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2021-11-08
Lo sceicco Mansour ora punta la Russia
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Il proprietario del Manchester City, lo sceicco di Abu Dhabi, Mansour bin Zayed al-Nahyan (Ansa)
Il calcio europeo sta diventando sempre più come il Monopoli, il gioco di contrattazione da tavolo più famoso del mondo. Dove i giocatori seduti attorno al tavolo sono gli sceicchi, arabi, emiratini e qatarioti, e le caselle dove piazzare case e alberghi a suon di petrodollari sono le squadre di calcio. E la sfida prosegue a colpi di club rilevati in giro per il mondo, soprattutto in Europa, dove il gioco del pallone va per la maggiore e produce i migliori profitti.
Dopo Inghilterra, Francia, Spagna e Belgio il fronte nuovo dove investire i petrodollari del Golfo è la Russia. Secondo alcune indiscrezioni provenienti dalla stampa russa, infatti, lo sceicco di Abu Dhabi, Mansour bin Zayed Al-Nahyan, attraverso la sua holding City Football Group, sarebbe pronto ad aggiungere alla già ricca flotta di squadre in giro per il mondo, tra cui oltre al Manchester City figurano anche New York City, Melbourne City, Montevideo City, Yokohama Marinos, Girona, Mumbai City, Sichuan Jiuniu, Lommel e Troyes, anche lo Spartak Mosca, uno dei tre storici e più importanti club che risiedono nella capitale russa. Una mossa concreta e importante, quella a cui sta pensando il fondo sovrano di Abu Dhabi, che rappresenterebbe non solo una pronta risposta ai vicini di casa sauditi, dopo l'acquisto del Newcastle da parte del fondo Pif guidato dal principe ereditario Moḥammad bin Salman, ma una sfida dichiarata, non solo sotto il profilo sportivo, a Gazprom, colosso del gas che dal 2007 gestisce lo Zenit San Pietroburgo portandolo a vincere sette volte il titolo della Prem'er-Liga negli ultimi 14 anni, di cui gli ultimi quattro consecutivi, oltre alle storiche Coppa Uefa e Supercoppa europea conquistate nel 2008.
Al momento si parla del 20% delle quote che Mansour rileverebbe dall'attuale proprietà dello Spartak. Conferme sono arrivate sia dalla Russia, con uno degli azionisti del club di Mosca, Leonid Fedun, tra le altre cose proprietario di un pacchetto di azioni della compagnia petrolifera russa Lukoil, che ha fatto intendere di voler cedere le sue quote; sia dall'Inghilterra, dove stando a quanto riportato dal Sun, i rappresentanti britannici del City Football Group avrebbero già incontrato il direttore generale dello Spartak Mosca per parlare della transazione, anche se dalla dirigenza fanno sapere come al momento si sia trattato soltanto di «colloqui preliminari e che niente è stato ancora deciso». Se l'affare dovesse andare in porto sarebbe un colpo molto importante quello messo a segno dagli Emirati Arabi Uniti per quanto riguarda la mappa geopolitica del pallone. E lo sarebbe principalmente per due motivi: in primo luogo perché quello russo è un panorama calcistico in cui la holding controllata da Mansour non possiede ancora nessun club e costituirebbe una buona fetta di mercato verso cui espandersi e investire; in secondo luogo perché entrerebbe direttamente in competizione con lo Zenit appunto, in quella che potrebbe essere definita come una sfida tra petrolio e gas spostata sul campo da calcio. Inoltre, non va trascurato come su questa trattativa possano incidere anche i legami geopolitici tra Russia ed Emirati Arabi Uniti, rafforzati già nello scorso mese di marzo con la visita ad Abu Dhabi del ministro degli Affari Esteri russo Sergej Lavrov e con quella a Mosca di Khaldoon al-Mubarak, presidente di Mubadala, il fondo sovrano degli Emirati, oltre che numero uno del Manchester City. Ma non solo. Un altro indizio, forse il più evidente, è la scelta della compagnia aerea Etihad Airways, di spostare le proprie operazioni al terminal C dell'aeroporto Puskhin di Mosca, scalo che sorge proprio a una manciata di chilometri dall'Otkrytie Arena, lo stadio dello Spartak.
