True
2025-01-07
Sala tace sulle molestie di Capodanno. Eppure garantiva: «Piazza più sicura»
Ansa
Sulle violenze di Capodanno la Procura aprirà formalmente un fascicolo d’indagine. La denuncia pubblica della studentessa di Liegi contenuta in una intervista su un quotidiano online belga ha rinfrescato subito i ricordi del drammatico Capodanno del 2022. Con cinque suoi amici in piazza Duomo sarebbe stata accerchiata da una quarantina di persone e molestata. L’indagine, per violenza sessuale di gruppo, verrà aperta in base alle notizie di stampa, in attesa di una querela della ragazza, che ha fatto sapere di essere intenzionata a formalizzare una denuncia davanti alle autorità belghe, e sarà coordinata dal procuratore aggiunto Letizia Mannella. Gli agenti della Squadra Mobile, delegati a indagare, sono già al lavoro dall’altro giorno e hanno già recuperato le immagini delle telecamere pubbliche.
Finora dai video esaminati nell’indagine in cui sono stati identificati e indagati per vilipendio una dozzina di ragazzi stranieri che durante i festeggiamenti hanno insultato le forze dell’ordine e lo Stato italiano non sarebbero emerse tracce rispetto a quanto ha riferito la ragazza belga. Molto dipenderà dalle indicazioni che riusciranno a fornire le vittime. Di uno dei ragazzi presenti sono stati recuperati i dati e i contatti. E nelle prossime ore gli investigatori dovrebbero convocarlo. Secondo la ragazza, gli operatori delle forze dell’ordine non sarebbero stati in grado di accorgersi di quello che stava accadendo perché c’era molta confusione e tutto sarebbe avvenuto dietro a una colonna. «Siamo stati circondati da tanti uomini, credo fossero 30 o 40», ha raccontato la vittima, aggiungendo: «Tutti siamo stati toccati. Non ci hanno spogliati, non siamo stati buttati a terra e non siamo caduti, anche perché era difficile muoversi, perché c’era moltissima gente». In piazza della Scala, però, durante la fuga, si sarebbero rivolti a una poliziotta. Quindi dovrebbe esserci anche una relazione di servizio.
«Avevamo un grossissimo dispositivo di sicurezza con più di 800 persone e in piazza abbiamo dovuto gestire circa 25.000 presenze, la gran parte di stranieri», ha commentato il questore di Milano Bruno Megale. Che, «tutto sommato», si ritiene «soddisfatto». «Adesso ci stiamo occupando di questi ultimi episodi», ha proseguito il questore, spiegando di non avere «la prova contraria per dire se la situazione sarebbe stata diversa se ci fosse stato o meno un concerto in piazza». Quello del concerto molto probabilmente è il nodo che lascia il sindaco Beppe Sala in silenzio. Prima di Capodanno Sala, in una intervista al Giorno, spiegando le ragioni che l’avevano spinto a non organizzare nulla, aveva affermato: «La piazza sarà molto più presidiata rispetto all’anno scorso. Certo, ero stato io stesso a dire “se c’è un evento è più facile’’, ma ne abbiamo parlato con prefetto e questore e la piazza dovrà essere più presidiata». Un concerto avrebbe richiesto un’organizzazione della sicurezza diversa. La piazza libera, invece, per la seconda volta ha permesso raduni da paura. E il delirio di Capodanno rischia di diventare un fenomeno.
