True
2022-12-13
Preso il bottino di Kaili: 750.000 euro. Estradizione per le signore Panzeri
Eva Kaili (Vladimir Rys/Getty Images)
Dopo l’arresto della ormai ex vicepresidente del Parlamento europeo, Eva Kaili, l’Autorità antiriciclaggio greca ha posto sotto sequestro una società immobiliare creata un mese fa a nome della donna e del compagno, Francesco Giorgi, già assistente parlamentare a Bruxelles dell’ex europarlamentare italiano Antonio Panzeri, entrambi finiti in manette su ordine della magistratura belga. La società, su cui stanno indagando le autorità, ha sede a Kolonaki, uno dei quartieri più lussuosi di Atene. Per la coppia, indagata in Belgio con l’accusa di riciclaggio, organizzazione criminale e corruzione legati a interventi in favore del Qatar, è stato deciso un provvedimento di congelamento di beni immobili, conti, prodotti finanziari di ogni tipo, società e relative quote. Il provvedimento è stato esteso anche a genitori e parenti stretti (fratelli e sorelle) della coppia.
Inoltre, il capo dell’autorità greca contro il riciclaggio di denaro, l’ex sostituto procuratore della Corte suprema, Haralambos Vourliotis, ha ordinato un esame approfondito anche delle dichiarazioni patrimoniali presentate da Alexandros Kaili, padre dell’eurodeputata, che in quanto funzionario pubblico del Paese ellenico è obbligato per legge a presentare annualmente. Intanto ieri la presidente dell’Europarlamento, Roberta Metsola, in un suo intervento in aula ha comunicato di aver cautelativamente «destituito» la Kaili «da ogni incarico e responsabilità connessi al suo ruolo di vicepresidente» e di aver «convocato una riunione straordinaria della conferenza dei Presidenti per avviare una procedura di cui all’articolo 21 per porre fine al loro mandato di vicepresidente nel tentativo di proteggere l’integrità di quest’Aula».
Il quotidiano belga Le Soir ha raccontato invece i dettagli del blitz di venerdì scorso a casa della Kaili. A intervenire sono state le unità speciali della polizia federale, che, appostate fin dall’alba davanti alla residenza dell’eurodeputata, hanno atteso l’uscita dalla casa situata in rue Wiertz, nel cuore del quartiere degli espatriati a Bruxelles, di Giorgi. Per gli investigatori dell’Ufficio centrale per la repressione della corruzione (Ocrc), che stanno conducendo le indagini sotto la direzione del giudice istruttore, Michel Claise, il sequestro del cellulare di Giorgi e il suo interrogatorio sono cruciali, ma non possono intervenire entrando nella casa, a causa dell’immunità della compagna. Appena uscito dal garage, gli uomini dei reparti speciali lo bloccano e procedono all’arresto, che darà il via a una serie di 16 perquisizioni in ambito europeo, in diversi comuni di Bruxelles e periferia. Ma è a mezzogiorno che, racconta ancora Le Soir, avviene il colpo di scena che porterà al salto di qualità dell’operazione. Gli investigatori fermano un uomo che sta lasciando, insieme alla moglie, l’hotel Sofitel. È il padre della Kaili (che verrà poi rilasciato domenica), in visita per qualche giorno a Bruxelles. Con sé ha un trolley in formato bagaglio a mano, che i poliziotti trovano pieno di banconote da 50 euro. Per le autorità belghe questo basta per far perdere alla Kali le garanzie previste dalla sua carica, che cessano in caso di flagranza di reato, e a dare il via alla perquisizione. Al blitz nella casa dell’eurodeputata partecipa anche il giudice Claise. Ed è lì che gli investigatori trovano «borse di lusso e borse da viaggio» riempite di contanti, in tagli da 20 e 50 euro. Una fonte vicina all’inchiesta avrebbe commentato così: «Sono cose che generalmente avvengono durante le perquisizioni dei narcotrafficanti». L’importo esatto del tesoretto non è ancora stato quantificato, ma per il quotidiano belga «più fonti» indicano che nella valigia del padre della Kaili c’erano circa 600.000 euro, e nelle borse trovate nell’appartamento della donna almeno 150.000 euro in contanti. Stiamo parlando di una cifra monstre di 750.000 euro. Una stima che sarebbe conservativa. Inoltre, gli investigatori avrebbero trovato in casa della donna altri elementi che la collegano al Paese sospettato di corruzione: medaglie o altri oggetti di valore offerti dal Qatar.
