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2025-01-07
Sala tace sulle molestie di Capodanno. Eppure garantiva: «Piazza più sicura»
Ansa
Sulle violenze di Capodanno la Procura aprirà formalmente un fascicolo d’indagine. La denuncia pubblica della studentessa di Liegi contenuta in una intervista su un quotidiano online belga ha rinfrescato subito i ricordi del drammatico Capodanno del 2022. Con cinque suoi amici in piazza Duomo sarebbe stata accerchiata da una quarantina di persone e molestata. L’indagine, per violenza sessuale di gruppo, verrà aperta in base alle notizie di stampa, in attesa di una querela della ragazza, che ha fatto sapere di essere intenzionata a formalizzare una denuncia davanti alle autorità belghe, e sarà coordinata dal procuratore aggiunto Letizia Mannella. Gli agenti della Squadra Mobile, delegati a indagare, sono già al lavoro dall’altro giorno e hanno già recuperato le immagini delle telecamere pubbliche.
Finora dai video esaminati nell’indagine in cui sono stati identificati e indagati per vilipendio una dozzina di ragazzi stranieri che durante i festeggiamenti hanno insultato le forze dell’ordine e lo Stato italiano non sarebbero emerse tracce rispetto a quanto ha riferito la ragazza belga. Molto dipenderà dalle indicazioni che riusciranno a fornire le vittime. Di uno dei ragazzi presenti sono stati recuperati i dati e i contatti. E nelle prossime ore gli investigatori dovrebbero convocarlo. Secondo la ragazza, gli operatori delle forze dell’ordine non sarebbero stati in grado di accorgersi di quello che stava accadendo perché c’era molta confusione e tutto sarebbe avvenuto dietro a una colonna. «Siamo stati circondati da tanti uomini, credo fossero 30 o 40», ha raccontato la vittima, aggiungendo: «Tutti siamo stati toccati. Non ci hanno spogliati, non siamo stati buttati a terra e non siamo caduti, anche perché era difficile muoversi, perché c’era moltissima gente». In piazza della Scala, però, durante la fuga, si sarebbero rivolti a una poliziotta. Quindi dovrebbe esserci anche una relazione di servizio.
«Avevamo un grossissimo dispositivo di sicurezza con più di 800 persone e in piazza abbiamo dovuto gestire circa 25.000 presenze, la gran parte di stranieri», ha commentato il questore di Milano Bruno Megale. Che, «tutto sommato», si ritiene «soddisfatto». «Adesso ci stiamo occupando di questi ultimi episodi», ha proseguito il questore, spiegando di non avere «la prova contraria per dire se la situazione sarebbe stata diversa se ci fosse stato o meno un concerto in piazza». Quello del concerto molto probabilmente è il nodo che lascia il sindaco Beppe Sala in silenzio. Prima di Capodanno Sala, in una intervista al Giorno, spiegando le ragioni che l’avevano spinto a non organizzare nulla, aveva affermato: «La piazza sarà molto più presidiata rispetto all’anno scorso. Certo, ero stato io stesso a dire “se c’è un evento è più facile’’, ma ne abbiamo parlato con prefetto e questore e la piazza dovrà essere più presidiata». Un concerto avrebbe richiesto un’organizzazione della sicurezza diversa. La piazza libera, invece, per la seconda volta ha permesso raduni da paura. E il delirio di Capodanno rischia di diventare un fenomeno.
