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2022-12-13
Preso il bottino di Kaili: 750.000 euro. Estradizione per le signore Panzeri
Eva Kaili (Vladimir Rys/Getty Images)
Dopo l’arresto della ormai ex vicepresidente del Parlamento europeo, Eva Kaili, l’Autorità antiriciclaggio greca ha posto sotto sequestro una società immobiliare creata un mese fa a nome della donna e del compagno, Francesco Giorgi, già assistente parlamentare a Bruxelles dell’ex europarlamentare italiano Antonio Panzeri, entrambi finiti in manette su ordine della magistratura belga. La società, su cui stanno indagando le autorità, ha sede a Kolonaki, uno dei quartieri più lussuosi di Atene. Per la coppia, indagata in Belgio con l’accusa di riciclaggio, organizzazione criminale e corruzione legati a interventi in favore del Qatar, è stato deciso un provvedimento di congelamento di beni immobili, conti, prodotti finanziari di ogni tipo, società e relative quote. Il provvedimento è stato esteso anche a genitori e parenti stretti (fratelli e sorelle) della coppia.
Inoltre, il capo dell’autorità greca contro il riciclaggio di denaro, l’ex sostituto procuratore della Corte suprema, Haralambos Vourliotis, ha ordinato un esame approfondito anche delle dichiarazioni patrimoniali presentate da Alexandros Kaili, padre dell’eurodeputata, che in quanto funzionario pubblico del Paese ellenico è obbligato per legge a presentare annualmente. Intanto ieri la presidente dell’Europarlamento, Roberta Metsola, in un suo intervento in aula ha comunicato di aver cautelativamente «destituito» la Kaili «da ogni incarico e responsabilità connessi al suo ruolo di vicepresidente» e di aver «convocato una riunione straordinaria della conferenza dei Presidenti per avviare una procedura di cui all’articolo 21 per porre fine al loro mandato di vicepresidente nel tentativo di proteggere l’integrità di quest’Aula».
Il quotidiano belga Le Soir ha raccontato invece i dettagli del blitz di venerdì scorso a casa della Kaili. A intervenire sono state le unità speciali della polizia federale, che, appostate fin dall’alba davanti alla residenza dell’eurodeputata, hanno atteso l’uscita dalla casa situata in rue Wiertz, nel cuore del quartiere degli espatriati a Bruxelles, di Giorgi. Per gli investigatori dell’Ufficio centrale per la repressione della corruzione (Ocrc), che stanno conducendo le indagini sotto la direzione del giudice istruttore, Michel Claise, il sequestro del cellulare di Giorgi e il suo interrogatorio sono cruciali, ma non possono intervenire entrando nella casa, a causa dell’immunità della compagna. Appena uscito dal garage, gli uomini dei reparti speciali lo bloccano e procedono all’arresto, che darà il via a una serie di 16 perquisizioni in ambito europeo, in diversi comuni di Bruxelles e periferia. Ma è a mezzogiorno che, racconta ancora Le Soir, avviene il colpo di scena che porterà al salto di qualità dell’operazione. Gli investigatori fermano un uomo che sta lasciando, insieme alla moglie, l’hotel Sofitel. È il padre della Kaili (che verrà poi rilasciato domenica), in visita per qualche giorno a Bruxelles. Con sé ha un trolley in formato bagaglio a mano, che i poliziotti trovano pieno di banconote da 50 euro. Per le autorità belghe questo basta per far perdere alla Kali le garanzie previste dalla sua carica, che cessano in caso di flagranza di reato, e a dare il via alla perquisizione. Al blitz nella casa dell’eurodeputata partecipa anche il giudice Claise. Ed è lì che gli investigatori trovano «borse di lusso e borse da viaggio» riempite di contanti, in tagli da 20 e 50 euro. Una fonte vicina all’inchiesta avrebbe commentato così: «Sono cose che generalmente avvengono durante le perquisizioni dei narcotrafficanti». L’importo esatto del tesoretto non è ancora stato quantificato, ma per il quotidiano belga «più fonti» indicano che nella valigia del padre della Kaili c’erano circa 600.000 euro, e nelle borse trovate nell’appartamento della donna almeno 150.000 euro in contanti. Stiamo parlando di una cifra monstre di 750.000 euro. Una stima che sarebbe conservativa. Inoltre, gli investigatori avrebbero trovato in casa della donna altri elementi che la collegano al Paese sospettato di corruzione: medaglie o altri oggetti di valore offerti dal Qatar.