«Il sindaco ha già spiegato perché non abbiamo fatto un evento», ha provato a puntualizzare l’assessore alla Sicurezza del Comune di Milano Marco Granelli, che subito dopo ha tentato di ribaltare la questione sul governo: «In questo momento in cui il governo e la legge finanziaria ci ha tagliato ancora i fondi noi vogliamo mettere i soldi per il sociale e per la casa, che sono i bisogni dei milanesi. La piazza è stata gestita dalle forze dell’ordine e in loro abbiamo la massima fiducia». Ma c’è un’altra questione. I problemi legati alla sicurezza impattano sul turismo. «Il successo turistico di Milano è danneggiato dalla mancanza di sicurezza», ammonisce il ministro del Turismo Daniela Santanché. Mentre l’assessore regionale al Turismo, alla moda e al design, Barbara Mazzali, ritiene «la scelta di non organizzare il tradizionale concerto di Capodanno in piazza, evento che negli anni passati ha rappresentato un forte richiamo turistico e un’occasione di aggregazione sociale, un segnale preoccupante». Secondo Mazzali, «una città che si chiude, che rinuncia a offrire momenti di festa e di condivisione, rischia di perdere il suo appeal non solo per i cittadini, ma anche per i milioni di visitatori che ogni anno scelgono la Lombardia e il suo capoluogo come destinazione». Inoltre, «il turismo», afferma Mazzali, «è una delle leve economiche fondamentali per Milano e per la Lombardia, ma è strettamente legato alla percezione di sicurezza e accoglienza. In un contesto in cui baby gang e atti di microcriminalità minano la serenità del territorio, il rischio è che la nostra regione venga percepita come meno attrattiva. Non possiamo permettercelo». Infine, secondo Mazzali, «le politiche di sicurezza urbana devono essere prioritarie, anche per tutelare un settore economico come quello turistico, che non solo crea occupazione, ma alimenta un indotto straordinario che coinvolge commercio, ristorazione, moda e cultura. L’assenza di una visione e di interventi concreti da parte dell’amministrazione comunale rischia di compromettere anni di lavoro e investimenti. È fondamentale ripartire da un dialogo forte tra enti locali, governo e Forze dell’ordine per garantire ai cittadini e ai visitatori una città aperta, sicura e accogliente». E mentre le critiche si moltiplicano il sindaco evita il confronto. Ma una città proiettata verso le Olimpiadi del 2026 non può permettersi ambiguità.
Bergamo violenta: pugnalate alla ex
A pochi giorni dall’omicidio di Mamadi Tunkara davanti al supermercato in cui lavorava come vigilante, a Bergamo sono volate altre coltellate. Questa volta la scena del crimine è il supermercato Lidl di Seriate. Daniela, 39 anni, rumena, madre di due figli, giace a terra ferita. L’aggressore, suo marito, 48 anni, ha sferrato contro di lei un coltello con una furia cieca, in mezzo ai clienti attoniti. Un litigio, l’ennesimo, per rancori mai sopiti. Lui, camionista, l’ha attesa lì, nel parcheggio. Lei, magazziniera, non vive più con lui da tempo, ma questo non è bastato a spezzare il legame oscuro con quell’uomo violento. Il coltello si abbatte su Daniela. Le grida si mescolano al rumore delle auto e al vociare confuso dei passanti. Nel supermercato una cliente entra di corsa, terrorizzata: «Chiamate la polizia! Sta accadendo qualcosa di terribile». I cassieri bloccano tutto, qualcuno afferra il telefono, altri escono a vedere. Daniela viene trascinata all’ingresso, pallida, sanguinante, mentre c’è chi tampona le ferite. «Ho due figli», continua a ripetere. E poi dice subito: «È stato mio marito». Il tutto si è svolto in pochi minuti che, però, sono sembrati un’eternità. Mentre nel parcheggio la violenza non si ferma. «L’abbiamo portata all’interno del negozio, stesa per terra, cercando di tamponare le ferite e facendola parlare per non farle perdere conoscenza fino all’arrivo dell’ambulanza», ha raccontato Alexandra Adina, una delle cassiere, che ha aggiunto: «Le abbiamo chiesto come si chiamava. Ci ha detto il nome e che ha due figli. Continuava a dire che li ama tanto. Il suo pensiero e la sua preoccupazione, dall’inizio alla fine, erano i figli. Riusciva a dire solo quello. Spero che si