Sommando i procedimenti aperti per abuso d’ufficio, concorso esterno e traffico d’influenze si raggiungono percentuali irrisorie del totale dell’attività giudiziaria. Ma riguardano perlopiù onorevoli e amministratori...
Sommando i procedimenti aperti per abuso d’ufficio, concorso esterno e traffico d’influenze si raggiungono percentuali irrisorie del totale dell’attività giudiziaria. Ma riguardano perlopiù onorevoli e amministratori...I punti della riforma della giustizia che stanno ingarbugliando il dibattito politico, creando anche pesanti frizioni nella maggioranza, a conti fatti riguardano una percentuale dei procedimenti penali che è al di poco al di sopra dello zero. Tanto da non finire neppure nei dati statistici pubblici del ministero della Giustizia, del Servizio di analisi criminale della polizia di Stato e finanche dell’Istat. Si tratta dei reati di abuso d’ufficio, di traffico illecito di influenze e della configurazione del concorso esterno in associazione mafiosa. Che sembrano delle priorità per il Guardasigilli Carlo Nordio, ma non per buona parte del governo. Ieri il vicepremier Antonio Tajani, per esempio, pur condividendo il percorso di Nordio sul concorso esterno e ritenendo l’analisi del guardasigilli «impeccabile dal punto di vista giuridico», ha precisato di non aver «mai parlato di urgenza», aggiungendo che «si deciderà insieme come e quando fare la riforma». Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, invece, ha detto che sul concorso esterno «la linea del governo è chiara: non si tocca». Il sottosegretario ha provato a interpretare cosa ha scatenato le polemiche: «Un cortocircuito logico. Perché il ministro ha detto che vuole intervenire con una norma ad hoc, che non significa abolire ma tipizzare il reato». In sostanza, con i pochi dati a disposizione, si può riassumere che sul totale di procedimenti penali in Italia, escludendo quelli davanti ai giudici di pace (che non sono chiamati a trattare quei reati), ovvero 1.349.980 (dato 2022 del ministero della Giustizia), si tratta dello 0,3 per cento dei fascicoli (certo, pesano di più perché riguardano soprattutto la politica...). Quelli per abuso d’ufficio sono 3.938 (dato 2022 del ministero della Giustizia); per il traffico illecito di influenze non è stato possibile rintracciare dati del 2022 ma nel 2021 i procedimenti aperti erano solo 17 (dato del Servizio analisi criminale della polizia di Stato), mentre il dato Istat è fermo al 2017 con 20 procedimenti; e per il concorso esterno l’unico dato aggregato riscontrabile in rete è contenuto in uno studio di Uni Milano che risale al 2016 e che conta 16 procedimenti penali per il 2015. Nel report si sostiene che «le persone alle quali è stato contestato il concorso esterno costituiscono meno dell’1 per cento del totale delle persone sottoposte a indagini» per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso. L’assenza di dati aggregati sul concorso esterno è dettata da un fattore preciso: si tratta di una fattispecie punita attraverso il combinato disposto dell’articolo 110 del codice penale (concorso nel reato) e la norma incriminatrice dell’associazione di stampo mafioso. In realtà infatti non esiste il reato di concorso esterno. Ed è sulla sua applicabilità che la politica si divide da tempo. Entrando nel merito, il concorso esterno si divide in due: quello morale (esempio, il boss istiga il figlio a far parte di un’associazione mafiosa) e quello materiale, che per l’affinità con il ruolo di partecipe diretto nell’associazione ne rende problematica la differenziazione. In sostanza i giudici su questo punto hanno un’ampia discrezionalità e possono far cadere da una parte o dall’altra l’imputato a piacimento. E questa è anche una delle ragioni per cui Nordio pensa di «tipizzare» il reato. Un bug è evidente che ci sia. E il Guardasigilli fa leva proprio su questo. Le modifiche introdotte nel corso degli anni, per esempio, sull’abuso d’ufficio, non hanno eliminato lo squilibrio tra le iscrizioni nel registro degli indagati e le condanne: lo scorso anno sono stati archiviati 3.536 dei 3.938 fascicoli aperti. Nel 2021 è andata anche peggio: su 5.418 procedimenti definiti dall’ufficio gip/gup, le archiviazioni sono state 4.613 (di cui 148 per prescrizione), oltre l’85 per cento. La quota è superiore al dato medio dei procedimenti penali, fermo al 62. Poche le condanne: nove nel 2021, alle quali si aggiungono 35 sentenze