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2022-04-14
I russi si ammassano sul Donbass. Mosca avverte: a Kiev non è finita
Ansa
Non si arrestano le operazioni militari in Ucraina. Le forze russe stanno infatti continuando il loro attacco su Mariupol. Il ministero della Difesa di Mosca ha dichiarato che 1.026 soldati ucraini si sarebbero arresi nella città: un’affermazione, tuttavia, non confermata da Kiev, che ha detto di non avere informazioni in tal senso. Ieri sera, sempre il ministero della Difesa russo ha detto che il porto di Mariupol era sotto il controllo delle truppe di Mosca.
«I russi hanno distrutto gli ospedali e tutta la città. Questo è un genocidio, lanciato da un criminale di guerra: Putin. Finché resisteremo, resisterà anche l’Ucraina», ha dichiarato ieri il sindaco di Mariupol, Vadym Boichenko. «Stiamo raccogliendo prove dell’uso di armi chimiche da parte delle forze russe in Ucraina. I nostri esperti le stanno esaminando, anche se non sarà facile», ha aggiunto, precisando inoltre che circa 100.000 persone sono in attesa di essere evacuate dall’area. Secondo Al Jazeera, i timori sull’uso di armi chimiche sono aumentati ieri, dopo le parole pronunciate dal portavoce dell’autoproclamata repubblica di Donetsk, Eduard Basurin, il quale - parlando dell’assedio di Mariupol - ha dichiarato: «Penso che le truppe russe] dovrebbero rivolgersi alle forze di guerra chimiche, le quali troverebbero un modo per far uscire le talpe dai loro buchi».
Mosca sta puntando notevolmente su Mariupol, in quanto il controllo della città le consentirebbe di conseguire due vantaggi: la trasformazione del Mare d’Azov in un lago russo e la creazione di una striscia di terra in grado di congiungere la Crimea al Donbass. E proprio sul Donbass il Cremlino ha deciso di concentrare la propria pressione militare, dopo aver ritirato le sue forze dalla parte settentrionale dell’Ucraina. Ieri, lo stato maggiore di Kiev ha dichiarato di aver respinto sei offensive russe nell’area. «Nei prossimi giorni, circa dieci forse, la Russia potrebbe rilanciare i suoi sforzi con un’offensiva su larga scala a est e a sud, per conquistare le regioni di Donetsk e Lugansk […] o addirittura spingersi fino al fiume Dnepr, se le sue capacità lo consentono», ha detto ieri il portavoce militare francese, Pascal Lanni.
Insomma, è altamente probabile che l’offensiva russa nel Donbass si intensificherà nelle prossime ore, soprattutto se - come riferito da più parti- nelle intenzioni del Cremlino si registra realmente la volontà di concludere l’invasione entro il prossimo 9 maggio (data in cui la Russia festeggia la vittoria sul Terzo Reich). Bombardamenti stanno colpendo anche la città orientale di Kharkiv, danneggiando alcuni edifici residenziali.
La stessa Kiev non è ancora del tutto uscita dalle operazioni belliche. «Vediamo tentativi di sabotaggio e attacchi da parte delle truppe ucraine su obiettivi nel territorio della Federazione russa», ha affermato in una nota il portavoce del ministero della Difesa russo, Igor Konashenkov. «Se tali episodi dovessero continuare, le forze armate della Federazione russa colpiranno i centri decisionali, anche a Kiev».
Mentre ieri il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è tornato a chiedere più materiale bellico all’Occidente, la Casa Bianca è in procinto di approvare un nuovo pacchetto di assistenza militare dal valore di circa 800 milioni di dollari.
La questione è stata discussa ieri in una telefonata tra il presidente americano, Joe Biden, e il leader ucraino. «Dialogo continuo e costante con il presidente Usa. Abbiamo valutato i crimini di guerra russi, discusso un pacchetto aggiuntivo di difesa e un possibile aiuto macro-finanziario. Siamo d’accordo per intensificare le sanzioni», ha twittato Zelensky. Intanto, le sanzioni sono arrivate da Mosca nei confronti di 398 membri del Congresso Usa e di 87 senatori canadesi, riporta la Tass.
