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2021-05-31
Reddito di cittadinanza. Ma quando lo cancellate?
Ansa
L'ultimo caso clamoroso dei furbetti del reddito di cittadinanza è quello di un romeno di 29 anni che ha vissuto in Italia un solo giorno, giusto il tempo per presentare la richiesta del sussidio. Una volta ottenuta la certezza che avrebbe potuto ritirare i soldi ogni mese, è salito su un aereo ed è tornato in Romania. Ha lasciato la certificazione del Rdc a qualcuno che potesse ritirare i soldi e gli investigatori stanno cercando di capire se se li facesse recapitare su un conto all'estero o se del reddito beneficiasse in realtà qualcuno che non lo aveva richiesto, ma che tramite la tessera dello straniero poteva ritirare tutti i mesi il sussidio. La legge prevede che per richiedere il reddito di cittadinanza sia necessario essere cittadini italiani oppure stranieri residenti in Italia da almeno 10 anni, gli ultimi 2 con una presenza stabile nel Paese. Al romeno quindi è bastato dichiarare il falso per avere l'assegno. Ora è scattata la denuncia e dovrà restituire quanto percepito indebitamente. Ma se è all'estero e i soldi sono depositati su un conto straniero, potrebbe farla franca ancora.
La vicenda è successa nella provincia di Vercelli, dove sono emerse 100 posizioni irregolari su circa 1.000 persone controllate, quindi più o meno il 10%. Il danno allo Stato supera i 400.000 euro. C'è poi il caso recente di 4 stranieri scoperti dai carabinieri nel Pavese che, fornendo documenti falsi, avevano ottenuto i sussidi da dicembre 2019 per un importo complessivo di oltre 15.000 euro. Nei controlli della guardia di finanza un mese fa sono incappate anche persone che avevano vinto al gioco somme importanti ma non le avevano dichiarate.
Queste situazioni sono la punta di un iceberg difficile da quantificare nella sua ampiezza. Solo a Palermo negli ultimi 15 mesi sono stati scovati 500 percettori del sussidio che avevano intascato 500 milioni senza averne diritto. In un'altra operazione dei carabinieri di Gioia Tauro, nella tendopoli calabrese di San Ferdinando, sono stati individuati 177 migranti che avevano incassato il Rdc illegalmente. Secondo i dati dell'Inps sono 64.000 i nuclei familiari a cui negli ultimi due anni è stato revocato il sussidio perché non avevano i requisiti. Solo nel primo trimestre del 2021, il Rdc è stato tolto a 38.000 nuclei mentre nel 2020 ben 26.000 hanno ricevuto la revoca.
Era stato introdotto come una misura temporanea per aiutare chi era senza lavoro a trovare un impiego. Invece il reddito di cittadinanza si sta trasformando in un sussidio permanente, un intoccabile atto dovuto da parte dello Stato verso i ceti meno abbienti. Che la misura funzioni male lo testimonia il fatto che il premier Mario Draghi abbia già silurato Mimmo Parisi, il teorico del Rdc piazzato dai grillini alla guida dell'Anpal, cioè l'ente (ora commissariato) cui era stata affidata la gestione del complesso meccanismo reclutando i navigator per aiutare a trovare lavoro. I navigator non funzionano, il reddito è un oceano di sprechi e abusi, i datori di lavoro non trovano più manodopera perché chi prende il reddito preferisce starsene a casa piuttosto che faticare per poche centinaia di euro in più al mese: non è arrivato il momento di metterci mano? Perché Enrico Letta, invece che prendersela con chi eredita il frutto dei sacrifici paterni, non destina ai giovani parte di questi fondi improduttivi
Le irregolarità ormai non si contano. La più diffusa è proprio la mancanza del requisito di residenza e cittadinanza: nel 2020 ha rappresentato il 74% delle revoche. Nel 2021 è emerso anche che una buona quota di furbetti intascavano l'assegno senza essere affatto in condizione di povertà: il 24% delle situazioni illegali erano di proprietari di auto, moto e barche da diporto; non marginali (19%) coloro che avevano un valore del patrimonio mobiliare sopra la soglia e che pur lavorando continuavano a percepire il reddito (17%). Tra decadenza per perdita dei requisiti e revoche per irregolarità, sono circa 531.000 i nuclei familiari che dal 2019 a oggi hanno perso il diritto. Siccome i nuclei beneficiari sono circa 1.100.000, significa che 1 famiglia su 3 non aveva titolo per incassare l'assegno, il cui importo medio mensile è di 564,22 euro.