«Il sindaco ha già spiegato perché non abbiamo fatto un evento», ha provato a puntualizzare l’assessore alla Sicurezza del Comune di Milano Marco Granelli, che subito dopo ha tentato di ribaltare la questione sul governo: «In questo momento in cui il governo e la legge finanziaria ci ha tagliato ancora i fondi noi vogliamo mettere i soldi per il sociale e per la casa, che sono i bisogni dei milanesi. La piazza è stata gestita dalle forze dell’ordine e in loro abbiamo la massima fiducia». Ma c’è un’altra questione. I problemi legati alla sicurezza impattano sul turismo. «Il successo turistico di Milano è danneggiato dalla mancanza di sicurezza», ammonisce il ministro del Turismo Daniela Santanché. Mentre l’assessore regionale al Turismo, alla moda e al design, Barbara Mazzali, ritiene «la scelta di non organizzare il tradizionale concerto di Capodanno in piazza, evento che negli anni passati ha rappresentato un forte richiamo turistico e un’occasione di aggregazione sociale, un segnale preoccupante». Secondo Mazzali, «una città che si chiude, che rinuncia a offrire momenti di festa e di condivisione, rischia di perdere il suo appeal non solo per i cittadini, ma anche per i milioni di visitatori che ogni anno scelgono la Lombardia e il suo capoluogo come destinazione». Inoltre, «il turismo», afferma Mazzali, «è una delle leve economiche fondamentali per Milano e per la Lombardia, ma è strettamente legato alla percezione di sicurezza e accoglienza. In un contesto in cui baby gang e atti di microcriminalità minano la serenità del territorio, il rischio è che la nostra regione venga percepita come meno attrattiva. Non possiamo permettercelo». Infine, secondo Mazzali, «le politiche di sicurezza urbana devono essere prioritarie, anche per tutelare un settore economico come quello turistico, che non solo crea occupazione, ma alimenta un indotto straordinario che coinvolge commercio, ristorazione, moda e cultura. L’assenza di una visione e di interventi concreti da parte dell’amministrazione comunale rischia di compromettere anni di lavoro e investimenti. È fondamentale ripartire da un dialogo forte tra enti locali, governo e Forze dell’ordine per garantire ai cittadini e ai visitatori una città aperta, sicura e accogliente». E mentre le critiche si moltiplicano il sindaco evita il confronto. Ma una città proiettata verso le Olimpiadi del 2026 non può permettersi ambiguità.
Bergamo violenta: pugnalate alla ex
A pochi giorni dall’omicidio di Mamadi Tunkara davanti al supermercato in cui lavorava come vigilante, a Bergamo sono volate altre coltellate. Questa volta la scena del crimine è il supermercato Lidl di Seriate. Daniela, 39 anni, rumena, madre di due figli, giace a terra ferita. L’aggressore, suo marito, 48 anni, ha sferrato contro di lei un coltello con una furia cieca, in mezzo ai clienti attoniti. Un litigio, l’ennesimo, per rancori mai sopiti. Lui, camionista, l’ha attesa lì, nel parcheggio. Lei, magazziniera, non vive più con lui da tempo, ma questo non è bastato a spezzare il legame oscuro con quell’uomo violento. Il coltello si abbatte su Daniela. Le grida si mescolano al rumore delle auto e al vociare confuso dei passanti. Nel supermercato una cliente entra di corsa, terrorizzata: «Chiamate la polizia! Sta accadendo qualcosa di terribile». I cassieri bloccano tutto, qualcuno afferra il telefono, altri escono a vedere. Daniela viene trascinata all’ingresso, pallida, sanguinante, mentre c’è chi tampona le ferite. «Ho due figli», continua a ripetere. E poi dice subito: «È stato mio marito». Il tutto si è svolto in pochi minuti che, però, sono sembrati un’eternità. Mentre nel parcheggio la violenza non si ferma. «L’abbiamo portata all’interno del negozio, stesa per terra, cercando di tamponare le ferite e facendola parlare per non farle perdere conoscenza fino all’arrivo dell’ambulanza», ha raccontato Alexandra Adina, una delle cassiere, che ha aggiunto: «Le abbiamo chiesto come si chiamava. Ci ha detto il nome e che ha due figli. Continuava a dire che li ama tanto. Il suo pensiero e la sua preoccupazione, dall’inizio alla fine, erano i figli. Riusciva a dire solo quello. Spero che si salverà. C’erano due nostri clienti che l’hanno aiutata e che hanno tamponato le ferite». L’uomo, invece, ancora armato, minaccia chiunque si avvicini. Qualcuno, con un coraggio disperato, raccoglie sassi dalle aiuole e glieli scaglia contro. Un ombrello lo colpisce alla mano, facendogli cadere l’arma. È un istante: i presenti si lanciano su di lui, lo immobilizzano e aspettano l’arrivo dei carabinieri. Tra loro, un militare libero dal servizio, ferito a sua volta nel tentativo di bloccarlo. Daniela viene portata via in codice rosso, la corsa verso l’ospedale Papa Giovanni XXIII è una lotta contro il tempo. Anche il militare, ferito a un orecchio, viene ricoverato. Il rumeno finisce subito in carcere, arrestato dai carabinieri in flagranza. L’accusa è di tentato omicidio. Ha già alle spalle una storia di violenza. Denunce per maltrattamenti con tanto di condanna, il divieto di avvicinamento alla moglie revocato solo pochi mesi fa (perché era stata ritirata la querela). Dopo la prima denuncia i due si sono separati: vivevano in diverse abitazioni, lui a Pedrengo e lei a Seriate. «Emerge, forte, la necessità di un sempre maggior presidio del territorio e la necessità di combattere tutti insieme un fenomeno, quello della violenza contro le donne, che non può essere minimizzato», ha commentato il sindaco di Seriate, Gabriele Cortesi. Ma in questa storia non c’è solo la violenza contro le donne. Emerge in modo nitido anche un’altra questione: l’integrazione. Come nel caso di Tunkara, assassinato dal togolese Djiram Sadate per gelosia. Anche in quel caso c’era un coltello. Un’arma che troppo spesso è presente nelle tasche degli stranieri che vivono in Italia. E che continua a mietere vittime.
