True
2021-11-08
Lo sceicco Mansour ora punta la Russia
True
Il proprietario del Manchester City, lo sceicco di Abu Dhabi, Mansour bin Zayed al-Nahyan (Ansa)
Il calcio europeo sta diventando sempre più come il Monopoli, il gioco di contrattazione da tavolo più famoso del mondo. Dove i giocatori seduti attorno al tavolo sono gli sceicchi, arabi, emiratini e qatarioti, e le caselle dove piazzare case e alberghi a suon di petrodollari sono le squadre di calcio. E la sfida prosegue a colpi di club rilevati in giro per il mondo, soprattutto in Europa, dove il gioco del pallone va per la maggiore e produce i migliori profitti.
Dopo Inghilterra, Francia, Spagna e Belgio il fronte nuovo dove investire i petrodollari del Golfo è la Russia. Secondo alcune indiscrezioni provenienti dalla stampa russa, infatti, lo sceicco di Abu Dhabi, Mansour bin Zayed Al-Nahyan, attraverso la sua holding City Football Group, sarebbe pronto ad aggiungere alla già ricca flotta di squadre in giro per il mondo, tra cui oltre al Manchester City figurano anche New York City, Melbourne City, Montevideo City, Yokohama Marinos, Girona, Mumbai City, Sichuan Jiuniu, Lommel e Troyes, anche lo Spartak Mosca, uno dei tre storici e più importanti club che risiedono nella capitale russa. Una mossa concreta e importante, quella a cui sta pensando il fondo sovrano di Abu Dhabi, che rappresenterebbe non solo una pronta risposta ai vicini di casa sauditi, dopo l'acquisto del Newcastle da parte del fondo Pif guidato dal principe ereditario Moḥammad bin Salman, ma una sfida dichiarata, non solo sotto il profilo sportivo, a Gazprom, colosso del gas che dal 2007 gestisce lo Zenit San Pietroburgo portandolo a vincere sette volte il titolo della Prem'er-Liga negli ultimi 14 anni, di cui gli ultimi quattro consecutivi, oltre alle storiche Coppa Uefa e Supercoppa europea conquistate nel 2008.
Al momento si parla del 20% delle quote che Mansour rileverebbe dall'attuale proprietà dello Spartak. Conferme sono arrivate sia dalla Russia, con uno degli azionisti del club di Mosca, Leonid Fedun, tra le altre cose proprietario di un pacchetto di azioni della compagnia petrolifera russa Lukoil, che ha fatto intendere di voler cedere le sue quote; sia dall'Inghilterra, dove stando a quanto riportato dal Sun, i rappresentanti britannici del City Football Group avrebbero già incontrato il direttore generale dello Spartak Mosca per parlare della transazione, anche se dalla dirigenza fanno sapere come al momento si sia trattato soltanto di «colloqui preliminari e che niente è stato ancora deciso». Se l'affare dovesse andare in porto sarebbe un colpo molto importante quello messo a segno dagli Emirati Arabi Uniti per quanto riguarda la mappa geopolitica del pallone. E lo sarebbe principalmente per due motivi: in primo luogo perché quello russo è un panorama calcistico in cui la holding controllata da Mansour non possiede ancora nessun club e costituirebbe una buona fetta di mercato verso cui espandersi e investire; in secondo luogo perché entrerebbe direttamente in competizione con lo Zenit appunto, in quella che potrebbe essere definita come una sfida tra petrolio e gas spostata sul campo da calcio. Inoltre, non va trascurato come su questa trattativa possano incidere anche i legami geopolitici tra Russia ed Emirati Arabi Uniti, rafforzati già nello scorso mese di marzo con la visita ad Abu Dhabi del ministro degli Affari Esteri russo Sergej Lavrov e con quella a Mosca di Khaldoon al-Mubarak, presidente di Mubadala, il fondo sovrano degli Emirati, oltre che numero uno del Manchester City. Ma non solo. Un altro indizio, forse il più evidente, è la scelta della compagnia aerea Etihad Airways, di spostare le proprie operazioni al terminal C dell'aeroporto Puskhin di Mosca, scalo che sorge proprio a una manciata di chilometri dall'Otkrytie Arena, lo stadio dello Spartak.