Contrariamente agli obiettivi iniziali, il Rdc va per tre quarti all'assistenza: l'inserimento sul mercato del lavoro si è rivelato un flop. Lo si desume analizzando i dati dell'Anpal, l'Agenzia delle politiche attive del lavoro che hanno reclutato 2.600 navigator per seguire i percettori del reddito nella ricerca di un impiego. Su tutti i beneficiari del reddito (oltre 3 milioni), circa 1,3 risultavano occupabili al 31 ottobre 2020, cioè hanno i requisiti professionali per tentare di trovare un impiego. Ma pochissimi lo cercano davvero: meglio non far nulla o svolgere un'attività in nero. Soltanto 352.068 persone hanno avuto almeno un rapporto di lavoro successivo alla domanda di Rdc (il 25,7%). Lo scorso ottobre erano solo 192.851 i rapporti di lavoro ancora attivi. Il 15,4% dei beneficiari ha stipulato un contratto a tempo indeterminato mentre il 65% dei rapporti sono circoscritti a pochi mesi. Il 18,4% ha una durata inferiore al mese, il 51,4% tra i 2 e i 6 mesi e solo una quota del 9,3% supera la soglia dell'anno.
Nonostante questo fallimento, il decreto Sostegni ha finanziato con 1 miliardo il reddito di cittadinanza e prorogato il contratto dei navigator, in scadenza a fine aprile, per tutto il 2021. Per l'anno in corso, inoltre, viene stabilita la sospensione dell'erogazione del Rdc, al posto della decadenza, in caso di uno o più contratti di lavoro a tempo determinato, entro il limite di 10.000 euro, per la durata del contratto e comunque non oltre i sei mesi. Il governo, infatti, stima che nel 2021 per effetto della pandemia, i percettori del Rdc aumenteranno di circa un quarto rispetto al 2020. Il numero dei sussidi erogati contro la povertà crescerà tra il 20% e il 25%, ovvero altre 500.000 persone, forse 700.000. E per i navigator, altri miracolati dal Rdc, si prevede un'infornata nella pubblica amministrazione. Sono in arrivo concorsi per 11.600 posti banditi dalle Regioni per lavorare a tempo indeterminato nei centri per l'impiego, dove attualmente i navigator operano come collaboratori.
«È metadone sociale. La logica dei sussidi non motiva i giovani»
«La spesa per assistenza e per gli incentivi all'occupazione è aumentata ma non si vedono i risultati. Anzi. La povertà assoluta è cresciuta e così pure i giovani disoccupati. Questo dovrebbe far riflettere. Significa che le politiche finora attuate non hanno funzionato e per di più sono un costo ingente per il bilancio pubblico». Lo dice Alberto Brambilla, esperto di previdenza e delle politiche sul lavoro, presidente di Itinerari previdenziali. «È arrivato il momento di rivedere il reddito di cittadinanza. Se continuiamo con la logica dei sussidi andremo a creare una generazione di giovani poco motivati».
Ci dà qualche numero del fenomeno?
«In Italia nel 2008 spendevamo a carico della fiscalità generale, per le forme varie di assistenza, 73 miliardi. I governi Renzi, Gentiloni, Conte 1 e in parte il Conte 2 hanno aggiunto ulteriori spese. Renzi ha introdotto l'Ape social, Gentiloni il reddito minimo di inserimento e il Conte 1 reddito e pensioni di cittadinanza. Alla fine del 2019 sono stati spesi 114 miliardi».
Con che risultati?
«Un governo normale dovrebbe chiedersi se, a fronte di un aumento del 50% della spesa ordinaria, è stata ridotta la povertà. Abbiamo comparato i dati di spesa assistenziale con l'indicatore di povertà assoluta e relativa dell'Istat. Il risultato è stato che se nel 2008 avevamo circa 2,7 milioni di persone in povertà assoluta, nel 2019 abbiamo superato i 5 milioni. E questo in un contesto economico di sviluppo: dal 2017 al 2019 sono stati tre anni buoni. Quindi prima di introdurre qualsiasi strumento ulteriore bisognerebbe domandarsi se la strada che abbiamo finora intrapreso va nella direzione giusta».
