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2021-11-08
Lo sceicco Mansour ora punta la Russia
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Il proprietario del Manchester City, lo sceicco di Abu Dhabi, Mansour bin Zayed al-Nahyan (Ansa)
Il calcio europeo sta diventando sempre più come il Monopoli, il gioco di contrattazione da tavolo più famoso del mondo. Dove i giocatori seduti attorno al tavolo sono gli sceicchi, arabi, emiratini e qatarioti, e le caselle dove piazzare case e alberghi a suon di petrodollari sono le squadre di calcio. E la sfida prosegue a colpi di club rilevati in giro per il mondo, soprattutto in Europa, dove il gioco del pallone va per la maggiore e produce i migliori profitti.
Dopo Inghilterra, Francia, Spagna e Belgio il fronte nuovo dove investire i petrodollari del Golfo è la Russia. Secondo alcune indiscrezioni provenienti dalla stampa russa, infatti, lo sceicco di Abu Dhabi, Mansour bin Zayed Al-Nahyan, attraverso la sua holding City Football Group, sarebbe pronto ad aggiungere alla già ricca flotta di squadre in giro per il mondo, tra cui oltre al Manchester City figurano anche New York City, Melbourne City, Montevideo City, Yokohama Marinos, Girona, Mumbai City, Sichuan Jiuniu, Lommel e Troyes, anche lo Spartak Mosca, uno dei tre storici e più importanti club che risiedono nella capitale russa. Una mossa concreta e importante, quella a cui sta pensando il fondo sovrano di Abu Dhabi, che rappresenterebbe non solo una pronta risposta ai vicini di casa sauditi, dopo l'acquisto del Newcastle da parte del fondo Pif guidato dal principe ereditario Moḥammad bin Salman, ma una sfida dichiarata, non solo sotto il profilo sportivo, a Gazprom, colosso del gas che dal 2007 gestisce lo Zenit San Pietroburgo portandolo a vincere sette volte il titolo della Prem'er-Liga negli ultimi 14 anni, di cui gli ultimi quattro consecutivi, oltre alle storiche Coppa Uefa e Supercoppa europea conquistate nel 2008.
Al momento si parla del 20% delle quote che Mansour rileverebbe dall'attuale proprietà dello Spartak. Conferme sono arrivate sia dalla Russia, con uno degli azionisti del club di Mosca, Leonid Fedun, tra le altre cose proprietario di un pacchetto di azioni della compagnia petrolifera russa Lukoil, che ha fatto intendere di voler cedere le sue quote; sia dall'Inghilterra, dove stando a quanto riportato dal Sun, i rappresentanti britannici del City Football Group avrebbero già incontrato il direttore generale dello Spartak Mosca per parlare della transazione, anche se dalla dirigenza fanno sapere come al momento si sia trattato soltanto di «colloqui preliminari e che niente è stato ancora deciso». Se l'affare dovesse andare in porto sarebbe un colpo molto importante quello messo a segno dagli Emirati Arabi Uniti per quanto riguarda la mappa geopolitica del pallone. E lo sarebbe principalmente per due motivi: in primo luogo perché quello russo è un panorama calcistico in cui la holding controllata da Mansour non possiede ancora nessun club e costituirebbe una buona fetta di mercato verso cui espandersi e investire; in secondo luogo perché entrerebbe direttamente in competizione con lo Zenit appunto, in quella che potrebbe essere definita come una sfida tra petrolio e gas spostata sul campo da calcio. Inoltre, non va trascurato come su questa trattativa possano incidere anche i legami geopolitici tra Russia ed Emirati Arabi Uniti, rafforzati già nello scorso mese di marzo con la visita ad Abu Dhabi del ministro degli Affari Esteri russo Sergej Lavrov e con quella a Mosca di Khaldoon al-Mubarak, presidente di Mubadala, il fondo sovrano degli Emirati, oltre che numero uno del Manchester City. Ma non solo. Un altro indizio, forse il più evidente, è la scelta della compagnia aerea Etihad Airways, di spostare le proprie operazioni al terminal C dell'aeroporto Puskhin di Mosca, scalo che sorge proprio a una manciata di chilometri dall'Otkrytie Arena, lo stadio dello Spartak.