Svezia e Finlandia stanno nel frattempo seriamente considerando l’ipotesi di entrare nell’Alleanza atlantica. Sarebbe anche per mettere sotto pressione Helsinki che, secondo indiscrezioni e immagini diffuse sui social, Mosca starebbe inviando materiale militare al confine finlandese: una circostanza che deve tuttavia ancora essere confermata a livello ufficiale. L’altro ieri, il portavoce del Pentagono, John Kirby, aveva infatti riferito di non avere prove certe di un tale trasferimento di armamenti.
Nel frattempo, le trattative diplomatiche tra Mosca e Kiev, che stanno proseguendo per via telematica, restano in salita. Il ministero degli Esteri russo ha accusato infatti l’Ucraina di ritardare deliberatamente i colloqui di pace. A sottolineare le difficoltà del momento è stato anche il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, secondo cui «al momento non c’è la possibilità di un cessate il fuoco globale in Ucraina».
Zelensky, attriti con Scholz e Macron
Si sta iniziando a registrare una spaccatura politica all’interno del fronte europeo sulla crisi ucraina.
Ieri è infatti salita significativamente la tensione tra Kiev e l’asse franco-tedesco. Il cancelliere Olaf Scholz ha innanzitutto criticato il governo ucraino, definendo «irritante» il suo stop alla visita a Kiev del presidente tedesco, Frank-Walter Steinmeier.
«Ero pronto ad andare in Ucraina e, devo prenderne atto, non è stato voluto da Kiev», aveva detto l’altro ieri il capo di Stato tedesco. Sembra che, alla base del rifiuto di Kiev, vi fosse il fatto che, in passato, Steinmeier è stato un fautore dell’approccio distensivo tra Berlino e Mosca, sostenendo tra l’altro - insieme all’allora cancelliere Angela Merkel - il controverso gasdotto Nord Stream 2. «Non siamo stati ufficialmente contattati dal presidente tedesco o dall'ufficio del presidente tedesco per questa visita», ha replicato il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky.
Turbolenze si sono registrate inoltre anche tra Kiev e Parigi. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha infatti preso le distanze dall’omologo americano, Joe Biden, che l’altro ieri aveva detto di ritenere che in Ucraina i russi stiano commettendo un genocidio (anche se l’ambasciatore americano presso l’Osce, Michael Carpenter, ha detto che quella del presidente era una «determinazione morale» e che la questione dovrà essere tecnicamente definita dagli esperti di diritto internazionale). «Non penso che un’escalation di parole sia utile.
Quello che possiamo dire è che la situazione è inaccettabile e che ci sono crimini di guerra», ha dichiarato il presidente francese. Parole caute, che hanno irritato il ministero degli Esteri ucraino, che si è detto deluso.
Mentre raffredda i suoi rapporti con l’asse franco-tedesco, Kiev sta invece rinsaldando quelli con i Paesi dell’Europa orientale, da sempre fautori - insieme al Regno Unito - della linea dura nei confronti di Mosca. I presidenti di Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia si sono non a caso recati ieri in visita nella capitale ucraina, per avere un incontro con Zelensky. Nel frattempo, il Pentagono ha avuto un incontro con i suoi principali appaltatori (tra cui Boeing, Raytheon, Lockheed Martin e General Dynamics) per discutere delle forniture belliche a Kiev. A tal proposito, Cnn ha riferito che il comparto della Difesa americana sta affrontando serie difficoltà a causa di «problemi gravi della catena di approvvigionamento e la mancanza di manodopera a prezzi accessibili». Proseguono intanto gli sforzi di Washington per sganciare Pechino da Mosca. Il segretario al Tesoro americano, Janet Yellen, ha dichiarato: «La Cina ha recentemente affermato un rapporto speciale con la Russia. L’atteggiamento del mondo nei confronti della Cina e la sua volontà di abbracciare un’ulteriore integrazione economica potrebbe essere influenzato dalla reazione della Cina alla nostra richiesta di un’azione risoluta sulla Russia», ha aggiunto. Speranza vana: Pechino punta, infatti, a sfruttare questa crisi per creare un ordine internazionale di cui essere il perno e marginalizzare così gli Stati Uniti.
