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2024-05-10
Ragazzo risarcito a vita per danni da vaccino
Pascal Soriot, 64 anni, amministratore delegato di Astrazeneca (Ansa)
Siamo ben lontani dallo scenario inglese: Londra ha erogato 163 assegni di risarcimento alle vittime dei vaccini anti Covid. Qualcosa, però, si sta muovendo anche in Italia.
Il Codacons, l’associazione che difende gli interessi dei consumatori, ha annunciato di aver vinto una causa intentata per conto di un ragazzo genovese di 37 anni, indicato con le iniziali F.E.P., danneggiato dal farmaco di Astrazeneca. La società, peraltro, ha appena ritirato definitivamente il suo prodotto a vettore adenovirale, proprio mentre, nel Regno Unito, è in corso una class action da parte di chi ha patito effetti collaterali. Il giovane riceverà un vitalizio di 1.740,77 euro a bimestre.
A fine marzo 2021, l’uomo si era sottoposto a una prima dose di Vaxzevria e, dopo due settimane, aveva notato un ematoma al torace. Nonostante questo, a metà giugno ha ricevuto anche il richiamo. A quel punto, gli ematomi si sono estesi ai glutei e sono comparse macchie rosse sulle caviglie. Al pronto soccorso del San Martino, nel capoluogo ligure, gli è stata diagnosticata una piastrinopenia immunomediata, patologia caratterizzata da un marcato calo delle piastrine. A fine novembre 2021, infine, i referti hanno certificato «l’occlusione completa della vena basilica a destra nel suo tratto omerale da tvs» e «l’occlusione completa della vena cefalica nel tratto di avambraccio da tvs». Oltre al ricovero in ospedale a una serie di controlli, il malcapitato è dunque stato costretto a iniziare terapie cortisoniche. Il trentasettenne non è rimasto in silenzio. Ha deciso di dare battaglia. Si è rivolto al Codacons, che ha avviato l’iter per il riconoscimento del danno, ai sensi della legge 210 del 1992. Nel comunicato diffuso l’altro giorno, l’associazione segnala che l’autorità sanitaria «ha ora sancito il nesso causale tra la vaccinazione e l’insorgenza delle patologie denunciate in soggetto fino ad allora sano». Nei verbali, si legge che «il manifestarsi della piastrinopenia immunomediata cronica [...] costituisce certamente una reazione avversa grave [...] potenzialmente innescata» dall’iniezione.
Il giudizio della Asl 3 di Genova e della commissione medica ospedaliera di La Spezia costituisce un precedente importante. Anche perché, come La Verità ha mostrato, non è facile accedere agli indennizzi, pure a fronte di pareri medico-legali che attestino i nessi di causalità tra malattie e vaccini. Nei due casi di cui vi avevamo dato conto, entrambi riferiti a inoculazioni con medicinali a mRna, il contributo economico non verrà corrisposto: secondo i legali delle vittime, perché le tabelle statali non sono aggiornate (risalgono al 1981) e non includono i disturbi in cui sono incorsi i cittadini menomati dal preparato di Pfizer; altri esperti hanno rilevato, invece, che l’erogazione dell’assegno non è obbligatoria al di sotto del 74% di invalidità. Una soglia che, tuttavia, è già molto alta: un invalido al 70% può non essere più in grado di vivere una vita normale e magari nemmeno di lavorare.
Finora, solo in altre due circostanze la giustizia aveva riconosciuto il diritto a un risarcimento, a beneficio degli eredi di due insegnanti morte in seguito alla somministrazione di Astrazeneca. Le povere docenti stroncate dal vaccino erano Zelia Guzzo, 37 anni, come F.E.P., che si è salvato ed è riuscito ad avere il vitalizio, deceduta il 22 marzo 2021; e Francesca Tuscano, 32 anni, scomparsa il 4 aprile 2021. Tre giorni prima che Sergio Abrignani del Cts, successivamente molto critico sull’opportunità di rifilare Vaxzevria ai giovani, rilasciasse un’intervista alla Stampa, nella quale invitava a non pensare «solo ai rari casi di trombosi» provocati da Astrazeneca. Dieci giorni più tardi, Roberto Speranza si mise a minacciare chi si permetteva di rifiutare la puntura con il siero anglosvedese: «Finirà in coda», ammoniva, facendo leva sulla paura degli italiani di rimanere indifesi dinanzi al virus.