Intanto l’inchiesta prosegue. Tra domenica sera e ieri sono state effettuate dalla Guardia di finanza, altre perquisizioni, in abitazioni e in un ufficio del capoluogo lombardo e della provincia riconducibili a Panzeri e alla sua famiglia, durante le quali sarebbero stati sequestrati supporti informatici, documenti e una somma in contanti di importo non rilevante e alcuni orologi.
La Gdf, coordinata dalla Procura milanese in collaborazione con Eurojust, ha perquisito anche l’abitazione di Giorgi e fatto verifiche sia sui suoi conti bancari che su quelli di Panzeri. Contemporaneamente, gli inquirenti belgi sono tornati negli uffici dell’Europarlamento per sequestrare «le risorse informatiche di dieci collaboratori parlamentari» che durante il blitz di venerdì «erano state “congelate” per evitare la scomparsa di dati necessari alle indagini». Per il giudice della Corte d’appello di Brescia, Anna Dalla Libera, invece «non appaiono sussistere cause ostative alla consegna» al Belgio di Maria Dolores Colleoni, moglie di Panzeri e della figlia della coppia, Silvia. Per le due donne, fermate venerdì nell’abitazione di famiglia, si spalancano quindi le porte dell’estradizione e della consegna alla Procura federale belga, che ieri ha comunicato che quattro persone arrestate nell’ambito dell’inchiesta sul Qatargate, tra cui la Kaili, «compariranno mercoledì davanti alla Camera di consiglio» per una prima udienza.
Ora trema anche la Commissione Ue
Lo scandalo Qatargate fa tremare anche la Commissione europea, come conferma l’imbarazzo di Ursula von der Leyen. Reticente, la von der Leyen, ieri mattina: il suo rifiuto di rispondere alla domanda se la magistratura di Bruxelles si sia fatta viva anche dalle parti della Commissione ha provocato il plateale disappunto di diversi giornalisti presenti alla conferenza stampa, e alla fine Ursula ha dato una risposta talmente vaga da apparire surreale: «Per quanto riguarda i contatti tra le autorità belghe e la Commissione», ha detto la presidente, «devo chiedere al mio staff. È una domanda molto chiara a cui non posso rispondere».
A sollevare dubbi sul comportamento della Commissione è stata, tra gli altri, la deputata europea tedesca Viola von Cramon, esponente del gruppo Verdi-Ale. Ieri mattina, la von Cramon ha ripubblicato su Twitter alcuni post del vicepresidente della Commissione, il greco Margaritis Schinas, che ha la delega alla promozione dello stile di vita europeo. I post consistono in due foto che ritraggono Schinas a Doha in occasione dei mondiali di calcio. In particolare, il 20 novembre, Schinas è presente al match inaugurale della Coppa del Mondo, e twitta: «Il calcio unisce il mondo. World Cup 2022 il primo evento globale post pandemia che dimostra che ci stiamo riprendendo le nostre vite. Il Qatar», sottolinea Schinas, «il primo Paese arabo e il più piccolo ad aver mai ospitato la Coppa, ha attuato riforme e merita un successo globale. Il modello sportivo europeo un’ispirazione per tutti». Lo stesso giorno, altro tweet pro Qatar: «Incontri costruttivi oggi a Doha con il ministro degli Affari Esteri, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani», scrive Schinas, allegando le foto delle riunioni, «e il ministro del Lavoro, Ali bin Samikh Al Marri. L’Ue e il Qatar continueranno ad ampliare le relazioni in materia di mobilità, competenze, riforma del lavoro, sicurezza e contatti interpersonali». «Il Qatar», insiste Schinas nell’ennesimo tweet, «ha compiuto progressi considerevoli e tangibili sulle riforme del lavoro, che devono essere sostenute e attuate efficacemente dopo la Coppa del mondo 2022». La von Cramon commenta in maniera durissima: «Il nostro stile di vita europeo», scrive la eurodeputata tedesca, «non include certamente lodi al Qatar per le sue riforme, le norme sul lavoro e i meriti in materia di diritti umani. A seguito dei recenti tweet del commissario Schinas, si potrebbero anche sollevare alcune domande riguardo al Qatargate. Tolleranza zero alla corruzione!».
