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2021-11-08
Lo sceicco Mansour ora punta la Russia
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Il proprietario del Manchester City, lo sceicco di Abu Dhabi, Mansour bin Zayed al-Nahyan (Ansa)
Il calcio europeo sta diventando sempre più come il Monopoli, il gioco di contrattazione da tavolo più famoso del mondo. Dove i giocatori seduti attorno al tavolo sono gli sceicchi, arabi, emiratini e qatarioti, e le caselle dove piazzare case e alberghi a suon di petrodollari sono le squadre di calcio. E la sfida prosegue a colpi di club rilevati in giro per il mondo, soprattutto in Europa, dove il gioco del pallone va per la maggiore e produce i migliori profitti.
Dopo Inghilterra, Francia, Spagna e Belgio il fronte nuovo dove investire i petrodollari del Golfo è la Russia. Secondo alcune indiscrezioni provenienti dalla stampa russa, infatti, lo sceicco di Abu Dhabi, Mansour bin Zayed Al-Nahyan, attraverso la sua holding City Football Group, sarebbe pronto ad aggiungere alla già ricca flotta di squadre in giro per il mondo, tra cui oltre al Manchester City figurano anche New York City, Melbourne City, Montevideo City, Yokohama Marinos, Girona, Mumbai City, Sichuan Jiuniu, Lommel e Troyes, anche lo Spartak Mosca, uno dei tre storici e più importanti club che risiedono nella capitale russa. Una mossa concreta e importante, quella a cui sta pensando il fondo sovrano di Abu Dhabi, che rappresenterebbe non solo una pronta risposta ai vicini di casa sauditi, dopo l'acquisto del Newcastle da parte del fondo Pif guidato dal principe ereditario Moḥammad bin Salman, ma una sfida dichiarata, non solo sotto il profilo sportivo, a Gazprom, colosso del gas che dal 2007 gestisce lo Zenit San Pietroburgo portandolo a vincere sette volte il titolo della Prem'er-Liga negli ultimi 14 anni, di cui gli ultimi quattro consecutivi, oltre alle storiche Coppa Uefa e Supercoppa europea conquistate nel 2008.
Al momento si parla del 20% delle quote che Mansour rileverebbe dall'attuale proprietà dello Spartak. Conferme sono arrivate sia dalla Russia, con uno degli azionisti del club di Mosca, Leonid Fedun, tra le altre cose proprietario di un pacchetto di azioni della compagnia petrolifera russa Lukoil, che ha fatto intendere di voler cedere le sue quote; sia dall'Inghilterra, dove stando a quanto riportato dal Sun, i rappresentanti britannici del City Football Group avrebbero già incontrato il direttore generale dello Spartak Mosca per parlare della transazione, anche se dalla dirigenza fanno sapere come al momento si sia trattato soltanto di «colloqui preliminari e che niente è stato ancora deciso». Se l'affare dovesse andare in porto sarebbe un colpo molto importante quello messo a segno dagli Emirati Arabi Uniti per quanto riguarda la mappa geopolitica del pallone. E lo sarebbe principalmente per due motivi: in primo luogo perché quello russo è un panorama calcistico in cui la holding controllata da Mansour non possiede ancora nessun club e costituirebbe una buona fetta di mercato verso cui espandersi e investire; in secondo luogo perché entrerebbe direttamente in competizione con lo Zenit appunto, in quella che potrebbe essere definita come una sfida tra petrolio e gas spostata sul campo da calcio. Inoltre, non va trascurato come su questa trattativa possano incidere anche i legami geopolitici tra Russia ed Emirati Arabi Uniti, rafforzati già nello scorso mese di marzo con la visita ad Abu Dhabi del ministro degli Affari Esteri russo Sergej Lavrov e con quella a Mosca di Khaldoon al-Mubarak, presidente di Mubadala, il fondo sovrano degli Emirati, oltre che numero uno del Manchester City. Ma non solo. Un altro indizio, forse il più evidente, è la scelta della compagnia aerea Etihad Airways, di spostare le proprie operazioni al terminal C dell'aeroporto Puskhin di Mosca, scalo che sorge proprio a una manciata di chilometri dall'Otkrytie Arena, lo stadio dello Spartak.