Arabic Cup, le prove generale della Coppa del mondo in Qatar
A Doha in Qatar sono già considerate le prove generali in vista dei mondiali del 2022. Stiamo parlando della Fifa Arab Cup che si svolgerà tra il 30 novembre e il 18 dicembre. Le sedici delle migliori squadre nazionali del mondo arabo si incontreranno in Qatar per il primo torneo panarabo che si terrà sotto l'egida della Fifa. Nel quadriennio, 2018-2022, la federazione internazionale calcistica presieduta da Gianni Infantino prevede di raggiungere il suo obiettivo di raggiungere i 6,44 miliardi di entrate nonostante la pandemia di coronavirus. Durante la sua visita in Qatar nel novembre dello scorso anno, Infantino aveva elogiato la preparazione del Qatar per la Coppa del Mondo, sottolineando che si aspetta che la Coppa Araba della FIfa unisca milioni di tifosi da tutta la regione
Ha aggiunto, nonostante le polemiche sugli operai morti in questi anni (6.500 operai morti in 11 anni), che «è una grande opportunità per le squadre di giocare negli stadi della Coppa del Mondo 2020» e che la FIFA «non vede l'ora di vedere le migliori squadre della regione araba competere tra loro per scoprire chi diventerà campione». E poi ancora. «Attraverso il calcio» ha aggiunto Infantino, a cui la FIfa ha assegnato un bonus annuale di 1 milione di dollari per uno stipendio lordo totale di oltre 3 milioni nel 2020, «questo torneo unirà oltre 450 milioni di persone provenienti da tutta la regione e siamo fiduciosi che la Fifa Arab Cup contribuirà a creare entusiasmo in tutta la regione mentre ci avviciniamo sempre più a ospitare la prima Coppa del Mondo FIFA in medio oriente nel 2022», ha detto Infantino durante una visita allo stadio Lusail, che ospiterà la finale dei mondiali.
A lato dei titoli trionfanti sui quotidiani e i soliti slogan a effetto, la passerella sarà appunto un modo per testare le operazioni e le strutture in vista della Coppa del Mondo del prossimo anno. Del resto si terrà esattamente un anno prima dei mondiali. Saranno inaugurati soprattutto i nuovi stadi, tra cui Al Thumama, che è stato inaugurato il 22 ottobre scorso. Quest'ultimo è uno dei cinque stadi da 40.000 posti che ospiteranno le partite durante il torneo, insieme con Ahmad Bin Ali, Al Janoub e Education City. Con una capacità di 60.000 persone, invece, Al Bayt sarà la più grande delle sei sedi del Qatar 2022 già utilizzabili durante la Fifa Arab Cup
Si prevedono 32 partite giocate in 19 giorni dal 30 novembre al 18 dicembre. Sei stadi di Qatar 2022 ospiteranno la competizione, tra cui Al Bayt Stadium e Ras Abu Aboud Stadium, che saranno entrambi inaugurati il giorno della partita di apertura. La finale della Coppa Araba si svolgerà esattamente un anno prima della finale della Coppa del Mondo, il 18 dicembre, giornata nazionale del Qatar, che è un giorno festivo. Oltre alle squadre arabe, come Iraq, Bahrain, Giordania, Libano, Palestina, Siria, Emirati Arabi Uniti, Yemen, Oman o Libano, ci saranno quelle africane, come Egitto, Algeria, Mauritania, Marocco, Sudan e Tunisia. Il Gruppo A vede i padroni di casa del Qatar sorteggiati con Iraq, Oman e Bahrain, mentre Tunisia, Emirati Arabi Uniti, Siria e Mauritania saranno nel Gruppo B. Marocco, Arabia Saudita, Giordania e Palestina saranno i protagonisti del Gruppo C, mentre Algeria ed Egitto sono nel girone D insieme a Libano e Sudan.Il premio per il vincitore del torneo ammonta a cinque milioni di dollari, al secondo spettano tre milioni di dollari, mentre il resto dei 25 milioni di euro a disposizione sarà distribuito alle altre federazioni calcistiche arabe.