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Si muove la Procura dopo la denuncia della turista belga: «Accerchiate e palpeggiate da 30 o 40 uomini» Polemica sul Comune: il sindaco aveva assicurato che senza concerto ci sarebbero stati più controlli. A poche ore dal caso del vigilante ucciso davanti a un supermercato, scenario analogo per la cassiera aggredita dall’uomo da cui si era separata. Entrambi sono rumeni. Lo speciale contiene due articoli.Sulle violenze di Capodanno la Procura aprirà formalmente un fascicolo d’indagine. La denuncia pubblica della studentessa di Liegi contenuta in una intervista su un quotidiano online belga ha rinfrescato subito i ricordi del drammatico Capodanno del 2022. Con cinque suoi amici in piazza Duomo sarebbe stata accerchiata da una quarantina di persone e molestata. L’indagine, per violenza sessuale di gruppo, verrà aperta in base alle notizie di stampa, in attesa di una querela della ragazza, che ha fatto sapere di essere intenzionata a formalizzare una denuncia davanti alle autorità belghe, e sarà coordinata dal procuratore aggiunto Letizia Mannella. Gli agenti della Squadra Mobile, delegati a indagare, sono già al lavoro dall’altro giorno e hanno già recuperato le immagini delle telecamere pubbliche. Finora dai video esaminati nell’indagine in cui sono stati identificati e indagati per vilipendio una dozzina di ragazzi stranieri che durante i festeggiamenti hanno insultato le forze dell’ordine e lo Stato italiano non sarebbero emerse tracce rispetto a quanto ha riferito la ragazza belga. Molto dipenderà dalle indicazioni che riusciranno a fornire le vittime. Di uno dei ragazzi presenti sono stati recuperati i dati e i contatti. E nelle prossime ore gli investigatori dovrebbero convocarlo. Secondo la ragazza, gli operatori delle forze dell’ordine non sarebbero stati in grado di accorgersi di quello che stava accadendo perché c’era molta confusione e tutto sarebbe avvenuto dietro a una colonna. «Siamo stati circondati da tanti uomini, credo fossero 30 o 40», ha raccontato la vittima, aggiungendo: «Tutti siamo stati toccati. Non ci hanno spogliati, non siamo stati buttati a terra e non siamo caduti, anche perché era difficile muoversi, perché c’era moltissima gente». In piazza della Scala, però, durante la fuga, si sarebbero rivolti a una poliziotta. Quindi dovrebbe esserci anche una relazione di servizio. «Avevamo un grossissimo dispositivo di sicurezza con più di 800 persone e in piazza abbiamo dovuto gestire circa 25.000 presenze, la gran parte di stranieri», ha commentato il questore di Milano Bruno Megale. Che, «tutto sommato», si ritiene «soddisfatto». «Adesso ci stiamo occupando di questi ultimi episodi», ha proseguito il questore, spiegando di non avere «la prova contraria per dire se la situazione sarebbe stata diversa se ci fosse stato o meno un concerto in piazza». Quello del concerto molto probabilmente è il nodo che lascia il sindaco Beppe Sala in silenzio. Prima di Capodanno Sala, in una intervista al Giorno, spiegando le ragioni che l’avevano spinto a non organizzare nulla, aveva affermato: «La piazza sarà molto più presidiata rispetto all’anno scorso. Certo, ero stato io stesso a dire “se c’è un evento è più facile’’, ma ne abbiamo parlato con prefetto e questore e la piazza dovrà essere più presidiata». Un concerto avrebbe richiesto un’organizzazione della sicurezza diversa. La piazza libera, invece, per la seconda volta ha permesso raduni da paura. E il delirio di Capodanno rischia di diventare un fenomeno. «Il sindaco ha già spiegato perché non abbiamo fatto un evento», ha provato a puntualizzare l’assessore alla Sicurezza del Comune di Milano Marco Granelli, che subito dopo ha tentato di ribaltare la questione sul governo: «In questo momento in cui il governo e la legge finanziaria ci ha tagliato