Intanto l’inchiesta prosegue. Tra domenica sera e ieri sono state effettuate dalla Guardia di finanza, altre perquisizioni, in abitazioni e in un ufficio del capoluogo lombardo e della provincia riconducibili a Panzeri e alla sua famiglia, durante le quali sarebbero stati sequestrati supporti informatici, documenti e una somma in contanti di importo non rilevante e alcuni orologi.
La Gdf, coordinata dalla Procura milanese in collaborazione con Eurojust, ha perquisito anche l’abitazione di Giorgi e fatto verifiche sia sui suoi conti bancari che su quelli di Panzeri. Contemporaneamente, gli inquirenti belgi sono tornati negli uffici dell’Europarlamento per sequestrare «le risorse informatiche di dieci collaboratori parlamentari» che durante il blitz di venerdì «erano state “congelate” per evitare la scomparsa di dati necessari alle indagini». Per il giudice della Corte d’appello di Brescia, Anna Dalla Libera, invece «non appaiono sussistere cause ostative alla consegna» al Belgio di Maria Dolores Colleoni, moglie di Panzeri e della figlia della coppia, Silvia. Per le due donne, fermate venerdì nell’abitazione di famiglia, si spalancano quindi le porte dell’estradizione e della consegna alla Procura federale belga, che ieri ha comunicato che quattro persone arrestate nell’ambito dell’inchiesta sul Qatargate, tra cui la Kaili, «compariranno mercoledì davanti alla Camera di consiglio» per una prima udienza.
Ora trema anche la Commissione Ue
Lo scandalo Qatargate fa tremare anche la Commissione europea, come conferma l’imbarazzo di Ursula von der Leyen. Reticente, la von der Leyen, ieri mattina: il suo rifiuto di rispondere alla domanda se la magistratura di Bruxelles si sia fatta viva anche dalle parti della Commissione ha provocato il plateale disappunto di diversi giornalisti presenti alla conferenza stampa, e alla fine Ursula ha dato una risposta talmente vaga da apparire surreale: «Per quanto riguarda i contatti tra le autorità belghe e la Commissione», ha detto la presidente, «devo chiedere al mio staff. È una domanda molto chiara a cui non posso rispondere».
A sollevare dubbi sul comportamento della Commissione è stata, tra gli altri, la deputata europea tedesca Viola von Cramon, esponente del gruppo Verdi-Ale. Ieri mattina, la von Cramon ha ripubblicato su Twitter alcuni post del vicepresidente della Commissione, il greco Margaritis Schinas, che ha la delega alla promozione dello stile di vita europeo. I post consistono in due foto che ritraggono Schinas a Doha in occasione dei mondiali di calcio. In particolare, il 20 novembre, Schinas è presente al match inaugurale della Coppa del Mondo, e twitta: «Il calcio unisce il mondo. World Cup 2022 il primo evento globale post pandemia che dimostra che ci stiamo riprendendo le nostre vite. Il Qatar», sottolinea Schinas, «il primo Paese arabo e il più piccolo ad aver mai ospitato la Coppa, ha attuato riforme e merita un successo globale. Il modello sportivo europeo un’ispirazione per tutti». Lo stesso giorno, altro tweet pro Qatar: «Incontri costruttivi oggi a Doha con il ministro degli Affari Esteri, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani», scrive Schinas, allegando le foto delle riunioni, «e il ministro del Lavoro, Ali bin Samikh Al Marri. L’Ue e il Qatar continueranno ad ampliare le relazioni in materia di mobilità, competenze, riforma del lavoro, sicurezza e contatti interpersonali». «Il Qatar», insiste Schinas nell’ennesimo tweet, «ha compiuto progressi considerevoli e tangibili sulle riforme del lavoro, che devono essere sostenute e attuate efficacemente dopo la Coppa del mondo 2022». La von Cramon commenta in maniera durissima: «Il nostro stile di vita europeo», scrive la eurodeputata tedesca, «non include certamente lodi al Qatar per le sue riforme, le norme sul lavoro e i meriti in materia di diritti umani. A seguito dei recenti tweet del commissario Schinas, si potrebbero anche sollevare alcune domande riguardo al Qatargate. Tolleranza zero alla corruzione!».