Quali sono le distorsioni?
«L'Ape social dà una forma di prepensionamento a carico della collettività. Dal momento che questa formula è rivolta spesso ai disoccupati a cui diamo la pensione piena, dovrebbe diminuire il numero dei poveri. Poi abbiamo il reddito di emergenza. Abbiamo speso 41 miliardi in più strutturali rispetto al 2008 e nello stesso periodo i poveri sono raddoppiati: un Paese che mette nel Piano nazionale di ripresa una somma per il sociale, per prima cosa deve chiedersi se sia questa la strada giusta, oppure è assistenzialismo puro. Io lo chiamo il metadone sociale: produce un numero maggiore di poveri e un numero minore di occupati. I numeri sono incontrovertibili, perché sono forniti dal Mef e dall'Istat».
Cioè più si spende in assistenza e più i poveri aumentano?
«L'Istat dice che aumentano i soggetti con fragilità, per esempio con dipendenze da droghe, alcol, ludopatia, disfunzioni alimentari. Se a questi “poveri" diamo solo soldi senza farli uscire dalla condizione di fragilità e tanto meno dalla povertà avviandoli al lavoro, la strada è sbagliata».
Che si dovrebbe fare?
«Dovremmo imitare i modelli scandinavi. Questi soggetti “poveri" vanno presi in carico dai servizi sociali, psicologi, biologi alimentari e così via, in modo che possano essere recuperate al lavoro uscendo dalla povertà. Non prestazioni esclusivamente di natura economica, ma di servizi. Se a un tossicodipendente do 300 euro e lo lascio solo, è molto probabile che spenda questi soldi in droga: non uscirà mai da quella situazione e la sua famiglia sarà sempre più povera. È sbagliato il metodo di welfare perché indiscriminato, fa fede solo l'Isee che sappiamo può essere falsificato e le cronache di questi giorni lo confermano: 6 casi su 10 sono falsi.»
Il reddito di cittadinanza è un incentivo a non cercare un'occupazione?
«Se a un giovane verso un sussidio da prelevare in contanti, senza nemmeno la giustificazione di una spesa, ditemi che interesse ha ad alzarsi presto per impegnarsi in lavori che pagano poco più del sussidio. Il Rdc è il più grande produttore di lavoro sommerso. I 5s da un lato fanno il cashback che costa miliardi e non combatte il nero, dall'altro erogano 5-7 miliardi di prestazioni assistenziali in contanti. Quindi chi vuole fare il nero non ha problemi. Chi prende 700 euro netti al mese, che interesse ha a trovarsi un lavoro regolare, cioè fare fatica e in più spendere per benzina, mezzi pubblici e pausa pranzo? Il Rdc penalizza l'occupazione, fa crescere la povertà e aumenta il nero».
L'ultima novità assistenziale è la paghetta da 10.000 euro ai diciottenni proposta da Enrico Letta.
«Occorre puntare sulle politiche attive del lavoro, sull'alternanza scuola e lavoro e sulla formazione. La mia generazione, quella degli anni Cinquanta, cominciava a lavorare a 14 anni e studiava di sera: le opportunità oggi sono maggiori di ieri. Che i giovani siano penalizzati è purtroppo un luogo comune, a parte l'enorme debito pubblico che gli lasciamo sulle spalle. In questa società chi ha buone idee può migliorare molto la sua posizione, altro che blocco dell'ascensore sociale. Bisogna premiare chi apre una startup, non aiutare quelli che non studiano e non lavorano. Con la proposta di Letta corriamo il rischio che questi 10.000 euro vadano nuovamente a coloro che non hanno voglia di fare nulla. E poi chi stabilirà se l'erede cui tassare la successione è uno sciocco, mentre il beneficiario del gruzzoletto è meritevole? Nel “Paese dei diritti" meno Stato favorisce sviluppo e responsabilità ma soprattutto l'assunzione di maggiori doveri: sono questi ultimi il vero ascensore sociale».