Sulla questione delle reazioni avverse ai vaccini anti Covid urge un ribaltamento totale di prospettiva. L’ex ministro ha avuto la faccia tosta di apostrofare i danneggiati che erano andati a contestarlo, accusandoli di essere pagati dalla trasmissione Fuori dal coro per «fare casino». Giorgia Meloni, al contrario, ha promesso che andrà «fino in fondo» alla questione, mentre Orazio Schillaci, rimarcando che il governo è «sensibile» al tema e che esiste già, nel suo dicastero di lungotevere Ripa, una commissione che indaga sugli effetti collaterali dei farmaci, ha assicurato che il gruppo di studio verrà potenziato. Balla ancora, invece, l’impegno a dotare di 1 miliardo il fondo per i risarcimenti, come la stessa leader di Fdi aveva chiesto a Mario Draghi, a dicembre 2021. Certo, il Superbonus ha squassato i conti pubblici e le risorse a disposizione sono limitate. Lo è ancora di più la pazienza di chi si è fidato della scienza e se n’è pentito per sempre.
L’uscita di scena di tutti i concorrenti rende Pfizer e Moderna monopolisti
Uno dopo l’altro, come birilli, tutti i vaccini anti Covid che avrebbero dovuto essere disponibili sul mercato dal 2020 in poi sono ormai caduti sul campo di battaglia, a eccezione di Pfizer e Moderna che sono diventati di fatto, tra vaccini e monoclonali, i grandi monopolisti della pandemia.
Il recente ritiro di Astrazeneca è infatti l’ultimo di una lunga serie: il primo giugno 2023 i regolatori della Food and grug administration (Fda) avevano già revocato l’autorizzazione di emergenza per il vaccino Johnson su richiesta della stessa azienda produttrice Jannsen per «troppe dosi scadute» e crollo della domanda negli Usa. In realtà il preparato, somministrato in una sola inoculazione, aveva dovuto affrontare problemi legati a un disturbo della coagulazione raro e potenzialmente mortale, valutato da Fda più preoccupante delle «rare miocarditi» causate dai vaccini Pfizer, somministrati a miliardi di giovani. Il 12 ottobre è toccato al vaccino austriaco Valneva (inattivato, adiuvato, adsorbito), la cui autorizzazione è stata revocata dalla Commissione europea. L’11 marzo 2024, sempre per decisione della Commissione Ue, è stato annullato il via libera anche al vaccino Vidprevtyn Beta (ricombinante, adiuvato) della francese Sanofi Pasteur.
Non ha neanche visto la luce il famoso «vaccino italiano», progettato dal ricercatore Iss Maurizio Federico, noto per la triste vicenda del decesso della figlia Lisa, che vede indagato il professor Franco Locatelli, ex direttore Cts. Federico lavorava su un vaccino non basato sulla tecnologia a mRna, ma il governo italiano non volle dar seguito. Infine, come riportato da un comunicato Ema lo scorso 27 marzo, anche il vaccino anglosvedese Astrazeneca (Vaxzevria) è stato ritirato a seguito della richiesta presentata dalla stessa azienda farmaceutica il 5 marzo 2024.
Per i quattro preparati - Johnson, Valneva, Sanofi e Astrazeneca - il ritiro è scattato su istanza delle stesse aziende farmaceutiche per ragioni commerciali, che non sembrano giustificare addirittura la richiesta di revoca delle autorizzazioni conquistate nel 2020. Era davvero necessario?
In una conversazione pubblica di novembre 2020 con Bill Gates, Anthony Fauci aveva parlato del business dei nuovi farmaci anti Covid. «II piano (di chi e quale?, ndr) è che ci sia più di un “vincitore”», spiegava Fauci, aggiungendo di voler vedere «quattro, cinque vincitori». L’ex consulente scientifico di Joe Biden ci teneva a fugare il dubbio che una sola azienda, americana per di più, detenesse il monopolio dei vaccini. E invece è andata proprio così: la colossale operazione commerciale è servita a imporre ai cittadini di tutto il mondo occidentale il business del secolo. I farmaci a mRna prodotti dalle aziende statunitensi Pfizer e Moderna hanno di fatto cannibalizzato tutti gli altri concorrenti europei, imponendosi sul mercato degli immunizzanti anti Sars Cov-2, e non solo: le terapie geniche mRna che si stanno studiando nei laboratori Usa saranno diffuse per affrontare le malattie dei prossimi 50 anni.
