True
2021-05-31
Reddito di cittadinanza. Ma quando lo cancellate?
Ansa
L'ultimo caso clamoroso dei furbetti del reddito di cittadinanza è quello di un romeno di 29 anni che ha vissuto in Italia un solo giorno, giusto il tempo per presentare la richiesta del sussidio. Una volta ottenuta la certezza che avrebbe potuto ritirare i soldi ogni mese, è salito su un aereo ed è tornato in Romania. Ha lasciato la certificazione del Rdc a qualcuno che potesse ritirare i soldi e gli investigatori stanno cercando di capire se se li facesse recapitare su un conto all'estero o se del reddito beneficiasse in realtà qualcuno che non lo aveva richiesto, ma che tramite la tessera dello straniero poteva ritirare tutti i mesi il sussidio. La legge prevede che per richiedere il reddito di cittadinanza sia necessario essere cittadini italiani oppure stranieri residenti in Italia da almeno 10 anni, gli ultimi 2 con una presenza stabile nel Paese. Al romeno quindi è bastato dichiarare il falso per avere l'assegno. Ora è scattata la denuncia e dovrà restituire quanto percepito indebitamente. Ma se è all'estero e i soldi sono depositati su un conto straniero, potrebbe farla franca ancora.
La vicenda è successa nella provincia di Vercelli, dove sono emerse 100 posizioni irregolari su circa 1.000 persone controllate, quindi più o meno il 10%. Il danno allo Stato supera i 400.000 euro. C'è poi il caso recente di 4 stranieri scoperti dai carabinieri nel Pavese che, fornendo documenti falsi, avevano ottenuto i sussidi da dicembre 2019 per un importo complessivo di oltre 15.000 euro. Nei controlli della guardia di finanza un mese fa sono incappate anche persone che avevano vinto al gioco somme importanti ma non le avevano dichiarate.
Queste situazioni sono la punta di un iceberg difficile da quantificare nella sua ampiezza. Solo a Palermo negli ultimi 15 mesi sono stati scovati 500 percettori del sussidio che avevano intascato 500 milioni senza averne diritto. In un'altra operazione dei carabinieri di Gioia Tauro, nella tendopoli calabrese di San Ferdinando, sono stati individuati 177 migranti che avevano incassato il Rdc illegalmente. Secondo i dati dell'Inps sono 64.000 i nuclei familiari a cui negli ultimi due anni è stato revocato il sussidio perché non avevano i requisiti. Solo nel primo trimestre del 2021, il Rdc è stato tolto a 38.000 nuclei mentre nel 2020 ben 26.000 hanno ricevuto la revoca.
Era stato introdotto come una misura temporanea per aiutare chi era senza lavoro a trovare un impiego. Invece il reddito di cittadinanza si sta trasformando in un sussidio permanente, un intoccabile atto dovuto da parte dello Stato verso i ceti meno abbienti. Che la misura funzioni male lo testimonia il fatto che il premier Mario Draghi abbia già silurato Mimmo Parisi, il teorico del Rdc piazzato dai grillini alla guida dell'Anpal, cioè l'ente (ora commissariato) cui era stata affidata la gestione del complesso meccanismo reclutando i navigator per aiutare a trovare lavoro. I navigator non funzionano, il reddito è un oceano di sprechi e abusi, i datori di lavoro non trovano più manodopera perché chi prende il reddito preferisce starsene a casa piuttosto che faticare per poche centinaia di euro in più al mese: non è arrivato il momento di metterci mano? Perché Enrico Letta, invece che prendersela con chi eredita il frutto dei sacrifici paterni, non destina ai giovani parte di questi fondi improduttivi
Le irregolarità ormai non si contano. La più diffusa è proprio la mancanza del requisito di residenza e cittadinanza: nel 2020 ha rappresentato il 74% delle revoche. Nel 2021 è emerso anche che una buona quota di furbetti intascavano l'assegno senza essere affatto in condizione di povertà: il 24% delle situazioni illegali erano di proprietari di auto, moto e barche da diporto; non marginali (19%) coloro che avevano un valore del patrimonio mobiliare sopra la soglia e che pur lavorando continuavano a percepire il reddito (17%). Tra decadenza per perdita dei requisiti e revoche per irregolarità, sono circa 531.000 i nuclei familiari che dal 2019 a oggi hanno perso il diritto. Siccome i nuclei beneficiari sono circa 1.100.000, significa che 1 famiglia su 3 non aveva titolo per incassare l'assegno, il cui importo medio mensile è di 564,22 euro.
