Il vicepremier e segretario della Lega ha voluto omaggiare dal palco della manifestazione dei Patriots di Milano la memoria di Giacomo Bongiorni, ucciso l'11 aprile a Massa da un branco di giovanissimi rom.
Il vicepremier e segretario della Lega ha voluto omaggiare dal palco della manifestazione dei Patriots di Milano la memoria di Giacomo Bongiorni, ucciso l'11 aprile a Massa da un branco di giovanissimi rom.
Famiglia Trevallion (Ansa)
Dubbi dell’avvocato sui test psicologici. Salvini: «Novità dall’ispezione del ministero».
«Ho visto tre bambini fortemente sofferenti. In loro non c’è più nulla della solarità che ricordavo, ho faticato a riconoscerli». L’avvocato Danila Solinas, rappresentante legale della famiglia Trevallion, fatica a descrivere la tristezza, la rigidità dei fratellini da mesi tenuti lontani da casa.
Ieri sono stati sottoposti a test psicologici da parte di Valentina Garrapetta, assistente della consulente tecnica d’ufficio Simona Ceccoli, per valutare lo sviluppo cognitivo e psico-affettivo, «le figure di riferimento riconosciute dagli stessi minori e i modelli di identificazione sviluppati».
Strappati dalla famiglia lo scorso 20 novembre, dal 6 marzo privati pure della presenza della madre nella casa famiglia di Vasto, possiamo immaginare quale quadro di sofferenza avranno offerto, per di più in un luogo «non neutro» qual è la struttura dove sono confinati. L’avvocato Solinas non era presente all’incontro, dal quale erano esclusi pure i genitori, ma ha potuto vedere i bambini prima e dopo i test. «Non mi sono mai permessa di esprimere un commento su minori, ma oggi dico con grande onestà che credo che portino addosso i segni dell’istituzionalizzazione e dell’allontanamento della madre», dichiara molto preoccupata alla Verità.
«Esprimo molte perplessità sulla perizia e sulla sua qualità nella componente “testologica”, ovviamente dettaglieremo tutto questo nelle sedi opportune», afferma lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente della famiglia assieme alla psicologa e psicoterapeuta Martina Aiello. Il professore non può sbilanciarsi prima di aver letto la relazione della psichiatra Ceccoli, la cui bozza sarà depositata alla fine d’aprile. Poi ci saranno i tempi per le osservazioni dei consulenti di parte e le relative risposte da parte della Ctu, infine verrà depositata la relazione definitiva. Un’attesa lunghissima, mentre i bimbi stanno sempre peggio.
Ceccoli deve fornire i risultati dell’indagine condotta sui genitori e i bimbi del bosco, con le valutazioni finali sulle caratteristiche psichiche di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham quanto a capacità e responsabilità genitoriale, indicando in caso di parere favorevole «il percorso educativo che i genitori dovranno allo scopo intraprendere», secondo quanto richiesto dal Tribunale dell’Aquila.
Sull’atteggiamento apertamente ostile dei servizi sociali nei confronti della mamma dei bambini, Cantelmi aggiunge: «Purtroppo debbo registrare lo sconforto di Catherine, alla quale continuano ad essere attribuite intenzioni che non ha. L’accusa di utilizzare in modo strumentale i propri figli, addirittura a fini commerciali, oltre che essere un’opinione di nessun rilievo tecnico, non può che essere vissuta come un insulto e dimostra poca conoscenza della sua personalità. Oggi Catherine paga il prezzo di una ostilità da parte del sistema».
Il 21 aprile, la Corte d’appello si esprimerà sul reclamo presentato dalla famiglia contro l’ordinanza di allontanamento della mamma, dello scorso 6 marzo, e per il ricongiungimento del nucleo familiare. «Ad oggi tutti i problemi che erano posti nel primo provvedimento del tribunale sono risolti in modo documentale, dalla casa alla scolarizzazione», sottolinea Solinas. La sospensione genitoriale non ha più motivazioni, se mai avesse avuto un fondamento.
Intanto, dovrebbero essere concluse le ispezioni avviate dal ministero della Giustizia e a breve ci potrebbero essere importanti «novità», come ha anticipato il vicepremier Matteo Salvini ospite di Milo Infante a Ore 14 sera.