Fonti dell’entourage di Schinas spiegano all’Ansa che «in qualità di vicepresidente della Commissione responsabile per lo sport, Margaritis Schinas è stato invitato alla partita inaugurale della Coppa del Mondo insieme al segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, e al presidente del Cio, Thomas Bach». Rimbalza di cellulare in cellulare anche una foto del 18 novembre che raffigura Schinas ad Abu Dhabi con la vicepresidente del Parlamento europeo, Eva Kaili, arrestata per corruzione, e il viceministro greco dello Sviluppo e degli Investimenti, Ioannis Tsakiris. «La riunione con la vicepresidente del Parlamento europeo, Eva Kaili», spiegano ancora fonti vicine a Schinas, «è stata del tutto improvvisata e non pianificata (come specificamente indicato nel tweet del vicepresidente Schinas) e si è svolta negli Emirati Arabi Uniti, ad Abu Dhabi e non in Qatar». Oggi alle 8.30 la conferenza dei presidenti dei gruppi del Parlamento europeo si riunirà per discutere della revoca del mandato di vicepresidente del Parlamento europeo a Eva Kaili.
Continua a leggereRiduci
Scattano i sequestri per la numero due dell’Europarlamento. Roberta Metsola: «Sarà destituita». Perquisite le case di Francesco Giorgi e dell’ex sindacalista. I giudici: «Moglie e figlia dell’eurodeputato si possono consegnare al Belgio».Ora trema anche la Commissione Ue. Ursula von der Leyen sfugge alle domande dei media sull’inchiesta: «Stiamo controllando i registri». Mentre il suo vice Margaritis Schinas finisce nella bufera per i suoi recenti elogi a Doha. Lo speciale comprende due articoli.Dopo l’arresto della ormai ex vicepresidente del Parlamento europeo, Eva Kaili, l’Autorità antiriciclaggio greca ha posto sotto sequestro una società immobiliare creata un mese fa a nome della donna e del compagno, Francesco Giorgi, già assistente parlamentare a Bruxelles dell’ex europarlamentare italiano Antonio Panzeri, entrambi finiti in manette su ordine della magistratura belga. La società, su cui stanno indagando le autorità, ha sede a Kolonaki, uno dei quartieri più lussuosi di Atene. Per la coppia, indagata in Belgio con l’accusa di riciclaggio, organizzazione criminale e corruzione legati a interventi in favore del Qatar, è stato deciso un provvedimento di congelamento di beni immobili, conti, prodotti finanziari di ogni tipo, società e relative quote. Il provvedimento è stato esteso anche a genitori e parenti stretti (fratelli e sorelle) della coppia. Inoltre, il capo dell’autorità greca contro il riciclaggio di denaro, l’ex sostituto procuratore della Corte suprema, Haralambos Vourliotis, ha ordinato un esame approfondito anche delle dichiarazioni patrimoniali presentate da Alexandros Kaili, padre dell’eurodeputata, che in quanto funzionario pubblico del Paese ellenico è obbligato per legge a presentare annualmente. Intanto ieri la presidente dell’Europarlamento, Roberta Metsola, in un suo intervento in aula ha comunicato di aver cautelativamente «destituito» la Kaili «da ogni incarico e responsabilità connessi al suo ruolo di vicepresidente» e di aver «convocato una riunione straordinaria della conferenza dei Presidenti per avviare una procedura di cui all’articolo 21 per porre fine al loro mandato di vicepresidente nel tentativo di proteggere l’integrità di quest’Aula». Il quotidiano belga Le Soir ha raccontato invece i dettagli del blitz di venerdì scorso a casa della Kaili. A intervenire sono state le unità speciali della polizia federale, che, appostate fin dall’alba davanti alla residenza dell’eurodeputata, hanno atteso l’uscita dalla casa situata in rue Wiertz, nel cuore del quartiere degli espatriati a Bruxelles, di Giorgi. Per gli investigatori