True
2023-10-09
Pollo arrosto con le patate: la coppia più amata dagli italiani
iStock
Avreste mai detto che agli italiani piace il pollo arrosto con patate più di pomodoro e mozzarella, più di pane e mortadella e più di cappuccino e cornetto? Chi scrive non saprebbe rispondere né sì, né no, quindi è una domanda retorica anche perché parliamo di capisaldi delle abitudini della cucina italiana, sebbene alcuni recentissimi, come cappuccino e cornetto (in passato la colazione popolare erano gli avanzi della sera prima oppure latte e caffè, sì, ma con pane, magari quello più secco). Eppure il sondaggio svolto da AstraRicerche per il Pollo Arrosto Day che si è celebrato lo scorso 2 ottobre parla chiaro: di fronte alle coppie gastronomiche proposte agli intervistati, il 52,6% ha considerato abbinamento perfetto il pollo arrosto con le patate, il 48,1% pomodoro e mozzarella, il 40,2 % pane e mortadella, il 37,3% cappuccino e cornetto e il 33,4% prosciutto e melone.
Pollo Arrosto Day è una giornata istituita da Unaitalia, l’Associazione nazionale produttori di carni bianche, per celebrare innanzitutto il pollo arrosto con patate e poi la tradizione che esso rappresenta. Il 95% degli italiani mangia pollo arrosto e patate. Il 70% degli italiani lo mangia ogni 15 giorni, il 40,2% almeno una volta a settimana. L’abbinamento del pollo arrosto con le patate non è un’esclusiva ma sicuramente ne siamo dei cultori decisamente appassionati, forse anche perché amiamo la carne di pollo: ne consumiamo 16,38 kg a testa (dati Unitalia riferiti al 2022) ed è la carne che mangiamo di più. Ma perché pollo e patate arrosto sono un’accoppiata perfetta?
Secondo il chimico Silvano Fuso, autore del libro Sensi chimici, la scienza degli odori e dei sapori, prefazione di Piero Angela, Carocci editore, pollo e patate arrosto sono per noi due golosità che messe insieme fanno una golosità ancora maggiore per via della caramellizzazione: «Grande merito è da attribuire alla reazione di Maillard, un processo chimico che avviene durante la cottura che si verifica solo negli alimenti che contengono sia zuccheri che amminoacidi (costituenti delle proteine). Essa produce sostanze molto gradite al nostro cervello. Per il pollo arrosto con le patate, in particolare, si verifica a 140 gradi: quando amminoacidi e zuccheri delle patate si incontrano a fuoco vivo iniziano a generare una serie di composti odorosi. In fase finale questa reazione si manifesta con un sapore complesso e un colore marroncino/dorato che suggerisce l’idea della croccantezza. E la classica crosticina bruna: è questo che ci fa battere il cuore e rende gustoso il pollo arrosto».
Anche secondo Alessandro Negrini e Fabio Pisani, chef due stelle Michelin dello storico gran ristorante Il Luogo di Aimo e Nadia, il segreto del match sta nel connubio tra pollo e patate: «Pollo arrosto e patate sono un match perfetto, per il sapore, ma soprattutto per la consistenza. Si tratta di due alimenti che interagiscono perfettamente: le carni bianche tendono ad essere più asciutte delle rosse, le patate quindi fungono da elemento di bilanciamento riportando una certa cremosità in bocca. Quello che affascina del piatto è soprattutto la consistenza, che garantisce morbidezza dentro e croccantezza fuori. Poi il sapore: il pollo arrosto va cucinato assieme alle patate, nella stessa pentola. Solo così le patate prendono tutto il sapore del pollo, con il caramellizzato della pentola che va all’interno della ricetta. Una tecnica che sarà alla base del nostro piatto di pollo e patate ideato per il Pollo Arrosto Day 2023, che ci ha entusiasmato al punto da non escludere di inserirlo nei nostri menù». I due grandi chef hanno ideato un pollo arrosto davvero particolare e allo stesso tempo perfettamente fruibile anche dal mangiatore digiuno di elaborazioni di alta cucina. Un piatto fenomenale, pop e iconico di cui vi diamo la ricetta nei box.