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Dal palco del Remigration Summit a Milano, il leader del PVV olandese Geert Wilders ha costruito il suo intervento attorno alla figura di Oriana Fallaci, evocata come voce “profetica” sul tema dell’immigrazione e dell’identità europea.
Secondo Wilders, la scrittrice italiana aveva già previsto, oltre venticinque anni fa, le trasformazioni che oggi — a suo dire — sarebbero sotto gli occhi di tutti. Citando il suo libro La rabbia e l'orgoglio, ha rilanciato il messaggio attribuito alla Fallaci: «Svegliatevi, gente».
Nel discorso, il leader olandese ha legato immigrazione, islamismo e crisi dell’Europa, parlando di una «migrazione di massa» che avrebbe cambiato profondamente le città europee. Tra gli esempi citati anche Milano, descritta come simbolo di un mutamento segnato — nella sua ricostruzione — da insicurezza e perdita di identità.
Uno dei passaggi più duri è stato rivolto agli immigrati irregolari: «Vi manderemo via, dovete andarvene», ha affermato, delineando una posizione fortemente restrittiva.
Nel finale, Wilders ha affiancato alla figura della Fallaci anche quella di Giovanni Paolo II, citando il celebre «Non abbiate paura», per rafforzare il tono identitario e simbolico del suo intervento.
Il senso complessivo del discorso è stato chiaro: per Wilders, la questione migratoria rappresenta una sfida centrale per il futuro e per la stessa identità dell’Europa.
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2026-04-18
Musk: reddito universale alto per aiutare i disoccupati dell'intelligenza artificiale
Elon Musk (Getty Images)
Per chi rimarrà senza lavoro a causa del combinato di software e robotica Musk torna a proporre assegni statali: «La produttività sarà altissima e senza inflazione». Similitudini e differenze (tante) col sussidio M5s.
Ma Elon Musk è Beppe Grillo? Con un post a seguito di un’intervista video, ieri il genio e padrone di X ha sintetizzato una sua visione del futuro non inedita, ma ribadita in modo molto chiaro: «Un ALTO REDDITO universale (maiuscole nel testo, ndr) tramite assegni erogati dal governo federale è il modo migliore per gestire la disoccupazione causa dall’Intelligenza artificiale.
La combinazione di IA e robotica produrrà beni e servizi di gran lunga superiori all’aumento di offerta di moneta, quindi non ci sarà inflazione».
Poche righe delineano uno scenario possibile che sembra quasi rimandare al reddito di cittadinanza grillino, condito del vaticinio del fondatore di Tesla (e molto altro), nonché uomo più ricco del mondo. Come detto, lo spunto non è nuovo. Musk non è completamente assimilabile nel filone iper ottimista e sa che l’impatto tecnologico (di cui è come ovvio attore primario) sta già avendo effetti in termini di riduzione degli occupati. Quando parla di combinazione di IA e robotica, cita due filoni in cui è protagonista assoluto: già l’anno scorso aveva previsto un impiego in tempi relativamente rapidi dei suoi robot Optimus nelle fabbriche delle sue automobili elettriche. Difficile immaginare che in un’azienda sempre più robotizzata gli impiegati aumentino: da qui il problema, in capo a 5-10 anni, di come gestire probabili masse di esuberi nei Paesi sviluppati. E non solo operai, ma anche - e soprattutto - colletti bianchi, investiti da software in grado di fare il loro lavoro più rapidamente e senza ferie, maternità, problemi di salute, permessi, aspettative. Soprattutto: senza salario. In questo momento molti di loro sono pagati - benino - per addestrare un’IA che potrebbe sostituirli a breve.