Arabic Cup, le prove generale della Coppa del mondo in Qatar
A Doha in Qatar sono già considerate le prove generali in vista dei mondiali del 2022. Stiamo parlando della Fifa Arab Cup che si svolgerà tra il 30 novembre e il 18 dicembre. Le sedici delle migliori squadre nazionali del mondo arabo si incontreranno in Qatar per il primo torneo panarabo che si terrà sotto l'egida della Fifa. Nel quadriennio, 2018-2022, la federazione internazionale calcistica presieduta da Gianni Infantino prevede di raggiungere il suo obiettivo di raggiungere i 6,44 miliardi di entrate nonostante la pandemia di coronavirus. Durante la sua visita in Qatar nel novembre dello scorso anno, Infantino aveva elogiato la preparazione del Qatar per la Coppa del Mondo, sottolineando che si aspetta che la Coppa Araba della FIfa unisca milioni di tifosi da tutta la regione
Ha aggiunto, nonostante le polemiche sugli operai morti in questi anni (6.500 operai morti in 11 anni), che «è una grande opportunità per le squadre di giocare negli stadi della Coppa del Mondo 2020» e che la FIFA «non vede l'ora di vedere le migliori squadre della regione araba competere tra loro per scoprire chi diventerà campione». E poi ancora. «Attraverso il calcio» ha aggiunto Infantino, a cui la FIfa ha assegnato un bonus annuale di 1 milione di dollari per uno stipendio lordo totale di oltre 3 milioni nel 2020, «questo torneo unirà oltre 450 milioni di persone provenienti da tutta la regione e siamo fiduciosi che la Fifa Arab Cup contribuirà a creare entusiasmo in tutta la regione mentre ci avviciniamo sempre più a ospitare la prima Coppa del Mondo FIFA in medio oriente nel 2022», ha detto Infantino durante una visita allo stadio Lusail, che ospiterà la finale dei mondiali.
A lato dei titoli trionfanti sui quotidiani e i soliti slogan a effetto, la passerella sarà appunto un modo per testare le operazioni e le strutture in vista della Coppa del Mondo del prossimo anno. Del resto si terrà esattamente un anno prima dei mondiali. Saranno inaugurati soprattutto i nuovi stadi, tra cui Al Thumama, che è stato inaugurato il 22 ottobre scorso. Quest'ultimo è uno dei cinque stadi da 40.000 posti che ospiteranno le partite durante il torneo, insieme con Ahmad Bin Ali, Al Janoub e Education City. Con una capacità di 60.000 persone, invece, Al Bayt sarà la più grande delle sei sedi del Qatar 2022 già utilizzabili durante la Fifa Arab Cup
Si prevedono 32 partite giocate in 19 giorni dal 30 novembre al 18 dicembre. Sei stadi di Qatar 2022 ospiteranno la competizione, tra cui Al Bayt Stadium e Ras Abu Aboud Stadium, che saranno entrambi inaugurati il giorno della partita di apertura. La finale della Coppa Araba si svolgerà esattamente un anno prima della finale della Coppa del Mondo, il 18 dicembre, giornata nazionale del Qatar, che è un giorno festivo. Oltre alle squadre arabe, come Iraq, Bahrain, Giordania, Libano, Palestina, Siria, Emirati Arabi Uniti, Yemen, Oman o Libano, ci saranno quelle africane, come Egitto, Algeria, Mauritania, Marocco, Sudan e Tunisia. Il Gruppo A vede i padroni di casa del Qatar sorteggiati con Iraq, Oman e Bahrain, mentre Tunisia, Emirati Arabi Uniti, Siria e Mauritania saranno nel Gruppo B. Marocco, Arabia Saudita, Giordania e Palestina saranno i protagonisti del Gruppo C, mentre Algeria ed Egitto sono nel girone D insieme a Libano e Sudan.Il premio per il vincitore del torneo ammonta a cinque milioni di dollari, al secondo spettano tre milioni di dollari, mentre il resto dei 25 milioni di euro a disposizione sarà distribuito alle altre federazioni calcistiche arabe.
