2021-08-30
Ma che rientro da incubo: bollette più care e arrivano 60 milioni di cartelle fiscali
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Non sarà facile quest'anno il rientro dalle ferie. Se in anni passati si parlava di «autunno caldo», questo del 2021 sarà caldissimo. Peggio che nel 2020, quando eravamo arrivati con una certa dose di incoscienza alla ripresa delle attività lavorative e scolastiche. Ora invece conosciamo meglio il Covid e le misure che il governo ha adottato per contrastare il contagio. Ma non ci sono soltanto il green pass, il caos della terza dose del vaccino, le incognite dell'anno scolastico (anche se non si parla più di banchi a rotelle, lo spettro della didattica a distanza è sempre dietro l'angolo). Basterebbero queste problematiche per prospettare un rientro da incubo dalle ferie. A ciò, tuttavia, si sommano i rincari delle principali voci del bilancio familiare. E l'accumularsi di scadenze fiscali rinviate nei mesi scorsi che complicano maledettamente la quadratura dei conti domestici. Sullo sfondo resta poi la minaccia di una revisione del catasto con relativo aumento delle tasse sulla casa. Ecco il quadro di quanto ci attende.
Fisco
Il fisco incombe più del solito su questo settembre nero 2021. I rinvii di una serie di scadenze sono finiti. La crisi di liquidità determinata dalle chiusure e dai blocchi imposti dalla gestione della pandemia è ritenuta chiusa e si deve ricominciare a pagare. Ma l'accumularsi di scadenze ha creato un «effetto imbuto». Ai versamenti arretrati si sommano quelli tradizionali dovuti a settembre, tutti concentrati in un breve lasso di tempo. Particolarmente in difficoltà si trovano le partite Iva. Ma non possono dormire tranquilli nemmeno i proprietari di immobili: il governo, anche su sollecitazione della Commissione europea, è tornato ad agitare lo spettro della revisione degli estimi catastali. Che si traduce in un aumento di imposte.
Tra luglio e settembre sono 75 gli obblighi
Il calendario dell'Agenzia delle entrate con le liquidazioni fiscali per il terzo trimestre del 2021 è impressionante. Sono 75 gli appuntamenti con l'erario previsti tra luglio e settembre. Si è cominciato il 16 luglio con la liquidazione mensile dell'Iva e il versamento delle ritenute alla fonte Irpef: quelle sui redditi da lavoro dipendente e assimilati, sui redditi da lavoro autonomo e su altri rapporti. Si finirà giovedì 30 settembre con 8 scadenze, tra cui spiccano l'invio all'Agenzia delle entrate delle comunicazioni relative al Bonus pubblicità e il versamento delle somme sospese tra l'8 marzo 2020 e il 31 agosto 2021 per i contribuenti delle zone rosse.
In arrivo 60 milioni di notifiche
Da settembre l'Agenzia delle entrate dovrà notificare 60 milioni di atti relativi alla riscossione rimasti bloccati durante la pandemia. Si tratta di avvisi bonari per imperfezioni delle dichiarazioni ma anche di contestazioni più gravi, alle quali il contribuente dovrà dare risposta entro i termini fissati. Per coloro che, all'8 marzo 2020, avevano in corso rateizzazione di cartelle, saranno in scadenza addirittura 18 rate arretrate. Il «bentornato» dalle vacanze è comunque arrivato il 20 agosto, giorno in cui sono scaduti tutti i termini fiscali soggetti alla proroga ferragostana (quelli fissati dal 31 luglio al 19 agosto). Inoltre, per domani è fissato il versamento della rata della cosiddetta «rottamazione ter» scaduta il 31 maggio 2020 ma rinviata appunto al 31 agosto 2021.
Ristori: la burocrazia complica le domande di aiuto
Il 2 settembre scade il termine per chiedere il contributo a fondo perduto previsto dal decreto Sostegni bis. «È il contributo alternativo, erogato in base all'esame del fatturato delle partite Iva tra il 1° aprile 2020 e il 31 marzo 2021 confrontato con gli stessi mesi dell'anno precedente», spiega Maurizio Postal (nella foto), componente del Consiglio nazionale dei commercialisti. «Ma compilare la richiesta non è affatto semplice: bisogna riassumere tutti i contributi ricevuti per la pandemia per verificare che gli importi richiesti siano nei limiti degli aiuti di Stato ammessi dalla Ue. Poi entro il 10 settembre le partite Iva possono chiedere un contributo a fondo perduto perequativo commisurato alla perdita del reddito netto. Ma qui non sono ancora stati fissati i parametri per calcolare il contributo».
Rischio patrimoniale: revisione del catasto con stangata in vista
È tornato lo spauracchio dell'aumento delle tasse sugli immobili. Una minaccia che si ripropone periodicamente e che i partiti di centrosinistra ritengono la strada obbligata per recuperare soldi sicuri. Anche la Commissione europea non perde occasione per richiamare l'Italia e indirizzarla verso l'appesantimento delle tasse sui patrimoni, grandi o piccoli che siano.Quello che ora preoccupa i proprietari di immobili è il fatto che il governo sia tornato a parlare di riforma del catasto, ovvero di un aggiornamento degli archivi e di una revisione dei valori catastali di case e terreni. Naturalmente, il paravento è l'Ue: tra le «country recommendations» inviate dalla Commissione all'Italia e fissate come punti di riferimento del Pnrr compare la «riforma dei valori catastali non aggiornati». Il che significa aumentare le imposte. Le tasse sul patrimonio immobiliare oggi pesano per l'1,5% del Pil italiano, mentre negli altri Paesi Ue per l'1,4%.
Prezzi
L'altra faccia della ripresa dell'economia, dopo il rallentamento dovuto al lockdown generalizzato per arginare il contagio, è il forte e generalizzato aumento dei prezzi. A subirne consistenti rialzi sono innanzitutto le materie prime: ferro, rame, alluminio e le cosiddette «terre rare», cioè i materiali sempre più richiesti per la fabbricazione di apparecchiature tecnologiche come superconduttori, fibre ottiche e componenti di veicoli ibridi ed elettrici.Tutto ciò ha effetti sulle bollette dell'elettricità e del gas, sul prezzo degli alimenti, sui costi dei trasporti a causa della corsa al rialzo delle quotazioni del petrolio greggio. Chi è andato in vacanza in auto e soprattutto in aereo ha già dovuto fare i conti con questi rincari. E l'aumento dei prezzi si rifletterà anche sul mercato dell'auto, che ormai sta diventando un bene di lusso.