Contrariamente agli obiettivi iniziali, il Rdc va per tre quarti all'assistenza: l'inserimento sul mercato del lavoro si è rivelato un flop. Lo si desume analizzando i dati dell'Anpal, l'Agenzia delle politiche attive del lavoro che hanno reclutato 2.600 navigator per seguire i percettori del reddito nella ricerca di un impiego. Su tutti i beneficiari del reddito (oltre 3 milioni), circa 1,3 risultavano occupabili al 31 ottobre 2020, cioè hanno i requisiti professionali per tentare di trovare un impiego. Ma pochissimi lo cercano davvero: meglio non far nulla o svolgere un'attività in nero. Soltanto 352.068 persone hanno avuto almeno un rapporto di lavoro successivo alla domanda di Rdc (il 25,7%). Lo scorso ottobre erano solo 192.851 i rapporti di lavoro ancora attivi. Il 15,4% dei beneficiari ha stipulato un contratto a tempo indeterminato mentre il 65% dei rapporti sono circoscritti a pochi mesi. Il 18,4% ha una durata inferiore al mese, il 51,4% tra i 2 e i 6 mesi e solo una quota del 9,3% supera la soglia dell'anno.
Nonostante questo fallimento, il decreto Sostegni ha finanziato con 1 miliardo il reddito di cittadinanza e prorogato il contratto dei navigator, in scadenza a fine aprile, per tutto il 2021. Per l'anno in corso, inoltre, viene stabilita la sospensione dell'erogazione del Rdc, al posto della decadenza, in caso di uno o più contratti di lavoro a tempo determinato, entro il limite di 10.000 euro, per la durata del contratto e comunque non oltre i sei mesi. Il governo, infatti, stima che nel 2021 per effetto della pandemia, i percettori del Rdc aumenteranno di circa un quarto rispetto al 2020. Il numero dei sussidi erogati contro la povertà crescerà tra il 20% e il 25%, ovvero altre 500.000 persone, forse 700.000. E per i navigator, altri miracolati dal Rdc, si prevede un'infornata nella pubblica amministrazione. Sono in arrivo concorsi per 11.600 posti banditi dalle Regioni per lavorare a tempo indeterminato nei centri per l'impiego, dove attualmente i navigator operano come collaboratori.
«È metadone sociale. La logica dei sussidi non motiva i giovani»
«La spesa per assistenza e per gli incentivi all'occupazione è aumentata ma non si vedono i risultati. Anzi. La povertà assoluta è cresciuta e così pure i giovani disoccupati. Questo dovrebbe far riflettere. Significa che le politiche finora attuate non hanno funzionato e per di più sono un costo ingente per il bilancio pubblico». Lo dice Alberto Brambilla, esperto di previdenza e delle politiche sul lavoro, presidente di Itinerari previdenziali. «È arrivato il momento di rivedere il reddito di cittadinanza. Se continuiamo con la logica dei sussidi andremo a creare una generazione di giovani poco motivati».
Ci dà qualche numero del fenomeno?
«In Italia nel 2008 spendevamo a carico della fiscalità generale, per le forme varie di assistenza, 73 miliardi. I governi Renzi, Gentiloni, Conte 1 e in parte il Conte 2 hanno aggiunto ulteriori spese. Renzi ha introdotto l'Ape social, Gentiloni il reddito minimo di inserimento e il Conte 1 reddito e pensioni di cittadinanza. Alla fine del 2019 sono stati spesi 114 miliardi».
Con che risultati?
«Un governo normale dovrebbe chiedersi se, a fronte di un aumento del 50% della spesa ordinaria, è stata ridotta la povertà. Abbiamo comparato i dati di spesa assistenziale con l'indicatore di povertà assoluta e relativa dell'Istat. Il risultato è stato che se nel 2008 avevamo circa 2,7 milioni di persone in povertà assoluta, nel 2019 abbiamo superato i 5 milioni. E questo in un contesto economico di sviluppo: dal 2017 al 2019 sono stati tre anni buoni. Quindi prima di introdurre qualsiasi strumento ulteriore bisognerebbe domandarsi se la strada che abbiamo finora intrapreso va nella direzione giusta».