Tutti i possessori di biglietti per il torneo dovranno essere completamente vaccinati contro il Covid 19 ha ricordato nelle scorse settimane la Fifa. Avranno bisogno anche una tessera elettronica di riconoscimento. E' un modello che sarà replicato anche durante la Coppa del Mondo del prossimo anno. Il primo ministro del Qatar, lo sceicco Khalid bin Khalifa bin Abdulaziz Al Thani, sta cercando di garantire un milione di dosi di vaccino per i tifosi ai Mondiali del 2022, secondo quanto riportato da Inside World Football .«Alla luce della pandemia di COVID-19 e come è avvenuto per la Coppa del Mondo per club Fifa 2020 e le qualificazioni della Arab Qatar 2021 tenutesi nel giugno 2021, il paese ospitante fornirà le garanzie necessarie per proteggere la salute e la sicurezza di tutti. coinvolti nella competizione", si legge in un comunicato della Fifa. «I partecipanti dovranno seguire le indicazioni di viaggio delle autorità del Qatar e le indicazioni del Ministero della salute pubblica.
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La geopolitica del pallone europeo è in continuo divenire. Dopo l'acquisto del Newcastle da parte del fondo arabo Pif, la società dello sceicco di Abu Dhabi proprietario del Manchester City è pronta a rispondere con l'acquisto delle quote dello Spartak Mosca, entrando così nella Prem'er-Liga, dove dal 2007 domina lo Zenit gestito da Gazprom.A fine mese inizia l'Arab Cup in Qatar, prove generali dei mondiali dell'anno prossimo. La Fifa tra il 2018 e il 2022 punta a incassare 6,4 miliardi di euro, nonostante il coronavirus.Lo speciale contiene due articoli.Il calcio europeo sta diventando sempre più come il Monopoli, il gioco di contrattazione da tavolo più famoso del mondo. Dove i giocatori seduti attorno al tavolo sono gli sceicchi, arabi, emiratini e qatarioti, e le caselle dove piazzare case e alberghi a suon di petrodollari sono le squadre di calcio. E la sfida prosegue a colpi di club rilevati in giro per il mondo, soprattutto in Europa, dove il gioco del pallone va per la maggiore e produce i migliori profitti.Dopo Inghilterra, Francia, Spagna e Belgio il fronte nuovo dove investire i petrodollari del Golfo è la Russia. Secondo alcune indiscrezioni provenienti dalla stampa russa, infatti, lo sceicco di Abu Dhabi, Mansour bin Zayed Al-Nahyan, attraverso la sua holding City Football Group, sarebbe pronto ad aggiungere alla già ricca flotta di squadre in giro per il mondo, tra cui oltre al Manchester City figurano anche New York City, Melbourne City, Montevideo City, Yokohama Marinos, Girona, Mumbai City, Sichuan Jiuniu, Lommel e Troyes, anche lo Spartak Mosca, uno dei tre storici e più importanti club che risiedono nella capitale russa. Una mossa concreta e importante, quella a cui sta pensando il fondo sovrano di Abu Dhabi, che rappresenterebbe non solo una pronta risposta ai vicini di casa sauditi, dopo l'acquisto del Newcastle da parte del fondo Pif guidato dal principe ereditario Moḥammad bin Salman, ma una sfida dichiarata, non solo sotto il profilo sportivo, a Gazprom, colosso del gas che dal 2007 gestisce lo Zenit San Pietroburgo portandolo a vincere sette volte il titolo della Prem'er-Liga negli ultimi 14 anni, di cui gli ultimi quattro consecutivi, oltre alle storiche Coppa Uefa e Supercoppa europea conquistate nel 2008.Al momento si parla del 20% delle quote che Mansour rileverebbe dall'attuale proprietà dello Spartak. Conferme sono arrivate sia dalla Russia, con uno degli azionisti del club di Mosca, Leonid Fedun, tra le altre cose proprietario di un pacchetto di azioni della compagnia petrolifera russa Lukoil, che ha fatto intendere di voler cedere le sue quote; sia dall'Inghilterra, dove stando a quanto riportato dal Sun, i rappresentanti britannici del City Football Group avrebbero già incontrato il direttore generale dello Spartak Mosca per parlare della transazione, anche se dalla dirigenza fanno sapere come al momento si sia trattato soltanto di «colloqui preliminari e che niente è stato ancora deciso». Se