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2023-10-09
Pollo arrosto con le patate: la coppia più amata dagli italiani
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Avreste mai detto che agli italiani piace il pollo arrosto con patate più di pomodoro e mozzarella, più di pane e mortadella e più di cappuccino e cornetto? Chi scrive non saprebbe rispondere né sì, né no, quindi è una domanda retorica anche perché parliamo di capisaldi delle abitudini della cucina italiana, sebbene alcuni recentissimi, come cappuccino e cornetto (in passato la colazione popolare erano gli avanzi della sera prima oppure latte e caffè, sì, ma con pane, magari quello più secco). Eppure il sondaggio svolto da AstraRicerche per il Pollo Arrosto Day che si è celebrato lo scorso 2 ottobre parla chiaro: di fronte alle coppie gastronomiche proposte agli intervistati, il 52,6% ha considerato abbinamento perfetto il pollo arrosto con le patate, il 48,1% pomodoro e mozzarella, il 40,2 % pane e mortadella, il 37,3% cappuccino e cornetto e il 33,4% prosciutto e melone.
Pollo Arrosto Day è una giornata istituita da Unaitalia, l’Associazione nazionale produttori di carni bianche, per celebrare innanzitutto il pollo arrosto con patate e poi la tradizione che esso rappresenta. Il 95% degli italiani mangia pollo arrosto e patate. Il 70% degli italiani lo mangia ogni 15 giorni, il 40,2% almeno una volta a settimana. L’abbinamento del pollo arrosto con le patate non è un’esclusiva ma sicuramente ne siamo dei cultori decisamente appassionati, forse anche perché amiamo la carne di pollo: ne consumiamo 16,38 kg a testa (dati Unitalia riferiti al 2022) ed è la carne che mangiamo di più. Ma perché pollo e patate arrosto sono un’accoppiata perfetta?
Secondo il chimico Silvano Fuso, autore del libro Sensi chimici, la scienza degli odori e dei sapori, prefazione di Piero Angela, Carocci editore, pollo e patate arrosto sono per noi due golosità che messe insieme fanno una golosità ancora maggiore per via della caramellizzazione: «Grande merito è da attribuire alla reazione di Maillard, un processo chimico che avviene durante la cottura che si verifica solo negli alimenti che contengono sia zuccheri che amminoacidi (costituenti delle proteine). Essa produce sostanze molto gradite al nostro cervello. Per il pollo arrosto con le patate, in particolare, si verifica a 140 gradi: quando amminoacidi e zuccheri delle patate si incontrano a fuoco vivo iniziano a generare una serie di composti odorosi. In fase finale questa reazione si manifesta con un sapore complesso e un colore marroncino/dorato che suggerisce l’idea della croccantezza. E la classica crosticina bruna: è questo che ci fa battere il cuore e rende gustoso il pollo arrosto».
Anche secondo Alessandro Negrini e Fabio Pisani, chef due stelle Michelin dello storico gran ristorante Il Luogo di Aimo e Nadia, il segreto del match sta nel connubio tra pollo e patate: «Pollo arrosto e patate sono un match perfetto, per il sapore, ma soprattutto per la consistenza. Si tratta di due alimenti che interagiscono perfettamente: le carni bianche tendono ad essere più asciutte delle rosse, le patate quindi fungono da elemento di bilanciamento riportando una certa cremosità in bocca. Quello che affascina del piatto è soprattutto la consistenza, che garantisce morbidezza dentro e croccantezza fuori. Poi il sapore: il pollo arrosto va cucinato assieme alle patate, nella stessa pentola. Solo così le patate prendono tutto il sapore del pollo, con il caramellizzato della pentola che va all’interno della ricetta. Una tecnica che sarà alla base del nostro piatto di pollo e patate ideato per il Pollo Arrosto Day 2023, che ci ha entusiasmato al punto da non escludere di inserirlo nei nostri menù». I due grandi chef hanno ideato un pollo arrosto davvero particolare e allo stesso tempo perfettamente fruibile anche dal mangiatore digiuno di elaborazioni di alta cucina. Un piatto fenomenale, pop e iconico di cui vi diamo la ricetta nei box.