Quali sono le distorsioni?
«L'Ape social dà una forma di prepensionamento a carico della collettività. Dal momento che questa formula è rivolta spesso ai disoccupati a cui diamo la pensione piena, dovrebbe diminuire il numero dei poveri. Poi abbiamo il reddito di emergenza. Abbiamo speso 41 miliardi in più strutturali rispetto al 2008 e nello stesso periodo i poveri sono raddoppiati: un Paese che mette nel Piano nazionale di ripresa una somma per il sociale, per prima cosa deve chiedersi se sia questa la strada giusta, oppure è assistenzialismo puro. Io lo chiamo il metadone sociale: produce un numero maggiore di poveri e un numero minore di occupati. I numeri sono incontrovertibili, perché sono forniti dal Mef e dall'Istat».
Cioè più si spende in assistenza e più i poveri aumentano?
«L'Istat dice che aumentano i soggetti con fragilità, per esempio con dipendenze da droghe, alcol, ludopatia, disfunzioni alimentari. Se a questi “poveri" diamo solo soldi senza farli uscire dalla condizione di fragilità e tanto meno dalla povertà avviandoli al lavoro, la strada è sbagliata».
Che si dovrebbe fare?
«Dovremmo imitare i modelli scandinavi. Questi soggetti “poveri" vanno presi in carico dai servizi sociali, psicologi, biologi alimentari e così via, in modo che possano essere recuperate al lavoro uscendo dalla povertà. Non prestazioni esclusivamente di natura economica, ma di servizi. Se a un tossicodipendente do 300 euro e lo lascio solo, è molto probabile che spenda questi soldi in droga: non uscirà mai da quella situazione e la sua famiglia sarà sempre più povera. È sbagliato il metodo di welfare perché indiscriminato, fa fede solo l'Isee che sappiamo può essere falsificato e le cronache di questi giorni lo confermano: 6 casi su 10 sono falsi.»
Il reddito di cittadinanza è un incentivo a non cercare un'occupazione?
«Se a un giovane verso un sussidio da prelevare in contanti, senza nemmeno la giustificazione di una spesa, ditemi che interesse ha ad alzarsi presto per impegnarsi in lavori che pagano poco più del sussidio. Il Rdc è il più grande produttore di lavoro sommerso. I 5s da un lato fanno il cashback che costa miliardi e non combatte il nero, dall'altro erogano 5-7 miliardi di prestazioni assistenziali in contanti. Quindi chi vuole fare il nero non ha problemi. Chi prende 700 euro netti al mese, che interesse ha a trovarsi un lavoro regolare, cioè fare fatica e in più spendere per benzina, mezzi pubblici e pausa pranzo? Il Rdc penalizza l'occupazione, fa crescere la povertà e aumenta il nero».
L'ultima novità assistenziale è la paghetta da 10.000 euro ai diciottenni proposta da Enrico Letta.
«Occorre puntare sulle politiche attive del lavoro, sull'alternanza scuola e lavoro e sulla formazione. La mia generazione, quella degli anni Cinquanta, cominciava a lavorare a 14 anni e studiava di sera: le opportunità oggi sono maggiori di ieri. Che i giovani siano penalizzati è purtroppo un luogo comune, a parte l'enorme debito pubblico che gli lasciamo sulle spalle. In questa società chi ha buone idee può migliorare molto la sua posizione, altro che blocco dell'ascensore sociale. Bisogna premiare chi apre una startup, non aiutare quelli che non studiano e non lavorano. Con la proposta di Letta corriamo il rischio che questi 10.000 euro vadano nuovamente a coloro che non hanno voglia di fare nulla. E poi chi stabilirà se l'erede cui tassare la successione è uno sciocco, mentre il beneficiario del gruzzoletto è meritevole? Nel “Paese dei diritti" meno Stato favorisce sviluppo e responsabilità ma soprattutto l'assunzione di maggiori doveri: sono questi ultimi il vero ascensore sociale».