Arabic Cup, le prove generale della Coppa del mondo in Qatar
A Doha in Qatar sono già considerate le prove generali in vista dei mondiali del 2022. Stiamo parlando della Fifa Arab Cup che si svolgerà tra il 30 novembre e il 18 dicembre. Le sedici delle migliori squadre nazionali del mondo arabo si incontreranno in Qatar per il primo torneo panarabo che si terrà sotto l'egida della Fifa. Nel quadriennio, 2018-2022, la federazione internazionale calcistica presieduta da Gianni Infantino prevede di raggiungere il suo obiettivo di raggiungere i 6,44 miliardi di entrate nonostante la pandemia di coronavirus. Durante la sua visita in Qatar nel novembre dello scorso anno, Infantino aveva elogiato la preparazione del Qatar per la Coppa del Mondo, sottolineando che si aspetta che la Coppa Araba della FIfa unisca milioni di tifosi da tutta la regione
Ha aggiunto, nonostante le polemiche sugli operai morti in questi anni (6.500 operai morti in 11 anni), che «è una grande opportunità per le squadre di giocare negli stadi della Coppa del Mondo 2020» e che la FIFA «non vede l'ora di vedere le migliori squadre della regione araba competere tra loro per scoprire chi diventerà campione». E poi ancora. «Attraverso il calcio» ha aggiunto Infantino, a cui la FIfa ha assegnato un bonus annuale di 1 milione di dollari per uno stipendio lordo totale di oltre 3 milioni nel 2020, «questo torneo unirà oltre 450 milioni di persone provenienti da tutta la regione e siamo fiduciosi che la Fifa Arab Cup contribuirà a creare entusiasmo in tutta la regione mentre ci avviciniamo sempre più a ospitare la prima Coppa del Mondo FIFA in medio oriente nel 2022», ha detto Infantino durante una visita allo stadio Lusail, che ospiterà la finale dei mondiali.
A lato dei titoli trionfanti sui quotidiani e i soliti slogan a effetto, la passerella sarà appunto un modo per testare le operazioni e le strutture in vista della Coppa del Mondo del prossimo anno. Del resto si terrà esattamente un anno prima dei mondiali. Saranno inaugurati soprattutto i nuovi stadi, tra cui Al Thumama, che è stato inaugurato il 22 ottobre scorso. Quest'ultimo è uno dei cinque stadi da 40.000 posti che ospiteranno le partite durante il torneo, insieme con Ahmad Bin Ali, Al Janoub e Education City. Con una capacità di 60.000 persone, invece, Al Bayt sarà la più grande delle sei sedi del Qatar 2022 già utilizzabili durante la Fifa Arab Cup
Si prevedono 32 partite giocate in 19 giorni dal 30 novembre al 18 dicembre. Sei stadi di Qatar 2022 ospiteranno la competizione, tra cui Al Bayt Stadium e Ras Abu Aboud Stadium, che saranno entrambi inaugurati il giorno della partita di apertura. La finale della Coppa Araba si svolgerà esattamente un anno prima della finale della Coppa del Mondo, il 18 dicembre, giornata nazionale del Qatar, che è un giorno festivo. Oltre alle squadre arabe, come Iraq, Bahrain, Giordania, Libano, Palestina, Siria, Emirati Arabi Uniti, Yemen, Oman o Libano, ci saranno quelle africane, come Egitto, Algeria, Mauritania, Marocco, Sudan e Tunisia. Il Gruppo A vede i padroni di casa del Qatar sorteggiati con Iraq, Oman e Bahrain, mentre Tunisia, Emirati Arabi Uniti, Siria e Mauritania saranno nel Gruppo B. Marocco, Arabia Saudita, Giordania e Palestina saranno i protagonisti del Gruppo C, mentre Algeria ed Egitto sono nel girone D insieme a Libano e Sudan.Il premio per il vincitore del torneo ammonta a cinque milioni di dollari, al secondo spettano tre milioni di dollari, mentre il resto dei 25 milioni di euro a disposizione sarà distribuito alle altre federazioni calcistiche arabe.