Arabic Cup, le prove generale della Coppa del mondo in Qatar
A Doha in Qatar sono già considerate le prove generali in vista dei mondiali del 2022. Stiamo parlando della Fifa Arab Cup che si svolgerà tra il 30 novembre e il 18 dicembre. Le sedici delle migliori squadre nazionali del mondo arabo si incontreranno in Qatar per il primo torneo panarabo che si terrà sotto l'egida della Fifa. Nel quadriennio, 2018-2022, la federazione internazionale calcistica presieduta da Gianni Infantino prevede di raggiungere il suo obiettivo di raggiungere i 6,44 miliardi di entrate nonostante la pandemia di coronavirus. Durante la sua visita in Qatar nel novembre dello scorso anno, Infantino aveva elogiato la preparazione del Qatar per la Coppa del Mondo, sottolineando che si aspetta che la Coppa Araba della FIfa unisca milioni di tifosi da tutta la regione
Ha aggiunto, nonostante le polemiche sugli operai morti in questi anni (6.500 operai morti in 11 anni), che «è una grande opportunità per le squadre di giocare negli stadi della Coppa del Mondo 2020» e che la FIFA «non vede l'ora di vedere le migliori squadre della regione araba competere tra loro per scoprire chi diventerà campione». E poi ancora. «Attraverso il calcio» ha aggiunto Infantino, a cui la FIfa ha assegnato un bonus annuale di 1 milione di dollari per uno stipendio lordo totale di oltre 3 milioni nel 2020, «questo torneo unirà oltre 450 milioni di persone provenienti da tutta la regione e siamo fiduciosi che la Fifa Arab Cup contribuirà a creare entusiasmo in tutta la regione mentre ci avviciniamo sempre più a ospitare la prima Coppa del Mondo FIFA in medio oriente nel 2022», ha detto Infantino durante una visita allo stadio Lusail, che ospiterà la finale dei mondiali.
A lato dei titoli trionfanti sui quotidiani e i soliti slogan a effetto, la passerella sarà appunto un modo per testare le operazioni e le strutture in vista della Coppa del Mondo del prossimo anno. Del resto si terrà esattamente un anno prima dei mondiali. Saranno inaugurati soprattutto i nuovi stadi, tra cui Al Thumama, che è stato inaugurato il 22 ottobre scorso. Quest'ultimo è uno dei cinque stadi da 40.000 posti che ospiteranno le partite durante il torneo, insieme con Ahmad Bin Ali, Al Janoub e Education City. Con una capacità di 60.000 persone, invece, Al Bayt sarà la più grande delle sei sedi del Qatar 2022 già utilizzabili durante la Fifa Arab Cup
Si prevedono 32 partite giocate in 19 giorni dal 30 novembre al 18 dicembre. Sei stadi di Qatar 2022 ospiteranno la competizione, tra cui Al Bayt Stadium e Ras Abu Aboud Stadium, che saranno entrambi inaugurati il giorno della partita di apertura. La finale della Coppa Araba si svolgerà esattamente un anno prima della finale della Coppa del Mondo, il 18 dicembre, giornata nazionale del Qatar, che è un giorno festivo. Oltre alle squadre arabe, come Iraq, Bahrain, Giordania, Libano, Palestina, Siria, Emirati Arabi Uniti, Yemen, Oman o Libano, ci saranno quelle africane, come Egitto, Algeria, Mauritania, Marocco, Sudan e Tunisia. Il Gruppo A vede i padroni di casa del Qatar sorteggiati con Iraq, Oman e Bahrain, mentre Tunisia, Emirati Arabi Uniti, Siria e Mauritania saranno nel Gruppo B. Marocco, Arabia Saudita, Giordania e Palestina saranno i protagonisti del Gruppo C, mentre Algeria ed Egitto sono nel girone D insieme a Libano e Sudan.Il premio per il vincitore del torneo ammonta a cinque milioni di dollari, al secondo spettano tre milioni di dollari, mentre il resto dei 25 milioni di euro a disposizione sarà distribuito alle altre federazioni calcistiche arabe.
Tutti i possessori di biglietti per il torneo dovranno essere completamente vaccinati contro il Covid 19 ha ricordato nelle scorse settimane la Fifa. Avranno bisogno anche una tessera elettronica di riconoscimento. E' un modello che sarà replicato anche durante la Coppa del Mondo del prossimo anno. Il primo ministro del Qatar, lo sceicco Khalid bin Khalifa bin Abdulaziz Al Thani, sta cercando di garantire un milione di dosi di vaccino per i tifosi ai Mondiali del 2022, secondo quanto riportato da Inside World Football .«Alla luce della pandemia di COVID-19 e come è avvenuto per la Coppa del Mondo per club Fifa 2020 e le qualificazioni della Arab Qatar 2021 tenutesi nel giugno 2021, il paese ospitante fornirà le garanzie necessarie per proteggere la salute e la sicurezza di tutti. coinvolti nella competizione", si legge in un comunicato della Fifa. «I partecipanti dovranno seguire le indicazioni di viaggio delle autorità del Qatar e le indicazioni del Ministero della salute pubblica.
