True
2025-01-07
Sala tace sulle molestie di Capodanno. Eppure garantiva: «Piazza più sicura»
Ansa
Sulle violenze di Capodanno la Procura aprirà formalmente un fascicolo d’indagine. La denuncia pubblica della studentessa di Liegi contenuta in una intervista su un quotidiano online belga ha rinfrescato subito i ricordi del drammatico Capodanno del 2022. Con cinque suoi amici in piazza Duomo sarebbe stata accerchiata da una quarantina di persone e molestata. L’indagine, per violenza sessuale di gruppo, verrà aperta in base alle notizie di stampa, in attesa di una querela della ragazza, che ha fatto sapere di essere intenzionata a formalizzare una denuncia davanti alle autorità belghe, e sarà coordinata dal procuratore aggiunto Letizia Mannella. Gli agenti della Squadra Mobile, delegati a indagare, sono già al lavoro dall’altro giorno e hanno già recuperato le immagini delle telecamere pubbliche.
Finora dai video esaminati nell’indagine in cui sono stati identificati e indagati per vilipendio una dozzina di ragazzi stranieri che durante i festeggiamenti hanno insultato le forze dell’ordine e lo Stato italiano non sarebbero emerse tracce rispetto a quanto ha riferito la ragazza belga. Molto dipenderà dalle indicazioni che riusciranno a fornire le vittime. Di uno dei ragazzi presenti sono stati recuperati i dati e i contatti. E nelle prossime ore gli investigatori dovrebbero convocarlo. Secondo la ragazza, gli operatori delle forze dell’ordine non sarebbero stati in grado di accorgersi di quello che stava accadendo perché c’era molta confusione e tutto sarebbe avvenuto dietro a una colonna. «Siamo stati circondati da tanti uomini, credo fossero 30 o 40», ha raccontato la vittima, aggiungendo: «Tutti siamo stati toccati. Non ci hanno spogliati, non siamo stati buttati a terra e non siamo caduti, anche perché era difficile muoversi, perché c’era moltissima gente». In piazza della Scala, però, durante la fuga, si sarebbero rivolti a una poliziotta. Quindi dovrebbe esserci anche una relazione di servizio.
«Avevamo un grossissimo dispositivo di sicurezza con più di 800 persone e in piazza abbiamo dovuto gestire circa 25.000 presenze, la gran parte di stranieri», ha commentato il questore di Milano Bruno Megale. Che, «tutto sommato», si ritiene «soddisfatto». «Adesso ci stiamo occupando di questi ultimi episodi», ha proseguito il questore, spiegando di non avere «la prova contraria per dire se la situazione sarebbe stata diversa se ci fosse stato o meno un concerto in piazza». Quello del concerto molto probabilmente è il nodo che lascia il sindaco Beppe Sala in silenzio. Prima di Capodanno Sala, in una intervista al Giorno, spiegando le ragioni che l’avevano spinto a non organizzare nulla, aveva affermato: «La piazza sarà molto più presidiata rispetto all’anno scorso. Certo, ero stato io stesso a dire “se c’è un evento è più facile’’, ma ne abbiamo parlato con prefetto e questore e la piazza dovrà essere più presidiata». Un concerto avrebbe richiesto un’organizzazione della sicurezza diversa. La piazza libera, invece, per la seconda volta ha permesso raduni da paura. E il delirio di Capodanno rischia di diventare un fenomeno.