Tornando all’abbinata, il pollo è perfetto con le patate accanto anche dal punto di vista nutrizionale. Il professor Luca Piretta, nutrizionista e gastroenterologo dell’Università Campus Biomedico di Roma, spiega: «Le carni bianche, come il pollo, sono ricche di proteine nobili, di vitamine del gruppo B - ottime per la struttura muscolare e la crescita dei tessuti - e povere di grassi, tra cui prevalgono quelli buoni come omega-6 e omega-3. È fondamentale ricordare che il pollo essendo un alimento magro e povero di carboidrati, non costituisce da solo un piatto completo. Perciò, abbinarlo con le patate o il riso, e qualche verdura come lattuga, zucchina, carota, pomodoro, crea un pasto completo. Nel caso del pollo arrosto ricordiamoci che ci regaliamo una coccola: dobbiamo fare attenzione soprattutto alla pelle, che è grassa e sarebbe meglio eliminarla, soprattutto se eccessivamente cotta e scura». Oppure, si può «trattare» col limone. Come spiega anche chef Negrini: «Il limone come il bergamotto sono un classico del pollo arrosto ed hanno lo scopo essenziale di sgrassare la pelle. Senza contare che i grassi caramellati con il limone creano un gusto agrodolce strepitoso». Il limone, poi, grazie al contenuto di vitamina C, permette un maggiore assorbimento del ferro eme contenuto nella carne e diverso dal ferro vegetale. Spiega ancora il professor Piretta: «La presenza della vitamina C aiuta a trasformare il ferro presente nella carne in una forma più biodisponibile. Quindi qualunque abbinamento tra carne e verdure come pomodori o broccoli oppure frutta contenente vitamina C, come limoni, bergamotto, arance, è un modo per migliorare l’assorbimento del ferro. Se poi alla carne aggiungiamo altri tipi di frutta come ananas, papaya e mango che contengono bromelina, una sostanza che aiuta la digestione proteica, otteniamo un vantaggio nella digestione. Altro abbinamento importante è quello con frutti di bosco, ribes, mirtilli che, oltre alla vitamina C, contengono anche antiossidanti che aiutano a neutralizzare eventuali molecole pro-infiammatorie provenienti dalla cottura ad alte temperature, come ad esempio quella al forno del pollo arrosto. Questo riguarda in particolare la pelle. Se la si mangia, occorre pensare che l’abbinamento con antiossidanti fa bene».
«Le carni bianche con l’inflazione sono un bene rifugio»
Lara Sanfrancesco, direttrice di Unaitalia (l’associazione dei produttori di carni bianche italiane), ci racconta quali sono le carni preferite dagli italiani?
«Se parliamo di consumi di carni fresche, quindi quelle fresche che si trovano al banco (esclusi i salumi), al primo posto c’è proprio la carne di pollo, che negli ultimi anni ha anche sorpassato la carne bovina, con circa 16 kg pro capite consumati. Se a questi 16 kg aggiungiamo poi 4 kg di carne di tacchino, arriviamo per le carni cosiddette bianche a un totale di 20,5 kg pro capite di consumi nel 2022, che sostanzialmente rappresentano il 35% degli acquisti domestici di carne degli italiani e quindi restano sostanzialmente le preferite degli italiani».
Quindi gli italiani preferiscono la carne bianca.
«Sì, seguita dal bovino e dal suino. Chiaramente parliamo di carni fresche, perché in Italia abbiamo anche una grande tradizione di salumeria. Le carni bianche rappresentano un pezzo veramente importante del sistema agri-food italiano, perché la nostra filiera, quella delle carni avicole, è l’unica filiera italiana completamente autosufficiente. Il che vuol dire che noi produciamo più del fabbisogno interno. Riusciamo sostanzialmente a dare un prodotto 100% made in Italy, caratterizzato anche dal cosiddetto superfresco, perché gli italiani amano le carni bianche fresche e difficilmente si rivolgono al prodotto surgelato. Ciò costituisce anche una sorta di barriera di ingresso rispetto a prodotti esteri. Questa caratteristica deriva dal fatto che la nostra è una filiera completamente integrata, gestita sostanzialmente da una grande azienda che trasforma il prodotto ma che controlla anche le fasi della filiera a partire dalla produzione del mangime, tutti gli allevamenti, e mette anche tutto il suo know-how tecnico di capacità di investimento lungo tutta la filiera, favorendo il percorso di miglioramento continuo. Questo ci fa dire effettivamente che siamo un’eccellenza della zootecnia italiana».
Di che numeri parliamo?
«Il settore avicolo, quindi incluse le uova, ha un fatturato che supera i 7 miliardi di euro nel 2022, se parliamo solo delle carni il fatturato è di 5 miliardi e 350 milioni, con un numero di addetti lungo la filiera che è di 64.000».