l'affare dovesse andare in porto sarebbe un colpo molto importante quello messo a segno dagli Emirati Arabi Uniti per quanto riguarda la mappa geopolitica del pallone. E lo sarebbe principalmente per due motivi: in primo luogo perché quello russo è un panorama calcistico in cui la holding controllata da Mansour non possiede ancora nessun club e costituirebbe una buona fetta di mercato verso cui espandersi e investire; in secondo luogo perché entrerebbe direttamente in competizione con lo Zenit appunto, in quella che potrebbe essere definita come una sfida tra petrolio e gas spostata sul campo da calcio. Inoltre, non va trascurato come su questa trattativa possano incidere anche i legami geopolitici tra Russia ed Emirati Arabi Uniti, rafforzati già nello scorso mese di marzo con la visita ad Abu Dhabi del ministro degli Affari Esteri russo Sergej Lavrov e con quella a Mosca di Khaldoon al-Mubarak, presidente di Mubadala, il fondo sovrano degli Emirati, oltre che numero uno del Manchester City. Ma non solo. Un altro indizio, forse il più evidente, è la scelta della compagnia aerea Etihad Airways, di spostare le proprie operazioni al terminal C dell'aeroporto Puskhin di Mosca, scalo che sorge proprio a una manciata di chilometri dall'Otkrytie Arena, lo stadio dello Spartak.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/sceicco-mansour-russia-spartak-mosca-2655519841.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="arabic-cup-le-prove-generale-della-coppa-del-mondo-in-qatar" data-post-id="2655519841" data-published-at="1636381260" data-use-pagination="False"> Arabic Cup, le prove generale della Coppa del mondo in Qatar A Doha in Qatar sono già considerate le prove generali in vista dei mondiali del 2022. Stiamo parlando della Fifa Arab Cup che si svolgerà tra il 30 novembre e il 18 dicembre. Le sedici delle migliori squadre nazionali del mondo arabo si incontreranno in Qatar per il primo torneo panarabo che si terrà sotto l'egida della Fifa. Nel quadriennio, 2018-2022, la federazione internazionale calcistica presieduta da Gianni Infantino prevede di raggiungere il suo obiettivo di raggiungere i 6,44 miliardi di entrate nonostante la pandemia di coronavirus. Durante la sua visita in Qatar nel novembre dello scorso anno, Infantino aveva elogiato la preparazione del Qatar per la Coppa del Mondo, sottolineando che si aspetta che la Coppa Araba della FIfa unisca milioni di tifosi da tutta la regioneHa aggiunto, nonostante le polemiche sugli operai morti in questi anni (6.500 operai morti in 11 anni), che «è una grande opportunità per le squadre di giocare negli stadi della Coppa del Mondo 2020» e che la FIFA «non vede l'ora di vedere le migliori squadre della regione araba competere tra loro per scoprire chi diventerà campione». E poi ancora. «Attraverso il calcio» ha aggiunto Infantino, a cui la FIfa ha assegnato un bonus annuale di 1 milione di dollari per uno stipendio lordo totale di oltre 3 milioni nel 2020, «questo torneo unirà oltre 450 milioni di persone provenienti da tutta la regione e siamo fiduciosi che la Fifa Arab Cup contribuirà a creare entusiasmo in tutta la regione mentre ci avviciniamo sempre più a ospitare la prima Coppa del Mondo FIFA in medio oriente nel 2022», ha detto Infantino durante una visita allo stadio Lusail, che ospiterà la finale dei mondiali.A lato dei titoli trionfanti sui quotidiani e i soliti slogan a effetto, la passerella sarà appunto un modo per testare le operazioni e le strutture in vista della Coppa del Mondo del prossimo anno. Del resto si terrà esattamente un anno prima dei mondiali. Saranno inaugurati soprattutto i nuovi stadi, tra cui Al Thumama, che è stato inaugurato il 22 ottobre scorso. Quest'ultimo è uno dei cinque stadi da 40.000 posti che ospiteranno le partite durante il torneo, insieme con Ahmad Bin Ali, Al Janoub e Education City. Con una capacità di 60.000 persone, invece, Al Bayt sarà la più grande delle sei sedi del Qatar 2022 già utilizzabili durante la Fifa Arab CupSi prevedono 32 partite