Rifare il Pd? Può tutto il multiforme Bonaccini

Caro presidente dell’Emilia Romagna, so che lei ambisce a diventare il nuovo segretario del Pd. Perciò le scrivo questa cartolina, formulandole i migliori auguri. In effetti, dal momento che il partito ha perso la faccia lei potrebbe essere la persona giusta per offrirgliene una.

Si tratta solo di capire quale, avendone lei molte a disposizione. Nel corso della sua vita in effetti lei di facce ne ha cambiate diverse: molti di noi per esempio la ricordano poco tempo fa quando era ancora cicciottello e goffo, con quella mise da vecchio funzionario di partito. Ora invece sembra un uomo immagine della fashion week. Occhiali a goccia, pizzetto, dieci chili in meno (anche per ragioni di salute, ci ha tenuto a spiegare) e fisico da bodybuilder, allenato in palestra durante sedute tanto dure quanto documentate sui social. «Lo abbiamo reso più cool», disse il suo consulente di look prima della campagna elettorale di due anni fa. E diciamoci la verità, questo apre il cuore a molti militanti della sinistra: se non riesce a cambiare volto al Pd uno che ha cambiato così il volto a sé stesso, non ci riuscirà più nessuno. Per quanto riguarda le idee non è un problema perché lei le ha frequentate tutte, in modo indifferente. E senza imbarazzi. Figlio di un camionista e di un’operaia, apparteneva alla vecchia guardia del partitone, quella dura e pura, centralista e berlingueriana, ma ora strizza l’occhio ai moderati della base riformista e simpatizza per l’autonomia in salsa para leghista. Alle primarie del partito del 2012 era fermamente bersaniano, a quelle del 2013 si scoprì profondamente renziano. «Non mi candido alla segreteria del Pd», ha giurato il 30 giugno 2022 in uno dei tanti salotti tv che la ospita. «Sono pronto a candidarmi alla segreteria del Pd», ha fatto sapere a fine settembre. Se la coerenza si misurasse in chilogrammi lei sarebbe peso piuma. Come neo candidato ha fatto sapere subito che ci tiene molto al nome e al simbolo del Pd. Sarà per questo che, per farsi rieleggere in Emilia Romagna, nel gennaio 2020 fece sparire nome e simbolo del Pd da tutti i suoi manifesti elettorali? Eppure le credono. Ed è proprio questa la sua forza: lei è la Virna Lisi della sinistra. Ricorda il Carosello? Con quella bocca può dire ciò che vuole. Ecco, anche lei: con quel look così trendy e la vittoria sardinata in Emilia alle spalle può dire ciò che vuole. E anche stare zitto, se crede. L’altro giorno era presente alla direzione nazionale. Tutti s’aspettavano che prendesse la parola, dopo la candidatura. Invece niente, lei se n’è sgattaiolato via a metà riunione, parlando di improvvisi impegni e snobbando la sede istituzionale del partito. In compenso ha parlato in abbondanza, come è sua abitudine, subito dopo, sui giornali e in tv. Di fatto ha già annunciato il suo programma per la segreteria: «Rigeneriamo il Pd. Serve nuova classe dirigente». Nuova come lei, insomma, che fa l’assessore per il partito dal 1990. Ma trentadue anni, in fondo, che cosa sono? Nulla. Basta rigenerarsi. E soprattutto rifarsi il look.

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