content.jwplatform.com
Il nuovo numero affronta le trasformazioni della sanità italiana. Il ritratto di luminari della medicina e della chirurgia, i diversi volti del malessere giovanile e il trattamento dei disturbi alimentari.
Divulgare contenuti scientifici rilevanti con un linguaggio accessibile e chiaro che risponda all'esigenza di approfondimento su istanze fondamentali per la nostra salute, dalla prevenzione alle innovazioni terapeutiche sino a fenomeni sociali che meritano un nuovo approccio. Questo è l'obiettivo di Valore Medico, testata dedicata ai professionisti e alle eccellenze della sanità: promuovere le gestioni virtuose, stimolare il dialogo e il confronto tra i principali attori del sistema sanitario italiano.
Le sfide della sanità
In un periodo di grande trasformazione del Servizio sanitario nazionale, è il ministro della Salute Orazio Schillaci a indicare la strada scelta dal Governo per affrontare le sfide della sanità italiana: l'integrazione tra ospedali di riferimento nazionale e la medicina territoriale; la valorizzazione dei professionisti sanitari; la digitalizzazione e la prevenzione. «Un cambio vero di paradigma, perché non più un sistema che cura la malattia quando si è già manifestata ma uno Stato che investe sulla salute prima che diventi emergenza», afferma il ministro. In quest'ottica, è in fase di avvio nel nostro Paese uno screening nazionale, sistematico e gratuito, per individuare in maniera precoce il diabete tipo 1 (DT1) e la celiachia (MC) nella popolazione pediatrica. Con la legge 103/2023, di cui il primo firmatario è stato il vicepresidente della Camera dei Deputati, Giorgio Mulè, l'Italia si è dotata – prima al mondo – di un avanzato modello di prevenzione, che potrà essere replicato nella gestione di altre patologie. Un ruolo fondamentale nel traghettare il Ssn verso la transizione digitale lo svolge l'Agenzia Nazionale per i Servizi sanitari regionali (Agenas) guidata da Massimiliano Fedriga, Agenzia che opera in stretta collaborazione con il ministero della Salute, le Regioni e le Province Autonome. A sua volta, l’Istituto Superiore di sanità detta il passo dell’innovazione sanitaria con un impatto in termini di contributi scientifici cinque volte superiore alla media nazionale, come ricorda il presidente Rocco Ballantone, illustrando i binari su cui si muove attivamente l'Iss, dalle malattie rare all'Active aging. Marcello Cattani, numero uno di Farmindustria, indica le priorità per l'industria farmaceutica, così come Fabio Faltoni, presidente di Confindustria Dispositivi Medici.
Principes
Il progresso medico scientifico è frutto delle costanti innovazioni tecnologiche, ma anche della caparbietà e delle capacità di scienziati, luminari, specialisti di ogni campo, di cui Valore Medico delinea i traguardi, le scoperte, le cure più avanzate. Luigi Bonavina, tra i massimi esperti mondiali delle patologie dell’esofago, ripercorre le tappe salienti della sua carriera e i futuri obiettivi. Con lo sguardo ancora rivolto ai giovani feriti di Crans-Montana. Giuseppe Perniciaro, direttore della struttura IRCCS-AOM di Genova (certificata dall’EBA) ricostruisce il percorso terapeutico cui sono sottoposti i grandi ustionati, sottolineando l'importanza strategica dei Centri Ustionati e della gestione di un disastro di massa come quello avuto nel locale svizzero. Pietro Gentile, una delle eccellenze internazionali nell'ambito della chirurgia plastica ricostruttiva, spiega come la tecnica del lipofilling venga impiegata con successo anche nel trattamento delle cicatrici post-ustione. Antonino di Pietro, direttore scientifico dell’Istituto Dermoclinico Vita Cutis di Milano, descrive l'evoluzione della dermatologia, sempre più rigenerativa. Luigi Naldi aggiorna sui progressi compiuti in materia di dermatoepidemiologia, psoriasi, malattie infiammatorie cutanee e oncologia dermatologica.
Il disagio giovanile e i disturbi alimentari
Fenomeni preoccupanti come quello del disagio giovanile e dei disturbi alimentari vengono affrontati da Valore Medico con un approccio che permette di sviscerare questi temi da molteplici punti di vista, sempre autorevoli. Simona Abate, dirigente psicologa presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria Sant’Andrea di Roma, e lo neuropsichiatra infantile Daniele Poggioli inquadrano le fragilità di bambini e adolescenti, vittime di pressioni sociali, solitudine e ansia da prestazione. Giovanni Battista Camerini, neuropsichiatra infantile recentemente entrato a far parte dell’Osservatorio Nazionale contro il Bullismo, analizza le radici di questo fenomeno, reso ancora più insidioso dalla cassa di risonanza digitale dei social media. Marco Crepaldi, presidente Associazione Hikikomori Italia, approfondisce il doloroso tema dell'isolamento giovanile, tra sensibilizzazione dell'opinione pubblica e sostegno alle famiglie. Occorre capire il malessere delle nuove generazioni per trovare nuove strade di prevenzione e supporto. Alberto Parabiaghi, psichiatra e ricercatore presso l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, indica le possibili strategie da potenziare per sostenere la salute mentale degli adolescenti e ridurre i comportamenti a rischio. Il sociologo Adriano De Blasi si sofferma sull'importante contributo dell'educatore professionale al reinserimento sociale e al miglioramento della qualità della vita dei giovani. I disturbi alimentari (Dca) sono spesso legati a dinamiche psicologiche profonde e a pressioni sociali sempre più forti. Valore Medico indaga il tema con lo psichiatra e psicoanalista Leonardo Mendolicchio, fondatore di Food for Mind, rete nazionale per la cura di questi disturbi; Fabiola De Clerq, presidente della Fondazione ABA (Associazione Bulimia Anoressia) e Rina Giuseppa Russo, psichiatra e direttore sanitario di Villa Miralago, struttura residenziale accreditata dedicata proprio al trattamento riabilitativo dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione.
