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2025-01-07
Sala tace sulle molestie di Capodanno. Eppure garantiva: «Piazza più sicura»
Ansa
Sulle violenze di Capodanno la Procura aprirà formalmente un fascicolo d’indagine. La denuncia pubblica della studentessa di Liegi contenuta in una intervista su un quotidiano online belga ha rinfrescato subito i ricordi del drammatico Capodanno del 2022. Con cinque suoi amici in piazza Duomo sarebbe stata accerchiata da una quarantina di persone e molestata. L’indagine, per violenza sessuale di gruppo, verrà aperta in base alle notizie di stampa, in attesa di una querela della ragazza, che ha fatto sapere di essere intenzionata a formalizzare una denuncia davanti alle autorità belghe, e sarà coordinata dal procuratore aggiunto Letizia Mannella. Gli agenti della Squadra Mobile, delegati a indagare, sono già al lavoro dall’altro giorno e hanno già recuperato le immagini delle telecamere pubbliche.
Finora dai video esaminati nell’indagine in cui sono stati identificati e indagati per vilipendio una dozzina di ragazzi stranieri che durante i festeggiamenti hanno insultato le forze dell’ordine e lo Stato italiano non sarebbero emerse tracce rispetto a quanto ha riferito la ragazza belga. Molto dipenderà dalle indicazioni che riusciranno a fornire le vittime. Di uno dei ragazzi presenti sono stati recuperati i dati e i contatti. E nelle prossime ore gli investigatori dovrebbero convocarlo. Secondo la ragazza, gli operatori delle forze dell’ordine non sarebbero stati in grado di accorgersi di quello che stava accadendo perché c’era molta confusione e tutto sarebbe avvenuto dietro a una colonna. «Siamo stati circondati da tanti uomini, credo fossero 30 o 40», ha raccontato la vittima, aggiungendo: «Tutti siamo stati toccati. Non ci hanno spogliati, non siamo stati buttati a terra e non siamo caduti, anche perché era difficile muoversi, perché c’era moltissima gente». In piazza della Scala, però, durante la fuga, si sarebbero rivolti a una poliziotta. Quindi dovrebbe esserci anche una relazione di servizio.
«Avevamo un grossissimo dispositivo di sicurezza con più di 800 persone e in piazza abbiamo dovuto gestire circa 25.000 presenze, la gran parte di stranieri», ha commentato il questore di Milano Bruno Megale. Che, «tutto sommato», si ritiene «soddisfatto». «Adesso ci stiamo occupando di questi ultimi episodi», ha proseguito il questore, spiegando di non avere «la prova contraria per dire se la situazione sarebbe stata diversa se ci fosse stato o meno un concerto in piazza». Quello del concerto molto probabilmente è il nodo che lascia il sindaco Beppe Sala in silenzio. Prima di Capodanno Sala, in una intervista al Giorno, spiegando le ragioni che l’avevano spinto a non organizzare nulla, aveva affermato: «La piazza sarà molto più presidiata rispetto all’anno scorso. Certo, ero stato io stesso a dire “se c’è un evento è più facile’’, ma ne abbiamo parlato con prefetto e questore e la piazza dovrà essere più presidiata». Un concerto avrebbe richiesto un’organizzazione della sicurezza diversa. La piazza libera, invece, per la seconda volta ha permesso raduni da paura. E il delirio di Capodanno rischia di diventare un fenomeno.
«Il sindaco ha già spiegato perché non abbiamo fatto un evento», ha provato a puntualizzare l’assessore alla Sicurezza del Comune di Milano Marco Granelli, che subito dopo ha tentato di ribaltare la questione sul governo: «In questo momento in cui il governo e la legge finanziaria ci ha tagliato ancora i fondi noi vogliamo mettere i soldi per il sociale e per la casa, che sono i bisogni dei milanesi. La piazza è stata gestita dalle forze dell’ordine e in loro abbiamo la massima fiducia». Ma c’è un’altra questione. I problemi legati alla sicurezza impattano sul turismo. «Il successo turistico di Milano è danneggiato dalla mancanza di sicurezza», ammonisce il ministro del Turismo Daniela Santanché. Mentre l’assessore regionale al Turismo, alla moda e al design, Barbara Mazzali, ritiene «la scelta di non organizzare il tradizionale concerto di Capodanno in piazza, evento che negli anni passati ha rappresentato un forte richiamo turistico e un’occasione di aggregazione sociale, un segnale preoccupante». Secondo Mazzali, «una città che si chiude, che rinuncia a offrire momenti di festa e di condivisione, rischia di perdere il suo appeal non solo per i cittadini, ma anche per i milioni di visitatori che ogni anno scelgono la Lombardia e il suo capoluogo come destinazione». Inoltre, «il turismo», afferma Mazzali, «è una delle leve economiche fondamentali per Milano e per la Lombardia, ma è strettamente legato alla percezione di sicurezza e accoglienza. In un contesto in cui baby gang e atti di microcriminalità minano la serenità del territorio, il rischio è che la nostra regione venga percepita come meno attrattiva. Non possiamo permettercelo». Infine, secondo Mazzali, «le politiche di sicurezza urbana devono essere prioritarie, anche per tutelare un settore economico come quello turistico, che non solo crea occupazione, ma alimenta un indotto straordinario che coinvolge commercio, ristorazione, moda e cultura. L’assenza di una visione e di interventi concreti da parte dell’amministrazione comunale rischia di compromettere anni di lavoro e investimenti. È fondamentale ripartire da un dialogo forte tra enti locali, governo e Forze dell’ordine per garantire ai cittadini e ai visitatori una città aperta, sicura e accogliente». E mentre le critiche si moltiplicano il sindaco evita il confronto. Ma una città proiettata verso le Olimpiadi del 2026 non può permettersi ambiguità.
