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2025-01-07
Sala tace sulle molestie di Capodanno. Eppure garantiva: «Piazza più sicura»
Ansa
Sulle violenze di Capodanno la Procura aprirà formalmente un fascicolo d’indagine. La denuncia pubblica della studentessa di Liegi contenuta in una intervista su un quotidiano online belga ha rinfrescato subito i ricordi del drammatico Capodanno del 2022. Con cinque suoi amici in piazza Duomo sarebbe stata accerchiata da una quarantina di persone e molestata. L’indagine, per violenza sessuale di gruppo, verrà aperta in base alle notizie di stampa, in attesa di una querela della ragazza, che ha fatto sapere di essere intenzionata a formalizzare una denuncia davanti alle autorità belghe, e sarà coordinata dal procuratore aggiunto Letizia Mannella. Gli agenti della Squadra Mobile, delegati a indagare, sono già al lavoro dall’altro giorno e hanno già recuperato le immagini delle telecamere pubbliche.
Finora dai video esaminati nell’indagine in cui sono stati identificati e indagati per vilipendio una dozzina di ragazzi stranieri che durante i festeggiamenti hanno insultato le forze dell’ordine e lo Stato italiano non sarebbero emerse tracce rispetto a quanto ha riferito la ragazza belga. Molto dipenderà dalle indicazioni che riusciranno a fornire le vittime. Di uno dei ragazzi presenti sono stati recuperati i dati e i contatti. E nelle prossime ore gli investigatori dovrebbero convocarlo. Secondo la ragazza, gli operatori delle forze dell’ordine non sarebbero stati in grado di accorgersi di quello che stava accadendo perché c’era molta confusione e tutto sarebbe avvenuto dietro a una colonna. «Siamo stati circondati da tanti uomini, credo fossero 30 o 40», ha raccontato la vittima, aggiungendo: «Tutti siamo stati toccati. Non ci hanno spogliati, non siamo stati buttati a terra e non siamo caduti, anche perché era difficile muoversi, perché c’era moltissima gente». In piazza della Scala, però, durante la fuga, si sarebbero rivolti a una poliziotta. Quindi dovrebbe esserci anche una relazione di servizio.
«Avevamo un grossissimo dispositivo di sicurezza con più di 800 persone e in piazza abbiamo dovuto gestire circa 25.000 presenze, la gran parte di stranieri», ha commentato il questore di Milano Bruno Megale. Che, «tutto sommato», si ritiene «soddisfatto». «Adesso ci stiamo occupando di questi ultimi episodi», ha proseguito il questore, spiegando di non avere «la prova contraria per dire se la situazione sarebbe stata diversa se ci fosse stato o meno un concerto in piazza». Quello del concerto molto probabilmente è il nodo che lascia il sindaco Beppe Sala in silenzio. Prima di Capodanno Sala, in una intervista al Giorno, spiegando le ragioni che l’avevano spinto a non organizzare nulla, aveva affermato: «La piazza sarà molto più presidiata rispetto all’anno scorso. Certo, ero stato io stesso a dire “se c’è un evento è più facile’’, ma ne abbiamo parlato con prefetto e questore e la piazza dovrà essere più presidiata». Un concerto avrebbe richiesto un’organizzazione della sicurezza diversa. La piazza libera, invece, per la seconda volta ha permesso raduni da paura. E il delirio di Capodanno rischia di diventare un fenomeno.
«Il sindaco ha già spiegato perché non abbiamo fatto un evento», ha provato a puntualizzare l’assessore alla Sicurezza del Comune di Milano Marco Granelli, che subito dopo ha tentato di ribaltare la questione sul governo: «In questo momento in cui il governo e la legge finanziaria ci ha tagliato ancora i fondi noi vogliamo mettere i soldi per il sociale e per la casa, che sono i bisogni dei milanesi. La piazza è stata gestita dalle forze dell’ordine e in loro abbiamo la massima fiducia». Ma c’è un’altra questione. I problemi legati alla sicurezza impattano sul turismo. «Il successo turistico di Milano è danneggiato dalla mancanza di sicurezza», ammonisce il ministro del Turismo Daniela Santanché. Mentre l’assessore regionale al Turismo, alla moda e al design, Barbara Mazzali, ritiene «la scelta di non organizzare il tradizionale concerto di Capodanno in piazza, evento che negli anni passati ha rappresentato un forte richiamo turistico e un’occasione di aggregazione sociale, un segnale preoccupante». Secondo Mazzali, «una città che si chiude, che rinuncia a offrire momenti di festa e di condivisione, rischia di perdere il suo appeal non solo per i cittadini, ma anche per i milioni di visitatori che ogni anno scelgono la Lombardia e il suo capoluogo come destinazione». Inoltre, «il turismo», afferma Mazzali, «è una delle leve economiche fondamentali per Milano e per la Lombardia, ma è strettamente legato alla percezione di sicurezza e accoglienza. In un contesto in cui baby gang e atti di microcriminalità minano la serenità del territorio, il rischio è che la nostra regione venga percepita come meno attrattiva. Non possiamo permettercelo». Infine, secondo Mazzali, «le politiche di sicurezza urbana devono essere prioritarie, anche per tutelare un settore economico come quello turistico, che non solo crea occupazione, ma alimenta un indotto straordinario che coinvolge commercio, ristorazione, moda e cultura. L’assenza di una visione e di interventi concreti da parte dell’amministrazione comunale rischia di compromettere anni di lavoro e investimenti. È fondamentale ripartire da un dialogo forte tra enti locali, governo e Forze dell’ordine per garantire ai cittadini e ai visitatori una città aperta, sicura e accogliente». E mentre le critiche si moltiplicano il sindaco evita il confronto. Ma una città proiettata verso le Olimpiadi del 2026 non può permettersi ambiguità.
