Via italiana al riarmo: nelle spese militari anche porti, cantieri, ferrovie e strade
Guido Crosetto (Ansa)
  • Il governo punta a raggiungere il 5% del Pil investendo pure in infrastrutture. Guido Crosetto: «Non sarà toccato il welfare».
  • Il premier inglese sostiene Rachel Reeves, in lacrime in Aula dopo gli attacchi per la sforbiciata ai sussidi. Il pianto innervosisce i mercati: valuta in calo e rimbalzo dei titoli di Stato.

Lo speciale contiene due articoli

«The Italian Job». Così l’agenzia di stampa americana Reuters chiama quella che potremmo definire la via italiana al riarmo. Una formula che se accettata da Nato e Commissione europea, è già in predicato di diventare un modello anche per altri Paesi.

Il nuovo obiettivo infatti, fissato al 5% di cui un 1,5% in sicurezza e il 3,5% in spese militari, rischia di essere proibitivo come già scritto, soprattutto per quei Paesi che hanno un alto debito pubblico come l’Italia o la Spagna. Poco il margine di manovra fiscale ed è per questo che il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per evitare di far crescere ancora il debito, ha già chiarito che non ricorrerà alla clausola di salvaguardia, lo strumento messo in campo dalla Commissione europea per permettere di escludere le spese della difesa dal patto di stabilità.

Tuttavia per il governo italiano una via che non preveda tagli allo stato sociale ci sarebbe e in parte lo ha già dimostrato. L’Italia a maggio di quest’anno ha portato le spese militari al 2% del Pil, come richiesto dall’Alleanza ai suoi membri nel 2014. L’obiettivo è stato raggiunto tramite una serie di modifiche contabili, con l’inclusione di voci precedentemente escluse come le pensioni dei soldati e la guardia costiera. Arrivare al 3,5% però sarà decisamente più difficile. Si tratta di un aumento di spesa di oltre 60 miliardi. Per questo si sta prendendo in considerazione l’inclusione di infrastrutture civili come porti, cantieri navali, ferrovie, strade.

L’Italia prevede di investire 206 miliardi sulle ferrovie e 162 miliardi per le strade e le autostrade.

«Gran parte degli investimenti infrastrutturali previsti rientra nei parametri Nato perché hanno applicazioni a duplice uso», ha spiegato il viceministro dei Trasporti, Edoardo Rixi, a Reuters. La Commissione poi ha aggiunto che spetta all’Italia decidere se la finalità principale di un’infrastruttura sia militare o civile.

Anche un commento del ministro della Difesa Guido Crosetto lascia intendere che la direzione sia questa: «L’1,5% è già in bilancio, non sarà toccata la spesa sociale». E quel 3,5%, sottolinea Crosetto, andrebbe utilizzato per «ricerca e sviluppo, intelligenza artificiale, cyber e umanoidi. Ogni giorno riceviamo atti di guerra cyber, non sono bombe ma sono attacchi ostili di guerra».

Secondo il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, per l’Europa è giunto il momento «del salto di qualità, dobbiamo assumerci le nostre responsabilità per realizzare il pilastro europeo della Nato e, in prospettiva, una Difesa europea integrata. Era il sogno di De Gasperi e Berlusconi». E poi: «Dietro l’aumento deciso dalla Nato non ci sono “svolte belliciste”, investire in sicurezza è un concetto molto più ampio che acquistare bombe o carri armati. Significa innanzitutto rafforzare il nostro impegno per la pace».

Reuters riporta anche le dichiarazioni di un funzionario Nato, parole che rappresentano un assist per l’Italia. «Abbiamo bisogno di reti di trasporto civili in grado di supportare la mobilità militare. Oltre a carri armati, caccia e navi da guerra, abbiamo bisogno di strade, ferrovie e porti». E l’Italia ha già individuato progetti infrastrutturali strategici necessari per un valore di ben 483 miliardi di euro: si va dai porti di Trieste e Genova da ammodernare, al cantiere navale di La Spezia. «Se si deve costruire, riparare e manutenere navi militari, nonché trasportare truppe e attrezzature militari, è necessario disporre di infrastrutture adeguate», ha spiegato ancora Rixi.

Notizie che in teoria dovrebbero essere musica per le orecchie dei pacifisti del Movimento 5 stelle, eppure sembra non essere così. Appare quanto meno incoerente la posizione assunta ieri dal presidente Giuseppe Conte che, intervenendo nel corso dell’audizione dei ministri Tajani e Crosetto in commissione alla Camera, ha detto: «Sottoscrivete un 5% di aumento della spesa in difesa e ci raccontate che non ci saranno conseguenze per il welfare. Ma come fate a prendere in giro gli italiani? Abbiamo 5,7 milioni di poveri, stiamo tagliando e siamo in una situazione disastrata. I nostri statisti scaricano a futura memoria». E poi: «Se a Bruxelles sottoscrivi un piano di riarmo da 800 miliardi, dove tutti i Paesi che hanno capacità fiscale, a partire dalla Germania, potranno ingrassare e convertire le loro industrie per produrre missili e carri armati e lo faranno usando i fondi di coesione di cui noi non possiamo beneficiare perché non abbiamo questa capacità fiscale, noi non potremo partecipare a questa torta, facendo un favore agli altri sfasceremo completamente il mercato comune europeo. Questa non è lealtà tra alleati, ma sudditanza».

E ancora, durissimo: «La coperta è corta per tutti, famiglie e imprese italiane, ma l’importante è che tenga sempre ben al caldo i soliti noti, come le banche che hanno fatto utili pazzeschi e come i padroni delle armi e i fondi di investimento che si sono fiondati a lucrare su ingenti ritorni».


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