Bollette luce e gas: il peso della transizione ecologica
Nel terzo trimestre del 2021 si prevede un incremento del 9,9% per le bollette elettriche e del 15,3% per il gas. Le cause sono i rincari delle materie prime e l'impennata dei prezzi dei permessi di emissione di CO2. In particolare, i prezzi europei del gas sono saliti di oltre il 30% nel secondo trimestre del 2021 rispetto al primo e risultano sempre più correlati con il prezzo della CO2 che è cresciuto sensibilmente anche per le attese di un possibile rafforzamento delle politiche comunitarie contro le emissioni dei gas serra. Insomma, si comincia a sentire il peso della transizione ecologica. Se poi qualcuno pensa che installando i pannelli solari può avere energia a buon mercato, rischia di restare deluso. Quest'anno, per la prima volta da 10 anni, è aumentato il prezzo dei pannelli fotovoltaici. Oltre il 50% dei costi di produzione di un modulo fotovoltaico è determinato dal prezzo dei componenti. L'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente ha calcolato che la spesa per l'elettricità di una famiglia tra il 1° ottobre 2020 e il 30 settembre 2021 è aumentata del 12% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell'anno precedente. Il peso della bolletta si aggraverà considerando il maggior numero di ore trascorse in casa per smart working e didattica a distanza a causa delle restrizioni del Covid.
Materie prime: ferro, rame e alluminio. È una corsa senza freni
L'altra faccia della ripresa dell'economia è il forte aumento delle quotazioni delle materie prime. I prezzi di ferro, rame, alluminio sono schizzati in alto; l'acciaio da novembre 2020 a marzo 2021 è rincarato del 130%. Una corsa che non accenna a rallentare. A questo si aggiungono gli effetti delle politiche ecologiche che hanno fatto crescere i prezzi dei permessi di emissione di CO2. Ad aprile 2021 gli aumenti dei prezzi delle materie prime non energetiche sono stati del +33,4% rispetto a un anno prima. L'accelerazione dei rincari a marzo di quest'anno si attestava al +24% rispetto allo stesso mese del 2020. L'impennata può avere effetto dirompente sulle piccole imprese manifatturiere.
Auto e trasporti: alle stelle il pieno e le gomme
I rincari del greggio si ripercuotono sui prezzi dei trasporti. Aumenti si sono visti per i voli e si prospettano per i bus urbani che dovranno compensare il calo dei passeggeri. Rispetto a un anno fa, un pieno di benzina costa circa 13 euro in più (+18,6%) mentre per il diesel l'aggravio è di 11,3 euro (+17,6%). Gli aumenti di materie prime incidono sul prezzo delle vetture nuove e sui ricambi: in Germania, per esempio, i pneumatici sono rincarati del 65% rispetto al 2019.
Alimentari: il meteo pazzo colpisce carne e prodotti dell’agricoltura
Materie prime, condizioni meteo estreme, interruzioni degli approvvigionamenti per il Covid hanno determinato rincari dei prodotti agroalimentari. Coldiretti ha calcolato un incremento dei prezzi dei cereali del 33,8%, dei prodotti lattiero caseari del 22% e della carne del 15%. Gli sbalzi climatici, con picchi di calore seguiti da grandinate, hanno ridotto la produzione tra il 10 e il 30%. La siccità ha decimato i raccolti del grano duro. Per Federconsumatori le famiglie dovranno sborsare circa 45 euro in più per la spesa.
Componenti elettronici: la crisi afgana alza i costi di molte forniture
Come le materie prime, hanno raggiunto quotazioni stellari anche le terre rare, ovvero i minerali essenziali per i chip elettronici di tanti oggetti di uso domestico: frigoriferi, cellulari, televisori, computer, batterie. Inevitabile che i maggiori costi di produzione finiscano per scaricarsi sulle tasche dei consumatori. Pesa anche la crisi afghana. In Afghanistan si trovano alcuni tra i maggiori giacimenti mondiali di materie prime e terre rare. L'insediamento del nuovo governo talebano rimette in discussione gli equilibri geopolitici con ripercussioni sull'economia mondiale. L'Europa, fortemente dipendente dalle forniture estere per le nuove tecnologie, ne risentirà in modo sensibile.
Covid
Sono numerose le incognite legate all'evoluzione dell'epidemia da coronavirus. Continuerà lo smart working o si tornerà in ufficio? A scuola sarà garantita la presenza costante in aula o i ragazzi dovranno ricominciare a seguire le lezioni da casa? Irrisolto anche il problema dell'affollamento sui mezzi di trasporto pubblico e la mancanza di scuolabus: uno scenario che incentiva l'uso dell'auto e appesantirà il bilancio familiare. E poi ci sono tutti i dubbi sulla terza dose di vaccino e sull'obbligo di utilizzare il green pass negli spazi chiusi.
Luoghi di lavoro
Chi lavora in fabbriche e uffici ha davanti mesi difficili. Il green pass non è un obbligo per i dipendenti, ma lo è per accedere alle mense e tra aziende e sindacati le divergenze persistono. Il sistema dei trasporti, nonostante se ne parli da un anno e mezzo, non è stato riformato per evitare affollamenti. Ne faranno le spese i pendolari, soprattutto nelle grandi città.
Green pass: certificato esteso per fare più vaccini
Sarà l'inevitabile compagno di moltissime occasioni: spettacoli, eventi e manifestazioni sportive, stadi, feste per cerimonie civili e religiose, piscine e palestre, fiere, congressi, parchi divertimento, accesso a musei e ristoranti, spostamenti nelle zone rosse o arancioni che dovessero ritornare, sale da gioco, concorsi pubblici, viaggi. È già obbligatorio per il personale medico e lo diventerà per quello scolastico da mercoledì 1° settembre, data in cui la certificazione verde viene estesa anche a treni ad alta velocità, navi, traghetti, aerei, collegamenti in pullman extraregionali e università. La sua validità è stata allungata a un anno. Di fatto, il green pass è l'ultima arma di pressione adottata dal governo per convincere a farsi immunizzare i 14 milioni di italiani riottosi al vaccino. Probabile che nelle prossime settimane venga esteso a pubblico impiego, trasporto locale e luoghi di lavoro privati.
Terza dose: tra un mese si ricomincia?
Il ministro Roberto Speranza non ha dubbi: la terza dose di vaccino si farà. La linea ipervaccinista del titolare della Sanità non conosce crepe. L'ipotesi è fortunatamente ancora lontana, ma dopo che Israele e Stati Uniti hanno già previsto un secondo richiamo (quindi tre dosi), è sempre più probabile che anche l'Europa si inchini allo strapotere delle grandi case farmaceutiche. «Da parte di Aifa e Ema non c'è ancora un'indicazione perentoria e l'emergenza di queste ore è vaccinare chi ha zero dosi», ha chiarito Speranza, ma «c'è una discussione all'interno del Cts» e «sicuramente si partirà con la terza dose per i fragili, gli immunodepressi, i trapiantati. Poi si arriverà agli over 80 e gradualmente anche a tutti gli altri».Nella comunità scientifica non c'è ancora una certezza condivisa su quanto durano gli effetti delle vaccinazioni. E alle categorie elencate dal ministro va aggiunto il personale sanitario, che cominciò a essere vaccinato a gennaio. Al momento si ritiene che la copertura sia di 9 mesi quindi tra soltanto un mese tutto potrebbe ricominciare.
