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2020-09-30
Scandalo Becciu, l’inchiesta si allarga. E la famiglia molla l’avvocato palestrato
Un costumino adamitico si abbatte sull'inchiesta del Vaticano e sulle dimissioni del cardinale Angelo Becciu, ex sostituto alla segreteria di Stato nonché ex prefetto della Congregazione delle cause dei Santi. Dopo che lunedì la famiglia del porporato dimissionario aveva annunciato denunce contro la giustizia vaticana e persino contro il settimanale L'Espresso, ieri a fare notizia sono state invece le foto in costume da bagno dell'avvocato Ivano Iai, legale fino a 24 ore fa della famiglia di Pattada, travolta dalle indagini dei promotori di giustizia Alessandro Diddi e Gian Piero Milano.
Galeotte sono state le foto sui social network di questo dottore di ricerca in procedura penale nato a Nule, in provincia di Sassari, nel 1972. Gli è stato revocato l'incarico. In una nota, proprio Iai ha spiegato la fine del mandato. «Con molto dolore», si legge, «comunico di aver rinunciato al mandato conferitomi dalla famiglia Becciu , che mi ha onorato della sua fiducia e del suo affetto non comuni». Il legale aggiunge: «Mi rattrista aver dovuto essere causa di ulteriore afflizione, che si aggiunge ai patimenti ingiusti subiti in questi giorni da Sua Eminenza il cardinal Becciu e dai suoi familiari - esempi di onestà e correttezza non comuni - e degni di avere accanto la migliore difesa in una vicenda tanto complessa». Prima del comunicato, Iai aveva già spiegato ai giornalisti che gli scatti erano stati pubblicati forse con troppa leggerezza. E pensare che la giornata non sembrava neanche delle peggiori per la famiglia del cardinale dimissionario, in particolare dopo gli articoli delle scorse settimane. In mattinata ai Becciu era arrivata anche solidarietà del vescovo di Ozieri, Corrado Melis: «Tutti noi che conosciamo il cardinale Becciu ci auguriamo presto che gli venga data la possibilità di difendersi e provare l'inconsistenza e assurdità delle accuse. Allo stesso tempo non ho dubbi della rettitudine e lealtà di papa Francesco, che opera per il bene che cresce silenziosamente nella Chiesa».
Ma è sempre di ieri la notizia che anche la Procura di Roma ha aperto un fascicolo su finanzieri e funzionari già sotto indagine in Vaticano. L'inchiesta nasce dalla rogatoria vaticana per l'investimento immobiliare nel centro di Londra, nel quartiere di Chelsea e costato centinaia di milioni di sterline alla Santa Sede. L'indagine è in mano a Maria Teresa Gerace e punta proprio sulle operazioni della segreteria di Stato tra il 2011 e il 2018, sia gli investimenti in Athena sia gli affari con l'uomo d'affari angolano Antonio Mosquito.
Sta di fatto che adesso la famiglia di Pattada dovrà trovare un nuovo avvocato. Non sarà facile, dal momento che anche un principe del foro come Franco Coppi è già impegnato come consulente nella supervisione della difesa del finanziere Raffaele Mincione. E soprattutto bisognerà trovare un legale che decida di attaccare il Vaticano. Ma dal momento che oltre all'ex prefetto nelle inchieste vengono citati anche i fratelli Mario e Tonino, tra soldi alle cooperative e ora si dovrà presto impostare di nuovo la linea di difesa. Sino a due giorni fa, l'avvocato in costume da bagno, aveva spiegato di aver fatto partire «due denunce per violazione delle disposizioni penali in materia di calunnia e diffamazione aggravata e di divieto di rivelazione di segreti d'ufficio e d'indagine». Ma ora si ritorna al punto di partenza. Ieri pomeriggio è stato Dagospia a pubblicare per prima gli scatti, «gallery hot», «dell'avvocato palestrato», istantanee che hanno subito fatto il giro delle stanze vaticane scatenando ilarità e frasi di ogni tipo.
