True
2022-12-13
Preso il bottino di Kaili: 750.000 euro. Estradizione per le signore Panzeri
Eva Kaili (Vladimir Rys/Getty Images)
Dopo l’arresto della ormai ex vicepresidente del Parlamento europeo, Eva Kaili, l’Autorità antiriciclaggio greca ha posto sotto sequestro una società immobiliare creata un mese fa a nome della donna e del compagno, Francesco Giorgi, già assistente parlamentare a Bruxelles dell’ex europarlamentare italiano Antonio Panzeri, entrambi finiti in manette su ordine della magistratura belga. La società, su cui stanno indagando le autorità, ha sede a Kolonaki, uno dei quartieri più lussuosi di Atene. Per la coppia, indagata in Belgio con l’accusa di riciclaggio, organizzazione criminale e corruzione legati a interventi in favore del Qatar, è stato deciso un provvedimento di congelamento di beni immobili, conti, prodotti finanziari di ogni tipo, società e relative quote. Il provvedimento è stato esteso anche a genitori e parenti stretti (fratelli e sorelle) della coppia.
Inoltre, il capo dell’autorità greca contro il riciclaggio di denaro, l’ex sostituto procuratore della Corte suprema, Haralambos Vourliotis, ha ordinato un esame approfondito anche delle dichiarazioni patrimoniali presentate da Alexandros Kaili, padre dell’eurodeputata, che in quanto funzionario pubblico del Paese ellenico è obbligato per legge a presentare annualmente. Intanto ieri la presidente dell’Europarlamento, Roberta Metsola, in un suo intervento in aula ha comunicato di aver cautelativamente «destituito» la Kaili «da ogni incarico e responsabilità connessi al suo ruolo di vicepresidente» e di aver «convocato una riunione straordinaria della conferenza dei Presidenti per avviare una procedura di cui all’articolo 21 per porre fine al loro mandato di vicepresidente nel tentativo di proteggere l’integrità di quest’Aula».
Il quotidiano belga Le Soir ha raccontato invece i dettagli del blitz di venerdì scorso a casa della Kaili. A intervenire sono state le unità speciali della polizia federale, che, appostate fin dall’alba davanti alla residenza dell’eurodeputata, hanno atteso l’uscita dalla casa situata in rue Wiertz, nel cuore del quartiere degli espatriati a Bruxelles, di Giorgi. Per gli investigatori dell’Ufficio centrale per la repressione della corruzione (Ocrc), che stanno conducendo le indagini sotto la direzione del giudice istruttore, Michel Claise, il sequestro del cellulare di Giorgi e il suo interrogatorio sono cruciali, ma non possono intervenire entrando nella casa, a causa dell’immunità della compagna. Appena uscito dal garage, gli uomini dei reparti speciali lo bloccano e procedono all’arresto, che darà il via a una serie di 16 perquisizioni in ambito europeo, in diversi comuni di Bruxelles e periferia. Ma è a mezzogiorno che, racconta ancora Le Soir, avviene il colpo di scena che porterà al salto di qualità dell’operazione. Gli investigatori fermano un uomo che sta lasciando, insieme alla moglie, l’hotel Sofitel. È il padre della Kaili (che verrà poi rilasciato domenica), in visita per qualche giorno a Bruxelles. Con sé ha un trolley in formato bagaglio a mano, che i poliziotti trovano pieno di banconote da 50 euro. Per le autorità belghe questo basta per far perdere alla Kali le garanzie previste dalla sua carica, che cessano in caso di flagranza di reato, e a dare il via alla perquisizione. Al blitz nella casa dell’eurodeputata partecipa anche il giudice Claise. Ed è lì che gli investigatori trovano «borse di lusso e borse da viaggio» riempite di contanti, in tagli da 20 e 50 euro. Una fonte vicina all’inchiesta avrebbe commentato così: «Sono cose che generalmente avvengono durante le perquisizioni dei narcotrafficanti». L’importo esatto del tesoretto non è ancora stato quantificato, ma per il quotidiano belga «più fonti» indicano che nella valigia del padre della Kaili c’erano circa 600.000 euro, e nelle borse trovate nell’appartamento della donna almeno 150.000 euro in contanti. Stiamo parlando di una cifra monstre di 750.000 euro. Una stima che sarebbe conservativa. Inoltre, gli investigatori avrebbero trovato in casa della donna altri elementi che la collegano al Paese sospettato di corruzione: medaglie o altri oggetti di valore offerti dal Qatar.