salverà. C’erano due nostri clienti che l’hanno aiutata e che hanno tamponato le ferite». L’uomo, invece, ancora armato, minaccia chiunque si avvicini. Qualcuno, con un coraggio disperato, raccoglie sassi dalle aiuole e glieli scaglia contro. Un ombrello lo colpisce alla mano, facendogli cadere l’arma. È un istante: i presenti si lanciano su di lui, lo immobilizzano e aspettano l’arrivo dei carabinieri. Tra loro, un militare libero dal servizio, ferito a sua volta nel tentativo di bloccarlo. Daniela viene portata via in codice rosso, la corsa verso l’ospedale Papa Giovanni XXIII è una lotta contro il tempo. Anche il militare, ferito a un orecchio, viene ricoverato. Il rumeno finisce subito in carcere, arrestato dai carabinieri in flagranza. L’accusa è di tentato omicidio. Ha già alle spalle una storia di violenza. Denunce per maltrattamenti con tanto di condanna, il divieto di avvicinamento alla moglie revocato solo pochi mesi fa (perché era stata ritirata la querela). Dopo la prima denuncia i due si sono separati: vivevano in diverse abitazioni, lui a Pedrengo e lei a Seriate. «Emerge, forte, la necessità di un sempre maggior presidio del territorio e la necessità di combattere tutti insieme un fenomeno, quello della violenza contro le donne, che non può essere minimizzato», ha commentato il sindaco di Seriate, Gabriele Cortesi. Ma in questa storia non c’è solo la violenza contro le donne. Emerge in modo nitido anche un’altra questione: l’integrazione. Come nel caso di Tunkara, assassinato dal togolese Djiram Sadate per gelosia. Anche in quel caso c’era un coltello. Un’arma che troppo spesso è presente nelle tasche degli stranieri che vivono in Italia. E che continua a mietere vittime.
Continua a leggereRiduci
Si muove la Procura dopo la denuncia della turista belga: «Accerchiate e palpeggiate da 30 o 40 uomini» Polemica sul Comune: il sindaco aveva assicurato che senza concerto ci sarebbero stati più controlli. A poche ore dal caso del vigilante ucciso davanti a un supermercato, scenario analogo per la cassiera aggredita dall’uomo da cui si era separata. Entrambi sono rumeni. Lo speciale contiene due articoli.Sulle violenze di Capodanno la Procura aprirà formalmente un fascicolo d’indagine. La denuncia pubblica della studentessa di Liegi contenuta in una intervista su un quotidiano online belga ha rinfrescato subito i ricordi del drammatico Capodanno del 2022. Con cinque suoi amici in piazza Duomo sarebbe stata accerchiata da una quarantina di persone e molestata. L’indagine, per violenza sessuale di gruppo, verrà aperta in base alle notizie di stampa, in attesa di una querela della ragazza, che ha fatto sapere di essere intenzionata a formalizzare una denuncia davanti alle autorità belghe, e sarà coordinata dal procuratore aggiunto Letizia Mannella. Gli agenti della Squadra Mobile, delegati a indagare, sono già al lavoro dall’altro giorno e hanno già recuperato le immagini delle telecamere pubbliche. Finora dai video esaminati nell’indagine in cui sono stati identificati e indagati per vilipendio una dozzina di ragazzi stranieri che durante i festeggiamenti hanno insultato le forze dell’ordine e lo Stato italiano non sarebbero emerse tracce rispetto a quanto ha riferito la ragazza belga. Molto dipenderà dalle indicazioni che riusciranno a fornire le vittime. Di uno dei ragazzi presenti sono stati recuperati i dati e i contatti. E nelle prossime ore gli investigatori dovrebbero convocarlo. Secondo la ragazza, gli operatori delle forze dell’ordine non sarebbero stati in grado di accorgersi di quello che stava accadendo perché c’era molta confusione e tutto sarebbe avvenuto dietro a una colonna. «Siamo stati circondati da tanti uomini, credo fossero 30 o 40», ha raccontato la vittima, aggiungendo: «Tutti siamo stati toccati. Non ci hanno spogliati, non siamo stati buttati a terra e non siamo caduti, anche perché era difficile muoversi, perché c’era moltissima gente». In piazza della Scala, però, durante la fuga, si sarebbero rivolti a una poliziotta. Quindi dovrebbe esserci anche una relazione di servizio. «Avevamo un grossissimo dispositivo di sicurezza con più di 800 persone e in piazza