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2022-04-14
I russi si ammassano sul Donbass. Mosca avverte: a Kiev non è finita
Ansa
Non si arrestano le operazioni militari in Ucraina. Le forze russe stanno infatti continuando il loro attacco su Mariupol. Il ministero della Difesa di Mosca ha dichiarato che 1.026 soldati ucraini si sarebbero arresi nella città: un’affermazione, tuttavia, non confermata da Kiev, che ha detto di non avere informazioni in tal senso. Ieri sera, sempre il ministero della Difesa russo ha detto che il porto di Mariupol era sotto il controllo delle truppe di Mosca.
«I russi hanno distrutto gli ospedali e tutta la città. Questo è un genocidio, lanciato da un criminale di guerra: Putin. Finché resisteremo, resisterà anche l’Ucraina», ha dichiarato ieri il sindaco di Mariupol, Vadym Boichenko. «Stiamo raccogliendo prove dell’uso di armi chimiche da parte delle forze russe in Ucraina. I nostri esperti le stanno esaminando, anche se non sarà facile», ha aggiunto, precisando inoltre che circa 100.000 persone sono in attesa di essere evacuate dall’area. Secondo Al Jazeera, i timori sull’uso di armi chimiche sono aumentati ieri, dopo le parole pronunciate dal portavoce dell’autoproclamata repubblica di Donetsk, Eduard Basurin, il quale - parlando dell’assedio di Mariupol - ha dichiarato: «Penso che le truppe russe] dovrebbero rivolgersi alle forze di guerra chimiche, le quali troverebbero un modo per far uscire le talpe dai loro buchi».
Mosca sta puntando notevolmente su Mariupol, in quanto il controllo della città le consentirebbe di conseguire due vantaggi: la trasformazione del Mare d’Azov in un lago russo e la creazione di una striscia di terra in grado di congiungere la Crimea al Donbass. E proprio sul Donbass il Cremlino ha deciso di concentrare la propria pressione militare, dopo aver ritirato le sue forze dalla parte settentrionale dell’Ucraina. Ieri, lo stato maggiore di Kiev ha dichiarato di aver respinto sei offensive russe nell’area. «Nei prossimi giorni, circa dieci forse, la Russia potrebbe rilanciare i suoi sforzi con un’offensiva su larga scala a est e a sud, per conquistare le regioni di Donetsk e Lugansk […] o addirittura spingersi fino al fiume Dnepr, se le sue capacità lo consentono», ha detto ieri il portavoce militare francese, Pascal Lanni.
Insomma, è altamente probabile che l’offensiva russa nel Donbass si intensificherà nelle prossime ore, soprattutto se - come riferito da più parti- nelle intenzioni del Cremlino si registra realmente la volontà di concludere l’invasione entro il prossimo 9 maggio (data in cui la Russia festeggia la vittoria sul Terzo Reich). Bombardamenti stanno colpendo anche la città orientale di Kharkiv, danneggiando alcuni edifici residenziali.
La stessa Kiev non è ancora del tutto uscita dalle operazioni belliche. «Vediamo tentativi di sabotaggio e attacchi da parte delle truppe ucraine su obiettivi nel territorio della Federazione russa», ha affermato in una nota il portavoce del ministero della Difesa russo, Igor Konashenkov. «Se tali episodi dovessero continuare, le forze armate della Federazione russa colpiranno i centri decisionali, anche a Kiev».
Mentre ieri il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è tornato a chiedere più materiale bellico all’Occidente, la Casa Bianca è in procinto di approvare un nuovo pacchetto di assistenza militare dal valore di circa 800 milioni di dollari.
La questione è stata discussa ieri in una telefonata tra il presidente americano, Joe Biden, e il leader ucraino. «Dialogo continuo e costante con il presidente Usa. Abbiamo valutato i crimini di guerra russi, discusso un pacchetto aggiuntivo di difesa e un possibile aiuto macro-finanziario. Siamo d’accordo per intensificare le sanzioni», ha twittato Zelensky. Intanto, le sanzioni sono arrivate da Mosca nei confronti di 398 membri del Congresso Usa e di 87 senatori canadesi, riporta la Tass.
Svezia e Finlandia stanno nel frattempo seriamente considerando l’ipotesi di entrare nell’Alleanza atlantica. Sarebbe anche per mettere sotto pressione Helsinki che, secondo indiscrezioni e immagini diffuse sui social, Mosca starebbe inviando materiale militare al confine finlandese: una circostanza che deve tuttavia ancora essere confermata a livello ufficiale. L’altro ieri, il portavoce del Pentagono, John Kirby, aveva infatti riferito di non avere prove certe di un tale trasferimento di armamenti.