Intanto l’inchiesta prosegue. Tra domenica sera e ieri sono state effettuate dalla Guardia di finanza, altre perquisizioni, in abitazioni e in un ufficio del capoluogo lombardo e della provincia riconducibili a Panzeri e alla sua famiglia, durante le quali sarebbero stati sequestrati supporti informatici, documenti e una somma in contanti di importo non rilevante e alcuni orologi.
La Gdf, coordinata dalla Procura milanese in collaborazione con Eurojust, ha perquisito anche l’abitazione di Giorgi e fatto verifiche sia sui suoi conti bancari che su quelli di Panzeri. Contemporaneamente, gli inquirenti belgi sono tornati negli uffici dell’Europarlamento per sequestrare «le risorse informatiche di dieci collaboratori parlamentari» che durante il blitz di venerdì «erano state “congelate” per evitare la scomparsa di dati necessari alle indagini». Per il giudice della Corte d’appello di Brescia, Anna Dalla Libera, invece «non appaiono sussistere cause ostative alla consegna» al Belgio di Maria Dolores Colleoni, moglie di Panzeri e della figlia della coppia, Silvia. Per le due donne, fermate venerdì nell’abitazione di famiglia, si spalancano quindi le porte dell’estradizione e della consegna alla Procura federale belga, che ieri ha comunicato che quattro persone arrestate nell’ambito dell’inchiesta sul Qatargate, tra cui la Kaili, «compariranno mercoledì davanti alla Camera di consiglio» per una prima udienza.
Ora trema anche la Commissione Ue
Lo scandalo Qatargate fa tremare anche la Commissione europea, come conferma l’imbarazzo di Ursula von der Leyen. Reticente, la von der Leyen, ieri mattina: il suo rifiuto di rispondere alla domanda se la magistratura di Bruxelles si sia fatta viva anche dalle parti della Commissione ha provocato il plateale disappunto di diversi giornalisti presenti alla conferenza stampa, e alla fine Ursula ha dato una risposta talmente vaga da apparire surreale: «Per quanto riguarda i contatti tra le autorità belghe e la Commissione», ha detto la presidente, «devo chiedere al mio staff. È una domanda molto chiara a cui non posso rispondere».
A sollevare dubbi sul comportamento della Commissione è stata, tra gli altri, la deputata europea tedesca Viola von Cramon, esponente del gruppo Verdi-Ale. Ieri mattina, la von Cramon ha ripubblicato su Twitter alcuni post del vicepresidente della Commissione, il greco Margaritis Schinas, che ha la delega alla promozione dello stile di vita europeo. I post consistono in due foto che ritraggono Schinas a Doha in occasione dei mondiali di calcio. In particolare, il 20 novembre, Schinas è presente al match inaugurale della Coppa del Mondo, e twitta: «Il calcio unisce il mondo. World Cup 2022 il primo evento globale post pandemia che dimostra che ci stiamo riprendendo le nostre vite. Il Qatar», sottolinea Schinas, «il primo Paese arabo e il più piccolo ad aver mai ospitato la Coppa, ha attuato riforme e merita un successo globale. Il modello sportivo europeo un’ispirazione per tutti». Lo stesso giorno, altro tweet pro Qatar: «Incontri costruttivi oggi a Doha con il ministro degli Affari Esteri, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani», scrive Schinas, allegando le foto delle riunioni, «e il ministro del Lavoro, Ali bin Samikh Al Marri. L’Ue e il Qatar continueranno ad ampliare le relazioni in materia di mobilità, competenze, riforma del lavoro, sicurezza e contatti interpersonali». «Il Qatar», insiste Schinas nell’ennesimo tweet, «ha compiuto progressi considerevoli e tangibili sulle riforme del lavoro, che devono essere sostenute e attuate efficacemente dopo la Coppa del mondo 2022». La von Cramon commenta in maniera durissima: «Il nostro stile di vita europeo», scrive la eurodeputata tedesca, «non include certamente lodi al Qatar per le sue riforme, le norme sul lavoro e i meriti in materia di diritti umani. A seguito dei recenti tweet del commissario Schinas, si potrebbero anche sollevare alcune domande riguardo al Qatargate. Tolleranza zero alla corruzione!».