Fonti dell’entourage di Schinas spiegano all’Ansa che «in qualità di vicepresidente della Commissione responsabile per lo sport, Margaritis Schinas è stato invitato alla partita inaugurale della Coppa del Mondo insieme al segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, e al presidente del Cio, Thomas Bach». Rimbalza di cellulare in cellulare anche una foto del 18 novembre che raffigura Schinas ad Abu Dhabi con la vicepresidente del Parlamento europeo, Eva Kaili, arrestata per corruzione, e il viceministro greco dello Sviluppo e degli Investimenti, Ioannis Tsakiris. «La riunione con la vicepresidente del Parlamento europeo, Eva Kaili», spiegano ancora fonti vicine a Schinas, «è stata del tutto improvvisata e non pianificata (come specificamente indicato nel tweet del vicepresidente Schinas) e si è svolta negli Emirati Arabi Uniti, ad Abu Dhabi e non in Qatar». Oggi alle 8.30 la conferenza dei presidenti dei gruppi del Parlamento europeo si riunirà per discutere della revoca del mandato di vicepresidente del Parlamento europeo a Eva Kaili.
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Scattano i sequestri per la numero due dell’Europarlamento. Roberta Metsola: «Sarà destituita». Perquisite le case di Francesco Giorgi e dell’ex sindacalista. I giudici: «Moglie e figlia dell’eurodeputato si possono consegnare al Belgio».Ora trema anche la Commissione Ue. Ursula von der Leyen sfugge alle domande dei media sull’inchiesta: «Stiamo controllando i registri». Mentre il suo vice Margaritis Schinas finisce nella bufera per i suoi recenti elogi a Doha. Lo speciale comprende due articoli.Dopo l’arresto della ormai ex vicepresidente del Parlamento europeo, Eva Kaili, l’Autorità antiriciclaggio greca ha posto sotto sequestro una società immobiliare creata un mese fa a nome della donna e del compagno, Francesco Giorgi, già assistente parlamentare a Bruxelles dell’ex europarlamentare italiano Antonio Panzeri, entrambi finiti in manette su ordine della magistratura belga. La società, su cui stanno indagando le autorità, ha sede a Kolonaki, uno dei quartieri più lussuosi di Atene. Per la coppia, indagata in Belgio con l’accusa di riciclaggio, organizzazione criminale e corruzione legati a interventi in favore del Qatar, è stato deciso un provvedimento di congelamento di beni immobili, conti, prodotti finanziari di ogni tipo, società e relative quote. Il provvedimento è stato esteso anche a genitori e parenti stretti (fratelli e sorelle) della coppia. Inoltre, il capo dell’autorità greca contro il riciclaggio di denaro, l’ex sostituto procuratore della Corte suprema, Haralambos Vourliotis, ha ordinato un esame approfondito anche delle dichiarazioni patrimoniali presentate da Alexandros Kaili, padre dell’eurodeputata, che in quanto funzionario pubblico del Paese ellenico è obbligato per legge a presentare annualmente. Intanto ieri la presidente dell’Europarlamento, Roberta Metsola, in un suo intervento in aula ha comunicato di aver cautelativamente «destituito» la Kaili «da ogni incarico e responsabilità connessi al suo ruolo di vicepresidente» e di aver «convocato una riunione straordinaria della conferenza dei Presidenti per avviare una procedura di cui all’articolo 21 per porre fine al loro mandato di vicepresidente nel tentativo di proteggere l’integrità di quest’Aula». Il quotidiano belga Le Soir ha raccontato invece i dettagli del blitz di venerdì scorso a casa della Kaili. A intervenire sono state le unità speciali della polizia federale, che, appostate fin dall’alba davanti alla residenza dell’eurodeputata, hanno atteso l’uscita dalla casa situata in rue Wiertz, nel cuore del quartiere degli espatriati a Bruxelles, di Giorgi. Per gli investigatori dell’Ufficio centrale per la repressione della corruzione (Ocrc), che stanno conducendo le indagini sotto la direzione del giudice istruttore, Michel Claise, il sequestro del cellulare di Giorgi e il suo interrogatorio sono cruciali, ma non possono intervenire entrando nella casa, a causa dell’immunità della compagna. Appena uscito dal garage, gli uomini dei reparti speciali lo bloccano e procedono all’arresto, che darà il via a una serie di 16 perquisizioni in ambito europeo, in diversi comuni di Bruxelles e periferia. Ma è a mezzogiorno