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Tra furbetti che ne approfittano e navigator che non funzionano, l'assegno grillino è sempre più inadeguato. Non basta commissariare l'Anpal, bisogna riformare l'intero meccanismo per creare nuova occupazione.L'esperto di previdenza, Alberto Brambilla: «Fa aumentare il numero di poveri senza creare lavoro. E dà una spinta al commercio in nero».Lo speciale contiene due articoli.L'ultimo caso clamoroso dei furbetti del reddito di cittadinanza è quello di un romeno di 29 anni che ha vissuto in Italia un solo giorno, giusto il tempo per presentare la richiesta del sussidio. Una volta ottenuta la certezza che avrebbe potuto ritirare i soldi ogni mese, è salito su un aereo ed è tornato in Romania. Ha lasciato la certificazione del Rdc a qualcuno che potesse ritirare i soldi e gli investigatori stanno cercando di capire se se li facesse recapitare su un conto all'estero o se del reddito beneficiasse in realtà qualcuno che non lo aveva richiesto, ma che tramite la tessera dello straniero poteva ritirare tutti i mesi il sussidio. La legge prevede che per richiedere il reddito di cittadinanza sia necessario essere cittadini italiani oppure stranieri residenti in Italia da almeno 10 anni, gli ultimi 2 con una presenza stabile nel Paese. Al romeno quindi è bastato dichiarare il falso per avere l'assegno. Ora è scattata la denuncia e dovrà restituire quanto percepito indebitamente. Ma se è all'estero e i soldi sono depositati su un conto straniero, potrebbe farla franca ancora.La vicenda è successa nella provincia di Vercelli, dove sono emerse 100 posizioni irregolari su circa 1.000 persone controllate, quindi più o meno il 10%. Il danno allo Stato supera i 400.000 euro. C'è poi il caso recente di 4 stranieri scoperti dai carabinieri nel Pavese che, fornendo documenti falsi, avevano ottenuto i sussidi da dicembre 2019 per un importo complessivo di oltre 15.000 euro. Nei controlli della guardia di finanza un mese fa sono incappate anche persone che avevano vinto al gioco somme importanti ma non le avevano dichiarate.Queste situazioni sono la punta di un iceberg difficile da quantificare nella sua ampiezza. Solo a Palermo negli ultimi 15 mesi sono stati scovati 500 percettori del sussidio che avevano intascato 500 milioni senza averne diritto. In un'altra operazione dei carabinieri di Gioia Tauro, nella tendopoli calabrese di San Ferdinando, sono stati individuati 177 migranti che avevano incassato il Rdc illegalmente. Secondo i dati dell'Inps sono 64.000 i nuclei familiari a cui negli ultimi due anni è stato revocato il sussidio perché non avevano i requisiti. Solo nel primo trimestre del 2021, il Rdc è stato tolto a 38.000 nuclei mentre nel 2020 ben 26.000 hanno ricevuto la revoca. Era stato introdotto come una misura temporanea per aiutare chi era senza lavoro a trovare un impiego. Invece il reddito di cittadinanza si sta trasformando in un sussidio permanente, un intoccabile atto dovuto da parte dello Stato verso i ceti meno abbienti. Che la misura funzioni male lo testimonia il fatto che il premier Mario Draghi abbia già silurato Mimmo Parisi, il teorico del Rdc piazzato dai grillini alla guida dell'Anpal, cioè l'ente (ora commissariato) cui era stata affidata la gestione del complesso meccanismo reclutando i navigator per aiutare a trovare lavoro. I navigator non funzionano, il reddito è un oceano di sprechi e abusi, i datori di lavoro non trovano più manodopera perché chi prende il reddito preferisce starsene a casa piuttosto che faticare per poche centinaia di euro in più al mese: non è arrivato il momento di metterci mano? Perché Enrico Letta, invece che prendersela con chi eredita il frutto dei sacrifici paterni, non destina ai giovani parte di questi fondi improduttiviLe irregolarità ormai non si contano. La più diffusa è proprio la mancanza del requisito di residenza e cittadinanza: nel 2020 ha rappresentato il 74% delle revoche. Nel 2021 è emerso anche che una buona quota di furbetti intascavano l'assegno senza essere affatto in condizione di povertà: il 24% delle situazioni illegali erano di