In Italia, il Crisp della Bicocca ha provato a fare una stima dell’impatto dell’IA sui settori professionali calcolando la cosiddetta «esposizione» di compiti specifici del lavoro (detti «task») ad applicativi realizzati con Intelligenza artificiale. Il sito è Terminator economy, e i risultati non sono tranquillizzanti. Come i ricercatori del Crisp, Musk non si rifugia nel ritornello della ricollocazione/formazione del personale «sostituito». Il patron di Starlink ha in mente da anni, uno scenario ardito, tra il distopico e l’idilliaco. Nella biografia scritta da Walter Isaacson e tradotta in Italia da Mondadori (Elon Musk, 2024), è riportata la seguente frase: «Bisognerà forse istituire un reddito universale. E lavorare potrebbe diventare una libera scelta». Su questo, gli va riconosciuta coerenza. Nel futuro di Musk i Paesi sviluppati conosceranno forti aumenti dell’indicatore che da lustri catalizza l’attenzione degli economisti di tutto il mondo: la produttività. Tecnicamente, il valore della produttività si calcola con il rapporto tra il valore aggiunto di una produzione e le ore lavorate per realizzarla. Se prendiamo per buono l’assunto sull’impatto combinato di IA e robotica, non è sbagliato immaginare che, aumentando il numeratore (ad esempio con procedure industriali meccanizzate in modo impeccabile) mentre cala il denominatore (ad esempio con un progetto, uno spot, un testo realizzati in pochi secondi anziché in settimane), la produttività schizzi verso l’alto. Seguiamo la profezia dell’inventore di Grok: un’industria che evolva verso uno scenario robotizzato, lecite inquietudini fantascientifiche a parte, produrrebbe beni e servizi tali da eccedere strutturalmente la domanda perché si produrrebbe di più, meglio e più in fretta. Problema: se nessuno lavora, chi compra?
Qui si fa strada la soluzione di Musk, che in realtà è concettualmente piuttosto diversa dal reddito di cittadinanza. L’idea non è quella di un sussidio di sussistenza ma di un reddito «alto» (una «giusta mercede»? Ma di cosa?), erogato direttamente dai governi in un ambiente economico caratterizzato da eccesso costante di produzione (che metterebbe al riparo dall’inflazione figlia di restrizioni nell’offerta). Più ricchezza prodotta significa anche più raccolta fiscale, ma non per forza più vendite, come detto. Verrebbe da dire che tale reddito servirebbe anche a guidare una domanda non certo trainata dai salari. È difficile non registrare un paradosso tra la logica ultra liberista dell’imprenditore globale (ma che deve comunque parte dei ricavi smodati ai contratti col pubblico, Pentagono in testa) e l’invocazione di una misura a carico della collettività. Tuttavia, la distanza dalla logica del reddito «grillino» c’è: non si tratta di garantire la pace sociale evitando gli assalti ai forni, ma di fronteggiare il rischio di un mondo senza lavoro spaccato tra un manipolo di padroni che governino le macchine, un piccolo esercito di ingegneri che le programmino, un vasto secondo mondo di residui lavoratori manuali e uno sterminato esercito di inoccupati.
Se il futuro renderà davvero il lavoro un’opzione, sarà insieme un ritorno a ciò che ha preceduto quello che Hilaire Belloc chiamava lo «Stato servile» e un tuffo in un futuro incognito in cui trovare un senso al nostro posto nel mondo potrebbe diventare di colpo drammaticamente problematico. Basta chiedere a un quarantenne disoccupato: bastano i soldi a placare il desiderio di significato? La Rerum novarum di Musk, col suo stile allucinato e rapsodico, è abbozzata. In attesa di quella cui starebbe lavorando Leone XIV, in mezzo a catastrofismi e disinteresse, non si vede granché d’altro.
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Misha'al Al-Ahmad Al-Sabah e Giorgia Meloni (Presidenza del Consiglio)
Dopo Abu Dhabi, un altro fondo sovrano in ingresso nel progetto per costruire 100.000 immobili. Decisive le relazioni della Meloni.
Centomila nuovi alloggi da costruire in circa 10 anni che garantiscano locazioni a canoni agevolati per circa 250- 300.000 persone. È questo il succo del piano casa (o meglio di una delle due gambe del piano casa, l’altra è quella annunciata da Matteo Salvini e si basa su un progetto di ristrutturazione immobiliare) che coinvolgerà il governo, Confindustria e la rete del Real Estate che fa capo al manager Mario Abbadessa.
Fin qui nessuna novità. Perché del piano si parla da mesi, anzi l’opposizione a più riprese ha criticato la mancanza di «fatti» consequenziali a quanto sbandierato. Il punto è che qualche giorno fa, nell’informativa post referendum, il premier Giorgia Meloni ne ha annunciato il decollo per il primo maggio. Così da trasformare la Festa dei lavoratori in quella del mattone. E da dare una sterzata alla legislatura scossa dalla vittoria del No alla consultazione sulla giustizia.