Tornando all’abbinata, il pollo è perfetto con le patate accanto anche dal punto di vista nutrizionale. Il professor Luca Piretta, nutrizionista e gastroenterologo dell’Università Campus Biomedico di Roma, spiega: «Le carni bianche, come il pollo, sono ricche di proteine nobili, di vitamine del gruppo B - ottime per la struttura muscolare e la crescita dei tessuti - e povere di grassi, tra cui prevalgono quelli buoni come omega-6 e omega-3. È fondamentale ricordare che il pollo essendo un alimento magro e povero di carboidrati, non costituisce da solo un piatto completo. Perciò, abbinarlo con le patate o il riso, e qualche verdura come lattuga, zucchina, carota, pomodoro, crea un pasto completo. Nel caso del pollo arrosto ricordiamoci che ci regaliamo una coccola: dobbiamo fare attenzione soprattutto alla pelle, che è grassa e sarebbe meglio eliminarla, soprattutto se eccessivamente cotta e scura». Oppure, si può «trattare» col limone. Come spiega anche chef Negrini: «Il limone come il bergamotto sono un classico del pollo arrosto ed hanno lo scopo essenziale di sgrassare la pelle. Senza contare che i grassi caramellati con il limone creano un gusto agrodolce strepitoso». Il limone, poi, grazie al contenuto di vitamina C, permette un maggiore assorbimento del ferro eme contenuto nella carne e diverso dal ferro vegetale. Spiega ancora il professor Piretta: «La presenza della vitamina C aiuta a trasformare il ferro presente nella carne in una forma più biodisponibile. Quindi qualunque abbinamento tra carne e verdure come pomodori o broccoli oppure frutta contenente vitamina C, come limoni, bergamotto, arance, è un modo per migliorare l’assorbimento del ferro. Se poi alla carne aggiungiamo altri tipi di frutta come ananas, papaya e mango che contengono bromelina, una sostanza che aiuta la digestione proteica, otteniamo un vantaggio nella digestione. Altro abbinamento importante è quello con frutti di bosco, ribes, mirtilli che, oltre alla vitamina C, contengono anche antiossidanti che aiutano a neutralizzare eventuali molecole pro-infiammatorie provenienti dalla cottura ad alte temperature, come ad esempio quella al forno del pollo arrosto. Questo riguarda in particolare la pelle. Se la si mangia, occorre pensare che l’abbinamento con antiossidanti fa bene».
«Le carni bianche con l’inflazione sono un bene rifugio»
Lara Sanfrancesco, direttrice di Unaitalia (l’associazione dei produttori di carni bianche italiane), ci racconta quali sono le carni preferite dagli italiani?
«Se parliamo di consumi di carni fresche, quindi quelle fresche che si trovano al banco (esclusi i salumi), al primo posto c’è proprio la carne di pollo, che negli ultimi anni ha anche sorpassato la carne bovina, con circa 16 kg pro capite consumati. Se a questi 16 kg aggiungiamo poi 4 kg di carne di tacchino, arriviamo per le carni cosiddette bianche a un totale di 20,5 kg pro capite di consumi nel 2022, che sostanzialmente rappresentano il 35% degli acquisti domestici di carne degli italiani e quindi restano sostanzialmente le preferite degli italiani».
Quindi gli italiani preferiscono la carne bianca.
«Sì, seguita dal bovino e dal suino. Chiaramente parliamo di carni fresche, perché in Italia abbiamo anche una grande tradizione di salumeria. Le carni bianche rappresentano un pezzo veramente importante del sistema agri-food italiano, perché la nostra filiera, quella delle carni avicole, è l’unica filiera italiana completamente autosufficiente. Il che vuol dire che noi produciamo più del fabbisogno interno. Riusciamo sostanzialmente a dare un prodotto 100% made in Italy, caratterizzato anche dal cosiddetto superfresco, perché gli italiani amano le carni bianche fresche e difficilmente si rivolgono al prodotto surgelato. Ciò costituisce anche una sorta di barriera di ingresso rispetto a prodotti esteri. Questa caratteristica deriva dal fatto che la nostra è una filiera completamente integrata, gestita sostanzialmente da una grande azienda che trasforma il prodotto ma che controlla anche le fasi della filiera a partire dalla produzione del mangime, tutti gli allevamenti, e mette anche tutto il suo know-how tecnico di capacità di investimento lungo tutta la filiera, favorendo il percorso di miglioramento continuo. Questo ci fa dire effettivamente che siamo un’eccellenza della zootecnia italiana».
Di che numeri parliamo?
«Il settore avicolo, quindi incluse le uova, ha un fatturato che supera i 7 miliardi di euro nel 2022, se parliamo solo delle carni il fatturato è di 5 miliardi e 350 milioni, con un numero di addetti lungo la filiera che è di 64.000».
Il discorso sui surgelati a cui accennava è molto rilevante, perché parecchi sono realizzati con materie prime straniere.
«Sì, è vero. L’esperienza del Covid e altre situazioni come la guerra hanno mostrato quanto sia importante la sovranità alimentare, l’autosufficienza, e noi abbiamo questa possibilità grazie al fatto che esiste questo sistema molto virtuoso ed efficiente - che è il sistema di filiera integrata - con aziende che sono ancora tutte in mano a famiglie italiane. Rappresentiamo un’eccellenza della zootecnia italiana. Quindi siamo proprio un’espressione dell’italianità a tavola, che credo sia un valore aggiunto da preservare e tutelare. Il fatto di avere la filiera integrata, questo sistema che tende sempre al miglioramento continuo, fa sì che abbiamo anche una rete logistica molto all’avanguardia. Le nostre aziende riescono a consegnare sui banchi dei supermercati o presso le macellerie il prodotto. Nel momento in cui questo esce dall’azienda, viene consegnato normalmente il giorno stesso, al massimo il giorno dopo, quindi rientra nel concetto di super fresco. Ciò permette anche la riduzione degli sprechi alimentari, perché le carni fresche ovviamente hanno un ciclo di vita piuttosto breve, e poter garantire di avere prodotto fresco in tempi così rapidi grazie a questa rete logistica che riesce ad arrivare capillarmente in tutta Italia, fino all’ultimo punto del negozio piccolino di montagna, fa sì che gli italiani possano mangiare carne italiana di pollo fresca anche ogni giorno».