Continua a leggereRiduci
La geopolitica del pallone europeo è in continuo divenire. Dopo l'acquisto del Newcastle da parte del fondo arabo Pif, la società dello sceicco di Abu Dhabi proprietario del Manchester City è pronta a rispondere con l'acquisto delle quote dello Spartak Mosca, entrando così nella Prem'er-Liga, dove dal 2007 domina lo Zenit gestito da Gazprom.A fine mese inizia l'Arab Cup in Qatar, prove generali dei mondiali dell'anno prossimo. La Fifa tra il 2018 e il 2022 punta a incassare 6,4 miliardi di euro, nonostante il coronavirus.Lo speciale contiene due articoli.Il calcio europeo sta diventando sempre più come il Monopoli, il gioco di contrattazione da tavolo più famoso del mondo. Dove i giocatori seduti attorno al tavolo sono gli sceicchi, arabi, emiratini e qatarioti, e le caselle dove piazzare case e alberghi a suon di petrodollari sono le squadre di calcio. E la sfida prosegue a colpi di club rilevati in giro per il mondo, soprattutto in Europa, dove il gioco del pallone va per la maggiore e produce i migliori profitti.Dopo Inghilterra, Francia, Spagna e Belgio il fronte nuovo dove investire i petrodollari del Golfo è la Russia. Secondo alcune indiscrezioni provenienti dalla stampa russa, infatti, lo sceicco di Abu Dhabi, Mansour bin Zayed Al-Nahyan, attraverso la sua holding City Football Group, sarebbe pronto ad aggiungere alla già ricca flotta di squadre in giro per il mondo, tra cui oltre al Manchester City figurano anche New York City, Melbourne City, Montevideo City, Yokohama Marinos, Girona, Mumbai City, Sichuan Jiuniu, Lommel e Troyes, anche lo Spartak Mosca, uno dei tre storici e più importanti club che risiedono nella capitale russa. Una mossa concreta e importante, quella a cui sta pensando il fondo sovrano di Abu Dhabi, che rappresenterebbe non solo una pronta risposta ai vicini di casa sauditi, dopo l'acquisto del Newcastle da parte del fondo Pif guidato dal principe ereditario Moḥammad bin Salman, ma una sfida dichiarata, non solo sotto il profilo sportivo, a Gazprom, colosso del gas che dal 2007 gestisce lo Zenit San Pietroburgo portandolo a vincere sette volte il titolo della Prem'er-Liga negli ultimi 14 anni, di cui gli ultimi quattro consecutivi, oltre alle storiche Coppa Uefa e Supercoppa europea conquistate nel 2008.Al momento si parla del 20% delle quote che Mansour rileverebbe dall'attuale proprietà dello Spartak. Conferme sono arrivate sia dalla Russia, con uno degli azionisti del club di Mosca, Leonid Fedun, tra le altre cose proprietario di un pacchetto di azioni della compagnia petrolifera russa Lukoil, che ha fatto intendere di voler cedere le sue quote; sia dall'Inghilterra, dove stando a quanto riportato dal Sun, i rappresentanti britannici del City Football Group avrebbero già incontrato il direttore generale dello Spartak Mosca per parlare della transazione, anche se dalla dirigenza fanno sapere come al momento si sia trattato soltanto di «colloqui preliminari e che niente è stato ancora deciso». Se l'affare dovesse andare in porto sarebbe un colpo molto importante quello messo a segno dagli Emirati Arabi Uniti per quanto riguarda la mappa geopolitica del pallone. E lo sarebbe principalmente per due motivi: in primo luogo perché quello russo è un panorama calcistico in cui la holding controllata da Mansour non possiede ancora nessun club e costituirebbe una buona fetta di mercato verso cui espandersi e investire; in secondo luogo perché entrerebbe direttamente in competizione con lo Zenit appunto, in quella che potrebbe essere definita come una sfida tra petrolio e gas spostata sul campo da calcio. Inoltre, non va trascurato come su questa trattativa possano incidere anche i legami geopolitici tra Russia ed Emirati Arabi Uniti, rafforzati già nello scorso mese di marzo con la visita ad Abu Dhabi del ministro degli Affari Esteri russo Sergej Lavrov e con quella a Mosca di Khaldoon al-Mubarak, presidente di Mubadala, il fondo sovrano degli Emirati, oltre che numero uno del Manchester City. Ma non solo. Un altro indizio, forse il più evidente, è la scelta della compagnia aerea Etihad Airways, di spostare le proprie operazioni al terminal C dell'aeroporto Puskhin di Mosca, scalo che sorge proprio a una manciata di chilometri dall'Otkrytie Arena, lo stadio dello Spartak.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/sceicco-mansour-russia-spartak-mosca-2655519841.