Bisognava cercare semmai di fare (per tempo) il contrario e, cioè, tentare di sganciare il più possibile (pur con le dovute cautele) la Russia dalla Cina (come aveva provato a fare Trump).
Adesso è tardi. E l’Occidente inizia purtroppo a pagare gli errori commessi da Biden già l’anno scorso (dalla repentina distensione con l’Iran alla revoca delle sanzioni al Nord Stream 2, fino all’incapacità di esercitare la deterrenza mentre la crisi ucraina iniziava a montare). Giusto ieri, il ministero degli Esteri russo ha rilanciato la cooperazione tra Mosca e Nuova Delhi nel settore energetico e militare. Ulteriore segno, questo, del progressivo isolamento di Biden.
In tutto ciò, non si arresta la diplomazia religiosa. I presidenti della Conferenza delle Chiese europee e della Commissione dei vescovi cattolici europei hanno infatti inviato una lettera a Zelensky e al presidente russo, Vladimir Putin, invocando un cessate il fuoco pasquale in Ucraina dalla mezzanotte del 17 aprile alla mezzanotte del 24 aprile. Il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, è poi tornato ieri a invitare Papa Francesco a visitare Kiev.
L’Agenzia spaziale europea ha frattanto annunciato che interromperà la cooperazione con Mosca per quanto riguarda le missioni lunari.
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La Russia minaccia: centri di comando della capitale possibili bersagli. Allarme per spostamenti sul confine finlandese, non confermati. Dal Cremlino multe a 398 senatori Usa. L’Onu: «Cessate il fuoco ora impossibile».Ira del cancelliere tedesco per il no di Volodymyr Zelensky a Frank-Walter Steinmeier. L’Eliseo si smarca da Joe Biden sulle accuse di genocidio. La replica ucraina: «Deludente». La visita dei leader baltici e polacco.Lo speciale contiene due articoli.Non si arrestano le operazioni militari in Ucraina. Le forze russe stanno infatti continuando il loro attacco su Mariupol. Il ministero della Difesa di Mosca ha dichiarato che 1.026 soldati ucraini si sarebbero arresi nella città: un’affermazione, tuttavia, non confermata da Kiev, che ha detto di non avere informazioni in tal senso. Ieri sera, sempre il ministero della Difesa russo ha detto che il porto di Mariupol era sotto il controllo delle truppe di Mosca. «I russi hanno distrutto gli ospedali e tutta la città. Questo è un genocidio, lanciato da un criminale di guerra: Putin. Finché resisteremo, resisterà anche l’Ucraina», ha dichiarato ieri il sindaco di Mariupol, Vadym Boichenko. «Stiamo raccogliendo prove dell’uso di armi chimiche da parte delle forze russe in Ucraina. I nostri esperti le stanno esaminando, anche se non sarà facile», ha aggiunto, precisando inoltre che circa 100.000 persone sono in attesa di essere evacuate dall’area. Secondo Al Jazeera, i timori sull’uso di armi chimiche sono aumentati ieri, dopo le parole pronunciate dal portavoce dell’autoproclamata repubblica di Donetsk, Eduard Basurin, il quale - parlando dell’assedio di Mariupol - ha dichiarato: «Penso che le truppe russe] dovrebbero rivolgersi alle forze di guerra chimiche, le quali troverebbero un modo per far uscire le talpe dai loro buchi». Mosca sta puntando notevolmente su Mariupol, in quanto il controllo della città le consentirebbe di conseguire due vantaggi: la trasformazione del Mare d’Azov in un lago russo e la creazione di una striscia di terra in grado di congiungere la Crimea al Donbass. E proprio sul Donbass il Cremlino ha deciso di concentrare la propria pressione militare, dopo aver ritirato le sue forze dalla parte settentrionale dell’Ucraina. Ieri, lo stato maggiore di Kiev ha dichiarato di aver respinto sei offensive russe nell’area. «Nei prossimi giorni, circa dieci forse, la Russia potrebbe rilanciare i suoi sforzi con un’offensiva