dell’Ufficio centrale per la repressione della corruzione (Ocrc), che stanno conducendo le indagini sotto la direzione del giudice istruttore, Michel Claise, il sequestro del cellulare di Giorgi e il suo interrogatorio sono cruciali, ma non possono intervenire entrando nella casa, a causa dell’immunità della compagna. Appena uscito dal garage, gli uomini dei reparti speciali lo bloccano e procedono all’arresto, che darà il via a una serie di 16 perquisizioni in ambito europeo, in diversi comuni di Bruxelles e periferia. Ma è a mezzogiorno che, racconta ancora Le Soir, avviene il colpo di scena che porterà al salto di qualità dell’operazione. Gli investigatori fermano un uomo che sta lasciando, insieme alla moglie, l’hotel Sofitel. È il padre della Kaili (che verrà poi rilasciato domenica), in visita per qualche giorno a Bruxelles. Con sé ha un trolley in formato bagaglio a mano, che i poliziotti trovano pieno di banconote da 50 euro. Per le autorità belghe questo basta per far perdere alla Kali le garanzie previste dalla sua carica, che cessano in caso di flagranza di reato, e a dare il via alla perquisizione. Al blitz nella casa dell’eurodeputata partecipa anche il giudice Claise. Ed è lì che gli investigatori trovano «borse di lusso e borse da viaggio» riempite di contanti, in tagli da 20 e 50 euro. Una fonte vicina all’inchiesta avrebbe commentato così: «Sono cose che generalmente avvengono durante le perquisizioni dei narcotrafficanti». L’importo esatto del tesoretto non è ancora stato quantificato, ma per il quotidiano belga «più fonti» indicano che nella valigia del padre della Kaili c’erano circa 600.000 euro, e nelle borse trovate nell’appartamento della donna almeno 150.000 euro in contanti. Stiamo parlando di una cifra monstre di 750.000 euro. Una stima che sarebbe conservativa. Inoltre, gli investigatori avrebbero trovato in casa della donna altri elementi che la collegano al Paese sospettato di corruzione: medaglie o altri oggetti di valore offerti dal Qatar. Intanto l’inchiesta prosegue. Tra domenica sera e ieri sono state effettuate dalla Guardia di finanza, altre perquisizioni, in abitazioni e in un ufficio del capoluogo lombardo e della provincia riconducibili a Panzeri e alla sua famiglia, durante le quali sarebbero stati sequestrati supporti informatici, documenti e una somma in contanti di importo non rilevante e alcuni orologi. La Gdf, coordinata dalla Procura milanese in collaborazione con Eurojust, ha perquisito anche l’abitazione di Giorgi e fatto verifiche sia sui suoi conti bancari che su quelli di Panzeri. Contemporaneamente, gli inquirenti belgi sono tornati negli uffici dell’Europarlamento per sequestrare «le risorse informatiche di dieci collaboratori parlamentari» che durante il blitz di venerdì «erano state “congelate” per evitare la scomparsa di dati necessari alle indagini». Per il giudice della Corte d’appello di Brescia, Anna Dalla Libera, invece «non appaiono sussistere cause ostative alla consegna» al Belgio di Maria Dolores Colleoni, moglie di Panzeri e della figlia della coppia, Silvia. Per le due donne, fermate venerdì nell’abitazione di famiglia, si spalancano quindi le porte dell’estradizione e della consegna alla Procura federale belga, che ieri ha comunicato che quattro persone arrestate nell’ambito dell’inchiesta sul Qatargate, tra cui la Kaili, «compariranno mercoledì davanti alla Camera di consiglio» per una prima udienza. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/preso-il-bottino-di-kaili-750-000-euro-estradizione-per-le-signore-panzeri-2658954794.