Iai è molto assiduo su Twitter, Instagram e Facebook. Pubblica foto di viaggi, interagisce spesso, snocciola frasi in latino e soprattutto non disdegna di pubblicare foto del suo fisico in spiaggia. Lo fa almeno dal 2012, come si può vedere facendo una piccola ricerca su Internet. Nessuno gli ha mai contestato nulla. In particolare sul lavoro, dove è ritenuto uno dei massimi esperti di diritto penale. È anche docente di procedura penale presso la scuola superiore di magistratura dal 2013. Maturità classica nel 1991 al «Duca degli Abruzzi» di Ozieri, con il massimo dei voti, poi laurea in giurisprudenza con 110 e lode alla Luiss di Roma, con un professore come Giovanni Conso, sono solo alcuni dei punti forti di un curriculum lungo ben 23 pagine. È stato consulente presso lo studio Andersen Legal di Roma dal 1998 al 2002, poi in Ernst & Young dal luglio 2002 al febbraio 2004. Associato nello studio legale Mereu di Sassari dal marzo 2004 al luglio 2007, ora è partner dello studio legale Pisanu-Iai di Sassari. Ha avuto anche incarichi istituzionali.
Il 4 ottobre 2019, quando Dagospia scriveva che papa Francesco stava per ordinare a Becciu di non lasciare la città del Vaticano per le inchieste sulle operazioni sospette, Iai twittava a difesa del cardinale: «Buon viaggio, Eminenza, la sua integrità morale è indiscutibile». Due tweet prima invece l'avvocato sardo pubblicava le sue foto al mare, intento a giocare con l'acqua. Tra i commenti ce n'è ancora uno abbastanza esplicito: «Sexy speedo».
Per i quattro immobili di lusso sono stati sborsati 100 milioni
Non c'è solo l'affare di Sloane Avenue a turbare la pace degli indagati in Vaticano. Ieri il Financial Times ha rivelato che l'ex prefetto della Congregazione delle cause dei santi avrebbe investito 100 milioni di sterline in immobili di lusso a Londra. I quattro palazzi di cui La Verità ha scritto la scorsa settimana, raccontando le stratosferiche commissioni di gestione che si portavano dietro. È sempre più chiaro che nelle mani dei promotori di giustizia non ci sarebbe solo l'indagine sui 385 milioni investiti nel palazzo di Sloane Avenue nel quartiere di Chelsea. Ora se ne è accorto anche il quotidiano londinese che scrive di aver contattato il cardinale Angelo Becciu, ma di non aver ricevuto risposte in merito.
Secondo il quotidiano economico, che precisa il ruolo di sostituto della segreteria di Stato, nelle disposizioni di Becciu ci sarebbe stato «un portafoglio di appartamenti di altissimo livello a Cadogan square e dintorni, a Knight sbridge, uno degli indirizzi residenziali più costosi di Londra». «I nuovi documenti, che non configurerebbero alcun illecito», aggiunge, «gettano ulteriore luce sulle attività finanziarie della segreteria di Stato». Nello specifico, i documenti dimostrerebbero che il cardinale Becciu avrebbe supervisionato l'acquisto di tre appartamenti in 7-9 Cadogan Square per un totale di 19,25 milioni di sterline e la spesa di 1,25 milioni di sterline per le ristrutturazioni. Tra queste ci sarebbero stati anche 39.000 sterline per i camini, 52.000 per i pavimenti e 7.000 sulla carta da parati. Il Segretariato ha inoltre acquistato appartamenti situati tra Hans Place e Pavilion Road. Le acquisizioni sono state pari a 95,75 milioni di sterline. Quel totale è stato in parte finanziato con mutui dall'ormai defunta banca svizzera Bsi e Rothschild, secondo i dettagli dei contratti di prestito rivelati dal Financial Times. ll piano di sviluppo è stato gestito da una società britannica chiamata Sloane & Cadogan, con l'obiettivo di vendere gli appartamenti ristrutturati e trarne profitto. Le proprietà sono state acquistate dalla segreteria di Stato attraverso quattro società costituite nel Jersey chiamate Charybdis, Princeps, Civitas e Valerina. I