
Romano Prodi tira i capelli a Elly Schlein. Anzi, di più: le dà uno scapaccione, come un tempo facevano gli insegnanti con gli allievi un po’ duri di comprendonio. Tutto ciò nel salotto buono della sinistra radical chic. Su La 7, gestita da Lilli Gruber, va in onda ogni sera la puntata di Otto e mezzo, esempio di tv militante con ospiti rigorosamente progressisti e un solo invitato nel ruolo di scemo del villaggio. Ma venerdì era un’occasione speciale, perché in studio c’era nientepopodimeno che il fondatore dell’Ulivo, il due volte presidente del Consiglio Romano Prodi. A 86 anni, il Professore è considerato il nume tutelare dei compagni, l’unico che sia stato capace di battere Silvio Berlusconi alla guida di una coalizione che andava dai democristiani di sinistra a Rifondazione comunista. Già presidente dell’Iri, dell’Unione europea e del Pd, Prodi è trattato come una specie di oracolo, che, forte della lunga esperienza ai vertici della politica e delle istituzioni, può dispensare consigli a destra e a manca.
Visto che nei giorni precedenti la segretaria del Pd aveva parlato di pericoli per la libertà e la democrazia con «l’estrema destra» al governo, probabilmente Lilli Gruber si aspettava che Prodi rincarasse la dose e desse manforte a Elly nella polemica con il presidente Meloni. E invece il Professore non solo non è stato al gioco allestito dalla conduttrice ed ex europarlamentare del Partito democratico, ma ha addirittura aperto le valvole proprio contro la Schlein. E così, alla domanda sul rischio di una deriva autoritaria come denunciato dalla segretaria, prima ha chiarito che la destra ha un «senso del potere molto forte», ma poi ha aggiunto che questo «non vuol dire che sia a rischio la democrazia». Di più: parlando del centrosinistra, che non vince un’elezione dal 2006, cioè da quando c’era lo stesso Prodi, l’ex presidente della Ue ha spiegato che la destra può anche perdere voti, «ma solo se c’è veramente un’alternativa di governo con obiettivi precisi. E per ora io vedo una scarsa alternativa».
Per dirla con Nanni Moretti, finché avremo questa segretaria non vinceremo mai. E per essere ancora più chiaro il Professore ha aggiunto che al momento «non esiste un problema di alternativa democratica». Non perché non ci sia la democrazia, come vorrebbe far credere Schlein, ma perché non si vede una proposta politica che possa fare concorrenza a quella del centrodestra.
Ma non è finita, perché quando una giornalista del Sole 24 ore presente per dar manforte a Lilli chiede quali elettori siano stati lasciati indietro, Prodi replica secco: l’Italia. E se qualcuno a casa o a largo del Nazareno, sede del Pd, non avesse inteso, il Professore ha rincarato la dose, aggiungendo che «il centrosinistra ha voltato le spalle all’Italia».
Sì, una tirata di capelli in piena regola, per di più data di fronte alle telecamere della trasmissione cult della sinistra engagé, con una Lilli impietrita e quasi senza parole. Prodi infatti, non ha soltanto fatto a pezzi il luogo comunismo dei compagni, sempre pronti a parlare di deriva fascista e mai di deriva della sinistra, ma ha anche dato una picconata al campo largo e all’idea che mettendo insieme i cocci di uno schieramento che va dagli ex dc ai 5 stelle, con aggiunta dei militanti di Avs, si possa creare un’alternativa all’attuale maggioranza. In altre parole, dicendo che nel nostro Paese non esiste alcun pericolo per la libertà e la democrazia, ma non c’è traccia nemmeno di uno straccio di proposta politica alternativa a quella di Giorgia Meloni, il Professore ha demolito la linea della segretaria del Pd, tumulando le ambizioni di una rimonta con una semplice frase: «La sinistra ha voltato le spalle all’Italia». Chissà se oltre a Elly Schlein, lo capiranno da Lilli in giù anche giornalisti e intellettuali, i quali non perdono occasione per invitare alla vigilanza democratica contro il fascismo, la deriva autoritaria, la complicità nel genocidio e altre simpatiche accuse della compagnia bella.






