiliare commerciale non è il mercato azionario. Si muove più lentamente e i fondamenti del leasing non oscillano selvaggiamente di giorno in giorno»: in ogni caso, «se il virus avrà un impatto duraturo e materiale sull'economia in generale, avrà anche ripercussioni sulla proprietà».
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Il presidente dell'Abi Antonio Patuelli ««Se lo Stato vuole porre in essere dei paracadute sulle famiglie e sulle grandi imprese, è chiaro che non sono le banche a poter avere la forza e il dovere giuridico di sostenerle da sole». In calo il patrimonio gestito in prodotti immobiliari. Nei principali otto Paesi europei a fine 2019 avrebbe dovuto sfiorare i 700 miliardi di euro, per un incremento del 9,6% rispetto all'anno precedente. In sei anni l'ammontare è duplicato e rispetto al 2010 si è moltiplicato per 2,5 volte.Il peso dell'Italia sul mercato europeo è di circa il 10%.Roberto Magaglio, licence partner di Engel & Völkers Milano: «Se da un lato, fino a poche settimane fa, abbiamo assistito a una costante crescita dei prezzi di vendita degli immobili a Milano, , oggi, a causa del coronavirus, prevediamo un impatto negativo sui prezzi e stiamo già assistendo a un calo della domanda».Lo speciale contiene tre articoliStop ai mutui per le famiglie italiane in difficoltà a causa dell'epidemia di coronavirus: la proposta è nel decreto legge con le misure straordinarie di sostegno all'economia, che il governo varerà venerdì. La conferma è arrivata dal ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, che in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato ha spiegato che nel decreto «ci sarà una semplificazione procedurale per la sospensione dei mutui prima casa fino a 18 mesi in caso di riduzione o sospensione dell'orario di lavoro (in base a quanto previsto dal cosiddetto fondo Gasparrini, istituito presso il ministero dell'Economia proprio per sostenere le famiglie in momenti di difficoltà, ndr) e inoltre sospendiamo le rate di mutui e prestiti bancari" anche con "parziale sostegno di garanzia statale». Una decisione che però, come si è affrettato a precisare il presidente dell'Abi Antonio Patuelli, non può pesare solo sulle banche. «Se lo Stato vuole porre in essere dei paracaduti sulle famiglie e sulle grandi imprese, è chiaro che non sono le banche a poter avere la forza e il dovere giuridico di sostenerle da sole», ha fatto sapere Patuelli, secondo cui «ci sarà bisogno di attivare tutta una serie di norme, garanzie e fondi, che il governo ha già potenziato come il fondo Gasparrini sulla sospensione dei mutui all'acquisto della prima casa nel caso in cui c'è stata una perdita o riduzione di lavoro. Non siamo all'anno zero né per le banche né per il governo». Già ieri il ministro allo Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, aveva fatto sapere che uno dei «quattro canali» su cui si sta indirizzando il governo per aiutare famiglie e imprese «è quello della liquidità, che va garantita, e questo lo si fa con la sospensione dei pagamenti, di mutui, bollette, tributi», alla quale il governo starebbe lavorando già dalla prossima scadenza fiscale del 16 marzo.Anche sul fronte delle piccole e medie imprese qualcosa si muove: nei giorni scorsi l'Abi – Associazione bancaria italiana e le associazioni degli imprenditori hanno siglato un accordo che prevede la sospensione o l'allungamento dei finanziamenti rivolti alle micro, piccole e medie aziende danneggiate dall'emergenza epidemiologica legata al coronavirus. La sospensione del pagamento della quota capitale delle rate dei finanziamenti può essere chiesta fino a un anno ed è applicabile ai finanziamenti a medio-lungo termine (mutui), anche perfezionati tramite il rilascio di cambiali agrarie, e alle operazioni di leasing, immobiliare o mobiliare. In questo ultimo caso, la sospensione riguarda la quota capitale implicita dei canoni di leasing. Per le operazioni di allungamento dei mutui, il periodo massimo di estensione della scadenza del finanziamento può arrivare fino al 100% della durata residua dell'ammortamento. Alle nuove moratorie hanno aderito banche che rappresentano il 90% in termini di totale dell'attivo, con una presenza in tutta Italia. Al netto delle situazioni di oggettiva difficoltà c'è da dire che il momento non è mai stato tanto favorevole per chi vuole accendere un mutuo casa. La situazione di incertezza sui mercati finanziari sta scatenando una corsa ai beni rifugio, come i Bund tedeschi, che al momento offrono