«Il sindaco ha già spiegato perché non abbiamo fatto un evento», ha provato a puntualizzare l’assessore alla Sicurezza del Comune di Milano Marco Granelli, che subito dopo ha tentato di ribaltare la questione sul governo: «In questo momento in cui il governo e la legge finanziaria ci ha tagliato ancora i fondi noi vogliamo mettere i soldi per il sociale e per la casa, che sono i bisogni dei milanesi. La piazza è stata gestita dalle forze dell’ordine e in loro abbiamo la massima fiducia». Ma c’è un’altra questione. I problemi legati alla sicurezza impattano sul turismo. «Il successo turistico di Milano è danneggiato dalla mancanza di sicurezza», ammonisce il ministro del Turismo Daniela Santanché. Mentre l’assessore regionale al Turismo, alla moda e al design, Barbara Mazzali, ritiene «la scelta di non organizzare il tradizionale concerto di Capodanno in piazza, evento che negli anni passati ha rappresentato un forte richiamo turistico e un’occasione di aggregazione sociale, un segnale preoccupante». Secondo Mazzali, «una città che si chiude, che rinuncia a offrire momenti di festa e di condivisione, rischia di perdere il suo appeal non solo per i cittadini, ma anche per i milioni di visitatori che ogni anno scelgono la Lombardia e il suo capoluogo come destinazione». Inoltre, «il turismo», afferma Mazzali, «è una delle leve economiche fondamentali per Milano e per la Lombardia, ma è strettamente legato alla percezione di sicurezza e accoglienza. In un contesto in cui baby gang e atti di microcriminalità minano la serenità del territorio, il rischio è che la nostra regione venga percepita come meno attrattiva. Non possiamo permettercelo». Infine, secondo Mazzali, «le politiche di sicurezza urbana devono essere prioritarie, anche per tutelare un settore economico come quello turistico, che non solo crea occupazione, ma alimenta un indotto straordinario che coinvolge commercio, ristorazione, moda e cultura. L’assenza di una visione e di interventi concreti da parte dell’amministrazione comunale rischia di compromettere anni di lavoro e investimenti. È fondamentale ripartire da un dialogo forte tra enti locali, governo e Forze dell’ordine per garantire ai cittadini e ai visitatori una città aperta, sicura e accogliente». E mentre le critiche si moltiplicano il sindaco evita il confronto. Ma una città proiettata verso le Olimpiadi del 2026 non può permettersi ambiguità.
Bergamo violenta: pugnalate alla ex
A pochi giorni dall’omicidio di Mamadi Tunkara davanti al supermercato in cui lavorava come vigilante, a Bergamo sono volate altre coltellate. Questa volta la scena del crimine è il supermercato Lidl di Seriate. Daniela, 39 anni, rumena, madre di due figli, giace a terra ferita. L’aggressore, suo marito, 48 anni, ha sferrato contro di lei un coltello con una furia cieca, in mezzo ai clienti attoniti. Un litigio, l’ennesimo, per rancori mai sopiti. Lui, camionista, l’ha attesa lì, nel parcheggio. Lei, magazziniera, non vive più con lui da tempo, ma questo non è bastato a spezzare il legame oscuro con quell’uomo violento. Il coltello si abbatte su Daniela. Le grida si mescolano al rumore delle auto e al vociare confuso dei passanti. Nel supermercato una cliente entra di corsa, terrorizzata: «Chiamate la polizia! Sta accadendo qualcosa di terribile». I cassieri bloccano tutto, qualcuno afferra il telefono, altri escono a vedere. Daniela viene trascinata all’ingresso, pallida, sanguinante, mentre c’è chi tampona le ferite. «Ho due figli», continua a ripetere. E poi dice subito: «È stato mio marito». Il tutto si è svolto in pochi minuti che, però, sono sembrati un’eternità. Mentre nel parcheggio la violenza non si ferma. «L’abbiamo portata all’interno del negozio, stesa per terra, cercando di tamponare le ferite e facendola parlare per non farle perdere conoscenza fino all’arrivo dell’ambulanza», ha raccontato Alexandra Adina, una delle cassiere, che ha aggiunto: «Le abbiamo chiesto come si chiamava. Ci ha detto il nome e che ha due figli. Continuava a dire che li ama tanto. Il suo pensiero e la sua preoccupazione, dall’inizio alla fine, erano i figli. Riusciva a dire solo quello. Spero che si salverà. C’erano due nostri clienti che l’hanno aiutata e che hanno tamponato le ferite». L’uomo, invece, ancora armato, minaccia chiunque si avvicini. Qualcuno, con un coraggio disperato, raccoglie sassi dalle aiuole e glieli scaglia contro. Un ombrello lo colpisce alla mano, facendogli cadere l’arma. È un istante: i presenti si lanciano su di lui, lo immobilizzano e aspettano l’arrivo dei carabinieri. Tra loro, un militare libero dal servizio, ferito a sua volta nel tentativo di bloccarlo. Daniela viene portata via in codice rosso, la corsa verso l’ospedale Papa Giovanni XXIII è una lotta contro il tempo. Anche il militare, ferito a un orecchio, viene ricoverato. Il rumeno finisce subito in carcere, arrestato dai carabinieri in flagranza. L’accusa è di tentato omicidio. Ha già alle spalle una storia di violenza. Denunce per maltrattamenti con tanto di condanna, il divieto di avvicinamento alla moglie revocato solo pochi mesi fa (perché era stata ritirata la querela). Dopo la prima denuncia i due si sono separati: vivevano in diverse abitazioni, lui a Pedrengo e lei a Seriate. «Emerge, forte, la necessità di un sempre maggior presidio del territorio e la necessità di combattere tutti insieme un fenomeno, quello della violenza contro le donne, che non può essere minimizzato», ha commentato il sindaco di Seriate, Gabriele Cortesi. Ma in questa storia non c’è solo la violenza contro le donne. Emerge in modo nitido anche un’altra questione: l’integrazione. Come nel caso di Tunkara, assassinato dal togolese Djiram Sadate per gelosia. Anche in quel caso c’era un coltello. Un’arma che troppo spesso è presente nelle tasche degli stranieri che vivono in Italia. E che continua a mietere vittime.