Tutti i possessori di biglietti per il torneo dovranno essere completamente vaccinati contro il Covid 19 ha ricordato nelle scorse settimane la Fifa. Avranno bisogno anche una tessera elettronica di riconoscimento. E' un modello che sarà replicato anche durante la Coppa del Mondo del prossimo anno. Il primo ministro del Qatar, lo sceicco Khalid bin Khalifa bin Abdulaziz Al Thani, sta cercando di garantire un milione di dosi di vaccino per i tifosi ai Mondiali del 2022, secondo quanto riportato da Inside World Football .«Alla luce della pandemia di COVID-19 e come è avvenuto per la Coppa del Mondo per club Fifa 2020 e le qualificazioni della Arab Qatar 2021 tenutesi nel giugno 2021, il paese ospitante fornirà le garanzie necessarie per proteggere la salute e la sicurezza di tutti. coinvolti nella competizione", si legge in un comunicato della Fifa. «I partecipanti dovranno seguire le indicazioni di viaggio delle autorità del Qatar e le indicazioni del Ministero della salute pubblica.
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La geopolitica del pallone europeo è in continuo divenire. Dopo l'acquisto del Newcastle da parte del fondo arabo Pif, la società dello sceicco di Abu Dhabi proprietario del Manchester City è pronta a rispondere con l'acquisto delle quote dello Spartak Mosca, entrando così nella Prem'er-Liga, dove dal 2007 domina lo Zenit gestito da Gazprom.A fine mese inizia l'Arab Cup in Qatar, prove generali dei mondiali dell'anno prossimo. La Fifa tra il 2018 e il 2022 punta a incassare 6,4 miliardi di euro, nonostante il coronavirus.Lo speciale contiene due articoli.Il calcio europeo sta diventando sempre più come il Monopoli, il gioco di contrattazione da tavolo più famoso del mondo. Dove i giocatori seduti attorno al tavolo sono gli sceicchi, arabi, emiratini e qatarioti, e le caselle dove piazzare case e alberghi a suon di petrodollari sono le squadre di calcio. E la sfida prosegue a colpi di club rilevati in giro per il mondo, soprattutto in Europa, dove il gioco del pallone va per la maggiore e produce i migliori profitti.Dopo Inghilterra, Francia, Spagna e Belgio il fronte nuovo dove investire i petrodollari del Golfo è la Russia. Secondo alcune indiscrezioni provenienti dalla stampa russa, infatti, lo sceicco di Abu Dhabi, Mansour bin Zayed Al-Nahyan, attraverso la sua holding City Football Group, sarebbe pronto ad aggiungere alla già ricca flotta di squadre in giro per il mondo, tra cui oltre al Manchester City figurano anche New York City, Melbourne City, Montevideo City, Yokohama Marinos, Girona, Mumbai City, Sichuan Jiuniu, Lommel e Troyes, anche lo Spartak Mosca, uno dei tre storici e più importanti club che risiedono nella capitale russa. Una mossa concreta e importante, quella a cui sta pensando il fondo sovrano di Abu Dhabi, che rappresenterebbe non solo una pronta risposta ai vicini di casa sauditi, dopo l'acquisto del Newcastle da parte del fondo Pif guidato dal principe ereditario Moḥammad bin Salman, ma una sfida dichiarata, non solo sotto il profilo sportivo, a Gazprom, colosso del gas che dal 2007 gestisce lo Zenit San Pietroburgo portandolo a vincere sette volte il titolo della Prem'er-Liga negli ultimi 14 anni, di cui gli ultimi quattro consecutivi, oltre alle storiche Coppa Uefa e Supercoppa europea conquistate nel 2008.Al momento si parla del 20% delle quote che Mansour rileverebbe dall'attuale proprietà dello Spartak. Conferme sono arrivate sia dalla Russia, con uno degli azionisti del club di Mosca, Leonid Fedun, tra le altre cose proprietario di un pacchetto di azioni della compagnia petrolifera russa Lukoil, che ha fatto intendere di voler cedere le sue quote; sia dall'Inghilterra, dove stando a quanto riportato dal Sun, i rappresentanti britannici del City Football Group avrebbero già incontrato il direttore