dirigenti di Sloane & Cadogan si sarebbero anche lamentati con i due funzionari vaticani, Alberto Perlasca e Fabrizio Tirabassi, indagati e sospesi, spiegando che Valeur, una società svizzera, aveva «poca o nessuna esperienza nel mercato immobiliare del Regno Unito... Non è quindi chiaro come avrebbero potuto valorizzare gli immobili». I dirigenti di Sloane & Cadogan alla fine hanno rifiutato la richiesta di Perlasca e Tirabassi che volevano inserire Valeur nel progetto e l'affare non è andato in porto. È da notare, come ha già avuto modo di scrivere la Verità, che nelle missiva inviata da Roma (mail a firma di Tirabassi) compaiono di nuovo i nomi di Enrico Crasso, ex Credit suisse, e di un altro manager che all'epoca dei fatti lavorava per la medesima banca svizzera. Va aggiunto, come ha scritto ieri il Corriere della Sera, che tutte le ipotesi investigative portano a scenari corruttivi e fondi esteri in paradisi fiscali. Il quotidiano di Via Solferino ipotizza che Santo Domingo possa essere una delle basi utilizzate per occultare fondi non leciti. È con questo background che l'ex cardinale deve affrontare l'arrivo di George Pell domani a Roma. Pell sarebbe atteso a Santa Marta da papa Francesco per rivelare le informazioni che erano in suo possesso, quando sedeva sulla poltona di prefetto per l'Economia, proprio in merito a quegli investimenti fatti dalla segreteria di Stato, in particolare da Becciu. E anche il cardinale italiano ha confermato i «contrasti professionali» e i veri e propri «interrogatori» ai quali era sottoposto dal porporato che era stato chiamato dall'Australia per mettere ordine nelle finanze.
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Dopo le denunce ai pm vaticani, i parenti dell'ex cardinale licenziano Ivano Iai, protagonista di scatti social imbarazzanti.Altre notizie sul nuovo caso dei palazzi londinesi della Santa Sede svelato dalla Verità.Lo speciale contiene due articoli.Un costumino adamitico si abbatte sull'inchiesta del Vaticano e sulle dimissioni del cardinale Angelo Becciu, ex sostituto alla segreteria di Stato nonché ex prefetto della Congregazione delle cause dei Santi. Dopo che lunedì la famiglia del porporato dimissionario aveva annunciato denunce contro la giustizia vaticana e persino contro il settimanale L'Espresso, ieri a fare notizia sono state invece le foto in costume da bagno dell'avvocato Ivano Iai, legale fino a 24 ore fa della famiglia di Pattada, travolta dalle indagini dei promotori di giustizia Alessandro Diddi e Gian Piero Milano. Galeotte sono state le foto sui social network di questo dottore di ricerca in procedura penale nato a Nule, in provincia di Sassari, nel 1972. Gli è stato revocato l'incarico. In una nota, proprio Iai ha spiegato la fine del mandato. «Con molto dolore», si legge, «comunico di aver rinunciato al mandato conferitomi dalla famiglia Becciu , che mi ha onorato della sua fiducia e del suo affetto non comuni». Il legale aggiunge: «Mi rattrista aver dovuto essere causa di ulteriore afflizione, che si aggiunge ai patimenti ingiusti subiti in questi giorni da Sua Eminenza il cardinal Becciu e dai suoi familiari - esempi di onestà e correttezza non comuni - e degni di avere accanto la migliore difesa in una vicenda tanto complessa». Prima del comunicato, Iai aveva già spiegato ai giornalisti che gli scatti erano stati pubblicati forse con troppa leggerezza. E pensare che la giornata non sembrava neanche delle peggiori per la famiglia del cardinale dimissionario, in particolare dopo gli articoli delle scorse settimane. In mattinata ai Becciu era arrivata anche solidarietà del vescovo di Ozieri, Corrado Melis: «Tutti noi che conosciamo il cardinale Becciu ci auguriamo presto che gli venga data la possibilità di difendersi e