su larga scala a est e a sud, per conquistare le regioni di Donetsk e Lugansk […] o addirittura spingersi fino al fiume Dnepr, se le sue capacità lo consentono», ha detto ieri il portavoce militare francese, Pascal Lanni. Insomma, è altamente probabile che l’offensiva russa nel Donbass si intensificherà nelle prossime ore, soprattutto se - come riferito da più parti- nelle intenzioni del Cremlino si registra realmente la volontà di concludere l’invasione entro il prossimo 9 maggio (data in cui la Russia festeggia la vittoria sul Terzo Reich). Bombardamenti stanno colpendo anche la città orientale di Kharkiv, danneggiando alcuni edifici residenziali. La stessa Kiev non è ancora del tutto uscita dalle operazioni belliche. «Vediamo tentativi di sabotaggio e attacchi da parte delle truppe ucraine su obiettivi nel territorio della Federazione russa», ha affermato in una nota il portavoce del ministero della Difesa russo, Igor Konashenkov. «Se tali episodi dovessero continuare, le forze armate della Federazione russa colpiranno i centri decisionali, anche a Kiev». Mentre ieri il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è tornato a chiedere più materiale bellico all’Occidente, la Casa Bianca è in procinto di approvare un nuovo pacchetto di assistenza militare dal valore di circa 800 milioni di dollari. La questione è stata discussa ieri in una telefonata tra il presidente americano, Joe Biden, e il leader ucraino. «Dialogo continuo e costante con il presidente Usa. Abbiamo valutato i crimini di guerra russi, discusso un pacchetto aggiuntivo di difesa e un possibile aiuto macro-finanziario. Siamo d’accordo per intensificare le sanzioni», ha twittato Zelensky. Intanto, le sanzioni sono arrivate da Mosca nei confronti di 398 membri del Congresso Usa e di 87 senatori canadesi, riporta la Tass. Svezia e Finlandia stanno nel frattempo seriamente considerando l’ipotesi di entrare nell’Alleanza atlantica. Sarebbe anche per mettere sotto pressione Helsinki che, secondo indiscrezioni e immagini diffuse sui social, Mosca starebbe inviando materiale militare al confine finlandese: una circostanza che deve tuttavia ancora essere confermata a livello ufficiale. L’altro ieri, il portavoce del Pentagono, John Kirby, aveva infatti riferito di non avere prove certe di un tale trasferimento di armamenti. Nel frattempo, le trattative diplomatiche tra Mosca e Kiev, che stanno proseguendo per via telematica, restano in salita. Il ministero degli Esteri russo ha accusato infatti l’Ucraina di ritardare deliberatamente i colloqui di pace. A sottolineare le difficoltà del momento è stato anche il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, secondo cui «al momento non c’è la possibilità di un cessate il fuoco globale in Ucraina». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/russi-si-ammassano-donbass-2657152503.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="zelensky-attriti-con-scholz-e-macron" data-post-id="2657152503" data-published-at="1649897717" data-use-pagination="False"> Zelensky, attriti con Scholz e Macron Si sta iniziando a registrare una spaccatura politica all’interno del fronte europeo sulla crisi ucraina. Ieri è infatti salita significativamente la tensione tra Kiev e l’asse franco-tedesco. Il cancelliere Olaf Scholz ha innanzitutto criticato il governo ucraino, definendo «irritante» il suo stop alla visita a Kiev del presidente tedesco, Frank-Walter Steinmeier. «Ero pronto ad andare in Ucraina e, devo prenderne atto, non è stato voluto da Kiev», aveva detto l’altro ieri il capo di Stato tedesco. Sembra che, alla base del rifiuto di Kiev, vi fosse il fatto che, in passato, Steinmeier è stato un fautore dell’approccio distensivo tra Berlino e Mosca, sostenendo tra l’altro - insieme all’allora cancelliere Angela Merkel - il controverso gasdotto Nord Stream 2. «Non siamo stati ufficialmente contattati dal presidente tedesco o dall'ufficio del presidente tedesco per questa visita», ha replicato il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. Turbolenze si sono registrate inoltre anche tra Kiev e Parigi. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha infatti preso le distanze dall’omologo americano, Joe Biden, che l’altro ieri aveva detto di ritenere che in Ucraina i russi stiano commettendo un genocidio (anche se l’ambasciatore americano presso l’Osce, Michael Carpenter, ha detto che quella del presidente era una «determinazione morale» e che la questione dovrà essere tecnicamente definita dagli esperti di diritto internazionale). «Non penso che un’escalation di parole sia utile. Quello che possiamo dire è che la situazione è inaccettabile e che ci sono crimini di guerra», ha dichiarato il presidente francese. Parole caute, che hanno irritato il ministero degli Esteri ucraino, che si è detto deluso. Mentre raffredda i suoi rapporti con l’asse franco-tedesco, Kiev sta invece rinsaldando quelli con i Paesi dell’Europa orientale, da sempre fautori - insieme al Regno Unito - della linea dura nei confronti di Mosca. I presidenti di Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia si sono non a caso recati ieri in visita nella capitale ucraina, per avere un incontro con Zelensky. Nel frattempo, il Pentagono ha avuto un incontro con i suoi principali appaltatori (tra cui Boeing, Raytheon, Lockheed Martin e General Dynamics) per discutere delle forniture belliche a Kiev. A tal proposito, Cnn ha riferito che il comparto della Difesa americana sta affrontando serie difficoltà a causa di «problemi gravi della catena di approvvigionamento e la mancanza di manodopera a prezzi accessibili». Proseguono intanto gli sforzi di Washington per sganciare Pechino da Mosca. Il segretario al Tesoro americano, Janet Yellen, ha dichiarato: «La Cina ha recentemente affermato un rapporto speciale con la Russia. L’atteggiamento del mondo nei confronti della Cina e la sua volontà di abbracciare un’ulteriore integrazione economica potrebbe essere influenzato dalla reazione della Cina alla nostra richiesta di un’azione risoluta sulla Russia», ha aggiunto. Speranza vana: Pechino punta, infatti, a sfruttare questa crisi per creare un ordine internazionale di cui essere il perno e marginalizzare così gli Stati Uniti. Bisognava cercare semmai di fare (per tempo) il contrario e, cioè, tentare di sganciare il più possibile (pur con le dovute cautele) la Russia dalla Cina (come aveva provato a fare Trump). Adesso è tardi. E l’Occidente inizia purtroppo a pagare gli errori commessi da Biden già l’anno scorso (dalla repentina distensione con l’Iran alla revoca delle sanzioni al Nord Stream 2, fino all’incapacità di esercitare la deterrenza mentre la crisi ucraina iniziava a montare). Giusto ieri, il ministero degli Esteri russo ha rilanciato la cooperazione tra Mosca e Nuova Delhi nel settore energetico e militare. Ulteriore segno, questo, del progressivo isolamento di Biden. In tutto ciò, non si arresta la diplomazia religiosa. I presidenti della Conferenza delle Chiese europee e della Commissione dei vescovi cattolici europei hanno infatti inviato una lettera a Zelensky e al presidente russo, Vladimir Putin, invocando un cessate il fuoco pasquale in Ucraina dalla mezzanotte del 17 aprile alla mezzanotte del 24 aprile. Il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, è poi tornato ieri a invitare Papa Francesco a visitare Kiev. L’Agenzia spaziale europea ha frattanto annunciato che interromperà la cooperazione con Mosca per quanto riguarda le missioni lunari.