Fonti dell’entourage di Schinas spiegano all’Ansa che «in qualità di vicepresidente della Commissione responsabile per lo sport, Margaritis Schinas è stato invitato alla partita inaugurale della Coppa del Mondo insieme al segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, e al presidente del Cio, Thomas Bach». Rimbalza di cellulare in cellulare anche una foto del 18 novembre che raffigura Schinas ad Abu Dhabi con la vicepresidente del Parlamento europeo, Eva Kaili, arrestata per corruzione, e il viceministro greco dello Sviluppo e degli Investimenti, Ioannis Tsakiris. «La riunione con la vicepresidente del Parlamento europeo, Eva Kaili», spiegano ancora fonti vicine a Schinas, «è stata del tutto improvvisata e non pianificata (come specificamente indicato nel tweet del vicepresidente Schinas) e si è svolta negli Emirati Arabi Uniti, ad Abu Dhabi e non in Qatar». Oggi alle 8.30 la conferenza dei presidenti dei gruppi del Parlamento europeo si riunirà per discutere della revoca del mandato di vicepresidente del Parlamento europeo a Eva Kaili.
Continua a leggereRiduci
Scattano i sequestri per la numero due dell’Europarlamento. Roberta Metsola: «Sarà destituita». Perquisite le case di Francesco Giorgi e dell’ex sindacalista. I giudici: «Moglie e figlia dell’eurodeputato si possono consegnare al Belgio».Ora trema anche la Commissione Ue. Ursula von der Leyen sfugge alle domande dei media sull’inchiesta: «Stiamo controllando i registri». Mentre il suo vice Margaritis Schinas finisce nella bufera per i suoi recenti elogi a Doha. Lo speciale comprende due articoli.Dopo l’arresto della ormai ex vicepresidente del Parlamento europeo, Eva Kaili, l’Autorità antiriciclaggio greca ha posto sotto sequestro una società immobiliare creata un mese fa a nome della donna e del compagno, Francesco Giorgi, già assistente parlamentare a Bruxelles dell’ex europarlamentare italiano Antonio Panzeri, entrambi finiti in manette su ordine della magistratura belga. La società, su cui stanno indagando le autorità, ha sede a Kolonaki, uno dei quartieri più lussuosi di Atene. Per la coppia, indagata in Belgio con l’accusa di riciclaggio, organizzazione criminale e corruzione legati a interventi in favore del Qatar, è stato deciso un provvedimento di congelamento di beni immobili, conti, prodotti finanziari di ogni tipo, società e relative quote. Il provvedimento è stato esteso anche a genitori e parenti stretti (fratelli e sorelle) della coppia. Inoltre, il capo dell’autorità greca contro il riciclaggio di denaro, l’ex sostituto procuratore della Corte suprema, Haralambos Vourliotis, ha ordinato un esame approfondito anche delle dichiarazioni patrimoniali presentate da Alexandros Kaili, padre dell’eurodeputata, che in quanto funzionario pubblico del Paese ellenico è obbligato per legge a presentare annualmente. Intanto ieri la presidente dell’Europarlamento, Roberta Metsola, in un suo intervento in aula ha comunicato di aver cautelativamente «destituito» la Kaili «da ogni incarico e responsabilità connessi al suo ruolo di vicepresidente» e di aver «convocato una riunione straordinaria della conferenza dei Presidenti per avviare una procedura di cui all’articolo 21 per porre fine al loro mandato di vicepresidente nel tentativo di proteggere l’integrità di quest’Aula». Il quotidiano belga Le Soir ha raccontato invece i dettagli del blitz di venerdì scorso a casa della Kaili. A intervenire sono state le unità speciali della polizia federale, che, appostate fin dall’alba davanti alla residenza dell’eurodeputata, hanno atteso l’uscita dalla casa situata in rue Wiertz, nel cuore del quartiere degli espatriati a Bruxelles, di Giorgi. Per gli investigatori dell’Ufficio centrale per la repressione della corruzione (Ocrc), che stanno conducendo le indagini sotto la direzione del giudice istruttore, Michel Claise, il sequestro del