che, racconta ancora Le Soir, avviene il colpo di scena che porterà al salto di qualità dell’operazione. Gli investigatori fermano un uomo che sta lasciando, insieme alla moglie, l’hotel Sofitel. È il padre della Kaili (che verrà poi rilasciato domenica), in visita per qualche giorno a Bruxelles. Con sé ha un trolley in formato bagaglio a mano, che i poliziotti trovano pieno di banconote da 50 euro. Per le autorità belghe questo basta per far perdere alla Kali le garanzie previste dalla sua carica, che cessano in caso di flagranza di reato, e a dare il via alla perquisizione. Al blitz nella casa dell’eurodeputata partecipa anche il giudice Claise. Ed è lì che gli investigatori trovano «borse di lusso e borse da viaggio» riempite di contanti, in tagli da 20 e 50 euro. Una fonte vicina all’inchiesta avrebbe commentato così: «Sono cose che generalmente avvengono durante le perquisizioni dei narcotrafficanti». L’importo esatto del tesoretto non è ancora stato quantificato, ma per il quotidiano belga «più fonti» indicano che nella valigia del padre della Kaili c’erano circa 600.000 euro, e nelle borse trovate nell’appartamento della donna almeno 150.000 euro in contanti. Stiamo parlando di una cifra monstre di 750.000 euro. Una stima che sarebbe conservativa. Inoltre, gli investigatori avrebbero trovato in casa della donna altri elementi che la collegano al Paese sospettato di corruzione: medaglie o altri oggetti di valore offerti dal Qatar. Intanto l’inchiesta prosegue. Tra domenica sera e ieri sono state effettuate dalla Guardia di finanza, altre perquisizioni, in abitazioni e in un ufficio del capoluogo lombardo e della provincia riconducibili a Panzeri e alla sua famiglia, durante le quali sarebbero stati sequestrati supporti informatici, documenti e una somma in contanti di importo non rilevante e alcuni orologi. La Gdf, coordinata dalla Procura milanese in collaborazione con Eurojust, ha perquisito anche l’abitazione di Giorgi e fatto verifiche sia sui suoi conti bancari che su quelli di Panzeri. Contemporaneamente, gli inquirenti belgi sono tornati negli uffici dell’Europarlamento per sequestrare «le risorse informatiche di dieci collaboratori parlamentari» che durante il blitz di venerdì «erano state “congelate” per evitare la scomparsa di dati necessari alle indagini». Per il giudice della Corte d’appello di Brescia, Anna Dalla Libera, invece «non appaiono sussistere cause ostative alla consegna» al Belgio di Maria Dolores Colleoni, moglie di Panzeri e della figlia della coppia, Silvia. Per le due donne, fermate venerdì nell’abitazione di famiglia, si spalancano quindi le porte dell’estradizione e della consegna alla Procura federale belga, che ieri ha comunicato che quattro persone arrestate nell’ambito dell’inchiesta sul Qatargate, tra cui la Kaili, «compariranno mercoledì davanti alla Camera di consiglio» per una prima udienza. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/preso-il-bottino-di-kaili-750-000-euro-estradizione-per-le-signore-panzeri-2658954794.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="ora-trema-anche-la-commissione-ue" data-post-id="2658954794" data-published-at="1670878514" data-use-pagination="False"> Ora trema anche la Commissione Ue Lo scandalo Qatargate fa tremare anche la Commissione europea, come conferma l’imbarazzo di Ursula von der Leyen. Reticente, la von der Leyen, ieri mattina: il suo rifiuto di rispondere alla domanda se la magistratura di Bruxelles si sia fatta viva anche dalle parti della Commissione ha provocato il plateale disappunto di diversi giornalisti presenti alla conferenza stampa, e alla fine Ursula ha dato una risposta talmente vaga da apparire surreale: «Per quanto riguarda i contatti tra le autorità belghe e la Commissione», ha detto la presidente, «devo chiedere al mio staff. È una domanda molto chiara a cui non posso rispondere». A sollevare dubbi sul comportamento della Commissione è stata, tra gli altri, la deputata europea tedesca Viola von Cramon, esponente del gruppo Verdi-Ale. Ieri mattina, la von Cramon ha ripubblicato su Twitter alcuni post del vicepresidente della Commissione, il greco Margaritis Schinas, che ha la delega alla promozione dello stile di vita europeo. I post consistono in due foto che ritraggono Schinas