Tutti gli anni, da tanti anni, il 25 aprile diventa un momento che contraddice la sua origine: nasce come la riconquista dell’unità nazionale accanto ai valori della libertà e della democrazia ma, purtroppo, si sviluppa come momento di divisione tra chi ritiene di essere l’intestatario unico di questa memoria e che ritiene gli altri, in qualche modo, co-partecipanti di serie B. È la storia della parte comunista nei confronti di tutte le altre parti (cattolica, azionista, socialista e liberale).
Se questo è stato vero da tanti anni, con tutta onestà, quest’anno mi aspetto il peggio e questo peggio lo esprimo in tre domande fondamentali a cui proverò a rispondere. La prima. Ci sarà posto a sufficienza per il ricordo del contributo angloamericano alla liberazione o, come al solito, si dirà che quella liberazione avvenne, se non esclusivamente, primariamente per le forze partigiane in campo, magari ricordando solo quelle della componente comunista? È stato ricordato da Marcello Veneziani, in un articolo sui veri liberatori dell’Italia, che nei 22 mesi della campagna d’Italia gli americani persero ben 200.000 uomini tra morti, dispersi e feriti. Le forze messe in campo da Churchill ne persero circa 45.000, con oltre 100.000 feriti tra britannici e appartenenti al Commonwealth. I partigiani caduti, secondo l’Anpi (Associazione nazionale dei partigiani), furono 6.882.
È pur vero che le vite umane non si contano ma si pesano e che ogni vita umana ha un peso inestimabile, ma non si può neanche continuare a non riconoscere in modo degno il sacrificio di 350.000 esseri umani che hanno dato la loro vita solo per la libertà di un altro Paese e di un intero continente che rischiava - ricordiamolo bene - di rimanere a lungo sotto il dominio nazifascista. Questa campagna voluta da Churchill e il conseguente contributo angloamericano alla liberazione dell’Italia prese il via con lo sbarco in Sicilia il 10 luglio 1943 e furono ben 180.000 i soldati Alleati che misero piede, per liberarci, sul nostro territorio nazionale. Tanto per chiarire le idee lo sbarco in Normandia vide sbarcare 156.000 soldati. Sarebbe bene affiggere dei manifesti con questi numeri lungo tutti i percorsi o le piazze nelle quali si svolgeranno le manifestazioni del 25 aprile perché certamente - al contrario - si bruceranno le bandiere americane contro Donald Trump, come se criticare l’attuale presidenza degli Stati Uniti possa, in qualche modo, autorizzare la dispersione e financo l’oltraggio della memoria che quel Paese giocò più di ogni altra componente in ciò che andremo a celebrare sabato. Questi traditori della storia, molti a viso scoperto e senza vergogna e altri, magari con il passamontagna o il casco per non farsi riconoscere (comportamento da infami), oltre a dimostrare un’ignoranza dei fatti dimostrano anche l’ignoranza del senso che hanno le celebrazioni di eventi che hanno contribuito alla storia e al suo progresso. Non so se in quelle manifestazioni ci saranno parole di riconoscenza verso il popolo statunitense. Temo di no. E comunque preferisco che non le dicano piuttosto che, come fanno in modo riprovevole da anni, da decenni, parlino, giustamente, del contributo della resistenza partigiana e a mezza bocca, senza convinzione, senza entusiasmo, e forse di malavoglia, sussurrano qualcosa sulla partecipazione angloamericana alla liberazione stessa. La seconda domanda che ci poniamo è: dovremo assistere anche quest’anno ai fischi e agli insulti nei confronti della Brigata ebraica che dette alla liberazione un contributo importante? Si formò nel settembre del 1944 come corpo militare dell’esercito britannico, combatté nelle ultime fasi della campagna d’Italia e fu sciolta nel 1946. Durante l’operazione in Italia, tra il 3 marzo e il 25 aprile del 1945, la Brigata ebraica subì 30 morti ed ebbe 70 feriti. La Brigata non si distinse solo per il contributo a fianco degli angloamericani per la liberazione del Paese dal nazifascismo ma si distinse anche nell’opera di assistenza della massa di profughi che dall’Europa centrale si dirigevano o semplicemente transitavano dall’Italia. Aiutarono anche gli ebrei sfollati, ad esempio, a Judenberg, un sottocampo nel campo di concentramento di Mauthausen. Il 3 ottobre del 2018, per volere del presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, dopo il voto unanime del Parlamento, la Brigata ebraica è stata insignita della Medaglia d’oro al valor militare per il suo contributo durante la Resistenza italiana. Chissà se anche quest’anno questa massa di straccioni, volgari, ignoranti della storia, ma soprattutto ignoranti di umanità, fischieranno ancora il passaggio della Brigata ebraica non pensando a ciò che fece - una celebrazione e una lode, una esaltazione e financo una glorificazione di un atto, di un evento e di coloro che lo hanno compiuto - ma spregiando, denigrando, vilipendendo e sprezzando ciò che fece, bruciando le bandiere d’Israele e confondendo il capo del governo d’Israele Netanyahu con la storia del popolo ebraico e nella dimenticanza dei sei milioni di morti a causa della furia nazifascista.
Ci sarà spazio, infine, per una dimostrazione di unità che il popolo italiano si merita o finirà tutto facendo volare gli stracci in una giornata dove, più che gli stracci, ci vorrebbero semmai degli arazzi che festeggino la libertà, la democrazia, il contributo partigiano, il contributo angloamericano (superiore a tutti gli altri) e il contributo della Brigata ebraica.
Anche qui, in questo caso, non ho alcuna fiducia. Non vorrei erigermi a profeta ma, considerando le discussioni in corso ed avendo toccato con mano il livello di confusione nel non saper separare i popoli e gli Stati dai governi di turno, purtroppo, assisteremo in questo caso ad una manifestazione non di unità nazionale ma di disunità.
Questo è offensivo per la generazione, ormai quasi completamente scomparsa, che ha vissuto quella storia, è offensivo nei confronti del popolo ebraico, è offensivo della memoria dei giovani soldati inglesi e americani che hanno dato le loro giovani vite per la nostra liberazione, è offensivo della dignità della stessa nazione italiana ed è infine offensivo della nostra Repubblica. È un ammasso di offese che non può che offenderci e rattristarci ma, comunque, nelle singole coscienze ci conforti il fatto che potremo vivere quella memoria nel nostro intimo, tributandole il valore che si deve e non adeguandosi a quel probabile schifo che accadrà in piazza.
Saremmo felicissimi se alla sera di sabato prossimo 25 aprile fossimo sbugiardati per la compostezza delle piazze e per delle manifestazioni equilibrate e fedeli alla storia. Ci credo francamente poco.