Tutti i possessori di biglietti per il torneo dovranno essere completamente vaccinati contro il Covid 19 ha ricordato nelle scorse settimane la Fifa. Avranno bisogno anche una tessera elettronica di riconoscimento. E' un modello che sarà replicato anche durante la Coppa del Mondo del prossimo anno. Il primo ministro del Qatar, lo sceicco Khalid bin Khalifa bin Abdulaziz Al Thani, sta cercando di garantire un milione di dosi di vaccino per i tifosi ai Mondiali del 2022, secondo quanto riportato da Inside World Football .«Alla luce della pandemia di COVID-19 e come è avvenuto per la Coppa del Mondo per club Fifa 2020 e le qualificazioni della Arab Qatar 2021 tenutesi nel giugno 2021, il paese ospitante fornirà le garanzie necessarie per proteggere la salute e la sicurezza di tutti. coinvolti nella competizione", si legge in un comunicato della Fifa. «I partecipanti dovranno seguire le indicazioni di viaggio delle autorità del Qatar e le indicazioni del Ministero della salute pubblica.
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La geopolitica del pallone europeo è in continuo divenire. Dopo l'acquisto del Newcastle da parte del fondo arabo Pif, la società dello sceicco di Abu Dhabi proprietario del Manchester City è pronta a rispondere con l'acquisto delle quote dello Spartak Mosca, entrando così nella Prem'er-Liga, dove dal 2007 domina lo Zenit gestito da Gazprom.A fine mese inizia l'Arab Cup in Qatar, prove generali dei mondiali dell'anno prossimo. La Fifa tra il 2018 e il 2022 punta a incassare 6,4 miliardi di euro, nonostante il coronavirus.Lo speciale contiene due articoli.Il calcio europeo sta diventando sempre più come il Monopoli, il gioco di contrattazione da tavolo più famoso del mondo. Dove i giocatori seduti attorno al tavolo sono gli sceicchi, arabi, emiratini e qatarioti, e le caselle dove piazzare case e alberghi a suon di petrodollari sono le squadre di calcio. E la sfida prosegue a colpi di club rilevati in giro per il mondo, soprattutto in Europa, dove il gioco del pallone va per la maggiore e produce i migliori profitti.Dopo Inghilterra, Francia, Spagna e Belgio il fronte nuovo dove investire i petrodollari del Golfo è la Russia. Secondo alcune indiscrezioni provenienti dalla stampa russa, infatti, lo sceicco di Abu Dhabi, Mansour bin Zayed Al-Nahyan, attraverso la sua holding City Football Group, sarebbe pronto ad aggiungere alla già ricca flotta di squadre in giro per il mondo, tra cui oltre al Manchester City figurano anche New York City, Melbourne City, Montevideo City, Yokohama Marinos, Girona, Mumbai City, Sichuan Jiuniu, Lommel e Troyes, anche lo Spartak Mosca, uno dei tre storici e più importanti club che risiedono nella capitale russa. Una mossa concreta e importante, quella a cui sta pensando il fondo sovrano di Abu Dhabi, che rappresenterebbe non solo una pronta risposta ai vicini di casa sauditi, dopo l'acquisto del Newcastle da parte del fondo Pif guidato dal principe ereditario Moḥammad bin Salman, ma una sfida dichiarata, non solo sotto il profilo sportivo, a Gazprom, colosso del gas che dal 2007 gestisce lo Zenit San Pietroburgo portandolo a vincere sette volte il titolo della Prem'er-Liga negli ultimi 14 anni, di cui gli ultimi quattro consecutivi, oltre alle storiche Coppa Uefa e Supercoppa europea conquistate nel 2008.Al momento si parla del 20% delle quote che Mansour rileverebbe dall'attuale proprietà dello Spartak. Conferme sono arrivate sia dalla Russia, con uno degli azionisti del club di Mosca, Leonid Fedun, tra le altre cose proprietario