ancora i fondi noi vogliamo mettere i soldi per il sociale e per la casa, che sono i bisogni dei milanesi. La piazza è stata gestita dalle forze dell’ordine e in loro abbiamo la massima fiducia». Ma c’è un’altra questione. I problemi legati alla sicurezza impattano sul turismo. «Il successo turistico di Milano è danneggiato dalla mancanza di sicurezza», ammonisce il ministro del Turismo Daniela Santanché. Mentre l’assessore regionale al Turismo, alla moda e al design, Barbara Mazzali, ritiene «la scelta di non organizzare il tradizionale concerto di Capodanno in piazza, evento che negli anni passati ha rappresentato un forte richiamo turistico e un’occasione di aggregazione sociale, un segnale preoccupante». Secondo Mazzali, «una città che si chiude, che rinuncia a offrire momenti di festa e di condivisione, rischia di perdere il suo appeal non solo per i cittadini, ma anche per i milioni di visitatori che ogni anno scelgono la Lombardia e il suo capoluogo come destinazione». Inoltre, «il turismo», afferma Mazzali, «è una delle leve economiche fondamentali per Milano e per la Lombardia, ma è strettamente legato alla percezione di sicurezza e accoglienza. In un contesto in cui baby gang e atti di microcriminalità minano la serenità del territorio, il rischio è che la nostra regione venga percepita come meno attrattiva. Non possiamo permettercelo». Infine, secondo Mazzali, «le politiche di sicurezza urbana devono essere prioritarie, anche per tutelare un settore economico come quello turistico, che non solo crea occupazione, ma alimenta un indotto straordinario che coinvolge commercio, ristorazione, moda e cultura. L’assenza di una visione e di interventi concreti da parte dell’amministrazione comunale rischia di compromettere anni di lavoro e investimenti. È fondamentale ripartire da un dialogo forte tra enti locali, governo e Forze dell’ordine per garantire ai cittadini e ai visitatori una città aperta, sicura e accogliente». E mentre le critiche si moltiplicano il sindaco evita il confronto. 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Lei, magazziniera, non vive più con lui da tempo, ma questo non è bastato a spezzare il legame oscuro con quell’uomo violento. Il coltello si abbatte su Daniela. Le grida si mescolano al rumore delle auto e al vociare confuso dei passanti. Nel supermercato una cliente entra di corsa, terrorizzata: «Chiamate la polizia! Sta accadendo qualcosa di terribile». I cassieri bloccano tutto, qualcuno afferra il telefono, altri escono a vedere. Daniela viene trascinata all’ingresso, pallida, sanguinante, mentre c’è chi tampona le ferite. «Ho due figli», continua a ripetere. E poi dice subito: «È stato mio marito». Il tutto si è svolto in pochi minuti che, però, sono sembrati un’eternità. Mentre nel parcheggio la violenza non si ferma. «L’abbiamo portata all’interno del negozio, stesa per terra, cercando di tamponare le ferite e facendola parlare per non farle perdere conoscenza fino all’arrivo dell’ambulanza», ha raccontato Alexandra Adina, una delle cassiere, che ha aggiunto: «Le abbiamo chiesto come si chiamava. Ci ha detto il nome e che ha due figli. Continuava a dire che li ama tanto. Il suo pensiero e la sua preoccupazione, dall’inizio alla fine, erano i figli. Riusciva a dire solo quello. Spero che si salverà. C’erano due nostri clienti che l’hanno aiutata e che hanno tamponato le ferite». L’uomo, invece, ancora armato, minaccia chiunque si avvicini. Qualcuno, con un coraggio disperato, raccoglie sassi dalle aiuole e glieli scaglia contro. Un ombrello lo colpisce alla mano, facendogli cadere l’arma. È un istante: i presenti si lanciano su di lui, lo immobilizzano e aspettano l’arrivo dei carabinieri. Tra loro, un militare libero dal servizio, ferito a sua volta nel tentativo di bloccarlo. Daniela viene portata via in