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="arabic-cup-le-prove-generale-della-coppa-del-mondo-in-qatar" data-post-id="2655519841" data-published-at="1636381260" data-use-pagination="False"> Arabic Cup, le prove generale della Coppa del mondo in Qatar A Doha in Qatar sono già considerate le prove generali in vista dei mondiali del 2022. Stiamo parlando della Fifa Arab Cup che si svolgerà tra il 30 novembre e il 18 dicembre. Le sedici delle migliori squadre nazionali del mondo arabo si incontreranno in Qatar per il primo torneo panarabo che si terrà sotto l'egida della Fifa. Nel quadriennio, 2018-2022, la federazione internazionale calcistica presieduta da Gianni Infantino prevede di raggiungere il suo obiettivo di raggiungere i 6,44 miliardi di entrate nonostante la pandemia di coronavirus. Durante la sua visita in Qatar nel novembre dello scorso anno, Infantino aveva elogiato la preparazione del Qatar per la Coppa del Mondo, sottolineando che si aspetta che la Coppa Araba della FIfa unisca milioni di tifosi da tutta la regioneHa aggiunto, nonostante le polemiche sugli operai morti in questi anni (6.500 operai morti in 11 anni), che «è una grande opportunità per le squadre di giocare negli stadi della Coppa del Mondo 2020» e che la FIFA «non vede l'ora di vedere le migliori squadre della regione araba competere tra loro per scoprire chi diventerà campione». E poi ancora. «Attraverso il calcio» ha aggiunto Infantino, a cui la FIfa ha assegnato un bonus annuale di 1 milione di dollari per uno stipendio lordo totale di oltre 3 milioni nel 2020, «questo torneo unirà oltre 450 milioni di persone provenienti da tutta la regione e siamo fiduciosi che la Fifa Arab Cup contribuirà a creare entusiasmo in tutta la regione mentre ci avviciniamo sempre più a ospitare la prima Coppa del Mondo FIFA in medio oriente nel 2022», ha detto Infantino durante una visita allo stadio Lusail, che ospiterà la finale dei mondiali.A lato dei titoli trionfanti sui quotidiani e i soliti slogan a effetto, la passerella sarà appunto un modo per testare le operazioni e le strutture in vista della Coppa del Mondo del prossimo anno. Del resto si terrà esattamente un anno prima dei mondiali. Saranno inaugurati soprattutto i nuovi stadi, tra cui Al Thumama, che è stato inaugurato il 22 ottobre scorso. Quest'ultimo è uno dei cinque stadi da 40.000 posti che ospiteranno le partite durante il torneo, insieme con Ahmad Bin Ali, Al Janoub e Education City. Con una capacità di 60.000 persone, invece, Al Bayt sarà la più grande delle sei sedi del Qatar 2022 già utilizzabili durante la Fifa Arab CupSi prevedono 32 partite giocate in 19 giorni dal 30 novembre al 18 dicembre. Sei stadi di Qatar 2022 ospiteranno la competizione, tra cui Al Bayt Stadium e Ras Abu Aboud Stadium, che saranno entrambi inaugurati il giorno della partita di apertura. La finale della Coppa Araba si svolgerà esattamente un anno prima della finale della Coppa del Mondo, il 18 dicembre, giornata nazionale del Qatar, che è un giorno festivo. Oltre alle squadre arabe, come Iraq, Bahrain, Giordania, Libano, Palestina, Siria, Emirati Arabi Uniti, Yemen, Oman o Libano, ci saranno quelle africane, come Egitto, Algeria, Mauritania, Marocco, Sudan e Tunisia. Il Gruppo A vede i padroni di casa del Qatar sorteggiati con Iraq, Oman e Bahrain, mentre Tunisia, Emirati Arabi Uniti, Siria e Mauritania saranno nel Gruppo B. Marocco, Arabia Saudita, Giordania e Palestina saranno i protagonisti del Gruppo C, mentre Algeria ed Egitto sono nel girone D insieme a Libano e Sudan.Il premio per il vincitore del torneo ammonta a cinque milioni di dollari, al secondo spettano tre milioni di dollari, mentre il resto dei 25 milioni di euro a disposizione sarà distribuito alle altre federazioni calcistiche arabe.Tutti i possessori di biglietti per il torneo dovranno essere completamente vaccinati contro il Covid 19 ha ricordato nelle scorse settimane la Fifa. Avranno bisogno anche una tessera elettronica di riconoscimento. E' un modello che sarà replicato anche durante la Coppa del Mondo del prossimo anno. Il primo ministro del Qatar, lo sceicco Khalid bin Khalifa bin Abdulaziz Al Thani, sta cercando di garantire un milione di dosi di vaccino per i tifosi ai Mondiali del 2022, secondo quanto riportato da Inside World Football .«Alla luce della pandemia di COVID-19 e come è avvenuto per la Coppa del Mondo per club Fifa 2020 e le qualificazioni della Arab Qatar 2021 tenutesi nel giugno 2021, il paese ospitante fornirà le garanzie necessarie per proteggere la salute e la sicurezza di tutti. coinvolti nella competizione", si legge in un comunicato della Fifa. «I partecipanti dovranno seguire le indicazioni di viaggio delle autorità del Qatar e le indicazioni del Ministero della salute pubblica.