abbiamo dovuto gestire circa 25.000 presenze, la gran parte di stranieri», ha commentato il questore di Milano Bruno Megale. Che, «tutto sommato», si ritiene «soddisfatto». «Adesso ci stiamo occupando di questi ultimi episodi», ha proseguito il questore, spiegando di non avere «la prova contraria per dire se la situazione sarebbe stata diversa se ci fosse stato o meno un concerto in piazza». Quello del concerto molto probabilmente è il nodo che lascia il sindaco Beppe Sala in silenzio. Prima di Capodanno Sala, in una intervista al Giorno, spiegando le ragioni che l’avevano spinto a non organizzare nulla, aveva affermato: «La piazza sarà molto più presidiata rispetto all’anno scorso. Certo, ero stato io stesso a dire “se c’è un evento è più facile’’, ma ne abbiamo parlato con prefetto e questore e la piazza dovrà essere più presidiata». Un concerto avrebbe richiesto un’organizzazione della sicurezza diversa. La piazza libera, invece, per la seconda volta ha permesso raduni da paura. E il delirio di Capodanno rischia di diventare un fenomeno. «Il sindaco ha già spiegato perché non abbiamo fatto un evento», ha provato a puntualizzare l’assessore alla Sicurezza del Comune di Milano Marco Granelli, che subito dopo ha tentato di ribaltare la questione sul governo: «In questo momento in cui il governo e la legge finanziaria ci ha tagliato ancora i fondi noi vogliamo mettere i soldi per il sociale e per la casa, che sono i bisogni dei milanesi. La piazza è stata gestita dalle forze dell’ordine e in loro abbiamo la massima fiducia». Ma c’è un’altra questione. I problemi legati alla sicurezza impattano sul turismo. «Il successo turistico di Milano è danneggiato dalla mancanza di sicurezza», ammonisce il ministro del Turismo Daniela Santanché. Mentre l’assessore regionale al Turismo, alla moda e al design, Barbara Mazzali, ritiene «la scelta di non organizzare il tradizionale concerto di Capodanno in piazza, evento che negli anni passati ha rappresentato un forte richiamo turistico e un’occasione di aggregazione sociale, un segnale preoccupante». Secondo Mazzali, «una città che si chiude, che rinuncia a offrire momenti di festa e di condivisione, rischia di perdere il suo appeal non solo per i cittadini, ma anche per i milioni di visitatori che ogni anno scelgono la Lombardia e il suo capoluogo come destinazione». Inoltre, «il turismo», afferma Mazzali, «è una delle leve economiche fondamentali per Milano e per la Lombardia, ma è strettamente legato alla percezione di sicurezza e accoglienza. In un contesto in cui baby gang e atti di microcriminalità minano la serenità del territorio, il rischio è che la nostra regione venga percepita come meno attrattiva. Non possiamo permettercelo». Infine, secondo Mazzali, «le politiche di sicurezza urbana devono essere prioritarie, anche per tutelare un settore economico come quello turistico, che non solo crea occupazione, ma alimenta un indotto straordinario che coinvolge commercio, ristorazione, moda e cultura. L’assenza di una visione e di interventi concreti da parte dell’amministrazione comunale rischia di compromettere anni di lavoro e investimenti. È fondamentale ripartire da un dialogo forte tra enti locali, governo e Forze dell’ordine per garantire ai cittadini e ai visitatori una città aperta, sicura e accogliente». E mentre le critiche si moltiplicano il sindaco evita il confronto. Ma una città proiettata verso le Olimpiadi del 2026 non può permettersi ambiguità. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/sala-tace-sulle-molestie-2670751377.