a Doha in occasione dei mondiali di calcio. In particolare, il 20 novembre, Schinas è presente al match inaugurale della Coppa del Mondo, e twitta: «Il calcio unisce il mondo. World Cup 2022 il primo evento globale post pandemia che dimostra che ci stiamo riprendendo le nostre vite. Il Qatar», sottolinea Schinas, «il primo Paese arabo e il più piccolo ad aver mai ospitato la Coppa, ha attuato riforme e merita un successo globale. Il modello sportivo europeo un’ispirazione per tutti». Lo stesso giorno, altro tweet pro Qatar: «Incontri costruttivi oggi a Doha con il ministro degli Affari Esteri, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani», scrive Schinas, allegando le foto delle riunioni, «e il ministro del Lavoro, Ali bin Samikh Al Marri. L’Ue e il Qatar continueranno ad ampliare le relazioni in materia di mobilità, competenze, riforma del lavoro, sicurezza e contatti interpersonali». «Il Qatar», insiste Schinas nell’ennesimo tweet, «ha compiuto progressi considerevoli e tangibili sulle riforme del lavoro, che devono essere sostenute e attuate efficacemente dopo la Coppa del mondo 2022». La von Cramon commenta in maniera durissima: «Il nostro stile di vita europeo», scrive la eurodeputata tedesca, «non include certamente lodi al Qatar per le sue riforme, le norme sul lavoro e i meriti in materia di diritti umani. A seguito dei recenti tweet del commissario Schinas, si potrebbero anche sollevare alcune domande riguardo al Qatargate. Tolleranza zero alla corruzione!». Fonti dell’entourage di Schinas spiegano all’Ansa che «in qualità di vicepresidente della Commissione responsabile per lo sport, Margaritis Schinas è stato invitato alla partita inaugurale della Coppa del Mondo insieme al segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, e al presidente del Cio, Thomas Bach». Rimbalza di cellulare in cellulare anche una foto del 18 novembre che raffigura Schinas ad Abu Dhabi con la vicepresidente del Parlamento europeo, Eva Kaili, arrestata per corruzione, e il viceministro greco dello Sviluppo e degli Investimenti, Ioannis Tsakiris. «La riunione con la vicepresidente del Parlamento europeo, Eva Kaili», spiegano ancora fonti vicine a Schinas, «è stata del tutto improvvisata e non pianificata (come specificamente indicato nel tweet del vicepresidente Schinas) e si è svolta negli Emirati Arabi Uniti, ad Abu Dhabi e non in Qatar». Oggi alle 8.30 la conferenza dei presidenti dei gruppi del Parlamento europeo si riunirà per discutere della revoca del mandato di vicepresidente del Parlamento europeo a Eva Kaili.
L’ultima «lagnanza» è partita da Roberto Gualtieri. Poverino, c’è da capirlo. I turisti nella Capitale crescono (+3% anche nel primo quadrimestre del 2026) e il sindaco, già ministro dell’Economia dem, non sa che pesci prendere per garantire servizi, strutture e ordine pubblico adeguato. Quindi? «Proporremo al ministro Mazzi (del Turismo)», ha spiegato qualche ore fa, «di avere una maggiore modulazione e autonomia per esempio sulla tassa di soggiorno». Viene da chiedersi: ma perché? Quanto paga oggi «un forestiero» che vuol dormire una notte a Roma? Le tariffe variano e passano dai 10 euro degli alberghi a 5 Stelle per arrivare ai 4 euro degli hotel a 1 e 2 stelle con una forchetta che oscilla leggermente più in basso per le strutture non alberghiere. Non poco se consideriamo che tra le città d’arte Roma svetta per incassi: ben 288 milioni nel 2025 con un trend, parola del primo cittadino, destinato a lievitare.
Così come cresce il tendenziale in un’altra città governata dal centrosinistra: Milano. Nella capitale finanziaria del Paese, anche per effetto dei continui rialzi, il bottino 2025 ha sfiorato il tetto dei 110 milioni (109,3 milioni, +43%) e si stima che nell’anno in corso si possa raggiungere quota 113,5 milioni. Ma pure sui Navigli, Beppe Sala, il sindaco uscente di centrosinistra, chiede di più. «È profondamente ingiusto», ha rimarcato, «che Roma, Firenze, Venezia abbiano una tassa più alta di Milano». Quindi? Oggi Milano ha una deroga per le Olimpiadi invernali - tassa di soggiorno più alta fino alla fine dell’anno visto l’extra-impegno per i Giochi invernali - e l’ex uomo Expo vuole che l’eccezione diventi strutturale. Come se ci fosse un’Olimpiade all’anno.