«I due militari», si legge nella nota, «sono stati bloccati in territorio palestinese, vicino Ramallah, probabilmente da un “colono” sotto la minaccia di un fucile mitragliatore». La Farnesina ha inoltre riferito che «l’ambasciata d’Italia a Tel Aviv ha già rivolto una protesta formale al governo israeliano rivolgendosi al ministero degli Affari esteri, al Cogat (il comando militare israeliano per il Territori palestinesi occupati), allo Stato maggiore delle Idf, la polizia e allo Shin Bet (il servizio di sicurezza israeliano competente per i Territori palestinesi)». I dettagli dell’accaduto non sono ancora chiari. Secondo le prima ricostruzioni i due militari stavano effettuando un sopralluogo in vista di una missione degli ambasciatori della Ue in un villaggio nei pressi di Ramallah, in territorio della Autorità nazionale palestinese.
Gli uomini dell’Arma, che erano a bordo di un’auto con targa diplomatica e muniti di passaporti e tesserini diplomatici, come detto, sono stati «interrogati» dall’uomo, armato e in abiti civili, che si presume essere un colono israeliano. I due militari hanno però rifiutato di rispondere. Secondo quanto riferito dalla Farnesina l’uomo avrebbe poi passato ai due carabinieri una persona al telefono, che senza identificarsi, li ha informati che si trovavano all’interno di un’area militare e dovevano allontanarsi. Il ministero degli Esteri ha poi precisato che una verifica con il Cogat ha però confermato che non esiste nessuna area militare in quel punto. I due carabinieri sono poi rientrati incolumi in consolato e hanno riportato all’ambasciata e alla catena di comando dell’Arma quanto era avvenuto.
Al momento di andare in stampa nessun esponente del governo aveva ancora preso posizione con una dichiarazione sull’accaduto. Una scelta probabilmente dettata dall’esigenza di non interferire con i passi formali portati avanti dalla Farnesina. Ma da Palazzo Chigi è filtrata informalmente una forte irritazione del premier Giorgia Meloni che condivide in pieno l’azione di Tajani.
Un ulteriore comunicato della Farnesina ha poi spiegato che «l’ambasciatore di Israele in Italia, Jonathan Peled, è stato convocato» ieri «pomeriggio alla Farnesina, su decisione del ministro degli Esteri Antonio Tajani, dopo il grave episodio che ha coinvolto due carabinieri in servizio presso il consolato generale d’Italia a Gerusalemme». «All’ambasciatore israeliano», prosegue il comunicato, «è stato espresso il forte disappunto e la dura protesta
dell’Italia per quanto accaduto. È stato ribadito come l’episodio sia di particolare gravità, anche alla luce del ruolo svolto dai carabinieri e del contesto operativo in cui si trovavano».
Infine, conclude la Farnesina, «si è colta l’occasione per reiterare la preoccupazione del governo sui comportamenti dei coloni violenti in Cisgiordania, in linea con quanto il ministro Tajani ha ricordato al suo omologo israeliano in occasione di numerosi colloqui. L’ambasciatore Peled ha espresso rincrescimento per l’incidente e ha indicato che il suo governo provvederà a effettuare le opportune indagini su quanto accaduto».
A prendere posizione per la maggioranza è stata la senatrice di Forza Italia e presidente della commissione Affari esteri e difesa a Palazzo Madama, Stefania Craxi, che in una nota ha espresso la sua «più ferma condanna per il gravissimo episodio avvenuto nei pressi di Ramallah». Aggiungendo poi che «se confermato, risulta ancor più grave che i due militari siano stati interrogati e trattenuti sotto minaccia nonostante fossero in possesso di passaporti e tesserini diplomatici». Per la senatrice di Fi quello avvenuto domenica «è un atto inaccettabile, che rappresenta una seria violazione delle norme internazionali». Per la segretaria del Pd Elly Schlein però, «i coloni uccidono, minacciano i palestinesi e stanno perpetrando da tempo - e indisturbati - abusi e violenze di ogni genere». Per questo, sostiene, «convocare l’ambasciatore non basta». E il governo dovrebbe dire «piuttosto a Netanyahu di fermarsi».
