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2018-06-11
«Lo Stato deve prendere il sistema moda sul serio»
ANSA
Fino a qualche tempo fa, se dicevi cavaliere del lavoro pensavi a un imprenditore su con gli anni. Nulla di più falso. Quell'immagine obsoleta ha lasciato il posto a una figura di capitano d'industria carico di voglia di fare. Il cavaliere Claudio Marenzi è il prototipo perfetto con la sua Herno, che compie 70 anni ma sembra un'adolescente. Marenzi è anche il presidente di Pitti immagine, l'evento di moda maschile più importante al mondo, pronto a tagliare il nastro dell'edizione numero 94 (in programma dal 12 al 15 giugno). «Un appuntamento dove i marchi, la distribuzione, i grandi clienti, i buyers si incontrano. C'è una commistione tra chi è famoso e chi è di nicchia. Il mondo maschile vive ancora di tradizione e di prodotti sartoriali, mentre quello femminile è più legato alle emozioni. Al Pitti trovi tutto, dall'abbigliamento agli accessori e alle scarpe, e non solo. In un mercato come il Giappone, che con l'Italia potremmo definire il più sofisticato al mondo, Pitti è un nome conosciuto anche dai clienti, che lo considerano il luogo in cui si creano nuove mode, un marchio autorevole». Non a caso, Marenzi celebrerà proprio qui i 70 anni di Herno con l'esibizione Library alla stazione Leopolda (dal 13 al 14 giugno).
Per tante aziende essere al Pitti è sinonimo di successo.
«Per questo il Pitti ha una lista d'attesa che supera il centinaio di azienda. Una delle caratteristiche fondamentali della manifestazione sono i comitati tecnici. Per ogni edizione ci sono commissioni formate anche da esterni che decidono quali aziende ammettere. La selezione è molto rigida, senza favoritismi. Al Pitti è difficile vedere collezioni non all'altezza. A fianco viene studiata la parte culturale e glamour. Ad esempio la scorsa edizione è stata organizzata al Museo della moda di Palazzo Pitti la mostra The Ephemeral Museum of Fashion, la più vista del 2017, curata da Olivier Saillard e prodotta da Pitti discovery, Gallerie degli Uffizi e Palais Galliera. Non è un caso che il Pitti si tenga a Firenze, che è una sorta di combinazione magica tra persone e luoghi, una città che in tre giorni si trasforma con eventi ovunque. Su un fatturato di circa 40 milioni noi generiamo più di 400 milioni di indotto. Siamo una risorsa importante».
Lei è presidente del Pitti ma non solo.
«Sono presidente da circa due anni dopo aver ricoperto il ruolo di vicepresidente. Da poco è scaduto il mio mandato di presidente di Sistema moda Italia, e ora sono a capo di una nuova federazione che ho fortemente voluto, Confindustria moda. A Milano abbiamo una sede in cui sono riunite tutte le associazioni che fanno parte di Confindustria moda: Smi - Sistema moda Italia, Aimpes (Associazione italiana manifatturieri pellettieri e succedanei), Aip (Associazione italiana pellicceria), Anfao (occhiali), Assocalzaturifici, Federorafi e Unic (Unione nazionale industria conciaria). L'istituzione rappresenta oltre 67.000 aziende del made in Italy che generano 94 miliardi di fatturato, 25 miliardi di bilancia commerciale positiva, 800.000 posti di lavoro. Solo sistema moda Italia pesava per 52 miliardi, significa che uniti abbiamo un'altra forza e un altro peso sia nella Confindustria centrale sia sul governo. Dobbiamo far capire quanto è importante la moda, da sempre vista come un settore importante, ma allo stesso tempo anche come un mondo fatto di viziati, arrogantelli, ricchi che vanno in giro a fare sfilate. Nell'immaginario comune bulloni e tondini sono industria, la nostra attività sembra un gioco. E invece i numeri ci danno ragione. Siamo i numeri uno, in quanto pesiamo per il 35% della moda europea. Siamo la Germania della moda».
Quali differenze ci sono tra essere presidente di Pitti e presidente di Confindustria moda?
«Pitti fa parte del sistema della moda, mentre Confindustria è il sistema della moda italiana. La differenza è che il ruolo di Pitti è più operativo, mentre Confindustria agisce in tre campi: sulla parte sindacale, sulla parte legale (contraffazione e collaborazione con la Guardia di finanza sulla proprietà intellettuale) e con un centro studi. In più c'è la parte di rappresentanza».
La moda uomo parte a Firenze e arriva a Milano, una realtà sempre più ridotta.