cellulare di Giorgi e il suo interrogatorio sono cruciali, ma non possono intervenire entrando nella casa, a causa dell’immunità della compagna. Appena uscito dal garage, gli uomini dei reparti speciali lo bloccano e procedono all’arresto, che darà il via a una serie di 16 perquisizioni in ambito europeo, in diversi comuni di Bruxelles e periferia. Ma è a mezzogiorno che, racconta ancora Le Soir, avviene il colpo di scena che porterà al salto di qualità dell’operazione. Gli investigatori fermano un uomo che sta lasciando, insieme alla moglie, l’hotel Sofitel. È il padre della Kaili (che verrà poi rilasciato domenica), in visita per qualche giorno a Bruxelles. Con sé ha un trolley in formato bagaglio a mano, che i poliziotti trovano pieno di banconote da 50 euro. Per le autorità belghe questo basta per far perdere alla Kali le garanzie previste dalla sua carica, che cessano in caso di flagranza di reato, e a dare il via alla perquisizione. Al blitz nella casa dell’eurodeputata partecipa anche il giudice Claise. Ed è lì che gli investigatori trovano «borse di lusso e borse da viaggio» riempite di contanti, in tagli da 20 e 50 euro. Una fonte vicina all’inchiesta avrebbe commentato così: «Sono cose che generalmente avvengono durante le perquisizioni dei narcotrafficanti». L’importo esatto del tesoretto non è ancora stato quantificato, ma per il quotidiano belga «più fonti» indicano che nella valigia del padre della Kaili c’erano circa 600.000 euro, e nelle borse trovate nell’appartamento della donna almeno 150.000 euro in contanti. Stiamo parlando di una cifra monstre di 750.000 euro. Una stima che sarebbe conservativa. Inoltre, gli investigatori avrebbero trovato in casa della donna altri elementi che la collegano al Paese sospettato di corruzione: medaglie o altri oggetti di valore offerti dal Qatar. Intanto l’inchiesta prosegue. Tra domenica sera e ieri sono state effettuate dalla Guardia di finanza, altre perquisizioni, in abitazioni e in un ufficio del capoluogo lombardo e della provincia riconducibili a Panzeri e alla sua famiglia, durante le quali sarebbero stati sequestrati supporti informatici, documenti e una somma in contanti di importo non rilevante e alcuni orologi. La Gdf, coordinata dalla Procura milanese in collaborazione con Eurojust, ha perquisito anche l’abitazione di Giorgi e fatto verifiche sia sui suoi conti bancari che su quelli di Panzeri. Contemporaneamente, gli inquirenti belgi sono tornati negli uffici dell’Europarlamento per sequestrare «le risorse informatiche di dieci collaboratori parlamentari» che durante il blitz di venerdì «erano state “congelate” per evitare la scomparsa di dati necessari alle indagini». Per il giudice della Corte d’appello di Brescia, Anna Dalla Libera, invece «non appaiono sussistere cause ostative alla consegna» al Belgio di Maria Dolores Colleoni, moglie di Panzeri e della figlia della coppia, Silvia. Per le due donne, fermate venerdì nell’abitazione di famiglia, si spalancano quindi le porte dell’estradizione e della consegna alla Procura federale belga, che ieri ha comunicato che quattro persone arrestate nell’ambito dell’inchiesta sul Qatargate, tra cui la Kaili, «compariranno mercoledì davanti alla Camera di consiglio» per una prima udienza. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/preso-il-bottino-di-kaili-750-000-euro-estradizione-per-le-signore-panzeri-2658954794.