Abbiamo parlato dei dati economici. Ma quali sono le caratteristiche di questa carne che la rendono così gradita agli italiani?
«È una carne molto leggera che non ha nessun tipo di controindicazione dal punto di vista della salute, chiaramente seguendo le indicazioni di consumo della dieta mediterranea (mediamente tre volte a settimana). Consideri anche che è anche un prodotto che ha un’elevata masticabilità, quindi è molto adatto per esempio ai bambini ma anche agli anziani. È un prodotto che non ha vincoli religiosi e quindi, in una popolazione che diventa sempre più multietnica, anche questo è un aspetto importante, ed è anche infatti la carne che si diffonderà di più a livello globale, secondo le stime della Fao. Sono tutte caratteristiche che la rendono molto richiesta. Aggiungiamo anche che è anticiclica, nel senso che la proteina bianca nobile, insieme alle uova, ha il costo più competitivo, e, in un momento in cui il carrello della spesa degli italiani si fa sempre più pesante con l’inflazione che galoppa, è chiaro che diventa una sorta di bene rifugio, perché posso mangiare una proteina che è essenziale nella mia dieta pagandola a un prezzo che mi posso permettere, anche per le fasce più deboli della popolazione».
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Un sondaggio dice che la preferiamo a pomodoro e mozzarella, pane e mortadella o cappuccino e cornetto Tutto merito della caramellizzazione, che rende più gustosi i due alimenti quando vengono cucinati insieme.La direttrice dell’associazione produttori Lara Sanfrancesco: «Sono le proteine dal costo più competitivo. E la filiera è al 100% made in Italy».Lo speciale contiene due articoli Avreste mai detto che agli italiani piace il pollo arrosto con patate più di pomodoro e mozzarella, più di pane e mortadella e più di cappuccino e cornetto? Chi scrive non saprebbe rispondere né sì, né no, quindi è una domanda retorica anche perché parliamo di capisaldi delle abitudini della cucina italiana, sebbene alcuni recentissimi, come cappuccino e cornetto (in passato la colazione popolare erano gli avanzi della sera prima oppure latte e caffè, sì, ma con pane, magari quello più secco). Eppure il sondaggio svolto da AstraRicerche per il Pollo Arrosto Day che si è celebrato lo scorso 2 ottobre parla chiaro: di fronte alle coppie gastronomiche proposte agli intervistati, il 52,6% ha considerato abbinamento perfetto il pollo arrosto con le patate, il 48,1% pomodoro e mozzarella, il 40,2 % pane e mortadella, il 37,3% cappuccino e cornetto e il 33,4% prosciutto e melone. Pollo Arrosto Day è una giornata istituita da Unaitalia, l’Associazione nazionale produttori di carni bianche, per celebrare innanzitutto il pollo arrosto con patate e poi la tradizione che esso rappresenta. Il 95% degli italiani mangia pollo arrosto e patate. Il 70% degli italiani lo mangia ogni 15 giorni, il 40,2% almeno una volta a settimana. L’abbinamento del pollo arrosto con le patate non è un’esclusiva ma sicuramente ne siamo dei cultori decisamente appassionati, forse anche perché amiamo la carne di pollo: ne consumiamo 16,38 kg a testa (dati Unitalia riferiti al 2022) ed è la carne che mangiamo di più. Ma perché pollo e patate arrosto sono un’accoppiata perfetta? Secondo il chimico Silvano Fuso, autore del libro Sensi chimici, la scienza degli odori e dei sapori, prefazione di Piero Angela, Carocci editore, pollo e patate arrosto sono per noi due golosità che messe insieme fanno una golosità ancora maggiore per via della caramellizzazione: «Grande merito è da attribuire alla reazione di Maillard, un processo chimico che avviene durante la cottura che si verifica solo negli alimenti che contengono sia zuccheri che amminoacidi (costituenti delle proteine). Essa produce sostanze molto gradite al nostro cervello. Per il pollo arrosto con le patate, in particolare, si verifica a 140 gradi: quando amminoacidi e zuccheri delle patate si incontrano a fuoco vivo iniziano a generare una serie di composti odorosi. In fase finale questa reazione si manifesta con un sapore complesso e un colore marroncino/dorato che suggerisce l’idea della croccantezza. E la classica crosticina bruna: è questo che ci fa battere il cuore e rende gustoso il pollo arrosto». Anche secondo Alessandro Negrini e Fabio Pisani, chef due stelle Michelin dello storico gran ristorante Il Luogo di Aimo e Nadia, il segreto del match sta nel connubio tra pollo e patate: «Pollo arrosto e patate sono un match perfetto, per il sapore, ma soprattutto per la consistenza. Si tratta di due alimenti che interagiscono perfettamente: le carni bianche tendono ad essere più asciutte delle rosse, le patate quindi fungono da elemento