2025-11-29
Il Quirinale prepara un altro sgambetto
Sergio Mattarella (Getty Images)
Rotondi: «Il presidente ha detto che non permetterà di cambiare le regole a ridosso del voto». Ma nel 2017 fu proprio Re Sergio a firmare il Rosatellum a 4 mesi dalle urne. Ora si rischia un Parlamento bloccato per impedire di eleggere un successore di destra.Augusto Minzolini riferisce una voce raccolta da Gianfranco Rotondi. Durante un incontro tenuto con l’associazione che raggruppa gli ex parlamentari, Sergio Mattarella si sarebbe lasciato andare a un giudizio tranchant: «Non permetterò che si faccia una legge elettorale a ridosso del voto. Abbiamo avuto l’esperienza del Mattarellum, che fu approvato poco prima delle elezioni, e diversi partiti arrivarono alle urne impreparati. Bisogna dare il tempo alle forze politiche di organizzarsi e prepararsi alle nuove elezioni». Lasciamo perdere il tono usato dal capo dello Stato («non permetterò…» sembra una frase più adatta a un monarca che al presidente di una Repubblica parlamentare, ma forse l’inquilino del Quirinale si sente proprio un sovrano) e andiamo al sodo.Se confermate, le parole di Mattarella dimostrerebbero che il prossimo scontro a cui assisteremo tra maggioranza e opposizione, con il Colle a sovrintendere e indirizzare, sarà proprio a proposito del sistema elettorale con cui si voterà nel 2027. Ho chiesto all’ex ministro per l’Applicazione del programma del governo Berlusconi se l’intervento fosse testuale e Rotondi mi ha rassicurato, dicendo, fra l’altro di condividere il pensiero del presidente. Ma perché tanta attenzione alla legge che regolerà il prossimo appuntamento con le urne? La risposta è semplice. Nonostante il centrodestra sia avanti, con Fratelli d’Italia oltre il 31 per cento, Forza Italia e la Lega vicine all’8, per effetto dei collegi uninominali le elezioni potrebbero chiudersi con un pari e patta, cioè senza una maggioranza chiara, con la possibilità di dover ricorrere a quelle formule tipicamente italiane come il governo istituzionale. In altre parole, se non fosse chiaro chi ha vinto, la palla tornerebbe nelle mani di Mattarella, che potrebbe affidare il mandato di guidare l’esecutivo a un nuovo Mario Monti o a un altro Mario Draghi (in circolazione non ci sono molti ex rettori o ex banchieri centrali, ma alla bisogna si possono trovare). Dunque, per scongiurare trappole quali il governo tecnico, ovvero un premier non eletto dagli italiani, sorge la necessità di cambiare la legge elettorale. Ma a Mattarella, a quanto pare, l’idea di una riforma a ridosso del voto non piace e sarebbe pronto a mettersi di traverso. Secondo il capo dello Stato (versione Rotondi) i partiti rischierebbero di arrivare impreparati, perché non avrebbero il tempo di organizzarsi. Il presidente a tal proposito avrebbe citato l’esperienza del Mattarellum, ovvero della legge che porta il suo nome, approvata dal Parlamento all’inizio di agosto di 32 anni fa ed entrata in vigore sei mesi prima del voto, consentendo a Silvio Berlusconi di sconfiggere, sorprendendo tutti, forse anche l’autore della riforma, la «gioiosa macchina da guerra» di Achille Occhetto. Secondo Rotondi, il presidente avrebbe citato come esempio negativo proprio il Mattarellum. Tuttavia, sfogliando gli annali della politica si scopre che anche altre leggi elettorali sono state varate a ridosso del voto. Qualche volta addirittura pochissimi mesi prima. È il caso del Porcellum, il sistema tenuto a battesimo da Roberto Calderoli che, votato poco prima di Natale del 2005, venne impiegato per la prima volta alle elezioni del 9 e 10 di aprile 2006. Però il sistema più interessante per l’esercizio del voto è il cosiddetto Rosatellum, dal nome dell’esponente del Pd Ettore Rosato. Bisogna tornare all’autunno del 2017, quando Matteo Renzi (non più premier, ma ancora segretario del Pd) si preparava alle elezioni con la convinzione di vincere e di tornare a Palazzo Chigi. E la legge elettorale doveva servire proprio a quello. Votato dal Parlamento in lettura definitiva il 26 ottobre del 2017, il Rosatellum fu usato per la prima volta il 4 marzo del 2018, ovvero quattro mesi dopo la sua approvazione. Il responso delle urne non fu quello che Renzi si attendeva, perché il Pd precipitò al 18 per cento e il Rottamatore finì rottamato. Ma non è il destino del Bullo di Rignano il punto: a «permettere» l’entrata in vigore del Rosatellum a quattro mesi dal voto fu Sergio Mattarella, lo stesso presidente che oggi, secondo il racconto di Rotondi, si opporrebbe a una legge elettorale a ridosso del voto.Vi chiedete perché interessi tanto un sistema piuttosto che un altro? Non solo perché un Melonellum al posto di un Rosatellum può spostare gli equilibri del prossimo Parlamento, ma anche perché la maggioranza che scaturirà dalle elezioni del 2027 poi, nel 2029, deciderà il successore di Mattarella. Tutto chiaro? A me sembra chiarissimo.
Francesco Saverio Garofani (Imagoeconomica)
Il segretario di Stato Usa Marco Rubio (Ansa)