Dietro c’è stata sicuramente una sorta di spartizione delle fette di mercato che garantisse il monopolio dell’mRna alle sole Pfizer e Moderna. Ma è stata anche una misura precauzionale: con le prime sentenze di condanna per eventi avversi, continuare a commercializzare il prodotto avrebbe potuto aprire un varco giudiziario per bypassare le clausole di esenzione di responsabilità.
Morale della storia: a oltre quattro anni dalla pandemia, i famosi «quattro, cinque vincitori» europei sono stati eliminati e il business dei vaccini è stato fagocitato dalle aziende Usa, non necessariamente perché hanno realizzato i farmaci «migliori» o «più sicuri», come dimostrano i processi avviati in tutto il mondo. In mezzo a quest’epica disfida commerciale sono finiti i cittadini, che hanno testato gratuitamente i prodotti per conto delle aziende che avevano fretta di immetterli sul mercato. Ma questa parte della storia, ancora non la vuole raccontare nessuno.
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Il Codacons annuncia di aver vinto una causa intentata da un trentasettenne genovese, colpito da gravi patologie causate da Az. Riceverà oltre 1.700 euro ogni bimestre. Un precedente importante visto che in Italia è solo la terza persona a ricevere un indennizzo.Caduti come birilli Vaxzevria, Johnson e molti altri. Il business del futuro è made in Usa.Lo speciale contiene due articoli.Siamo ben lontani dallo scenario inglese: Londra ha erogato 163 assegni di risarcimento alle vittime dei vaccini anti Covid. Qualcosa, però, si sta muovendo anche in Italia.Il Codacons, l’associazione che difende gli interessi dei consumatori, ha annunciato di aver vinto una causa intentata per conto di un ragazzo genovese di 37 anni, indicato con le iniziali F.E.P., danneggiato dal farmaco di Astrazeneca. La società, peraltro, ha appena ritirato definitivamente il suo prodotto a vettore adenovirale, proprio mentre, nel Regno Unito, è in corso una class action da parte di chi ha patito effetti collaterali. Il giovane riceverà un vitalizio di 1.740,77 euro a bimestre.A fine marzo 2021, l’uomo si era sottoposto a una prima dose di Vaxzevria e, dopo due settimane, aveva notato un ematoma al torace. Nonostante questo, a metà giugno ha ricevuto anche il richiamo. A quel punto, gli ematomi si sono estesi ai glutei e sono comparse macchie rosse sulle caviglie. Al pronto soccorso del San Martino, nel capoluogo ligure, gli è stata diagnosticata una piastrinopenia immunomediata, patologia caratterizzata da un marcato calo delle piastrine. A fine novembre 2021, infine, i referti hanno certificato «l’occlusione completa della vena basilica a destra nel suo tratto omerale da tvs» e «l’occlusione completa della vena cefalica nel tratto di avambraccio da tvs». Oltre al ricovero in ospedale a una serie di controlli, il malcapitato è dunque stato costretto a iniziare terapie cortisoniche. Il trentasettenne non è rimasto in silenzio. Ha deciso di dare battaglia. Si è rivolto al Codacons, che ha avviato l’iter per il riconoscimento del danno, ai sensi della legge 210 del 1992. Nel comunicato diffuso l’altro giorno, l’associazione segnala che l’autorità sanitaria «ha ora sancito il nesso causale tra la vaccinazione e l’insorgenza delle patologie denunciate in soggetto fino ad allora sano». Nei verbali, si legge che «il manifestarsi della piastrinopenia immunomediata cronica [...] costituisce certamente una reazione avversa grave [...] potenzialmente innescata» dall’iniezione.Il giudizio della Asl 3 di Genova e della commissione medica ospedaliera di La Spezia costituisce un precedente importante. Anche perché, come La Verità ha mostrato, non è facile accedere agli indennizzi, pure a fronte di pareri medico-legali che attestino i nessi di causalità tra malattie e vaccini. Nei due casi di cui vi avevamo dato conto, entrambi riferiti a inoculazioni con medicinali a mRna, il contributo economico non verrà corrisposto: secondo i legali delle vittime, perché le tabelle statali non sono aggiornate (risalgono al 1981) e non includono i disturbi in