Continua a leggereRiduci
Tra furbetti che ne approfittano e navigator che non funzionano, l'assegno grillino è sempre più inadeguato. Non basta commissariare l'Anpal, bisogna riformare l'intero meccanismo per creare nuova occupazione.L'esperto di previdenza, Alberto Brambilla: «Fa aumentare il numero di poveri senza creare lavoro. E dà una spinta al commercio in nero».Lo speciale contiene due articoli.L'ultimo caso clamoroso dei furbetti del reddito di cittadinanza è quello di un romeno di 29 anni che ha vissuto in Italia un solo giorno, giusto il tempo per presentare la richiesta del sussidio. Una volta ottenuta la certezza che avrebbe potuto ritirare i soldi ogni mese, è salito su un aereo ed è tornato in Romania. Ha lasciato la certificazione del Rdc a qualcuno che potesse ritirare i soldi e gli investigatori stanno cercando di capire se se li facesse recapitare su un conto all'estero o se del reddito beneficiasse in realtà qualcuno che non lo aveva richiesto, ma che tramite la tessera dello straniero poteva ritirare tutti i mesi il sussidio. La legge prevede che per richiedere il reddito di cittadinanza sia necessario essere cittadini italiani oppure stranieri residenti in Italia da almeno 10 anni, gli ultimi 2 con una presenza stabile nel Paese. Al romeno quindi è bastato dichiarare il falso per avere l'assegno. Ora è scattata la denuncia e dovrà restituire quanto percepito indebitamente. Ma se è all'estero e i soldi sono depositati su un conto straniero, potrebbe farla franca ancora.La vicenda è successa nella provincia di Vercelli, dove sono emerse 100 posizioni irregolari su circa 1.000 persone controllate, quindi più o meno il 10%. Il danno allo Stato supera i 400.000 euro. C'è poi il caso recente di 4 stranieri scoperti dai carabinieri nel Pavese che, fornendo documenti falsi, avevano ottenuto i sussidi da dicembre 2019 per un importo complessivo di oltre 15.000 euro. Nei controlli della guardia di finanza un mese fa sono incappate anche persone che avevano vinto al gioco somme importanti ma non le avevano dichiarate.Queste situazioni sono la punta di un iceberg difficile da quantificare nella sua ampiezza. Solo a Palermo negli ultimi 15 mesi sono stati scovati 500 percettori del sussidio che avevano intascato 500 milioni senza averne diritto. In un'altra operazione dei carabinieri di Gioia Tauro, nella tendopoli calabrese di San Ferdinando, sono stati individuati 177 migranti che avevano incassato il Rdc illegalmente. Secondo i dati dell'Inps sono 64.000 i nuclei familiari a cui negli ultimi due anni è stato revocato il sussidio perché non avevano i requisiti. Solo nel primo trimestre del 2021, il Rdc è stato tolto a 38.000 nuclei mentre nel 2020 ben 26.000 hanno ricevuto la revoca. Era stato introdotto come una misura temporanea per aiutare chi era senza lavoro a trovare un impiego. Invece il reddito di cittadinanza si sta trasformando in un sussidio permanente, un intoccabile atto dovuto da parte dello Stato verso i ceti meno abbienti. Che la misura funzioni male lo testimonia il fatto che il premier Mario Draghi abbia già silurato Mimmo Parisi, il teorico del Rdc piazzato dai grillini alla guida dell'Anpal, cioè l'ente (ora commissariato) cui era stata affidata la gestione del complesso meccanismo reclutando i navigator per aiutare a trovare lavoro. I navigator non funzionano, il reddito è un oceano di sprechi e abusi, i datori di lavoro non trovano più manodopera perché chi prende il reddito preferisce starsene a casa piuttosto che faticare per poche centinaia di euro in più al mese: non è arrivato il momento di metterci mano? Perché Enrico Letta, invece che prendersela con chi eredita il frutto dei sacrifici paterni, non destina ai giovani parte di questi fondi improduttiviLe irregolarità ormai non si contano. La più diffusa è proprio la mancanza del requisito di residenza e cittadinanza: nel 2020 ha rappresentato il 74% delle revoche. Nel 2021 è emerso anche che una buona quota di furbetti intascavano l'assegno senza essere affatto in condizione di povertà: il 24% delle situazioni illegali erano di proprietari di