E in effetti nelle ultime settimane diverse tessere dell’intricato mosaico dell’housing sociale sono andate al loro posto. Secondo quanto risulta alla Verità nel fondo immobiliare chiuso che vedrà come protagonisti Cdp (la Cassa investirà circa 400 milioni per avere un ruolo soprattutto di supervisione), Mubadala (il fondo sovrano di Abu Dhabi metterà sul piatto 1 miliardo per poi accrescere la sua partecipazione) e il team di Abbadessa (con ruolo gestionale), dovrebbero aggiungersi almeno un altro paio di attori internazionali.
Il primo, l’operazione è in fase molto avanzata, porta il nome di Kia, il fondo sovrano del Kuwait che ha un patrimonio di circa 1.000 miliardi di dollari. La Kuwait investment authority ha già investito in Italia, mettendo un po’ di anni fa una fiche da circa mezzo miliardo nel Fondo Strategico Italiano. E poi, nel 2020, puntando altri 500 milioni sul progetto MilanoSesto (ex area industriale Falck a Sesto San Giovanni). Si tratta di uno dei più grandi interventi di rigenerazione urbana in Europa e vede come protagonista il colosso immobiliare americano Hines. Società dove Abbadessa ha lavorato per circa tre lustri, guidando per 10 anni le operazioni in Italia.
Ma non finisce qui, perché sempre nel Golfo Persico e sempre con un fondo sovrano sono in corso altri contatti molto ben avviati per far entrare nel team un altro grande investitore arabo.
Non sfuggirà il ruolo avuto dal premier Meloni nell’intrecciare rapporti privilegiati (a dicembre l’incontro bilaterale con l’Emiro del Kuwait Misha’al Al-Ahmad Al-Sabah e a gennaio quello con il Presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed Al Nahyan) con fondi che sono la rappresentazione fedele degli Stati per i quali operano. Tanto per intenderci, nel consiglio di amministrazione di Kia troviamo, tra gli altri, il ministro dell’Economia, quello del Petrolio e il governatore della Banca Centrale.
Ovvio che l’investitore si aspetti di avere dei ritorni. E spesso nel caso dei fondi si parla di percentuali a doppia cifra. Ma va ricordato che nel piano di Cdp e Abbadessa avranno un ruolo importante anche le più grandi casse di previdenza del Paese, soggetti che per loro natura hanno una visione poco speculativa. Ci saranno Enpam (i medici), Cassa Forense, Inarcassa (ingegneri ed architetti), CNPADC (commercialisti) ed Enasarco (agenti di commercio) che avranno la possibilità di valorizzare e affittare parte del loro patrimonio immobiliare. Mentre contatti sono in corso con altri grandi player come Poste, Intesa Sanpaolo, Unipol e Generali. Perché alla fine l’obiettivo è «innescare» una potenza di fuco (a leva) di circa 20 miliardi.
Finalità del progetto di housing sociale? Da una parte garantire prezzi calmierati a tutta quella fascia di popolazione che pur non versando in una condizione di povertà, non riesce ad acquistare casa. Dall’altra riequilibrare le quotazioni nelle città a più alta densità lavorativa. Ovvio che si parli di Milano, Roma, Venezia (soprattutto per gli studenti), Genova, Firenze e Napoli ma saranno «attenzionati» anche centri di dimensioni più contenute, con il rent to buy, la possibilità di acquistare i locali dopo un tot di anni di locazione, che diventerà un contratto assai gettonato.
E dal punto di vista dell’individuazione delle aree, un ruolo fondamentale, anche se solo consultivo, lo svolgerà Confindustria, con il presidente Emanuele Orsini che ha avuto voce in capitolo nell’indicare Mario Abbadessa come profilo ideale per portare avanti l’operazione.
Tempi? Come detto si ragiona su un arco temporale di dieci anni. Ma i primi immobili in affitto a prezzi calmierati del piano casa potrebbero essere consegnati già nel 2027. Sempre che non ci siano altri intoppi esogeni a rallentare i lavori.
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