Continua a leggereRiduci
Si muove la Procura dopo la denuncia della turista belga: «Accerchiate e palpeggiate da 30 o 40 uomini» Polemica sul Comune: il sindaco aveva assicurato che senza concerto ci sarebbero stati più controlli. A poche ore dal caso del vigilante ucciso davanti a un supermercato, scenario analogo per la cassiera aggredita dall’uomo da cui si era separata. Entrambi sono rumeni. Lo speciale contiene due articoli.Sulle violenze di Capodanno la Procura aprirà formalmente un fascicolo d’indagine. La denuncia pubblica della studentessa di Liegi contenuta in una intervista su un quotidiano online belga ha rinfrescato subito i ricordi del drammatico Capodanno del 2022. Con cinque suoi amici in piazza Duomo sarebbe stata accerchiata da una quarantina di persone e molestata. L’indagine, per violenza sessuale di gruppo, verrà aperta in base alle notizie di stampa, in attesa di una querela della ragazza, che ha fatto sapere di essere intenzionata a formalizzare una denuncia davanti alle autorità belghe, e sarà coordinata dal procuratore aggiunto Letizia Mannella. Gli agenti della Squadra Mobile, delegati a indagare, sono già al lavoro dall’altro giorno e hanno già recuperato le immagini delle telecamere pubbliche. Finora dai video esaminati nell’indagine in cui sono stati identificati e indagati per vilipendio una dozzina di ragazzi stranieri che durante i festeggiamenti hanno insultato le forze dell’ordine e lo Stato italiano non sarebbero emerse tracce rispetto a quanto ha riferito la ragazza belga. Molto dipenderà dalle indicazioni che riusciranno a fornire le vittime. Di uno dei ragazzi presenti sono stati recuperati i dati e i contatti. E nelle prossime ore gli investigatori dovrebbero convocarlo. Secondo la ragazza, gli operatori delle forze dell’ordine non sarebbero stati in grado di accorgersi di quello che stava accadendo perché c’era molta confusione e tutto sarebbe avvenuto dietro a una colonna. «Siamo stati circondati da tanti uomini, credo fossero 30 o 40», ha raccontato la vittima, aggiungendo: «Tutti siamo stati toccati. Non ci hanno spogliati, non siamo stati buttati a terra e non siamo caduti, anche perché era difficile muoversi, perché c’era moltissima gente». In piazza della Scala, però, durante la fuga, si sarebbero rivolti a una poliziotta. Quindi dovrebbe esserci anche una relazione di servizio. «Avevamo un grossissimo dispositivo di sicurezza con più di 800 persone e in piazza abbiamo dovuto gestire circa 25.000 presenze, la gran parte di stranieri», ha commentato il questore di Milano Bruno Megale. Che, «tutto sommato», si ritiene «soddisfatto». «Adesso ci stiamo occupando di questi ultimi episodi», ha proseguito il questore, spiegando di non avere «la prova contraria per dire se la situazione sarebbe stata diversa se ci fosse stato o meno un concerto in piazza». Quello del concerto molto probabilmente è il nodo che lascia il sindaco Beppe Sala in silenzio. Prima di Capodanno Sala, in una intervista al Giorno, spiegando le ragioni che l’avevano spinto a non organizzare nulla, aveva affermato: «La piazza sarà molto più presidiata rispetto all’anno scorso. Certo, ero stato io stesso a dire “se c’è un evento è più facile’’, ma ne abbiamo parlato con prefetto e questore e la piazza dovrà essere più presidiata». Un concerto avrebbe richiesto un’organizzazione della sicurezza diversa. La piazza libera, invece, per la seconda volta ha permesso raduni da paura. E il delirio di Capodanno rischia di diventare un fenomeno. «Il sindaco ha già spiegato perché non abbiamo fatto un evento», ha provato a puntualizzare l’assessore alla Sicurezza del