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="bergamo-violenta-pugnalate-alla-ex" data-post-id="2670751377" data-published-at="1736197833" data-use-pagination="False"> Bergamo violenta: pugnalate alla ex A pochi giorni dall’omicidio di Mamadi Tunkara davanti al supermercato in cui lavorava come vigilante, a Bergamo sono volate altre coltellate. Questa volta la scena del crimine è il supermercato Lidl di Seriate. Daniela, 39 anni, rumena, madre di due figli, giace a terra ferita. L’aggressore, suo marito, 48 anni, ha sferrato contro di lei un coltello con una furia cieca, in mezzo ai clienti attoniti. Un litigio, l’ennesimo, per rancori mai sopiti. Lui, camionista, l’ha attesa lì, nel parcheggio. Lei, magazziniera, non vive più con lui da tempo, ma questo non è bastato a spezzare il legame oscuro con quell’uomo violento. Il coltello si abbatte su Daniela. Le grida si mescolano al rumore delle auto e al vociare confuso dei passanti. Nel supermercato una cliente entra di corsa, terrorizzata: «Chiamate la polizia! Sta accadendo qualcosa di terribile». I cassieri bloccano tutto, qualcuno afferra il telefono, altri escono a vedere. Daniela viene trascinata all’ingresso, pallida, sanguinante, mentre c’è chi tampona le ferite. «Ho due figli», continua a ripetere. E poi dice subito: «È stato mio marito». Il tutto si è svolto in pochi minuti che, però, sono sembrati un’eternità. Mentre nel parcheggio la violenza non si ferma. «L’abbiamo portata all’interno del negozio, stesa per terra, cercando di tamponare le ferite e facendola parlare per non farle perdere conoscenza fino all’arrivo dell’ambulanza», ha raccontato Alexandra Adina, una delle cassiere, che ha aggiunto: «Le abbiamo chiesto come si chiamava. Ci ha detto il nome e che ha due figli. Continuava a dire che li ama tanto. Il suo pensiero e la sua preoccupazione, dall’inizio alla fine, erano i figli. Riusciva a dire solo quello. Spero che si salverà. C’erano due nostri clienti che l’hanno aiutata e che hanno tamponato le ferite». L’uomo, invece, ancora armato, minaccia chiunque si avvicini. Qualcuno, con un coraggio disperato, raccoglie sassi dalle aiuole e glieli scaglia contro. Un ombrello lo colpisce alla mano, facendogli cadere l’arma. È un istante: i presenti si lanciano su di lui, lo immobilizzano e aspettano l’arrivo dei carabinieri. Tra loro, un militare libero dal servizio, ferito a sua volta nel tentativo di bloccarlo. Daniela viene portata via in codice rosso, la corsa verso l’ospedale Papa Giovanni XXIII è una lotta contro il tempo. Anche il militare, ferito a un orecchio, viene ricoverato. Il rumeno finisce subito in carcere, arrestato dai carabinieri in flagranza. L’accusa è di tentato omicidio. Ha già alle spalle una storia di violenza. Denunce per maltrattamenti con tanto di condanna, il divieto di avvicinamento alla moglie revocato solo pochi mesi fa (perché era stata ritirata la querela). Dopo la prima denuncia i due si sono separati: vivevano in diverse abitazioni, lui a Pedrengo e lei a Seriate. «Emerge, forte, la necessità di un sempre maggior presidio del territorio e la necessità di combattere tutti insieme un fenomeno, quello della violenza contro le donne, che non può essere minimizzato», ha commentato il sindaco di Seriate, Gabriele Cortesi. Ma in questa storia non c’è solo la violenza contro le donne. Emerge in modo nitido anche un’altra questione: l’integrazione. Come nel caso di Tunkara, assassinato dal togolese Djiram Sadate per gelosia. Anche in quel caso c’era un coltello. Un’arma che troppo spesso è presente nelle tasche degli stranieri che vivono in Italia. E che continua a mietere vittime.
«Quando ci si adopera per una cura adeguata della nostra Casa comune e di tutti, deve essere considerato un approccio integrale», scrivono i cardinali Michael Czerny e Kevin Joseph Farrell - prefetti rispettivamente dei due citati dicasteri - nell’introduzione al testo dove, peraltro, non manca una citazione di papa Benedetto XVI.
Certo, ci sono pure vari richiami a papa Francesco, com’è inevitabile avendo egli dedicato all’ecologia un’intera enciclica, la Laudato si' (2015). Tuttavia, il testo è del tutto coerente con la linea di papa Leone XIV, il quale, pur citando spesso papa Bergoglio, guida ora la Chiesa su acque dottrinalmente ben più tranquille. Prova ne è il fatto che L’ecologia integrale nella vita della famiglia non si limita, si potrebbe ironizzare, a invitare a fare la raccolta differenziata, ma dedica più passaggi a richiamare il ruolo stesso di quella che, per i cattolici, è la cellula fondamentale della società. Il documento infatti non parla genericamente di famiglia, ma lo fa sempre in riferimento al sacramento matrimoniale; non è un caso che il termine «matrimonio» ricorra ben dieci volte.