auto, moto e barche da diporto; non marginali (19%) coloro che avevano un valore del patrimonio mobiliare sopra la soglia e che pur lavorando continuavano a percepire il reddito (17%). Tra decadenza per perdita dei requisiti e revoche per irregolarità, sono circa 531.000 i nuclei familiari che dal 2019 a oggi hanno perso il diritto. Siccome i nuclei beneficiari sono circa 1.100.000, significa che 1 famiglia su 3 non aveva titolo per incassare l'assegno, il cui importo medio mensile è di 564,22 euro.Contrariamente agli obiettivi iniziali, il Rdc va per tre quarti all'assistenza: l'inserimento sul mercato del lavoro si è rivelato un flop. Lo si desume analizzando i dati dell'Anpal, l'Agenzia delle politiche attive del lavoro che hanno reclutato 2.600 navigator per seguire i percettori del reddito nella ricerca di un impiego. Su tutti i beneficiari del reddito (oltre 3 milioni), circa 1,3 risultavano occupabili al 31 ottobre 2020, cioè hanno i requisiti professionali per tentare di trovare un impiego. Ma pochissimi lo cercano davvero: meglio non far nulla o svolgere un'attività in nero. Soltanto 352.068 persone hanno avuto almeno un rapporto di lavoro successivo alla domanda di Rdc (il 25,7%). Lo scorso ottobre erano solo 192.851 i rapporti di lavoro ancora attivi. Il 15,4% dei beneficiari ha stipulato un contratto a tempo indeterminato mentre il 65% dei rapporti sono circoscritti a pochi mesi. Il 18,4% ha una durata inferiore al mese, il 51,4% tra i 2 e i 6 mesi e solo una quota del 9,3% supera la soglia dell'anno.Nonostante questo fallimento, il decreto Sostegni ha finanziato con 1 miliardo il reddito di cittadinanza e prorogato il contratto dei navigator, in scadenza a fine aprile, per tutto il 2021. Per l'anno in corso, inoltre, viene stabilita la sospensione dell'erogazione del Rdc, al posto della decadenza, in caso di uno o più contratti di lavoro a tempo determinato, entro il limite di 10.000 euro, per la durata del contratto e comunque non oltre i sei mesi. Il governo, infatti, stima che nel 2021 per effetto della pandemia, i percettori del Rdc aumenteranno di circa un quarto rispetto al 2020. Il numero dei sussidi erogati contro la povertà crescerà tra il 20% e il 25%, ovvero altre 500.000 persone, forse 700.000. E per i navigator, altri miracolati dal Rdc, si prevede un'infornata nella pubblica amministrazione. Sono in arrivo concorsi per 11.600 posti banditi dalle Regioni per lavorare a tempo indeterminato nei centri per l'impiego, dove attualmente i navigator operano come collaboratori.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/reddito-di-cittadinanza-ma-quando-lo-cancellate-2653155496.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="e-metadone-sociale-la-logica-dei-sussidi-non-motiva-i-giovani" data-post-id="2653155496" data-published-at="1622400581" data-use-pagination="False"> «È metadone sociale. La logica dei sussidi non motiva i giovani» «La spesa per assistenza e per gli incentivi all'occupazione è aumentata ma non si vedono i risultati. Anzi. La povertà assoluta è cresciuta e così pure i giovani disoccupati. Questo dovrebbe far riflettere. Significa che le politiche finora attuate non hanno funzionato e per di più sono un costo ingente per il bilancio pubblico». Lo dice Alberto Brambilla, esperto di previdenza e delle politiche sul lavoro, presidente di Itinerari previdenziali. «È arrivato il momento di rivedere il reddito di cittadinanza. Se continuiamo con la logica dei sussidi andremo a creare una generazione di giovani poco motivati». Ci dà qualche numero del fenomeno? «In Italia nel 2008 spendevamo a carico della fiscalità generale, per le forme varie di assistenza, 73 miliardi. I governi Renzi, Gentiloni, Conte 1 e in parte il Conte 2 hanno aggiunto ulteriori spese. Renzi ha introdotto l'Ape social, Gentiloni il reddito minimo di inserimento e il Conte 1 reddito e pensioni di cittadinanza. Alla fine del 2019 sono stati spesi 114 miliardi». Con che risultati? «Un governo normale dovrebbe chiedersi se, a fronte di un aumento del 50% della spesa ordinaria, è stata ridotta la povertà. Abbiamo comparato