(IStock)
Perché ottimismo? Questi giovani si sono definiti come gruppo informale di interazioni per la ricerca di un nuovo e forte potere cognitivo capace di fornire soluzioni ai problemi del cambio di mondo in atto. Il gruppo - caratterizzato dal motto «soluzioni e non problemi» - si è formato nello scorso biennio, con ora circa un centinaio di persone in rete, per costruire occasioni di apprendimento che andassero oltre i programmi scolastici. Non hanno voluto darsi né una struttura né un nome per evitare burocrazie e, soprattutto, divisioni politiche/partitiche. Ma come siete organizzati, ho chiesto? Risposta: attraverso un indirizzario, una chat e annunci ad invito aperto per programmi di studio. Voi dieci siete uno di questi (sotto)gruppi spontanei con una specifica missione di ricerca, quale? E perché siete venuti da me? Risposta: perché lei, oltre alla scenaristica di contingenza, si occupa con il suo think tank di scenari macro e di lungo termine, chiamati «analisi di destino». Quindi volete un’analisi di destino in relazione al cambiamento di mondo in atto? Risposta: anche, ma principalmente perché vogliamo capire cosa studiare nel nostro prossimo futuro universitario, noi accomunati dall’obiettivo di conquistare non solo un dottorato di ricerca, ma una competenza futurizzante reale. Volete diventare professori? Risposta: forse, ma l’obiettivo che ci accomuna è l’innovazione in qualunque luogo possa avere effetti sistemici, in particolare il «governo della profezia». Una triestina: adesso spero capisca che siamo venuti da lei perché nei suoi scritti sostiene che governare la profezia permette di estrarre capitale dal futuro per utilizzarlo in un presente allo scopo di costruire quel futuro stesso. Cosa dovremmo studiare e dove? Ho dato loro risposte, sottolineando anche l’importanza di una educazione morale oltre che tecnica perché il governo di una profezia, utile per la concentrazione di risorse finalizzate, implica un progetto di salvazione.
Qui la prima sorpresa. Un padovano mi spiega che proprio la consapevolezza tra i dieci colleghi che una salvezza collettiva/sistemica sia condizione per quella individuale ha generato l’attenzione del (sotto)gruppo per la metodologia di governo della profezia, in sintesi la manutenzione della speranza diffusa socialmente. Questo ci è ben chiaro - ha detto con enfasi corroborata da cenni di assenso di tutti - e mi permetta di anticipare la risposta ad una sua domanda: sì siamo cristiani, speriamo nella salvazione in Cielo, ma riteniamo nostra missione aumentare la probabilità di salvazione in Terra per più persone possibile. Abbiamo annotato che lei non è credente, ma anche che ha scritto come sia fondamentale credere in qualcosa capace di migliorare la condizione umana e di sostenere il cristianesimo pur non credendo nella sua offerta teologica. Così come lei raccomanda di governare la profezia per motivi tecnici di capitalizzazione del progresso, noi raccomandiamo di cercare l’armonizzazione tra i fattori di salvazione materiale. Non solo con la carità, ma con la tecnica. In tal senso la nostra ricerca di potere cognitivo è spinta da una missione morale. Dove la mia sorpresa? Ho chiesto, scettico, quanto fosse diffuso tra i loro coetanei questo senso di missione. Due risposte: molto più di quanto appaia; basta parlare con i nostri coetanei della rilevanza di ognuno di noi per darci un futuro degno e si riesce ad ottenere da loro attenzione. Nuovi missionari, ho scherzato. Reazione: no, tutti noi giovani cerchiamo un posto nella società, cadendo nella passività se non si trovano stimoli. Mi sono sentito studente di fronte al giovane che mi dava una lezione come fosse professore.
Seconda sorpresa è stata l’intensità con cui questi giovani cercavano non solo conoscenza, ma metodi per non perdere troppa informazione nel necessario processo di sintesi per poter maneggiare un’enorme massa di dati ed estrarne un significato non solo scientificamente confutabile, ma anche proiettabile in termini probabilistici. Ragazzi di liceo consapevoli di temi di ricerca evoluta tipicamente universitaria. Ho chiesto e mi hanno risposto che seguono i corsi universitari on line.