Scuola: la dad rimane dietro l'angolo
Il rientro in classe è avvolto dall'incertezza. C'è il rischio di un aumento di casi, visto che i più giovani sono i principali veicoli di contagio e l'età media dei positivi si sta abbassando. C'è tutto il disagio del personale scolastico, costretto al green pass a differenza delle altre categorie di lavoratori (sanitari a parte). C'è la trascuratezza delle autorità nei confronti del trasporto scolastico mentre ogni istituto dovrà decidere in merito a orari, affollamento delle aule, finestre aperte per l'aerazione e strutture carenti. I presidi non vogliono essere gli unici responsabili di eventuali focolai e del mancato rispetto di alcune norme. Dai 6 anni in su le mascherine saranno obbligatorie mentre la distanza di 1 metro tra i banchi ora è solo «raccomandata». Su tutto aleggia il rischio di tornare alla didattica a distanza.
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Rincari, appuntamenti con le tasse, ripresa dei contagi: una finta normalità e moltissime incognite accompagnano la fine delle ferie.Non sarà facile quest'anno il rientro dalle ferie. Se in anni passati si parlava di «autunno caldo», questo del 2021 sarà caldissimo. Peggio che nel 2020, quando eravamo arrivati con una certa dose di incoscienza alla ripresa delle attività lavorative e scolastiche. Ora invece conosciamo meglio il Covid e le misure che il governo ha adottato per contrastare il contagio. Ma non ci sono soltanto il green pass, il caos della terza dose del vaccino, le incognite dell'anno scolastico (anche se non si parla più di banchi a rotelle, lo spettro della didattica a distanza è sempre dietro l'angolo). Basterebbero queste problematiche per prospettare un rientro da incubo dalle ferie. A ciò, tuttavia, si sommano i rincari delle principali voci del bilancio familiare. E l'accumularsi di scadenze fiscali rinviate nei mesi scorsi che complicano maledettamente la quadratura dei conti domestici. Sullo sfondo resta poi la minaccia di una revisione del catasto con relativo aumento delle tasse sulla casa. Ecco il quadro di quanto ci attende.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem6" data-id="6" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/rientro-incubo-bollette-care-2654835186.html?rebelltitem=6#rebelltitem6" data-basename="fisco" data-post-id="2654835186" data-published-at="1630309678" data-use-pagination="False"> Fisco Il fisco incombe più del solito su questo settembre nero 2021. I rinvii di una serie di scadenze sono finiti. La crisi di liquidità determinata dalle chiusure e dai blocchi imposti dalla gestione della pandemia è ritenuta chiusa e si deve ricominciare a pagare. Ma l'accumularsi di scadenze ha creato un «effetto imbuto». Ai versamenti arretrati si sommano quelli tradizionali dovuti a settembre, tutti concentrati in un breve lasso di tempo. Particolarmente in difficoltà si trovano le partite Iva. Ma non possono dormire tranquilli nemmeno i proprietari di immobili: il governo, anche su sollecitazione della Commissione europea, è tornato ad agitare lo spettro della revisione degli estimi catastali. Che si traduce in un aumento di imposte. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem7" data-id="7" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/rientro-incubo-bollette-care-2654835186.html?rebelltitem=7#rebelltitem7" data-basename="tra-luglio-e-settembre-sono-75-gli-obblighi" data-post-id="2654835186" data-published-at="1630309678" data-use-pagination="False"> Tra luglio e settembre sono 75 gli obblighi Il calendario dell'Agenzia delle entrate con le liquidazioni fiscali per il terzo trimestre del 2021 è impressionante. Sono 75 gli appuntamenti con l'erario previsti tra luglio e settembre. Si è cominciato il 16 luglio con la liquidazione mensile dell'Iva e il versamento delle ritenute alla fonte Irpef: quelle sui redditi da lavoro dipendente e assimilati, sui redditi da lavoro autonomo e su altri rapporti. Si finirà giovedì 30 settembre con 8 scadenze, tra cui spiccano l'invio all'Agenzia delle entrate delle comunicazioni relative al Bonus pubblicità e il versamento delle somme sospese tra l'8 marzo 2020 e il 31 agosto 2021 per i contribuenti delle zone rosse. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem8" data-id="8" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/rientro-incubo-bollette-care-2654835186.html?rebelltitem=8#rebelltitem8" data-basename="in-arrivo-60-milioni-di-notifiche" data-post-id="2654835186" data-published-at="1630309678" data-use-pagination="False"> In arrivo 60 milioni di notifiche Da settembre l'Agenzia delle entrate dovrà notificare 60 milioni di atti relativi alla riscossione rimasti bloccati durante la pandemia. Si tratta di avvisi bonari per imperfezioni delle dichiarazioni ma anche di contestazioni più gravi, alle quali il contribuente dovrà dare risposta entro i termini fissati. Per coloro che, all'8 marzo 2020, avevano in corso rateizzazione di cartelle, saranno in scadenza addirittura 18 rate arretrate. Il «bentornato» dalle vacanze è comunque arrivato il 20 agosto, giorno in cui sono scaduti tutti i termini fiscali soggetti alla proroga ferragostana (quelli fissati dal 31 luglio al 19 agosto). Inoltre, per domani è fissato il versamento della rata della cosiddetta «rottamazione ter» scaduta il 31 maggio 2020 ma rinviata appunto al 31 agosto 2021. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem9" data-id="9" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/rientro-incubo-bollette-care-2654835186.html?rebelltitem=9#rebelltitem9" data-basename="ristori-la-burocrazia-complica-le-domande-di-aiuto" data-post-id="2654835186" data-published-at="1630309678" data-use-pagination="False"> Ristori: la burocrazia complica le domande di aiuto Il 2 settembre scade il termine per chiedere il contributo a fondo perduto previsto dal decreto Sostegni bis. «È il contributo alternativo, erogato in base all'esame del fatturato delle partite Iva tra il 1° aprile 2020 e il 31 marzo 2021 confrontato con gli stessi mesi dell'anno precedente», spiega Maurizio Postal (nella foto), componente del Consiglio nazionale dei commercialisti. «Ma compilare la richiesta non è affatto semplice: bisogna riassumere tutti i contributi ricevuti per la pandemia per verificare che gli importi richiesti siano nei limiti degli aiuti di Stato ammessi dalla Ue. Poi entro il 10 settembre le partite Iva possono chiedere un contributo a fondo perduto perequativo commisurato alla perdita del reddito netto. Ma qui non sono ancora stati fissati i parametri per calcolare il contributo». <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem10" data-id="10" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/rientro-incubo-bollette-care-2654835186.html?rebelltitem=10#rebelltitem10" data-basename="rischio-patrimoniale-revisione-del-catasto-con-stangata-in-vista" data-post-id="2654835186" data-published-at="1630309678" data-use-pagination="False"> Rischio patrimoniale: revisione del catasto con stangata in vista È tornato lo spauracchio dell'aumento delle tasse sugli immobili. Una minaccia che si ripropone periodicamente e che i partiti di centrosinistra ritengono la strada obbligata per recuperare soldi sicuri. Anche la Commissione europea non perde occasione per richiamare l'Italia e indirizzarla verso l'appesantimento delle tasse sui patrimoni, grandi o piccoli che siano.Quello che ora preoccupa i proprietari di immobili è il fatto che il governo sia tornato a parlare di riforma del catasto, ovvero di un aggiornamento degli archivi e di una revisione dei valori catastali di case e terreni. Naturalmente, il paravento è l'Ue: tra le «country recommendations» inviate dalla Commissione all'Italia e fissate come punti di riferimento del Pnrr compare la «riforma dei valori catastali non aggiornati». Il che significa aumentare le imposte. 