Bergamo violenta: pugnalate alla ex
A pochi giorni dall’omicidio di Mamadi Tunkara davanti al supermercato in cui lavorava come vigilante, a Bergamo sono volate altre coltellate. Questa volta la scena del crimine è il supermercato Lidl di Seriate. Daniela, 39 anni, rumena, madre di due figli, giace a terra ferita. L’aggressore, suo marito, 48 anni, ha sferrato contro di lei un coltello con una furia cieca, in mezzo ai clienti attoniti. Un litigio, l’ennesimo, per rancori mai sopiti. Lui, camionista, l’ha attesa lì, nel parcheggio. Lei, magazziniera, non vive più con lui da tempo, ma questo non è bastato a spezzare il legame oscuro con quell’uomo violento. Il coltello si abbatte su Daniela. Le grida si mescolano al rumore delle auto e al vociare confuso dei passanti. Nel supermercato una cliente entra di corsa, terrorizzata: «Chiamate la polizia! Sta accadendo qualcosa di terribile». I cassieri bloccano tutto, qualcuno afferra il telefono, altri escono a vedere. Daniela viene trascinata all’ingresso, pallida, sanguinante, mentre c’è chi tampona le ferite. «Ho due figli», continua a ripetere. E poi dice subito: «È stato mio marito». Il tutto si è svolto in pochi minuti che, però, sono sembrati un’eternità. Mentre nel parcheggio la violenza non si ferma. «L’abbiamo portata all’interno del negozio, stesa per terra, cercando di tamponare le ferite e facendola parlare per non farle perdere conoscenza fino all’arrivo dell’ambulanza», ha raccontato Alexandra Adina, una delle cassiere, che ha aggiunto: «Le abbiamo chiesto come si chiamava. Ci ha detto il nome e che ha due figli. Continuava a dire che li ama tanto. Il suo pensiero e la sua preoccupazione, dall’inizio alla fine, erano i figli. Riusciva a dire solo quello. Spero che si salverà. C’erano due nostri clienti che l’hanno aiutata e che hanno tamponato le ferite». L’uomo, invece, ancora armato, minaccia chiunque si avvicini. Qualcuno, con un coraggio disperato, raccoglie sassi dalle aiuole e glieli scaglia contro. Un ombrello lo colpisce alla mano, facendogli cadere l’arma. È un istante: i presenti si lanciano su di lui, lo immobilizzano e aspettano l’arrivo dei carabinieri. Tra loro, un militare libero dal servizio, ferito a sua volta nel tentativo di bloccarlo. Daniela viene portata via in codice rosso, la corsa verso l’ospedale Papa Giovanni XXIII è una lotta contro il tempo. Anche il militare, ferito a un orecchio, viene ricoverato. Il rumeno finisce subito in carcere, arrestato dai carabinieri in flagranza. L’accusa è di tentato omicidio. Ha già alle spalle una storia di violenza. Denunce per maltrattamenti con tanto di condanna, il divieto di avvicinamento alla moglie revocato solo pochi mesi fa (perché era stata ritirata la querela). Dopo la prima denuncia i due si sono separati: vivevano in diverse abitazioni, lui a Pedrengo e lei a Seriate. «Emerge, forte, la necessità di un sempre maggior presidio del territorio e la necessità di combattere tutti insieme un fenomeno, quello della violenza contro le donne, che non può essere minimizzato», ha commentato il sindaco di Seriate, Gabriele Cortesi. Ma in questa storia non c’è solo la violenza contro le donne. Emerge in modo nitido anche un’altra questione: l’integrazione. Come nel caso di Tunkara, assassinato dal togolese Djiram Sadate per gelosia. Anche in quel caso c’era un coltello. Un’arma che troppo spesso è presente nelle tasche degli stranieri che vivono in Italia. E che continua a mietere vittime.