rendimenti ancora inferiori rispetto ai mesi scorsi. E di conseguenza, come ha spiegato una ricerca di Facile.it, anche l'indice Eurirs è sceso ai minimi, portando di conseguenza al ribasso i Taeg applicati ai mutui a tasso fisso, che oggi sono scivolati allo 0,77%. Lo scorso 6 marzo l'indice Eurirs a 20 anni era infatti allo 0,01%, contro lo 0,41% di trenta giorni prima.Questo significa, secondo le simulazioni di Facile.it, che a marzo il miglior Taeg (tasso annuo effettivo globale) per un mutuo a tasso fisso di 126mila euro al 70% da restituire in 25 anni, è dello 0,77%, contro l'1,24% di gennaio 2020. La rata mensile è di 455 euro (era 485 euro a gennaio 2020), con un risparmio mensile di 30 euro, mentre il totale degli interessi risparmiati ammonta a 9.000 euro. Il calo è ancor più significativo se si confrontano i tassi di marzo 2020 con quelli del gennaio 2019. Poco più di anno fa il miglior Taeg era dell'1,95%, per una rata mensile di 529 euro: la differenza comporterebbe un risparmio mensile di 74 euro e un totale di interessi risparmiati di 22.200 euro. Cosa vuol dire? Che per chi ha la ragionevole certezza di poterlo rimborsare, in questo momento può essere davvero conveniente stipulare o surrogare un mutuo.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/scendono-i-tassi-di-interessi-per-i-mutui-alle-famiglie-ma-non-devono-pesare-sulle-banche-2645459140.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-comparto-del-risparmio-gestito-in-prodotti-immobiliari-ha-superato-i-tremila-miliardi-di-euro-di-patrimonio" data-post-id="2645459140" data-published-at="1779899638" data-use-pagination="False"> Il comparto del risparmio gestito in prodotti immobiliari ha superato i tremila miliardi di euro di patrimonio Investire in immobili non significa solo acquistare case o altre proprietà: in Italia il comparto dei fondi immobiliari continua infatti a crescere in modo sostenuto, in un contesto che, almeno fino allo scorso anno e prima dell'epidemia di coronavirus, vedeva un andamento positivo generalizzato a livello globale. Secondo l'ultimo rapporto di Scenari Immobiliari e Studio Casadei, aggiornato a novembre 2019, nel mondo il comparto del risparmio gestito in prodotti immobiliari ha superato i tremila miliardi di euro di patrimonio: il patrimonio gestito nei principali otto Paesi europei a fine 2019 avrebbe dovuto sfiorare i 700 miliardi di euro, per un incremento del 9,6% rispetto all'anno precedente. In sei anni l'ammontare è duplicato e rispetto al 2010 si è moltiplicato per 2,5 volte.Il peso dell'Italia sul mercato europeo è di circa il 10%. Nel nostro Paese il nav (net asset value, cioè il rapporto tra la somma dei valori di mercato delle attività del portafoglio di un fondo comune di investimento e il numero di quote in circolazione, ndr) del settore dei fondi immobiliari alla fine dello scorso anno avrebbe raggiunto 68,5 miliardi di euro, in aumento del 12,3% rispetto all'anno precedente. I fondi attivi in Italia sono 480 e a fine 2019 detenevano direttamente un patrimonio di 77 miliardi di euro, in aumento del 13,2% rispetto al 2018. Per quanto riguarda la performance (roe, return on equity, indicatore che misura la redditività del capitale), pur rappresentando la media di realtà molto diversificate, è in risalita e nel 2019 si attestava all'1,5%. E le previsioni per il 2020 – stilate prima dello scoppio dell'epidemia di coronavirus – ipotizzavano un incremento di nav e patrimonio superiore al 10%.Per quanto riguarda l'asset allocation dei fondi immobiliari in Italia, al 30 giugno dello scorso anno era costituita principalmente da uffici (66%); seguono immobili commerciali (18%) residenziale (11%), logistica/industriale (4%) e sviluppo (1%).Il panorama dei fondi immobiliari nel nostro Paese è molto vario: secondo il report, il patrimonio immobiliare totale riconducibile a questi strumenti al 30 giugno 2019 era di 82 miliardi di euro, in netto aumento rispetto a un anno prima, quando era di 69 miliardi. Tra i diversi strumenti disponibili sul mercato mobiliare ci sono: i fondi immobiliari destinati a investitori istituzionali (i cosiddetti fondi riservati); le Siiq, società di investimento immobiliare quotate; i fondi immobiliari destinati al pubblico retail (detti appunto fondi retail); le società immobiliari quotate (Ftse Ibi e Ftse Aim) e le Sicaf (società di investimento per azioni a capitale fisso). Tra questi strumenti di investimento la parte del leone spetta ai fondi riservati, che contribuiscono al 92,7% del valore totale del patrimonio immobiliare: seguono le Siiq con il 4,4% del patrimonio, i fondi retail con l'1,6%, le società quotate Ftse Ibi con l'1% e le Sicaf con lo 0,3%. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/scendono-i-tassi-di-interessi-per-i-mutui-alle-famiglie-ma-non-devono-pesare-sulle-banche-2645459140.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="prezzi-e-domanda-sono-in-calo-a-milano" data-post-id="2645459140" data-published-at="1779899638" data-use-pagination="False"> Prezzi e domanda sono in calo a Milano Anche il mercato immobiliare inizia a subire le prime ripercussioni dell'epidemia di coronavirus: a Milano, come spiega l'ultimo report congiunto di Nomisma ed Engel & Völkers, a causa della diffusione del virus «prezzi e domanda sono in calo», anche se «non si ferma il mercato della prima casa». A Roma, invece, «il segmento delle locazioni a lungo termine beneficia degli effetti del coronavirus», visto che l'epidemia sta riducendo la richiesta per gli affitti brevi, ed è «stabile l'interesse per l'acquisto della prima casa, in particolare di sostituzione». Nella seconda metà del 2019, prima dello scoppio dell'emergenza, il trend nelle due città era in crescita: «nel comparto residenziale, la variazione semestrale dei prezzi delle abitazioni delle principali città italiane è tornata positiva, seppure a un tasso vicino allo zero, soprattutto in alcuni territori come Milano, in cui la crescita economica è più marcata», ha spiegato l'ad di Nomisma Luca Dondi, precisando tuttavia come oggi questo trend risulti condizionato dall'emergenza coronavirus. Per Dondi «la riduzione delle richieste di mutuo e la disdetta di numerose locazioni brevi sono solo il preludio delle conseguenze che si manifesteranno nelle prossime settimane». La tendenza si sta invertendo, come ha confermato Roberto Magaglio, licence partner di Engel & Völkers Milano: «Se da un lato, fino a poche settimane fa, abbiamo assistito a una costante crescita dei prezzi di vendita degli immobili a Milano, sostenuta da un'offerta di prodotto insufficiente a soddisfare la domanda, oggi, a causa del coronavirus, prevediamo un impatto negativo sui prezzi e stiamo già assistendo a un calo della domanda». L'epidemia sta spaventando gli investitori, ha preciasato Alberto Cogliati, direttore commerciale di Engel & Völkers Italia: «Prima che entrasse in vigore il decreto dell'8 marzo, avevamo notato un aumento del numero degli italiani interessati a investire in Italia piuttosto che all'estero. Oggi, invece, alla luce delle ultime disposizioni, anche gli investimenti nel nostro Paese risultano compromessi, viste le restrizioni che riguardano la circolazione in zone strategiche dell'Italia». E anche a Roma, dove la situazione, almeno al momento, è meno complessa, la clientela preferisce mettere in stand-by le compravendite, specie per quanto riguarda alcune tipologie di immobili. «Abbiamo riscontrato un interesse stabile da parte di famiglie o giovani coppie per l'acquisto della prima casa, in particolare di sostituzione, soprattutto nelle aree semi centrali, mentre sono calati gli investimenti su appartamenti di piccole dimensioni», ha spiegato Helio Cordeiro Teixeira, managing director market center Roma di Engel & Völkers.Anche secondo Scenari Immobiliari la diffusione dell'epidemia sta comportando effetti negativi sulle compravendite di case, che hanno subito un calo del 7% in Lombardia e del 12% a Roma nel primo bimestre del 2020. "Nel mese di marzo è probabile una riduzione molto forte, già evidente nelle visite agli appartamenti in vendita, più che dimezzati rispetto a un anno fa", ha osservato Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari, secondo cui tuttavia «la domanda continua a essere sostenuta ed è probabile un 'rimbalzo' da metà anno, con emergenza terminata». Al momento, ha aggiunto Breglia, «non ci sono tensioni sui prezzi, anzi si osserva un leggero incremento dei canoni di locazione a Milano». Tuttavia, su quale possa essere l'impatto complessivo del virus sul mercato immobiliare c'è ancora incertezza. Come spiega l'ultimo report di Cushman & Wakefield "Coronavirus: impact on the global property markets", «il settore immobiliare commerciale non è il mercato azionario. Si muove più lentamente e i fondamenti del leasing non oscillano selvaggiamente di giorno in giorno»: in ogni caso, «se il virus avrà un impatto duraturo e materiale sull'economia in generale, avrà anche ripercussioni sulla proprietà».