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A subirne consistenti rialzi sono innanzitutto le materie prime: ferro, rame, alluminio e le cosiddette «terre rare», cioè i materiali sempre più richiesti per la fabbricazione di apparecchiature tecnologiche come superconduttori, fibre ottiche e componenti di veicoli ibridi ed elettrici.Tutto ciò ha effetti sulle bollette dell'elettricità e del gas, sul prezzo degli alimenti, sui costi dei trasporti a causa della corsa al rialzo delle quotazioni del petrolio greggio. Chi è andato in vacanza in auto e soprattutto in aereo ha già dovuto fare i conti con questi rincari. E l'aumento dei prezzi si rifletterà anche sul mercato dell'auto, che ormai sta diventando un bene di lusso. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem16" data-id="16" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/rientro-incubo-bollette-care-2654835186.html?rebelltitem=16#rebelltitem16" data-basename="bollette-luce-e-gas-il-peso-della-transizione-ecologica" data-post-id="2654835186" data-published-at="1630309678" data-use-pagination="False"> Bollette luce e gas: il peso della transizione ecologica Nel terzo trimestre del 2021 si prevede un incremento del 9,9% per le bollette elettriche e del 15,3% per il gas. Le cause sono i rincari delle materie prime e l'impennata dei prezzi dei permessi di emissione di CO2. In particolare, i prezzi europei del gas sono saliti di oltre il 30% nel secondo trimestre del 2021 rispetto al primo e risultano sempre più correlati con il prezzo della CO2 che è cresciuto sensibilmente anche per le attese di un possibile rafforzamento delle politiche comunitarie contro le emissioni dei gas serra. Insomma, si comincia a sentire il peso della transizione ecologica. Se poi qualcuno pensa che installando i pannelli solari può avere energia a buon mercato, rischia di restare deluso. Quest'anno, per la prima volta da 10 anni, è aumentato il prezzo dei pannelli fotovoltaici. Oltre il 50% dei costi di produzione di un modulo fotovoltaico è determinato dal prezzo dei componenti. L'Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente ha calcolato che la spesa per l'elettricità di una famiglia tra il 1° ottobre 2020 e il 30 settembre 2021 è aumentata del 12% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell'anno precedente. Il peso della bolletta si aggraverà considerando il maggior numero di ore trascorse in casa per smart working e didattica a distanza a causa delle restrizioni del Covid. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem12" data-id="12" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/rientro-incubo-bollette-care-2654835186.html?rebelltitem=12#rebelltitem12" data-basename="materie-prime-ferro-rame-e-alluminio-e-una-corsa-senza-freni" data-post-id="2654835186" data-published-at="1630309678" data-use-pagination="False"> Materie prime: ferro, rame e alluminio. È una corsa senza freni L'altra faccia della ripresa dell'economia è il forte aumento delle quotazioni delle materie prime. I prezzi di ferro, rame, alluminio sono schizzati in alto; l'acciaio da novembre 2020 a marzo 2021 è rincarato del 130%. Una corsa che non accenna a rallentare. A questo si aggiungono gli effetti delle politiche ecologiche che hanno fatto crescere i prezzi dei permessi di emissione di CO2. Ad aprile 2021 gli aumenti dei prezzi delle materie prime non energetiche sono stati del +33,4% rispetto a un anno prima. L'accelerazione dei rincari a marzo di quest'anno si attestava al +24% rispetto allo stesso mese del 2020. L'impennata può avere effetto dirompente sulle piccole imprese manifatturiere. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem13" data-id="13" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/rientro-incubo-bollette-care-2654835186.html?rebelltitem=13#rebelltitem13" data-basename="auto-e-trasporti-alle-stelle-il-pieno-e-le-gomme" data-post-id="2654835186" data-published-at="1630309678" data-use-pagination="False"> Auto e trasporti: alle stelle il pieno e le gomme I rincari del greggio si ripercuotono sui prezzi dei trasporti. Aumenti si sono visti per i voli e si prospettano per i bus urbani che dovranno compensare il calo dei passeggeri. Rispetto a un anno fa, un pieno di benzina costa circa 13 euro in più (+18,6%) mentre per il diesel l'aggravio è di 11,3 euro (+17,6%). Gli aumenti di materie prime incidono sul prezzo delle vetture nuove e sui ricambi: in Germania, per esempio, i pneumatici sono rincarati del 65% rispetto al 2019. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem14" data-id="14" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/rientro-incubo-bollette-care-2654835186.html?rebelltitem=14#rebelltitem14" data-basename="alimentari-il-meteo-pazzo-colpisce-carne-e-prodotti-dellagricoltura" data-post-id="2654835186" data-published-at="1630309678" data-use-pagination="False"> Alimentari: il meteo pazzo colpisce carne e prodotti dell’agricoltura Materie prime, condizioni meteo estreme, interruzioni degli approvvigionamenti per il Covid hanno determinato rincari dei prodotti agroalimentari. Coldiretti ha calcolato un incremento dei prezzi dei cereali del 33,8%, dei prodotti lattiero caseari del 22% e della carne del 15%. Gli sbalzi climatici, con picchi di calore seguiti da grandinate, hanno ridotto la produzione tra il 10 e il 30%. La siccità ha decimato i raccolti del grano duro. Per Federconsumatori le famiglie dovranno sborsare circa 45 euro in più per la spesa. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem15" data-id="15" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/rientro-incubo-bollette-care-2654835186.html?rebelltitem=15#rebelltitem15" data-basename="componenti-elettronici-la-crisi-afgana-alza-i-costi-di-molte-forniture" data-post-id="2654835186" data-published-at="1630309678" data-use-pagination="False"> Componenti elettronici: la crisi afgana alza i costi di molte forniture Come le materie prime, hanno raggiunto quotazioni stellari anche le terre rare, ovvero i minerali essenziali per i chip elettronici di tanti oggetti di uso domestico: frigoriferi, cellulari, televisori, computer, batterie. Inevitabile che i maggiori costi di produzione finiscano per scaricarsi sulle tasche dei consumatori. Pesa anche la crisi afghana. In Afghanistan si trovano alcuni tra i maggiori giacimenti mondiali di materie prime e terre rare. L'insediamento del nuovo governo talebano rimette in discussione gli equilibri geopolitici con ripercussioni sull'economia mondiale. L'Europa, fortemente dipendente dalle forniture estere per le nuove tecnologie, ne risentirà in modo sensibile. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem17" data-id="17" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/rientro-incubo-bollette-care-2654835186.html?rebelltitem=17#rebelltitem17" data-basename="covid" data-post-id="2654835186" data-published-at="1630309678" data-use-pagination="False"> Covid Sono numerose le incognite legate all'evoluzione dell'epidemia da coronavirus. Continuerà lo smart working o si tornerà in ufficio? A scuola sarà garantita la presenza costante in aula o i ragazzi dovranno ricominciare a seguire le lezioni da casa? Irrisolto anche il problema dell'affollamento sui mezzi di trasporto pubblico e la mancanza di scuolabus: uno scenario che incentiva l'uso dell'auto e appesantirà il bilancio familiare. E poi ci sono tutti i dubbi sulla terza dose di vaccino e sull'obbligo di utilizzare il green pass negli spazi chiusi. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/rientro-incubo-bollette-care-2654835186.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="luoghi-di-lavoro" data-post-id="2654835186" data-published-at="1630309678" data-use-pagination="False"> Luoghi di lavoro Chi lavora in fabbriche e uffici ha davanti mesi difficili. Il green pass non è un obbligo per i dipendenti, ma lo è per accedere alle mense e tra aziende e sindacati le divergenze persistono. Il sistema dei trasporti, nonostante se ne parli da un anno e mezzo, non è stato riformato per evitare affollamenti. Ne faranno le spese i pendolari, soprattutto nelle grandi città. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/rientro-incubo-bollette-care-2654835186.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="green-pass-certificato-esteso-per-fare-piu-vaccini" data-post-id="2654835186" data-published-at="1630309678" data-use-pagination="False"> Green pass: certificato esteso per fare più vaccini Sarà l'inevitabile compagno di moltissime occasioni: spettacoli, eventi e manifestazioni sportive, stadi, feste per cerimonie civili e religiose, piscine e palestre, fiere, congressi, parchi divertimento, accesso a musei e ristoranti, spostamenti nelle zone rosse o arancioni che dovessero ritornare, sale da gioco, concorsi pubblici, viaggi. È già obbligatorio per il personale medico e lo diventerà per quello scolastico da mercoledì 1° settembre, data in cui la certificazione verde viene estesa anche a treni ad alta velocità, navi, traghetti, aerei, collegamenti in pullman extraregionali e università. La sua validità è stata allungata a un anno. Di fatto, il green pass è l'ultima arma di pressione adottata dal governo per convincere a farsi immunizzare i 14 milioni di italiani riottosi al vaccino. Probabile che nelle prossime settimane venga esteso a pubblico impiego, trasporto locale e luoghi di lavoro privati. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/rientro-incubo-bollette-care-2654835186.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="terza-dose-tra-un-mese-si-ricomincia" data-post-id="2654835186" data-published-at="1630309678" data-use-pagination="False"> Terza dose: tra un mese si ricomincia? Il ministro Roberto Speranza non ha dubbi: la terza dose di vaccino si farà. La linea ipervaccinista del titolare della Sanità non conosce crepe. L'ipotesi è fortunatamente ancora lontana, ma dopo che Israele e Stati Uniti hanno già previsto un secondo richiamo (quindi tre dosi), è sempre più probabile che anche l'Europa si inchini allo strapotere delle grandi case farmaceutiche. «Da parte di Aifa e Ema non c'è ancora un'indicazione perentoria e l'emergenza di queste ore è vaccinare chi ha zero dosi», ha chiarito Speranza, ma «c'è una discussione all'interno del Cts» e «sicuramente si partirà con la terza dose per i fragili, gli immunodepressi, i trapiantati. Poi si arriverà agli over 80 e gradualmente anche a tutti gli altri».Nella comunità scientifica non c'è ancora una certezza condivisa su quanto durano gli effetti delle vaccinazioni. E alle categorie elencate dal ministro va aggiunto il personale sanitario, che cominciò a essere vaccinato a gennaio. Al momento si ritiene che la copertura sia di 9 mesi quindi tra soltanto un mese tutto potrebbe ricominciare. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/rientro-incubo-bollette-care-2654835186.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="scuola-la-dad-rimane-dietro-l-angolo" data-post-id="2654835186" data-published-at="1630309678" data-use-pagination="False"> Scuola: la dad rimane dietro l'angolo Il rientro in classe è avvolto dall'incertezza. C'è il rischio di un aumento di casi, visto che i più giovani sono i principali veicoli di contagio e l'età media dei positivi si sta abbassando. C'è tutto il disagio del personale scolastico, costretto al green pass a differenza delle altre categorie di lavoratori (sanitari a parte). C'è la trascuratezza delle autorità nei confronti del trasporto scolastico mentre ogni istituto dovrà decidere in merito a orari, affollamento delle aule, finestre aperte per l'aerazione e strutture carenti. I presidi non vogliono essere gli unici responsabili di eventuali focolai e del mancato rispetto di alcune norme. Dai 6 anni in su le mascherine saranno obbligatorie mentre la distanza di 1 metro tra i banchi ora è solo «raccomandata». Su tutto aleggia il rischio di tornare alla didattica a distanza.
Quanti sono gli attentatori che in Spagna, in Francia, in Belgio o in Gran Bretagna avevano la cittadinanza del Paese che hanno colpito a morte? Alcuni degli autori della strage di Barcellona del 2017 erano nati in Catalogna, figli di immigrati di origine marocchina, come l’autore della tentata carneficina di ieri, ma questo non ha impedito loro di uccidere 16 persone e ferirne altre 130, travolgendole con un pulmino sulla rambla. Un anno prima, a Nizza, un nordafricano con passaporto francese aveva guidato il camion in mezzo alla folla sulla Promenade des Anglais , uccidendo 86 persone e ferendone altre 458. A Bruxelles, nel 2016 alcuni dei componenti della cellula criminale che uccise 32 persone e ne ferì 340 erano belgi, nati da famiglie immigrate marocchine. E che dire dell’attentatore di Manchester, in Gran Bretagna, che nel 2017 si fece esplodere in mezzo ai fan della cantante americana Ariana Grande, una strage che fece 22 morti e 250 feriti? Era nato nel Regno Unito, figlio di immigrati libici, accolti in Inghilterra come rifugiati politici in fuga dal regime di Muhammar Gheddafi. Anche lui, come l’autore dell’«incidente stradale» di Modena, aveva studiato economia all’università ma poi, invece di occuparsi di profitti e perdite, aveva imboccato la via del terrorismo, anzi, dello Stato islamico.