generale dello Spartak Mosca per parlare della transazione, anche se dalla dirigenza fanno sapere come al momento si sia trattato soltanto di «colloqui preliminari e che niente è stato ancora deciso». Se l'affare dovesse andare in porto sarebbe un colpo molto importante quello messo a segno dagli Emirati Arabi Uniti per quanto riguarda la mappa geopolitica del pallone. E lo sarebbe principalmente per due motivi: in primo luogo perché quello russo è un panorama calcistico in cui la holding controllata da Mansour non possiede ancora nessun club e costituirebbe una buona fetta di mercato verso cui espandersi e investire; in secondo luogo perché entrerebbe direttamente in competizione con lo Zenit appunto, in quella che potrebbe essere definita come una sfida tra petrolio e gas spostata sul campo da calcio. Inoltre, non va trascurato come su questa trattativa possano incidere anche i legami geopolitici tra Russia ed Emirati Arabi Uniti, rafforzati già nello scorso mese di marzo con la visita ad Abu Dhabi del ministro degli Affari Esteri russo Sergej Lavrov e con quella a Mosca di Khaldoon al-Mubarak, presidente di Mubadala, il fondo sovrano degli Emirati, oltre che numero uno del Manchester City. Ma non solo. Un altro indizio, forse il più evidente, è la scelta della compagnia aerea Etihad Airways, di spostare le proprie operazioni al terminal C dell'aeroporto Puskhin di Mosca, scalo che sorge proprio a una manciata di chilometri dall'Otkrytie Arena, lo stadio dello Spartak.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/sceicco-mansour-russia-spartak-mosca-2655519841.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="arabic-cup-le-prove-generale-della-coppa-del-mondo-in-qatar" data-post-id="2655519841" data-published-at="1636381260" data-use-pagination="False"> Arabic Cup, le prove generale della Coppa del mondo in Qatar A Doha in Qatar sono già considerate le prove generali in vista dei mondiali del 2022. Stiamo parlando della Fifa Arab Cup che si svolgerà tra il 30 novembre e il 18 dicembre. Le sedici delle migliori squadre nazionali del mondo arabo si incontreranno in Qatar per il primo torneo panarabo che si terrà sotto l'egida della Fifa. Nel quadriennio, 2018-2022, la federazione internazionale calcistica presieduta da Gianni Infantino prevede di raggiungere il suo obiettivo di raggiungere i 6,44 miliardi di entrate nonostante la pandemia di coronavirus. Durante la sua visita in Qatar nel novembre dello scorso anno, Infantino aveva elogiato la preparazione del Qatar per la Coppa del Mondo, sottolineando che si aspetta che la Coppa Araba della FIfa unisca milioni di tifosi da tutta la regioneHa aggiunto, nonostante le polemiche sugli operai morti in questi anni (6.500 operai morti in 11 anni), che «è una grande opportunità per le squadre di giocare negli stadi della Coppa del Mondo 2020» e che la FIFA «non vede l'ora di vedere le migliori squadre della regione araba competere tra loro per scoprire chi diventerà campione». E poi ancora. «Attraverso il calcio» ha aggiunto Infantino, a cui la FIfa ha assegnato un bonus annuale di 1 milione di dollari per uno stipendio lordo totale di oltre 3 milioni nel 2020, «questo torneo unirà oltre 450 milioni di persone provenienti da tutta la regione e siamo fiduciosi che la Fifa Arab Cup contribuirà a creare entusiasmo in tutta la regione mentre ci avviciniamo sempre più a ospitare la prima Coppa del Mondo FIFA in medio oriente nel 2022», ha detto Infantino durante una visita allo stadio Lusail, che ospiterà la finale dei mondiali.A lato dei titoli trionfanti sui quotidiani e i soliti slogan a effetto, la passerella sarà appunto un modo per testare le operazioni e le strutture in vista della Coppa del Mondo del prossimo anno. Del resto si terrà esattamente un anno prima dei mondiali. Saranno inaugurati soprattutto