di bilanciamento riportando una certa cremosità in bocca. Quello che affascina del piatto è soprattutto la consistenza, che garantisce morbidezza dentro e croccantezza fuori. Poi il sapore: il pollo arrosto va cucinato assieme alle patate, nella stessa pentola. Solo così le patate prendono tutto il sapore del pollo, con il caramellizzato della pentola che va all’interno della ricetta. Una tecnica che sarà alla base del nostro piatto di pollo e patate ideato per il Pollo Arrosto Day 2023, che ci ha entusiasmato al punto da non escludere di inserirlo nei nostri menù». I due grandi chef hanno ideato un pollo arrosto davvero particolare e allo stesso tempo perfettamente fruibile anche dal mangiatore digiuno di elaborazioni di alta cucina. Un piatto fenomenale, pop e iconico di cui vi diamo la ricetta nei box. Tornando all’abbinata, il pollo è perfetto con le patate accanto anche dal punto di vista nutrizionale. Il professor Luca Piretta, nutrizionista e gastroenterologo dell’Università Campus Biomedico di Roma, spiega: «Le carni bianche, come il pollo, sono ricche di proteine nobili, di vitamine del gruppo B - ottime per la struttura muscolare e la crescita dei tessuti - e povere di grassi, tra cui prevalgono quelli buoni come omega-6 e omega-3. È fondamentale ricordare che il pollo essendo un alimento magro e povero di carboidrati, non costituisce da solo un piatto completo. Perciò, abbinarlo con le patate o il riso, e qualche verdura come lattuga, zucchina, carota, pomodoro, crea un pasto completo. Nel caso del pollo arrosto ricordiamoci che ci regaliamo una coccola: dobbiamo fare attenzione soprattutto alla pelle, che è grassa e sarebbe meglio eliminarla, soprattutto se eccessivamente cotta e scura». Oppure, si può «trattare» col limone. Come spiega anche chef Negrini: «Il limone come il bergamotto sono un classico del pollo arrosto ed hanno lo scopo essenziale di sgrassare la pelle. Senza contare che i grassi caramellati con il limone creano un gusto agrodolce strepitoso». Il limone, poi, grazie al contenuto di vitamina C, permette un maggiore assorbimento del ferro eme contenuto nella carne e diverso dal ferro vegetale. Spiega ancora il professor Piretta: «La presenza della vitamina C aiuta a trasformare il ferro presente nella carne in una forma più biodisponibile. Quindi qualunque abbinamento tra carne e verdure come pomodori o broccoli oppure frutta contenente vitamina C, come limoni, bergamotto, arance, è un modo per migliorare l’assorbimento del ferro. Se poi alla carne aggiungiamo altri tipi di frutta come ananas, papaya e mango che contengono bromelina, una sostanza che aiuta la digestione proteica, otteniamo un vantaggio nella digestione. Altro abbinamento importante è quello con frutti di bosco, ribes, mirtilli che, oltre alla vitamina C, contengono anche antiossidanti che aiutano a neutralizzare eventuali molecole pro-infiammatorie provenienti dalla cottura ad alte temperature, come ad esempio quella al forno del pollo arrosto. Questo riguarda in particolare la pelle. Se la si mangia, occorre pensare che l’abbinamento con antiossidanti fa bene». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/pollo-arrosto-con-le-patate-la-coppia-piu-amata-dagli-italiani-2665826285.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="le-carni-bianche-con-linflazione-sono-un-bene-rifugio" data-post-id="2665826285" data-published-at="1696749436" data-use-pagination="False"> «Le carni bianche con l’inflazione sono un bene rifugio» Lara Sanfrancesco, direttrice di Unaitalia (l’associazione dei produttori di carni bianche italiane), ci racconta quali sono le carni preferite dagli italiani? «Se parliamo di consumi di carni fresche, quindi quelle fresche che si trovano al banco (esclusi i salumi), al primo posto c’è proprio la carne di pollo, che negli ultimi anni ha anche sorpassato la carne bovina, con circa 16 kg pro capite consumati. Se a questi 16 kg aggiungiamo poi 4 kg di carne di tacchino, arriviamo per le carni cosiddette bianche a un totale di 20,5 kg pro capite di consumi nel 2022, che sostanzialmente rappresentano il 35% degli acquisti domestici di carne degli italiani e quindi restano sostanzialmente le preferite degli italiani». Quindi gli italiani preferiscono la carne bianca. «Sì, seguita dal bovino e dal suino. Chiaramente parliamo di carni fresche, perché in Italia abbiamo anche una grande tradizione di salumeria. Le carni bianche rappresentano un pezzo veramente importante del sistema agri-food italiano, perché la nostra filiera, quella delle carni avicole, è l’unica filiera italiana completamente autosufficiente. Il che vuol dire che noi produciamo più del fabbisogno interno. Riusciamo