Comune di Milano Marco Granelli, che subito dopo ha tentato di ribaltare la questione sul governo: «In questo momento in cui il governo e la legge finanziaria ci ha tagliato ancora i fondi noi vogliamo mettere i soldi per il sociale e per la casa, che sono i bisogni dei milanesi. La piazza è stata gestita dalle forze dell’ordine e in loro abbiamo la massima fiducia». Ma c’è un’altra questione. I problemi legati alla sicurezza impattano sul turismo. «Il successo turistico di Milano è danneggiato dalla mancanza di sicurezza», ammonisce il ministro del Turismo Daniela Santanché. Mentre l’assessore regionale al Turismo, alla moda e al design, Barbara Mazzali, ritiene «la scelta di non organizzare il tradizionale concerto di Capodanno in piazza, evento che negli anni passati ha rappresentato un forte richiamo turistico e un’occasione di aggregazione sociale, un segnale preoccupante». Secondo Mazzali, «una città che si chiude, che rinuncia a offrire momenti di festa e di condivisione, rischia di perdere il suo appeal non solo per i cittadini, ma anche per i milioni di visitatori che ogni anno scelgono la Lombardia e il suo capoluogo come destinazione». Inoltre, «il turismo», afferma Mazzali, «è una delle leve economiche fondamentali per Milano e per la Lombardia, ma è strettamente legato alla percezione di sicurezza e accoglienza. In un contesto in cui baby gang e atti di microcriminalità minano la serenità del territorio, il rischio è che la nostra regione venga percepita come meno attrattiva. Non possiamo permettercelo». Infine, secondo Mazzali, «le politiche di sicurezza urbana devono essere prioritarie, anche per tutelare un settore economico come quello turistico, che non solo crea occupazione, ma alimenta un indotto straordinario che coinvolge commercio, ristorazione, moda e cultura. L’assenza di una visione e di interventi concreti da parte dell’amministrazione comunale rischia di compromettere anni di lavoro e investimenti. È fondamentale ripartire da un dialogo forte tra enti locali, governo e Forze dell’ordine per garantire ai cittadini e ai visitatori una città aperta, sicura e accogliente». E mentre le critiche si moltiplicano il sindaco evita il confronto. Ma una città proiettata verso le Olimpiadi del 2026 non può permettersi ambiguità. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/sala-tace-sulle-molestie-2670751377.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="bergamo-violenta-pugnalate-alla-ex" data-post-id="2670751377" data-published-at="1736197833" data-use-pagination="False"> Bergamo violenta: pugnalate alla ex A pochi giorni dall’omicidio di Mamadi Tunkara davanti al supermercato in cui lavorava come vigilante, a Bergamo sono volate altre coltellate. Questa volta la scena del crimine è il supermercato Lidl di Seriate. Daniela, 39 anni, rumena, madre di due figli, giace a terra ferita. L’aggressore, suo marito, 48 anni, ha sferrato contro di lei un coltello con una furia cieca, in mezzo ai clienti attoniti. Un litigio, l’ennesimo, per rancori mai sopiti. Lui, camionista, l’ha attesa lì, nel parcheggio. Lei, magazziniera, non vive più con lui da tempo, ma questo non è bastato a spezzare il legame oscuro con quell’uomo violento. Il coltello si abbatte su Daniela. Le grida si mescolano al rumore delle auto e al vociare confuso dei passanti. Nel supermercato una cliente entra di corsa, terrorizzata: «Chiamate la polizia! Sta accadendo qualcosa di terribile». I cassieri bloccano tutto, qualcuno afferra il telefono, altri escono a vedere. Daniela viene trascinata all’ingresso, pallida, sanguinante, mentre c’è chi tampona le ferite. «Ho due