«Non parlo di sorpasso, stiamo lavorando in grande armonia e sintonia con la Camera della moda e con Carlo Capasa. Non bisogna parlare di Firenze o di Milano, ma della settimana italiana della moda maschile, fatta da tre giorni e mezzo di Pitti e da tre e mezzo di sfilate a Milano. Pitti è senza dubbio l'evento d'eccellenza, davanti a Milano, Parigi e New York. Londra l'abbiamo schiantata e non esiste più. Fondamentale è lavorare insieme. Il problema non è Milano ma le sfilate, dato che ci sono marchi che hanno deciso di organizzare défilé misti durante la settimana della moda donna. Anche per questo sono diminuite».
Come va il settore da un punto di vista economico?
«Sta crescendo a ritmi doppi rispetto al nostro Pil, siamo intorno al 3% con un export più forte. Gli ultimi tre anni sono stati in crescita, abbiamo iniziato a cambiare il segno da negativo a positivo in Italia, poco perché è il mercato più asfittico, ma l'export ha ripreso in maniera forte. L'import è diminuito e la bilancia commerciale è positiva. La moda sta andando abbastanza bene, tenendo conto della situazione geopolitica nel mondo. Se ci saranno degli aggravi sui dazi americani o ulteriori sanzioni contro la Russia è chiaro che tutto diventerà più difficile. Nel nostro mondo non si possono fare proiezioni a uno due o tre anni, si fanno a sei mesi. Stanno cambiando le logiche della distribuzione e dei cambi di stagione».
Di cosa ha bisogno il made in Italy?
«Di una cosa che sarà difficilissimo ottenere, anche se a mio avviso è un dovere morale continuare a crederci e a provarci. Ovvero, l'obbligatorietà del made in Europa. Siamo l'unica area al mondo in cui non è obbligatorio indicare in etichetta il Paese di produzione. Si può fare un capo in Cina ed esportarlo in Europa senza mettere l'etichetta made in China. Se porto qui un prodotto fatto in Cina e ci scrivo sopra «Viva l'Italia», con un messaggio chiaramente fuorviante, tradisco il cliente ma nessuno batte ciglio. E la Germania e i Paesi del Nord non si oppongono a questa situazione».
Dobbiamo contare di più in Europa?
«Sì, dobbiamo riuscire a garantire la conoscibilità degli elementi legati alle caratteristiche del prodotto, come le indicazioni relative alla provenienza. Ci sono delle logiche assurde. I furbi non siamo solo noi ma anche quei Paesi che si sentono virtuosi, a cominciare dalla Germania. Non voglio fare valutazioni politiche, ma questo ci gioverebbe molto. Gli Stati che ci sostengono non sono pochi, ma non abbastanza per fare la differenza. I maggiori Paesi li abbiamo contro. Secondo punto, bisogna sostenere l'internazionalizzazione dei piccoli marchi, il cui nome deve essere certificato e supportato dalle istituzioni pubbliche, così come hanno fatto molto bene il governo precedente e l'ex ministro Carlo Calenda. Speriamo che si continui sulla stessa strada».
In arrivo 30.000 visitatori
«Fashion begins here!». Ovvero, «La moda inizia qui». È questo lo slogan scelto per la nuova edizione di Pitti uomo, la più importante manifestazione mondiale dedicata all'abbigliamento maschile, che dal 12 al 15 giugno occuperà tutta Firenze a partire dalla Fortezza da Basso, dove è previsto l'arrivo di oltre 30.000 visitatori. Saranno 1.240 i brand presenti, di cui 561 stranieri (il 45%), che presenteranno le loro collezioni nelle 13 tappe in cui si articola il salone.
Novità assoluta la Pop arena, un bar con area relax declinato in optical technicolor, che renderà l'esperienza del Pitti ancora più piacevole. Tutto questo e molto altro promette il set design del lifestyler Sergio Colantuoni.
Tra le novità il debutto di I go out, il nuovo progetto dedicato allo stile outdoor, e il primo appuntamento con Scandinavian manifesto, in collaborazione con Revolver Copenhagen, che porterà alla Fortezza da Basso una selezione di designer provenienti dai Paesi del Nord.
Tra gli eventi speciali, la mostra Fanatic Feelings - Fashion plays Football, curata da Markus Ebener e Francesco Bonami; la presentazione della collezione spring summer 2019 del menswear guest designer Craig Green; l'anteprima ufficiale della collezione firmata da Paul Surridge per Roberto Cavalli, special guest; e il lancio dell'etichetta di Fumito Ganryu. La nazione ospite sarà la Georgia.
Non si possono poi dimenticare i compleanni eccellenti: Carlo Pignatelli festeggerà il cinquantesimo anniversario presentando le nuove collezioni uomo Sartorial 2019 e Cerimonia 2019 con un cocktail esclusivo, mentre Coveri celebrerà i 45 anni con la mostra Maurizio Galimberti around Enrico Coveri.
In calendario, fra gli altri, ci saranno anche Gucci (con l'ampliamento del Gucci garden), Mcm, Bed Jw Ford, Cos e Federico Curradi, solo per citare alcuni nomi.