Il punto è che al terzo posto della classifica (i dati sono dell’Osservatorio nazionale di Jfc) c’è Firenze, che nonostante il + 8% a 82,7 milioni, è stata scavalcata dalla tumultuosa corsa del capoluogo lombardo. E che se guardiamo alle altre città che non molti mesi fa hanno deciso di metter mano (aumentandola ovviamente) all’imposta, troviamo tante amministrazioni rosse. Da Napoli a Torino fino ad arrivare a Perugia, Livorno e Salerno. Chiariamoci, il fenomeno è molto legato ai centri turistici ed è fondamentalmente bipartisan, basti pensare a Venezia, Imperia, Trieste e Lecce. Ma la pervicacia con la quale i sindaci di sinistra fanno a gara per incrementare l’imposta non ha uguali.
Del resto, in soli 5 anni il gettito è passato dai 628 milioni di euro del 2022 a più di 1,2 miliardi di stima per il 2026. Perché la tendenza è duplice: da una parte crescono i comuni tassatori e dall’altra quelli che già prevedevano l’imposta l’hanno incrementata. Lo stesso osservatorio nazionale Jfc di cui sopra ci dice che a fine anno il balzello sarà operativo in 1.411 comuni con ben 24 nuove entrate. E che la situazione stia sfuggendo di mano lo dimostra un altro dato che gli autori dello studio hanno evidenziato. Molti primi cittadini, e qui la tendenza appare davvero bipartisan, ammettono di voler usare gli incassi per la spesa corrente che spesso ha poco o nulla a che fare con il turismo.
Poi c’è un altro fenomeno che spesso va a braccetto con l’imposta di soggiorno. La corsa a mettere paletti agli affitti brevi. Agli Airbnb che deturperebbero l’humus delle città. E qui l’ideologia di sinistra prende il sopravvento. Perché che ci sia un problema di overtourism nei centri d’arte è fuor di dubbio, ma che questo porti a individuare negli affitti brevi il nemico numero uno da eliminare, con l’amministrazione dem di Firenze che ha bandito nuove locazioni anche in periferia, sembra paradossale.
Il problema è che l’esempio di Firenze sta facendo proseliti. Nei paesi vicini (la sindaca piddina di Scandicci vuole introdurre dei tetti e al Mugello ci stanno pensando) e nelle grandi città lontane. Bologna in primis, poi Napoli, ma soprattutto Roma. Con Gualtieri che è stato molto chiaro. «Serve una legge per regolamentare il settore extralberghiero», ha spiegato, «che consenta di migliorare questo settore e di evitare fenomeni negativi come quelli dello spopolamento. Dobbiamo introdurre dei limiti di concentrazione perché se si svuota il centro poi chiudono i negozi e peggiora la qualità della vita dei romani e anche degli stessi turisti che vogliono venire in Italia».
Principi di buon senso. Il problema è che quando la sinistra li mette in pratica spesso si materializzano in provvedimenti illiberali.
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Elon Musk (Ansa)
Ieri SpaceX ha debuttato contemporaneamente al Nasdaq e al nuovo listino del Texas, una prima assoluta per i mercati americani. Lo ha fatto con numeri che fino a pochi anni fa sarebbero sembrati fantascienza. L’offerta ha attribuito alla società spaziale una valutazione iniziale di 1.780 miliardi di dollari, la più alta mai registrata per una quotazione. Vuol dire che la società di Musk vale quanto il Pil annuale dell’Italia. Gli investitori istituzionali e i piccoli risparmiatori si sono letteralmente gettati sull’operazione acquistando 555,6 milioni di azioni collocate a 135 dollari ciascuna. Ma il mercato ha immediatamente deciso che quel prezzo era troppo basso. Nelle prime contrattazioni il titolo è schizzato fino a 175 dollari. E non importa se al momento il gruppo aerospaziale è solo una costosissima promessa: ha un fatturato di 18,7 miliardi e ne perde 4,9. Ma Wall Street voleva SpaceX a qualunque costo.
Il principale beneficiario dell’entusiasmo è stato naturalmente Elon Musk. Già uomo più ricco del pianeta prima della quotazione, con un patrimonio stimato da Forbes in 981 miliardi di dollari, il fondatore della società è diventato il primo individuo della storia a superare la soglia psicologica dei 1.000 miliardi. Vuol dire che da solo vale metà del Pil dell’Italia. Un traguardo che fino a ieri apparteneva alla categoria delle fantasie futuristiche. La raccolta complessiva dell’offerta ha sfiorato i 75 miliardi di dollari, altro record assoluto. Ma sarebbe un errore leggere questa operazione soltanto come una gigantesca operazione di Borsa.