i nuovi stadi, tra cui Al Thumama, che è stato inaugurato il 22 ottobre scorso. Quest'ultimo è uno dei cinque stadi da 40.000 posti che ospiteranno le partite durante il torneo, insieme con Ahmad Bin Ali, Al Janoub e Education City. Con una capacità di 60.000 persone, invece, Al Bayt sarà la più grande delle sei sedi del Qatar 2022 già utilizzabili durante la Fifa Arab CupSi prevedono 32 partite giocate in 19 giorni dal 30 novembre al 18 dicembre. Sei stadi di Qatar 2022 ospiteranno la competizione, tra cui Al Bayt Stadium e Ras Abu Aboud Stadium, che saranno entrambi inaugurati il giorno della partita di apertura. La finale della Coppa Araba si svolgerà esattamente un anno prima della finale della Coppa del Mondo, il 18 dicembre, giornata nazionale del Qatar, che è un giorno festivo. Oltre alle squadre arabe, come Iraq, Bahrain, Giordania, Libano, Palestina, Siria, Emirati Arabi Uniti, Yemen, Oman o Libano, ci saranno quelle africane, come Egitto, Algeria, Mauritania, Marocco, Sudan e Tunisia. Il Gruppo A vede i padroni di casa del Qatar sorteggiati con Iraq, Oman e Bahrain, mentre Tunisia, Emirati Arabi Uniti, Siria e Mauritania saranno nel Gruppo B. Marocco, Arabia Saudita, Giordania e Palestina saranno i protagonisti del Gruppo C, mentre Algeria ed Egitto sono nel girone D insieme a Libano e Sudan.Il premio per il vincitore del torneo ammonta a cinque milioni di dollari, al secondo spettano tre milioni di dollari, mentre il resto dei 25 milioni di euro a disposizione sarà distribuito alle altre federazioni calcistiche arabe.Tutti i possessori di biglietti per il torneo dovranno essere completamente vaccinati contro il Covid 19 ha ricordato nelle scorse settimane la Fifa. Avranno bisogno anche una tessera elettronica di riconoscimento. E' un modello che sarà replicato anche durante la Coppa del Mondo del prossimo anno. Il primo ministro del Qatar, lo sceicco Khalid bin Khalifa bin Abdulaziz Al Thani, sta cercando di garantire un milione di dosi di vaccino per i tifosi ai Mondiali del 2022, secondo quanto riportato da Inside World Football .«Alla luce della pandemia di COVID-19 e come è avvenuto per la Coppa del Mondo per club Fifa 2020 e le qualificazioni della Arab Qatar 2021 tenutesi nel giugno 2021, il paese ospitante fornirà le garanzie necessarie per proteggere la salute e la sicurezza di tutti. coinvolti nella competizione", si legge in un comunicato della Fifa. «I partecipanti dovranno seguire le indicazioni di viaggio delle autorità del Qatar e le indicazioni del Ministero della salute pubblica.
Lucio Malan (Imagoeconomica)
La matematica suggeriva che avrebbe vinto il Sì, ma poi si è visto che molti elettori sono andati in ordine sparso…
«Su molte questioni gli elettori non votano sempre secondo le linee del partito. Possiamo dire che sono state compatte più le forze politiche che gli elettori».
L’affluenza è un dato positivo per il governo o ha sfavorito il fronte del Sì?
«L’alta partecipazione è sempre un dato positivo. Siamo riusciti a mobilitare tanti elettori, ma qualcuno a casa rispetto alle politiche è rimasto. Era un argomento complesso e la campagna referendaria non ha aiutato».
Con questa affluenza si può dire che il governo ha riavvicinato i cittadini alla politica?
«Sì, ha coinvolto i cittadini più una questione specifica che la moltitudine di candidati per le europee. È un interessante spunto di riflessione».
Quali sono gli errori commessi, se ce ne sono stati?
«La perfezione non è di questo mondo. Nel complesso abbiamo fatto quello che bisognava fare: parlare del merito e del contenuto della riforma. È stato molto difficile perché si parlava di fake news, come l’assoggettamento della magistratura alla politica, oppure delle polemiche legate a frasi estrapolate. C’è rammarico».
Hanno influito le parole di Nordio e di Bartolozzi?