Dopo aver rivelato il progetto Genius lo scorso febbraio a Milano moda uomo, Moncler è pronto a presentare i primi frutti al Pitti con la capsule collection firmata da Hiroshi Fujiwara.
Birkenstock sarà protagonista con una sfilata, la seconda nella sua storia dopo quella di Parigi, nei giardini Torrigiani. E ancora, sono molto attesi il lancio del progetto Ermenegildo Zegna beachwear; la capsule collection firmata da Nick Wooster per Paul&Shark; il debutto della nuova linea di Iceberg, Ice play, legata al mondo della street couture; e il debutto di Gallo R_evolution, collezione street style con tinte fluo e un tocco vintage del marchio famoso per le sue calze iconiche. Per chi preferisce uno stile classico, Calzificio Bresciani propone modelli in lino coltivato presso il monastero di Astino (Bergamo), con tinte mélange, a micro disegni o a spina di pesce.
Le 20 migliori collezioni realizzate dai diplomandi in fashion design di Polimoda sfileranno alla Manifattura Tabacchi. Défilé anche per l'Istituto Marangoni, con due appuntamenti dedicati alla moda maschile. Lunedì 11 giugno, i migliori studenti e Armando Costa, vincitore della prima edizione di I'M alumni collections (r)evolution, sfileranno con le loro collezioni menswear; giovedì 14 giugno, la scuola ospiterà una talk sui temi più attuali legati al mondo della moda.
Verrà anche celebrato con un party il ritorno in edicola di Uomo Vogue, che festeggia 50 anni. E ancora, un fitto calendario di eventi coinvolgerà Firenze e i suoi luoghi più esclusivi: attesissime l'inaugurazione della boutique di Giorgio Armani in via de' Tornabuoni e la presentazione, nella boutique in via de' Tornabuoni, della nuova collezione Tre-mila (nei toni verde fluo, blu, giallo, arancio) del marchio di orologeria Locman, nata dalla partnership con la casa motociclistica Ducati.
Da segnalare per finire il debutto di Maurizio Miri, stilista bresciano famoso per le sue giacche «psicologiche»: dall'apparire all'essere.
Lubiam, Schneiders, Tagliatore e Lardini. Tutte le novità in passerella.
Lubiam punta sui toni naturali
La patria di Lubiam è Mantova, anche se la griffe è diventata internazionale. «Siamo la quarta generazione», racconta Giovanni Bianchi, responsabile ufficio stile dell'azienda. «Ha iniziato il mio bisnonno Luigi nel 1911». Oggi Lubiam significa ben quattro linee (Luigi Bianchi Mantova, L.B.M.1911, Su misura e 1911 Lubiam cerimonia), tutte nate dalla scomposizione dell'acronimo Lubiam. Dove la «m» sta per Mantova, tanto per dire l'attaccamento al territorio. «Abbiamo passato tutta la vita tra cartamodelli, bottoni e tessuti, sin da piccoli siamo stati coinvolti nel mondo dell'azienda. Ho studiato altro, design industriale, ma poi mi è piaciuto tantissimo lavorare qui e sono rimasto a continuare la storia della nostra famiglia» Al Pitti arrivano tutti, a cominciare da Edgardo, fratello di Giovanni, che segue la parte amministrativa e finanziaria. «Per la prossima primavera estate abbiamo puntato su colori molto chiari, schiarire la collezione è stato un imperativo e la scelta è caduta su tutti i toni del naturale, sabbia, cammello, nocciola (foto) e quelli degli azzurri chiari, blu escluso». Colori molto estivi, quindi. L'aspetto sartoriale è però inalterato e resta inappuntabile. «Pezzi forti? La giacca ma anche l'abito. L'unico modo per un uomo di distinguersi attraverso l'abbigliamento». Uno stile elegante e al contempo leggero grazie a tessuti come il misto lino, il misto seta, le lane e i cotoni impalpabili, senza tralasciare il comfort dato dal jersey. La collezione è frutto di trattamenti e lavaggi alleggeriti, delicati, quasi impercettibili, che danno vita a effetti mélange e sfumature inedite. Tra le novità, il gilet, ormai un pezzo irrinunciabile per la stagione estiva, proposto sia in variante monopetto sia doppiopetto, pensato in abbinamento alle giacche ma anche come alternativa nelle giornate più calde.