Scontri tra manifestanti e membri della polizia boliviana durante una protesta che chiede le dimissioni del presidente boliviano Rodrigo Paz a La Paz (Ansa)
Da quasi un mese la Bolivia è paralizzata da proteste e blocchi stradali contro il presidente Rodrigo Paz. La sinistra guidata da Evo Morales contesta le riforme economiche del governo, mentre La Paz è stretta tra scontri, carenze e tensione sociale.
Un’ondata di proteste e blocchi stradali che chiedono le dimissioni del presidente Rodrigo Paz, in carica da appena sei mesi, sta scuotendo la Bolivia. Paz rappresenta il centrodestra cattolico e nello scontro elettorale ha superato due candidati di destra come Tuto Quiroga e Samuel Doria Medina. La sua politica economica guarda al neoliberismo, ma le organizzazioni sindacali e i movimenti di sinistra, capeggiati dall’ex presidente Evo Morales, hanno deciso di scatenare la piazza contro il suo governo.
Il nuovo presidente ha applicato una serie di misure per riformare la stagnante economia boliviana, che secondo le previsioni del Fondo monetario internazionale, ha un Pil in diminuzione del 3,3% nel 2026, il calo più marcato dell'intera regione sudamericana. Paz ha tagliato molti sussidi statali creati dai governi di sinistra al potere da decenni e ha provato a impostare una riforma agraria che ha scatenato le proteste. I coltivatori di coca, detti cocaleros come Evo Morales, e gli agricoltori indigeni sono stati i protagonisti delle guerriglia urbana che ha messo a ferro e fuoco il paese andino.
La capitale economica La Paz è stata assediata dai blocchi stradali, guidati dal sindacato dei camionisti schierato con la sinistra, che la polizia ha affrontato con decisione e si contano già quattro morti e diverse centinaia di feriti. La rabbia ha raggiunto tutte le principali città boliviane e sabato scorso il convoglio del ministro dei lavori pubblici Mauricio Zamora è stato attaccato da manifestanti e per alcune ore sembrava che fosse finito in mano ai gruppi di protesta, che chiedono le dimissioni di Paz e nuove elezioni. L’attuale presidente ha un rapporto molto forte con l’Argentina e anche con Javier Milei, ma anche con Washington che non ha fatto mancare il suo sostegno politico alle azioni di Rodrigo Paz. La polizia ha utilizzato i bulldozer per rimuovere i blocchi costituita da rocce e pilastri di cemento, con l'obiettivo di agevolare l'afflusso di cibo e medicinali nella capitale, che non riceve rifornimenti ormai da giorni.
Dietro al caos boliviano c’è il partito di sinistra Mas (Movimento al socialismo) guidato da Morales, un politico screditato che deve affrontare un processo dove è accusato di aver avuto una relazione con una minorenne durante il suo ultimo mandato presidenziale. Paz sta tenendo aperti diversi canali di comunicazione con una parte politica della sinistra ed in segno di buona volontà ha annunciato un taglio del 50% del suo stipendio e di quello di tutti i ministri del suo governo. Ormai La Paz, la città più importante delle nazione adagiata sulle Ande, è entrata nella quarta settimana di blocchi e sta soffrendo una seria carenza di generi di prima necessità e soprattutto di carburante.
Il governo ha tentato di aprire un corridoio umanitario per permettere il passaggio, ma ci sono stati attacchi ai convogli che hanno fatto fallire questa operazione. Rodrigo Paz ha parlato alla televisione nazionale ed ha dichiarato che la Bolivia sta rischiando la bancarotta ed ha accusato la sinistra di voler governare pur essendo soltanto una minoranza e che vuole affamare il popolo. Nemmeno l’annuncio di un rimpasto governativo che potrebbe includere anche alcuni politici vicini al sindacato sembra aver ridotto la pressione, perché i sindacati degli agricoltori e la cosiddetta Centrale operaia boliviana, un network che raggruppa diverse sigle, rifiutano di partecipare ad ogni forma di dialogo. Paz è in una situazione molto complicata perché la sua posizione politica è piuttosto debole e non dispone di un’ampia maggioranza parlamentare, ma al momento non ha ancora dichiarato lo «stato di eccezione», che darebbe poteri straordinari alle forze dell’ordine, continuando a cercare il dialogo con i partiti e le organizzazioni di sinistra.