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Si muove la Procura dopo la denuncia della turista belga: «Accerchiate e palpeggiate da 30 o 40 uomini» Polemica sul Comune: il sindaco aveva assicurato che senza concerto ci sarebbero stati più controlli. A poche ore dal caso del vigilante ucciso davanti a un supermercato, scenario analogo per la cassiera aggredita dall’uomo da cui si era separata. Entrambi sono rumeni. Lo speciale contiene due articoli.Sulle violenze di Capodanno la Procura aprirà formalmente un fascicolo d’indagine. La denuncia pubblica della studentessa di Liegi contenuta in una intervista su un quotidiano online belga ha rinfrescato subito i ricordi del drammatico Capodanno del 2022. Con cinque suoi amici in piazza Duomo sarebbe stata accerchiata da una quarantina di persone e molestata. L’indagine, per violenza sessuale di gruppo, verrà aperta in base alle notizie di stampa, in attesa di una querela della ragazza, che ha fatto sapere di essere intenzionata a formalizzare una denuncia davanti alle autorità belghe, e sarà coordinata dal procuratore aggiunto Letizia Mannella. Gli agenti della Squadra Mobile, delegati a indagare, sono già al lavoro dall’altro giorno e hanno già recuperato le immagini delle telecamere pubbliche. Finora dai video esaminati nell’indagine in cui sono stati identificati e indagati per vilipendio una dozzina di ragazzi stranieri che durante i festeggiamenti hanno insultato le forze dell’ordine e lo Stato italiano non sarebbero emerse tracce rispetto a quanto ha riferito la ragazza belga. Molto dipenderà dalle indicazioni che riusciranno a fornire le vittime. Di uno dei ragazzi presenti sono stati recuperati i dati e i contatti. E nelle prossime ore gli investigatori dovrebbero convocarlo. Secondo la ragazza, gli operatori delle forze dell’ordine non sarebbero stati in grado di accorgersi di quello che stava accadendo perché c’era molta confusione e tutto sarebbe avvenuto dietro a una colonna. «Siamo stati circondati da tanti uomini, credo fossero 30 o 40», ha raccontato la vittima, aggiungendo: «Tutti siamo stati toccati. Non ci hanno spogliati, non siamo stati buttati a terra e non siamo caduti, anche perché era difficile muoversi, perché c’era moltissima gente». In piazza della Scala, però, durante la fuga, si sarebbero rivolti a una poliziotta. Quindi dovrebbe esserci anche una relazione di servizio. «Avevamo un grossissimo dispositivo di sicurezza con più di 800 persone e in piazza abbiamo dovuto gestire circa 25.000 presenze, la gran parte di stranieri», ha commentato il questore di Milano Bruno Megale. Che, «tutto sommato», si ritiene «soddisfatto». «Adesso ci stiamo occupando di questi ultimi episodi», ha proseguito il questore, spiegando di non avere «la prova contraria per dire se la situazione sarebbe stata diversa se ci fosse stato o meno un concerto in piazza». Quello del concerto molto probabilmente è il nodo che lascia il sindaco Beppe Sala in silenzio. Prima di Capodanno Sala, in una intervista al Giorno, spiegando le ragioni che l’avevano spinto a non organizzare nulla, aveva affermato: «La piazza sarà molto più presidiata rispetto all’anno scorso. Certo, ero stato io stesso a dire “se c’è un evento è più facile’’, ma ne abbiamo parlato con prefetto e questore e la piazza dovrà essere più presidiata». Un concerto avrebbe richiesto un’organizzazione della sicurezza diversa. La piazza libera, invece, per la seconda volta ha permesso raduni da paura. E il delirio di Capodanno rischia di diventare un fenomeno. «Il sindaco ha già spiegato perché non abbiamo fatto un evento», ha provato a puntualizzare l’assessore alla Sicurezza del Comune di Milano Marco Granelli, che subito dopo ha tentato di ribaltare la questione sul governo: «In questo momento in cui il governo e la legge finanziaria ci ha tagliato ancora i fondi noi vogliamo mettere i soldi per il sociale e per la casa, che sono i bisogni dei milanesi. La piazza è stata gestita dalle forze dell’ordine e in loro abbiamo la massima fiducia». Ma c’è un’altra questione. I problemi legati alla sicurezza impattano sul turismo. «Il successo turistico di Milano è danneggiato dalla mancanza di sicurezza», ammonisce il ministro del Turismo Daniela Santanché. Mentre l’assessore regionale al Turismo, alla moda e al design, Barbara Mazzali, ritiene «la scelta di non organizzare il tradizionale concerto di Capodanno in piazza, evento che negli anni passati ha rappresentato un forte richiamo turistico e un’occasione di aggregazione sociale, un