cui sono incorsi i cittadini menomati dal preparato di Pfizer; altri esperti hanno rilevato, invece, che l’erogazione dell’assegno non è obbligatoria al di sotto del 74% di invalidità. Una soglia che, tuttavia, è già molto alta: un invalido al 70% può non essere più in grado di vivere una vita normale e magari nemmeno di lavorare.Finora, solo in altre due circostanze la giustizia aveva riconosciuto il diritto a un risarcimento, a beneficio degli eredi di due insegnanti morte in seguito alla somministrazione di Astrazeneca. Le povere docenti stroncate dal vaccino erano Zelia Guzzo, 37 anni, come F.E.P., che si è salvato ed è riuscito ad avere il vitalizio, deceduta il 22 marzo 2021; e Francesca Tuscano, 32 anni, scomparsa il 4 aprile 2021. Tre giorni prima che Sergio Abrignani del Cts, successivamente molto critico sull’opportunità di rifilare Vaxzevria ai giovani, rilasciasse un’intervista alla Stampa, nella quale invitava a non pensare «solo ai rari casi di trombosi» provocati da Astrazeneca. Dieci giorni più tardi, Roberto Speranza si mise a minacciare chi si permetteva di rifiutare la puntura con il siero anglosvedese: «Finirà in coda», ammoniva, facendo leva sulla paura degli italiani di rimanere indifesi dinanzi al virus.Sulla questione delle reazioni avverse ai vaccini anti Covid urge un ribaltamento totale di prospettiva. L’ex ministro ha avuto la faccia tosta di apostrofare i danneggiati che erano andati a contestarlo, accusandoli di essere pagati dalla trasmissione Fuori dal coro per «fare casino». Giorgia Meloni, al contrario, ha promesso che andrà «fino in fondo» alla questione, mentre Orazio Schillaci, rimarcando che il governo è «sensibile» al tema e che esiste già, nel suo dicastero di lungotevere Ripa, una commissione che indaga sugli effetti collaterali dei farmaci, ha assicurato che il gruppo di studio verrà potenziato. Balla ancora, invece, l’impegno a dotare di 1 miliardo il fondo per i risarcimenti, come la stessa leader di Fdi aveva chiesto a Mario Draghi, a dicembre 2021. Certo, il Superbonus ha squassato i conti pubblici e le risorse a disposizione sono limitate. Lo è ancora di più la pazienza di chi si è fidato della scienza e se n’è pentito per sempre.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/ragazzo-risarcito-vita-danni-vaccino-2668216544.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="luscita-di-scena-di-tutti-i-concorrenti-rende-pfizer-e-moderna-monopolisti" data-post-id="2668216544" data-published-at="1715323730" data-use-pagination="False"> L’uscita di scena di tutti i concorrenti rende Pfizer e Moderna monopolisti Uno dopo l’altro, come birilli, tutti i vaccini anti Covid che avrebbero dovuto essere disponibili sul mercato dal 2020 in poi sono ormai caduti sul campo di battaglia, a eccezione di Pfizer e Moderna che sono diventati di fatto, tra vaccini e monoclonali, i grandi monopolisti della pandemia. Il recente ritiro di Astrazeneca è infatti l’ultimo di una lunga serie: il primo giugno 2023 i regolatori della Food and grug administration (Fda) avevano già revocato l’autorizzazione di emergenza per il vaccino Johnson su richiesta della stessa azienda produttrice Jannsen per «troppe dosi scadute» e crollo della domanda negli Usa. In realtà il preparato, somministrato in una sola inoculazione, aveva dovuto affrontare problemi legati a un disturbo della coagulazione raro e potenzialmente mortale, valutato da Fda più preoccupante delle «rare miocarditi» causate dai vaccini Pfizer, somministrati a miliardi di giovani. Il 12 ottobre è toccato al vaccino austriaco Valneva (inattivato, adiuvato, adsorbito), la cui autorizzazione è stata revocata dalla Commissione europea. L’11 marzo 2024, sempre per decisione della Commissione Ue, è stato annullato il via libera anche al vaccino Vidprevtyn Beta (ricombinante, adiuvato) della francese Sanofi Pasteur. Non ha neanche visto la luce il famoso «vaccino italiano», progettato dal ricercatore Iss Maurizio Federico, noto per la triste vicenda del decesso della figlia Lisa, che vede indagato il professor