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Nonostante il gradimento non eccezionale, la presa del Presidente sui repubblicani resta salda, mentre Leone 14° pubblica la sua enciclica sull’IA.
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Eppure, il Tar regionale aveva sospeso i provvedimenti impugnati, nella parte in cui non prevedevano «la possibilità di svolgere l’attività professionale con modalità tali da non implicare contatti interpersonali di prossimità o comunque il rischio di diffusione del contagio da Sars-CoV-2». Inoltre, il tribunale amministrativo aveva sollevato la questione di legittimità costituzionale in relazione all’articolo 4, comma 4, del decreto legge 44 del 1° aprile 2021 «Misure urgenti per il contenimento dell’epidemia da Covid-19, in materia di vaccinazioni anti Sars-CoV-2, di giustizia e di concorsi pubblici», che introduceva l’obbligo della vaccinazione anche se si lavorava da remoto, a differenza di quanto stabilito nell’aprile dello stesso anno.
Originariamente, infatti, la sospensione era riferita a «prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali». Non poteva esserci legittimità nell’impedire il lavoro di uno psicologo da remoto, per questo il Tar aveva sottoposto la questione alla Corte costituzionale. Nel dicembre 2022, la Consulta ha dichiarato inammissibili le questioni sollevate dal Tar della Lombardia, ritenendo che sugli obblighi vaccinali avesse competenza esclusiva il giudice ordinario, non quello amministrativo.
Se ne è occupato dunque il Tribunale di Milano, rigettando le istanze degli psicologi e condannandoli al pagamento delle spese, nonostante la domanda di giustizia posta innanzi al giudice ordinario fosse non di stabilire se la norma accusata fosse legittima o no, ma di rimettere il caso alla Corte costituzionale come già aveva fatto il Tar.
I professionisti allora hanno fatto ricorso, ma la Corte d’appello di Milano con sentenza pubblicata questo mese ha rigettato l’impugnazione confermando la sentenza di primo grado. La Corte sostiene che la Consulta avesse già respinto la questione di legittimità, ma il giudice delle leggi, in realtà, si era limitato a dire che non fosse «una decisione di merito», scrive nel libro Le opinioni dissenzienti in Corte costituzionale. Dieci casi (Zanichelli, 2024) Nicolò Zanon, già vice presidente della Corte costituzionale, riferendosi proprio a quella sentenza.
Il professore lo dice chiaramente: la questione «viene fermata in punto di ammissibilità». In realtà, «la Consulta non ha mai esaminato la questione della legittimità costituzionale del divieto di lavoro da remoto per psicologi libero-professionisti “non ottemperanti”», sottolinea l’avvocato Stefano de Bosio, legale degli psicologi. E l’unica sentenza citata dalla Corte d’Appello è la 14/2023, con la quale la Consulta aveva ritenuto infondata la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana relativamente all’obbligo vaccinale per il virus Sars-Cov-2 del personale sanitario. Il giudice delle leggi non si è pronunciato sulla sproporzionalità della sanzione del divieto di lavoro da remoto.
Ci pensa la Corte d’Appello, che non può decidere nel merito una questione di legittimità costituzionale, a intervenire sostenendo che vietarlo è «nel solco della legittima applicazione del principio di precauzione». Trova la giustificazione, legittima la decisione. In questo modo, però, «è stato violato l’obbligo di sottoporre alla Corte costituzionale la questione, già sollevata dal Tar Lombardia», dichiara l’avvocato, che adesso ricorrerà in Cassazione.
Intanto, i professionisti sono costretti a pagare circa 30.000 euro di spese legali all’Ordine degli psicologi che aveva impedito loro di lavorare. «La decisione favorevole del Tar di Milano avrebbe quanto meno legittimato la compensazione delle spese», commenta De Bosio. Doveva essere una sorta di punizione, per scoraggiarli dal ricorrere in terzo grado?
C’è un altro aspetto importante. Qualora la legge in questione fosse giudicata incostituzionale, è molto pericoloso il ragionamento della Corte d’Appello di Milano, secondo il quale se la pubblica amministrazione «si è limitata a dare applicazione alle norme di legge vigenti, rispetto alle quali non aveva alcuna discrezionalità», non risponde delle proprie azioni, né civilmente, né penalmente.