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="ora-trema-anche-la-commissione-ue" data-post-id="2658954794" data-published-at="1670878514" data-use-pagination="False"> Ora trema anche la Commissione Ue Lo scandalo Qatargate fa tremare anche la Commissione europea, come conferma l’imbarazzo di Ursula von der Leyen. Reticente, la von der Leyen, ieri mattina: il suo rifiuto di rispondere alla domanda se la magistratura di Bruxelles si sia fatta viva anche dalle parti della Commissione ha provocato il plateale disappunto di diversi giornalisti presenti alla conferenza stampa, e alla fine Ursula ha dato una risposta talmente vaga da apparire surreale: «Per quanto riguarda i contatti tra le autorità belghe e la Commissione», ha detto la presidente, «devo chiedere al mio staff. È una domanda molto chiara a cui non posso rispondere». A sollevare dubbi sul comportamento della Commissione è stata, tra gli altri, la deputata europea tedesca Viola von Cramon, esponente del gruppo Verdi-Ale. Ieri mattina, la von Cramon ha ripubblicato su Twitter alcuni post del vicepresidente della Commissione, il greco Margaritis Schinas, che ha la delega alla promozione dello stile di vita europeo. I post consistono in due foto che ritraggono Schinas a Doha in occasione dei mondiali di calcio. In particolare, il 20 novembre, Schinas è presente al match inaugurale della Coppa del Mondo, e twitta: «Il calcio unisce il mondo. World Cup 2022 il primo evento globale post pandemia che dimostra che ci stiamo riprendendo le nostre vite. Il Qatar», sottolinea Schinas, «il primo Paese arabo e il più piccolo ad aver mai ospitato la Coppa, ha attuato riforme e merita un successo globale. Il modello sportivo europeo un’ispirazione per tutti». Lo stesso giorno, altro tweet pro Qatar: «Incontri costruttivi oggi a Doha con il ministro degli Affari Esteri, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani», scrive Schinas, allegando le foto delle riunioni, «e il ministro del Lavoro, Ali bin Samikh Al Marri. L’Ue e il Qatar continueranno ad ampliare le relazioni in materia di mobilità, competenze, riforma del lavoro, sicurezza e contatti interpersonali». «Il Qatar», insiste Schinas nell’ennesimo tweet, «ha compiuto progressi considerevoli e tangibili sulle riforme del lavoro, che devono essere sostenute e attuate efficacemente dopo la Coppa del mondo 2022». La von Cramon commenta in maniera durissima: «Il nostro stile di vita europeo», scrive la eurodeputata tedesca, «non include certamente lodi al Qatar per le sue riforme, le norme sul lavoro e i meriti in materia di diritti umani. A seguito dei recenti tweet del commissario Schinas, si potrebbero anche sollevare alcune domande riguardo al Qatargate. Tolleranza zero alla corruzione!». Fonti dell’entourage di Schinas spiegano all’Ansa che «in qualità di vicepresidente della Commissione responsabile per lo sport, Margaritis Schinas è stato invitato alla partita inaugurale della Coppa del Mondo insieme al segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, e al presidente del Cio, Thomas Bach». Rimbalza di cellulare in cellulare anche una foto del 18 novembre che raffigura Schinas ad Abu Dhabi con la vicepresidente del Parlamento europeo, Eva Kaili, arrestata per corruzione, e il viceministro greco dello Sviluppo e degli Investimenti, Ioannis Tsakiris. «La riunione con la vicepresidente del Parlamento europeo, Eva Kaili», spiegano ancora fonti vicine a Schinas, «è stata del tutto improvvisata e non pianificata (come specificamente indicato nel tweet del vicepresidente Schinas) e si è svolta negli Emirati Arabi Uniti, ad Abu Dhabi e non in Qatar». Oggi alle 8.30 la conferenza dei presidenti dei gruppi del Parlamento europeo si riunirà per discutere della revoca del mandato di vicepresidente del Parlamento europeo a Eva Kaili.