giocate in 19 giorni dal 30 novembre al 18 dicembre. Sei stadi di Qatar 2022 ospiteranno la competizione, tra cui Al Bayt Stadium e Ras Abu Aboud Stadium, che saranno entrambi inaugurati il giorno della partita di apertura. La finale della Coppa Araba si svolgerà esattamente un anno prima della finale della Coppa del Mondo, il 18 dicembre, giornata nazionale del Qatar, che è un giorno festivo. Oltre alle squadre arabe, come Iraq, Bahrain, Giordania, Libano, Palestina, Siria, Emirati Arabi Uniti, Yemen, Oman o Libano, ci saranno quelle africane, come Egitto, Algeria, Mauritania, Marocco, Sudan e Tunisia. Il Gruppo A vede i padroni di casa del Qatar sorteggiati con Iraq, Oman e Bahrain, mentre Tunisia, Emirati Arabi Uniti, Siria e Mauritania saranno nel Gruppo B. Marocco, Arabia Saudita, Giordania e Palestina saranno i protagonisti del Gruppo C, mentre Algeria ed Egitto sono nel girone D insieme a Libano e Sudan.Il premio per il vincitore del torneo ammonta a cinque milioni di dollari, al secondo spettano tre milioni di dollari, mentre il resto dei 25 milioni di euro a disposizione sarà distribuito alle altre federazioni calcistiche arabe.Tutti i possessori di biglietti per il torneo dovranno essere completamente vaccinati contro il Covid 19 ha ricordato nelle scorse settimane la Fifa. Avranno bisogno anche una tessera elettronica di riconoscimento. E' un modello che sarà replicato anche durante la Coppa del Mondo del prossimo anno. Il primo ministro del Qatar, lo sceicco Khalid bin Khalifa bin Abdulaziz Al Thani, sta cercando di garantire un milione di dosi di vaccino per i tifosi ai Mondiali del 2022, secondo quanto riportato da Inside World Football .«Alla luce della pandemia di COVID-19 e come è avvenuto per la Coppa del Mondo per club Fifa 2020 e le qualificazioni della Arab Qatar 2021 tenutesi nel giugno 2021, il paese ospitante fornirà le garanzie necessarie per proteggere la salute e la sicurezza di tutti. coinvolti nella competizione", si legge in un comunicato della Fifa. «I partecipanti dovranno seguire le indicazioni di viaggio delle autorità del Qatar e le indicazioni del Ministero della salute pubblica.
Jannik Sinner durante il suo incontro di singolare maschile contro Andrey Rublev agli Internazionali d'Italia di tennis a Roma (Ansa)
Quest’anno il Foro Italico tocca un vertice di popolarità quasi inedito. È agorà di celebrazioni sontuose, con due tennisti italiani in semifinale, re Brenno Sinner disceso dalle Dolomiti pronto a far dei vinti - oggi è toccato a Andy Rublev - un sol boccone, e Luciano Darderi emigrato dalla pampa argentina che si è imposto sia sul più quotato Zverev, sia sul castigliano di belle speranze Jodar.
Ma è pure un evento planetario, a detta della questura, «importante quanto il derby Roma-Lazio»: in un Paese di calciofili, collocare il fiero individualismo aristocratico del tennis sullo stesso piano del collettivismo popolare del pallone significa creare un precedente. Insomma, domenica pomeriggio, giorno della finale, ci sarà carne al fuoco. E se per caso in finale ci arrivasse Sinner, troverebbe sugli spalti ad applaudirlo Sergio Mattarella. La presenza del presidente della Repubblica è confermata. Riecheggiano ancora le polemiche di gennaio 2025 sull’assenza del numero uno Atp al Quirinale durante un incontro celebrativo dell’Italtennis, e qualcuno ha già azzardato la battuta: se Sinner non va da Mattarella, è Mattarella ad andare da Sinner. All’epoca la faccenda costò al povero Jannik un’ondata di punzecchiature. È un italiano riluttante, disse di lui Corrado Augias. Sbaglia a coniugare i verbi, scrissero altri. Non conosce l’inno, non mangia la pizza. Fino all’immancabile: ha la residenza a Montecarlo, e di solito chi lo scrive si scorda di ricordare che tra i tanti atleti accasati nel principato, lui è uno dei pochi a viverci davvero. Mai come oggi l’ex «italiano riluttante» è il vero beniamino dell’intero sport nazionale. Soprattutto perché, mentre il calcio garantisce delusioni e caos, Jannik inanella record.