Il discorso sui surgelati a cui accennava è molto rilevante, perché parecchi sono realizzati con materie prime straniere.
«Sì, è vero. L’esperienza del Covid e altre situazioni come la guerra hanno mostrato quanto sia importante la sovranità alimentare, l’autosufficienza, e noi abbiamo questa possibilità grazie al fatto che esiste questo sistema molto virtuoso ed efficiente - che è il sistema di filiera integrata - con aziende che sono ancora tutte in mano a famiglie italiane. Rappresentiamo un’eccellenza della zootecnia italiana. Quindi siamo proprio un’espressione dell’italianità a tavola, che credo sia un valore aggiunto da preservare e tutelare. Il fatto di avere la filiera integrata, questo sistema che tende sempre al miglioramento continuo, fa sì che abbiamo anche una rete logistica molto all’avanguardia. Le nostre aziende riescono a consegnare sui banchi dei supermercati o presso le macellerie il prodotto. Nel momento in cui questo esce dall’azienda, viene consegnato normalmente il giorno stesso, al massimo il giorno dopo, quindi rientra nel concetto di super fresco. Ciò permette anche la riduzione degli sprechi alimentari, perché le carni fresche ovviamente hanno un ciclo di vita piuttosto breve, e poter garantire di avere prodotto fresco in tempi così rapidi grazie a questa rete logistica che riesce ad arrivare capillarmente in tutta Italia, fino all’ultimo punto del negozio piccolino di montagna, fa sì che gli italiani possano mangiare carne italiana di pollo fresca anche ogni giorno».
Abbiamo parlato dei dati economici. Ma quali sono le caratteristiche di questa carne che la rendono così gradita agli italiani?
«È una carne molto leggera che non ha nessun tipo di controindicazione dal punto di vista della salute, chiaramente seguendo le indicazioni di consumo della dieta mediterranea (mediamente tre volte a settimana). Consideri anche che è anche un prodotto che ha un’elevata masticabilità, quindi è molto adatto per esempio ai bambini ma anche agli anziani. È un prodotto che non ha vincoli religiosi e quindi, in una popolazione che diventa sempre più multietnica, anche questo è un aspetto importante, ed è anche infatti la carne che si diffonderà di più a livello globale, secondo le stime della Fao. Sono tutte caratteristiche che la rendono molto richiesta. Aggiungiamo anche che è anticiclica, nel senso che la proteina bianca nobile, insieme alle uova, ha il costo più competitivo, e, in un momento in cui il carrello della spesa degli italiani si fa sempre più pesante con l’inflazione che galoppa, è chiaro che diventa una sorta di bene rifugio, perché posso mangiare una proteina che è essenziale nella mia dieta pagandola a un prezzo che mi posso permettere, anche per le fasce più deboli della popolazione».
Continua a leggereRiduci
Un sondaggio dice che la preferiamo a pomodoro e mozzarella, pane e mortadella o cappuccino e cornetto Tutto merito della caramellizzazione, che rende più gustosi i due alimenti quando vengono cucinati insieme.La direttrice dell’associazione produttori Lara Sanfrancesco: «Sono le proteine dal costo più competitivo. E la filiera è al 100% made in Italy».Lo speciale contiene due articoli Avreste mai detto che agli italiani piace il pollo arrosto con patate più di pomodoro e mozzarella, più di pane e mortadella e più di cappuccino e cornetto? Chi scrive non saprebbe rispondere né sì, né no, quindi è una domanda retorica anche perché parliamo di capisaldi delle abitudini della cucina italiana, sebbene alcuni recentissimi, come cappuccino e cornetto (in passato la colazione popolare erano gli avanzi della sera prima oppure latte e caffè, sì, ma con pane, magari quello più secco). Eppure il sondaggio svolto da AstraRicerche per il Pollo Arrosto Day che si è celebrato lo scorso 2 ottobre parla chiaro: di fronte alle coppie gastronomiche proposte agli intervistati, il 52,6% ha considerato abbinamento perfetto il pollo arrosto con le patate, il 48,1% pomodoro e mozzarella, il 40,2 % pane e mortadella, il 37,3% cappuccino e cornetto e il 33,4% prosciutto e melone. Pollo Arrosto Day è una giornata istituita da Unaitalia, l’Associazione nazionale produttori di carni bianche, per celebrare innanzitutto il pollo arrosto con patate e poi la tradizione che esso rappresenta. Il 95% degli