Nel frattempo, le trattative diplomatiche tra Mosca e Kiev, che stanno proseguendo per via telematica, restano in salita. Il ministero degli Esteri russo ha accusato infatti l’Ucraina di ritardare deliberatamente i colloqui di pace. A sottolineare le difficoltà del momento è stato anche il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, secondo cui «al momento non c’è la possibilità di un cessate il fuoco globale in Ucraina».
Zelensky, attriti con Scholz e Macron
Si sta iniziando a registrare una spaccatura politica all’interno del fronte europeo sulla crisi ucraina.
Ieri è infatti salita significativamente la tensione tra Kiev e l’asse franco-tedesco. Il cancelliere Olaf Scholz ha innanzitutto criticato il governo ucraino, definendo «irritante» il suo stop alla visita a Kiev del presidente tedesco, Frank-Walter Steinmeier.
«Ero pronto ad andare in Ucraina e, devo prenderne atto, non è stato voluto da Kiev», aveva detto l’altro ieri il capo di Stato tedesco. Sembra che, alla base del rifiuto di Kiev, vi fosse il fatto che, in passato, Steinmeier è stato un fautore dell’approccio distensivo tra Berlino e Mosca, sostenendo tra l’altro - insieme all’allora cancelliere Angela Merkel - il controverso gasdotto Nord Stream 2. «Non siamo stati ufficialmente contattati dal presidente tedesco o dall'ufficio del presidente tedesco per questa visita», ha replicato il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky.
Turbolenze si sono registrate inoltre anche tra Kiev e Parigi. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha infatti preso le distanze dall’omologo americano, Joe Biden, che l’altro ieri aveva detto di ritenere che in Ucraina i russi stiano commettendo un genocidio (anche se l’ambasciatore americano presso l’Osce, Michael Carpenter, ha detto che quella del presidente era una «determinazione morale» e che la questione dovrà essere tecnicamente definita dagli esperti di diritto internazionale). «Non penso che un’escalation di parole sia utile.
Quello che possiamo dire è che la situazione è inaccettabile e che ci sono crimini di guerra», ha dichiarato il presidente francese. Parole caute, che hanno irritato il ministero degli Esteri ucraino, che si è detto deluso.
Mentre raffredda i suoi rapporti con l’asse franco-tedesco, Kiev sta invece rinsaldando quelli con i Paesi dell’Europa orientale, da sempre fautori - insieme al Regno Unito - della linea dura nei confronti di Mosca. I presidenti di Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia si sono non a caso recati ieri in visita nella capitale ucraina, per avere un incontro con Zelensky. Nel frattempo, il Pentagono ha avuto un incontro con i suoi principali appaltatori (tra cui Boeing, Raytheon, Lockheed Martin e General Dynamics) per discutere delle forniture belliche a Kiev. A tal proposito, Cnn ha riferito che il comparto della Difesa americana sta affrontando serie difficoltà a causa di «problemi gravi della catena di approvvigionamento e la mancanza di manodopera a prezzi accessibili». Proseguono intanto gli sforzi di Washington per sganciare Pechino da Mosca. Il segretario al Tesoro americano, Janet Yellen, ha dichiarato: «La Cina ha recentemente affermato un rapporto speciale con la Russia. L’atteggiamento del mondo nei confronti della Cina e la sua volontà di abbracciare un’ulteriore integrazione economica potrebbe essere influenzato dalla reazione della Cina alla nostra richiesta di un’azione risoluta sulla Russia», ha aggiunto. Speranza vana: Pechino punta, infatti, a sfruttare questa crisi per creare un ordine internazionale di cui essere il perno e marginalizzare così gli Stati Uniti.
Bisognava cercare semmai di fare (per tempo) il contrario e, cioè, tentare di sganciare il più possibile (pur con le dovute cautele) la Russia dalla Cina (come aveva provato a fare Trump).
Adesso è tardi. E l’Occidente inizia purtroppo a pagare gli errori commessi da Biden già l’anno scorso (dalla repentina distensione con l’Iran alla revoca delle sanzioni al Nord Stream 2, fino all’incapacità di esercitare la deterrenza mentre la crisi ucraina iniziava a montare). Giusto ieri, il ministero degli Esteri russo ha rilanciato la cooperazione tra Mosca e Nuova Delhi nel settore energetico e militare. Ulteriore segno, questo, del progressivo isolamento di Biden.
In tutto ciò, non si arresta la diplomazia religiosa. I presidenti della Conferenza delle Chiese europee e della Commissione dei vescovi cattolici europei hanno infatti inviato una lettera a Zelensky e al presidente russo, Vladimir Putin, invocando un cessate il fuoco pasquale in Ucraina dalla mezzanotte del 17 aprile alla mezzanotte del 24 aprile. Il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, è poi tornato ieri a invitare Papa Francesco a visitare Kiev.
L’Agenzia spaziale europea ha frattanto annunciato che interromperà la cooperazione con Mosca per quanto riguarda le missioni lunari.