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="ora-trema-anche-la-commissione-ue" data-post-id="2658954794" data-published-at="1670878514" data-use-pagination="False"> Ora trema anche la Commissione Ue Lo scandalo Qatargate fa tremare anche la Commissione europea, come conferma l’imbarazzo di Ursula von der Leyen. Reticente, la von der Leyen, ieri mattina: il suo rifiuto di rispondere alla domanda se la magistratura di Bruxelles si sia fatta viva anche dalle parti della Commissione ha provocato il plateale disappunto di diversi giornalisti presenti alla conferenza stampa, e alla fine Ursula ha dato una risposta talmente vaga da apparire surreale: «Per quanto riguarda i contatti tra le autorità belghe e la Commissione», ha detto la presidente, «devo chiedere al mio staff. È una domanda molto chiara a cui non posso rispondere». A sollevare dubbi sul comportamento della Commissione è stata, tra gli altri, la deputata europea tedesca Viola von Cramon, esponente del gruppo Verdi-Ale. Ieri mattina, la von Cramon ha ripubblicato su Twitter alcuni post del vicepresidente della Commissione, il greco Margaritis Schinas, che ha la delega alla promozione dello stile di vita europeo. I post consistono in due foto che ritraggono Schinas a Doha in occasione dei mondiali di calcio. In particolare, il 20 novembre, Schinas è presente al match inaugurale della Coppa del Mondo, e twitta: «Il calcio unisce il mondo. World Cup 2022 il primo evento globale post pandemia che dimostra che ci stiamo riprendendo le nostre vite. Il Qatar», sottolinea Schinas, «il primo Paese arabo e il più piccolo ad aver mai ospitato la Coppa, ha attuato riforme e merita un successo globale. Il modello sportivo europeo un’ispirazione per tutti». Lo stesso giorno, altro tweet pro Qatar: «Incontri costruttivi oggi a Doha con il ministro degli Affari Esteri, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani», scrive Schinas, allegando le foto delle riunioni, «e il ministro del Lavoro, Ali bin Samikh Al Marri. L’Ue e il Qatar continueranno ad ampliare le relazioni in materia di mobilità, competenze, riforma del lavoro, sicurezza e contatti interpersonali». «Il Qatar», insiste Schinas nell’ennesimo tweet, «ha compiuto progressi considerevoli e tangibili sulle riforme del lavoro, che devono essere sostenute e attuate efficacemente dopo la Coppa del mondo 2022». La von Cramon commenta in maniera durissima: «Il nostro stile di vita europeo», scrive la eurodeputata tedesca, «non include certamente lodi al Qatar per le sue riforme, le norme sul lavoro e i meriti in materia di diritti umani. A seguito dei recenti tweet del commissario Schinas, si potrebbero anche sollevare alcune domande riguardo al Qatargate. Tolleranza zero alla corruzione!». Fonti dell’entourage di Schinas spiegano all’Ansa che «in qualità di vicepresidente della Commissione responsabile per lo sport, Margaritis Schinas è stato invitato alla partita inaugurale della Coppa del Mondo insieme al segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, e al presidente del Cio, Thomas Bach». Rimbalza di cellulare in cellulare anche una foto del 18 novembre che raffigura Schinas ad Abu Dhabi con la vicepresidente del Parlamento europeo, Eva Kaili, arrestata per corruzione, e il viceministro greco dello Sviluppo e degli Investimenti, Ioannis Tsakiris. «La riunione con la vicepresidente del Parlamento europeo, Eva Kaili», spiegano ancora fonti vicine a Schinas, «è stata del tutto improvvisata e non pianificata (come specificamente indicato nel tweet del vicepresidente Schinas) e si è svolta negli Emirati Arabi Uniti, ad Abu Dhabi e non in Qatar». Oggi alle 8.30 la conferenza dei presidenti dei gruppi del Parlamento europeo si riunirà per discutere della revoca del mandato di vicepresidente del Parlamento europeo a Eva Kaili.
Stefania Craxi (Ansa)
Guai a sbottonarsi, ma il senso è quello di cercare di trovare una sintesi prima del 3 giugno, come spiegato già dal presidente della Commissione Franco Zaffini: «Il 3 giugno siamo calendarizzati in Aula al Senato, a termine di regolamento, con il ddl Bazoli sul fine vita, ovvero il testo messo a disposizione dal Pd e dall’opposizione nella precedente legislatura. Ma contemporaneamente c’è un testo di maggioranza che sta camminando in commissione e mi auguro che potremo portare in Aula questo».