Bergamo violenta: pugnalate alla ex
A pochi giorni dall’omicidio di Mamadi Tunkara davanti al supermercato in cui lavorava come vigilante, a Bergamo sono volate altre coltellate. Questa volta la scena del crimine è il supermercato Lidl di Seriate. Daniela, 39 anni, rumena, madre di due figli, giace a terra ferita. L’aggressore, suo marito, 48 anni, ha sferrato contro di lei un coltello con una furia cieca, in mezzo ai clienti attoniti. Un litigio, l’ennesimo, per rancori mai sopiti. Lui, camionista, l’ha attesa lì, nel parcheggio. Lei, magazziniera, non vive più con lui da tempo, ma questo non è bastato a spezzare il legame oscuro con quell’uomo violento. Il coltello si abbatte su Daniela. Le grida si mescolano al rumore delle auto e al vociare confuso dei passanti. Nel supermercato una cliente entra di corsa, terrorizzata: «Chiamate la polizia! Sta accadendo qualcosa di terribile». I cassieri bloccano tutto, qualcuno afferra il telefono, altri escono a vedere. Daniela viene trascinata all’ingresso, pallida, sanguinante, mentre c’è chi tampona le ferite. «Ho due figli», continua a ripetere. E poi dice subito: «È stato mio marito». Il tutto si è svolto in pochi minuti che, però, sono sembrati un’eternità. Mentre nel parcheggio la violenza non si ferma. «L’abbiamo portata all’interno del negozio, stesa per terra, cercando di tamponare le ferite e facendola parlare per non farle perdere conoscenza fino all’arrivo dell’ambulanza», ha raccontato Alexandra Adina, una delle cassiere, che ha aggiunto: «Le abbiamo chiesto come si chiamava. Ci ha detto il nome e che ha due figli. Continuava a dire che li ama tanto. Il suo pensiero e la sua preoccupazione, dall’inizio alla fine, erano i figli. Riusciva a dire solo quello. Spero che si salverà. C’erano due nostri clienti che l’hanno aiutata e che hanno tamponato le ferite». L’uomo, invece, ancora armato, minaccia chiunque si avvicini. Qualcuno, con un coraggio disperato, raccoglie sassi dalle aiuole e glieli scaglia contro. Un ombrello lo colpisce alla mano, facendogli cadere l’arma. È un istante: i presenti si lanciano su di lui, lo immobilizzano e aspettano l’arrivo dei carabinieri. Tra loro, un militare libero dal servizio, ferito a sua volta nel tentativo di bloccarlo. Daniela viene portata via in codice rosso, la corsa verso l’ospedale Papa Giovanni XXIII è una lotta contro il tempo. Anche il militare, ferito a un orecchio, viene ricoverato. Il rumeno finisce subito in carcere, arrestato dai carabinieri in flagranza. L’accusa è di tentato omicidio. Ha già alle spalle una storia di violenza. Denunce per maltrattamenti con tanto di condanna, il divieto di avvicinamento alla moglie revocato solo pochi mesi fa (perché era stata ritirata la querela). Dopo la prima denuncia i due si sono separati: vivevano in diverse abitazioni, lui a Pedrengo e lei a Seriate. «Emerge, forte, la necessità di un sempre maggior presidio del territorio e la necessità di combattere tutti insieme un fenomeno, quello della violenza contro le donne, che non può essere minimizzato», ha commentato il sindaco di Seriate, Gabriele Cortesi. Ma in questa storia non c’è solo la violenza contro le donne. Emerge in modo nitido anche un’altra questione: l’integrazione. Come nel caso di Tunkara, assassinato dal togolese Djiram Sadate per gelosia. Anche in quel caso c’era un coltello. Un’arma che troppo spesso è presente nelle tasche degli stranieri che vivono in Italia. E che continua a mietere vittime.