«Si tratta esattamente del medesimo argomento in diritto esibito al processo di Norimberga», afferma De Bosio. «Proprio per questo furono emanate, nel dopoguerra, le carte costituzionali e la convenzione europea dei diritti dell’uomo, perché il principio di legalità formale non possa essere invocato quando i valori compromessi siano compresi nei “diritti fondamentali”, quali sono, in particolare, la “libertà di cura”». Conclude: «I governi hanno uno spazio di discrezionalità “politica”, ma sono inibiti dall’emanare sanzioni o misure sproporzionate».
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Lo denuncia, in una nota, GenerazioneD che, evidenziando come il dato non sia corretto, è costretta a constatare che nessuno ha «ritenuto doveroso rispondere nel merito di questioni di estrema delicatezza scientifica, clinica ed etica, riguardanti la salute e la sicurezza dei minori con disforia di genere».
Le domande poste sono «precise, documentate e circostanziate». Riguardano «un’affermazione di enorme impatto pubblico» rilasciata dalle 12 associazioni e società scientifiche in un documento del febbraio 2024 e citata, in una sorta di copia-incolla, nelle audizioni alla commissione Affari sociali della Camera sulla somministrazione della triptorelina ai bambini con incongruenza di genere, per regolamentarne l’uso. Le 12 associazioni e società affermano che «dai dati della letteratura scientifica si evince che fino al 40% dei giovani Tgd», cioè transgender e gender diverse, «tenta il suicidio (cfr. James S.E. et al. National center for transgender equality, 2016)», e che «la terapia con triptorelina riduce del 70% questa possibilità (cfr. Turban J.L. et al. Pediatrics, 2020)». Tralasciando «l’inaffidabilità del dato di partenza sulla suicidalità - estratto dal sondaggio self-report elaborato da James - anche solo esaminiamo la seconda parte dell’affermazione è lampante che le conclusioni degli stessi autori dello studio di Turban - sottolinea GenerazioneD - dicono un’altra cosa: l’accesso a questo trattamento è associato a minori probabilità di ideazione suicidaria nel corso della vita».
Tra ideazione e tentativo di suicidio, la differenza è sostanziale, ma le 12 società non sembrano essere interessate a chiarire questo aspetto, che non è il solo a traballare nello studio, dato che «si confrontano 89 persone che riferiscono di aver ricevuto i bloccanti, con 3.405 che li avrebbero voluti ma non li hanno ricevuti».
Ora, in qualsiasi ambito scientifico, osservazioni di tale portata «avrebbero richiesto un confronto aperto, trasparente e rigoroso», osserva GenerazioneD, che rinnova pubblicamente l’invito al confronto. «A oggi, non è giunta alcuna risposta. Nessuna rettifica, nessun approfondimento, nessuna spiegazione pubblica», rimarca. «Questo silenzio assume un peso ancora maggiore alla luce del mutato contesto internazionale, nel quale numerosi Paesi e autorevoli organismi sanitari stanno sottoponendo a revisione critica» queste pratiche, «chiedendo standard probatori sempre più rigorosi».
Nel Regno Unito, per esempio, è vietata la somministrazione dei bloccanti della pubertà agli under 18 ed è stata sospesa anche la sperimentazione su un campione di bambini. I dati, questi sì ben più solidi di quelli citati dalle 12 associazioni, mostrano che i trattamenti causerebbero danni a lungo termine come infertilità e sterilità, ma anche problemi alle ossa e disturbi al cervello e al sistema cardiovascolare. Sul suicidio, paradossalmente, vari studi mostrano che i tassi tra i transgender maschio-femmina sono superiori del 51% rispetto alla popolazione generale.
«Non chiediamo contrapposizioni», ribadisce GenerazioneD, «ma responsabilità scientifica e la disponibilità a spiegare ai genitori italiani, con trasparenza e rigore, su quali basi statistiche e metodologiche siano state formulate affermazioni tanto rilevanti». La domanda posta «è estremamente circoscritta: in quale passaggio dello studio di Turban et al. sarebbe affermato o dimostrato che la triptorelina determina una riduzione del 70% dei tentativi di suicidio nei giovani affetti da disforia di genere?». È «un chiarimento pubblico non più rinviabile», è una «questione di rispetto verso i giovani più fragili, le famiglie chiamate a compiere scelte difficilissime e verso la credibilità stessa del dibattito scientifico».
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