sostanzialmente a dare un prodotto 100% made in Italy, caratterizzato anche dal cosiddetto superfresco, perché gli italiani amano le carni bianche fresche e difficilmente si rivolgono al prodotto surgelato. Ciò costituisce anche una sorta di barriera di ingresso rispetto a prodotti esteri. Questa caratteristica deriva dal fatto che la nostra è una filiera completamente integrata, gestita sostanzialmente da una grande azienda che trasforma il prodotto ma che controlla anche le fasi della filiera a partire dalla produzione del mangime, tutti gli allevamenti, e mette anche tutto il suo know-how tecnico di capacità di investimento lungo tutta la filiera, favorendo il percorso di miglioramento continuo. Questo ci fa dire effettivamente che siamo un’eccellenza della zootecnia italiana». Di che numeri parliamo? «Il settore avicolo, quindi incluse le uova, ha un fatturato che supera i 7 miliardi di euro nel 2022, se parliamo solo delle carni il fatturato è di 5 miliardi e 350 milioni, con un numero di addetti lungo la filiera che è di 64.000». Il discorso sui surgelati a cui accennava è molto rilevante, perché parecchi sono realizzati con materie prime straniere. «Sì, è vero. L’esperienza del Covid e altre situazioni come la guerra hanno mostrato quanto sia importante la sovranità alimentare, l’autosufficienza, e noi abbiamo questa possibilità grazie al fatto che esiste questo sistema molto virtuoso ed efficiente - che è il sistema di filiera integrata - con aziende che sono ancora tutte in mano a famiglie italiane. Rappresentiamo un’eccellenza della zootecnia italiana. Quindi siamo proprio un’espressione dell’italianità a tavola, che credo sia un valore aggiunto da preservare e tutelare. Il fatto di avere la filiera integrata, questo sistema che tende sempre al miglioramento continuo, fa sì che abbiamo anche una rete logistica molto all’avanguardia. Le nostre aziende riescono a consegnare sui banchi dei supermercati o presso le macellerie il prodotto. Nel momento in cui questo esce dall’azienda, viene consegnato normalmente il giorno stesso, al massimo il giorno dopo, quindi rientra nel concetto di super fresco. Ciò permette anche la riduzione degli sprechi alimentari, perché le carni fresche ovviamente hanno un ciclo di vita piuttosto breve, e poter garantire di avere prodotto fresco in tempi così rapidi grazie a questa rete logistica che riesce ad arrivare capillarmente in tutta Italia, fino all’ultimo punto del negozio piccolino di montagna, fa sì che gli italiani possano mangiare carne italiana di pollo fresca anche ogni giorno». Abbiamo parlato dei dati economici. Ma quali sono le caratteristiche di questa carne che la rendono così gradita agli italiani? «È una carne molto leggera che non ha nessun tipo di controindicazione dal punto di vista della salute, chiaramente seguendo le indicazioni di consumo della dieta mediterranea (mediamente tre volte a settimana). Consideri anche che è anche un prodotto che ha un’elevata masticabilità, quindi è molto adatto per esempio ai bambini ma anche agli anziani. È un prodotto che non ha vincoli religiosi e quindi, in una popolazione che diventa sempre più multietnica, anche questo è un aspetto importante, ed è anche infatti la carne che si diffonderà di più a livello globale, secondo le stime della Fao. Sono tutte caratteristiche che la rendono molto richiesta. Aggiungiamo anche che è anticiclica, nel senso che la proteina bianca nobile, insieme alle uova, ha il costo più competitivo, e, in un momento in cui il carrello della spesa degli italiani si fa sempre più pesante con l’inflazione che galoppa, è chiaro che diventa una sorta di bene rifugio, perché posso mangiare una proteina che è essenziale nella mia dieta pagandola a un prezzo che mi posso permettere, anche per le fasce più deboli della popolazione».
Luca Ciriani (Ansa)
«L’Italia tanti anni fa ha deciso frettolosamente di uscire dal nucleare, ma noi speriamo quanto prima di poter finalmente impiantare centrali di nuova generazione nel nostro Paese, come avviene in Francia come avviene in tanti Paesi da cui noi importiamo energia elettrica prodotta dal nucleare». Niente più tabù sul referendum dopo la sconfitta subita sulla riforma della giustizia ma, soprattutto, niente più tabù sulle centrali nucleari in Italia. Non si può più aspettare, per Ciriani, perché «con la guerra in Ucraina abbiamo scoperto che l’Italia è un Paese che dipendeva per quasi la metà dei suoi approvvigionamenti energetici dalla Russia, un Paese ostile, antidemocratico, una dittatura, e abbiamo all’improvviso dovuto correre ai ripari cercando di trovare da altri Paesi forniture che riducessero e cancellassero la nostra dipendenza dalla Russia».