«Il distacco è tale che non si può pensare che abbiano cambiato in modo significativo l’esito del referendum. Si è offerta l’opportunità al fronte del No di fare campagna parlando di argomenti che non riguardavano il tema della riforma».
E la vicenda di Delmastro?
«Con la vicenda di Delmastro la sinistra ha fatto campagna elettorale sabato, domenica e anche lunedì, durante il silenzio elettorale. E anche se Delmastro non è indagato (non capisco neppure come si possa ipotizzare un reato), hanno costruito trasmissioni intere. Anche qui si è offerta la possibilità di parlar d’altro».
Quanto hanno influito la guerra e l’ostilità diffusa nei confronti un alleato come Trump?
«Non credo che ci abbia danneggiati, ma di sicuro non ci ha favoriti».
Si è creato un partito del No. No alla guerra, no alle riforme, no alle infrastrutture no al governo e via così?
«È facile dire no. Anche noi non siamo contenti della guerra e dei suoi riflessi sul costo della vita. Anche se la benzina costa 40 centesimi in meno rispetto a quanto costava dopo l’inizio della guerra in Ucraina, ma nel 2022 per la sinistra andava tutto bene».
La sinistra festeggia. Un voto contro la riforma si traduce in un voto a favore delle opposizioni o si corre u troppo?
«Al partito del No è sufficiente dire no. Ma alle elezioni bisogna presentare un programma comune. Promesse favolose poi si devono scontrare con la realtà. Noi facciamo il nostro lavoro, vedremo cosa saranno capaci a mettere insieme gli altri. Dagli amici di Hannoun a Matteo Renzi… mi pare difficile».
Renzi invoca le dimissioni di Meloni.
«Ci vuole proprio coraggio.. Noi intanto attendiamo da dieci anni la sua uscita dalla politica così come aveva promesso se avesse perso il referendum che poi ha perso».
Nella saletta dell’Anm del tribunale di Napoli hanno suonato Bella ciao. E poi si canta «chi non salta Meloni è» Come la commenta?
«La commento con le sentenze della Corte di cassazione, della Corte costituzionale e con le dichiarazioni di diversi presidenti della Repubblica che dicono che il magistrato non solo deve essere imparziale ma deve anche apparirlo».
Crede ancora che si possano fare le riforme in Italia?
«È una necessità che resta, noi faremo il possibile per fare ciò che si può, ma da questa riforma dipendeva molto di quello che si poteva fare nel campo della giustizia».
Da domani si pensa alla legge elettorale?
«Certo. L’opposizione che oggi ribadisce di voler vincere dovrebbe avere interesse ad avere i numeri per governare».
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Benjamin Netanyahu (Ansa)
L’emittente Channel 12 ha però interpellato un alto funzionario della sicurezza nazionale, piuttosto cauto sulle prospettive di pace: è «prematuro» parlarne, ha risposto, aggiungendo che «non è previsto che Teheran accetti le condizioni attuali». Eventualmente, per Israele, che già scommetteva su almeno un altro paio di settimane di bombardamenti, si tratterebbe di scegliere: accodarsi agli Usa (più probabile) o andare avanti da sé (difficile, se venissero meno supporto logistico e rifornimenti americani).
Subito dopo l’annuncio dell’inquilino della Casa Bianca, che avrebbe concordato la sospensione per cinque giorni dei raid sulle infrastrutture energetiche, i media dello Stato ebraico hanno riferito che Tel Aviv era stata informata dal suo alleato e che era disposta ad adeguarsi ai termini della tregua. Nonostante la comunicazione dell’aeronautica, la quale sosteneva di aver lanciato un’offensiva contro Teheran. «Trump», ha poi spiegato una fonte israeliana, «ha senza dubbio fatto marcia indietro perché ha capito che il suo ultimatum» di 48 ore, diramato sabato, «non fa che complicare la situazione».