figli», continua a ripetere. E poi dice subito: «È stato mio marito». Il tutto si è svolto in pochi minuti che, però, sono sembrati un’eternità. Mentre nel parcheggio la violenza non si ferma. «L’abbiamo portata all’interno del negozio, stesa per terra, cercando di tamponare le ferite e facendola parlare per non farle perdere conoscenza fino all’arrivo dell’ambulanza», ha raccontato Alexandra Adina, una delle cassiere, che ha aggiunto: «Le abbiamo chiesto come si chiamava. Ci ha detto il nome e che ha due figli. Continuava a dire che li ama tanto. Il suo pensiero e la sua preoccupazione, dall’inizio alla fine, erano i figli. Riusciva a dire solo quello. Spero che si salverà. C’erano due nostri clienti che l’hanno aiutata e che hanno tamponato le ferite». L’uomo, invece, ancora armato, minaccia chiunque si avvicini. Qualcuno, con un coraggio disperato, raccoglie sassi dalle aiuole e glieli scaglia contro. Un ombrello lo colpisce alla mano, facendogli cadere l’arma. È un istante: i presenti si lanciano su di lui, lo immobilizzano e aspettano l’arrivo dei carabinieri. Tra loro, un militare libero dal servizio, ferito a sua volta nel tentativo di bloccarlo. Daniela viene portata via in codice rosso, la corsa verso l’ospedale Papa Giovanni XXIII è una lotta contro il tempo. Anche il militare, ferito a un orecchio, viene ricoverato. Il rumeno finisce subito in carcere, arrestato dai carabinieri in flagranza. L’accusa è di tentato omicidio. Ha già alle spalle una storia di violenza. Denunce per maltrattamenti con tanto di condanna, il divieto di avvicinamento alla moglie revocato solo pochi mesi fa (perché era stata ritirata la querela). Dopo la prima denuncia i due si sono separati: vivevano in diverse abitazioni, lui a Pedrengo e lei a Seriate. «Emerge, forte, la necessità di un sempre maggior presidio del territorio e la necessità di combattere tutti insieme un fenomeno, quello della violenza contro le donne, che non può essere minimizzato», ha commentato il sindaco di Seriate, Gabriele Cortesi. Ma in questa storia non c’è solo la violenza contro le donne. Emerge in modo nitido anche un’altra questione: l’integrazione. Come nel caso di Tunkara, assassinato dal togolese Djiram Sadate per gelosia. Anche in quel caso c’era un coltello. Un’arma che troppo spesso è presente nelle tasche degli stranieri che vivono in Italia. E che continua a mietere vittime.
Il presidente della Lega di Serie A Ezio Simonelli (Ansa)
E a farne le spese, tanto per cambiare, sono i tifosi di calcio, già frastornati dagli insuccessi della Nazionale e, al momento in cui questo giornale va in stampa, ancora senza informazioni su quando si disputerà il derby Roma-Lazio, dopo 48 ore di rimpiattino tra Lega Serie A, Prefettura di Roma e Federtennis, attore incolpevole ma chiamato in causa obtorto collo. Ma il problema non riguarda solo il derby. A Roma-Lazio si deve per forza abbinare il pacchetto di sfide Pisa-Napoli, Juventus-Fiorentina Genoa-Milan e Como-Parma nel medesimo orario. Sono match che coinvolgono compagini impegnate nel conquistarsi un posto in Champions League e il regolamento specifica come negli ultimi due turni di stagione sia obbligatorio che le squadre impegnate a conseguire gli stessi obiettivi scendano in campo agli stessi orari. Solo che nessuno aveva considerato la concomitanza della finale degli Internazionali di tennis. Per evitare incidenti analoghi alla guerriglia urbana tra tifosi dell’aprile 2025, in cui rimasero contusi 14 agenti, il Viminale aveva vietato alle due formazioni di affrontarsi in orario serale, impedendo una collocazione della partita alle 20.45 di domenica.