proprietari di auto, moto e barche da diporto; non marginali (19%) coloro che avevano un valore del patrimonio mobiliare sopra la soglia e che pur lavorando continuavano a percepire il reddito (17%). Tra decadenza per perdita dei requisiti e revoche per irregolarità, sono circa 531.000 i nuclei familiari che dal 2019 a oggi hanno perso il diritto. Siccome i nuclei beneficiari sono circa 1.100.000, significa che 1 famiglia su 3 non aveva titolo per incassare l'assegno, il cui importo medio mensile è di 564,22 euro.Contrariamente agli obiettivi iniziali, il Rdc va per tre quarti all'assistenza: l'inserimento sul mercato del lavoro si è rivelato un flop. Lo si desume analizzando i dati dell'Anpal, l'Agenzia delle politiche attive del lavoro che hanno reclutato 2.600 navigator per seguire i percettori del reddito nella ricerca di un impiego. Su tutti i beneficiari del reddito (oltre 3 milioni), circa 1,3 risultavano occupabili al 31 ottobre 2020, cioè hanno i requisiti professionali per tentare di trovare un impiego. Ma pochissimi lo cercano davvero: meglio non far nulla o svolgere un'attività in nero. Soltanto 352.068 persone hanno avuto almeno un rapporto di lavoro successivo alla domanda di Rdc (il 25,7%). Lo scorso ottobre erano solo 192.851 i rapporti di lavoro ancora attivi. Il 15,4% dei beneficiari ha stipulato un contratto a tempo indeterminato mentre il 65% dei rapporti sono circoscritti a pochi mesi. Il 18,4% ha una durata inferiore al mese, il 51,4% tra i 2 e i 6 mesi e solo una quota del 9,3% supera la soglia dell'anno.Nonostante questo fallimento, il decreto Sostegni ha finanziato con 1 miliardo il reddito di cittadinanza e prorogato il contratto dei navigator, in scadenza a fine aprile, per tutto il 2021. Per l'anno in corso, inoltre, viene stabilita la sospensione dell'erogazione del Rdc, al posto della decadenza, in caso di uno o più contratti di lavoro a tempo determinato, entro il limite di 10.000 euro, per la durata del contratto e comunque non oltre i sei mesi. Il governo, infatti, stima che nel 2021 per effetto della pandemia, i percettori del Rdc aumenteranno di circa un quarto rispetto al 2020. Il numero dei sussidi erogati contro la povertà crescerà tra il 20% e il 25%, ovvero altre 500.000 persone, forse 700.000. E per i navigator, altri miracolati dal Rdc, si prevede un'infornata nella pubblica amministrazione. Sono in arrivo concorsi per 11.600 posti banditi dalle Regioni per lavorare a tempo indeterminato nei centri per l'impiego, dove attualmente i navigator operano come collaboratori.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/reddito-di-cittadinanza-ma-quando-lo-cancellate-2653155496.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="e-metadone-sociale-la-logica-dei-sussidi-non-motiva-i-giovani" data-post-id="2653155496" data-published-at="1622400581" data-use-pagination="False"> «È metadone sociale. La logica dei sussidi non motiva i giovani» «La spesa per assistenza e per gli incentivi all'occupazione è aumentata ma non si vedono i risultati. Anzi. La povertà assoluta è cresciuta e così pure i giovani disoccupati. Questo dovrebbe far riflettere. Significa che le politiche finora attuate non hanno funzionato e per di più sono un costo ingente per il bilancio pubblico». Lo dice Alberto Brambilla, esperto di previdenza e delle politiche sul lavoro, presidente di Itinerari previdenziali. «È arrivato il momento di rivedere il reddito di cittadinanza. Se continuiamo con la logica dei sussidi andremo a creare una generazione di giovani poco motivati». Ci dà qualche numero del fenomeno? «In Italia nel 2008 spendevamo a carico della fiscalità generale, per le forme varie di assistenza, 73 miliardi. I governi Renzi, Gentiloni, Conte 1 e in parte il Conte 2 hanno aggiunto ulteriori spese. Renzi ha introdotto l'Ape social, Gentiloni il reddito minimo di inserimento e il Conte 1 reddito e pensioni di cittadinanza. Alla fine del 2019 sono stati spesi 114 miliardi». Con che risultati? «Un governo normale dovrebbe chiedersi se, a fronte di un aumento del 50% della spesa ordinaria, è stata ridotta la povertà. Abbiamo