Franco Locatelli, ex direttore Cts. Federico lavorava su un vaccino non basato sulla tecnologia a mRna, ma il governo italiano non volle dar seguito. Infine, come riportato da un comunicato Ema lo scorso 27 marzo, anche il vaccino anglosvedese Astrazeneca (Vaxzevria) è stato ritirato a seguito della richiesta presentata dalla stessa azienda farmaceutica il 5 marzo 2024. Per i quattro preparati - Johnson, Valneva, Sanofi e Astrazeneca - il ritiro è scattato su istanza delle stesse aziende farmaceutiche per ragioni commerciali, che non sembrano giustificare addirittura la richiesta di revoca delle autorizzazioni conquistate nel 2020. Era davvero necessario? In una conversazione pubblica di novembre 2020 con Bill Gates, Anthony Fauci aveva parlato del business dei nuovi farmaci anti Covid. «II piano (di chi e quale?, ndr) è che ci sia più di un “vincitore”», spiegava Fauci, aggiungendo di voler vedere «quattro, cinque vincitori». L’ex consulente scientifico di Joe Biden ci teneva a fugare il dubbio che una sola azienda, americana per di più, detenesse il monopolio dei vaccini. E invece è andata proprio così: la colossale operazione commerciale è servita a imporre ai cittadini di tutto il mondo occidentale il business del secolo. I farmaci a mRna prodotti dalle aziende statunitensi Pfizer e Moderna hanno di fatto cannibalizzato tutti gli altri concorrenti europei, imponendosi sul mercato degli immunizzanti anti Sars Cov-2, e non solo: le terapie geniche mRna che si stanno studiando nei laboratori Usa saranno diffuse per affrontare le malattie dei prossimi 50 anni. Dietro c’è stata sicuramente una sorta di spartizione delle fette di mercato che garantisse il monopolio dell’mRna alle sole Pfizer e Moderna. Ma è stata anche una misura precauzionale: con le prime sentenze di condanna per eventi avversi, continuare a commercializzare il prodotto avrebbe potuto aprire un varco giudiziario per bypassare le clausole di esenzione di responsabilità. Morale della storia: a oltre quattro anni dalla pandemia, i famosi «quattro, cinque vincitori» europei sono stati eliminati e il business dei vaccini è stato fagocitato dalle aziende Usa, non necessariamente perché hanno realizzato i farmaci «migliori» o «più sicuri», come dimostrano i processi avviati in tutto il mondo. In mezzo a quest’epica disfida commerciale sono finiti i cittadini, che hanno testato gratuitamente i prodotti per conto delle aziende che avevano fretta di immetterli sul mercato. Ma questa parte della storia, ancora non la vuole raccontare nessuno.
Imagoeconomica
Giovedì, gli avvocati Paolo Gallinelli e Lorenzo Rutolo difensori del carabiniere di 44 anni, sposato con due figli, hanno inviato la richiesta alla Verità, indicando le coordinate Iban del carabiniere per il versamento. L’importo della provvisionale sarà quindi versato dal Marroccella sul conto corrente dell’avvocato Claudia Serafini, che rappresenta le parti civili assieme a Michele Vincelli. Era stato lo stesso studio legale Serafini-Vincelli a presentare ai difensori, tramite lettera raccomandata, la richiesta di pagamento «delle somme liquidate» il 7 gennaio dal giudice Claudio Politi.
Nella sentenza, oltre alla condanna del Marroccella a tre anni di reclusione per «eccesso colposo nell’uso legittimo di armi», il magistrato aveva disposto una provvisionale immediatamente esecutiva di 125.000 ai parenti del siriano Jamal Badawi, 56 anni, quattro fogli di espulsione mai eseguiti, che si sono costituiti parte civile.
La notte del 20 settembre 2020, il carabiniere era intervenuto dietro segnalazione di un furto in un condominio dell’Eur e per bloccare il delinquente, che aveva aggredito e ferito un altro vicebrigadiere, aveva sparato uccidendo il Badawi. L’anticipo sull’importo integrale che il carabiniere dovrà versare in via definitiva, qualora la sua condanna venga confermata in appello e in terzo grado di giudizio, è di 15.000 euro a ciascuno dei cinque figli e alla moglie di Badawi che si erano trasferiti in Svizzera; 5.000 a ciascuno dei sette fratelli per un totale di 125.000.