L’attività ha preso il via nel 2025 quando, a seguito di un ordinario controllo di polizia in mare, si è deciso di procedere velocemente ad una capillare ricognizione nei porti sardi. Nel mirino delle Fiamme gialle il fenomeno del cosiddetto flagging out, una strategia spesso utilizzata da italiani per aggirare il sistema fiscale nazionale con l’immatricolazione di yacht e navi da diporto in registri esteri. Questa pratica, mirata all'abbattimento di costi gestionali e assicurativi, viene frequentemente utilizzata per sottrarsi anche agli obblighi di trasparenza verso il fisco.
Il cuore dell'operazione è stata la verifica del rispetto della normativa sul monitoraggio fiscale, che impone ai residenti in Italia di dichiarare puntualmente, nel quadro denominato «RW» della dichiarazione dei redditi, il possesso di beni mobili registrati all'estero. In sostanza, l’omessa indicazione nella dichiarazione dei redditi del bene immatricolato in uno Stato estero costituisce una violazione finalizzata a nascondere al fisco la reale capacità contributiva ed è sanzionata dalle norme vigenti in misura proporzionale al valore del bene.
L’attività operativa svolta dalla Stazione Navale della Guardia di finanza di Cagliari ha assunto vaste proporzioni anche per la residenza fiscale dei proprietari delle barche da diporto. La meticolosa ricostruzione ha permesso di risalire ai soggetti omissivi nella dichiarazione dei redditi, distribuiti sull’intero territorio nazionale, tramite un'azione mirata da parte di diversi reparti del Corpo. Per perfezionare gli accertamenti, la Stazione Navale di Cagliari ha collaborato con i Reparti territoriali, in base alla residenza dei proprietari, tramite l’incrocio dei dati rilevati durante i riscontri diretti con le banche dati, per garantire la massima precisione nella ricostruzione delle posizioni fiscali.
I risultati finali delineano un quadro di eccezionale rilievo, individuando imbarcazioni e navi da diporto per un valore di mercato complessivo superiore ai 48 milioni di euro. Altrettanto significative le sanzioni amministrative contestate, che potranno raggiungere i 23 milioni di euro, in relazione al valore d’acquisto o di mercato dei beni non dichiarati.
Continua a leggereRiduci
Massimo Calearo Ciman in una foto d'archivio (Ansa)
L’ex deputato del Pd Massimo Calearo Ciman è indagato per il fallimento della Calearo Antenne: contestate truffa aggravata allo Stato, malversazione e bancarotta fraudolenta. La Finanza sequestra beni per oltre 4 milioni di euro.
Sembra un film tragicomico. C’è poco da ridere però per Massimo Calearo Ciman, finito in guai giudiziari serissimi: frode da 9 milioni su fondi pubblici.
Imprenditore di 71 anni, ex deputato del Pd dal 2008 al 2013, durante il IV governo Berlusconi e, dopo il 2011, quello di Mario Monti, si è fatto notare più per le sue intemperanze e goliardate che per i risultati ottenuti nella vita. È stato anche a capo di Confindustria Vicenza dal 2003 al 2008, e contemporaneamente presidente nazionale di Federmeccanica (2004-2008).
L’imprenditore ora è indagato per il fallimento dell’azienda di famiglia, la Calearo Antenne spa di Isola Vicentina, fondata nel 1957, che contava 600 dipendenti, già in grave crisi finanziaria e dallo scorso anno sottoposta a liquidazione giudiziale a causa delle difficoltà economiche derivate dalle perdite indotte dalla pandemia e poi dalla difficile ripresa. Assieme a lui, nel registro della procura, ci sono finiti i figli Carlo Alberto ed Eugenio già presidente dei Giovani imprenditori di Vicenza, oltre all’ex amministratore delegato dell’azienda Luca Corazza. Le accuse nei loro confronti sono, a vario titolo, di truffa aggravata ai danni dello Stato, malversazione di erogazioni pubbliche e bancarotta fraudolenta.