comparato i dati di spesa assistenziale con l'indicatore di povertà assoluta e relativa dell'Istat. Il risultato è stato che se nel 2008 avevamo circa 2,7 milioni di persone in povertà assoluta, nel 2019 abbiamo superato i 5 milioni. E questo in un contesto economico di sviluppo: dal 2017 al 2019 sono stati tre anni buoni. Quindi prima di introdurre qualsiasi strumento ulteriore bisognerebbe domandarsi se la strada che abbiamo finora intrapreso va nella direzione giusta». Quali sono le distorsioni? «L'Ape social dà una forma di prepensionamento a carico della collettività. Dal momento che questa formula è rivolta spesso ai disoccupati a cui diamo la pensione piena, dovrebbe diminuire il numero dei poveri. Poi abbiamo il reddito di emergenza. Abbiamo speso 41 miliardi in più strutturali rispetto al 2008 e nello stesso periodo i poveri sono raddoppiati: un Paese che mette nel Piano nazionale di ripresa una somma per il sociale, per prima cosa deve chiedersi se sia questa la strada giusta, oppure è assistenzialismo puro. Io lo chiamo il metadone sociale: produce un numero maggiore di poveri e un numero minore di occupati. I numeri sono incontrovertibili, perché sono forniti dal Mef e dall'Istat». Cioè più si spende in assistenza e più i poveri aumentano? «L'Istat dice che aumentano i soggetti con fragilità, per esempio con dipendenze da droghe, alcol, ludopatia, disfunzioni alimentari. Se a questi “poveri" diamo solo soldi senza farli uscire dalla condizione di fragilità e tanto meno dalla povertà avviandoli al lavoro, la strada è sbagliata». Che si dovrebbe fare? «Dovremmo imitare i modelli scandinavi. Questi soggetti “poveri" vanno presi in carico dai servizi sociali, psicologi, biologi alimentari e così via, in modo che possano essere recuperate al lavoro uscendo dalla povertà. Non prestazioni esclusivamente di natura economica, ma di servizi. Se a un tossicodipendente do 300 euro e lo lascio solo, è molto probabile che spenda questi soldi in droga: non uscirà mai da quella situazione e la sua famiglia sarà sempre più povera. È sbagliato il metodo di welfare perché indiscriminato, fa fede solo l'Isee che sappiamo può essere falsificato e le cronache di questi giorni lo confermano: 6 casi su 10 sono falsi.» Il reddito di cittadinanza è un incentivo a non cercare un'occupazione? «Se a un giovane verso un sussidio da prelevare in contanti, senza nemmeno la giustificazione di una spesa, ditemi che interesse ha ad alzarsi presto per impegnarsi in lavori che pagano poco più del sussidio. Il Rdc è il più grande produttore di lavoro sommerso. I 5s da un lato fanno il cashback che costa miliardi e non combatte il nero, dall'altro erogano 5-7 miliardi di prestazioni assistenziali in contanti. Quindi chi vuole fare il nero non ha problemi. Chi prende 700 euro netti al mese, che interesse ha a trovarsi un lavoro regolare, cioè fare fatica e in più spendere per benzina, mezzi pubblici e pausa pranzo? Il Rdc penalizza l'occupazione, fa crescere la povertà e aumenta il nero». L'ultima novità assistenziale è la paghetta da 10.000 euro ai diciottenni proposta da Enrico Letta. «Occorre puntare sulle politiche attive del lavoro, sull'alternanza scuola e lavoro e sulla formazione. La mia generazione, quella degli anni Cinquanta, cominciava a lavorare a 14 anni e studiava di sera: le opportunità oggi sono maggiori di ieri. Che i giovani siano penalizzati è purtroppo un luogo comune, a parte l'enorme debito pubblico che gli lasciamo sulle spalle. In questa società chi ha buone idee può migliorare molto la sua posizione, altro che blocco dell'ascensore sociale. Bisogna premiare chi apre una startup, non aiutare quelli che non studiano e non lavorano. Con la proposta di Letta corriamo il rischio che questi 10.000 euro vadano nuovamente a coloro che non hanno voglia di fare nulla. E poi chi stabilirà se l'erede cui tassare la successione è uno sciocco, mentre il beneficiario del gruzzoletto è meritevole? Nel “Paese dei diritti" meno Stato favorisce sviluppo e responsabilità ma soprattutto l'assunzione di maggiori doveri: sono questi ultimi il vero ascensore sociale».