Ma non è finita. Gli avvocati delle parti civili chiedono anche il pagamento di 8.806 euro come «refusione delle spese di costituzione e difesa» sostenute da moglie, figli e fratelli del pregiudicato siriano. Somma maggiorata dalle voci indicate in ciascuna delle due parcelle come spese generali, contributo per la Cpa, la Cassa previdenza avvocati, e Iva, che eleva a 12.849,01 euro la cifra dovuta ai legali dei parenti del siriano.
Scandaloso è che i familiari avevano chiesto e ottenuto il patrocinio gratuito. Come aveva evidenziato La Verità, per gli extracomunitari può bastare una autocertificazione a dimostrazione di non essere abbienti. Il vicebrigadiere, al quale nemmeno sono state concesse le attenuanti generiche e che ha subìto pure l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, deve dunque dare ben 137.849,01 euro. Per fortuna c’è stata la straordinaria risposta dei lettori della Verità, altrimenti Marroccella non sapeva proprio come raccogliere tutti questi soldi, pari a più di sei anni di stipendio.
Sconcerta, inoltre, la domanda di risarcimento presentata da tredici tra figli e fratelli del siriano, che da come risulta nella memoria difensiva «hanno dichiarato di essere familiari stretti della persona deceduta. Tuttavia, il rapporto parentale, che costituisce il presupposto logico e giuridico per la legittimazione attiva e per la liquidazione del danno, non è stato oggetto di prova diretta».
In 13 si sono costituiti parte civile, ma «solo uno dei cinque figli del Badawi si è fatto vedere durante il processo, degli altri nemmeno l’ombra», sottolineano i legali del vicebrigadiere. Era questa la sofferenza dei familiari superstiti? C’era un provvedimento di decadenza dalla potestà genitoriale del siriano nei confronti di tutti e cinque i figli, la sua famiglia si era spostata in Svizzera come «volontà di allontanamento dalla persona di Jamal Badawi», dichiararono durante il procedimento penale gli avvocati Gallinelli e Rutolo.
L’unico figlio presente alle udienze affermò che nel 2019 c’erano state reciproche visite a Roma e in Svizzera tra il siriano e la sua famiglia, evidentemente per dimostrare il mantenimento di un legame. Non era possibile perché «il 24 luglio 2017, Badawi era stato tradotto in carcere per l’esecuzione di una pena detentiva pari ad anni 3 e mesi 3 per il reato di estorsione, con scarcerazione per fine pena il 22 gennaio 2020», documentava la difesa del Marroccella.
Bisognerà aspettare aprile, per conoscere le motivazioni di una sentenza così dura nei confronti del vicebrigadiere e che ha inasprito la pena a due anni e sei mesi chiesta dalla Procura. Però il risarcimento del danno da reato presuppone l’esistenza di un fatto illecito, ossia di una condotta antigiuridica produttiva di danno ingiusto. «Non si trattò né di legittima difesa né di eccesso colposo, ma di uso legittimo delle armi da parte di un pubblico ufficiale che non ha scelta: deve intervenire», sostengono i suoi avvocati che ricorreranno in Appello.
Per la provvisionale, la difesa riteneva che «non sussistano i presupposti per il riconoscimento delle statuizioni civili come richieste: in particolare, infatti, mancano sia il presupposto dell’illecito, sia la prova del vincolo parentale in capo alle parti civili costituite, il cui legittimo diritto al risarcimento non risulta né provato né presunto nei termini richiesti dall’ordinamento». Il giudice l’ha concessa, assieme al pagamento delle spese delle parti civili.
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Prima ancora che in carcere, Mario Roggero, il gioielliere settantunenne di Grinzane Cavour (Cuneo) condannato in Appello a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori, rischia di finire sotto i ponti, insieme a tutta la sua famiglia.
Se da un lato la sentenza di appello ha ridotto la pena rispetto ai 17 anni del pronunciamento di primo grado, dall’altro, la conferma della provvisionale di 780.000 euro complessivi (più spese legali per almeno 88.000 euro) rende esecutiva quella parte della sentenza, anche se, a differenza di quanto avveniva in passato, il pronunciamento (del quale non sono ancora state depositate le motivazioni) non è ancora irrevocabile. Dopo la sentenza di primo grado, nel maggio 2024, i due immobili di Roggero erano stati sottoposti a sequestro conservativo, disposto sulla base della provvisionale. E con l’esecutività del pronunciamento sulle questioni civilistiche il sequestro conservativo si è convertito in pignoramento immobiliare.