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Si muove la Procura dopo la denuncia della turista belga: «Accerchiate e palpeggiate da 30 o 40 uomini» Polemica sul Comune: il sindaco aveva assicurato che senza concerto ci sarebbero stati più controlli. A poche ore dal caso del vigilante ucciso davanti a un supermercato, scenario analogo per la cassiera aggredita dall’uomo da cui si era separata. Entrambi sono rumeni. Lo speciale contiene due articoli.Sulle violenze di Capodanno la Procura aprirà formalmente un fascicolo d’indagine. La denuncia pubblica della studentessa di Liegi contenuta in una intervista su un quotidiano online belga ha rinfrescato subito i ricordi del drammatico Capodanno del 2022. Con cinque suoi amici in piazza Duomo sarebbe stata accerchiata da una quarantina di persone e molestata. L’indagine, per violenza sessuale di gruppo, verrà aperta in base alle notizie di stampa, in attesa di una querela della ragazza, che ha fatto sapere di essere intenzionata a formalizzare una denuncia davanti alle autorità belghe, e sarà coordinata dal procuratore aggiunto Letizia Mannella. Gli agenti della Squadra Mobile, delegati a indagare, sono già al lavoro dall’altro giorno e hanno già recuperato le immagini delle telecamere pubbliche. Finora dai video esaminati nell’indagine in cui sono stati identificati e indagati per vilipendio una dozzina di ragazzi stranieri che durante i festeggiamenti hanno insultato le forze dell’ordine e lo Stato italiano non sarebbero emerse tracce rispetto a quanto ha riferito la ragazza belga. Molto dipenderà dalle indicazioni che riusciranno a fornire le vittime. Di uno dei ragazzi presenti sono stati recuperati i dati e i contatti. E nelle prossime ore gli investigatori dovrebbero convocarlo. Secondo la ragazza, gli operatori delle forze dell’ordine non sarebbero stati in grado di accorgersi di quello che stava accadendo perché c’era molta confusione e tutto sarebbe avvenuto dietro a una colonna. «Siamo stati circondati da tanti uomini, credo fossero 30 o 40», ha raccontato la vittima, aggiungendo: «Tutti siamo stati toccati. Non ci hanno spogliati, non siamo stati buttati a terra e non siamo caduti, anche perché era difficile muoversi, perché c’era moltissima gente». In piazza della Scala, però, durante la fuga, si sarebbero rivolti a una poliziotta. Quindi dovrebbe esserci anche una relazione di servizio. «Avevamo un grossissimo dispositivo di sicurezza con più di 800 persone e in piazza abbiamo dovuto gestire circa 25.000 presenze, la gran parte di stranieri», ha commentato il questore di Milano Bruno Megale. Che, «tutto sommato», si ritiene «soddisfatto». «Adesso ci stiamo occupando di questi ultimi episodi», ha proseguito il questore, spiegando di non avere «la prova contraria per dire se la situazione sarebbe stata diversa se ci fosse stato o meno un concerto in piazza». Quello del concerto molto probabilmente è il nodo che lascia il sindaco Beppe Sala in silenzio. Prima di Capodanno Sala, in una intervista al Giorno, spiegando le ragioni che l’avevano spinto a non organizzare nulla, aveva affermato: «La piazza sarà molto più presidiata rispetto all’anno scorso. Certo, ero stato io stesso a dire “se c’è un evento è più facile’’, ma ne abbiamo parlato con prefetto e questore e la piazza dovrà essere più presidiata». Un concerto avrebbe richiesto un’organizzazione della sicurezza diversa. La piazza libera, invece, per la seconda volta ha permesso raduni da paura. E il delirio di Capodanno rischia di diventare un fenomeno. «Il sindaco ha già spiegato perché non abbiamo fatto un evento», ha provato a puntualizzare l’assessore alla Sicurezza del Comune di Milano Marco Granelli, che subito dopo ha tentato di ribaltare la questione sul governo: «In questo momento in cui il governo e la legge finanziaria ci ha tagliato ancora i fondi noi vogliamo mettere i soldi per il sociale e per la casa, che sono i bisogni dei milanesi. La piazza è stata gestita dalle forze dell’ordine e in loro abbiamo la massima fiducia». Ma c’è un’altra questione. I problemi legati alla sicurezza impattano sul turismo. «Il successo turistico di Milano è danneggiato dalla mancanza di sicurezza», ammonisce il ministro del Turismo Daniela Santanché. Mentre l’assessore regionale al Turismo, alla moda e al design, Barbara Mazzali, ritiene «la scelta di non organizzare il tradizionale concerto di Capodanno in piazza, evento che negli anni passati ha rappresentato un forte richiamo turistico e un’occasione di aggregazione sociale, un segnale preoccupante». Secondo Mazzali, «una città che si chiude, che rinuncia a offrire momenti di festa e di condivisione, rischia di perdere il suo appeal non solo per i cittadini, ma anche per i milioni di visitatori che ogni anno scelgono la Lombardia e il suo capoluogo come destinazione». Inoltre, «il