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Saviano piange, ma è vittima solo del suo vittimismo

roberto saviano
Roberto Saviano (Imagoeconomica)

Roberto Saviano non è uno scrittore: è un martire. Di lui passeranno alla storia non i libri, ma la via crucis che ha dovuto percorrere e che ieri ha rivelato al Corriere della Sera, facendosi intervistare dal giornale per cui scrive e che lo paga.

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Trentini scarcerato, Landini spudorato
Maurizio Landini (Imagoeconomica)
Dopo aver organizzato proteste per l’intervento nel Paese sudamericano, Landini & C. hanno la faccia tosta di celebrare i rimpatri. Resi possibili però proprio dal blitz Usa.

«È stato tutto così improvviso. Inaspettato. Non sapevamo nulla della cattura di Maduro. Sono felice, ringrazio l’Italia. Ora posso fumare una sigaretta?». Non sapevano nulla della cattura di Maduro ma è stato proprio grazie a quell’arresto che Trentini è potuto ritornare a casa, assieme agli altri italiani prigionieri. Trentini era diventato un simbolo politico, specie perché a sinistra dava fastidio che il governo avesse già liberato in un blitz Cecilia Sala dalle grinfie di un altro governo di fetenti, l’Iran degli ayatollah; roba che se adesso pensi cosa le avrebbero fatto se il governo non avesse agito con la massima solerzia ti viene la pelle d’oca. Ma appunto Cecilia Sala era stato un grande successo del governo italiano e della rete diplomatica connessa. La stessa che ha agito con il fiato sul collo col passare del tempo, negli ultimi giorni un pochino di più, per riportare a casa Alberto Trentini e Mario Burlò. Non sapevano della cattura di Maduro, loro. Invece quelli della sinistra, la Cgil e Maurizio Landini lo sanno benissimo. Tant’è che nei giorni della cattura hanno allestito frettolosamente una manifestazione contro gli Stati Uniti di Trump. Che però ci ha dato una mano enorme nelle trattative per la liberazione.

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Trentini è libero e rientra in Italia: «Grazie al premier e al governo»
Alberto Trentini (Ansa)
Caracas rilascia il cooperante, in cella da oltre 400 giorni, e l’imprenditore Burlò. Entrambi ignoravano l’arresto di Maduro: «È stato tutto inaspettato». Il Papa ha ricevuto la Machado, che giovedì incontrerà Trump.

Che la cattura di Nicolás Maduro stia ridefinendo i rapporti tra l’Italia e il Venezuela è evidente dalla notizia più attesa: Alberto Trentini torna a casa.

Il cooperante italiano, rinchiuso nel carcere El Rodeo a Caracas per 423 giorni, è stato liberato insieme al connazionale Mario Burlò. Ad annunciare la novità, alle 5 di ieri mattina, è stato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani: «Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi e sono nella sede dell’ambasciata d’Italia a Caracas». Ed è proprio nel luogo della rappresentanza diplomatica italiana che è stata scattata la prima foto dei due: Trentini, che indossa una t-shirt rossa, appare sorridente seppur visibilmente dimagrito. Al suo fianco, Burlò, mostra un volto disteso. I due non erano nemmeno a conoscenza della cattura del dittatore venezuelano: «È stato tutto così improvviso. Inaspettato» ha detto Trentini. Sia il cooperante sia Burlò, che sono in buone condizioni, hanno reso noto di non essere stati «torturati». E mentre aspettava l’aereo per tornare in Italia, l’operatore umanitario ha dichiarato al Tg1: «Desidero ringraziare il presidente del Consiglio, il governo italiano, il ministro degli Esteri Tajani, il corpo diplomatico che si è attivato e ha portato a termine la liberazione mia e di Mario».

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La Groenlandia replica a Trump: «Non ci avrà mai, la Nato ci aiuti»
Jens-Frederik Nielsen, primo ministro della Groenlandia (Ansa)
Londra e Berlino valutano l’invio di soldati. Tajani si tira fuori: «Mai parlato di truppe».

Sulla Groenlandia Donald Trump sembra intenzionato ad andare fino in fondo. A bordo dell’Air force one, infatti, il tycoon ha ribadito che gli Stati Uniti «si impadroniranno della Groenlandia in un modo o nell’altro». Perché, ha aggiunto, «se non la prendiamo noi, lo faranno la Russia o la Cina». Ieri, peraltro, è stata pubblicata integralmente l’intervista che Trump aveva rilasciato nei giorni scorsi al New York Times, nella quale il presidente ha lasciato intendere che Washington potrebbe trovarsi di fronte a una scelta drastica: «Non voglio dire quale sia la mia priorità assoluta», aveva affermato, «ma potrebbe essere una scelta», suggerendo un’alternativa secca tra il controllo dell’isola artica e la tenuta stessa della Nato.

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Iran, gli ayatollah uccidono ma corteggiano Trump
Ansa
L’Iran continua a reprimere le proteste: oltre 650 manifestanti ammazzati. Intanto, però, il governo ha avviato un dialogo con Witkoff: «Resta aperto il canale di comunicazione con gli Stati Uniti». Il tycoon non esclude l’intervento militare, sebbene apra a un accordo.

Non si fermano le proteste contro il regime khomeinista. E, mentre continua a fare la voce grossa, l’Iran sta cercando di intavolare trattative con gli Stati Uniti. Ieri, il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, è tornato a usare toni duri, minacciando di impartire a Donald Trump una «lezione indimenticabile» nel caso Washington dovesse effettuare un attacco militare contro la Repubblica islamica. Attacco rispetto a cui il presidente americano potrebbe prendere una decisione oggi nel corso di una riunione, in cui discuterà con i suoi funzionari delle varie opzioni sul tavolo per colpire il regime degli ayatollah: opzioni che vanno dall’inasprimento delle sanzioni all’operazione bellica vera e propria.

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