provare l'inconsistenza e assurdità delle accuse. Allo stesso tempo non ho dubbi della rettitudine e lealtà di papa Francesco, che opera per il bene che cresce silenziosamente nella Chiesa». Ma è sempre di ieri la notizia che anche la Procura di Roma ha aperto un fascicolo su finanzieri e funzionari già sotto indagine in Vaticano. L'inchiesta nasce dalla rogatoria vaticana per l'investimento immobiliare nel centro di Londra, nel quartiere di Chelsea e costato centinaia di milioni di sterline alla Santa Sede. L'indagine è in mano a Maria Teresa Gerace e punta proprio sulle operazioni della segreteria di Stato tra il 2011 e il 2018, sia gli investimenti in Athena sia gli affari con l'uomo d'affari angolano Antonio Mosquito. Sta di fatto che adesso la famiglia di Pattada dovrà trovare un nuovo avvocato. Non sarà facile, dal momento che anche un principe del foro come Franco Coppi è già impegnato come consulente nella supervisione della difesa del finanziere Raffaele Mincione. E soprattutto bisognerà trovare un legale che decida di attaccare il Vaticano. Ma dal momento che oltre all'ex prefetto nelle inchieste vengono citati anche i fratelli Mario e Tonino, tra soldi alle cooperative e ora si dovrà presto impostare di nuovo la linea di difesa. Sino a due giorni fa, l'avvocato in costume da bagno, aveva spiegato di aver fatto partire «due denunce per violazione delle disposizioni penali in materia di calunnia e diffamazione aggravata e di divieto di rivelazione di segreti d'ufficio e d'indagine». Ma ora si ritorna al punto di partenza. Ieri pomeriggio è stato Dagospia a pubblicare per prima gli scatti, «gallery hot», «dell'avvocato palestrato», istantanee che hanno subito fatto il giro delle stanze vaticane scatenando ilarità e frasi di ogni tipo. Iai è molto assiduo su Twitter, Instagram e Facebook. Pubblica foto di viaggi, interagisce spesso, snocciola frasi in latino e soprattutto non disdegna di pubblicare foto del suo fisico in spiaggia. Lo fa almeno dal 2012, come si può vedere facendo una piccola ricerca su Internet. Nessuno gli ha mai contestato nulla. In particolare sul lavoro, dove è ritenuto uno dei massimi esperti di diritto penale. È anche docente di procedura penale presso la scuola superiore di magistratura dal 2013. Maturità classica nel 1991 al «Duca degli Abruzzi» di Ozieri, con il massimo dei voti, poi laurea in giurisprudenza con 110 e lode alla Luiss di Roma, con un professore come Giovanni Conso, sono solo alcuni dei punti forti di un curriculum lungo ben 23 pagine. È stato consulente presso lo studio Andersen Legal di Roma dal 1998 al 2002, poi in Ernst & Young dal luglio 2002 al febbraio 2004. Associato nello studio legale Mereu di Sassari dal marzo 2004 al luglio 2007, ora è partner dello studio legale Pisanu-Iai di Sassari. Ha avuto anche incarichi istituzionali. Il 4 ottobre 2019, quando Dagospia scriveva che papa Francesco stava per ordinare a Becciu di non lasciare la città del Vaticano per le inchieste sulle operazioni sospette, Iai twittava a difesa del cardinale: «Buon viaggio, Eminenza, la sua integrità morale è indiscutibile». Due tweet prima invece l'avvocato sardo pubblicava le sue foto al mare, intento a giocare con l'acqua. 