Non annoio il lettore con le tecnicalità di questo incontro, ma ci tengo a condividere quello che ho imparato io - vecchio professore universitario ancora attivo in ricerca - dalla lezione di questi giovani liceali, anche segnalazione per chi si occupa di politica educativa. In breve: a) sperimentare una riduzione dei tempi di formazione utilizzando reti ed intelligenza artificiale perché le nuove tecnologie permettono un’accelerazione ed espansione degli accessi conoscitivi; b) fornire strumenti di autoformazione fin dalla più giovane età che poi saranno utili per la formazione continua durante tutto il corso della vita; c) inserire nei programmi di educazione secondaria lezioni universitarie; d) aumentare i concorsi competitivi per nuove idee. Vedo già movimento verso questa direzione, ma ritengo vada accelerato per adeguare il potere cognitivo di massa alla rivoluzione tecnologica in atto, sempre più rapida. Tornando, in conclusione, al mio mestiere tipico segnalo che la competizione economica/commerciale tra sistemi economici nazionali sarà sempre più determinata dal potere cognitivo/tecnologico residente. L’incontro con i liceali detto sopra mi ha dato più ottimismo per il destino dell’Italia. E li ringrazio.
www.carlopelanda.com
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Giancarlo Giorgetti (Ansa)
Il ministro dell’Economia lo ha ripetuto anche ieri, alla cerimonia per il giuramento degli allievi ufficiali dell’Accademia della Guardia di finanza di Bergamo: «Viviamo in un’epoca complessa», ha sottolineato Giorgetti, «segnata da tensioni geopolitiche, guerre commerciali, conflitti bellici, transizioni energetiche, trasformazioni tecnologiche e instabilità finanziarie. Tutti fattori che incidono profondamente sugli equilibri economici, sociali e sulla sicurezza finanziaria dei Paesi. La storia economica ci mostra innanzitutto i meccanismi di lungo periodo. Fenomeni come la globalizzazione, le guerre commerciali e le disuguagliane non nascono oggi. Hanno radici profonde. Le dinamiche osservate ad esempio durante la grande depressione del ‘29», ha aggiunto il ministro dell’Economia, «o dopo la seconda guerra mondiale, così come quelle seguite allo shock petrolifero del 1973, alla crisi finanziaria del 2008 o dei debiti sovrani del 2010, aiutano a comprendere come gli Stati reagiscono a shock sistemici, quali politiche funzionano e quali rischiano invece di aggravare la crisi». L’ha presa alla lontana, Giorgetti, citando tra l’altro esempi estremamente significativi, per poi arrivare al punto: «La storia economica ci insegna anche a cogliere le connessioni tra crisi economiche e trasformazioni sociali del passato», ha argomentato, «che hanno spesso generato cambiamenti profondi, in alcuni casi offrendo opportunità per realizzare importanti riforme in campo sociale ed economico, ma nei casi peggiori hanno generato anche instabilità politica e conflitti. La consapevolezza che oggi le regole globali, dal commercio alla finanza alla governance possono cambiare in un contesto segnato da forte incertezza, richiede prudenza e senso di responsabilità ma deve anche necessariamente aprire spazio a soluzioni innovative e realistiche, senza preconcetti o ideologie fini a se stesse». Si potrebbe sintetizzare: «Cari amici della Commissione Ue, non so più come dirvelo: se restiamo legati alle regole ordinarie in tempi straordinari, come la storia insegna, siamo morti».