i dati di spesa assistenziale con l'indicatore di povertà assoluta e relativa dell'Istat. Il risultato è stato che se nel 2008 avevamo circa 2,7 milioni di persone in povertà assoluta, nel 2019 abbiamo superato i 5 milioni. E questo in un contesto economico di sviluppo: dal 2017 al 2019 sono stati tre anni buoni. Quindi prima di introdurre qualsiasi strumento ulteriore bisognerebbe domandarsi se la strada che abbiamo finora intrapreso va nella direzione giusta». Quali sono le distorsioni? «L'Ape social dà una forma di prepensionamento a carico della collettività. Dal momento che questa formula è rivolta spesso ai disoccupati a cui diamo la pensione piena, dovrebbe diminuire il numero dei poveri. Poi abbiamo il reddito di emergenza. Abbiamo speso 41 miliardi in più strutturali rispetto al 2008 e nello stesso periodo i poveri sono raddoppiati: un Paese che mette nel Piano nazionale di ripresa una somma per il sociale, per prima cosa deve chiedersi se sia questa la strada giusta, oppure è assistenzialismo puro. Io lo chiamo il metadone sociale: produce un numero maggiore di poveri e un numero minore di occupati. I numeri sono incontrovertibili, perché sono forniti dal Mef e dall'Istat». Cioè più si spende in assistenza e più i poveri aumentano? «L'Istat dice che aumentano i soggetti con fragilità, per esempio con dipendenze da droghe, alcol, ludopatia, disfunzioni alimentari. Se a questi “poveri" diamo solo soldi senza farli uscire dalla condizione di fragilità e tanto meno dalla povertà avviandoli al lavoro, la strada è sbagliata». Che si dovrebbe fare? «Dovremmo imitare i modelli scandinavi. Questi soggetti “poveri" vanno presi in carico dai servizi sociali, psicologi, biologi alimentari e così via, in modo che possano essere recuperate al lavoro uscendo dalla povertà. Non prestazioni esclusivamente di natura economica, ma di servizi. Se a un tossicodipendente do 300 euro e lo lascio solo, è molto probabile che spenda questi soldi in droga: non uscirà mai da quella situazione e la sua famiglia sarà sempre più povera. È sbagliato il metodo di welfare perché indiscriminato, fa fede solo l'Isee che sappiamo può essere falsificato e le cronache di questi giorni lo confermano: 6 casi su 10 sono falsi.» Il reddito di cittadinanza è un incentivo a non cercare un'occupazione? «Se a un giovane verso un sussidio da prelevare in contanti, senza nemmeno la giustificazione di una spesa, ditemi che interesse ha ad alzarsi presto per impegnarsi in lavori che pagano poco più del sussidio. Il Rdc è il più grande produttore di lavoro sommerso. I 5s da un lato fanno il cashback che costa miliardi e non combatte il nero, dall'altro erogano 5-7 miliardi di prestazioni assistenziali in contanti. Quindi chi vuole fare il nero non ha problemi. Chi prende 700 euro netti al mese, che interesse ha a trovarsi un lavoro regolare, cioè fare fatica e in più spendere per benzina, mezzi pubblici e pausa pranzo? Il Rdc penalizza l'occupazione, fa crescere la povertà e aumenta il nero». L'ultima novità assistenziale è la paghetta da 10.000 euro ai diciottenni proposta da Enrico Letta. «Occorre puntare sulle politiche attive del lavoro, sull'alternanza scuola e lavoro e sulla formazione. La mia generazione, quella degli anni Cinquanta, cominciava a lavorare a 14 anni e studiava di sera: le opportunità oggi sono maggiori di ieri. Che i giovani siano penalizzati è purtroppo un luogo comune, a parte l'enorme debito pubblico che gli lasciamo sulle spalle. In questa società chi ha buone idee può migliorare molto la sua posizione, altro che blocco dell'ascensore sociale. Bisogna premiare chi apre una startup, non aiutare quelli che non studiano e non lavorano. Con la proposta di Letta corriamo il rischio che questi 10.000 euro vadano nuovamente a coloro che non hanno voglia di fare nulla. E poi chi stabilirà se l'erede cui tassare la successione è uno sciocco, mentre il beneficiario del gruzzoletto è meritevole? Nel “Paese dei diritti" meno Stato favorisce sviluppo e responsabilità ma soprattutto l'assunzione di maggiori doveri: sono questi ultimi il vero ascensore sociale».