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È sempre più chiaro che nelle mani dei promotori di giustizia non ci sarebbe solo l'indagine sui 385 milioni investiti nel palazzo di Sloane Avenue nel quartiere di Chelsea. Ora se ne è accorto anche il quotidiano londinese che scrive di aver contattato il cardinale Angelo Becciu, ma di non aver ricevuto risposte in merito. Secondo il quotidiano economico, che precisa il ruolo di sostituto della segreteria di Stato, nelle disposizioni di Becciu ci sarebbe stato «un portafoglio di appartamenti di altissimo livello a Cadogan square e dintorni, a Knight sbridge, uno degli indirizzi residenziali più costosi di Londra». «I nuovi documenti, che non configurerebbero alcun illecito», aggiunge, «gettano ulteriore luce sulle attività finanziarie della segreteria di Stato». Nello specifico, i documenti dimostrerebbero che il cardinale Becciu avrebbe supervisionato l'acquisto di tre appartamenti in 7-9 Cadogan Square per un totale di 19,25 milioni di sterline e la spesa di 1,25 milioni di sterline per le ristrutturazioni. Tra queste ci sarebbero stati anche 39.000 sterline per i camini, 52.000 per i pavimenti e 7.000 sulla carta da parati. Il Segretariato ha inoltre acquistato appartamenti situati tra Hans Place e Pavilion Road. Le acquisizioni sono state pari a 95,75 milioni di sterline. Quel totale è stato in parte finanziato con mutui dall'ormai defunta banca svizzera Bsi e Rothschild, secondo i dettagli dei contratti di prestito rivelati dal Financial Times. ll piano di sviluppo è stato gestito da una società britannica chiamata Sloane & Cadogan, con l'obiettivo di vendere gli appartamenti ristrutturati e trarne profitto. Le proprietà sono state acquistate dalla segreteria di Stato attraverso quattro società costituite nel Jersey chiamate Charybdis, Princeps, Civitas e Valerina. I dirigenti di Sloane & Cadogan si sarebbero anche lamentati con i due funzionari vaticani, Alberto Perlasca e Fabrizio Tirabassi, indagati e sospesi, spiegando che Valeur, una società svizzera, aveva «poca o nessuna esperienza nel mercato immobiliare del Regno Unito... Non è quindi chiaro come avrebbero potuto valorizzare gli immobili». I dirigenti di Sloane & Cadogan alla fine hanno rifiutato la richiesta di Perlasca e Tirabassi che volevano inserire Valeur nel progetto e l'affare non è andato in porto. È da notare, come ha già avuto modo di scrivere la Verità, che nelle missiva inviata da Roma (mail a firma di Tirabassi) compaiono di nuovo i nomi di Enrico Crasso, ex Credit suisse, e di un altro manager che all'epoca dei fatti lavorava per la medesima banca svizzera. Va aggiunto, come ha scritto ieri il Corriere della Sera, che tutte le ipotesi investigative portano a scenari corruttivi e fondi esteri in paradisi fiscali. Il quotidiano di Via Solferino ipotizza che Santo Domingo possa essere una delle basi utilizzate per occultare fondi non leciti. È con questo background che l'ex cardinale deve affrontare l'arrivo di George Pell domani a Roma. Pell sarebbe atteso a Santa Marta da papa Francesco per rivelare le informazioni che erano in suo possesso, quando sedeva sulla poltona di prefetto per l'Economia, proprio in merito a quegli investimenti fatti dalla segreteria di Stato, in particolare da Becciu. E anche il cardinale italiano ha confermato i «contrasti professionali» e i veri e propri «interrogatori» ai quali era sottoposto dal porporato che era stato chiamato dall'Australia per mettere ordine nelle finanze.
Ansa
L’amministratore delegato di Rheinmetall, Armin Papperger, ha spiegato al quotidiano Welt am Sonntag che la Francia sta valutando un taglio drastico ai finanziamenti per il carro, la cui entrata in servizio era prevista per il 2040 e che doveva sostituire il Leopard 2 e il Leclerc. «Se hai a disposizione meno soldi», ha sospirato il manager, «non andrai più veloce. E noi siamo già molto lenti». Il Mgcs, finora, ha ricevuto solo 25 milioni. L’interoperabilità dei sistemi d’arma tra Paesi alleati? Può attendere.
Secondo quanto ha riferito venerdì l’Handelsblatt, le banderuole scioviniste dei francesi stanno compromettendo pure un altro programma: l’Eurodrone. Dassault, infatti, avrebbe chiesto un risarcimento ad Airbus perché potrà lavorare solo a una quota minoritaria del progetto, che coinvolge anche Germania, Spagna e Italia.