turismo», afferma Mazzali, «è una delle leve economiche fondamentali per Milano e per la Lombardia, ma è strettamente legato alla percezione di sicurezza e accoglienza. In un contesto in cui baby gang e atti di microcriminalità minano la serenità del territorio, il rischio è che la nostra regione venga percepita come meno attrattiva. Non possiamo permettercelo». Infine, secondo Mazzali, «le politiche di sicurezza urbana devono essere prioritarie, anche per tutelare un settore economico come quello turistico, che non solo crea occupazione, ma alimenta un indotto straordinario che coinvolge commercio, ristorazione, moda e cultura. L’assenza di una visione e di interventi concreti da parte dell’amministrazione comunale rischia di compromettere anni di lavoro e investimenti. È fondamentale ripartire da un dialogo forte tra enti locali, governo e Forze dell’ordine per garantire ai cittadini e ai visitatori una città aperta, sicura e accogliente». E mentre le critiche si moltiplicano il sindaco evita il confronto. Ma una città proiettata verso le Olimpiadi del 2026 non può permettersi ambiguità. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/sala-tace-sulle-molestie-2670751377.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="bergamo-violenta-pugnalate-alla-ex" data-post-id="2670751377" data-published-at="1736197833" data-use-pagination="False"> Bergamo violenta: pugnalate alla ex A pochi giorni dall’omicidio di Mamadi Tunkara davanti al supermercato in cui lavorava come vigilante, a Bergamo sono volate altre coltellate. Questa volta la scena del crimine è il supermercato Lidl di Seriate. Daniela, 39 anni, rumena, madre di due figli, giace a terra ferita. L’aggressore, suo marito, 48 anni, ha sferrato contro di lei un coltello con una furia cieca, in mezzo ai clienti attoniti. Un litigio, l’ennesimo, per rancori mai sopiti. Lui, camionista, l’ha attesa lì, nel parcheggio. Lei, magazziniera, non vive più con lui da tempo, ma questo non è bastato a spezzare il legame oscuro con quell’uomo violento. Il coltello si abbatte su Daniela. Le grida si mescolano al rumore delle auto e al vociare confuso dei passanti. Nel supermercato una cliente entra di corsa, terrorizzata: «Chiamate la polizia! Sta accadendo qualcosa di terribile». I cassieri bloccano tutto, qualcuno afferra il telefono, altri escono a vedere. Daniela viene trascinata all’ingresso, pallida, sanguinante, mentre c’è chi tampona le ferite. «Ho due figli», continua a ripetere. E poi dice subito: «È stato mio marito». Il tutto si è svolto in pochi minuti che, però, sono sembrati un’eternità. Mentre nel parcheggio la violenza non si ferma. «L’abbiamo portata all’interno del negozio, stesa per terra, cercando di tamponare le ferite e facendola parlare per non farle perdere conoscenza fino all’arrivo dell’ambulanza», ha raccontato Alexandra Adina, una delle cassiere, che ha aggiunto: «Le abbiamo chiesto come si chiamava. Ci ha detto il nome e che ha due figli. Continuava a dire che li ama tanto. Il suo pensiero e la sua preoccupazione, dall’inizio alla fine, erano i figli. Riusciva a dire solo quello. Spero che si salverà. C’erano due nostri clienti che l’hanno aiutata e che hanno tamponato le ferite». L’uomo, invece, ancora armato, minaccia chiunque si avvicini. Qualcuno, con un coraggio disperato, raccoglie sassi dalle aiuole e glieli scaglia contro. Un ombrello lo colpisce alla mano, facendogli cadere l’arma. È un istante: i presenti si lanciano su di lui, lo immobilizzano e aspettano l’arrivo dei carabinieri. Tra loro, un militare libero dal servizio, ferito a sua volta nel tentativo di bloccarlo. Daniela viene portata via in codice rosso, la corsa verso l’ospedale Papa Giovanni XXIII è una lotta contro il tempo. Anche il militare, ferito a un orecchio, viene ricoverato. Il rumeno finisce subito in carcere, arrestato dai carabinieri in flagranza. L’accusa è di tentato omicidio. Ha già alle spalle una storia di violenza. Denunce per maltrattamenti con tanto di condanna, il divieto di avvicinamento alla moglie revocato solo pochi mesi fa (perché era stata ritirata la querela). Dopo la prima denuncia i due si sono separati: vivevano in diverse abitazioni, lui a Pedrengo e lei a Seriate. «Emerge, forte, la necessità di un sempre maggior presidio del territorio e la necessità di combattere tutti insieme un fenomeno, quello della violenza contro le donne, che non può essere minimizzato», ha commentato il sindaco di Seriate, Gabriele Cortesi. Ma in questa storia non c’è solo la violenza contro le donne. Emerge in modo nitido anche un’altra questione: l’integrazione. Come nel caso di Tunkara, assassinato dal togolese Djiram Sadate per gelosia. Anche in quel caso c’era un coltello. Un’arma che troppo spesso è presente nelle tasche degli stranieri che vivono in Italia. E che continua a mietere vittime.