di un pacchetto di azioni della compagnia petrolifera russa Lukoil, che ha fatto intendere di voler cedere le sue quote; sia dall'Inghilterra, dove stando a quanto riportato dal Sun, i rappresentanti britannici del City Football Group avrebbero già incontrato il direttore generale dello Spartak Mosca per parlare della transazione, anche se dalla dirigenza fanno sapere come al momento si sia trattato soltanto di «colloqui preliminari e che niente è stato ancora deciso». Se l'affare dovesse andare in porto sarebbe un colpo molto importante quello messo a segno dagli Emirati Arabi Uniti per quanto riguarda la mappa geopolitica del pallone. E lo sarebbe principalmente per due motivi: in primo luogo perché quello russo è un panorama calcistico in cui la holding controllata da Mansour non possiede ancora nessun club e costituirebbe una buona fetta di mercato verso cui espandersi e investire; in secondo luogo perché entrerebbe direttamente in competizione con lo Zenit appunto, in quella che potrebbe essere definita come una sfida tra petrolio e gas spostata sul campo da calcio. Inoltre, non va trascurato come su questa trattativa possano incidere anche i legami geopolitici tra Russia ed Emirati Arabi Uniti, rafforzati già nello scorso mese di marzo con la visita ad Abu Dhabi del ministro degli Affari Esteri russo Sergej Lavrov e con quella a Mosca di Khaldoon al-Mubarak, presidente di Mubadala, il fondo sovrano degli Emirati, oltre che numero uno del Manchester City. Ma non solo. Un altro indizio, forse il più evidente, è la scelta della compagnia aerea Etihad Airways, di spostare le proprie operazioni al terminal C dell'aeroporto Puskhin di Mosca, scalo che sorge proprio a una manciata di chilometri dall'Otkrytie Arena, lo stadio dello Spartak.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/sceicco-mansour-russia-spartak-mosca-2655519841.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="arabic-cup-le-prove-generale-della-coppa-del-mondo-in-qatar" data-post-id="2655519841" data-published-at="1636381260" data-use-pagination="False"> Arabic Cup, le prove generale della Coppa del mondo in Qatar A Doha in Qatar sono già considerate le prove generali in vista dei mondiali del 2022. Stiamo parlando della Fifa Arab Cup che si svolgerà tra il 30 novembre e il 18 dicembre. Le sedici delle migliori squadre nazionali del mondo arabo si incontreranno in Qatar per il primo torneo panarabo che si terrà sotto l'egida della Fifa. Nel quadriennio, 2018-2022, la federazione internazionale calcistica presieduta da Gianni Infantino prevede di raggiungere il suo obiettivo di raggiungere i 6,44 miliardi di entrate nonostante la pandemia di coronavirus. Durante la sua visita in Qatar nel novembre dello scorso anno, Infantino aveva elogiato la preparazione del Qatar per la Coppa del Mondo, sottolineando che si aspetta che la Coppa Araba della FIfa unisca milioni di tifosi da tutta la regioneHa aggiunto, nonostante le polemiche sugli operai morti in questi anni (6.500 operai morti in 11 anni), che «è una grande opportunità per le squadre di giocare negli stadi della Coppa del Mondo 2020» e che la FIFA «non vede l'ora di vedere le migliori squadre della regione araba competere tra loro per scoprire chi diventerà campione». E poi ancora. «Attraverso il calcio» ha aggiunto Infantino, a cui la FIfa ha assegnato un bonus annuale di 1 milione di dollari per uno stipendio lordo totale di oltre 3 milioni nel 2020, «questo torneo unirà oltre 450 milioni di persone provenienti da tutta la regione e siamo fiduciosi