Con il 6-2 6-4 rifilato a Rublev oggi pomeriggio nei quarti di finale del torneo capitolino, il nostro campione ha raggiunto la trentaduesima vittoria in un match di un torneo Master 1000, polverizzando il primato di Nole Djokovic. I pronostici erano tutti per Sinner. Rublev, moscovita numero 13 del mondo, capello svolazzante da poeta romantico, cresciuto alla scuola tennistica dei picchiatori da fondo campo spagnoli, si è dannato l’anima per rispondere ai colpi poderosi di Dolomiti Kid, non facendo altro che evidenziare una differenza: laddove Sinner, su ogni superficie, terra rossa compresa, possiede soluzioni polivalenti e variazioni di ritmo, Andy si piazza sulla linea di fondo alla ricerca di geometrie a esecuzione rapida, ma conosce un solo spartito. La disinvoltura con cui Sinner inventava tocchi smorzati e sberloni liftati, con percentuali di prime palle elevate e un solo passaggio a vuoto nel secondo set, quando ha ceduto il servizio, ha tratteggiato una sfida a senso unico. Il cammino di Sinner fino a oggi gli ha consentito di portare a casa lo scalpo dell’austriaco Ofner, dell’australiano Popyrin, e di imporsi nel derby con il mestierante di talento Andrea Pellegrino, proveniente dalle qualificazioni e bella sorpresa del torneo assieme all’exploit di Luciano Darderi, che conferma le sue doti da top 20 sulla terra battuta, con prospettive da estendere su ogni contesto. Sinner, che in semifinale troverà il russo Daniil Medvedev, dal canto sta puntellando una costanza di rendimento spaventosa, e può beneficiare dell’assenza del rivale Carlitos Alcaraz per puntare a un obiettivo molto ghiotto: se, con tutti gli scongiuri del caso, dovesse alzare il trofeo di Roma, metterebbe in bacheca l’ultimo Master 1000 che ancora gli manca. Sarebbe la sesta vittoria consecutiva in un evento di quella caratura. Un sogno che il calcio da tempo non ci regala più. Con la benedizione di Mattarella.
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Nella combo, a sinistra i tifosi della Roma nella curva sud dello stadio Olimpico; a destra i tifosi della Lazio nella curva nord (Ansa)
È l’esito di un accordo trovato tra Lega, Prefetto, Questore e sindaco dopo che il Tar del Lazio aveva scelto di non trasformarsi nel supplente di un sistema incapace di parlarsi e trovare una soluzione. In serata il tribunale amministrativo aveva rinviato il caso all’avvocatura dello Stato, spingendo Prefettura e Lega verso una soluzione condivisa sulla data e sull’orario del derby e delle altre quattro gare coinvolte nella lotta per la prossima Champions League.
Politicamente, hanno perso tutti. Formalmente, ha vinto la Lega. Ha perso meno degli altri perché alla fine ha ottenuto quasi tutto ciò che chiedeva: la domenica, la contemporaneità e la salvaguardia della regolarità sportiva. Ma non esce indenne. Per arrivare a giocare quasi quando voleva, ha dovuto passare da un ricorso al Tar, da un braccio di ferro con il prefetto e da 48 ore di incertezza che hanno esposto il campionato a un’immagine di totale improvvisazione. Il fatto che alla fine la Lega abbia avuto ragione sull’orario non cancella la sua responsabilità iniziale: il calendario era stato costruito dimenticando una sovrapposizione prevedibile tra derby, Internazionali di tennis e finale di Coppa Italia. Ha perso la Prefettura, perché dopo aver spostato il derby a lunedì sera per ragioni di ordine pubblico ha finito per accettare la domenica a mezzogiorno, cioè una variante minima della soluzione respinta all’inizio. Ha perso la Questura, costretta a rincorrere un’emergenza che avrebbe dovuto essere prevista. Ha perso una Figc sempre più allo sbando, spettatrice mentre la regolarità del campionato finiva schiacciata tra calendario, ordine pubblico e diritto amministrativo.