italiani mangia pollo arrosto e patate. Il 70% degli italiani lo mangia ogni 15 giorni, il 40,2% almeno una volta a settimana. L’abbinamento del pollo arrosto con le patate non è un’esclusiva ma sicuramente ne siamo dei cultori decisamente appassionati, forse anche perché amiamo la carne di pollo: ne consumiamo 16,38 kg a testa (dati Unitalia riferiti al 2022) ed è la carne che mangiamo di più. Ma perché pollo e patate arrosto sono un’accoppiata perfetta? Secondo il chimico Silvano Fuso, autore del libro Sensi chimici, la scienza degli odori e dei sapori, prefazione di Piero Angela, Carocci editore, pollo e patate arrosto sono per noi due golosità che messe insieme fanno una golosità ancora maggiore per via della caramellizzazione: «Grande merito è da attribuire alla reazione di Maillard, un processo chimico che avviene durante la cottura che si verifica solo negli alimenti che contengono sia zuccheri che amminoacidi (costituenti delle proteine). Essa produce sostanze molto gradite al nostro cervello. Per il pollo arrosto con le patate, in particolare, si verifica a 140 gradi: quando amminoacidi e zuccheri delle patate si incontrano a fuoco vivo iniziano a generare una serie di composti odorosi. In fase finale questa reazione si manifesta con un sapore complesso e un colore marroncino/dorato che suggerisce l’idea della croccantezza. E la classica crosticina bruna: è questo che ci fa battere il cuore e rende gustoso il pollo arrosto». Anche secondo Alessandro Negrini e Fabio Pisani, chef due stelle Michelin dello storico gran ristorante Il Luogo di Aimo e Nadia, il segreto del match sta nel connubio tra pollo e patate: «Pollo arrosto e patate sono un match perfetto, per il sapore, ma soprattutto per la consistenza. Si tratta di due alimenti che interagiscono perfettamente: le carni bianche tendono ad essere più asciutte delle rosse, le patate quindi fungono da elemento di bilanciamento riportando una certa cremosità in bocca. Quello che affascina del piatto è soprattutto la consistenza, che garantisce morbidezza dentro e croccantezza fuori. Poi il sapore: il pollo arrosto va cucinato assieme alle patate, nella stessa pentola. Solo così le patate prendono tutto il sapore del pollo, con il caramellizzato della pentola che va all’interno della ricetta. Una tecnica che sarà alla base del nostro piatto di pollo e patate ideato per il Pollo Arrosto Day 2023, che ci ha entusiasmato al punto da non escludere di inserirlo nei nostri menù». I due grandi chef hanno ideato un pollo arrosto davvero particolare e allo stesso tempo perfettamente fruibile anche dal mangiatore digiuno di elaborazioni di alta cucina. Un piatto fenomenale, pop e iconico di cui vi diamo la ricetta nei box. Tornando all’abbinata, il pollo è perfetto con le patate accanto anche dal punto di vista nutrizionale. Il professor Luca Piretta, nutrizionista e gastroenterologo dell’Università Campus Biomedico di Roma, spiega: «Le carni bianche, come il pollo, sono ricche di proteine nobili, di vitamine del gruppo B - ottime per la struttura muscolare e la crescita dei tessuti - e povere di grassi, tra cui prevalgono quelli buoni come omega-6 e omega-3. È fondamentale ricordare che il pollo essendo un alimento magro e povero di carboidrati, non costituisce da solo un piatto completo. Perciò, abbinarlo con le patate o il riso, e qualche verdura come lattuga, zucchina, carota, pomodoro, crea un pasto completo. Nel caso del pollo arrosto ricordiamoci che ci regaliamo una coccola: dobbiamo fare attenzione soprattutto alla pelle, che è grassa e sarebbe meglio eliminarla, soprattutto se eccessivamente cotta e scura». Oppure, si può «trattare» col limone. Come spiega anche chef Negrini: «Il limone come il bergamotto sono un classico del pollo arrosto ed hanno lo scopo essenziale di sgrassare la pelle. Senza contare che i grassi caramellati con il limone creano un gusto agrodolce strepitoso». Il limone, poi, grazie al contenuto di vitamina C, permette un maggiore assorbimento del ferro eme contenuto nella carne e diverso dal ferro vegetale. Spiega ancora il professor Piretta: «La presenza della vitamina C aiuta a trasformare il ferro presente nella carne in una forma più biodisponibile. Quindi qualunque abbinamento tra carne e verdure come pomodori o broccoli