di patteggiamento. In 370 casi, invece, c’è stato un decreto che dispone il giudizio. Sempre nel 2021, su 513 processi definiti con il dibattimento, le condanne sono state 18 (a fronte di 37 nel 2020 e di 54 nel 2019), mentre le assoluzioni sono state 256. E stando ad alcuni studi dell’Università di Milano, in Corte di cassazione le sentenze di condanna saltano quasi nella metà dei casi, con il 42 per cento di annullamenti.Una riforma del 2020 aveva già ristretto il campo d’azione del reato. E Nordio ora medita di abolirlo. Per il traffico illecito di influenze, invece, vorrebbe limitare il campo d’azione «a condotte particolarmente gravi», tenendo fuori anche tutti i casi di «millanteria». Si tratta di una introduzione nel codice penale voluta dall’ex ministro Paola Severino, le cui pene sono poi state inasprite da dj Fofò Bonafede (mentre il fondatore del Movimento 5 stelle Beppe Grillo a Milano è inciampato in un fascicolo nel quale la Procura gli contesta proprio quel reato insieme all’armatore Vincenzo Onorato). Il numero dei procedimenti aperti, però, sembra essere rimasto più o meno costante nel corso degli anni. Basta sbirciare nelle relazioni per le inaugurazioni dell’anno giudiziario delle Corti d’appello italiane per trovare, seppure a macchia di leopardo, qualche traccia dell’attività messa in campo nei tribunali per accertare questo reato. Anche per la risibile quantità di procedimenti prodotti, a conti fatti, il traffico illecito di influenze merita che il legislatore ci metta le mani. Ma trascinare la politica di corsa nelle sabbie mobili per una manciata di fascicoli (anche se si tratta dei reati che toccano i partiti più da vicino) non può che apparire come una scelta poco ragionata.
Donald Trump (Getty Images)
Washington avvia l’operazione «Lancia del Sud» contro i traffici di droga: portaerei nel mar dei Caraibi. Maduro: «No ad altre guerre». Trump insiste per riaffermare il dominio nella regione scacciando Pechino.
Donald Trump è sempre più intenzionato a rilanciare la Dottrina Monroe: il presidente americano punta infatti ad arginare l’influenza della Cina sull’Emisfero occidentale. È dunque anche in quest’ottica che, l’altro ieri, il capo del Pentagono, Pete Hegseth, ha annunciato un’operazione militare che riguarderà l’America Latina. «Il presidente Trump ha ordinato l’azione e il Dipartimento della Guerra sta dando seguito alle sue richieste. Oggi annuncio l’operazione Lancia del Sud», ha dichiarato.
Giuseppe Culicchia (Getty Images). Nel riquadro il suo libro Uccidere un fascista. Sergio Ramelli, una vita spezzata dall’odio pubblicato da Mondadori
Comunicati fotocopia contro la presentazione del saggio di Culicchia. E il ragazzo ucciso? «Strumentalizzazioni».
Passano gli anni ma l’odio sembra non passare mai. Un tempo ragazzi come Sergio Ramelli venivano ammazzati sotto casa a colpi di chiave inglese. Oggi invece la violenza si rivolge contro chi di Sergio osa parlare. È una violenza meno palese, se volete meno brutale. Non uccide però infama, disumanizza, minaccia e punta a intimidire. E gode, proprio come quella antica, di sponde politiche e «presentabili». Lunedì 24 novembre nella Biblioteca Comunale di Susa è programmata la presentazione di un bellissimo libro di Giuseppe Culicchia, scrittore italiano che negli ultimi anni ha intrapreso una strada davvero coraggiosa e suggestiva.
Fiori e un camioncino giocattolo dei pompieri sono stati messi sotto il portone della casa dove una donna ha ucciso il figlio, di nove anni, tagliandogli la gola, a Muggia, in provincia di Trieste (Ansa). Nel riquadro Olena Stasiuk
- Il report alla base della decisione sulle visite: «Difficoltà psicologiche superate brillantemente» da Olena, che ha tagliato la gola al suo Giovanni. Le toghe fanno uscire di cella due stupratori e un assassino per obesità.
- Uno stupratore ai domiciliari, due violentatori scarcerati per inciampi procedurali, il killer liberato perché obeso e tabagista: la cronaca è piena di decisioni incredibili.
Lo speciale contiene due articoli.
Matteo Salvini (Ansa)
- Il ministro dei Trasporti in pressing sulla concessionaria per il contenimento dei pedaggi e i ritardi sulla manutenzione. Tra i progetti contestati spiccano il passante di Bologna, la Gronda e il tunnel a Genova. Nel mirino anche i lavori su A1 (Milano-Napoli), A10 e A16.
- Con il nuovo Codice calato del 6,8% il numero delle vittime: -8,6% nei centri urbani.