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La Russia minaccia: centri di comando della capitale possibili bersagli. Allarme per spostamenti sul confine finlandese, non confermati. Dal Cremlino multe a 398 senatori Usa. L’Onu: «Cessate il fuoco ora impossibile».Ira del cancelliere tedesco per il no di Volodymyr Zelensky a Frank-Walter Steinmeier. L’Eliseo si smarca da Joe Biden sulle accuse di genocidio. La replica ucraina: «Deludente». La visita dei leader baltici e polacco.Lo speciale contiene due articoli.Non si arrestano le operazioni militari in Ucraina. Le forze russe stanno infatti continuando il loro attacco su Mariupol. Il ministero della Difesa di Mosca ha dichiarato che 1.026 soldati ucraini si sarebbero arresi nella città: un’affermazione, tuttavia, non confermata da Kiev, che ha detto di non avere informazioni in tal senso. Ieri sera, sempre il ministero della Difesa russo ha detto che il porto di Mariupol era sotto il controllo delle truppe di Mosca. «I russi hanno distrutto gli ospedali e tutta la città. Questo è un genocidio, lanciato da un criminale di guerra: Putin. Finché resisteremo, resisterà anche l’Ucraina», ha dichiarato ieri il sindaco di Mariupol, Vadym Boichenko. «Stiamo raccogliendo prove dell’uso di armi chimiche da parte delle forze russe in Ucraina. I nostri esperti le stanno esaminando, anche se non sarà facile», ha aggiunto, precisando inoltre che circa 100.000 persone sono in attesa di essere evacuate dall’area. Secondo Al Jazeera, i timori sull’uso di armi chimiche sono aumentati ieri, dopo le parole pronunciate dal portavoce dell’autoproclamata repubblica di Donetsk, Eduard Basurin, il quale - parlando dell’assedio di Mariupol - ha dichiarato: «Penso che le truppe russe] dovrebbero rivolgersi alle forze di guerra chimiche, le quali troverebbero un modo per far uscire le talpe dai loro buchi». Mosca sta puntando notevolmente su Mariupol, in quanto il controllo della città le consentirebbe di conseguire due vantaggi: la trasformazione del Mare d’Azov in un lago russo e la creazione di una striscia di terra in grado di congiungere la Crimea al Donbass. E proprio sul Donbass il Cremlino ha deciso di concentrare la propria pressione militare, dopo aver ritirato le sue forze dalla parte settentrionale dell’Ucraina. Ieri, lo stato maggiore di Kiev ha dichiarato di aver respinto sei offensive russe nell’area. «Nei prossimi giorni, circa dieci forse, la Russia potrebbe rilanciare i suoi sforzi con un’offensiva su larga scala a est e a sud, per conquistare le regioni di Donetsk e Lugansk […] o addirittura spingersi fino al fiume Dnepr, se le sue capacità lo consentono», ha detto ieri il portavoce militare francese, Pascal Lanni. Insomma, è altamente probabile che l’offensiva russa nel Donbass si intensificherà nelle prossime ore, soprattutto se - come riferito da più parti- nelle intenzioni del Cremlino si registra realmente la volontà di concludere l’invasione entro il prossimo 9 maggio (data in cui la Russia festeggia la vittoria sul Terzo Reich). Bombardamenti stanno colpendo anche la città orientale di Kharkiv, danneggiando alcuni edifici residenziali. La stessa Kiev non è ancora del tutto uscita dalle operazioni belliche. «Vediamo tentativi di sabotaggio e attacchi da parte delle truppe ucraine su obiettivi nel territorio della Federazione russa», ha affermato in una nota il portavoce del ministero della Difesa russo, Igor Konashenkov. «Se tali episodi dovessero continuare, le forze armate della Federazione russa colpiranno i centri decisionali, anche a Kiev». Mentre ieri il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è tornato a chiedere più materiale bellico all’Occidente, la Casa Bianca è in procinto di approvare un nuovo pacchetto di assistenza militare dal valore di circa 800 milioni di dollari. La questione è stata discussa ieri in una telefonata tra il presidente americano, Joe Biden, e il leader ucraino. «Dialogo continuo e costante con il presidente Usa. Abbiamo valutato i crimini di guerra russi, discusso un pacchetto aggiuntivo di difesa e un possibile aiuto macro-finanziario. Siamo d’accordo per intensificare le sanzioni», ha twittato Zelensky. Intanto, le sanzioni sono arrivate da Mosca nei confronti di 398 membri del Congresso Usa e di 87 senatori canadesi, riporta la Tass. Svezia e Finlandia stanno nel frattempo seriamente considerando l’ipotesi di entrare nell’Alleanza atlantica. Sarebbe anche per mettere sotto pressione Helsinki che, secondo indiscrezioni e immagini diffuse sui social, Mosca starebbe inviando materiale militare al confine finlandese: una circostanza che deve tuttavia ancora essere confermata a livello ufficiale. L’altro ieri, il portavoce del Pentagono, John Kirby, aveva infatti riferito di non avere prove certe di un tale trasferimento di armamenti. Nel frattempo, le trattative diplomatiche tra Mosca e Kiev, che stanno proseguendo per via telematica, restano in salita. Il ministero degli Esteri russo ha accusato infatti l’Ucraina di ritardare deliberatamente i colloqui di pace. 