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Profumo e Viola condannati a 6 anni per i derivati del Monte dei Paschi

Profumo e Viola condannati a 6 anni per i derivati del Monte dei Paschi
iStock
Erano accusati di false comunicazioni e aggiotaggio. Multa da 2,5 milioni a entrambi.
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Giorgetti: «Superbonus? Truffe per 10 miliardi e un conto da 195. Possibile chiusura della procedura d’infrazione»
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti

Al «Giorno della Verità» il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è intervenuto su Superbonus, Pnrr e debito pubblico, soffermandosi sull’impatto delle misure dell’epoca Covid, sulla natura dei prestiti europei e sullo spread. Nel suo intervento anche un passaggio sulla possibile chiusura della procedura d’infrazione, oltre al richiamo alla fase successiva agli acquisti straordinari di titoli da parte della Bce, ai tassi e all’inflazione legata al contesto geopolitico, e un riferimento alla Lega.

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Crosetto: «Il Safe dipende dalla possibilità di Giorgetti. Mai litigato con lui sui fondi per la Difesa»
Guido Crosetto e Maurizio Belpietro
,Il ministro della Difesa Guido Crosetto intervistato dal direttore Maurizio Belpietro al Giorno della Verità spiega: «Nessun problema con Giorgetti, mai litigato con lui fondi per la Difesa».
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Conte: «Non era la prima volta che facevamo riunioni senza Renzi»
Maurizio Belpietro e Giuseppe Conte

Il presidente del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte intervistato dal direttore Maurizio Belpietro spiega che il Movimento 5 stelle sta lavorando a un programma con Avs e Pd e che attualmente il centro non è coinvolto: «poi si vedrà».

«Sono l'unico dell'opposizione oggi», esordisce scherzando, «mi sento responsabilizzato». Il direttore inizia chiedendogli un commento della notizia del giorno: la pubblicazione della telefonata in cui Trump diceva di provare pena per Giorgia Meloni. «Io penso che il Paese intero deve unirsi nel respingere gli attacchi fatti al governo. Chiunque sieda a Palazzo Chigi. Dopodiché mi sento di aprire una riflessione. Io ho una tesi: si è raccontata la storia che l'Italia fosse ritornata centrale, Italia pontiera. Una narrazione che io non riscontravo, si confondeva la diplomazia con l’affinità politica. Noi non abbiamo ottenuto nulla da Washington ma abbiamo comprato armi, gas liquido».

Quando il direttore gli contesta che Meloni non è stata l'unico leader ad essere attaccato risponde: «Il problema è che Crosetto ha cambiato idea sulla spesa al 5% del Pil in Difesa, doveva dirlo subito invece che non si poteva fare, perché non si può perdere la faccia. Meloni se voleva puntare sull’affinità ideologica, doveva dire che queste condizioni non si potevano accettare». Sui rapporti commerciali, l'export in crescita con gli Stati Uniti nonostante i dazi americano resta evasivo e dice: «A me ha colpito che dopo il bilaterale a Washington Meloni ha sottoscritto una dichiarazione congiunta in cui si scriveva che l’Italia avrebbe rilanciato la marina mercantile americana, una follia. Lei paga il fatto di aver proposto Trump premio Nobel per la pace. Paga il fatto di aver dichiarato che in Venezuela si trattava di legittima difesa».

Ma è portato sulle questioni interne che dà la notizia. Interrogato sulla foto dei leader senza Matteo Renzi: «Non era la prima volta che facevamo riunioni senza Renzi. Ci siamo trovati a fare proposte di legge insieme: salario minimo, congedo paritario. Io ho presentato una legge sul conflitto di interessi che era condivisa da queste forze. Quello è un formato naturale, quella era una foto che abbiamo deciso di pubblicare per farvi parlare. Ma ci siamo incontrati altre volte. Volevamo anticipare che l’8 e il 15 luglio saremo in una città del Nord per sintetizzare il lavoro fatto. Sempre lo stesso formato: Avs, M5s, Pd. Stiamo lavorando al programma e dopo l’estate vedremo chi coinvolgere…».

«Insomma Renzi sì o no?», chiede il direttore. «Ora è il tempo del programma, dopo si capirà chi coinvolgere in questo programma».

Chi è il leader di questo programma? Lei? «Sulle primarie tanti esponenti del Pd e anche Schlein si sono espressi a favore. A quel punto ho acconsentito e poi c’è stata qualche titubanza…», risponde, aggiungendo che non accetterà altri incarichi come la presidenza del Senato per fare un passo indietro.

E sul lavoro fatto da premier praticamente ammette che non rifarebbe nulla: non farebbe il Superbonus, che non ha funzionato perché è stato gestito male e, a suo avviso, ne vengono nascosti i dati. Anche il reddito di cittadinanza «lo modificherei», ammette.

La patrimoniale? «L’ho studiata, ma non funziona. Negli altri Paesi non ha funzionato. È una formula bellissima, ma non si valuta facilmente un patrimonio, per questo non credo alla patrimoniale».

Sanzioni alla Russia, cosa ne pensa? «Io dico di no. Condanniamo l’invasione e abbiamo condiviso tutte le sanzioni, siamo contro l’invio di armi».

Vuole un negoziatore europeo? «Deve rappresentare tutti. Non deve essere Londra o Parigi o Berlino a negoziare. Oggi non è accettabile comprare gas russo se non dopo un accordo di pace».

Commissione Covid, perché la contestate tanto? «Ci sembra una presa in giro e mal impostata fin dall’inizio. Non dovete azzardarvi ad accostare il mio nome a un illecito che finora non è neanche stato dimostrato».

Veniamo alle cose di casa nostra. Ripeterebbe la frase «ristrutturate la casa gratis»? «Sul territorio spiegavo come funzionava. Avete ricostruito per me un ruolo di spreco dei soldi pubblici».

«Se rifarei il Superbonus? No. Dobbiamo essere seri. È stato vagliato anche da Tremonti, è stato lanciato in pandemia, oggi non siamo più in queste condizioni. La commissione Covid? L’hanno gestita male e, nella sua sintesi, nascondono i dati».

Tajani: «La pace non si può fare senza l’Europa. Serve un inviato Ue per trattare con Putin»
Il direttore de «La Verità» Maurizio Belpietro e il ministro degli Esteri Antonio Tajani

Dal palco de Il Giorno della Verità, il vicepremier difende l’alleanza transatlantica: «Le offese a Meloni sono inaccettabili. Con gli Usa alleati a prescindere da chi governa». E su Vannacci: «Non capisco perché si sia messo contro il centrodestra, la coalizione resta solida».

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