La risposta alla scoppiettante Atreju è stata una grigia assemblea piddina
Il tema di quest’anno, Angeli e Demoni, ha guidato il percorso visivo e narrativo dell’evento. Il manifesto ufficiale, firmato dal torinese Antonio Lapone, omaggia la Torino magica ed esoterica e il fumetto franco-belga. Nel visual, una cosplayer attraversa il confine tra luce e oscurità, tra bene e male, tra simboli antichi e cultura pop moderna, sfogliando un fumetto da cui si sprigiona luce bianca: un ponte tra tradizione e innovazione, tra arte e narrazione.
Fumettisti e illustratori sono stati il cuore pulsante dell’Oval: oltre 40 autori, tra cui il cinese Liang Azha e Lorenzo Pastrovicchio della scuderia Disney, hanno accolto il pubblico tra sketch e disegni personalizzati, conferenze e presentazioni. Primo Nero, fenomeno virale del web con oltre 400.000 follower, ha presentato il suo debutto editoriale con L’Inkredibile Primo Nero Show, mentre Sbam! e altre case editrici hanno ospitato esposizioni, reading e performance di autori come Giorgio Sommacal, Claudio Taurisano e Vince Ricotta, che ha anche suonato dal vivo.
Il cosplay ha confermato la sua centralità: più di 120 partecipanti si sono sfidati nella tappa italiana del Nordic Cosplay Championship, con Carlo Visintini vincitore e qualificato per la finale in Svezia. Parallelamente, il propmaking ha permesso di scoprire il lavoro artigianale dietro armi, elmi e oggetti scenici, rivelando la complessità della costruzione dei personaggi.
La musica ha attraversato generazioni e stili. La Battle of the Bands ha offerto uno spazio alle band emergenti, mentre le icone delle sigle tv, Giorgio Vanni e Cristina D’Avena, hanno trasformato l’Oval in un grande palco popolare, richiamando migliaia di fan. Non è mancato il K-pop, con workshop, esibizioni e karaoke coreano, che ha coinvolto i più giovani in una dimensione interattiva e partecipativa. La manifestazione ha integrato anche dimensioni educative e culturali. Il Dipartimento di Matematica dell’Università di Torino ha esplorato il ruolo della matematica nei fumetti, mostrando come concetti scientifici possano dialogare con la narrazione visiva. Lo chef Carlo Mele, alias Ojisan, ha illustrato la relazione tra cibo e animazione giapponese, trasformando piatti iconici degli anime in esperienze reali. Il pubblico ha potuto immergersi nella magia del Villaggio di Natale, quest’anno allestito nella Casa del Grinch, tra laboratori creativi, truccabimbi e la Christmas Elf Dance, mentre l’area games e l’area videogames hanno offerto tornei, postazioni libere e spazi dedicati a giochi indipendenti, modellismo e miniature, garantendo una partecipazione attiva e immersiva a tutte le età.
Con 28.000 visitatori in due giorni, Xmas Comics & Games conferma la propria crescita come festival della cultura pop, capace di unire creatività, spettacolo e narrazione, senza dimenticare la componente sociale e educativa. Tra fumetti, cosplay, musica e gioco, Torino è diventata il punto d’incontro per chi vuole vivere in prima persona il racconto pop contemporaneo, dove ogni linguaggio si intreccia e dialoga con gli altri, trasformando la fiera in una grande esperienza culturale condivisa.
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i,Hamza Abdi Barre (Getty Images)
La Somalia è intrappolata in una spirale di instabilità sempre più profonda: un’insurrezione jihadista in crescita, un apparato di sicurezza inefficiente, una leadership politica divisa e la competizione tra potenze vicine che alimenta rivalità interne. Il controllo effettivo del governo federale si riduce ormai alla capitale e a poche località satelliti, una sorta di isola amministrativa circondata da gruppi armati e clan in competizione. L’esercito nazionale, logorato, frammentato e privo di una catena di comando solida, non è in grado di garantire la sicurezza nemmeno sulle principali rotte commerciali che costeggiano il Paese. In queste condizioni, il collasso dell’autorità centrale e la caduta di Mogadiscio nelle mani di gruppi ostili rappresentano scenari sempre meno remoti, con ripercussioni dirette sulla navigazione internazionale e sulla sicurezza regionale.