Una vista generale mentre gli anelli olimpici si uniscono per uno spettacolo pirotecnico durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 allo stadio San Siro (Getty Images)
Davanti a 67.000 spettatori, la cerimonia di apertura di Milano-Cortina 2026 celebra l’arte, la musica e la creatività italiana. Dall’omaggio a Raffaella Carrà e Modugno ai cinque cerchi olimpici che brillano in cielo, uno spettacolo che unisce città e montagne sotto il filo conduttore dell’armonia.
San Siro si trasforma in un teatro a cielo aperto e Milano accende ufficialmente la fiamma delle Olimpiadi invernali 2026. Davanti a 67.000 spettatori, record assoluto per un’edizione invernale, la cerimonia di apertura sceglie il linguaggio del racconto e delle immagini per presentare al mondo i Giochi «diffusi» tra città e montagne, con un filo conduttore dichiarato: l’armonia. Il cuore scenico è un grande cerchio, omaggio alla storia urbana di Milano, da cui partono traiettorie ideali verso le altre sedi dei Giochi. Un modo per raccontare, senza parole, l’idea di un’Olimpiade che unisce luoghi diversi sotto un’unica narrazione.
Lo stadio è pieno fin dal tardo pomeriggio, colorato dalle bandiere di decine di Paesi e da un pubblico arrivato da ogni parte del mondo. L’attesa è scandita dal pre show tra musica e intrattenimento, poi il messaggio del segretario generale dell’Onu António Guterres richiama il valore universale dei Giochi come spazio di incontro e unità. Fuori, a distanza di sicurezza, si muove anche una protesta annunciata: un corteo di qualche centinaio di manifestanti attraversa il quartiere San Siro senza incidenti, mentre dentro lo stadio la scena è tutta per lo spettacolo.
Come anticipato nel pomeriggio dalla Verità, il prologo istituzionale è affidato a un filmato che sorprende il pubblico: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella arriva idealmente a San Siro a bordo di un tram, seduto tra cittadini comuni, orchestrali e atleti con gli sci. Il mezzo percorre una Milano notturna e simbolica, fino al capolinea dello stadio. Solo alla fine si scopre il conducente speciale: Valentino Rossi, in divisa da tranviere. Un ingresso sobrio e ironico, prima che il Capo dello Stato prenda posto in tribuna accanto alla presidente del Cio Kirsty Coventry.
Alle 20 in punto si alza il sipario. La cerimonia si apre con la danza: Claudio Coviello e Antonella Albano, ballerini della Scala, portano in scena Amore e Psiche, passione e razionalità che si cercano e si rincorrono sul prato di San Siro. È il primo tassello di una narrazione che intreccia arte, musica e identità italiana. A guidare idealmente il racconto è Matilda De Angelis, che entra con la bacchetta da direttrice d’orchestra mentre attorno a lei sfilano i volti dei grandi compositori della tradizione. Poco dopo, il prato si riempie di colori per l’omaggio alla creatività italiana e a una delle sue icone popolari: Raffaella Carrà, evocata tra figuranti e costumi sgargianti. La parte musicale alterna registri e generazioni. Mariah Carey, in abito chiaro, sceglie di omaggiare l’Italia cantando in italiano Nel blu dipinto di blu, trasformando San Siro in un grande coro. Subito dopo, lo stadio si tinge di tricolore per il tributo a Giorgio Armani, con Vittoria Ceretti che porta in scena la bandiera italiana, consegnata poi ai corazzieri. È Laura Pausini a dare voce all’inno nazionale, mentre il tricolore viene issato e lo stadio si ferma per qualche istante in un silenzio carico di attesa. C’è spazio anche per la parola, con Pierfrancesco Favino che presta la voce ai versi dell’Infinito di Leopardi, prima che la scena si apra ai simboli olimpici: i cinque cerchi si avvicinano nel cielo di San Siro e si accendono tra i fuochi d’artificio, suggellando visivamente l’inizio dei Giochi.
A quel punto tocca agli atleti. La sfilata delle delegazioni si apre, come da tradizione, con la Grecia e scorre tra gli applausi, in ordine alfabetico, fino ad arrivare all’Italia, attesa per ultima. Gli azzurri sono 146 in totale, distribuiti tra Milano, Cortina, Predazzo e Livigno, con Arianna Fontana e Federico Pellegrino a guidare il gruppo presente a San Siro.