Il disegno di legge presentato in questa legislatura da Bazoli è nella sostanza il testo approvato dalla Camera nel marzo 2022 e rimasto incompiuto con la fine anticipata della legislatura. Disciplina la morte volontaria medicalmente assistita come un atto autonomo della persona malata, inserito in un percorso svolto con il supporto e sotto il controllo del Servizio sanitario nazionale (Ssn). Contrari all’ipotesi di un coinvolgimento del Ssn ci sarebbero soprattutto esponenti di Fratelli d’Italia e parte della Lega che, come Forza Italia, ha precisato che in assenza di un testo condiviso lasceranno libertà di coscienza ai loro parlamentari. In Forza Italia l’ultima a esprimersi è stata Stefania Craxi in un’intervista rilasciata al Dubbio. «Sul tema del fine vita proveremo, nei modi che saranno possibili, a formulare una proposta chiara e coerente, capace di rappresentare un compromesso non al ribasso ma ragionevole e rispettoso di tutte le sensibilità. L’obiettivo per noi è costruire un terreno d’incontro reale, perché su questioni come il fine vita non può prevalere la logica di parte. Il testo Zanettin-Zullo, che potrà naturalmente essere emendato, corretto e integrato in alcune parti, rappresenta un buon punto di partenza», ha spiegato il presidente dei senatori di Forza Italia. «Sono convinta che la maggioranza possa e debba restare unita intorno a un testo alto ed equilibrato. Spero che nessuno pensi o lavori in senso contrario. Non sarebbe un torto a Forza Italia, ma un errore politico, perché il Paese attende riposte ed esige responsabilità su una materia così delicata».
Il testo cui fa riferimento Craxi è quello base su cui stanno lavorando le commissioni presentato dai senatori Pierantonio Zanettin (Forza Italia) e Ignazio Zullo (Fratelli d’Italia) che mette insieme diversi disegni di legge presentati sul fine vita, compreso quello di Bazoli cambiando però un punto essenziale: il coinvolgimento del Servizio sanitario nazionale. Il testo Zanettin-Zullo interviene sull’articolo 580 del Codice penale e stabilisce in quali casi l’aiuto al suicidio non deve essere punito. Secondo Zullo, che rappresenta tuttora la posizione di Fratelli d’Italia, il suicidio assistito non può rientrare «nelle finalità proprie del Servizio sanitario nazionale». Al contrario del testo Bazoli che parla di «trattamenti sanitari di sostegno vitale», questa proposta parla di «trattamenti sostitutivi di funzioni vitali». Craxi nell’intervista ha auspicato che «nel rispetto delle prerogative dei rispettivi presidenti, la riunione congiunta delle commissioni competenti» sia convocata «al più presto per proseguire la discussione e il voto sul testo unificato Zullo-Zanetti, così da consentirne l’approdo in Aula nei tempi stabiliti. Cerchiamo dialogo e confronto, senza pregiudizi. E spero che anche il presidente Zaia, con la sua autorevolezza e il suo peso politico, voglia spendersi e contribuire a questo percorso, con tutto il suo partito. Tutti insieme possiamo lavorare affinché questo sforzo non finisca in un nulla di fatto».
Il fine vita sarà uno degli argomenti al centro del punto azzurro, un foglio di comunicazione periodico ad uso interno sugli argomenti della settimana, all’interno del quale viene esplicitata la linea tenuta dagli azzurri. Sul fine vita l’idea è quella di trovare «una sintesi umana e costituzionalmente solida». Ad ogni modo a livello nazionale il centrodestra dovrebbe fare il punto all’inizio della prossima settimana, mentre a sinistra la sintesi si trova nel testo a prima firma di Alfredo Bazoli (Pd), il quale è tornato a esprimersi proprio ieri nel merito: «Siamo alla finestra. Vediamo intanto se matura qualcosa nella maggioranza», anche perché «al momento non ci sono interlocuzioni. Se dalla maggioranza ci sarà qualche passo avanti, valuteremo e verificheremo la proposta. Io continuo a pensare che il nostro testo sia un buon punto di partenza» ma «non è un testo scolpito nella pietra. Se dovesse andare in Aula a giugno, si potrà eventualmente anche emendare». Infine ha aggiunto: «Inviterei tutte le forze politiche a non dare vincoli di partito e lasciare libertà di coscienza ai singoli parlamentari perché possano decidere come ritengono più giusto. Stiamo parlando di un tema trasversale agli schieramenti e soprattutto agli elettori».
Continua a leggereRiduci
Il grande critico musicale Ashley Kahn, firma di Downbeat, premiata con due Grammy Awards per i suoi lavori su Miles Davis e John Coltrane, descrive la traiettoria dei due giganti del jazz che nel 2026 avrebbe compiuto 100 anni.