Oggi l’Italia cerca l’indipendenza energetica, un percorso lungo che va intrapreso prima possibile. «Immagino discuteremo anche su questo», ha proseguito il ministro, «però noi ci prendiamo la responsabilità di indicare al Paese quali sono le strade da percorrere. Vedremo quello che succederà». Dal suo entourage, dopo l’intervento, si sono affrettati a spiegare che non si trattava di un annuncio ma di «un’ipotesi», «una supposizione del ministro».
Non solo energia, però, perché Ciriani ha parlato anche di legge elettorale, ribadendo: «Vogliamo fare una legge proporzionale con una soglia di sbarramento non troppo elevata, con un piccolo premio di maggioranza, un premio di maggioranza proporzionale, che è un premio, coerente con le indicazioni che ha dato la Consulta, pertanto intorno al 42%. Però il principio è che una coalizione che raggiunge un certo consenso ha un certo premio, non superiore a una certa soglia, in modo tale da impedire che chiunque vinca possa, oltre a vincere, scegliersi non solo il presidente della Camera e del Senato, ma anche il presidente della Repubblica». E sul Pd: «Credo che Elly Schlein abbia la legittima ambizione di fare il presidente del Consiglio nel 2027, ma con questa legge elettorale il rischio molto concreto è che lei non lo possa mai più fare, perché se il Parlamento è ingovernabile, sicuramente non sarà il leader del Pd a tenere insieme una maggioranza politica tra destra e sinistra, una maggioranza tecnica o una maggioranza che comunque esce dei giochi del potere del palazzo dopo il voto». Un sistema che, secondo Ciriani, «piace solo ai partiti del 2-3% che determinano la sopravvivenza dei governi inventandosi alleanze successive al voto». La speranza è che «entro la fine del mese di giugno, si possa approvare almeno in prima lettura alla Camera», ha continuato il ministro, perché «c’è la massima volontà di accelerare l’approvazione. Dopo aver atteso le proposte del centrosinistra che non sono mai arrivate, il centrodestra ha deciso, naturalmente col consenso del governo, di accelerare».
Anche il ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, ha partecipato al Festival dell’economia di Trento, annunciando «un milione di assunzioni nei prossimi 6-7 anni. Nel 2026 contiamo di assumere tra le 200.000 e le 250.000 persone». Poi ha spiegato: «I rinnovi dei contratti sono uno dei processi che mi hanno dato più soddisfazione in questi anni. Per la prima volta nella storia abbiamo avviato le trattative di rinnovo nel primo anno di riferimento. Abbiamo già firmato il contratto della scuola e siamo ormai arrivati in fase finale delle funzioni centrali che credo si chiuderà a giugno. Abbiamo, poi, avviato le trattative per i contratti della sanità e degli enti locali. Mi sono preso l’impegno di chiudere entro quest’anno la tornata 2025-2027 ma il mio obiettivo personale è quello di chiuderla prima dell’estate. Questa è una notizia bella per i nostri dipendenti perché non facciamo più contratti con anni di ritardo e diamo continuità. L’altra buona notizia è che ci sono già le risorse per la tornata di rinnovo successiva che è quella 2028-2030».
L’ospite d’onore è stata il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha consegnato il suo intervento in un videomessaggio. «La strategia del governo è stata chiara fin dall’inizio: sostenere chi crea ricchezza e posti di lavoro», ha detto il premier illustrando i risultati del suo esecutivo, «L’occupazione in Italia ha raggiunto livelli record con 1.200.000 occupati stabili in più e 550.000 precari in meno. Il tasso di disoccupazione sia generale che giovanile ha raggiunto i livelli minimi di sempre e per la prima volta nella storia abbiamo superato il tetto dei 10 milioni di donne lavoratrici». Infine ha rivendicato «il taglio del costo del lavoro» e «l’aumento del netto in busta paga per milioni di lavoratori, soprattutto per i redditi medio-bassi».
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Il Kennedy Space Center della Nasa a Titusville in Florida (Ansa)
Aziende private lanciano satelliti, gestiscono costellazioni e offrono servizi che un tempo erano appannaggio esclusivo dei governi. In particolare, aziende private - come Space X e Blue Origin - stanno abbattendo i costi di accesso allo Spazio, passando da sistemi di proprietà governativa a un mercato commerciale e competitivo.