Continua a leggereRiduci
Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 27 gennaio con Carlo Cambi
L’ambasciatore d’Italia in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado (Ansa)
L’ambasciatore era stato richiamato in Italia, nei giorni scorsi, dopo la scarcerazione di Jacques Moretti, proprietario, insieme alla moglie Jessica del locale Le Constellation, rilasciato a fronte di una cauzione di 200.000 franchi pagata da un facoltoso imprenditore a lui vicino che ha preteso, e ottenuto, di rimanere anonimo.
Meloni aveva definito questa scelta un «insulto alla memoria delle vittime», mentre il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, aveva rimarcato la necessità di «sapere chi ha pagato la cauzione e se ci sono complicità in quanto avvenuto la notte di Capodanno a Le Constellation».
A queste richieste esplicite, Beatrice Pilloud, procuratore del Canton Vallese, si era limitata a rispondere con un laconico «la decisione non è stata presa da me, ma dal Tribunale per i provvedimenti coercitivi», e senza aggiungere altro, aveva chiuso lì l’argomento.
Lo strappo istituzionale, rimarcato ieri, risulta quindi l’unico modo per esercitare una pressione sulla Svizzera sufficiente - si spera - ad ottenere un cambio di marcia nelle indagini. Per ora sull’inchiesta svizzera, che dovrebbe portare all’accertamento delle responsabilità per l’incendio di capodanno nel quale hanno perso la vita 40 giovanissimi e altri 116 sono rimasti gravemente feriti, continuano ad accumularsi ombre.
Non solo, infatti, la Procura del Canton Vallese è rimasta ferma all’ipotesi di reato per omicidio, lesioni ed incendio colposi, senza contemplare il dolo eventuale, nonostante le evidenti e innegabili mancanze nell’ambito della prevenzione incendi e della sicurezza del locale, ma i due proprietari de Le Constellation risultano ancora gli unici indagati, anche a fronte delle ammissioni del sindaco di Crans Montana, Nicolas Feraud, sui mancati controlli che da cinque anni non venivano effettuati come da obbligo di legge. La forma della «collaborazione effettiva» che dovrebbe avviarsi tra le autorità giudiziarie di Svizzera e Italia è contenuta nella rogatoria che la Procura Roma ha presentato ai magistrati di Sion. Nella rogatoria si chiede «l’acquisizione di tutti i documenti relativi all’attività istruttoria svolta fino ad oggi», compresa anche la «documentazione relativa alle autorizzazioni ottenute in passato dal locale Le Costellation», e quella relativa ai controlli delle autorità locali che per ammissione dello stesso sindaco di Crans Montana risultano mancanti. Al momento, infatti, il fascicolo aperto dalla Procura di Roma per omicidio colposo e disastro colposo, è contro ignoti, e i documenti richiesti alla Svizzera sono necessari per poter iscrivere i primi indagati. La rogatoria prevede, inoltre, l’invio di un team di investigatori che dovranno affiancare i colleghi svizzeri nell’attività di indagine. Nel frattempo arrivano le prime stime sui risarcimenti che spettano alle vittime della strage. Si parla di cifre che vanno da 600 milioni a oltre un miliardo di franchi svizzeri. A calcolarli, semplicemente utilizzando le tabelle di capitalizzazione e simulando lo scenario in termini di danni stimati, è stato Pascal Pichonnaz, professore di diritto privato all’Università di Friburgo, come riportato dal quotidiano francese Le Nouvelliste. La cifra ipotizzata servirà a coprire le cure mediche che, da sole, potrebbero costare fino a 1,6 milioni di franchi a persona e, poi, a tentare di ripagare la perdita di guadagno, attuale e futura per i feriti, che sono sono in maggioranza minorenni e che per anni - nessuno sa quanti - si troveranno a fare i conti con quello che hanno vissuto, invece di dedicarsi appieno alle sfide che aspettano i giovani adulti. In teoria, i risarcimenti che verranno chiesti, dovrebbero coprire anche i danni morali subiti dalle famiglie dei ragazzi morti tra le fiamme e da chi è ancora oggi in ospedale a lottare contro le bruciature profonde. Ma per rifondere quelli nessuna somma sarà mai sufficiente.
Da venerdì a domenica, proprio a Crans Montana, si terranno le gare di sci di Coppa del Mondo, l’ultimo appuntamento prima dei Giochi olimpici di Milano Cortina: per condividere il dolore delle famiglie e delle vittime della tragedia di capodanno le azzurre e gli azzurri dello sci alpino gareggeranno con il lutto al braccio.
