Ritratti | Giuseppe Eugenio Luraghi, il Romeo della Giulietta

Il ventottesimo podcast di Ritratti è dedicato a Giuseppe Eugenio Luraghi. E' stato un protagonista del Novecento industriale italiano. Ha occupato ruoli di grande responsabilità in molte importanti imprese (Pirelli, Sip, Iri-Finmeccanica, Lanerossi, Mondadori) ma il suo nome resta legato soprattutto all'Alfa Romeo e ai suoi successi, ai suoi modelli straordinari, alla faticosa strada per costruire un'industria automobilistica di Stato capace di competere con i potenti produttori privati e di creare sviluppo e occupazione. Luraghi ha vissuto esperienze drammatiche come la Guerra di Spagna e la Seconda guerra mondiale, ha combattuto battaglie solitarie per modernizzare un capitalismo oscuro e oligarchico, per difendere l'autonomia dell'impresa dalle intromissioni della politica, ed è stato un protagonista della cultura, capace di elaborare e divulgare la filosofia del progresso tecnologico come strumento per la liberazione dell'uomo. Mentre il nome Alfa Romeo evoca un passato tormentato e prestigioso e la sua fama percorre ancora le strade del mondo, Luraghi ci appare anche oggi come un uomo d'impresa che, con coerenza, lealtà e fermezza, ha contribuito all'affermazione industriale e alla rinascita del Paese. Qui vi raccontiamo la sua storia. Buon ascolto


Nel 2010 tra i soggetti giovani in cura c’era il 12% di immigrati, oggi la quota è salita al 24%. Ma il governatore De Pascale, anziché preoccuparsi di una Regione che non sa integrare, attacca il governo e il «razzismo».

Scaricabarile. È lo sport preferito di quel gran pezzo dell’Emilia che guarda a sinistra. Non c’erano dubbi che Regione e sindaci si sarebbero esibiti in salti mortali carpiati per allontanare le evidenti responsabilità nella tragedia modenese.

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El Koudri tenta l’infermità mentale. Insulta i cristiani, ora vuole la Bibbia
  • La linea della difesa: «Aveva smesso di assumere le medicine perché stava bene, è affetto da disagio psichiatrico». In alcune lettere indirizzate all’ateneo minacciava di bruciare «il vostro Cristo in croce».
  • Alle turiste colpite, una tedesca e una polacca, sono state asportate le gambe. Grave una coppia di cinquantacinquenni: lei in pericolo di vita, lui in miglioramento.

Lo speciale contiene due articoli.

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Altro che «matto», per l’attentatore siamo «bastardi cristiani di merda»
I soccorsi a Modena. Nel riquadro, Salim El Koudri (Ansa)
Salim era frustrato come tanti connazionali che non trovano lavori all’altezza dei loro studi ma non per questo si gettano con l’auto contro la folla. La verità è che questa atroce vicenda discende da un’immigrazione incontrollata che non vuole assimilarsi e ci odia.
Ma quanta fretta hanno politici e autorità di archiviare il caso di Modena alla voce disagio mentale? Ancora non si sapeva neppure chi avesse lanciato l’auto contro i pedoni e già il sindaco della città emiliana, Massimo Mezzetti, si affrettava a dire in tv che doveva trattarsi di un pazzo. E infatti la narrazione del giorno successivo ha dipinto un Salim El Koudri come un italiano emarginato e disagiato, senza legami con gruppi estremisti islamici.
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Integrati grazie alla cittadinanza? La cronaca smentisce la bufala
La strada del centro di Modena dove Salim El Koudry ha falciato la folla (Ansa)
Il Pd ci ha raccontato che rendendo italiani gli immigrati sarebbero finiti i problemi. La storia di El Koudry li sbugiarda.

Poi, come sempre, la realtà si manifesta all’improvviso e sbriciola tutte le stupidaggini ideologiche, demolisce le costruzioni retoriche e se ne va lasciando sberleffi e macerie. Ecco, appunto, che la storia di Salim El Koudry arriva con prepotenza a distruggere anni e anni di insistenze progressiste sulla cittadinanza facile.

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