codice rosso, la corsa verso l’ospedale Papa Giovanni XXIII è una lotta contro il tempo. Anche il militare, ferito a un orecchio, viene ricoverato. Il rumeno finisce subito in carcere, arrestato dai carabinieri in flagranza. L’accusa è di tentato omicidio. Ha già alle spalle una storia di violenza. Denunce per maltrattamenti con tanto di condanna, il divieto di avvicinamento alla moglie revocato solo pochi mesi fa (perché era stata ritirata la querela). Dopo la prima denuncia i due si sono separati: vivevano in diverse abitazioni, lui a Pedrengo e lei a Seriate. «Emerge, forte, la necessità di un sempre maggior presidio del territorio e la necessità di combattere tutti insieme un fenomeno, quello della violenza contro le donne, che non può essere minimizzato», ha commentato il sindaco di Seriate, Gabriele Cortesi. Ma in questa storia non c’è solo la violenza contro le donne. Emerge in modo nitido anche un’altra questione: l’integrazione. Come nel caso di Tunkara, assassinato dal togolese Djiram Sadate per gelosia. Anche in quel caso c’era un coltello. Un’arma che troppo spesso è presente nelle tasche degli stranieri che vivono in Italia. E che continua a mietere vittime.
(Arma dei Carabinieri)
L'attività investigativa - avviata nell’ottobre 2024 e conclusa nell’aprile 2025 – è stata condotta dalla Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Reggio Calabria con il supporto dei militari della Stazione Carabinieri di Reggio Calabria – Catona sotto il coordinamento della Procura della Repubblica.
Durante il corso dell’indagine si è proceduto ad un’articolata e costante attività di monitoraggio e controllo del quartiere Arghillà di Reggio Calabria, teatro, negli ultimi anni, di una recrudescenza criminale.
Grazie all’indagine è stata scoperta la pratica di reati contro il patrimonio nel quartiere di Arghillà secondo uno schema operativo sostanzialmente identico e ripetuto nel tempo. Alcuni degli indagati individuavano e successivamente sottraevano dalle vie della città uno o più veicoli di interesse, che venivano poi subito portati ad Arghillà. Come ricostruito dal Gip una volta trasferiti i veicoli rubati venivano sottoposti ad una rapidissima e professionale attività di cannibalizzazione. In almeno due casi si è assistito in diretta (grazie alle telecamere) ad episodi cosiddetti di «cavallo di ritorno», in cui gli indagati hanno praticato l'estorsione per costringere i proprietari delle auto rubate a pagare un compenso per ottenerne la restituzione.
È inoltre stato riconosciuto dal Gip come alcuni indagati adottassero costantemente contromisure per eludere controlli di polizia nel corso delle operazioni di ricettazione, informandosi a vicenda sulla presenza delle Forze dell'ordine in vari punti del quartiere o sui controlli subiti dai co-indagati.
Si è ritenuto degno di particolare allarme sociale il fatto che gli indagati abbiano commesso i reati per cui si procede con cadenza quotidiana anche durante le festività natalizie, sia di giorno che di notte. Si aggiunga che alcuni episodi hanno inoltre interessato i veicoli in sosta presso i parcheggi di ospedali e che, in un caso, ad essere vittima dei reati è stata una troupe televisiva intenta a realizzare un servizio giornalistico nel quartiere di Arghillà.
Nell’ordinanza è inoltre ben evidenziato come la costante cannibalizzazione dei mezzi rubati rappresenti sicuramente un impatto ambientale, per la creazione di una discarica di carcasse di veicoli a cielo aperto in un quartiere ad altissima densità abitativa.
Si sottolinea, inoltre, come le molte attività di riscontro compiute nel corso del periodo di monitoraggio hanno portato al ritrovamento di più autovetture oggetto di furto, di molte parte di ricambio e anche al reperimento ad al sequestro di armi.
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