La Lega di Serie A aveva proposto di disputare le sfide alle 12.30, vale a dire nel cosiddetto orario di «lunch match», incontrando però il diniego della Prefettura e della questura di Roma: «Siamo attrezzati per gestire qualsiasi cosa, anche eventi difficili in concomitanza, ma sarebbe più sensato non far giocare un derby nello stesso giorno degli Internazionali di tennis, oggi diventati un evento mondiale di pari importanza», era stata la motivazione, seguita da una nota che ufficializzava lo slittamento del derby a lunedì alle 20.45, in orario sì serale, ma il giorno dopo rispetto all’evento tennistico. Decisione però rifiutata dalla Lega di Serie A. Piccolo particolare: la sovrapposizione potenziale dei due eventi, quello di pallone e quello di tennis, era nota già da tempo, ma nessuno si è preoccupato di prendere le logiche contromisure. La pezza che salvasse capra, cavoli e palinsesti televisivi (non bisogna dimenticare il ruolo decisivo degli editori tv che detengono i diritti sulle partite di calcio) trovata dalla Lega era spostare la lancetta degli orologi di mezz’ora avanti e di mezz’ora indietro: derby domenica alle 12 insieme con le altre quattro partite abbinate, finale del Foro Italico alle 17, per consentire lo svolgimento autonomo delle due manifestazioni e un controllo adeguato dell’ordine pubblico. «Abbiamo sbagliato, ma chiediamo di venirci incontro», ha dichiarato il presidente di Lega Ezio Simonelli, «Forse non è stato tenuto conto del fatto che il rinvio del derby coinvolgesse altre quattro città e 300.000 tifosi. Alla luce di questo, dando noi disponibilità ad anticipare di mezz’ora, mi auguro che la stessa disponibilità la dia la Federtennis nel posticipare». Continuando: «Prendiamo atto della decisione del Prefetto di far giocare il derby e le altre quattro partite lunedì sera, ma non la condividiamo. Abbiamo fatto una proposta formale al Viminale per trovare una soluzione. Se non dovessimo trovarla, presenteremo ricorso al Tar».
Il ricorso al Tar peraltro sta diventando sport nazionale al pari del pallone. Al caos organizzativo si è poi aggiunta la finaIe di Coppa Italia tra Lazio e Inter di ieri, che ha reso impervie le comunicazioni tra i protagonisti della vicenda, non consentendo ancora una soluzione. La faccenda è spinosa: giocare le partite di lunedì sera comporterebbe uno stravolgimento impraticabile per molti tifosi che non riuscirebbero a sostenere un viaggio in trasferta in un giorno feriale. La petizione di alcuni gruppi ultras che circola da marzo per un calcio «più giusto e popolare» è anche una reazione a pasticci del genere: «Vogliamo dire basta al calcio con orari spezzatino, subordinato a decisioni dell’ultimo minuto», sostengono i tifosi. Il numero uno del Coni Giovanni Malagò ha stigmatizzato la vicenda con una stilettata ovattata: «Non ho alcuna carica o ruolo per parlare dell’argomento. Mi auguro che possano trovare una soluzione in grado di accontentare tutti. Non è certo una bella cosa questa diatriba». Bella non lo è, e al momento una soluzione ufficiale non c’è ancora. Ma la diatriba aiuta a comprendere sia il significato autentico dell’espressione «decidere in zona Cesarini», sia il motivo per cui il calcio italiano è prigioniero di sé stesso, forse troppo occupato a pensare ai ricorsi al Tar e poco ai ricorsi (e ai corsi) della sua travagliata storia recente.
Continua a leggereRiduci
content.jwplatform.com
Trump vola da Xi mentre la guerra in Iran pesa su economia e politica USA tra rincari, debiti, tensioni con la Cina e sfida elettorale.
Guido Guidesi (Ansa)
I numeri che accompagnano questa ambizione sono solidi. Con oltre il 23% del Pil nazionale e più di un quarto dell'export italiano, la Lombardia è già il principale motore economico del Paese. Dal 2021 al 2025 ha attratto 448 progetti su 1.158 complessivi in Italia, mantenendo una quota costante tra il 35% e il 45% del totale nazionale, con una crescita di 85-90 investimenti diretti esteri all’anno - il 35% in più rispetto al quinquennio precedente (lo dice il Financial Times). Dati ancora più significativi se confrontati con lo scenario globale: tra il 2023 e il 2024 i flussi internazionali di investimenti sono calati dell’11% e quelli europei del 5%, mentre la Lombardia ha segnato un +6%.