A tal proposito, sovvengono le parole di papa Prevost, che nell’omelia in occasione della Messa per il giubileo delle Famiglie, nelle prime settimane del suo pontificato, aveva precisato, esprimendo una linea cristallina, che «il matrimonio non è un ideale ma il canone del vero amore». Non stupisce, allora, che nelle pagine del documento appena pubblicato la famiglia fondata sul sacramento del matrimonio sia richiamata così spesso. Ma c’è più. In un testo che si presenta come di «ecologia integrale», con cioè una prospettiva che si prende cura del creato nel suo insieme, traspare con forza l’idea che non esista cura dell’ambiente senza quella dell’uomo, tanto che viene sottolineata con forza la necessità di far «rispettare la vita umana dal concepimento alla morte naturale dicendo no all’aborto, all’eutanasia, alla maternità surrogata e alle tecniche di fecondazione assistita e alla loro promozione» (p. 34).
Poco prima, anche una condanna all’ideologia antinatalista: «Oggi c’è la tendenza a considerare la crescita demografica come la principale minaccia per l’umanità» (p. 29). A seguire, un ammonimento ai governi che «operano attivamente per la diffusione dell’aborto, promuovendo talvolta l’adozione della pratica della sterilizzazione» e impongono «un forte controllo delle nascite» (p. 30).
Anche le proposte educative alle giovani generazioni, sia pure calibrate sul tema ambientale, sposano sempre un’antropologia cristiana. Così, nelle pagine dedicate all’istruzione, troviamo sì riferimenti all’importanza di «chiedere alla scuola di aggiornare le proprie attività e manuali didattici in materia di ecologia» e a quella di «educare a non sprecare il cibo» (p. 58); ma quest’ultimo impegno arriva comunque dopo l’esortazione a «parlare in maniera adeguata all’età della necessità di proteggere la vita umana da aborto, maternità surrogata ed eutanasia» (p. 57). Il solco tra l’ecologia integrale cristiana e l’ambientalismo caro al mainstream è davvero lampante.
Continua a leggereRiduci
iStock
Il professor Pier Luigi Petrillo ha dato l’anima per questo traguardo. Ieri 27 aprile s’è scoperto grazie alla mobilitazione della Coldiretti - ha portato al passo del Brennero 10.000 agricoltori - che alcuni piatti simbolo di questa cucina sono fatti con ingredienti che d’italiano hanno solo l’etichetta. Una rivelazione scioccante riguarda le mozzarelle campane della serie «tu vulive a pizza c’ha mozzarella e a pummarola in coppa e niente chiù». Secondo l’analisi di Coldiretti e Centro Studi Divulga su dati del ministero della Salute, «l’Italia ha importato nel 2025 circa 1,5 milioni di quintali di cagliate su un totale di 6,4 milioni di quintali di formaggi che arrivano nel nostro Paese (+9% rispetto al 2024)». Passano quasi tutti dal Brennero e «oltre la metà delle cagliate importate finiscono a Napoli (306.000 quintali) a Benevento (183.000 quintali), Campobasso (134.000) e Salerno (92.000)». Due terzi delle cagliate tedesche e polacche sono lavorate al Sud con la Campania che ne assorbe il 46,7%. Ieri al Brennero – Coldiretti aveva il supporto della Guardia di Finanza - hanno scoperto i «Tir dell’orrore». Correva il 9 gennaio 2026 quando sempre il ministro Francesco Lollobrigida annunciava che contrariamente a quanto sostenuto per anni l’Italia diceva sì al Mercosur - il trattato commerciale col Sud America – perché si erano ottenute da Ursula von der Leyen stringenti garanzie sulle clausole di reciprocità, sull’applicazione dell’etichetta d’origine e sullo stabilire in Italia l’autorità doganale europea visto che nessuno si fida dei controlli che fanno gli olandesi. La dogana europea ora sta Lille in Francia che ha detto no al Mercosur. Ursula forse s’è distratta. Al Brennero sono saltati fuori kiwi cileni (l’Italia è il primo produttore al mondo di questi frutti avendo superato anche la Nuova Zelanda) fettine di pollo sudamericano che diventano crocchette italiane, carciofi egiziani, lavorati e venduti come sottaceto italiani, arance sudafricane che diventano succhi di frutta italiani, grano canadese trasformato in pasta italiana. Tutta roba che passa da Rotterdam mentre i nostri partner europei ci danno le cosce di maiale fresche – sono le più «spacciate» al Brennero - che arrivano dalla Germania, dall’Olanda, dalla Danimarca, dalla Francia e diventano prosciutti italiani, così come tonnellate di miele tedesco, centinaia di migliaia di litri di latte francese e polacco e le mozzarelle tedesche già confezionate col tricolore. Un danno enorme alla nostra agricoltura, ma anche alla nostra reputazione commerciale dovuto al codice doganale europeo che consente di etichettare come italiano il prodotto che subisce in Italia anche solo il confezionamento.