Per Musk il mercato azionario rappresenta soprattutto un gigantesco serbatoio di capitale per alimentare la sua vera ossessione: Marte. Perché, come emerge dai documenti societari, una parte della futura remunerazione del fondatore è legata a un obiettivo che nessun consiglio di amministrazione aveva mai osato scrivere. Non fatturato. Non utili. Non dividendi. Una colonia permanente di almeno un milione di persone su Marte. In pratica, mentre i manager tradizionali sono premiati se aumentano i margini operativi, Musk potrà incassare se riuscirà a trasformare Marte in un nuovo continente abitato. È la differenza che passa tra gestire una società e tentare di riscrivere il sistema solare. Durante una conversazione trasmessa sulla piattaforma X con Jamie Dimon, amministratore delegato di JPMorgan, Musk ha raccontato che da circa dieci anni amici, consulenti e banchieri gli ripetevano sempre la stessa frase: «Quota SpaceX». Per anni ha resistito. Ora invece ha cambiato idea. Il motivo è semplice. O meglio: semplice secondo gli standard di Musk. SpaceX intende mettere in orbita 100.000 satelliti Starlink di nuova generazione. Non qualche centinaio. Non qualche migliaio. Centomila. A questo si aggiunge un progetto ancora più ambizioso: la costruzione di grandi data center di Intelligenza artificiale direttamente nello spazio.
Secondo Musk, questa potrebbe diventare una gigantesca fonte di ricavi. Secondo i suoi banchieri, potrebbe soprattutto richiedere una quantità di capitale mai vista prima.
Ecco perché la Borsa è diventata improvvisamente necessaria. Anche dopo la quotazione, grazie a una speciale categoria di azioni con diritti di voto rafforzati, il fondatore manterrà il controllo assoluto delle decisioni strategiche, finanziarie e manageriali. Ma il dettaglio più sorprendente è un altro.
Nei documenti si scopre infatti che l’unica persona che può licenziare Elon Musk dal ruolo di amministratore delegato è... Elon Musk. Per la sua dimensione colossale, SpaceX potrebbe entrare nel Nasdaq 100 (l’élite della Silicon Valley) dopo appena 15 giorni di contrattazione. Sarebbe un passaggio fondamentale perché costringerebbe una miriade di fondi indicizzati ad acquistare automaticamente il titolo.
L’ingresso nello S&P 500 (il listino di eccellenza di Wall Street) richiederà invece tempi più lunghi. Ma dopo aver conquistato lo spazio, superato il trilione personale e realizzato la più grande quotazione della storia, attendere un po’ potrebbe sembrare il problema meno complicato.
Soprattutto per un uomo che non misura il successo in trimestri o in esercizi fiscali. Lo misura in pianeti.
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Ansa
Nel caso di specie si trattava di un provvedimento di proroga disposto senza la fissazione della prescritta udienza camerale e, quindi, senza che all’interessato fosse stata data possibilità di intervenire nel procedimento. Sulla base di tale principio la Corte ha respinto il ricorso che la presidenza del Consiglio dei ministri, unitamente ad altri organi, aveva proposto avverso la sentenza d’appello che, in conferma di quella di primo grado, aveva accolto la richiesta di risarcimento avanzata dall’interessato.
A tale decisione la Corte è pervenuta sull’assunto, nell’essenziale, che i provvedimenti in materia di trattenimento degli stranieri nei Cpr non sono fini a sé stessi ma sono funzionali al risultato finale che dev’essere quello dell’esecuzione dell’espulsione dal territorio dello Stato. Pertanto, non assumendo mai essi carattere di definitività, ma potendo essere revocati o modificati anche d’ufficio, in ogni momento la loro mancata impugnazione non impedirebbe di farne riconoscere l’eventuale illegittimità da parte del giudice investito dell’azione risarcitoria, con conseguente accoglimento di quest’ultima. Risulta di fondamentale rilievo, tra gli elementi addotti dalla Corte a sostegno del proprio assunto, quello costituito dal fatto che esso troverebbe conferma nella vigente disciplina in materia di riparazione pecuniaria per ingiusta detenzione sofferta nel corso di un procedimento penale; istituto che viene definito «per certi versi affine al rimedio risarcitorio per illegittima privazione della libertà personale». Ciò in quanto - si afferma - per il riconoscimento del diritto alla suddetta riparazione pecuniaria, non è richiesto, dall’art. 314, comma 1, del Codice di procedura penale, che l’interessato abbia a suo tempo proposto impugnazione avverso il provvedimento applicativo o confermativo della misura cautelare detentiva.