oppure frutta contenente vitamina C, come limoni, bergamotto, arance, è un modo per migliorare l’assorbimento del ferro. Se poi alla carne aggiungiamo altri tipi di frutta come ananas, papaya e mango che contengono bromelina, una sostanza che aiuta la digestione proteica, otteniamo un vantaggio nella digestione. Altro abbinamento importante è quello con frutti di bosco, ribes, mirtilli che, oltre alla vitamina C, contengono anche antiossidanti che aiutano a neutralizzare eventuali molecole pro-infiammatorie provenienti dalla cottura ad alte temperature, come ad esempio quella al forno del pollo arrosto. Questo riguarda in particolare la pelle. Se la si mangia, occorre pensare che l’abbinamento con antiossidanti fa bene». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/pollo-arrosto-con-le-patate-la-coppia-piu-amata-dagli-italiani-2665826285.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="le-carni-bianche-con-linflazione-sono-un-bene-rifugio" data-post-id="2665826285" data-published-at="1696749436" data-use-pagination="False"> «Le carni bianche con l’inflazione sono un bene rifugio» Lara Sanfrancesco, direttrice di Unaitalia (l’associazione dei produttori di carni bianche italiane), ci racconta quali sono le carni preferite dagli italiani? «Se parliamo di consumi di carni fresche, quindi quelle fresche che si trovano al banco (esclusi i salumi), al primo posto c’è proprio la carne di pollo, che negli ultimi anni ha anche sorpassato la carne bovina, con circa 16 kg pro capite consumati. Se a questi 16 kg aggiungiamo poi 4 kg di carne di tacchino, arriviamo per le carni cosiddette bianche a un totale di 20,5 kg pro capite di consumi nel 2022, che sostanzialmente rappresentano il 35% degli acquisti domestici di carne degli italiani e quindi restano sostanzialmente le preferite degli italiani». Quindi gli italiani preferiscono la carne bianca. «Sì, seguita dal bovino e dal suino. Chiaramente parliamo di carni fresche, perché in Italia abbiamo anche una grande tradizione di salumeria. Le carni bianche rappresentano un pezzo veramente importante del sistema agri-food italiano, perché la nostra filiera, quella delle carni avicole, è l’unica filiera italiana completamente autosufficiente. Il che vuol dire che noi produciamo più del fabbisogno interno. Riusciamo sostanzialmente a dare un prodotto 100% made in Italy, caratterizzato anche dal cosiddetto superfresco, perché gli italiani amano le carni bianche fresche e difficilmente si rivolgono al prodotto surgelato. Ciò costituisce anche una sorta di barriera di ingresso rispetto a prodotti esteri. Questa caratteristica deriva dal fatto che la nostra è una filiera completamente integrata, gestita sostanzialmente da una grande azienda che trasforma il prodotto ma che controlla anche le fasi della filiera a partire dalla produzione del mangime, tutti gli allevamenti, e mette anche tutto il suo know-how tecnico di capacità di investimento lungo tutta la filiera, favorendo il percorso di miglioramento continuo. Questo ci fa dire effettivamente che siamo un’eccellenza della zootecnia italiana». Di che numeri parliamo? «Il settore avicolo, quindi incluse le uova, ha un fatturato che supera i 7 miliardi di euro nel 2022, se parliamo solo delle carni il fatturato è di 5 miliardi e 350 milioni, con un numero di addetti lungo la filiera che è di 64.000». Il discorso sui surgelati a cui accennava è molto rilevante, perché parecchi sono realizzati con materie prime straniere. «Sì, è vero. L’esperienza del Covid e altre situazioni come la guerra hanno mostrato quanto sia importante la sovranità alimentare, l’autosufficienza, e noi abbiamo questa possibilità grazie al fatto che esiste questo sistema molto virtuoso ed efficiente - che è il sistema di filiera integrata - con aziende che sono ancora tutte in mano a famiglie italiane. Rappresentiamo un’eccellenza della zootecnia italiana. Quindi siamo proprio un’espressione dell’italianità a tavola, che credo sia un valore aggiunto da preservare e tutelare. Il fatto di avere la filiera integrata, questo sistema che tende sempre al miglioramento continuo, fa sì che abbiamo anche una rete logistica molto all’avanguardia. Le nostre aziende riescono a consegnare sui banchi dei supermercati o presso le macellerie il