La giornata olimpica era iniziata già molte ore prima, tra diplomazia e passerelle istituzionali: la visita del vicepresidente americano J.D. Vance in città, il ricevimento a Palazzo Reale con capi di Stato e di governo, la parata di ospiti illustri. Ma è qui, dentro lo stadio, che Milano e Cortina consegnano al mondo il loro biglietto da visita. I Giochi sono cominciati e l’Italia prova a presentarli così, con uno spettacolo che mescola arte, simboli e identità, affidando all’«armonia» il compito di tenere insieme sport, città e montagne.
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Se il disegno di legge verrà approvato, sarà la prima volta che lo Statuto dei lavoratori includerà una disposizione specifica sul congedo per l’eutanasia. Della serie, mi prendo un giorno per assistere una persona che vuol farla finita, la mattina mi metto a disposizione per la pratica ferale e il pomeriggio faccio shopping o vado al mare.
Il ministero del Lavoro, guidato da Yolanda Díaz, intende elaborare questa legge come un decreto legge reale, che entrerebbe in vigore immediatamente dopo l’approvazione del Consiglio dei ministri. L’accordo prevede anche 15 giorni di congedo per l’assistenza a coniugi, partner o familiari stretti in cure palliative, unico provvedimento sensato. La misura, presa d’intesa con i sindacati, è stata approvata senza l’accordo con le associazioni imprenditoriali, furibonde perché in questo modo, trattandosi di congedi retribuiti, si scarica sulle imprese il costo dei lavoratori assenti che dovrebbe essere sostenuto dal governo. Il Pp ha già annunciato che voterà contro la proposta. Nel frattempo, l’Autorità indipendente per la responsabilità fiscale (AIReF) ha rilevato una mancanza di controllo in Spagna sulla spesa per congedi per malattia, che è aumentata del 60% dal 2017 raggiungendo i 16,5 miliardi di euro nel 2024. L’astensione dal lavoro per motivi di salute è diventata la seconda voce più grande del sistema di sicurezza sociale, seconda solo alle pensioni ed è dovuto in gran parte all’aumento delle patologie legate alla salute mentale, cresciute vertiginosamente a partire dalla pandemia e che stanno diventando più durature. I disturbi mentali hanno la durata media più lunga, passando da 67 giorni nel 2017 a 98,5 giorni nel 2024. Clamorosamente, in Spagna il monitoraggio dei congedi per malattia da parte della Previdenza sociale per i lavoratori parte solo dopo i 365 giorni.
E se il premier Pedro Sánchez sottolinea la «occupazione di qualità» promossa in Spagna, sostenendo che «per la prima volta sta emergendo un’economia produttiva e sana», la Ceoe, Confederazione spagnola delle organizzazioni dei datori di lavoro segnala: «La Spagna continua a essere il Paese con il tasso di disoccupazione più alto nell’Ocse e conta oltre mezzo milione di persone in situazioni di disponibilità limitata o con richieste di lavoro specifiche, il che riflette fenomeni strutturali che restano irrisolti […] Le piccole imprese continuano a essere le più colpite dall’aumento dei costi del lavoro, dell’energia, delle tasse e dei finanziamenti, nonché da un quadro normativo instabile».
Non va meglio per Sánchez nemmeno quando attacca Musk. Al vertice mondiale dei governi a Dubai ha annunciato che vieterà l’accesso ai social media ai minori di 16 anni e adotterà altre misure per aumentare il controllo sulle piattaforme digitali, come quelle dell’imprenditore sudafricano.
Sul suo profilo X, Musk non perdeva tempo: «Sánchez lo scorretto è un tiranno e un traditore del popolo di Spagna». Ma al di là degli scontri sui social, ancora una volta il premier parla e promette ma non fa. Il Regolamento europeo sui servizi digitali, che avrebbe dovuto essere in vigore in Spagna da febbraio 2024, rimane bloccato al Congresso. Un ritardo di due anni. La Cnmc, Commissione nazionale per i mercati e la concorrenza non è ancora in grado di «monitorare il rispetto degli obblighi imposti ai fornitori di servizi mediatici statali che offrono notizie e contenuti di attualità». Ha le mani legate anche sul monitoraggio delle piattaforme digitali.
Brutte notizie anche dal Lussemburgo, dove i giudici non mettono fine alle rivendicazioni del movimento di indipendenza catalana. La Corte di giustizia dell’Unione europea (Cgue) ha annullato il procedimento con cui il Tribunale dell’Unione europea il 5 luglio 2023 aveva revocato l’immunità al leader di Junts, Carles Puigdemont, e agli ex ministri del governo della Comunità autonoma di Catalogna, Toni Comín e Clara Ponsatí, tutti residenti a Waterloo (Belgio).
La motivazione della decisione è che il relatore nominato per le richieste di sospensione dell’immunità «potrebbe essere percepito come non imparziale». Si trattava di Angel Dzhambazki, europarlamentare bulgaro dei conservatori europei (Ecr), lo stesso gruppo di cui fa parte il partito spagnolo Vox, promotore delle azioni legali contro Puigdemont, Comín e Ponsatí in seguito al referendum illegale del 1° ottobre 2017. I tre erano stati poi eletti al Parlamento europeo nel 2019, e la Corte suprema spagnola aveva chiesto all’Europarlamento di revocare la loro immunità. Revoca votata a marzo 2021, ma ora quella decisione e la sentenza del 2023 sono state annullate.