Nel caso di Modena, il sindaco della città emiliana, Massimo Mezzetti, si è affrettato a definire il marocchino che ha investito deliberatamente otto persone, alcune delle quali fino a ieri sera lottavano fra la vita e la morte, un «pazzo criminale», aggiungendo che l’uomo «non avrebbe tutte le rotelle a posto». In serata in effetti si è appreso che era stato in cura psichiatrica. Ma è un commento che gira al largo dalla questione principale, e che evita di usare termini come attentato, ma parla solo di atto scellerato o sciagurato. E cosa può essere se non un attentato la decisione di invadere ad alta velocità un marciapiede nel centro città, accelerando la corsa della vettura e dirigendola direttamente contro la folla? Come può essere definita la scelta di investire decine di passanti se non un attentato? Altro che pazzo, che automobilista a cui manca qualche rotella. A prescindere dalla motivazione, cioè che si tratti un attentato di matrice religiosa, culturale o ambientale (ho sentito che l’autore della tentata strage si giustificherebbe dicendo di essere bullizzato), è evidente che quanto è successo a Modena non è altro che terrorismo. Lo so, adesso ci diranno che, nonostante avesse la carta d’identità italiana, nonostante avesse studiato a Bergamo e fosse laureato in economia, il killer della città emiliana si sentiva emarginato. Colpa insomma della mancata integrazione e dunque, anche se aveva le carte in regola per trovare un lavoro e costruirsi un futuro in Italia, rispettandone le leggi, alla fine ci spiegheranno che la responsabilità è nostra, perché dobbiamo fare di più per far sentire queste persone a casa propria, altrimenti vivranno da estranei e matureranno un rancore contro di noi. Insomma, averli accolti non basta, lasciare che spesso la facciano da padroni a casa nostra neppure. Dobbiamo anche comprenderli e coccolarli, perché altrimenti rischiamo che salgano a bordo di una vettura e sfoghino la loro frustrazione contro di noi. Se questo è il modo di ragionare, tanto vale arrenderci. Tanto vale stabilire che hanno vinto loro. Le vittime non siamo noi, ma loro. È il ribaltamento della realtà, ma soprattutto del buon senso. Ed è la nostra fine.
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Le Forze dell'ordine durante la perquisizione della casa di Salim el Koudri (Ansa)
Dopo aver fatto piombare l’Italia nell’incubo del terrorismo islamico, Salim El Koudri, 31 anni, origini marocchine ma cittadinanza italiana, ha dato una versione confusa agli investigatori che lo hanno arrestato: non ha giustificato con il fanatismo ideologico il suo terribile gesto. Ma avrebbe parlato di emarginazione, forse anche di bullismo. In pratica, se ha preso l’auto e l’ha lanciata a 100 all’ora nel centro di Modena, falciando otto persone (e amputando due gambe a una donna), la colpa è della società italiana.
Sembrerebbe questa la prima giustificazione che avrebbe offerto il ragazzo al momento dell’arresto. Su di lui il nostro Antiterrorismo non aveva alcuna segnalazione. Non era entrato in nessun database di radicalizzati. Così come la sua famiglia. «Non ci sono elementi per poter qualificare come gesto terroristico quello di El Koudri, inteso come ideologicamente o religiosamente orientato, ma siamo di fronte a un grave disagio», ci spiega un investigatore. Il padre, Mohamed, era in attesa di ottenere la cittadinanza italiana. Un iter che era in dirittura d’arrivo. Non è difficile immaginare che cosa avrà pensato ieri il genitore quando ha avuto la notizia che tutto quello che aveva costruito nel nostro Paese era andato in frantumi.
Il figlio, quando è stato fermato, dopo avere travolto i passanti e ferito con un coltello un uomo che aveva provato a bloccarlo, secondo alcune testimonianze, non ha pronunciato frasi rituali come Allah Akbar, ma è apparso subito in stato confusionale, anche se i test per verificare l’assunzione di droga e alcol hanno dato esito negativo. Quindi El Koudri avrebbe preso la decisione di lanciarsi sui passanti senza essere obnubilato da alcuna sostanza. Ma solo da un profondo disagio interiore. Il ragazzo, negli anni passati, sarebbe stato in cura almeno sino all’anno scorso presso un centro di salute mentale di Modena. Il trentunenne, nato a Seriate (Bergamo), è residente a Ravarino, un paese di poco più di 6.000 abitanti a cavallo delle province di Modena e Bologna. Il sindaco Maurizia Rebecchi, contattata dalla Verità, ci ha detto: «Il primissimo pensiero va alle vittime, ai gravissimi feriti di questo atto. Mi lasci esprimere la vicinanza. So che l’attentatore è un cittadino italiano nato a Bergamo. La sua famiglia non ci era nota, perché non si è mai rivolta ai nostri servizi sociali. Questo nucleo aveva la propria autonomia e la propria vita come tante altre famiglie del nostro territorio».
Le notizie ieri sera erano ancora frammentarie. Quello che siamo riusciti a sapere, grazie a Internet, è che Salim, dopo aver frequentato le scuole superiori a Modena (il liceo scientifico Tassoni), ha conseguito una laurea triennale in Economia. Il giovane aveva un profilo Instagram, che però, quando lo abbiamo cercato, risultava bloccato e i suoi contenuti rimossi. Restavano solo le tracce di scatti e reel da fotografo non professionista.
La sua attività social è stata rapidamente setacciata dagli specialisti dell’Antiterrorismo guidati da Lucio Pifferi, ma, nell’immediatezza, non ha offerto elementi d’interesse. Salim attualmente sarebbe disoccupato, anche se in passato è stato un lavoratore interinale. Da qui, forse, la sensazione di trovarsi in una condizione di emarginazione. Salim ha anche una sorella, Carmen, 33 anni, anche lei laureata. Su Internet appare come una ragazza dallo stile occidentale. In una foto compare con un tailleur e un top. In un’altra durante un viaggio all’estero. Indossa jeans occidentali e nessun velo islamico. Papà Mohammed ha 63 anni, la madre, Fatima, 57. Nessuno dei due compare nell’archivio della Camera di commercio per un qualche tipo di attività imprenditoriale svolta nel nostro Paese.
Entrambi i figli compaiono in un elenco degli alunni ammessi alle borse di studio per l’anno scolastico 2010-2011. Insomma, si tratterebbe di una famiglia insospettabile. Quasi invisibile. Nessun precedente penale, nessun problema di radicalizzazione.
Eppure proprio in quell’humus di apparente assoluta normalità, Salim avrebbe iniziato a covare una rabbia sorda contro il mondo che lo circonda. Che, a suo giudizio, non lo avrebbe accolto nel modo giusto. E che dopo la laurea gli avrebbe voltato le spalle.