Se la passava meglio il concorrente italo-nipponico-britannico del Fcas, il Global combat air programme (Gcap). Il jet multiruolo stealth verrebbe costruito da Leonardo, dall’inglese Bae systems e dalla giapponese Mitsubishi. Restano sbarrate le porte ai tedeschi, i quali avevano manifestato interesse per la joint venture dopo il divorzio dai transalpini. Ma adesso sono le turbolenze politiche londinesi a tarpare le ali all’aereo del futuro: Keir Starmer ha perso il ministro della Difesa, John Healey, irritato per gli stanziamenti insufficienti al settore militare. La svolta laburista, pensata per tamponare l’emorragia di voti dirottando risorse sul welfare, potrebbe ripercuotersi sul sodalizio con Roma e Tokyo: i tempi di realizzazione del velivolo (2035) potrebbero dilatarsi.
In un contesto frammentato come quello del Vecchio continente, le liti non devono stupire. Il disimpegno americano, con la prospettiva di un allontanamento dell’egemone, ha innescato la competizione tra Stati di peso comparabile per intestarsi il primato militare, in una fase storica in cui l’hard power sta ridiventando un fattore di potenza cruciale. È l’ennesima dimostrazione che quello dell’orso russo è più un pretesto che un’emergenza: se veramente temessimo l’imminente invasione da parte delle truppe di Vladimir Putin, avremmo un autentico incentivo ad accantonare gli egoismi nazionali. Invece, ognuno va per sé: la Polonia si sta armando fino ai denti e potrebbe ereditare i rimasugli di supporto statunitense che Donald Trump, in cattivi rapporti con Berlino, sta sottraendo alla Germania; il debole governo di Friedrich Merz è riuscito a mettere da parte una cifra monstre - quasi 1.000 miliardi di euro - per rendere la Bundeswehr l’esercito convenzionale più forte d’Europa; la Francia ha meno disponibilità di cassa, ma non può sopportare che il suo dominio bellico venga minacciato; e poi c’è il caso italiano.
Giorgia Meloni sa che il consenso dei cittadini per le politiche marziali caldeggiate da Bruxelles è scarso. I recenti attriti sulla negata sospensione del Patto di stabilità hanno spinto l’esecutivo a congelare l’adesione al fondo Safe, nonostante i malumori del ministro della Difesa, Guido Crosetto. Il quale, nel frattempo, studia un piano per reclutare 40.000 soldati entro il 2033.
Per accedere ai prestiti dell’Ue (denaro che andrà restituito), i progetti devono coinvolgere almeno due Stati membri, a meno che non si tratti di appalti a tempo limitato. Ma se le collaborazioni sono così fragili, per quale motivo dovremmo infilarci in un meccanismo che ci vincolerebbe a elargizioni poco liberali dall’Europa? Magari, a beneficio di Rheinmetall, o di altri concorrenti francesi? Ieri è toccato alla Grecia firmare l’accordo, per pagare un sistema antidroni. Noi non abbiamo difficoltà a raccogliere capitali sui mercati, a tassi favorevoli. Possiamo contare su colossi come Leonardo. Nulla ci impedisce di metterci in proprio e di sceglierci i partner che preferiamo, a prescindere dalla sorveglianza della Commissione. Se il mondo è diventato pericoloso e bisogna attrezzarsi per sopravvivere, non è a Ursula che ci conviene consegnare la nostra sicurezza. Voi comprereste un’auto usata da quella donna?
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L’indagine è nata dalle querele presentate dalle donne vittime di atti sessuali, subiti in occasione della consegna dei prodotti alimentari richiesti online tramite la piattaforma per cui l’uomo lavorava.