Il gioielliere ha già versato 300.000 euro (recuperati vendendo altri immobili), quindi attualmente devono essere corrisposti ancora 480.000 euro, come detto oltre le spese legali. Richieste risarcitorie alle quali Roggero non è in grado di far fronte. Ma in caso di condanna definitiva, oltre alle porte del carcere per il gioielliere si aprirebbero anche quelle di una causa civile multimilionaria. Per definizione, le provvisionali stabilite dai giudici all’interno di un processo penale sono l’importo dovuto dalla persona condannata come risarcimento parziale, mentre l’ammontare complessivo viene stabilito in un procedimento separato. Nel caso di Roggero, le richieste risarcitorie delle 15 parti civili corrispondono a circa 3.300.000 euro, cifra che rende facilmente prevedibile che, qualora la Cassazione dovesse confermare la condanna in via definitiva, si aprirebbe un processo civile con una richiesta risarcitoria di ben oltre 3 milioni di euro.
Al momento però il problema principale che Roggero si trova a dover affrontare è soprattutto quello dall’ormai prossima procedura di espropriazione forzata immobiliare, che ovviamente sarà impugnata dai suoi legali, ma che crea una situazione decisamente complessa, non solo per il gioielliere, ma per tutta la sua famiglia.
I fatti che hanno portato alla condanna del gioielliere risalgono al 28 aprile 2021, quando Roggero subì una rapina a mano armata all’interno del suo negozio. Tre banditi, armati di pistola (poi risultata finta) e coltello fecero irruzione nell’attività, terrorizzando il commerciante, sua figlia e la moglie. Secondo le dichiarazioni rilasciate nel corso del processo dal gioielliere, l’arma gli fu puntata in faccia ripetutamente, per costringerlo a consegnare il contenuto della cassaforte, mentre la moglie fu colpita duramente al volto. Convinto di essere in imminente pericolo di vita e affermando di voler proteggere sé stesso e la famiglia, dopo un’iniziale colluttazione all’interno del negozio, Roggero reagì sparando con una pistola legalmente detenuta.
A portare alla condanna del commerciante è stato proprio il conflitto a fuoco che si tenne all’esterno della gioielleria. Mentre tre i rapinatori cercavano di fuggire in auto con il bottino, Roggero li inseguì sparando in rapida successione quattro colpi di pistola. Il bilancio di quell’episodio fu tragico: due banditi, Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli rimasero uccisi. Un terzo complice, Alessandro Modica, ferito a una gamba, patteggiò successivamente una condanna a 4 anni e 10 mesi di reclusione per la tentata rapina alla gioielleria. Sia durante le indagini che nel corso del processo il commerciante ha sempre sostenuto di non aver sparato per uccidere i rapinatori, ma per salvarsi la vita. Un concetto ribadito in una dichiarazione spontanea resa nell’aula della Corte d’Appello di Torino il 3 dicembre scorso: «Se lui non mi avesse puntato la pistola, io non avrei sparato». Un timore derivante anche da una violenta rapina subita nel 2015. I due responsabili erano stati condannati al pagamento di una somma pari a 95.000 euro come risarcimento. «Sapete quanto ci hanno versato i due rapinatori in cinque anni? Per due volte 50 euro. La mia vita e quella della mia famiglia non sono state più le stesse: continuiamo a vivere nella paura, ogni sconosciuto che entra in negozio ci ricorda quei momenti di terrore», aveva spiegato Roggero.
Ma già nel processo di primo grado i giudici del tribunale di Asti avevano escluso la legittima difesa, condannando, il 4 dicembre 2023, Roggero a 17 anni di reclusione per omicidio volontario, a fronte dei 14 chiesti dalla pubblica accusa. Eppure la perizia psichiatrica richiesta dal tribunale riconosceva che il gioielliere era in una condizione di «stress post-traumatico», derivante dalla rapina del 2015: «Vuole difendersi e difendere la sua famiglia dall’aggressione subita nella rapina. Deve difendere la moglie, le figlie. Perché sa come è andata la rapina precedente. Il dolore, la paura, il terrore, le conseguenze fisiche ancora presenti». Esattamente due anni dopo, il 3 dicembre scorso, la Corte d’Appello di Torino, ha confermato la decisione, abbassando però la pena.
