Alla fine ha prevalso la strada che fa contenti tutti. Quella del doppio binario per il risarcimento ai risparmiatori colpiti dal crac delle due banche venete, Veneto Banca e Popolare di Vicenza, e dei quattro istituti del centro Italia: Cariferrara, CariChieti, Banca Marche e Banca Etruria.
Il concetto della norma che andrà all’interno del decreto Crescita ha voluto in primis proteggere i cittadini meno danarosi. Gli indennizzi saranno infatti automatici solo per coloro i quali hanno un reddito ai fini Irpef entro i 35.000 euro l’anno o beni mobili sotto i 100.000 euro.
Con questi due requisiti, secondo le stime fornite dall’esecutivo, si dovrebbero rimborsare il 90% dei risparmiatori, considerato che il fondo indennizzi risparmiatori ha una dotazione complessiva, fissata in finanziaria, di 1,575 miliardi di euro. Gli interessati dovrebbero ottenere il 30% del prezzo delle azioni e invece quasi integralmente (il 95%) quello delle obbligazioni.
Per gli altri ci sarà un arbitrato (i risparmiatori dovranno fare ricorso all’Arbitro per le controversie finanziarie o all’Arbitro bancario finanziario) che il governo ha assicurato sarà più veloce grazie alla tipizzazione delle violazione massive. In pratica, verranno categorizzati gli investimenti e saranno analizzati per grandi categorie e non caso per caso davanti alla commissione che sarà costituita al ministero dell’Economia.
Di fatto si tratta di un modo per offrire una soluzione più veloce rispetto a dover analizzare le potenziali richieste di tutte le 500.000 famiglie che hanno avuto problemi con gli istituti bancari che negli ultimi anni sono finiti a gambe all’aria.
Proprio sul tema dell’arbitrato, il vicepremier Luigi DI Maio ieri aveva mostrato il suo dissenso. «Quei cittadini chiedono di essere indennizzati, se vengono portati davanti a un arbitrato ci vorranno mesi e mesi per farli indennizzare, io non voglio portarli davanti a un arbitrato», ha detto Di Maio precisando che «l’incontro con i truffati dalle banche si basa sul concetto che tutto quello che si fa per i cittadini truffati deve avere il loro assenso. L’unica linea che può passare è quella dei cittadini truffati, altrimenti è inutile che facciamo i rimborsi».
Sulla stessa linea di pensiero anche il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni che ieri ha ricordato come «anche le lavoratrici e i lavoratori delle banche sono stati vittime degli scandali bancari degli ultimi anni. La vendita delle azioni e delle obbligazioni di alcune banche era imposta dalle direzioni generali: quei prodotti non solo sono stati offerti a tutte le categorie di clientela, ma sono stati acquistati direttamente anche dagli stessi bancari. Ciò dimostra la totale buona fede dei dipendenti delle banche», ha concluso.
Ad ogni modo, questa è la soluzione – in linea con le richieste della Ue – proposta ieri a Palazzo Chigi alle associazioni di risparmiatori a seguito dell’incontro che si è tenuto in mattinata con il premier Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia Giovanni Tria.
Su 19 associazioni presenti ieri, 17 hanno accolto con favore la proposta dell’esecutivo con un doppio binario per i rimborsi. A questo punto, oggi il Consiglio dei ministri dovrà esaminare e votare le modifiche che molto probabilmente verranno inserite nel dl Crescita approvato «salvo intese» la scorsa settimana.
Non tutte le associazioni presenti, dunque, hanno mostrato approvazione. Chi non si è mostrato d’accordo con la strada scelta dall’esecutivo sperava di fatto in un rimborso integrale per tutti i risparmiatori, speculatori o meno, più o meno abbienti.
Il Codacons, ad esempio, presente ieri all’incontro a Palazzo Chigi, ha espresso alcune perplessità, criticando «alcuni paletti che giudichiamo un forte ostacolo a danno dei risparmiatori. In particolare bocciamo sia il limite del 30% di indennizzo per gli azionisti e del 95% per gli obbligazionisti, perché a nostro avviso il rimborso deve essere integrale».
Dello stesso avviso anche Elena Bertorelli, presidente dell’associazione Casa del consumatore: «Noi vorremmo il rimborso per il 100% dei risparmiatori perché parliamo di denaro che deve tornare ai legittimi proprietari che sono i risparmiatori azzerati».
In realtà, critiche di poche associazioni a parte, la strada scelta dall’esecutivo è quella che farà contento il maggior numero di persone. Non solo i risparmiatori, ben il 90% del totale, ma anche – non meno importante per il governo – le istituzioni di Bruxelles.
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