Schneiders innova con il loden parka in lana
È iniziato tutto nel 1946 quando Julius Schneider fondò la Schneider's mantelfabrik a Salisburgo. Pochi sanno infatti che il debutto di Schneiders Salzburg coincise con l'acquisto di una partita di tessuto cerato militare, convertito nella prima collezione di impermeabili della griffe. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, a cominciare dai tanti personaggi famosi che hanno vestito i mitici loden. Il grande successo mediatico è legato a Fritz Dirtl, il Valentino Rossi austriaco degli anni Cinquanta. Il loden, tessuto originario del Tirolo austriaco un tempo prodotto unicamente con lana ovina in rosso, nero e bianco, era nato per contrastare i climi rigidi e la pioggia. I primi a scoprirlo furono i pastori e i contadini. All'inizio del secolo scorso il loden iniziò a essere apprezzato anche da chi viveva in città. Risalgono a questo periodo i primi cappotti realizzati nel classico verde, tuttora associato per definizione a questo tessuto. Oggi il loden viene prodotto con diversi tipi di lana, come merino, alpaca, cammello, mohair e cashmere. Al Pitti Schneiders Salzburg arriva con il loden parka (foto), un invito alle passeggiate nella natura senza il timore che un improvviso rovescio possa rovinare la giornata. Il parka, realizzato nel finissimo sommerloden, loden estivo misto lana e cashmere, garantisce la totale impermeabilità grazie a un leggero rivestimento in teflon. La vocazione per la natura è rappresentata dallo scenario alpino riprodotto sulla mezza fodera interna che lascia massima libertà di movimento. Anche le quattro grandi tasche sono progettate per lasciare libere le mani.
Tagliatore reinterpreta bomber e chiodi in pelle
Quella dietro a Tagliatore è una passione che si tramanda da tre generazioni. Il direttore creativo Pino Lerario prende spunto dal laboratorio artigiano del nonno che produceva scarpe e dal quale deriva il nome Tagliatore, chiaro riferimento all'attività di intagliare le tomaie. «Chi iniziò con la moda fu mio padre nel 1972 con un primo laboratorio per lavorazioni conto terzi. Nel 1990 la svolta con una mini collezione firmata Lerario. Nel 1998 il soprannome di mio padre, Tagliatore, prende il posto del nome». Anche per questo l'universo pelle è il nuovo inserimento nel progetto che l'azienda sta sviluppando già da alcune stagioni. Le tre borse e gli otto capispalla - aviator jaket, harrington jacket (foto sopra), chiodi e bomber - sono realizzati in Italia da maestri toscani. I materiali pregiati hanno dettagli sartoriali, tasche applicate e zip logate. Tagliatore è specializzato in abiti sartoriali di ispirazione inglese. Tutto parte dalla creatività di Pino, in grado di catturare dalle più piccole tonalità l'ispirazione per una nuova collezione: la trama di un tessuto, la sfumatura di colore, i dettagli di un accessorio, un motivo a quadri: «È nel nostro Dna». Il design della giacca è la tavolozza da cui partire per sviluppare le idee creative: forme sottili e morbide, la perfetta vestibilità, la ricerca e la valorizzazione dei particolari, i revers, le spalle, le maniche. Giacche destrutturate e blazer sfoderati (foto sotto) sono alcune delle proposte. Mentre la maggior parte delle aziende italiane ha delocalizzato, Lerario ha preferito puntare sulla professionalità dei suoi collaboratori, producendo circa 340 capispalla al giorno.
Giacche destrutturate, colore e righe per Lardini
A Pitti Lardini festeggia i suoi primi 40 anni con un evento in Fortezza: un colazione tra i fiori colorati simbolo del brand. Il primo focus della collezione è sulla giacca destrutturata, realizzata con un tessuto stampato a righe verticali
(foto). «Credo nelle giacche con armature operate e, in particolare, nelle giacche in maglia per un'eleganza naturale», spiega Luigi Lardini, direttore creativo del marchio, «e poi nel pantalone non più stretto, leggermente ampio. Ma eleganza non vuol dire solo giacca. Tutto l'insieme fa la differenza, a cominciare dagli accessori. L'abbigliamento deve riuscire a trasmettere un'emozione in chi lo osserva». Alla base c'è un grande studio di tessuti pregiati come la tela in lana, la seta e il lino, con colori come il giallo, l'arancio, il rosso e varie tonalità di blu tagliato dal bianco in stile navy. Con il tocco civettuolo di una polo, di un foulard e della doppia T-shirt. Non manca un peacoat three layers in tessuto tecnico, resistente al vento e all'acqua. Non è da meno l'altra linea di Lardini, Gabriele Pasini, che trae linfa dalla cultura sartoriale napoletana. Lo stilista Gabriele Pasini arriva dall'istituto d'arte e utilizza le stesse tecniche della scultura. Una giacca viene abbinata a dei pantaloni rubati ai pescatori thailandesi; la camicia da smoking ha una fantasia a quadri rossi. L'immaginario è quello dei re gitani e dei magiari. L'abito non deve necessariamente andare insieme a una cravatta, ma è perfetto con una camicia sbottonata, il colletto sopra i rever, i pantaloni con fantasia maxi check. Oppure, un classico gessato s'illumina in una nuova tonalità di blu. Allo stesso tempo, la maglieria prende una nuova posizione, diventa dettaglio, non solo accessorio. Un maglione messo in vita, come quasi una fascia, o arrotolato intorno al collo.