che la Fifa Arab Cup contribuirà a creare entusiasmo in tutta la regione mentre ci avviciniamo sempre più a ospitare la prima Coppa del Mondo FIFA in medio oriente nel 2022», ha detto Infantino durante una visita allo stadio Lusail, che ospiterà la finale dei mondiali.A lato dei titoli trionfanti sui quotidiani e i soliti slogan a effetto, la passerella sarà appunto un modo per testare le operazioni e le strutture in vista della Coppa del Mondo del prossimo anno. Del resto si terrà esattamente un anno prima dei mondiali. Saranno inaugurati soprattutto i nuovi stadi, tra cui Al Thumama, che è stato inaugurato il 22 ottobre scorso. Quest'ultimo è uno dei cinque stadi da 40.000 posti che ospiteranno le partite durante il torneo, insieme con Ahmad Bin Ali, Al Janoub e Education City. Con una capacità di 60.000 persone, invece, Al Bayt sarà la più grande delle sei sedi del Qatar 2022 già utilizzabili durante la Fifa Arab CupSi prevedono 32 partite giocate in 19 giorni dal 30 novembre al 18 dicembre. Sei stadi di Qatar 2022 ospiteranno la competizione, tra cui Al Bayt Stadium e Ras Abu Aboud Stadium, che saranno entrambi inaugurati il giorno della partita di apertura. La finale della Coppa Araba si svolgerà esattamente un anno prima della finale della Coppa del Mondo, il 18 dicembre, giornata nazionale del Qatar, che è un giorno festivo. Oltre alle squadre arabe, come Iraq, Bahrain, Giordania, Libano, Palestina, Siria, Emirati Arabi Uniti, Yemen, Oman o Libano, ci saranno quelle africane, come Egitto, Algeria, Mauritania, Marocco, Sudan e Tunisia. Il Gruppo A vede i padroni di casa del Qatar sorteggiati con Iraq, Oman e Bahrain, mentre Tunisia, Emirati Arabi Uniti, Siria e Mauritania saranno nel Gruppo B. Marocco, Arabia Saudita, Giordania e Palestina saranno i protagonisti del Gruppo C, mentre Algeria ed Egitto sono nel girone D insieme a Libano e Sudan.Il premio per il vincitore del torneo ammonta a cinque milioni di dollari, al secondo spettano tre milioni di dollari, mentre il resto dei 25 milioni di euro a disposizione sarà distribuito alle altre federazioni calcistiche arabe.Tutti i possessori di biglietti per il torneo dovranno essere completamente vaccinati contro il Covid 19 ha ricordato nelle scorse settimane la Fifa. Avranno bisogno anche una tessera elettronica di riconoscimento. E' un modello che sarà replicato anche durante la Coppa del Mondo del prossimo anno. Il primo ministro del Qatar, lo sceicco Khalid bin Khalifa bin Abdulaziz Al Thani, sta cercando di garantire un milione di dosi di vaccino per i tifosi ai Mondiali del 2022, secondo quanto riportato da Inside World Football .«Alla luce della pandemia di COVID-19 e come è avvenuto per la Coppa del Mondo per club Fifa 2020 e le qualificazioni della Arab Qatar 2021 tenutesi nel giugno 2021, il paese ospitante fornirà le garanzie necessarie per proteggere la salute e la sicurezza di tutti. coinvolti nella competizione", si legge in un comunicato della Fifa. «I partecipanti dovranno seguire le indicazioni di viaggio delle autorità del Qatar e le indicazioni del Ministero della salute pubblica.
Ansa
L’Italia ha festeggiato l’arrivo del nuovo anno dovendo fare i conti con la violenza e l’arroganza dei maranza, ovvero le baby gang di seconda generazione, prevalentemente formate da nordafricani e mediorientali, che da tempo seminano il terrore, in particolare nelle grandi città. Chi ha trascorso il Capodanno a Roma, vicino al Colosseo, ha vissuto attimi di paura. Stesso film all’ombra della Madonnina e disordini anche a Torino.
