
Sono gli spazi espositivi della Fortezza Firmafede di Sarzana a ospitare (sino al 2 giugno 2026) un’interessante monografica dedicata a Renato Guttuso, grande protagonista della pittura italiana del Novecento. Fra dipinti e disegni, esposto un significativo numero di opere che accompagnano il visitatore in un affascinante viaggio nel mondo del grande pittore siciliano.
Una mostra che definirei «essenziale » e sintetica, sia per l’allestimento minimale che per le opere esposte, ma che nella sua semplicità rende bene l’idea di quella che è stata la parabola artistica di Renato Guttuso (1911-1987), politico, intellettuale e tra i più importanti pittori neorealisti italiani del XX secolo.
Siciliano di Bagheria, una passione per l’arte trasmessagli sin dall’infanzia dal padre Gioacchino, agrimensore e acquarellista, già dalla prima adolescenza Renato Guttuso comincia a distinguersi per alcune sue opere, paesaggi soprattutto, rilievi montuosi e scorci della sua Sicilia e di Bagheria, quelle origini che porterà sempre nel cuore e che saranno fonte di ispirazione durante tutta la sua carriera. Artista impegnato politicamente, amico di Sciascia e Pasolini, antifascista convinto e fedele al PCI sino alla morte (nel 1940 aderì al Partito Comunista d’Italia clandestino e nel 1976 fu eletto senatore nel collegio di Sciacca ), l’arte di Guttuso è il riflesso della sua coscienza politica, che con quel suo straordinario Neorealismo fatto di tratti decisi e colori accesi (i suoi potenti rossi innanzitutto, ma anche il giallo sole, il verde brillante, il blu intenso...), da voce al dolore, alla fatica, alle ingiustizie sociali , all’emarginazione di contadini e operai. E se uno dei suoi più noti capolavori, I funerali di Togliatti (1976), è forse l’espressione più evidente del suo credo politico, una sorta di manifesto del «realismo comunista», nell’ altrettanto famosa Vucciria (1974) come nell’ Occupazione delle terre incolte in Sicilia (1949), passando per il Raccoglitore di olive (opera esposta nella mostra di Sarzana)e Contadini al lavoro (1951), emerge a tutto tondo non solo il legame viscerale per la sua terra natia, ma anche tutto il suo interesse, profondo e genuino, per quel mondo oppresso, sfruttato e bistrattato, fatto di proletari , sottoproletari e poveri agricoltori. Ma se impegno politico e sociale sono tematiche costanti nell’arte del Maestro siciliano, altrettanto ricorrenti sono l’eros, il paesaggio, le nature morte e il ritratto, la sua esperienza personale che si unisce alla dimensione collettiva, arte e vita che si fondono in un unico, indissolubile gesto. Per Guttuso dipingere era un modo per prendere posizione, per dialogare con la storia e la politica non in modo astratto, ma concretamente e con partecipata sofferenza. Esponente di punta del gruppo di Corrente, costituitosi a Milano nel 1938 in contrapposizione alla cultura e al linguaggio retorico del regime fascista, Guttuso, al pari di Vedova, Sassu, Morlotti, Birolli e Treccani (quest’ultimo fondatore del gruppo), guardava all’Ottocento francese, alle Avanguardie internazionali e a quegli artisti così eccezionali da sfuggire ad ogni tentativo di «classificazione»: Van Gogh, ma soprattutto Picasso ,la cui influenza cubista emerge chiaramente in molte delle sue opere. Nella Marsigliese contadina (1947) per esempio, ma anche nello Stretto di Messina (1949), una delle tele in mostra a Sarzana.
La Mostra
Ospitata negli spazi rinascimentali della Fortezza Firmafede , come ha ben sottolineato il curatore, Lorenzo Canova «…La mostra attraversa quarant’anni della ricerca di Guttuso, dall’impegno politico e civile al paesaggio, dalla natura morta all’eros, mettendo in dialogo opere emblematiche come Figure sedute, Stretto di Messina: Scilla, I Falsari, Donna al telefono, fino a Donne nello studio di Velate. Un percorso che restituisce tutta la coerenza, la forza e l’attualità di un artista che ha sempre vissuto la pittura come un atto vitale e necessario». Certo, è innegabile che il visitatore possa «sentire la mancanza» di qualche opera iconica (per esempio le già citate Vucceria e I funerali di Togliatti), ma il percorso espositivo offre comunque l’opportunità di seguire tutta la parabola artistica del Maestro , ben equilibrandosi fra dipinti, disegni e opere grafiche, partendo dalle influenze cubiste e postcubiste picassiane degli anni ‘40 fino ad arrivare alle tele dedicate alla natura, al paesaggio, agli oggetti quotidiani e, naturalmente all’eros, altro elemento ( o forse è meglio dire energia) che attraversa tutta l’opera di Guttuso. La sua rappresentazione dell’eros è potente e sensuale, fatta di corpi femminili che attraggono e inquietano, luoghi di desiderio e di tensione emotiva, di immaginato e di reale. Che siano contadine o donne sensuali, reduci dai campi o da una notte d’amore, le donne di Guttuso sono personaggi più che persone fisiche, donne indagate e rappresentate in tutte le forme artistiche, pittoriche e grafiche, ma mai volgari, nemmeno quando si mostrano in una potente, spregiudicata nudità. Disegnatore «seriale» (è risaputo che Guttuso disegnasse sempre e ovunque) , parte della mostra accoglie anche un ciclo di interessanti disegni (bellissimi Emigranti e l’allucinata visione infernale dei Falsari ) e una piccola sezione dedicata alla grafica, che con tratti e segni raffinati, spesso arricchiti da un'intensa componente cromatica, rappresenta e unisce natura, figure femminili, politica e impegno civile. In pratica, tutto Guttuso…