Ma a Bruxelles continuano a non voler ascoltare, anzi peggio: come abbiamo scritto ieri, sembrano pure prenderci in giro, giocherellando coi decimali. Il rapporto deficit/Pil 2025, certificato dall’Istat, è al 3,1%, e l’Italia quindi resta sotto procedura di infrazione, per uno 0,1%. Ma attraverso la Stampa, il Commissario Ue all’Economia, Valdis Dombrovskis, ha giocato a fare la parte del misericordioso, sottolineando che a settembre, se i dati cambiassero, la Commissione potrebbe rivedere le sue decisioni. «Teoricamente è possibile», ha detto Dombrovskis, «potrebbero esserci alcune rivalutazioni dei dati in autunno, alla luce dei numeri definitivi del Superbonus. E quindi potrebbero esserci degli sviluppi». Un modo come un altro per frenare, anzi bloccare, qualsiasi ipotesi di uno scostamento di bilancio da parte del governo italiano per fronteggiare la crisi energetica e dare respiro a famiglie e imprese. State buoni, ha detto in pratica Dombrovskis, che a settembre vi diamo lo zuccherino. Zuccherino amarissimo, tra l’altro, perché in ogni caso l’Italia dovrebbe poi restare al di sotto del 3% almeno fino al 2028. Tra l’altro, la Commissione non farebbe nessun «omaggio» all’Italia: come ha spiegato alla Verità la deputata di Fdi Ylenja Lucaselli, capogruppo in Commissione Bilancio e figura chiave nelle politiche economiche del partito, il rapporto deficit/Pil dell’Italia è già, di fatto, inferiore all’3,1%. L’Istat infatti arrotonda i decimali. Fino al 3,04%, diventa il 3; noi eravamo al 3,07% ed è diventato 3,1. La differenza tra 3,04 e 3,07 sono 600 milioni di euro, la esatta cifra che l’Agenzia delle Entrate ha comunicato all’Istat come ammontare di soldi bloccati per il Superbonus ma che non saranno mai erogati perché si tratta di truffe. L’Istat non ne ha tenuto conto, ma dovrà correggere la stima, e quindi a settembre torneremo al 3%. Tutto qui.
Intanto, si fa quel che si può: il Mef ha comunicato che è in corso di pubblicazione il decreto ministeriale che proroga fino al 22 maggio prossimo l’attuale taglio delle accise sui carburanti in scadenza ieri. Il taglio sarà di 20 centesimi al litro per il gasolio e di 5 centesimi al litro per la benzina.
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Ecco una preparazione co coniuga la Primavera con un classico della cucina di magro: il baccalà con i ceci. Se si afa in questo modo il piatto acquista freschezza e diventa saporito pur rimanendo nutriente e leggero. Si prepara in pochissimi minuti e il successo è garantito.
Ingredienti – 500 gr di baccalà già ammollato, 300 gr di ceci già lesati, 200 gr di fave, 5 o 6 foglie di salvia, almeno tre spicchi d’aglio, sale, pepe, olio extravergine di oliva qb.
Preparazione – In una capace padella scaldate in un generoso giro di olio extravergine di oliva gli spicchi d’aglio e la salvia. Andate a fuoco moderato perché si deve aromatizzare il grasso, ma non devono prendere colore le verdure. Versate in padella i ceci scolati e fate prendere sapore. Aggiustate di sale e di pepe. Nel frattempo mettete a sbollentare le fave che avrete sgusciato. Basta che prendano il bollore per un minuto. Ritiratele, ma non scolate l’acqua di cottura che vi sarà utile. Ora prendete i ceci e sistemateli in un bicchiere da frullatore con un po’ di acqua di cottura delle fave e un altro cucchiaio di extravergine. Con il frullatore a immersione riduceteli in crema. Nella padella dove sono rimasti aglio e salvia fate scottare a fuoco vivace il baccalà che avrete fatto in quattro pezzi per circa sei minuti dalla parte della pelle e quattro dalla parte della polpa. Nel frattempo freddate le fave e sbucciatele ulteriormente. E’ facilissimo: basta incidere la parte superiore del frutto e fare una leggerissima pressione; vedrete che “l’anima” uscirà da sola. Ora impiattate. Mettete a specchio sul piatto una generosa quantità di crema di ceci adagiatevi sopra un trancio di baccalà, fate cadere una manciata di fave e aggiustate di abbondante pepe e ancora un giro di olio extravergine a crudo.
Come far divertire i bambini – Date a loro il compito di sbucciare per due volte le fave.
Abbinamento – Certamente un bianco e ci siamo ispirati alle città del baccalà: Verdicchio dei Castelli di Jesi pensando ad Ancona, Vermentino della Costa degli Etruschi pensando a Livorno, Soave pensando a Venezia, una Biancolella d’Ischia pensando a Napoli.
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