Occorre subito dire che la validità di tale ragionamento presuppone anzitutto che, così come è richiesto, per l’esperibilità della procedura di riparazione per ingiusta detenzione il procedimento penale sia giunto a conclusione, quale che essa sia (assoluzione nel merito, proscioglimento per ragioni non di merito, condanna, archiviazione, sentenza di non luogo a procedere); allo stesso modo deve ritenersi richiesto, ai fini dell’esperibilità dell’azione risarcitoria per indebito trattenimento in un Cpr in vista dell’espulsione, che il procedimento di espulsione amministrativa dello straniero si sia concluso. Il che avviene con l’emissione del relativo decreto prefettizio, una volta che questo abbia assunto carattere di definitività per mancata o non accolta impugnazione (indipendentemente dalla circostanza che poi abbia o meno avuto effettiva esecuzione), ovvero abbia perduto definitivamente efficacia per annullamento, revoca o qualsiasi altra ragione. In mancanza di tale condizione appare evidente che il richiamo operato dalla Corte alla procedura di riparazione per ingiusta detenzione sarebbe del tutto privo di fondamento.
Volendo però dare per acquisito che la condizione dell’avvenuta conclusione del procedimento di espulsione amministrativa sia comunque sussistente, va osservato che la seconda delle ipotesi dianzi formulate appare estremamente improbabile, per la semplice ragione che, se fosse quella effettivamente realizzatasi, la richiesta di risarcimento del danno avrebbe potuto essere avanzata con riferimento all’intera durata della privazione della libertà subita a titolo di trattenimento, in vista dell’espulsione, nel Cpr e non, invece, come pacificamente risulta essere avvenuto, con riferimento alla sola frazione temporale dovuta al provvedimento di proroga di cui si lamenta la illegittimità
Dovendosi, quindi, presumere che quella effettivamente realizzatasi sia la prima delle suddette ipotesi, il richiamo operato dalla Corte al comma 1 dell’art. 314 cod. proc. pen. appare del tutto incongruo, trovando la detta norma applicazione solo, nel caso che il procedimento penale si sia concluso con pronuncia assolutoria nel merito. Quello al quale la Corte avrebbe dovuto fare richiamo (ma lo ha, invece, del tutto ignorato) era, per analogia di situazione, il comma 2 del citato art. 314, secondo il quale, quando il procedimento penale si sia concluso con pronuncia di condanna o di proscioglimento non nel merito, il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione può essere riconosciuto solo a condizione che «con decisione irrevocabile, risulti accertato che è stato emesso o mantenuto senza che sussistessero le condizioni di applicabilità previste dagli artt. 273 e 280». E la «decisione irrevocabile» altra non può essere se non quella che sia stata, a suo tempo, adottata all’esito dell’impugnazione contro il provvedimento di applicazione o di mantenimento della misura.
Ne consegue che, ove tale impugnazione non sia stata proposta o, se proposta, non sia stata per una qualsiasi ragione accolta, la richiesta di riparazione per ingiusta detenzione risulta improponibile. Una volta datosi, quindi, per acquisito che il procedimento di espulsione amministrativa si sia concluso con il decreto di espulsione non più soggetto a impugnazione, da equipararsi alla definitività della condanna nel procedimento penale, ne deriva che, proprio alla luce di quanto affermato dalla Corte circa l’assimilabilità della richiesta di risarcimento per indebito trattenimento nel Cpr alla richiesta di riparazione per ingiusta detenzione, la mancata impugnazione, a suo tempo, del provvedimento di proroga del trattenimento adottato in violazione del principio del contraddittorio avrebbe dovuto far sì che la richiesta di risarcimento venisse dichiarata improponibile. Ciò avrebbe dovuto comportare l’accoglimento del ricorso proposto dalla presidenza del Consiglio e dalle altre amministrazioni interessate. Il fatto che così non sia stato appare indice del permanere di una certa tendenza della magistratura, compresa quella di legittimità, a fare ogni sforzo, in materia di immigrazione, ogni qual volta se ne veda anche la più remota delle possibilità, per adottare decisioni favorevoli ai «migranti», percorrendo, a tal fine i più impervi e tortuosi sentieri interpretativi, anche con il rischio di inciampare, talvolta, in qualche sasso.
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