Dagli accertamenti è emerso che, l’8 febbraio scorso, il rider, utilizzando l’account di una terza persona, ha appoggiato la bicicletta e ha consegnato a una giovane donna due casse d’acqua all’ingresso dello stabile: a quel punto ha iniziato a palpeggiarle il seno e altre parti del corpo. In un primo momento la vittima è rimasta impietrita e incapace di reagire, poi è riuscita a divincolarsi, scappando nell’androne condominiale ed entrando in ascensore. Ma l’uomo non ha desistito e ha lasciato il condominio solo dopo qualche minuto in cui la ragazza è rimasta chiusa in ascensore.
Successivamente, il 13 febbraio, il rider ha effettuato una consegna all’interno di un palazzo e, con il pretesto di richiedere alla ragazza destinataria dell’ordine una recensione sul cellulare, si è avvicinato e le ha palpeggiato il seno con entrambe le mani. Anche il 16 marzo, sempre all’ingresso di un condominio, l’uomo, impugnando la busta contenente l’ordine, ha infilato la mano sinistra sotto al sacchetto e ha palpeggiato il seno della ragazza davanti a lui. Sono in corso accertamenti relativi ad almeno altri sette episodi, del tutto simili per modalità d’azione.
Le segnalazioni arrivate in merito al rider arrestato, oltre ad essere numerose, risalgono a episodi avvenuti almeno da maggio 2025, un periodo di tempo molto lungo. Per questo, le forze dell’ordine ritengono che i comportamenti penalmente rilevanti dell’uomo appaiano abituali e, pertanto, invitano eventuali altre vittime a farsi avanti e denuciare le molestie subite.
In Toscana, invece, sta per andare a processo un tentativo di stupro ai danni di una novantenne da parte di un tunisino di 59 anni, accoltellato da un familiare sessantaduenne della vittima.
L’incredibile episodio di violenza contro l’anziana è avvenuto a Montespertoli, tranquillo Comune di 13.000 abitanti immerso nelle campagne tra Firenze e Siena.
La vicenda risale alla prima metà dello scorso anno, quando, secondo quanto ricostruito dalle indagini, il tunisino, residente a Colle Val D’Elsa, in Provincia di Siena, aveva accesso all’abitazione della pensionata, dove lavorava come operaio, intento a effettuare alcuni lavori di ristrutturazione all’immobile nel quale viveva la donna. È in quel contesto che l’uomo, stando alla ricostruzione della Procura di Firenze, avrebbe abusato della novantenne. Secondo quanto riporta il quotidiano La Nazione, che cita alcuni virgolettati degli atti d’indagine, la violenza sarebbe consistita «nell’afferrarle la testa con entrambe le mani e nell’iniziare a baciarla sull’orecchio per poi spostarsi verso la bocca», nonché «nel palpeggiarle e stringerle al contempo il seno destro» e a costringerla a subire tali atti sessuali contro la propria volontà.
Venuto a conoscenza dello stupro, il nipote dell’anziana avrebbe affrontato l’operaio tunisino e, dopo aver gridato «cosa hai fatto alla nonna?», lo avrebbe colpito due volte al torace con un coltello lungo 18 centimetri, causandogli ferite guaribili in dieci giorni.
Naturalmente la rissa tra i due non è passata inosservata nella pacifica cittadina e ha portato all’intervento delle forze dell’ordine, dando il via a una doppia indagine da parte della Procura di Firenze, sia sull’accoltellamento che sullo stupro. Nei mesi scorsi il pubblico ministero titolare del fascicolo d’indagine ha chiesto il rinvio a giudizio per entrambi. Il nordafricano è accusato di violenza sessuale ai danni della novantenne, con l’aggravante di aver commesso il fatto approfittando di circostanze di tempo, di luogo e di persona tali da ostacolare la pubblica e la privata difesa, nonché con abuso di relazioni domestiche e di prestazioni d’opera.
Al nipote della donna, invece, dalla Procura viene contestata l’accusa di lesioni personali aggravate dall’utilizzo del coltello, considerato un’arma bianca. I due si incontreranno di nuovo durante l’udienza preliminare, fissata per il prossimo 7 ottobre presso il tribunale di Firenze. E quasi certamente dovranno affrontare un processo a tratti kafkiano, che potrebbe portare alla condanna di entrambi.
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