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Jeffrey Epstein (Ansa)
Dalle carte, consultabili online sul sito del Doj, emerge che due ragazze straniere sarebbero morte per strangolamento dopo sesso estremo nel ranch del predatore sessuale in New Messico, per poi essere sepolte su suo ordine nei dintorni della tenuta. In una email, inviata il 21 novembre 2019 da una persona che afferma di aver lavorato per Epstein a un uomo di nome Eddy Aragon, ci sono diversi link che mostrerebbero il defunto pedofilo filmato durante performances sessuali con ragazze minorenni e la confessione di un tentato omicidio di una delle ragazze. Nel testo il mittente scrive che due ragazze sono state sepolte su ordine di Epstein e «Madam G», verosimilmente la complice del faccendiere, Ghislaine Maxwell, tuttora reclusa in un carcere di massima sicurezza in Texas, nella vasta proprietà in New Mexico già nota come parco giochi privato del faccendiere per abusi sessuali e traffico di minori.
«Edward, questa vicenda è delicata, quindi sarà la prima e ultima mail, a seconda della tua discrezione. Puoi scegliere se tenerla o buttarla via, ma questo materiale viene da una persona che è stata lì e ha visto tutto, come ex membro dello staff dello Zorro Ranch. Il materiale che ti allego è stato preso dalla casa di Jeffrey Epstein come mia assicurazione in caso di eventuali contenziosi tra me e lui. Non mi fare domande», chiosa in stampatello l’uomo. «Le cose più terribili su Jeffrey Epstein devono ancora essere scritte. Sapevi che da qualche parte nelle colline fuori dallo Zorro, due ragazze straniere sono state sepolte per ordine di Jeffrey e Madam G? Entrambe sono morte per strangolamento durante sesso violento e fetish», scrive l’uomo. L’email è stata inoltrata all’Fbi tre mesi dopo il decesso di Epstein, ufficialmente morto suicida mentre era detenuto al Metropolitan Correctional Center di New York City.
Il finanziere pedofilo intendeva lasciare il suo Zorro Ranch, acquistato nel 1993 dall’ex governatore democratico del New Mexico Bruce King, alla sua ragazza bielorussa Karyna Shuliak. La tenuta di 13 miglia quadrate in mezzo al deserto vicino a Santa Fe includeva una residenza di circa 2.500 metri quadri. Secondo quanto riferisce il Daily Mail, Epstein usava lo Zorro Ranch per i suoi appuntamenti segreti, dato che gli ospiti potevano andare e venire più discretamente rispetto a quanto potessero fare a Little St James, l’isola caraibica privata di Epstein al largo di St Thomas. Uno degli ospiti più importanti nel ranch degli orrori è, come noto, il principe Andrew d’Inghilterra, duca di York, insieme con sua moglie Sarah Ferguson.
Continuano nel frattempo le reazioni a catena dopo la pubblicazione dei file. Ed è ancora un quotidiano inglese, il Times, a riferire che la poltrona del primo ministro inglese Keir Starmer sarebbe in bilico dopo le rivelazioni sul caso dell’ex ambasciatore Peter Mandelson. Secondo quanto appreso, il premier ha deciso di confermare la sua nomina a rappresentante diplomatico del Regno Unito negli Stati Uniti, avvenuta ad aprile del 2025, nonostante i rapporti tra Mandelson ed Epstein fossero ampiamente noti a Downing Street. Un rapporto del Cabinet Office aveva infatti evidenziato, già prima della nomina, quale fosse la natura delle relazioni tra i due, facendo riferimento a un dossier confidenziale di JP Morgan che diceva che i due uomini avevano rapporti «particolarmente stretti». L’Ufficio del Gabinetto aveva presentato il dossier a Starmer, ma il primo ministro decise di credere «sulla parola» alle rassicurazioni di Mandelson. I funzionari coinvolti nel processo di controllo hanno detto di aver trovato l’approccio di Starmer «sconcertante». «Le informazioni ora disponibili rendono chiaro che le risposte che ha dato Mandelson erano bugie», si è difeso il premier britannico. «Mi ha descritto Epstein come qualcuno che conosceva a malapena. Tale inganno non è compatibile con il servizio pubblico», ha dichiarato il primo ministro inglese. La vicenda però ha aperto un dibattito sulla sua affidabilità: la decisione di credere alle smentite dell’ambasciatore anziché ai documentati dossier su di lui è una scelta che l’opposizione conservatrice e parte del Partito laburista ritengono incompatibile con il ruolo di capo del governo, ma il premier ha chiarito che non intende dimettersi. Il filone rischia comunque di mantenere alta la pressione politica su Downing Street ancora per molto.