Nessuno sia lasciato indietro. Il diritto di Taiwan a cooperare per una salute universale
Dal 18 al 23 maggio 2026, mentre si svolge a Ginevra la 79ª Assemblea Mondiale della Sanità (AMS), una questione di giustizia e sicurezza globale rimane aperta e inaccettabilmente irrisolta. Nonostante il passare degli anni, la partecipazione di Taiwan ai lavori dell'Assemblea continua a essere ostacolata, lasciando un vuoto ingiustificabile nella rete sanitaria internazionale. L’AMS affronta temi cruciali sulla salute, dall'impatto del cambiamento climatico alla preparazione verso nuove pandemie e alla lotta contro la resistenza antimicrobica, eppure si continua a permettere che ragioni politiche prevalgano sul diritto universale alla salute, emarginando un Paese libero e democratico da un dialogo che appartiene a tutti.
L’esclusione di Taiwan dal sistema delle Nazioni Unite e dalle sue agenzie specializzate affonda le radici in una grave e persistente distorsione della Risoluzione 2758. È necessario ribadire con fermezza che tale documento, insieme alla Risoluzione 25.1 dell’AMS, affronta esclusivamente la rappresentanza della Cina all’ONU, ma non menziona Taiwan, non stabilisce che sia parte della Repubblica Popolare Cinese, né le conferisce il diritto di rappresentarla. Solo il governo democraticamente eletto di Taiwan può dare voce ai suoi 23 milioni di abitanti. Subire questa imposizione esterna è un’ingiustizia verso un intero popolo e mina l'integrità della sicurezza sanitaria globale.
Negli ultimi anni, il sostegno internazionale a favore di Taiwan è aumentato. In Italia, la Camera dei deputati ha approvato diverse risoluzioni, in particolare nel marzo 2025 ha approvato il documento finale dell’indagine conoscitiva sull’Indo-Pacifico, riaffermando l’importanza di Taiwan per la stabilità della regione. Nel mese di novembre 2025, l'Aula consiliare della Regione Lombardia ha compiuto un passo storico, approvando all'unanimità la mozione n. 370. L'atto promuove l’inclusione del Paese nelle organizzazioni internazionali, agendo concretamente contro il suo isolamento diplomatico. Un simile orientamento è condiviso anche dal Parlamento Europeo, dai suoi Stati membri e da numerosi altri governi, tra cui quelli di Giappone, Stati Uniti, Canada e Regno Unito, che hanno adottato risoluzioni affini, condannando le provocazioni militari della Cina e l’uso strumentale derivante dalla distorta interpretazione della Risoluzione 2758. Tali iniziative testimoniano la crescente consapevolezza delle democrazie mondiali e la ferma volontà di porre fine a un’emarginazione forzata e non più sostenibile per garantire a Taiwan il pieno riconoscimento nel contesto internazionale.
Taiwan ha dato prova di una competenza straordinaria nella gestione delle crisi e nell’innovazione medica. Nel 2025, ha raggiunto con cinque anni di anticipo i target dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per l'eliminazione dell'epatite C, portando i tassi di diagnosi e trattamento sopra il 90%. La sua esperienza nella prevenzione delle malattie infettive, supportata da un sistema di sorveglianza digitale all'avanguardia, è un bene pubblico che il mondo non può permettersi di sprecare. Oltre alla gestione delle emergenze, sta guidando la transizione verso la "Sanità Intelligente". Attraverso l’implementazione del Programma 888 per il monitoraggio delle patologie croniche e l'integrazione dell'intelligenza artificiale nei protocolli clinici, ha sviluppato modelli di cura predittiva con il potenziale di rivoluzionare l'efficienza dei sistemi sanitari.