Di fronte a un quadro del genere non è facile immaginare delle contromisure o dare un giudizio. Di questo dovrà occuparsi la magistratura. Ma di certo è un segnale preoccupante che nella ricca Emilia, un giovane italo-marocchino, apparentemente più inserito di tanti altri suoi coetanei, abbia deciso di lanciarsi contro ignari passanti per fare una strage, rovinando anche la propria vita e quella dei famigliari. Ieri sera, quando il giornale è andato in stampa, erano ancora in corso le perquisizioni a casa dell’uomo. L’analisi di cellulare e computer sarà fatta con le garanzie previste dalla legge e, quindi, occorrerà qualche tempo per sapere se emergeranno elementi che potranno chiarire il senso di un gesto che al momento sembra non averne.
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Monica Montefalcone durante un'immersione. Nel riquadro, con la figlia Giorgia (Ansa)
Si trovavano a Vaavu, un piccolo atollo con meno di 2.200 abitanti. Desideravano vedere una grotta a oltre 50 metri di profondità, nonostante le norme locali proibiscano di oltrepassare i 30. «Bisogna essere sub esperti per arrivare a quelle profondità e loro lo erano», racconta un incursore di Marina alla Verità. «Quando muore un gruppo in questo modo si tratta molto spesso di un’intossicazione da monossido e forse in questo caso potrebbe esserci stata una miscela di gas sbagliata», prosegue. Ma non è l’unica possibilità. Perché nelle grotte capita di perdersi: «Si solleva del sedimento e non si trova più la via per uscire». La pista sulla dinamica dei decessi si potrà iniziare a intuire guardando il contenuto delle bombole: «Se sono ancora piene è perché sono morti per intossicazione da monossido o per una miscela sbagliata. Se invece sono finite è perché si sono persi».
Recuperare i corpi, e quindi anche le bombole, non è facile. Nella serata di ieri, infatti, è partito un team finlandese specializzato in recuperi subacquei. Poche ore prima, però, è morto il sub che si era messo alla ricerca delle salme. Si chiamava Mohammed Mahdi, era un uomo delle Forze nazionali di difesa maldiviane e quel mare lo conosceva come le sue tasche. Come i quattro turisti italiani, anche lui è sceso nella grotta. Ha cercato ovunque per trovare un segno del loro passaggio. Nel momento in cui è risalito in superficie ha iniziato ad accusare i sintomi della malattia da decompressione. L’azoto crea bolle nel sangue e nei tessuti. Il corpo inizia a pesare, le vertigini danno alla testa, fino a quando, nelle forme più gravi, arriva il crollo e quindi la morte. Un altro decesso. I giornali parlano di maledizione della grotta. Non è così. Non c’entra la scaramanzia, la buona o la cattiva sorte. La maledizione vera la porta addosso chi è rimasto. Carlo Sommacal è due volte vittima. Ha perso sua moglie, Monica Montefalcone, e la loro figlia, Giorgia. Entrambe inghiottite dalla grotta: «Io non so cosa sia successo là sotto. Ma è davvero strano che siano morti in cinque. Mia moglie ha fatto cinquemila immersioni. È una esperta, sa cosa fare anche in caso di difficoltà». Usa il presente. Non riesce a spingersi all’imperfetto o, peggio ancora, al passato remoto. «Mi hanno detto che il corpo ritrovato non è quello di mia moglie». Il corpo di madre e figlia è ancora lì. Nessuno sa dove. «Di solito Monica quando si immergeva aveva una GoPro. Non so se l’avesse anche l’altro giorno. Se la trovano magari da lì si potrà capire cosa è successo», prosegue.
Carlo, anche se non vuole, deve cercare di farsi forza: «Lo devo a mio figlio Matteo. Ho perso tre persone in pochi mesi: prima mio fratello, adesso mia moglie e mia figlia. Io provo a resistere ma lui non so come reagirà». Continua, mentre parla, a pensare alla moglie: «È una “tedesca”: alle 11 si va a messa, alle 19.30 si cena. E guai a farla ritardare di un solo minuto. E anche su quelle cose lì delle immersioni. Sarà stato il destino, tutte le precauzioni possibili loro ce le hanno».
Eppure non è bastato. La morte arriva, prende e scappa, portando con sé amori, sogni e aspirazioni. Come quelli di Giorgia, che si doveva laureare tra un mese in ingegneria biomedica. Non potrà più farlo. E nemmeno suo fratello, Matteo, potrà festeggiare il compleanno con sua mamma e sua sorella. Racconta infatti Carlo: «Mio figlio fa il compleanno il 22 maggio. E intanto le stava preparando la festa di laurea di nascosto». Come è normale che sia, padre e figlio non hanno dormito. Il marito di Monica ha passato tutta la notte sul balcone. Pensieri, sigarette. E la carta che diventa rossa e poi fumo che corre verso il cielo: «Sul poggiolo», racconta Carlo, «abbiamo dei vasi di fiori e non ho mai visto un bocciolo. Oggi c’erano. È un segno per me, sono Monica e Giorgia che mi stanno parlando, che mi dicono di stare tranquillo». Ma farlo non è facile. «Non mi sono fermato un attimo. Ho dovuto dirlo a mio figlio, al fidanzato di Giorgia, ai miei suoceri che abitano poco lontano da qui. Loro si erano trasferiti da Milano quando sono nati i miei figli. Giorgia stava sempre con loro. Li andava a trovare, giocava a carte con loro».
Di fronte alla morte si torna bambini. Ci si continua a chiedere: perché? Perché è successo? Perché proprio a loro? Perché è capitato mentre facevano una cosa che amavano? Un po’ come Cristo sulla Croce: «Padre, perché mi hai abbandonato?». Lo stesso fa Carlo: «Vorrei tanto incontrare Dio un giorno e chiedergli perché si è accanito con noi. Monica era sempre sorridente, sempre solare. Onesta e soprattutto scrupolosa». Perché? Orietta Stella, la legale del tour operator verbanese Albatros Top Boat che ha venduto il pacchetto per la crociera subacquea nella quale hanno perso la vita cinque italiani, è partita per le Maldive. «Voglio capire cosa è accaduto a queste povere persone», dice all’Ansa mentre entra in aeroporto, «e voglio seguire il recupero dei loro corpi». È il perché umano, quelle delle cause materiali e degli errori umani. Ma resta il perché più alto. Quello che Carlo chiede a Dio.
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Ora la sfida è duplice, ovvero non solo salvaguardia della memoria ma anche trasmissione delle proprie radici alle nuove generazioni, dove il rischio di omologazione legato a una globalizzazione passiva rischia di far perdere la propria identità, il tutto non inteso come sciovinismo sovranista, ma come scambio reciproco con altre culture, qual è poi la realtà stessa della cucina italiana, laddove alcuni suoi piatti identitari, come ad esempio la pasta al pomodoro, hanno le singole radici nate altrove. Il pomodoro dalle Americhe e la pasta essiccata è tradizione araba a sua volta di origine persiana. Tra le varie sezioni dei patrimoni Unesco vi è anche quello di Città creative per la gastronomia.