La pirateria somala, un tempo contenuta da pattugliamenti congiunti e operazioni navali multilaterali, è oggi alimentata anche dal radicamento di milizie jihadiste che controllano vaste aree dell’entroterra. Questi gruppi, dopo anni di scontri contro il governo federale e di brevi avanzate respinte con l’aiuto delle forze speciali straniere, hanno recuperato terreno e consolidato le proprie basi logistiche proprio lungo i corridoi costieri. Da qui hanno intensificato sequestri, assalti e sabotaggi, colpendo infrastrutture critiche e perfino centri governativi di intelligence. L’attacco del 2025 contro una sede dei servizi somali, che portò alla liberazione di decine di detenuti, diede il segnale dell’audacia crescente di questi movimenti.
Le debolezze dell’apparato statale restano uno dei fattori decisivi. Nonostante due decenni di aiuti, investimenti e programmi di addestramento militare, le forze somale non riescono a condurre operazioni continuative contro reti criminali e gruppi jihadisti. Il consumo interno di risorse, la corruzione diffusa, i legami di fedeltà clanici e la dipendenza dall’Agenzia dell’Unione africana per il supporto alla sicurezza hanno sgretolato ogni tentativo di riforma. Nel frattempo, l’interferenza politica nella gestione della missione internazionale ha sfiancato i donatori, ridotto il coordinamento e lasciato presagire un imminente disimpegno. A questo si aggiungono le tensioni istituzionali: modifiche costituzionali controverse, una mappa federale contestata e tentativi percepiti come manovre per prolungare la permanenza al potere della leadership attuale hanno spaccato la classe politica e paralizzato qualsiasi risposta comune alla minaccia emergente. Mentre i vertici si dividono, le bande armate osservano, consolidano il controllo del territorio e preparano nuovi colpi contro la navigazione e le città costiere. Sul piano internazionale cresce il numero di governi che, temendo un collasso definitivo del sistema federale, sondano discretamente la possibilità di una trattativa con i gruppi armati. Ma l’ipotesi di una Mogadiscio conquistata da milizie che già controllano ampie aree della costa solleva timori concreti: un ritorno alla pirateria sistemica, attacchi oltre confine e una spirale di conflitti locali che coinvolgerebbe l’intero Corno d’Africa.
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Il presidente eletto del Cile José Antonio Kast e sua moglie Maria Pia Adriasola (Ansa)
Un elemento significativo di queste elezioni presidenziali è stata l’elevata affluenza alle urne, che si è rivelata in aumento del 38% rispetto al 2021. Quelle di ieri sono infatti state le prime elezioni tenute dopo che, nel 2022, è stato introdotto il voto obbligatorio. La vittoria di Kast ha fatto da contraltare alla crisi della sinistra cilena. Il presidente uscente, Gabriel Boric, aveva vinto quattro anni fa, facendo leva soprattutto sull’impopolarità dell’amministrazione di centrodestra, guidata da Sebastián Piñera. Tuttavia, a partire dal 2023, gli indici di gradimento di Boric sono iniziati a crollare. E questo ha danneggiato senza dubbio la Jara, che è stata ministro del Lavoro fino allo scorso aprile. Certo, Kast si accinge a governare a fronte di un Congresso diviso: il che potrebbe rappresentare un problema per alcune delle sue proposte più incisive. Resta tuttavia il fatto che la sua vittoria ha avuto dei numeri assai significativi.
«La vittoria di Kast in Cile segue una serie di elezioni in America Latina che negli ultimi anni hanno spostato la regione verso destra, tra cui quelle in Argentina, Ecuador, Costa Rica ed El Salvador», ha riferito la Bbc. Lo spostamento a destra dell’America Latina è una buona notizia per la Casa Bianca. Ricordiamo che, alcuni giorni fa, Washington a pubblicato la sua nuova strategia di sicurezza nazionale: un documento alla cui base si registra il rilancio della Dottrina Monroe. Per Trump, l’obiettivo, da questo punto di vista, è duplice. Innanzitutto, punta a contrastare il fenomeno dell’immigrazione irregolare. In secondo luogo, mira ad arginare l’influenza geopolitica della Cina sull’Emisfero occidentale. Vale a tal proposito la pena di ricordare che Boric, negli ultimi anni, ha notevolmente avvicinato Santiago a Pechino. Una linea che, di certo, a Washington non è stata apprezzata.
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