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Verso Pitti immagine uomo, Claudio Marenzi, presidente di Herno e della manifestazione fiorentina: «Non siamo imprenditori di serie B. Dobbiamo imporre all'Ue nuove regole sulle etichette».Dal 12 al 15 giugno la Fortezza da Basso ospiterà 1.240 marchi, il 45% dei quali esteri. Da non perdere il focus sugli stilisti scandinavi. La Georgia sarà il Paese ospite.Lubiam, Schneiders, Tagliatore e Lardini. Tutte le novità in passerella.Lo speciale contiene tre articoliFino a qualche tempo fa, se dicevi cavaliere del lavoro pensavi a un imprenditore su con gli anni. Nulla di più falso. Quell'immagine obsoleta ha lasciato il posto a una figura di capitano d'industria carico di voglia di fare. Il cavaliere Claudio Marenzi è il prototipo perfetto con la sua Herno, che compie 70 anni ma sembra un'adolescente. Marenzi è anche il presidente di Pitti immagine, l'evento di moda maschile più importante al mondo, pronto a tagliare il nastro dell'edizione numero 94 (in programma dal 12 al 15 giugno). «Un appuntamento dove i marchi, la distribuzione, i grandi clienti, i buyers si incontrano. C'è una commistione tra chi è famoso e chi è di nicchia. Il mondo maschile vive ancora di tradizione e di prodotti sartoriali, mentre quello femminile è più legato alle emozioni. Al Pitti trovi tutto, dall'abbigliamento agli accessori e alle scarpe, e non solo. In un mercato come il Giappone, che con l'Italia potremmo definire il più sofisticato al mondo, Pitti è un nome conosciuto anche dai clienti, che lo considerano il luogo in cui si creano nuove mode, un marchio autorevole». Non a caso, Marenzi celebrerà proprio qui i 70 anni di Herno con l'esibizione Library alla stazione Leopolda (dal 13 al 14 giugno).Per tante aziende essere al Pitti è sinonimo di successo.«Per questo il Pitti ha una lista d'attesa che supera il centinaio di azienda. Una delle caratteristiche fondamentali della manifestazione sono i comitati tecnici. Per ogni edizione ci sono commissioni formate anche da esterni che decidono quali aziende ammettere. La selezione è molto rigida, senza favoritismi. Al Pitti è difficile vedere collezioni non all'altezza. A fianco viene studiata la parte culturale e glamour. Ad esempio la scorsa edizione è stata organizzata al Museo della moda di Palazzo Pitti la mostra The Ephemeral Museum of Fashion, la più vista del 2017, curata da Olivier Saillard e prodotta da Pitti discovery, Gallerie degli Uffizi e Palais Galliera. Non è un caso che il Pitti si tenga a Firenze, che è una sorta di combinazione magica tra persone e luoghi, una città che in tre giorni si trasforma con eventi ovunque. Su un fatturato di circa 40 milioni noi generiamo più di 400 milioni di indotto. Siamo una risorsa importante». Lei è presidente del Pitti ma non solo.«Sono presidente da circa due anni dopo aver ricoperto il ruolo di vicepresidente. Da poco è scaduto il mio mandato di presidente di Sistema moda Italia, e ora sono a capo di una nuova federazione che ho fortemente voluto, Confindustria moda. A Milano abbiamo una sede in cui sono riunite tutte le associazioni che fanno parte di Confindustria moda: Smi - Sistema moda Italia, Aimpes (Associazione italiana manifatturieri pellettieri e succedanei), Aip (Associazione italiana pellicceria), Anfao (occhiali), Assocalzaturifici, Federorafi e Unic (Unione nazionale industria conciaria). L'istituzione rappresenta oltre 67.000 aziende del made in Italy che generano 94 miliardi di fatturato, 25 miliardi di bilancia commerciale positiva, 800.000 posti di lavoro. Solo sistema moda Italia pesava per 52 miliardi, significa che uniti abbiamo un'altra forza e un altro peso sia nella Confindustria centrale sia sul governo. Dobbiamo far capire quanto è importante la moda, da sempre vista come un settore importante, ma allo stesso tempo anche come un mondo fatto di viziati, arrogantelli, ricchi che vanno in giro a fare sfilate. Nell'immaginario comune bulloni e tondini sono industria, la nostra attività sembra un gioco. E invece i numeri ci danno ragione. Siamo i numeri uno, in quanto pesiamo per il 35% della moda europea. Siamo la Germania della moda». Quali differenze ci sono tra essere presidente di Pitti e presidente di Confindustria moda? «Pitti fa parte del sistema della moda, mentre Confindustria è il sistema della moda italiana. La differenza è che il ruolo di Pitti è più operativo, mentre Confindustria agisce in tre campi: sulla parte sindacale, sulla parte legale (contraffazione e collaborazione con la Guardia di finanza sulla proprietà intellettuale) e con un centro studi. In più c'è la parte di rappresentanza». La moda uomo parte a Firenze e arriva a Milano, una realtà sempre più ridotta.