Il complice vuol pure i danni biologici
A far arrivare la provvisionale che il gioielliere Mario Roggero dovrà pagare all’impressionante cifra di 780.000 euro complessivi, è il numero di parti civili, ben 15, che i giudici del tribunale di Asti hanno ammesso nel procedimento contro il commerciante settantunenne, condannato in appello a 14 anni e 9 mesi per l’omicidio di due rapinatori e per il ferimento di un terzo. Complessivamente la cifra chiesta dalle parti civili arriva a 3,3 milioni di euro, ma a stabilire la fondatezza di quelle rivendicazioni dovrà essere, nell’eventualità di una condanna definitiva, un giudizio civile, che valuterà ogni singola posizione.
Tra gli atti per procedimento a colpire è la richiesta di danni avanzata dai legali di Alessandro Modica che per il tentato colpo del 28 aprile 2021 nella gioielleria di Grinzane Cavour, ha patteggiato successivamente una condanna a 4 anni e 10 mesi di reclusione. Durante il processo l’uomo, che era riuscito a fuggire dal luogo della tentata rapina per poi essere arrestato qualche ora dopo, raccontò di essere stato lui a indicare ai due complici poi rimasti uccisi l’attività commerciale di Roggero.
Per lui i legali hanno chiesto un risarcimento complessivo di 214.886 euro, che con la «personalizzazione massima» potrebbe arrivare a 250.000 euro. Nella richiesta affermano che Roggero «esplodendo non uno, ma ben due colpi di arma da fuoco nella direzione del Modica ha per ben due volte attentato alla sua vita». «All’evidenza», prosegue il documento, «non si tratta di una ipotesi di responsabilità per colpa, essendo al contrario evidente la natura dolosa dell’illecito contestato all’imputato, agli importi calcolati in forza delle percentuali accertate dai consulenti di parte si è applicata la maggiorazione massima prevista per il danno non patrimoniale risarcibile, tenuto conto dell’età del danneggiato al momento del fatto (34 anni), nonché della percentuale di danno permanente accertata (e non contestata dall’imputato) nella misura del 35%».
Tra le varie voci spicca quello del danno biologico di 140.000 euro, legato proprio a un’invalidità permanente del 35%, la cui esatta origine non è però specificata nel documento. A Modica i giudici hanno riconosciuto una provvisionale da 10.000 euro a fronte degli 80.000 richiesti.
Alla «figlia di fatto» di Andrea Spinelli, uno dei due rapinatori morti nella sparatoria avvenuta dopo il tentato colpo, le toghe hanno riconosciuto una provvisionale di 20.000 euro, a fronte di una richiesta di 245.000 euro, la stessa cifra rivendicata dalla madre dell’uomo, che ha però ottenuto un «acconto» di 30.000 euro.
Il «padre di fatto» del rapinatore ucciso ha chiesto anche lui 245.000 euro, per i quali ha ottenuto una provvisionale di 20.000. La convivente di Spinelli ha diritto a una provvisionale di 60.000 euro, calcolati su una richiesta di 323.000 euro, mentre al fratello e alla sorella dell’uomo, che hanno rispettivamente chiesto 124.000 e 137.000 euro, sono andati 20.000 euro a testa.
Nelle loro conclusioni i legali che rappresentato la famiglia (a eccezione del «padre di fatto») evidenziano che la legittima sofferenza dei loro assistiti è stata «ulteriormente ampliata dalla risonanza mediatica che ha avuto la vicenda», riservandosi «l’approfondimento del tema della personalizzazione del danno da morte violenza in sede civilistica». In poche parole, le cifre potrebbero salire ulteriormente.
La compagna dell’altro rapinatore ucciso, Giuseppe Mazzarino, chiede a Roggero un risarcimento di 343.000 euro, somma in parte giustificata da un aumento del punteggio legato a un’invalidità permanente originata da una grave patologia di cui soffre la donna. A lei i giudici di primo grado hanno riconosciuto una provvisionale da 60.000 euro. La stessa prevista per i due figli minorenni dell’uomo per conto dei quali i legali hanno presentato una richiesta di 294.000 euro a testa. Complessivamente le tre richieste ammontano a 931.000 euro.
Anche la madre e i quattro fratelli di Mazzarino sono tra le parti civili. Per la perdita del figlio i legali della donna hanno chiesto un risarcimento di 235.000 euro e i giudici le hanno riconosciuto una provvisionale di 35.000. I due fratelli e le due sorelle rivendicano invece 127.000 euro circa a testa, e a ognuno dei quattro è stata riconosciuta una provvisionale da 20.000 euro.
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