prodotto. Nel momento in cui questo esce dall’azienda, viene consegnato normalmente il giorno stesso, al massimo il giorno dopo, quindi rientra nel concetto di super fresco. Ciò permette anche la riduzione degli sprechi alimentari, perché le carni fresche ovviamente hanno un ciclo di vita piuttosto breve, e poter garantire di avere prodotto fresco in tempi così rapidi grazie a questa rete logistica che riesce ad arrivare capillarmente in tutta Italia, fino all’ultimo punto del negozio piccolino di montagna, fa sì che gli italiani possano mangiare carne italiana di pollo fresca anche ogni giorno». Abbiamo parlato dei dati economici. Ma quali sono le caratteristiche di questa carne che la rendono così gradita agli italiani? «È una carne molto leggera che non ha nessun tipo di controindicazione dal punto di vista della salute, chiaramente seguendo le indicazioni di consumo della dieta mediterranea (mediamente tre volte a settimana). Consideri anche che è anche un prodotto che ha un’elevata masticabilità, quindi è molto adatto per esempio ai bambini ma anche agli anziani. È un prodotto che non ha vincoli religiosi e quindi, in una popolazione che diventa sempre più multietnica, anche questo è un aspetto importante, ed è anche infatti la carne che si diffonderà di più a livello globale, secondo le stime della Fao. Sono tutte caratteristiche che la rendono molto richiesta. Aggiungiamo anche che è anticiclica, nel senso che la proteina bianca nobile, insieme alle uova, ha il costo più competitivo, e, in un momento in cui il carrello della spesa degli italiani si fa sempre più pesante con l’inflazione che galoppa, è chiaro che diventa una sorta di bene rifugio, perché posso mangiare una proteina che è essenziale nella mia dieta pagandola a un prezzo che mi posso permettere, anche per le fasce più deboli della popolazione».
Simone Venturini (Ansa)
Il più giovane tra i candidati nella corsa a Ca’ Farsetti ha superato il diretto avversario del campo largo, Andrea Martella, 58 anni, segretario regionale del Pd, assestando un sonoro schiaffone alla sinistra che non è andata oltre al 40%. Non c’è bisogno di ballottaggio, e quello che è accaduto in Laguna è un test politico importante. «Sarebbe una grande gioia», era stato il primo commento di Giorgia Meloni al risultato che si prospettava, riferito dal senatore di Fdi Raffaele Speranzon.
Qualcuno ha fatto notare che a Venezia il No al referendum costituzionale sulla giustizia aveva preso il 55% dei voti, eppure questo non si è affatto tradotto in uno spostamento a sinistra dell’elettorato. «La stagione buona», che univa Pd, M5s, Avs, Italia Viva, Psi, +Europa, Radicali e Rifondazione Comunista non ha convinto gli elettori. E nemmeno sono bastati i voti degli islamici, cercati da Martella mettendo in lista ben sei esponenti della comunità bengalese che da tempo chiedono una moschea a Mestre.
Il candidato della mega coalizione «da sindaco darà a Venezia quel cambiamento che Venezia domanda», prometteva sul palco in piazza Ferretto la segretaria nazionale del Pd, Elly Schlein, in chiusura di campagna elettorale. Previsione sbagliata, i desideri dei veneziani non sono stati intercettati a sinistra. A Cà Farsetti siederà Venturini. «È un risultato importante e un apprezzamento personale», ha commentato il neo sindaco a caldo, mentre si faceva festa in Galleria Matteotti a Mestre, suo quartier generale assieme alla sede elettorale di Campo Santa Marina, nel centro storico di Venezia, che ad aprile venne imbrattata con cartelli offensivi e intimidatori.
«Un risultato che arriva dopo due mesi impegnativi, ma dopo undici anni di storia personale al servizio della città», ha precisato Venturini. «In questa campagna mi sono sempre presentato come Simone, un ragazzo che da Marghera è partito, ha fatto la gavetta, si è impegnato nel territorio, si è presentato con una civica supportato dal centrodestra e oggi sta ricevendo un buon risultato».
Laureato in giurisprudenza, nato e cresciuto a Marghera, ora residente nella città storica, a 22 anni risultò il più giovane eletto nel Consiglio comunale veneziano. Nel 2015 scese in campo con la lista civica «fucsia» di Brugnaro, fu il più votato e diventò assessore con la delega a Coesione Sociale, Lavoro, Infrastrutture e Sviluppo economico.