«Non parlo di sorpasso, stiamo lavorando in grande armonia e sintonia con la Camera della moda e con Carlo Capasa. Non bisogna parlare di Firenze o di Milano, ma della settimana italiana della moda maschile, fatta da tre giorni e mezzo di Pitti e da tre e mezzo di sfilate a Milano. Pitti è senza dubbio l'evento d'eccellenza, davanti a Milano, Parigi e New York. Londra l'abbiamo schiantata e non esiste più. Fondamentale è lavorare insieme. Il problema non è Milano ma le sfilate, dato che ci sono marchi che hanno deciso di organizzare défilé misti durante la settimana della moda donna. Anche per questo sono diminuite».Come va il settore da un punto di vista economico?«Sta crescendo a ritmi doppi rispetto al nostro Pil, siamo intorno al 3% con un export più forte. Gli ultimi tre anni sono stati in crescita, abbiamo iniziato a cambiare il segno da negativo a positivo in Italia, poco perché è il mercato più asfittico, ma l'export ha ripreso in maniera forte. L'import è diminuito e la bilancia commerciale è positiva. La moda sta andando abbastanza bene, tenendo conto della situazione geopolitica nel mondo. Se ci saranno degli aggravi sui dazi americani o ulteriori sanzioni contro la Russia è chiaro che tutto diventerà più difficile. Nel nostro mondo non si possono fare proiezioni a uno due o tre anni, si fanno a sei mesi. Stanno cambiando le logiche della distribuzione e dei cambi di stagione». Di cosa ha bisogno il made in Italy?«Di una cosa che sarà difficilissimo ottenere, anche se a mio avviso è un dovere morale continuare a crederci e a provarci. Ovvero, l'obbligatorietà del made in Europa. Siamo l'unica area al mondo in cui non è obbligatorio indicare in etichetta il Paese di produzione. Si può fare un capo in Cina ed esportarlo in Europa senza mettere l'etichetta made in China. Se porto qui un prodotto fatto in Cina e ci scrivo sopra «Viva l'Italia», con un messaggio chiaramente fuorviante, tradisco il cliente ma nessuno batte ciglio. E la Germania e i Paesi del Nord non si oppongono a questa situazione». Dobbiamo contare di più in Europa?«Sì, dobbiamo riuscire a garantire la conoscibilità degli elementi legati alle caratteristiche del prodotto, come le indicazioni relative alla provenienza. Ci sono delle logiche assurde. I furbi non siamo solo noi ma anche quei Paesi che si sentono virtuosi, a cominciare dalla Germania. Non voglio fare valutazioni politiche, ma questo ci gioverebbe molto. Gli Stati che ci sostengono non sono pochi, ma non abbastanza per fare la differenza. I maggiori Paesi li abbiamo contro. 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Saranno 1.240 i brand presenti, di cui 561 stranieri (il 45%), che presenteranno le loro collezioni nelle 13 tappe in cui si articola il salone. Novità assoluta la Pop arena, un bar con area relax declinato in optical technicolor, che renderà l'esperienza del Pitti ancora più piacevole. Tutto questo e molto altro promette il set design del lifestyler Sergio Colantuoni. Tra le novità il debutto di I go out, il nuovo progetto dedicato allo stile outdoor, e il primo appuntamento con Scandinavian manifesto, in collaborazione con Revolver Copenhagen, che porterà alla Fortezza da Basso una selezione di designer provenienti dai Paesi del Nord. Tra gli eventi speciali, la mostra Fanatic Feelings - Fashion plays Football, curata da Markus Ebener e Francesco Bonami; la presentazione della collezione spring summer 2019 del menswear guest designer Craig Green; l'anteprima ufficiale della collezione firmata da Paul Surridge per Roberto Cavalli, special guest; e il lancio dell'etichetta di Fumito Ganryu. La nazione ospite sarà la Georgia. Non si possono poi dimenticare i compleanni eccellenti: Carlo Pignatelli festeggerà il cinquantesimo anniversario presentando le nuove collezioni uomo Sartorial 2019 e Cerimonia 2019 con un cocktail esclusivo, mentre Coveri celebrerà i 45 anni con la mostra Maurizio Galimberti around Enrico Coveri. In calendario, fra gli altri, ci saranno anche Gucci (con l'ampliamento del Gucci garden), Mcm, Bed Jw Ford, Cos e Federico Curradi, solo per citare alcuni nomi. Dopo aver rivelato il progetto Genius lo scorso febbraio a Milano moda uomo, Moncler è pronto a presentare i primi frutti al Pitti con la capsule collection firmata da Hiroshi Fujiwara. Birkenstock sarà protagonista con una sfilata, la seconda nella sua storia dopo quella di Parigi, nei giardini Torrigiani. E ancora, sono molto attesi il lancio del progetto Ermenegildo Zegna beachwear; la capsule collection firmata da Nick