Nel mondo sono oltre una sessantina, tre in Italia: Alba per il Piemonte, Parma per l’Emilia-Romagna, Bergamo per la Lombardia. Ognuna con le sue tentazioni golose, ulteriore volano di quel turismo esperienziale che vuol andare oltre la visione di paesaggi, arte e architetture. Nelle nostre narrazioni golose abbiamo già raccontato dei peccati di gola che si possono godere a Napoli, come a Roma, Venezia, Matera, a suo tempo Capitale europea della cultura, e molte altre. È tempo di andare a scoprire i tesori della Marca gioiosa e golosa, registrata nelle mappe geografiche come Treviso. Pochi sanno che quella che fu la sede protagonista del pruriginoso Signore e signori di Pietro Germi in realtà è un concentrato di eccellenze anche nel settore della cultura materiale, ovvero la gastronomia.
Stappiamo il primo posto sul podio con l’immancabile prosecco, il vino italiano più esportato al mondo. A fargli da spalla, e non solo per gioioso abbinamento di gola, il tiramisù, leader anch’esso nell’export, con buona pace del panetun lombardo. È una storia che parte da lontano, non prima di aver ricordato che un altro dei simboli della Marca trevigiana a meritare il podio è il suo radicchio rosso, primo ortaggio italiano ad aver ottenuto il riconoscimento europeo Igp (Indicazione geografica protetta) nel 1996. Nel 1959, per volontà dell’allora assessore alla Cultura Dino De Poli, poi divenuto deus ex machina di Fondazione Cassa Marca, e di Bepi Mazzotti (colui che riportò alla dignità che meritavano le ville venete), prende vita il Festival della cucina trevigiana, il primo dedicato a una cucina locale a livello nazionale.
Ecco allora che, alla vigilia di quel boom economico del dopoguerra che vide Treviso tra le protagoniste, i ristoratori propongono piatti a rischio di estinzione. Dalla sopa coada (una zuppa di pane e piccione) ai fasioi co le tirache (tagliatelle e fagioli irrobustite dalle cotiche di maiale), e che dire della fongadina, un goloso e intrigante frattagliame assortito che solo pochissimi oramai continuano a proporre, con capofila Da Procida, a San Biagio di Callata. Nel 1966 Mazzotti propone la Strada del vino bianco (zizzagando tra le colline del prosecco), la prima a livello nazionale dedicata a un vino, cui seguirà, poco dopo, quella del vino rosso, sulla sinistra Piave, con gli stappi di raboso a fare la differenza. Una buona cucina ha bisogno di degni ambasciatori e anche qui il dream team ai fornelli non manca di degni protagonisti. Ad esempio Gian Carlo Pasin, colui che forse meglio di tutti ha saputo declinare l’amato radicchio con degni ricettari pubblicati nel tempo. Ambasciatore della trevigianità nei cinque continenti, a lui il Rotary di Treviso ha dedicato il Premio «AlsaQuerci» destinato a giovani promesse della cucina locale. E poi Alfredo Beltrame, un trevigiano cittadino del mondo. Sua l’intuizione de «Il Toula», il primo brand di cucina italiana nel mondo, con sedi in 27 Paesi. Così come i fratelli Giuliano e Celeste Tonon, il loro locale alle falde del Montello. Per lustri scelti da Alitalia quali ambasciatori ai fornelli quando andava a inaugurare nuovi scali nel mondo.
L’Italia dello street food è ricca di eccellenze, la piadina una per tutte, ma a Treviso troverete degna accoglienza con la porchetta. La zampata d’autore l’hanno saputa dare i fratelli Beltrame, all’inizio del secolo scorso. Una porchetta «una e trina», come l’ha ben definita Bepo Zoppelli, storico editore e libraio, nonché delegato della locale Accademia italiana della cucina. Nel forno venivano contemporaneamente cotte tre porchette, rigorosamente di coscia di maiale (tradizionalmente si usano lombo o pancetta) e qui sta l’originalità della porchetta trevigiana. Una volta sgrassate, il lardo residuo veniva spedito al fornaio Casellato che così impastava ancor più succulenti panini. Le cotenne, nel frattempo, venivano sbriciolate e miste al sale che poi veniva sparso sul gustoso affettato, prima di essere servito al piatto con relativo panino. Il panorama della cucina trevigiana viaggia in tantissimi altri pianeti golosi, cui segue una breve citazione. Con lo spiedo c’è accesa rivalità con le terre bresciane, ognuna a rivendicarne la più autentica originalità.
Nella Marca golosa e gioiosa indiscussa capitale è Pieve di Soligo, dove esistono due confraternite dedicate. La tradizione parte da secoli lontani, quando lo spiedo era punto di unione per rendere il giusto onore alla cacciagione, così come agli animali da cortile. Addetti alla bisogna i menarosti, manovalanza dedicata al far girare lentamente per ore lo spiedo e alimentarlo con il fuoco, per rendere poi i prodotti prelibati al piatto. Menarosti ingiustamente entrati nella vulgata come tirapiedi molesti o poco più. In realtà la giusta redenzione arriva dal maestro dei maestri spiedatori, Ezio Antoniazzi. «Il rito dello spiedo va oltre il cucinare vero e proprio. Vi è una umanità assortita tra chi ci lavora, chi osserva curioso, perché la poesia dello spiedo sta proprio in una piacevole convivialità che inizia molto prima del sedersi a tavola».
È ora di andar per i campi, seguendo la stagione. Se il Veneto è un po’ la capitale italiana dell’asparago bianco con le sue diverse varietali, la Marca ne può vantare due, con origini diverse. Tutti sanno che pioniere è stato il vicentino asparago di Bassano, le cui proprietà furono scoperte casualmente dai coltivatori locali quando una devastante esondazione del Brenta dimostrò che l’asparago ancora bianco, prima di uscire alla luce del Sole, era molto più buono della consueta variante verde fino ad allora conosciuta. Il successo si consolidò, quasi per una sorta di redenzione celeste, poiché in quegli anni molti illustri prelati imboccavano la Valsugana per recarsi al Concilio di Trento. Sulle rive del Piave, più precisamente a Cimadolmo, raccolsero la sfida e, grazie anche alle acque del fiume che portavano a valle tutti i fermenti che giungevano dai boschi in altura, si sviluppò la coltivazione di un asparago di alta qualità. In degustazioni alla cieca svolte tra cultori del bianco turione, spesso quello di Cimadolmo risultò vincitore sul più blasonato bassanese. Poi vi è l’asparago di Badoere, sulle rive del Sile. Da sempre terreno dedito alla coltivazione del gelso, da cui la bachicoltura e quindi l’economia della seta. Tuttavia, a metà Ottocento, un’anteprima della sfida di quella globalizzazione che, oramai, ci riguarda ogni giorno. Iniziarono ad arrivare dalla Cina carichi di seta che spiazzarono mercati e coltivazioni storiche del territorio. Sulle rive del Sile non si persero d’animo e, memori anche delle coltivazioni tra Piave e Brenta, ne fecero tesoro e ora anche l’asparago di Badoere ha la sua nicchia di palati e cucine fidelizzate.
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