Nel corso del mandato 2015-2020 aveva ricoperto ulteriori incarichi all’interno di commissioni e organismi locali e nazionali, nel 2020 venne rieletto sempre nella lista dell’ex sindaco. Ieri, con la lista civica «gialla» sostenuta dal centrodestra ha dimostrato di saper conoscere gli abitanti della sua città. Tra gli obiettivi, vuole una Venezia a misura di giovani «anche in chiave residenziale», come aveva dichiarato alla Verità.
Alla chiusura dei seggi l’affluenza definitiva nel comune di Venezia, con tutte le 256 sezioni conteggiate, è stata del 55,87%, sei punti percentuali in meno rispetto al 2020 (62,23%). Hanno votato 112.701 elettori su 201.713 iscritti (55,87%). Erano otto, tutti uomini, i candidati alla carica di primo cittadino alle elezioni comunali di Venezia.
Oltre a Venturini e a Martella, in grande distacco gli altri nomi in lista, che erano con «Prima il Veneto» Pierangelo Del Zotto, 63 anni, ex assessore al Bilancio della provincia di Venezia; con le liste civiche «Abc-Ambiente Bene Comune» e «Venezia Pace Lavoro» Giovanni Andrea Martini, 70 anni, docente in pensione e già presidente della Municipalità di Venezia-Murano-Burano; con «Ora!» Michele Boldrin, 69 anni, economista e docente universitario alla Washington University in Saint Louis, che è risultato tra i più votati tra i «minori». Con la lista civica «Città vive» Claudio Vernier, 49 anni, titolare del caffè al Todaro di piazza San Marco; Roberto Agirmo, 58 anni, imprenditore turistico, era il candidato di «Resistere Veneto» mentre Luigi Corò, 62 anni, ex assessore di An a Mirano, esponente di Futuro Nazionale, si presentava con la lista «Futuro per Venezia Mestre». Tutti hanno portato a casa manciate di voti.
«Per le elezioni comunali di Venezia non mi aspettavo un risultato di questo tipo: era difficile immaginare una débâcle così pesante per il centrosinistra. L’astensione sembra aver colpito soprattutto un elettorato giovane, che non si è riconosciuto nella candidatura di Andrea Martella. Proprio quei giovani che poche settimane fa avevano fatto sentire la propria voce in occasione del referendum sulla giustizia, questa volta sono mancati del tutto», ha dichiarato il filosofo Massimo Cacciari, due volte sindaco di Venezia.
Si è votato anche in due Comuni della città metropolitana Venezia. A Cavallino-Treporti, dove è stata riconfermata Roberta Nesto con la sua civica orientata verso il centro destra e a Torre di Mosto dove è stato eletto Andrea Marchesin, sostenuto dal centrodestra (Fi, Fdi, Lega, Udc, Torre di Mosto).
Continua a leggereRiduci
Geopolitica, intelligenza artificiale e industria: a Trento economisti, imprenditori e politici esaminano i nuovi assetti mondiali.
Innovazione, sostenibilità, tecnologia e, soprattutto, trasformazioni geopolitiche ridefiniscono oggi gli equilibri economici globali. Un contesto in cui le imprese italiane sono chiamate a compiere l'ennesimo salto di qualità: trasformare la complessità in valore strategico. Questo numero di Industria analizza, a partire dai protagonisti del Festival dell'Economia di Trento, i «nuovi poteri» - dall’intelligenza artificiale alla ridefinizione delle filiere produttive, fino alle sfide della sicurezza e del lavoro del futuro – interpretando reazioni e ripercussioni su sistema economico e produzione industriale. È proprio in questo scenario che si inserisce il contributo di Gieffe Research, piattaforma integrata di trasferimento tecnologico e advisory industriale. «Lavoriamo per creare connessioni concrete tra innovazione, organizzazione aziendale e strategia industriale, aiutando le imprese a trasformare gli investimenti tecnologici in vantaggi competitivi reali», sottolinea il fondatore di Gieffe Research, Fabio Glave. «Oggi il mercato richiede una capacità di lettura multidimensionale dei processi industriali: non basta introdurre nuove tecnologie, bisogna saperle integrare all’interno di una governance efficiente e orientata alla crescita strutturata». Il vicepresidente di Confindustria, Marco Nocivelli, si concentra invece su criticità e prospettive della manifattura italiana, dalla crescita di export e made in Italy al rafforzamento delle Pmi.