In netto contrasto con questi contributi, dal 2017 a oggi la partecipazione di Taiwan ai meccanismi tecnici e informativi dell'OMS è stata drasticamente ridotta a causa dell'ostruzionismo di Pechino. Tale esclusione compromette la capacità di risposta globale, come abbiamo tragicamente appreso durante la pandemia di COVID-19, quando i nostri tempestivi segnali d'allerta rimasero inascoltati. Nell’attuale scenario del 2026, rinnoviamo con urgenza l’appello affinché l'Italia e la comunità internazionale si pongano come contrappeso a queste pressioni arbitrarie e discriminatorie. Sostenere l’ammissione di Taiwan in qualità di osservatore alle Nazioni Unite e alle sue agenzie specializzate non è un gesto politico contro qualcuno, ma un gesto di responsabilità verso tutti.
Taiwan è sempre pronta a mettere a disposizione strategie, tecnologie avanzate e l'eccellenza dei propri professionisti nella convinzione che il diritto alla salute e la sicurezza non debbano conoscere confini. “Insieme è meglio”, solo se nessuno viene lasciato indietro.
Riccardo Tsan Nan Lin
Direttore Generale
Ufficio di Rappresentanza di Taipei in Italia
Ufficio di Milano
Continua a leggereRiduci
La società IT presenta a Milano una nuova piattaforma gestionale dedicata alle piccole e medie imprese italiane. Automazione, integrazione con l’ecosistema Microsoft e modello «pay per use» al centro del progetto, con focus su produttività e digitalizzazione dei processi aziendali.
Le piccole e medie imprese italiane restano il cuore dell’economia del Paese, ma spesso affrontano la trasformazione digitale con strumenti limitati, costi elevati e processi ancora troppo manuali. È su questo terreno che Cegeka prova a inserirsi con SPACEplus, nuova piattaforma ERP presentata a Milano nella sede di Comin & Partners.
L’obiettivo dichiarato dall’azienda è rendere accessibili anche alle Pmi strumenti normalmente riservati a realtà più strutturate: gestione automatizzata dei processi aziendali, integrazione dell’intelligenza artificiale e un modello di utilizzo «pay per use», che consente alle imprese di attivare solo i moduli realmente necessari.
SPACEplus nasce dall’evoluzione delle precedenti piattaforme sviluppate da Cegeka negli ultimi decenni. Il progetto mantiene alcuni elementi storici della famiglia SPACE - modularità, personalizzazione e semplicità di utilizzo - ma introduce una nuova architettura tecnologica pensata per aumentare prestazioni e scalabilità. La piattaforma è stata sviluppata con un’attenzione particolare alle esigenze delle Pmi italiane, soprattutto nei settori manifatturiero, metallurgico, cosmetico, dell’occhialeria, dell’Oil & Gas, della plastica e dei servizi. Il sistema punta ad accompagnare le aziende nella gestione quotidiana di attività amministrative, produzione, gestione ordini e monitoraggio operativo.
Uno degli aspetti centrali del progetto riguarda l’integrazione dell’intelligenza artificiale all’interno dei processi aziendali. SPACEplus utilizza sistemi di automazione per attività come analisi documentale, inserimento dati, precompilazione e gestione ordini, fino alle analisi avanzate a supporto delle decisioni aziendali. La piattaforma dialoga inoltre con l’ecosistema Microsoft e Office 365, integrando strumenti come Teams, Excel, Outlook e Power BI per trasformare dati e documenti in dashboard e flussi automatizzati.
Secondo Cegeka, i benefici osservati riguardano soprattutto la riduzione dei tempi operativi, una maggiore accuratezza nella gestione dei dati e una diminuzione delle attività manuali ripetitive. «Il mercato degli ERP per le Pmi italiane aveva bisogno di essere ripensato», ha spiegato Lorenzo Greco, amministratore delegato di Cegeka Italia. «SPACEplus mette la sovranità digitale e la velocità decisionale al centro, trasformando uno strumento gestionale in un vero vantaggio competitivo». L’azienda ha inoltre delineato una roadmap di sviluppo che guarda al 2030, con l’obiettivo di evolvere progressivamente la piattaforma verso un’architettura cross-platform basata su .NET10 e di aggiornare in modo continuo le funzionalità legate all’intelligenza artificiale.
Fondata nel 1992 in Belgio da André Knaepen, Cegeka opera oggi in 17 Paesi con oltre 9.000 dipendenti e un fatturato consolidato che nel 2025 ha superato 1,28 miliardi di euro. In Italia il gruppo conta circa 500 professionisti e concentra la propria attività su cloud, cybersecurity, data management, AI e business applications.
Continua a leggereRiduci