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Il cancelliere Olaf Scholz ha innanzitutto criticato il governo ucraino, definendo «irritante» il suo stop alla visita a Kiev del presidente tedesco, Frank-Walter Steinmeier. «Ero pronto ad andare in Ucraina e, devo prenderne atto, non è stato voluto da Kiev», aveva detto l’altro ieri il capo di Stato tedesco. Sembra che, alla base del rifiuto di Kiev, vi fosse il fatto che, in passato, Steinmeier è stato un fautore dell’approccio distensivo tra Berlino e Mosca, sostenendo tra l’altro - insieme all’allora cancelliere Angela Merkel - il controverso gasdotto Nord Stream 2. «Non siamo stati ufficialmente contattati dal presidente tedesco o dall'ufficio del presidente tedesco per questa visita», ha replicato il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. Turbolenze si sono registrate inoltre anche tra Kiev e Parigi. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha infatti preso le distanze dall’omologo americano, Joe Biden, che l’altro ieri aveva detto di ritenere che in Ucraina i russi stiano commettendo un genocidio (anche se l’ambasciatore americano presso l’Osce, Michael Carpenter, ha detto che quella del presidente era una «determinazione morale» e che la questione dovrà essere tecnicamente definita dagli esperti di diritto internazionale). «Non penso che un’escalation di parole sia utile. Quello che possiamo dire è che la situazione è inaccettabile e che ci sono crimini di guerra», ha dichiarato il presidente francese. Parole caute, che hanno irritato il ministero degli Esteri ucraino, che si è detto deluso. Mentre raffredda i suoi rapporti con l’asse franco-tedesco, Kiev sta invece rinsaldando quelli con i Paesi dell’Europa orientale, da sempre fautori - insieme al Regno Unito - della linea dura nei confronti di Mosca. I presidenti di Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia si sono non a caso recati ieri in visita nella capitale ucraina, per avere un incontro con Zelensky. Nel frattempo, il Pentagono ha avuto un incontro con i suoi principali appaltatori (tra cui Boeing, Raytheon, Lockheed Martin e General Dynamics) per discutere delle forniture belliche a Kiev. A tal proposito, Cnn ha riferito che il comparto della Difesa americana sta affrontando serie difficoltà a causa di «problemi gravi della catena di approvvigionamento e la mancanza di manodopera a prezzi accessibili». Proseguono intanto gli sforzi di Washington per sganciare Pechino da Mosca. Il segretario al Tesoro americano, Janet Yellen, ha dichiarato: «La Cina ha recentemente affermato un rapporto speciale con la Russia. L’atteggiamento del mondo nei confronti della Cina e la sua volontà di abbracciare un’ulteriore integrazione economica potrebbe essere influenzato dalla reazione della Cina alla nostra richiesta di un’azione risoluta sulla Russia», ha aggiunto. Speranza vana: Pechino punta, infatti, a sfruttare questa crisi per creare un ordine internazionale di cui essere il perno e marginalizzare così gli Stati Uniti. Bisognava cercare semmai di fare (per tempo) il contrario e, cioè, tentare di sganciare il più possibile (pur con le dovute cautele) la Russia dalla Cina (come aveva provato a fare Trump). Adesso è tardi. E l’Occidente inizia purtroppo a pagare gli errori commessi da Biden già l’anno scorso (dalla repentina distensione con l’Iran alla revoca delle sanzioni al Nord Stream 2, fino all’incapacità di esercitare la deterrenza mentre la crisi ucraina iniziava a montare). Giusto ieri, il ministero degli Esteri russo ha rilanciato la cooperazione tra Mosca e Nuova Delhi nel settore energetico e militare. Ulteriore segno, questo, del progressivo isolamento di Biden. In tutto ciò, non si arresta la diplomazia religiosa. I presidenti della Conferenza delle Chiese europee e della Commissione dei vescovi cattolici europei hanno infatti inviato una lettera a Zelensky e al presidente russo, Vladimir Putin, invocando un cessate il fuoco pasquale in Ucraina dalla mezzanotte del 17 aprile alla mezzanotte del 24 aprile. Il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, è poi tornato ieri a invitare Papa Francesco a visitare Kiev. L’Agenzia spaziale europea ha frattanto annunciato che interromperà la cooperazione con Mosca per quanto riguarda le missioni lunari.
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
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@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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