Continua a leggereRiduci
Polizia e mezzi di soccorso a Rogoredo (Ansa)
Un nordafricano di quasi 30 anni (classe 1997), di origine marocchina, irregolare e pregiudicato (precedenti per droga, resistenza e lesioni), è morto nel tardo pomeriggio di lunedì 26 gennaio in via Peppino Impastato a Milano, zona Rogoredo, vicino al celebre boschetto della droga, durante un’operazione antispaccio della polizia. Il clandestino impugnava una pistola priva di cappuccio rosso, identica a un’arma vera, modello Beretta 92, in dotazione da anni anche alle nostre forze dell’ordine. A sparare è stato un agente in borghese (ora indagato), impegnato insieme ad altri colleghi in un servizio di pattugliamento nell’area.
La sparatoria è avvenuta a poche centinaia di metri dall’Arena di Santa Giulia, una delle sedi principali delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, che inizieranno tra dieci giorni. Rogoredo è uno degli snodi logistici indicati per l’accesso degli spettatori e l’area è da tempo sottoposta a controlli rafforzati anche in vista dell’evento olimpico. Per di più è una zona che era stata citata durante la conferenza stampa di Natale dal sindaco Beppe Sala, che aveva parlato di un miglioramento della situazione nel tristemente celebre boschetto della droga di Rogoredo.
Secondo la prima ricostruzione, ora al vaglio della Squadra Mobile, gli agenti operavano in abiti civili lungo via Impastato, una delle direttrici più sensibili del quartiere, a ridosso dei binari ferroviari e delle aree verdi. L’uomo avrebbe incrociato i poliziotti, impegnati con una terza persona, e si sarebbe avvicinato, mettendosi di traverso. In pochi secondi avrebbe estratto una pistola e l’avrebbe puntata contro di loro. L’arma non presentava alcun segno distintivo, né il tappo rosso previsto per le armi giocattolo, rendendola indistinguibile da una pistola reale.
Uno degli agenti ha reagito sparando. I colpi hanno raggiunto il trentenne alla parte alta del corpo. L’uomo è morto sul posto. Inutili i tentativi di soccorso del 118. Accanto al corpo è stata rinvenuta la pistola, risultata poi essere un’arma a salve, una replica fedele di un modello in dotazione anche alle forze dell’ordine. Un elemento che gli investigatori considerano centrale nella valutazione della percezione del pericolo da parte degli agenti.
Sul posto sono intervenuti il medico legale, la polizia scientifica e gli uomini della Squadra Mobile, che stanno verificando la dinamica dell’accaduto, la distanza dei colpi e la posizione dei presenti. Al vaglio anche eventuali immagini di videosorveglianza e le testimonianze raccolte nelle ore successive. L’uomo ucciso risultava noto alle forze dell’ordine. La sua presenza nell’area si inserisce in un contesto che da anni resta uno dei più critici di Milano sul fronte dello spaccio di droga. Secondo dati e resoconti ufficiali delle forze dell’ordine, il parco e le aree verdi di Rogoredo e San Donato rappresentano da oltre un decennio una delle principali piazze di spaccio del Nord Italia. Negli ultimi anni si sono susseguite decine di operazioni di polizia: arresti per associazione a delinquere, sequestri di chili di stupefacenti, identificazioni di centinaia di persone in singole giornate di controllo.
Solo nel 2025, durante controlli straordinari disposti dalla Prefettura, sono state identificate oltre 1.000 persone in poche settimane ed effettuati numerosi arresti per spaccio e reati collegati. Le forze dell’ordine descrivono l’area come una «scena aperta» di consumo e traffico di droga, con flussi continui di acquirenti provenienti anche da fuori città. Le operazioni di bonifica hanno più volte ridotto la visibilità del fenomeno, senza però eliminarlo.
Negli ultimi anni il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha più volte dichiarato di aver «ripulito» il boschetto di Rogoredo e di aver migliorato la situazione dell’area, rivendicando l’efficacia degli interventi messi in campo dal Comune insieme alle forze dell’ordine. Dichiarazioni rilanciate anche in vista delle Olimpiadi, con l’obiettivo di presentare un quadrante urbano finalmente normalizzato, a ridosso di una delle principali infrastrutture sportive dei Giochi.
La cronaca, però, continua a raccontare un’altra storia. Lo spaccio non è mai scomparso, ma si è spostato di poche decine o centinaia di metri, adattandosi alle operazioni di controllo. Via Impastato resta una zona ad alta tensione, dove gli agenti operano in borghese e dove il rischio di interventi improvvisi è elevato. Negli ultimi anni Rogoredo ha continuato a registrare arresti quotidiani, morti per overdose, aggressioni e interventi d’emergenza.