«Al centro della mobilitazione che da mesi ha coinvolto almeno 100.000 agricoltori e ha la sua tappa finale qui al Brennero», spiega il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo, «c’è la battaglia per la revisione della normativa sull’ultima trasformazione che penalizza il lavoro agricolo nazionale e altera profondamente la trasparenza del mercato. E poi vogliamo l’etichetta di origine». Ettore Prandini, che di Coldiretti è il presidente, ribadisce: «L’agroalimentare rappresenta una filiera strategica per il Paese, che vale 707 miliardi di euro e garantisce 4 milioni di posti di lavoro, assistiamo a meccanismi che alterano la concorrenza, comprimono il reddito degli agricoltori e compromettono l’immagine del vero Made in Italy. Vogliamo un intervento europeo immediato. A partire da tre elementi: la sicurezza alimentare, la salute dei consumatori, il reddito degli agricoltori». E giovedì in Coldiretti si replica. A Roma si parla di cibo e salute con il commissario europeo Olivér Várhelyi.
Continua a leggereRiduci
Matteo Salvini e coniugi Trevaillon (Ansa)
Dopo un colloquio di un’ora nel Municipio dove ha incontrato il sindaco Giuseppe Masciulli, Salvini si è recato nella casa nel bosco dove tutto ha avuto inizio. E dove, dopo la scadenza del contratto con il B&B che la ospitava, la coppia ha fatto ritorno proprio in questi giorni. Ma senza figli. «Ci sono i pannelli solari, il bosco, il fiume, le piante, l’asino. È stato chiesto loro di sistemare casa, fatto. La questione sanitaria, c’è il pediatra, le vaccinazioni, fatto. Sistemate le domande educative, c’è l’insegnante pronta. Non capisco cosa si deve aspettare!», ha detto ancora Salvini. «Io sono sicuro che tutti hanno agito in buona fede ma probabilmente qualcuno ha sbagliato valutazione», ha proseguito riferendosi alla decisione del tribunale per i minorenni dell’Aquila dello scorso 20 novembre con cui aveva sospeso la responsabilità genitoriale della coppia sui tre figli. E all’odissea che ne è seguita. Come l’allontanamento di mamma Catherine dalla casa famiglia deciso lo scorso 6 marzo, in quanto ritenuta un possibile ostacolo al percorso educativo dei minori.
Da allora gli incontri sono stati limitati al massimo. Solo negli ultimi giorni è arrivata la concessione di una videochiamata, forse un piccolo segnale di riavvicinamento, mentre per un incontro in presenza si dovranno attendere ulteriori sviluppi nel percorso stabilito dal tribunale. Che ancora non è chiaro. Come ha sottolineato il sindaco, che ha puntato il dito contro l’assenza di un programma che faccia intravedere un esito finale positivo della vicenda. Una lacuna inaccettabile, spiega, a cinque mesi dall’ordinanza e dopo la soluzione di gran parte delle criticità. Anche perché la gestione dell’intera vicenda è costata al Comune di 850 abitanti già 50.000 euro. Una spesa che, in assenza di un percorso definito, potrebbe raddoppiare.
Continua a leggereRiduci
Ecco #DimmiLaVerità del 28 aprile 2026. Il nostro Alessandro Da Rold ci spiega perché giovedì sarà il giorno cruciale per l'inchiesta su Rocchi e gli arbitri.