Ha perso anche la Fitp, perché gli Internazionali d’Italia, con un italiano come Jannik Sinner numero uno del mondo nel ranking, si sono ritrovati dentro una rissa istituzionale con il calcio. E ha perso l’industria televisiva, Dazn compresa, perché il prodotto venduto come premium ha mostrato il suo punto debole più banale: fino all’ultimo non si è capito quando si sarebbe giocato.
Soprattutto, hanno perso i tifosi. Ancora una volta presi a pesci in faccia. Hanno comprato biglietti, organizzato viaggi, turni, treni, alberghi e rientri. Poi hanno scoperto che una partita decisiva poteva essere spostata da domenica a lunedì sera. E poi di nuovo a domenica.
La cronologia del caos è semplice da ricordare. La Lega aveva previsto la contemporaneità tra Roma-Lazio, Como-Parma, Genoa-Milan, Juventus-Fiorentina e Pisa-Napoli. Una scelta logica: quando più squadre competono per lo stesso obiettivo, devono giocare in contemporanea. E qui l’obiettivo non era secondario. La Champions League vale decine di milioni, incide sui bilanci, sul mercato, sugli sponsor e sul valore delle rose.
Poi è intervenuta la Prefettura di Roma. La concomitanza con la finale maschile degli Internazionali d’Italia al Foro Italico ha portato alla decisione di spostare il derby a lunedì 18 maggio alle 20.45. Per effetto della contemporaneità, anche le altre quattro partite sarebbero slittate. La Lega ha reagito con durezza e ha presentato ricorso al Tar.
Il paradosso è che la soluzione prefettizia, nata in nome dell’ordine pubblico, rischiava di costituire un altro problema ancora più spinoso. Il lunedì sera a Roma era già previsto uno sciopero del trasporto pubblico locale. In più, i gruppi ultrà romanisti avevano annunciato che, in caso di derby al lunedì, sarebbero rimasti fuori dallo stadio. Sul fronte laziale, una parte del tifo organizzato aveva già annunciato la diserzione per la contestazione contro Lotito. Il rischio non era solo uno stadio meno pieno, ma un derby più vuoto dentro e più carico fuori. Anche perché le tifoserie avrebbero potuto fronteggiarsi all’esterno dell’Olimpico creando ulteriori problemi di ordine pubblico.
Dentro questo caos, Maurizio Sarri, allenatore della Lazio, ha scelto le barricate. Di fronte all’ipotesi di giocare il derby domenica a mezzogiorno, aveva dichiarato che lui non si sarebbe nemmeno presentato in campo. Ora cosa farà? Diserterà davvero la panchina in quello che potrebbe essere il suo ultimo suo derby coi biancocelesti?
Poi è arrivato persino Angelo Binaghi con il lanciafiamme. Il presidente della Fitp ha ricordato che gli il Master capitolino fa parte di un circuito internazionale e che una finale Atp non si sposta con leggerezza, soprattutto con il capo dello Stato atteso in tribuna. Poi ha attaccato il calendario della Serie A, definendolo «fatto con i piedi da un deficiente» e parlando di «grandi coincidenze» tra derby di Torino durante le Atp Finals, finale di Coppa Italia e derby romano durante gli Internazionali.
È vero: il tennis internazionale non è una sagra. Ma proprio per questo la Fitp non può chiamarsi fuori. Se Roma sogna il quinto Slam, deve contribuire a una regia urbana da evento globale. Invece un primo allarme era già arrivato mercoledì, quando il fumo dei fuochi d’artificio della finale di Coppa Italia all’Olimpico ha invaso il Foro Italico e interrotto i quarti di finale tra l’italiano Luciano Darderi e lo spagnolo Rafa Jodar. Un’immagine perfetta e imbarazzante: il tennis italiano che sogna il quinto Slam, oscurato dai fumi del calcio italiano.
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