L’ufficio del primo ministro, Benjamin Netanyahu, all’inizio non ha commentato le dichiarazioni di The Donald, benché quest’ultimo assicurasse: «Israele sarà molto contento». Nel pomeriggio, JD Vance ha contattato il premier, con cui ha discusso le «componenti di un possibile accordo» per chiudere il conflitto. Alla fine, Netanyahu ha parlato al telefono con Trump: «Egli crede», ha riferito, «che ci sia una possibilità di sfruttare i successi militari per raggiungere tutti gli obiettivi attraverso un accordo. Tale accordo», ha giurato, «salvaguarderà i nostri interessi». Ma intanto, «continueremo a dirigere gli attacchi in Iran e Libano per eliminare il programma missilistico e nucleare e le leadership di Hezbollah». Si vede: le raffiche di ordigni sul Paese dei cedri hanno provocato 1.039 morti, tra cui 118 bambini.
Rispetto al leader Usa, Bibi ha meno da perdere. Questa guerra non avrà ridisegnato in modo definitivo l’equilibrio del Medio Oriente, ma è stata un passetto in più verso la costituzione del Grande Israele, antico pallino del sionismo oltranzista. Netanyahu bramava di coinvolgere gli Usa contro l’Iran almeno da un suo editoriale del 2002 su Chicago Sun-Times. Ieri, Reuters ha rivelato che, meno di 48 ore prima che scoppiassero le ostilità, egli ha convinto il tycoon a intervenire, ingolosendolo con la possibilità di uccidere Ali Khamenei. Non ha ottenuto un cambio di regime, però i simboli della tirannide sciita sono caduti vittime dei targeted killing e la nuova Guida suprema, Mojtaba, sarebbe ferita, isolata e impossibilitata a rispondere ai messaggi, stando al Washington Post. Se Teheran ha tenuto botta, le sue capacità sono state ridotte e il suo programma atomico dovrebbe essere stato riportato indietro di qualche anno. Certo, le mitologiche difese aree israeliane hanno mostrato dei limiti. Nessuna «cupola» è impenetrabile. Quella dello Stato ebraico era stata già messa a dura prova, nel 2025, da Hezbollah, dagli Huthi e dai missili balistici degli ayatollah. Stavolta, ha fatto impressione che un «buco» sia stato aperto ad Arad e Dimona, sede delle installazioni nucleari. Le Idf hanno ammesso malfunzionamenti nei sistemi antimissile. In più, l’economia è sotto pressione: la sospensione di diverse attività sta frenando la produzione e sul bilancio statale peseranno le enormi spese militari. Non a caso, la banca centrale, ieri, ha invocato un aumento della pressione fiscale. Ma è qui che si inseriscono le ambizioni di Netanyahu.
Qualche giorno fa, il premier le ha illustrate chiaramente: vista la situazione nel Golfo, ha osservato, «quello che bisogna fare è avere percorsi alternativi. Anziché passare per i punti bloccati degli Stretti di Hormuz e Bab el-Mandeb», minacciato dai ribelli yemeniti, «bisogna fare in modo che tutti gli oleodotti e i gasdotti vadano verso Ovest, attraverso la penisola arabica, direttamente nei nostri porti mediterranei». Vasto programma. Gli farebbe concorrenza il disegno egiziano: sfruttare l’oleodotto Sumed, che sbocca a Sidi Kerir, sulla costa mediterranea. E il piano andrebbe conciliato con lo spirito dei Patti di Abramo: l’iniziativa, al netto dei tempi di realizzazione dilatati, porterebbe le monarchie sunnite fuori dall’impasse iraniana, ma le metterebbe in posizione subordinata rispetto a Israele. Che invece, trasformandosi in un hub energetico di rilievo globale, accrescerebbe enormemente il suo potere negoziale: per chi dipende dalle importazioni di fonti fossili da quelle aree, diventerebbe impossibile opporsi ai disegni geopolitici di Tel Aviv.
Per punzecchiare le cancellerei europee, i vertici dello Stato ebraico stanno facendo leva sul dispiegamento di vettori a lunghissimo raggio da parte dei pasdaran: quei missili, ha annotato su X il ministero degli Esteri israeliano, «raggiungono già l’Europa». Al post era allegata una grafica con quattro razzi puntati su Roma, Londra, Parigi e Berlino. Tradotto: abortite ogni futura missione navale e attaccatevi al tubo di Netanyahu.
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