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Musk: reddito universale alto per aiutare i disoccupati dell'intelligenza artificiale

Musk: reddito universale alto per aiutare i disoccupati dell'intelligenza artificiale
Elon Musk (Getty Images)
Per chi rimarrà senza lavoro a causa del combinato di software e robotica Musk torna a proporre assegni statali: «La produttività sarà altissima e senza inflazione». Similitudini e differenze (tante) col sussidio M5s.

Ma Elon Musk è Beppe Grillo? Con un post a seguito di un’intervista video, ieri il genio e padrone di X ha sintetizzato una sua visione del futuro non inedita, ma ribadita in modo molto chiaro: «Un ALTO REDDITO universale (maiuscole nel testo, ndr) tramite assegni erogati dal governo federale è il modo migliore per gestire la disoccupazione causa dall’Intelligenza artificiale.

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Dalla sconfitta di Musk contro OpenAI al vertice Trump-Xi, fino alle crepe nel GOP in vista delle elezioni di mid-term e ai record dell’arte.

Il video dell'incontro tra il premier e il primo ministro indiano nella cornice di villa Pamphili per il vertice di oggi a Roma.

Cantelmi: «I Trevallion sono stati valutati da “esperti” privi di competenze»
Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, i genitori di quella che è nota come la 'famiglia nel bosco' (Ansa)
Il prof Tonino Cantelmi, nel pool a difesa di Nathan e Catherine, smonta i giudizi che hanno determinato l’allontanamento dei tre figli: «Le consulenti del tribunale prive di competenza con i minori: mancano test e colloqui clinici. La diversità non è “devianza”».

Trecentoventi pagine per esaminare ben 15 punti estremamente critici: il lavoro presentato dal professor Tonino Cantelmi e dalla dottoressa Martina Aiello si configura come una vera e propria «controperizia» che smonta un pezzo alla volta - e con adamantina precisione - tutte le valutazioni fatte sulla famiglia nel bosco dagli esperti nominati dal tribunale dei minori dell’Aquila. E non sono rilievi da poco quelli di Cantelmi e della sua collega. Alcune criticità messe in luce sono gravissime e rendono perfettamente - e drammaticamente - l’idea della superficialità con cui i coniugi Trevallion e i loro figli sono stati giudicati finora.

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Dopo l’espulsione non c’è diritto all’asilo
iStock
La Cassazione fissa un punto importante: i clandestini che lasciano decorrere i termini per uscire dal Paese, non possono accedere alla protezione internazionale per guadagnare tempo. Scardinato uno dei trucchi legali più utilizzati dagli irregolari.

Per una volta, in materia di immigrazione, viene dalla Corte di cassazione una pronuncia che, oltre ad apparire come una corretta applicazione della legge, risponde anche a criteri di comune buon senso. Si tratta della sentenza n. 17197 della prima sezione penale, depositata il 13 maggio scorso, con la quale è stato affermato un importante principio di diritto: quello, cioè, secondo cui lo straniero che non abbia ottemperato, entro il termine assegnatogli, ad un provvedimento di espulsione emesso nei suoi confronti dal prefetto, commettendo così il reato previsto dall’articolo 14, comma 5 ter, del il decreto legislativo n. 286 del 1998 (Testo unico sull’immigrazione), non può invocare a propria giustificazione il fatto di avere, in un momento successivo alla scadenza del suddetto termine, presentato domanda di protezione internazionale.

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