- Il ddl Sostegni stanzia solo 50 milioni di indennizzi per il 2022, «in assenza di dati su eventi avversi». Basta chiedere all’Aifa.
- La lucchese Irene Cervelli, 41 anni, era andata in coma e oggi non è più autosufficiente.
Lo speciale contiene due articoli.
Questo governo impone di fatto il vaccino anti Covid alla maggior parte della popolazione, ma ha la spudoratezza di affermare che non dispone di dati su possibili danni alla salute del cittadino che porge il braccio due, tre volte. Guarda caso, si dice «all’oscuro» quando in ballo ci sono quattro, miseri fondi stanziati per il risarcimento in seguito a danni permanenti o decessi. Per avere l’esatta idea dell’ipocrisia con la quale fingono di ignorare le almeno 16 morti, secondo l’Aifa correlate al farmaco anti Covid, basta scorrere la relazione tecnica al ddl Sostegni ter pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 27 gennaio.
Nelle «Disposizioni in materia di vaccini anti Sars-CoV2 e misure per assicurare la continuità delle prestazioni connesse alla diagnostica molecolare», il decreto interviene modificando la legge del 25 febbraio 1992, sugli indennizzi per gli effetti avversi da vaccino, e all’articolo 1 aggiunge il nuovo comma 1 bis in base al quale l’indennizzo viene accordato «anche a coloro che abbiano riportato lesioni o infermità dalle quali sia derivata una menomazione permanente della integrità psicofisica, a causa della vaccinazione anti Sars-CoV2 raccomandata dall’autorità sanitaria».
A parte la spudoratezza di definire «raccomandata» una campagna vaccinale con super carte verdi che tolgono diritti costituzionali e spazi vitali sacrosanti per chi non si immunizza, ammonta a 50 milioni di euro per quest’anno, e a 100 milioni di euro dal 2023, la grande cifra stanziata per il ristoro di chi si è fidato dello Stato ed è morto, o non è più in salute. Briciole vergognose, che mai riuscirebbero a ristorare danni permanenti di tanti cittadini, se solo riuscissero a ottenere supporto legale e tutela indennitaria.
Ma il peggio deve venire. Nella citata relazione tecnica, la pochezza dei fondi messi a disposizione è così motivata: «Tenuto conto che allo stato non si dispone di alcun dato in ordine a possibili danni permanenti alla salute derivanti con certezza dalla somministrazione di tale vaccinazione, la disposizione cautelativamente valuta un onere di 100 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2023». Il governo, dunque, obbliga al vaccino anti Covid personale sanitario, insegnanti, forze dell’ordine e, tra due giorni, tutti gli over 50, ma non ha idea se il farmaco possa fare male, molto male, creando reazioni avverse anche gravissime.
Bontà sua stanzia una miseria oltraggiosa destinata all’indennizzo di tutti quelli che si sono sottoposti all’immunizzazione, però si finge non al corrente dei danni che tali vaccini possono provocare. Bastava solo che il ministero della Salute aggiungesse in una nota che in Italia non funziona la farmacovigilanza attiva, che l’Aifa da quattro mesi non fornisce dati su eventi avversi e morti da vaccino anti Covid, per rendere più grottesca la motivazione. Quest’anno l’Italia spenderà almeno altri 1,5 miliardi di euro in vaccini contro il coronavirus, senza sapere quali rischi sta correndo la popolazione?
Fossero anche solo 16 i decessi correlabili al vaccino, come stabilì l’Aifa nel lontano settembre scorso, già queste morti avrebbero dovuto squarciare il buio, illuminare l’ignoranza di dati in cui sostiene di muoversi il ministro della Salute, Roberto Speranza. Pensiamo a quel 14,4% di segnalazioni definite «gravi» ma nulla più, e al 29% che «risulta non ancora guarito al momento della segnalazione», come riportava l’Agenzia italiana del farmaco in un report oggi inutile, eppure significativo della trascuratezza con cui vengono considerati e trattati gli eventi avversi.
Uno Stato serio, anche se dispone di una farmacovigilanza ridicola, mette insieme un dossier sui casi da post vaccinazione che non si sono limitati a dolore al braccio o a qualche linea di febbre. Invece naviga a vista, tra super green pass e obblighi che non corrispondono all’emergenza sanitaria, mentendo pure sulla gravità e complessità dei possibili danni. Già è vergognosamente lungo, sofferto e costoso per il cittadino vedersi riconosciuto il diritto all’indennizzo, attraverso estenuanti accertamenti che la menomazione irreversibile sia stata causata dalla vaccinazione. Lo Stato deve farsi carico delle eventuali conseguenze negative del vaccino sull’integrità psicofisica di chi presta il braccio o viene obbligato a farlo, e non può fingere di non sapere come questi farmaci possono mettere a rischio la salute. Anche dei bambini, con trial che non termineranno prima del luglio 2024.
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