Lavoro e sicurezza, le voci del governo. Innovazione e intelligenza artificiale stanno già modificando professioni e competenze, imponendo nuovi modelli organizzativi e investimenti continui nella formazione. Su scuola e lavoro intervengono Paola Frassinetti, sottosegretario al ministero dell’Istruzione e del merito, e Marina Calderone, ministro del Lavoro, che commenta il recente Dl 1° maggio, un provvedimento che «guarda in particolare all’inclusione lavorativa dei disoccupati di lunga durata, alle giuste retribuzioni e a un patto di responsabilità con le parti sociali per la qualificazione dell’occupazione in Italia». A concepire la sicurezza come visione integrata, dal contrasto alla criminalità al riutilizzo dei beni confiscati, è il sottosegretario dell'Interno, Wanda Ferro: «Il governo sta lavorando su una strategia complessiva che tiene insieme controllo del territorio, rigenerazione urbana, legalità e prevenzione sociale, dove si inseriscono anche operazioni come «Strade Sicure», «Stazioni Sicure» e il modello Caivano», che segna il ritorno dello Stato nei territori più difficili.
Il modello Trento. Trento, capitale dell'economia durante la kermesse dello Scoiattolo, punta ad alzare l'asticella in termini di sostenibilità e inclusione. Il sindaco Franco Ianeselli non nasconde le sfide: espansione della rete ciclabile, nuovo hub intermodale, circonvallazione ferroviaria, incremento del verde umano, progetti di edilizia a canone moderato, incentivi agli affitti a lungo termine e azzeramento delle liste di attesa per gli asili nido. Dal canto suo, l'Università degli Studi di Trento si propone come luogo capace non solo di trasmettere conoscenze, ma di aiutare i giovani a interpretare un mondo sempre più complesso. Il rettore Flavio Deflorian sottolinea l’importanza di una didattica partecipativa, alimentata dal dialogo continuo tra studenti e docenti, con l’obiettivo di «dare un senso alla conoscenza». Per mantenere alta la qualità della ricerca e della formazione, l’Ateneo deve continuare a investire in infrastrutture, servizi, internazionalizzazione e capacità di attrarre talenti.
Un nuovo ordine internazionale. Il Festival dell'Economia di Trento (20-24 maggio) si conferma osservatorio privilegiato sulle traiettorie del cambiamento, con oltre 700 relatori tra Premi Nobel, economisti, imprenditori e rappresentanti delle istituzioni. Quest'anno il tema è «Dal mercato ai nuovi poteri. Le speranze dei giovani». Da un lato si prendono in esame i nuovi centri di potere come le Big Tech, che detengono le chiavi dell’intelligenza artificiale, e le autarchie di Russia e Cina; dall’altro, le paure e le aspettative dei giovani. In primo piano c'è la geopolitica. Saranno ben 14 i panel targati Ispi. «La vera trasformazione è che economia e sicurezza sono ormai inseparabili», spiega Paolo Magri, presidente del Comitato scientifico dell’Ispi e membro dell’advisory board del Festival. «Conta chi domina le tecnologie avanzate, i semiconduttori, l’intelligenza artificiale, i dati, l’energia, le terre rare, le rotte marittime, le infrastrutture di gitali e finanziarie». L’economista Alessandro Terzulli (presidente GEI) anticipa a Industria il contenuto del panel «Commercio internazionale e potere dei dazi», con l’evoluzione delle barriere commerciali dal 2009 alle presidenze Trump. «Osserviamo la Weaponisation del commercio internazionale, sempre più un’arma geopolitica», che esercita un forte impatto inevitabilmente anche sulle imprese. Al Festival dell'Economia parteciperà anche Giulio Sapelli, il cui panel si concentrerà sul ruolo strategico dell’India e sul nuovo assetto globale. «Si sta consolidando l’intera area dell’Indo-Pacifico, una regione che negli ultimi anni è diventata il centro strategico delle nuove dinamiche economiche e geopolitiche mondiali».
Anche la cultura è un'infrastruttura economica cruciale per il Paese. Dalla tutela del diritto d’autore alla rigenerazione degli attrattori culturali diffusi, fino al ruolo della cultura come nuovo «soft power» italiano, Luigi Abete, presidente di Confindustria Cultura Italia, traccia una prospettiva che unisce impresa, territorio e identità. Tra i volti della manifestazione c'è anche quello di Giovanni Malagò, reduce dai successi delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina e ufficialmente candidato alla presidenza della Figc.
Per scaricare il numero di «Industria» basta cliccare sul link qui sotto.
INDUSTRIA 05-2026.pdf
Continua a leggereRiduci