segnale preoccupante». Secondo Mazzali, «una città che si chiude, che rinuncia a offrire momenti di festa e di condivisione, rischia di perdere il suo appeal non solo per i cittadini, ma anche per i milioni di visitatori che ogni anno scelgono la Lombardia e il suo capoluogo come destinazione». Inoltre, «il turismo», afferma Mazzali, «è una delle leve economiche fondamentali per Milano e per la Lombardia, ma è strettamente legato alla percezione di sicurezza e accoglienza. In un contesto in cui baby gang e atti di microcriminalità minano la serenità del territorio, il rischio è che la nostra regione venga percepita come meno attrattiva. Non possiamo permettercelo». Infine, secondo Mazzali, «le politiche di sicurezza urbana devono essere prioritarie, anche per tutelare un settore economico come quello turistico, che non solo crea occupazione, ma alimenta un indotto straordinario che coinvolge commercio, ristorazione, moda e cultura. L’assenza di una visione e di interventi concreti da parte dell’amministrazione comunale rischia di compromettere anni di lavoro e investimenti. È fondamentale ripartire da un dialogo forte tra enti locali, governo e Forze dell’ordine per garantire ai cittadini e ai visitatori una città aperta, sicura e accogliente». E mentre le critiche si moltiplicano il sindaco evita il confronto. 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Lei, magazziniera, non vive più con lui da tempo, ma questo non è bastato a spezzare il legame oscuro con quell’uomo violento. Il coltello si abbatte su Daniela. Le grida si mescolano al rumore delle auto e al vociare confuso dei passanti. Nel supermercato una cliente entra di corsa, terrorizzata: «Chiamate la polizia! Sta accadendo qualcosa di terribile». I cassieri bloccano tutto, qualcuno afferra il telefono, altri escono a vedere. Daniela viene trascinata all’ingresso, pallida, sanguinante, mentre c’è chi tampona le ferite. «Ho due figli», continua a ripetere. E poi dice subito: «È stato mio marito». Il tutto si è svolto in pochi minuti che, però, sono sembrati un’eternità. Mentre nel parcheggio la violenza non si ferma. «L’abbiamo portata all’interno del negozio, stesa per terra, cercando di tamponare le ferite e facendola parlare per non farle perdere conoscenza fino all’arrivo dell’ambulanza», ha raccontato Alexandra Adina, una delle cassiere, che ha aggiunto: «Le abbiamo chiesto come si chiamava. Ci ha detto il nome e che ha due figli. Continuava a dire che li ama tanto. Il suo pensiero e la sua preoccupazione, dall’inizio alla fine, erano i figli. Riusciva a dire solo quello. Spero che si salverà. C’erano due nostri clienti che l’hanno aiutata e che hanno tamponato le ferite». L’uomo, invece, ancora armato, minaccia chiunque si avvicini. Qualcuno, con un coraggio disperato, raccoglie sassi dalle aiuole e glieli scaglia contro. Un ombrello lo colpisce alla mano, facendogli cadere l’arma. È un istante: i presenti si lanciano su di lui, lo immobilizzano e aspettano l’arrivo dei carabinieri. Tra loro, un militare libero dal servizio, ferito a sua volta nel tentativo di bloccarlo. Daniela viene portata via in codice rosso, la corsa verso l’ospedale Papa Giovanni XXIII è una lotta contro il tempo. Anche il militare, ferito a un orecchio, viene ricoverato. Il rumeno finisce subito in carcere, arrestato dai carabinieri in flagranza. L’accusa è di tentato omicidio. Ha già alle spalle una storia di violenza. Denunce per maltrattamenti con tanto di condanna, il divieto di avvicinamento alla moglie revocato solo pochi mesi fa (perché era stata ritirata la querela). Dopo la prima denuncia i due si sono separati: vivevano in diverse abitazioni, lui a Pedrengo e lei a Seriate. «Emerge, forte, la necessità di un sempre maggior presidio del territorio e la necessità di combattere tutti insieme un fenomeno, quello della violenza contro le donne, che non può essere minimizzato», ha commentato il sindaco di Seriate, Gabriele Cortesi. Ma in questa storia non c’è solo la violenza contro le donne. Emerge in modo nitido anche un’altra questione: l’integrazione. Come nel caso di Tunkara, assassinato dal togolese Djiram Sadate per gelosia. Anche in quel caso c’era un coltello. Un’arma che troppo spesso è presente nelle tasche degli stranieri che vivono in Italia. E che continua a mietere vittime.
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
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@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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