La Finanza ha sequestrato beni e liquidi per oltre 4 milioni di euro: 15 immobili, tra i quali la villa di famiglia sui Colli Berici del valore di oltre 2 milioni e mezzo di euro, 18 terreni, 2 veicoli, le quote di 8 società di capitali. Ricostruito un articolato sistema di distrazione patrimoniale e di utilizzo illecito di fondi pubblici, sviluppatosi mentre la società si trovava in uno stato di dissesto economico. Gli indagati avrebbero dapprima aggravato la situazione debitoria per poi ottenere finanziamenti garantiti dallo Stato presentando documenti e dati contabili falsi. Sotto la lente delle fiamme gialle ci sono due finanziamenti: uno da 7,5 milioni di euro erogato da Invitalia e uno da 1,5 milioni di euro concesso da Banca Sistema e garantito da Sace per 1,35 milioni.
Le indagini avrebbero poi evidenziato come parte di quelle somme sarebbe stata destinata a finalità diverse rispetto a quelle dichiarate nei progetti di investimento. Circa 3,8 milioni di euro sarebbero stati trasferiti verso partecipate estere nonostante il vincolo di destinazione dei fondi a investimenti e attività produttive esclusivamente in Italia. Nel mirino anche la cessione di immobili all’estero per 2,8 milioni di euro a fronte di pagamenti che, secondo gli investigatori, non sarebbero mai stati effettuati. Tra gli episodi contestati figurano l’erogazione di compensi non concordati al presidente del consiglio d’amministrazione per circa 186.000 euro e l’utilizzo illecito di crediti d’imposta finanziati con risorse del Pnrr per circa 115.000 euro. Di particolare rilievo l’impiego fraudolento di 282.000 euro provenienti da finanziamenti pubblici destinati a favorire le imprese in difficoltà durante il Covid che sarebbero stati inviati dalla società vicentina a una controllata estera attraverso l’indebita applicazione dell’Iva sugli acquisti effettuati da quest’ultima.
«Io sono tranquillo, pacifico e sereno. È una tempesta in un bicchiere d’acqua. Dimostreremo che abbiamo agito per l’interesse dell’azienda e che non ci siamo messi in tasca un euro. Non ho niente da nascondere. Questo è un dato di fatto», commenta Calearo. «Andremo a vedere cosa è stato fatto da chi ci è subentrato, quando ci hanno consigliato di non gestire più noi l’azienda. Per fortuna o purtroppo, io non sono un “Signor nessuno”. Il mio nome fa cassetta. Hanno sbagliato bersaglio, dispiace per tutta questa pubblicità negativa».
D’altronde lui è un vero espero di pubblicità negativa, abilissimo a procurarsela anche in passato. Nel 2012, durante un’intervista alla Zanzara, disse che in Parlamento non ci va quasi più («Rimango a casa a fare l'imprenditore, invece che andare a premere un pulsante. Non serve a niente. Anzi, credo che da questo momento fino alla fine della legislatura non ci andrò più») e che lo stipendio lo prendeva solo per pagare un mutuo da 12.000 euro al mese. Walter Veltroni, che nel 2008, da segretario, lo aveva candidato capolista nel Pd, facendolo diventare parlamentare, si definì disgustato, descrivendolo come «una persona orrenda». Dopo le polemiche Calearo annunciò le dimissioni da deputato salvo poi ripensarci affermando: «In Parlamento ci sono i condannati, non è giusto che mi dimetta io che non ho fatto niente di male».
Sul piano politico è stato a dir poco discontinuo. Partito da Pd si è ritrovato tra le braccia di Berlusconi. Nel 2009 lascia il Pd in rotta con il nuovo segretario Pier Luigi Bersani. Fonda Alleanza per l'Italia con Francesco Rutelli e Bruno Tabacci. Nel 2010 lascia anche Api e dà vita al Movimento di Responsabilità Nazionale con Domenico Scilipoti e vota contro la mozione di sfiducia al governo Berlusconi. Questo gli vale un posto da consigliere personale del presidente del Consiglio per il Commercio estero. Personaggio interessante.
Continua a leggereRiduci