A Roma, migliaia di persone si erano radunate ai Fori imperiali con l’intenzione di brindare al 2026 in uno dei luoghi più suggestivi della Capitale. Ma così non è stato perché, come documentano alcuni dei presenti sui social, gruppi di stranieri hanno interrotto il clima di festa creando tensione. La situazione è diventata sempre più incandescente nella zona del ponte degli Annibaldi, da tempo preso di mira da bande di nordafricani spesso al centro di risse e aggressioni. A un certo punto hanno iniziato a lanciare petardi e bottiglie contro i passanti. La situazione è diventata caotica e pericolosa, tanto da costringere il personale medico e paramedico di un’ambulanza a scendere dal mezzo per paura che qualcuno si potesse fare male perché, come mostrano molti video, le bande di stranieri hanno lanciato petardi persino sul mezzo di soccorso. I sanitari hanno dovuto raggiungere a piedi il luogo in cui era stato richiesto l’intervento. Nella giornata di ieri, sui social hanno iniziato a girare diversi filmati che riprendono i momenti di panico vissuti a Roma a Capodanno e, in particolare, l’ambulanza bloccata dai maranza.
Ma non è stato quello l’unico episodio di violenza causato dalle gang dei nordafricani, come si evince pure dal materiale pubblicato da Welcome to favelas. Diversi nordafricani, sempre in zona Colosseo, hanno iniziato a far esplodere fuochi d’artificio ad altezza d’uomo. L’intento, secondo quanto è emerso, era proprio quello di creare disordini e provocare risse, come in realtà è avvenuto. Le forze dell’ordine sono state costrette a intervenire in più zone più volte per evitare che la situazione potesse degenerare. Infatti, alcune persone hanno reagito all’arroganza dei maranza per difendersi.
Nei pressi della nuova fermata della metropolitana, la situazione è degenerata in poco tempo fino ad arrivare a un pestaggio che ha coinvolto decine di persone che si sarebbero opposte a un tentativo di borseggio.
Non è stato un bel Capodanno nemmeno a Torino. Qui, le tensioni sono esplose nel corso di una manifestazione. Erano in 2.000, per lo più antagonisti del centro sociale Askatasuna, sgomberato il 18 dicembre scorso, a dar vita alla Street Parade. Il clima era molto caldo. La musica era a tutto volume, sparata dalle casse di un furgone, che ha aperto il corteo. La manifestazione è stata organizzata anche per chiedere di «liberare il quartiere Vanchiglia». E poi canti e balli fino all’alba davanti al campus Einaudi. Ma la situazione è degenerata tanto che quattro carabinieri sono rimasti leggermente feriti. I momenti di tensione sono stati diversi e, per fortuna, si è evitato che i disordini degenerassero così come, invece, era già accaduto in passato. Quanto accaduto a Torino ha preoccupato i cittadini e una parte della politica che ha evidenziato la gravità di tali vicende. «Mai come oggi», ha ribadito la deputata di Fdi, Augusta Montaruli, «la città di Torino deve ringraziare governo e forze dell’ordine. Da un lato si impedisce a frange violente di continuare a beneficiare di uno spazio usato negli anni per preparare le peggiori violenze, dall’altro si garantisce la sicurezza dei torinesi da manifestazioni il cui unico intento è destabilizzare, provando a continuare a tenere sotto ricatto una città facendo leva sul suo sindaco e su quelle forze politiche che lo sostengono ancora. C’è chi vorrebbe cedere, perseverando in accordi improbabili che hanno già dimostrato il totale fallimento della strategia delle concessioni a chi alza costantemente la posta con aggressioni ignobili: noi no».
Quello che è accaduto nella notte di Capodanno, ha aggiunto Montarulo, «ha solo dimostrato ancora una volta il volto violento di Askatasuna e la sua prepotenza. Solidarietà agli agenti feriti, a chi ha dovuto subire danni, a una Torino che ha dovuto subire la paura verso questi personaggi, ma che ha scelto di non chinare il capo davanti a loro e di non continuare a dargli la corsia preferenziale».
I maranza hanno fatto sentire la loro voce pure a Milano, dove non sono mancati disordini e tensioni. C’è da notare, guardando i video e le immagini diffuse sui social, che all’ombra della Madonnina il Capodanno 2026 è stato un po’ sottotono, come dimostrano le foto e i reel di una piazza Duomo, sicuramente non affollata e stracolma come in passato. Da quanto è emerso, i milanesi avrebbero preferito allontanarsi dalla città e festeggiare altrove, molto probabilmente per mettersi al sicuro da risse, aggressioni e quindi dalla violenza dei maranza.