In tutto questo, dove si colloca l’Europa? Riuscirà a mantenere un ruolo sostanziale senza dipendere da tecnologie prodotte altrove? Mentre procediamo verso quella che la Nasa ha definito la «seconda era spaziale», l’autonomia strategica diventa improvvisamente centrale per l’Ue. Ed è sempre più essenziale che l’Europa possa raggiungere, controllare e proteggere i propri sistemi spaziali, senza vincoli. Lo Spazio un tempo era principalmente legato alla scienza o al business, ma ora è una risorsa di fondamentale importanza per l’Ue. Quasi tutto - finanza, comunicazioni, trasporti, sicurezza - dipende dalla tecnologia spaziale. Ma c’è un problema: molti componenti e servizi cruciali provengono ancora da fuori Europa. Questo tipo di dipendenza non è sostenibile se si vuole esercitare una reale influenza globale, in un contesto dove chi controlla le infrastrutture detta legge. La governance spaziale europea è invece frammentata tra le istituzioni dell’Ue, l’Agenzia spaziale europea, i Paesi membri e le aziende. Anche i finanziamenti mostrano criticità: i bilanci europei sono (notevolmente) inferiori a quelli di Usa e Cina, soprattutto in materia di difesa e sicurezza. Inoltre, la cultura imprenditoriale europea è restia a farsi coinvolgere, dato che l’industria e le startup non godono della stessa propensione al rischio che troverebbero Oltreoceano. L’Europa deve ridurre al più presto la sua dipendenza, concentrandosi sullo sviluppo delle proprie catene di approvvigionamento per tecnologie come chip speciali, sistemi di propulsione avanzati, crittografia e infrastrutture di terra sicure. L’Europa dovrebbe inoltre incrementare gli sforzi della ricerca privata, soprattutto in settori come i sistemi di lancio riutilizzabili, i servizi in orbita e la sicurezza informatica dei satelliti. Tutto questo richiede investimenti: bisogna quindi creare strumenti finanziari che combinino fondi dell’Unione europea, nazionali e privati per aiutare le nuove aziende spaziali europee a crescere.
Un’opportunità emergente è quella dello Spazio cislunare. Parliamo della regione dello Spazio tra la Terra e la Luna, generalmente considerato poco più di un corridoio. Ma ora gli Usa ne hanno fatto un pivot di competizione strategica. Al momento, non esiste un piano per amministrare o difendere quella che sta diventando una delle aree spaziali più importanti. Gli attuali sistemi di controllo sono inadatti a monitorare le attività in questo sistema che si sta trasformando in un ambiente affollato da molteplici attori statali, commerciali e ibridi, con una vasta gamma di idee e obiettivi. Queste attività spaziano dalla ricerca, allo sviluppo e all’esplorazione, fino alla raccolta di informazioni di intelligence, alla trasmissione sicura di dati e a operazioni di prossimità ambigue che confondono il confine tra uso pacifico e militare.
La prospettiva di un conflitto nello Spazio cislunare non è più quindi puramente teorica, ma sempre più plausibile. I conflitti «terrestri» perdono di rilevanza, rispetto a questo nuovo scenario. E questo è uno dei messaggi in filigrana emersi dal recente incontro tra Donald Trump e Xi Jinping. La scelta non è tra militarizzare lo Spazio o preservare un bene comune pacifico. L’unica scelta è tra amministrare deliberatamente lo Spazio cislunare o permettere ad altri di definire un proprio ordine. Per questo il nuovo amministratore Nasa, nel presentare ai primi di marzo Ignition - la nuova strategia Usa per lo Spazio - ha parlato della competizione in atto con il «vero rivale geopolitico» - la Cina - rimarcando che «la differenza tra successo e fallimento si misurerà in mesi, non in anni. Potremmo arrivare presto, ma la storia recente suggerisce che potremmo arrivare tardi». Uno degli elementi principali dei piani presentati a Ignition è stato il blocco del progetto del Lunar gateway (parte centrale del programma Artemis), delegandone l’eventuale costruzione e gestione ai privati, e orientandosi verso la costruzione di una base lunare, con tanto di centrale nucleare e strutture di deposito per i dati della Intelligenza artificiale. I partner internazionali sono stati colti alla sprovvista: lo smantellamento del Gateway significa incertezza sugli investimenti realizzati per Artemis, e molti elementi già progettati potrebbero non essere riutilizzabili per una base lunare.
A prescindere dal danno economico e dallo scompiglio generato, tutto questo deve portarci a interrogarci sul senso della collaborazione con gli Usa. Siamo partner o comprimari irrilevanti? Su tutto questo la politica tace o è assente. Qualcuno dovrebbe risvegliarla. La seconda era spaziale non aspetterà l’Europa. L’Europa deve decidere. Vuole essere leader o limitarsi a osservare da bordo campo? È ancora possibile permettersi di non avere una politica industriale spaziale ben definita e attentamente monitorata? Occorre apportare cambiamenti significativi e velocemente. L’Ue deve agire ora: deve investire in modo ambizioso, innovare con urgenza, governare in modo coeso e sviluppare capacità spaziali indipendenti e resilienti. L’opportunità per l’Europa di assumere un ruolo guida è aperta. Ma si sta chiudendo rapidamente.