Wooster per Paul&Shark; il debutto della nuova linea di Iceberg, Ice play, legata al mondo della street couture; e il debutto di Gallo R_evolution, collezione street style con tinte fluo e un tocco vintage del marchio famoso per le sue calze iconiche. Per chi preferisce uno stile classico, Calzificio Bresciani propone modelli in lino coltivato presso il monastero di Astino (Bergamo), con tinte mélange, a micro disegni o a spina di pesce. Le 20 migliori collezioni realizzate dai diplomandi in fashion design di Polimoda sfileranno alla Manifattura Tabacchi. Défilé anche per l'Istituto Marangoni, con due appuntamenti dedicati alla moda maschile. Lunedì 11 giugno, i migliori studenti e Armando Costa, vincitore della prima edizione di I'M alumni collections (r)evolution, sfileranno con le loro collezioni menswear; giovedì 14 giugno, la scuola ospiterà una talk sui temi più attuali legati al mondo della moda. Verrà anche celebrato con un party il ritorno in edicola di Uomo Vogue, che festeggia 50 anni. E ancora, un fitto calendario di eventi coinvolgerà Firenze e i suoi luoghi più esclusivi: attesissime l'inaugurazione della boutique di Giorgio Armani in via de' Tornabuoni e la presentazione, nella boutique in via de' Tornabuoni, della nuova collezione Tre-mila (nei toni verde fluo, blu, giallo, arancio) del marchio di orologeria Locman, nata dalla partnership con la casa motociclistica Ducati. Da segnalare per finire il debutto di Maurizio Miri, stilista bresciano famoso per le sue giacche «psicologiche»: dall'apparire all'essere. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/pitti-uomo-2576597004.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="lubiam-schneiders-tagliatore-e-lardini-tutte-le-novita-in-passerella" data-post-id="2576597004" data-published-at="1778631401" data-use-pagination="False"> Lubiam, Schneiders, Tagliatore e Lardini. Tutte le novità in passerella. Lubiam punta sui toni naturali La patria di Lubiam è Mantova, anche se la griffe è diventata internazionale. «Siamo la quarta generazione», racconta Giovanni Bianchi, responsabile ufficio stile dell'azienda. «Ha iniziato il mio bisnonno Luigi nel 1911». Oggi Lubiam significa ben quattro linee (Luigi Bianchi Mantova, L.B.M.1911, Su misura e 1911 Lubiam cerimonia), tutte nate dalla scomposizione dell'acronimo Lubiam. Dove la «m» sta per Mantova, tanto per dire l'attaccamento al territorio. «Abbiamo passato tutta la vita tra cartamodelli, bottoni e tessuti, sin da piccoli siamo stati coinvolti nel mondo dell'azienda. Ho studiato altro, design industriale, ma poi mi è piaciuto tantissimo lavorare qui e sono rimasto a continuare la storia della nostra famiglia» Al Pitti arrivano tutti, a cominciare da Edgardo, fratello di Giovanni, che segue la parte amministrativa e finanziaria. «Per la prossima primavera estate abbiamo puntato su colori molto chiari, schiarire la collezione è stato un imperativo e la scelta è caduta su tutti i toni del naturale, sabbia, cammello, nocciola (foto) e quelli degli azzurri chiari, blu escluso». Colori molto estivi, quindi. L'aspetto sartoriale è però inalterato e resta inappuntabile. «Pezzi forti? La giacca ma anche l'abito. L'unico modo per un uomo di distinguersi attraverso l'abbigliamento». Uno stile elegante e al contempo leggero grazie a tessuti come il misto lino, il misto seta, le lane e i cotoni impalpabili, senza tralasciare il comfort dato dal jersey. La collezione è frutto di trattamenti e lavaggi alleggeriti, delicati, quasi impercettibili, che danno vita a effetti mélange e sfumature inedite. Tra le novità, il gilet, ormai un pezzo irrinunciabile per la stagione estiva, proposto sia in variante monopetto sia doppiopetto, pensato in abbinamento alle giacche ma anche come alternativa nelle giornate più calde. Schneiders innova con il loden parka in lana È iniziato tutto nel 1946 quando Julius Schneider fondò la Schneider's mantelfabrik a Salisburgo. Pochi sanno infatti che il debutto di Schneiders Salzburg coincise con l'acquisto di una partita di tessuto cerato militare, convertito nella prima collezione di impermeabili della griffe. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, a cominciare dai tanti personaggi famosi che hanno vestito i mitici loden. Il grande successo mediatico è legato a Fritz Dirtl, il Valentino Rossi austriaco degli anni Cinquanta. Il loden, tessuto originario del Tirolo austriaco un tempo prodotto unicamente con lana ovina in rosso, nero e bianco, era nato per contrastare i climi rigidi e la pioggia. I primi a scoprirlo furono i pastori e i contadini. All'inizio del secolo scorso il loden iniziò a essere apprezzato anche da chi viveva in città. Risalgono a questo periodo i primi cappotti realizzati nel classico verde, tuttora associato per definizione a questo tessuto. Oggi il loden viene prodotto con diversi tipi di lana, come merino, alpaca, cammello, mohair e cashmere. Al Pitti Schneiders Salzburg arriva con il loden parka (foto), un invito alle passeggiate nella natura senza il timore che un improvviso rovescio possa rovinare la giornata. Il parka, realizzato nel finissimo sommerloden, loden estivo misto lana e cashmere, garantisce la totale impermeabilità grazie a un leggero rivestimento in teflon. La vocazione per la natura è rappresentata dallo scenario alpino riprodotto sulla mezza fodera interna che lascia massima libertà di movimento. Anche le quattro grandi tasche sono progettate per lasciare libere le mani. Tagliatore reinterpreta bomber e chiodi in pelle Quella dietro a Tagliatore è una passione che si tramanda da tre generazioni. Il direttore creativo Pino Lerario prende spunto dal laboratorio artigiano del nonno che produceva scarpe e dal quale deriva il nome Tagliatore, chiaro riferimento all'attività di intagliare le tomaie. «Chi iniziò con la moda fu mio padre nel 1972 con un primo laboratorio per lavorazioni conto terzi. Nel 1990 la svolta con una mini collezione firmata Lerario. Nel 1998 il soprannome di mio padre, Tagliatore, prende il posto del nome». Anche per questo l'universo pelle è il nuovo inserimento nel progetto che l'azienda sta sviluppando già da alcune stagioni. Le tre borse e gli otto capispalla - aviator jaket, harrington jacket (foto sopra), chiodi e bomber - sono realizzati in Italia da maestri toscani. I materiali pregiati hanno dettagli sartoriali, tasche applicate e zip logate. Tagliatore è specializzato in abiti sartoriali di ispirazione inglese. Tutto parte dalla creatività di Pino, in grado di catturare dalle più piccole tonalità l'ispirazione per una nuova collezione: la trama di un tessuto, la sfumatura di colore, i dettagli di un accessorio, un motivo a quadri: «È nel nostro Dna». Il design della giacca è la tavolozza da cui partire per sviluppare le idee creative: forme sottili e morbide, la perfetta vestibilità, la ricerca e la valorizzazione dei particolari, i revers, le spalle, le maniche. Giacche destrutturate e blazer sfoderati (foto sotto) sono alcune delle proposte. Mentre la maggior parte delle aziende italiane ha delocalizzato, Lerario ha preferito puntare sulla professionalità dei suoi collaboratori, producendo circa 340 capispalla al giorno. Giacche destrutturate, colore e righe per Lardini A Pitti Lardini festeggia i suoi primi 40 anni con un evento in Fortezza: un colazione tra i fiori colorati simbolo del brand. Il primo focus della collezione è sulla giacca destrutturata, realizzata con un tessuto stampato a righe verticali (foto). «Credo nelle giacche con armature operate e, in particolare, nelle giacche in maglia per un'eleganza naturale», spiega Luigi Lardini, direttore creativo del marchio, «e poi nel pantalone non più stretto, leggermente ampio. Ma eleganza non vuol dire solo giacca. Tutto l'insieme fa la differenza, a cominciare dagli accessori. L'abbigliamento deve riuscire a trasmettere un'emozione in chi lo osserva». Alla base c'è un grande studio di tessuti pregiati come la tela in lana, la seta e il lino, con colori come il giallo, l'arancio, il rosso e varie tonalità di blu tagliato dal bianco in stile navy. Con il tocco civettuolo di una polo, di un foulard e della doppia T-shirt. Non manca un peacoat three layers in tessuto tecnico, resistente al vento e all'acqua. Non è da meno l'altra linea di Lardini, Gabriele Pasini, che trae linfa dalla cultura sartoriale napoletana. Lo stilista Gabriele Pasini arriva dall'istituto d'arte e utilizza le stesse tecniche della scultura. Una giacca viene abbinata a dei pantaloni rubati ai pescatori thailandesi; la camicia da smoking ha una fantasia a quadri rossi. L'immaginario è quello dei re gitani e dei magiari. L'abito non deve necessariamente andare insieme a una cravatta, ma è perfetto con una camicia sbottonata, il colletto sopra i rever, i pantaloni con fantasia maxi check. Oppure, un classico gessato s'illumina in una nuova tonalità di blu. Allo stesso tempo, la maglieria prende una nuova posizione, diventa dettaglio, non solo accessorio. Un maglione messo in vita, come quasi una fascia, o arrotolato intorno al collo.
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
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@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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