Nella notte di Capodanno anche in piazza Duomo a Milano si è registrato qualche momento di tensione, in alcuni casi causato forse dalle misure di sicurezza che hanno limitato il numero degli ingressi e tenuto alta l’allerta sulle baby gang.
Botti, ci scappa il morto (e 283 feriti)
Il bilancio dei festeggiamenti per il Capodanno 2026 racconta una storia che si ripete, con variazioni minime, ogni volta. Nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio, l’uso di botti e fuochi d’artificio ha provocato un morto e 283 feriti in tutta Italia, 54 dei quali ricoverati. I dati arrivano dal dipartimento della Pubblica sicurezza del Viminale. I numeri risultano in lieve calo rispetto al Capodanno precedente, quando i feriti erano stati 309.
La vittima è un uomo di 63 anni, di nazionalità moldava, deceduto ad Acilia (Roma), nei pressi di un parco pubblico. Il corpo è stato trovato dai carabinieri: l’uomo è morto per una grave emorragia provocata dall’esplosione di un petardo che stava maneggiando. Durante la stessa notte, si sono registrati anche 12 ferimenti da colpi d’arma da fuoco, un dato che contribuisce a rendere più pesante il bilancio complessivo.
Tra i 283 feriti, 245 hanno riportato prognosi pari o inferiori a 40 giorni, mentre 50 sono i feriti gravi, con prognosi superiori ai 40 giorni. Si contano inoltre 68 minori feriti, contro i 90 dell’anno scorso. In molti casi si tratta di lesioni devastanti: amputazioni di dita o mani, ustioni profonde, danni permanenti agli arti superiori. Ferite che i medici dei pronto soccorso definiscono ormai tipiche della notte di Capodanno.
Tra gli episodi più gravi figura quanto avvenuto a Milano, dove due ragazzi di 12 anni sono rimasti gravemente feriti nella tarda mattinata del primo gennaio, in via Alfonso Gatto. Uno dei due ha perso una mano dopo l’esplosione di un botto ed è stato ricoverato in codice rosso all’ospedale Niguarda. L’altro, con ferite al torace e alle gambe, è stato trasferito in codice giallo al San Raffaele. Nessuno dei due è in pericolo di vita, ma l’episodio riporta al centro il tema dell’accesso dei minori al materiale pirotecnico proibito.
A Roma, oltre al decesso del cittadino moldavo, un trentatreenne italiano è ricoverato in prognosi riservata al policlinico Umberto I dopo aver riportato l’amputazione dell’orecchio destro e gravi lesioni al volto e all’occhio. Un bambino di 11 anni è stato invece trasportato all’ospedale Grassi di Ostia per una lesione all’orecchio, giudicata guaribile in 20 giorni.
Numerosi i casi gravi anche nel resto d’Italia. A Vercelli un uomo di 43 anni è in pericolo di vita dopo l’amputazione di una mano e gravi traumi al torace e all’addome. A Foggia è ricoverato in prognosi riservata un diciassettenne romeno, trasportato in elisoccorso dopo aver perso una mano. A Brescia un quattordicenne egiziano ha subito l’amputazione di due dita ed è in prognosi riservata, mentre a Taranto un tredicenne è rimasto gravemente ferito dopo aver raccolto un petardo inesploso.
A Napoli, dove si contano 57 feriti tra città e provincia, si è verificato anche un episodio emblematico. Un ventiquattrenne romano, come riportato da Adnkronos, ha perso tre dita per l’esplosione di un petardo. Dopo essere stato medicato all’ospedale Pellegrini ed essere stato dimesso, è tornato in strada e, nel corso della stessa notte, ha acceso un altro fuoco pirotecnico, rimanendo nuovamente ferito al volto e a un occhio. I sanitari hanno dovuto soccorrerlo una seconda volta a poche ore di distanza.