Non poteva mancare il tormentone sulle spie venute dal freddo mandate da Vladimir Putin. Questa, perlomeno, è la versione del premier polacco Donald Tusk, secondo il quale il defunto faccendiere pedofilo statunitense avrebbe collaborato con il Cremlino per raccogliere materiale compromettente sulle élite occidentali, usando la trappola della seduzione, la cosiddetta «esca dolce». »La stampa globale ruota intorno al sospetto che questo scandalo di pedofilia senza precedenti sia stato co-organizzato dai servizi segreti russi», ha concluso Donald Tusk e così le autorità polacche hanno aperto un’inchiesta, proprio mentre dall’altra parte dell’emisfero, in America, sono usciti alcuni file che mostrano con chiarezza che Epstein stava lavorando per rovesciare il presidente russo. «Dovremo andare presto in Russia», scriveva infatti Boris Nicolic, consulente e socio di Bill Gates alla Bill and Melinda Gates Foundation, a Epstein, «per incontrare Ilja Ponomarev (imprenditore e ex deputato della Duma, ndr) e la sua ragazza Alyona, che sono i principali organizzatori della rivolta contro Putin. Ho paura per quanto può succedergli», continuava Nicolic, «qualche idea per aiutarlo? Non con Davos», suggerisce l’uomo di Bill Gates a Epstein. «È impossibile studiare i materiali relativi al caso Epstein senza provare nausea», ha commentato la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, paragonando la lettura dei documenti alla visione di film thriller e polizieschi. «Ma tutto ha un limite morale».
I magistrati turchi stanno intanto passando al setaccio decine di migliaia di documenti emersi dai file del finanziere pedofilo, con l’obiettivo di ricostruire un traffico di minori dalla Turchia. A rendere drammatico il quadro ci sono i dati diffusi dall’Istituto Nazionale di statistica turco Tuik), secondo cui tra il 2008 e il 2016 si sono perse le tracce di 104,531 minori. «Bisogna capire se sono stati contattati politici, funzionari o rappresentanti delle istituzioni. Bisogna risalire agli orfanotrofi e centri di accoglienza», ha dichiarato Dogan Bekin, parlamentare del partito conservatore Refah.
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«Salvador» (Netflix)
Otto episodi su Netflix per raccontare un padre e una figlia: lui ex medico, lei coinvolta in un gruppo neonazista. La serie spagnola evita la retorica e indaga fragilità, responsabilità e bisogno di appartenenza con uno sguardo sobrio.
Otto episodi, disponibili, in un'unica soluzione, su Netflix, a partire da venerdì 6 febbraio. Salvador non è lunga, né promette (per ora) di proseguire oltre questa prima stagione. Eppure, è capace, in uno spazio breve e curato, di raffigurare un quadro complesso: quello di una genitorialità in crisi, di figli incapaci di trovare un'identità rappresentativa, del disperato bisogno di appartenere a qualcosa, a qualcuno.
Salvador, serie tv di origine spagnola, muove dal caso particolare di un padre, un ex medico demansionato, costretto - nonostante gli studi e il curriculum - a guidare le ambulanze. Salvador Aguirre ha un passato complicato, fatto di dipendenze che, piano piano, gli hanno eroso la vita. Ha una figlia, Milena, e con lei un rapporto travagliato. Un rapporto che, come il passato di Salvador, non è, però, al vaglio della serie.
Lo show, come già Adolescence, non sembra andare a ritroso, ma guardare avanti, muovendosi tra strade già battute, già note.
Salvador è la storia di un padre che, in una notte di lavoro, senza nessuna avvisaglia precedente, scopre la figlia essere parte di un gruppo di disadattati, violenti e pericolosi. Decisi, soprattutto, a rivendicare l'esatto opposto di quel che lui, per una vita intera, ha cercato di insegnarle. Milena si è unita ad una frangia di estrema destra, razzista e omofoba, una frangia all'interno della quale si nascondono anche svariati Incel. Odiano gli stranieri, i gay e le donne. Sono neonazisti. Fuor di retorica, però, perché quello che la serie vuole fare è provare ad indagare le ragioni che possano preludere ad una tale scelta.
Salvador cerca di scavare oltre la superficie, andando a fondo delle insicurezze, dei bisogni degli adolescenti. Chiedendosi quali e quante responsabilità abbiano i genitori, quante e quali la società nella quale cresciamo. Il risultato non è perfetto, ma convincente. Gli otto episodi della serie televisiva spagnola sono scorrevoli e ben costruiti, pensati per poter essere visti senza pruriti e ritrosie. Non c'è politica, non c'è grande giudizio. Solo la ricostruzione, piuttosto fedele e dettagliata, di uno spaccato che dimora vicino a tutti noi.
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