di Mariano Bizzarri, Coordinatore scientifico del comitato interministeriale per lo Spazio
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Ansa
Ieri il presidente ucraino Volodymir Zelensky ha annunciato che droni dei servizi di sicurezza hanno raggiunto e colpito un importante impianto chimico russo, implicato in produzioni a scopo militare, situato a 1.700 km dal confine. È la Metafrax Chemicals di Gubakha, nella regione di Perm, presso la catena dei monti Urali. Ha detto il leader di Kiev: «Sono grato al Servizio di sicurezza dell’Ucraina per aver colpito una delle più importanti imprese militar-industriali della Russia. I prodotti della Metafrax Chemicals supportano dozzine di altre industrie militari russe inclusi quelli di equipaggiamento d’aviazione e droni, motori di missili ed esplosivi». L’attacco è avvenuto nella notte fra venerdì e sabato e ha causato la sospensione della produzione. L’impianto produce precursori di esplosivi e di carburanti di razzi, come ammoniaca, urea e melammina, e ha una capacità quotidiana di 900 tonnellate di ammoniaca e 1.600 tonnellate di urea.
La Metafrax era stata attaccata già lo scorso 17 febbraio e in quell’occasione erano stati impiegati droni An-196 Liutyi prodotti dalla celebre azienda aeronautica Antonov. Probabilmente è lo stesso drone usato anche per l’azione di ieri. È tra i mezzi più efficaci del servizio di sicurezza Sbu, il servizio segreto di Kiev che ha il monopolio degli attacchi in profondità. Lungo 4,4 metri e con apertura alare di 6,7 metri, il Liutyi è spinto da un motore a elica importato dalla Germania, un Hirth F-23 da 50 cavalli, e pesa al decollo 300 kg di cui fra 50 e 75 kg, a seconda della missione, spettanti alla testata esplosiva. Il suo raggio d’azione arriva fino a 2.000 km. Il sistema di guida s’avvale dell’intelligenza artificiale, un settore in cui l’Ucraina ha investito molto nell’ambito del suo piano di produzione di droni, ma anche della guida satellitare tipo Gps o Glonass. È solo uno degli ordigni che gli ucraini hanno sviluppato dal 2022 per portare la guerra nel cuore della Russia.
L’Sbu ha colpito una volta di più Mosca, domenica, utilizzando altri due tipi di droni, il Fire Point FP-1 e l’RS-1 Bars, più un terzo tipo di cui si sa ancora poco, il Bars-SM Gladiator. Giovedì è stata centrata la sede del servizio segreto russo Fsb nella regione annessa di Kherson, dove si sono avuti 100 morti. Poi nella notte fra giovedì e venerdì è stato bombardato il dormitorio studentesco di Starobilsk, nella regione ucraina russofona di Lugansk, annessa alla Russia. Raid il cui bilancio è arrivato ieri a 18 morti e 42 feriti. Dalle macerie sono stati estratti corpi di quattro bambini. Gli ucraini sostengono che l’edificio celasse un centro di guida di droni russi dell’unità Rubicon. Putin, invece, ha annunciato una rappresaglia, con Zelensky che ha avvisato i cittadini ucraini di un possibile attacco con missili Oreshnik. Sabato altri droni di Kiev hanno incendiato il terminal petrolifero di Sheskharis e il deposito di greggio di Grushovaya, nella regione di Novorossiysk, nonché la nave cisterna Chrysalis, reputata da Kiev parte della «flotta ombra».
Per gli attacchi a lungo raggio gli ucraini hanno messo a punto vari sistemi di guida dei velivoli oltre la linea dell’orizzonte, ovviando alla curvatura terrestre che limita i segnali diretti da stazioni terrestri. Sono stati usati droni ripetitori che, volando ad alta quota, fanno da ponte radio per rimandare i segnali guida da terra. L’uso dell’IA permette inoltre ad alcuni di questi tipi di orientarsi sulla base di una mappa memorizzata. Molto importante s’è dimostrato anche lo sfruttamento della rete telefonica cellulare russa per inviare segnali di guida a una scheda Sim installata sul drone stesso. In certe occasioni, magari per la guida terminale vicino dall’obbiettivo, possono essere stati utilizzati segnali, radio o forse laser, mandati da terra da agenti dell’Sbu infiltrati in Russia. Il che spiega anche perché proprio un’agenzia di spionaggio, più che l’Aeronautica di Kiev, sia responsabile di tali raid.
L’invio dei droni kamikaze su obbiettivi non solo militari ma anche civili in larga parte della Russia non ha solo lo scopo di rispondere alle massicce incursioni che gli stessi russi compiono. È anche una forma di pressione politica, come lo stesso Zelensky ha rimarcato, definendo i raid su strutture produttive ed energetiche «le nostre sanzioni a lungo raggio» e affermando che «occorre far capire a Mosca che continuare la guerra costa caro».
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