Nel periodo 2020-2025, grazie al progetto “Invest in Lombardy” – sviluppato in collaborazione con Milano & Partners – la Regione ha supportato oltre 1.400 aziende estere interessate a insediarsi sul territorio. Solo nel 2025, 34 di queste hanno già avviato o annunciato progetti concreti, con un impatto stimato di 2,8 miliardi di indotto e 6.200 nuovi posti di lavoro. Attualmente sono 428 i progetti in gestione attiva, concentrati nei settori a più alto valore aggiunto: manifattura avanzata (semiconduttori, Industria 4.0), Scienze della Vita (biotecnologie, farmaceutico), Clean Tech e IT/ICT.
«I numeri confermano il nostro primato italiano rispetto all’attrazione investimenti esteri: valiamo il 40% degli investimenti esteri che arrivano in Italia. Ma non possiamo però fermarci al primato nazionale, possiamo e dobbiamo migliorarci», ha dichiarato l’assessore allo Sviluppo economico Guido Guidesi, presentando la nuova strategia regionale.
«Questo è l’obiettivo della nuova strategia di attrazione degli investimenti in cui si evidenzia un ruolo più da protagonista e attivo di Regione Lombardia al fine di cogliere opportunità di nuovi investimenti presentandoci con ecosistemi completi: dalla ricerca, ai fornitori, alle competenze. Proviamo a giocarci la partita dell’attrazione in un campionato più difficile e maggiormente competitivo; alziamo il livello, proviamo a migliorarci; vogliamo essere meta internazionale e hub europeo», ha aggiunto Guidesi, sottolineando che con la nuova direttiva «andremo anche a cercarci gli investitori rispetto alle esigenze che abbiamo dal punto di vista della partecipazione ai nostri ecosistemi».
Tre le direttrici del piano di Guidesi. La prima è la qualità degli investimenti: la Regione punta sui settori ad alto valore aggiunto: ICT, scienze della vita, elettronica, aerospazio, chimica e agroalimentare avanzato. La seconda è la valorizzazione degli ecosistemi territoriali e in questo quadro si inseriscono le Zone di Innovazione e Sviluppo (ZIS), la Zona Logistica Semplificata di Cremona e Mantova, e l'iniziativa “Talenti – Trasferimento delle conoscenze”, che favorisce l’ingresso di dottori di ricerca e professionisti altamente qualificati nelle pmi lombarde. La terza direttrice è la semplificazione e la velocità dei processi, attraverso il rafforzamento del modello one-stop-shop per rendere più rapidi e prevedibili i percorsi di insediamento.
Per Giovanni Rossi, direttore generale di Promos Italia, «l'approccio internazionale è rafforzato da attività promozionali e roadshow nei principali mercati esteri, con “value proposition” focalizzate su settori ad alto valore aggiunto. La “business intelligence” permette di intercettare investitori qualificati e accompagnarli efficacemente nel percorso di insediamento. L'aftercare è considerato strategico per valorizzare le imprese già insediate e favorirne la crescita”, ha concluso Rossi.
Centrale nella strategia è il potenziamento di «Invest in Lombardy» come punto unico di accesso per gli investitori internazionali, capace di accompagnare le imprese lungo l'intero ciclo dell'investimento: dalla valutazione iniziale all'insediamento, fino ai servizi di aftercare.
Un riconoscimento al valore dell’ecosistema lombardo arriva dalle testimonianze delle imprese internazionali già presenti sul territorio. «Regione Lombardia ha accompagnato il nostro percorso di insediamento, supportandoci nel dialogo con il territorio e nello sviluppo delle competenze necessarie. La Lombardia si distingue per un ecosistema industriale solido e collaborativo, favorevole allo sviluppo di nuovi investimenti», ha evidenziato Carina Solsona Garriga, Coo di Affinity Petcare.
«Abbiamo scelto la Lombardia per la sua posizione strategica, la qualità delle infrastrutture e un ecosistema industriale unico a livello europeo, che consente di ottimizzare efficienza, sostenibilità e sviluppo produttivo», ha aggiunto Federico Castelli, amministratore delegato di Rockwool Italia.
«La Lombardia è più attrattiva di molte regioni europee grazie a una filiera industriale avanzata, competenze di altissimo livello e un forte orientamento all’export. Qui troviamo un luogo dove produrre, innovare e costruire valore nel lungo periodo», ha concluso Paolo Bertuzzi, Ceo & Managing Director di Turboden.
Continua a leggereRiduci