La sparatoria di lunedì si inserisce in questa continuità. Avviene a ridosso di un evento mondiale, in un’area indicata come risanata, ma che continua a richiedere un presidio costante e operazioni ad alto rischio. Il degrado denunciato da residenti, operatori sociali e forze dell’ordine non è stato superato, ma gestito. E mentre Milano si prepara a mostrarsi al mondo con l’Arena di Santa Giulia come simbolo della città olimpica, Rogoredo continua a produrre la stessa cronaca di sempre, fatta di pattugliamenti, armi - vere o presunte - e morti che riaprono, ogni volta, lo stesso problema mai davvero risolto.
Salvini: «Io sto con il poliziotto». Sala balbetta: «Niente slogan»
La tragedia nel gelo di una sera a Rogoredo. E nel gelo di una città che non vede e non ascolta gli allarmi sicurezza. Tutto comincia a ribollire a margine dell’uccisione del giovane nel boschetto milanese della droga. Quella pistola Beretta 92 (risultata finta) puntata contro un poliziotto dal ventenne immigrato, si contrappone al revolver vero che ha fatto fuoco e innescato il dramma. Il caso diventa immediatamente politico. Mentre l’opposizione ha già cominciato a strumentalizzare la vicenda in chiave colpevolista, il governo fa muro.
Il vicepremier Matteo Salvini non ha dubbi e si schiera con le forze dell’ordine, ancora una volta sotto pressione: «Sono dalla parte del poliziotto senza se e senza ma. Il giovane aveva estratto una pistola e per questo è stato colpito. Solidarietà alle donne e agli uomini in divisa che ogni giorno difendono i cittadini perbene. L’auspicio è che, davanti alla tragedia appena avvenuta a Milano, nessun agente finisca ingiustamente nel tritacarne. La Lega ribadisce anche la necessità e l’urgenza di approvare il pacchetto Sicurezza per aiutare le forze dell’ordine a tutelare i cittadini con sempre maggior efficacia».
Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, preferisce attendere i rapporti ufficiali della Questura. «Le prime notizie ovviamente scontano un margine ancora di approssimazione. Non ho motivo di presumere sulla legittimità o proporzionalità dell’intervento fatto, ma non diamo scudi immunitari a nessuno. Le autorità competenti adesso vaglieranno il caso. Chiedo solo di non fare presunzioni di colpevolezza. Da parte mia assicuro che non ci saranno scudi immunitari. Ci rimetteremo in maniera serena alla valutazione di quello che sarà stato lo svolgimento dei fatti, ancora una volta in un contesto molto complicato».
Un contesto di degrado e di emergenza continuata, che in 15 anni di amministrazioni di sinistra (prima Giuliano Pisapia, poi la doppietta di Giuseppe Sala) è diventato un cancro per la metropoli lombarda anche per la sottovalutazione, quando non il disinteresse, di una politica sociale improntata all’accoglienza diffusa anche quando si è dimostrata un fallimento. Con la deriva di ragazzi allo sbando, lasciati nel bivio fra la schiavitù nel sottobosco del lavoro e la discesa negli inferi della droga e della criminalità. Con la cloaca di Rogoredo come punto di riferimento quasi extragiudiziale.
Anche per questo, in una simile situazione da baratro civile, è singolare che il sindaco Sala continui a ritenere l’emergenza sicurezza «una narrazione». Ancora ieri, a margine di un evento con il leader di Azione Carlo Calenda, il borgomastro del fallimento si difendeva così: «La sicurezza a Milano non sta sfuggendo di mano e non può essere trattata a slogan. È una situazione che riguarda l’intero Paese. Trovo ridicolo chi ci accusa di esserci svegliati adesso, io ne ho fatto oggetto della mia campagna elettorale. Ma quando chiedo quante sono le forze di polizia, la risposta non c’è. Il problema non è solo mio, servono più divise per strada».
La delega alla sicurezza però è in capo al sindaco. Riccardo De Corato (Fdi) contesta la scelta: «A pochi giorni dall’inizio delle Olimpiadi, Milano non si fa mancare nulla, ora anche una sparatoria in città. Servono subito presidi di polizia locale ed è inammissibile che Sala tenga la delega per sé». Il sindaco per anni ha criticato - comodità politica - le iniziative della Questura sugli sgomberi, sui controlli, sui blitz in Stazione Centrale nel tentativo di contrastare l’avanzata del crimine, soprattutto da parte dei disperati clandestini. Ora dice: «Servono più divise per strada». Fino a ieri, mentre i maranza si appropriavano del territorio, serviva «più inclusione culturale». Poi arrivano gli spari di Rogoredo ad aprirgli gli occhi.
Continua a leggereRiduci