In tutta Italia le chiamate ai numeri di emergenza sono state oltre 770, molte concentrate proprio nel capoluogo campano, per incendi, esplosioni, soccorsi a persone ferite e danni a edifici, con un impegno straordinario di vigili del fuoco, sanitari e forze dell’ordine.
Secondo le autorità sanitarie, la maggior parte delle lesioni è riconducibile all’uso improprio di fuochi acquistati illegalmente o alla manipolazione di ordigni artigianali. Nonostante le campagne di prevenzione e i divieti comunali, il fenomeno continua a riproporsi con dinamiche pressoché identiche. Dal Viminale si sottolinea che il calo rispetto al 2025 non è sufficiente a ridimensionare un problema che resta strutturale.
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Carlo Calenda (Ansa)
Veniamo ai fatti: il 30 dicembre Calenda, ospite del podcast di Ivan Grieco, sgancia la bomba, descrivendo i contatti tra il suo staff e quello di Formigli per un’ospitata in trasmissione: «Gli autori di Formigli», racconta Calenda, «dicono ai miei: “Ma ci garantisce che attacca Giorgia Meloni sulla legge di bilancio?”. E loro gli rispondono: “Ti garantiamo che dice ciò che pensa sulla legge di bilancio”. Quindi la risposta: “No, allora non viene sulla legge di bilancio, ma viene a fare un confronto con Jeffrey Sachs”. A me non è mai capitato in una trasmissione televisiva che mi dicessero: prima mi deve garantire che attaccherà la Meloni. Non è mica normale, non è una cosa democratica».
A stretto giro arriva la risposta di Formigli: «Mentire per un politico ed ex ministro è una cosa seria», scrive sui social il giornalista, «altrove ci si dimette. E con questo credo che sul senatore Calenda sia tutto. La prossima volta, se accetterà di rinunciare all’immunità, ci vediamo in tribunale». Poi Formigli fornisce la sua versione dell’accaduto: «Sostiene il senatore che “i miei autori” prima di una puntata gli abbiano detto “ci deve garantire che attaccherà Meloni” e che la partecipazione alla parte di puntata sulla manovra economica sia saltata perché lui non avrebbe dato disponibilità ad attaccare il presidente del consiglio. Questa affermazione è falsa e diffamatoria. Gli autori di un programma», aggiunge Formigli, «quando sentono un ospite prima della puntata, chiedono a lui o, come nel caso di Calenda, al suo portavoce, che posizione abbia sui temi da dibattere al fine di comporre un parterre equilibrato e dialettico. Nel caso di specie essendo stato invitato Italo Bocchino, sostenitore della manovra, gli autori si sono sincerati su quale fosse l’opinione in merito di Calenda per evitare posizioni troppo sovrapponibili. Si tratta del normale lavoro di qualunque autore televisivo, mestiere le cui regole Calenda evidentemente ignora o finge di ignorare. Non è però consentito al senatore mentire spudoratamente per farsi pubblicità: la sua presenza al talk sulla manovra, dopo vari scambi di messaggi tra i miei autori e il suo portavoce, è stata confermata alle 10.33 di giovedì mattina».
E quindi? «Successivamente», ricostruisce ancora Formigli, «è però avvenuto un imprevisto: Monica Maggioni, invitata per un confronto col professor Jeffrey Sachs, è stata costretta a cancellare la sua presenza per ragioni strettamente personali. A quel punto, essendo rimasto Sachs senza interlocutore, abbiamo chiesto se fosse disponibile a spostarsi dal blocco sulla manovra a quello con Sachs per dibattere con lui di Ucraina e situazione internazionale. Il senatore ha accettato di buon grado. Ultima nota: il senatore Calenda sa benissimo di essere stato spostato con Sachs per via del forfait di Maggioni, eppure», conclude il conduttore de La7, «sostiene pubblicamente che la ragione siano le sue posizioni non abbastanza anti meloniane sulla manovra».
Calenda non ci sta e controreplica: «Nel disperato tentativo di buttare la palla in calcio d’angolo», scrive su X, «parli d’altro Corrado. Confermo parola per parola quando ho detto. Rinuncio volentieri all’immunità parlamentare e ci vediamo in tribunale».
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