Clicca il link qui sotto per scaricare il numero di «Valore medico».
Valore Medico - Marzo 2026.pdf
Continua a leggereRiduci
Villa Cortine Palace
Eleganza storica e riposo a 5 stelle a Villa Cortine Palace, dove sfarzo, natura e cucina si fanno esperienza culturale.
L’artista tedesco, ospite fedele, rivelò la collezione di acquerelli dipinta anno dopo anno solo nell’ultimo viaggio a Sirmione. Ora, i suoi disegni tratteggiano il benvenuto d’autore nell’hotel prediletto. Nelle stanze accanto alla sua soggiornano una coppia innamorata dell’Italia da Grand Tour, un manager sportivo impegnato nell’avventura sul lago e una signora brasiliana che insegue le sue radici europee. Sono i viaggiatori che si incrociano tra i viali bianchi, all’ombra del doppio colonnato del portico-facciata palladiano e nell’abbaglio dei lampadari muranesi dei saloni affrescati di Villa Cortine Palace, affiliato a Relais & chteaux.
Sull’estrema propaggine arborea della penisola di Sirmione, fu il dono d’amore alla moglie tubercolotica del conte Von Koseritz, ministro del ducato germanico di Anhalt durante l’occupazione austriaca del Lombardo-Veneto. L’anima romantica della dimora vivacizza dal 1898 la compostezza neoclassica con l’armonia lussureggiante di un parco secolare di cinque ettari di conifere, palme, cipressi, cedri, rose e specchi d’acqua che riflettono il lago e il suo guardiano, il Monte Baldo. Un balsamo di bellezza che protegge l’anima e ricostituisce il fisico, ne era certo tanto il nobile proprietario tedesco, quanto il general manager Giacomo Grossi, che fa tesoro di questo «lusso intimo, personalizzato, autentico, contenuto e intriso di territorio».
La connotazione storica, l’importante presenza dell’enogastronomia e la connessione con il tessuto locale sono le cifre di affiliazione a R&c: «Lavoriamo sui dettagli che cesellano un soggiorno di valore a tutti i livelli dell’albergo e promuoviamo l’interazione con il circondario in modo naturale, dall’universo delle cantine locali, fonte della ricchezza culturale vitivinicola dell’area, al vivere il lago dalla barca», spiega il general manager. Nessuna innovazione roboante, dunque, ma radicamento alla verità locale senza forzature. Come Mina in sottofondo durante il pranzo al sole al Molo grill, sul pontile privato. O le note del pianoforte, che ritmavano le danze delle dame sul lucido marmo rosso veronese nelle soirées aristocratiche, e oggi allietano i brindisi sulle terrazze che riflettono la tavolozza delle onde e del cielo. I cocktail ispirati ai venti del lago e ai colori delle vetrate liberty del Koseritz var & vistrot sono «Ora», mix di gin, zafferano locale, sciroppo di miele, limone e Ferrari Perlé, e «Peler» all’olio del Garda. La premura nutre i desideri culinari degli ospiti nel salone verandato del ristorante Le Gardenie, riletto con grazia moderna dallo studio d’architettura Paterlini. Assomiglia a un museo dalla classicità solida ma ariosa, dove il taglio della luce scolpisce le proporzioni delle teste in gesso, a richiamo delle statue esterne, in dialogo con specchi e tavoli. Chef Mattia Bartoli impiatta la tradizionale pasta fresca e i prodotti di terra e lago con qualche goccia di mare. Gustare i tagliolini all’astice con lime e santoreggia e assistere alla preparazione al tavolo dei classici flambé, come la crêpe suzette all’arancia, significa vivere l’eleganza rituale dell’hôtellerie, scevra di formalità.
Giorno e notte, i protagonisti di affreschi, sculture, leggende e fontane di foggia toscana, come il Dio Nettuno e la personificazione del Monte Baldo, copia dal Colosso dell’Appennino del Giambologna, sussurrano allo staff le intenzioni degli ospiti. Desiderio comune è non interrompere l’idillio tra le mura dell’antica roccaforte romana - il nome Cortine deriva dalle Cortes a difesa della domus del I secolo a.C - prima di recarsi all’Opera, a una colazione veronese con gli attori o a bordo del motoscafo Riva per ammirare i profili scaligeri, le sequenze calcaree e la passeggiata delle Muse fino alle Grotte di Catullo; esperienze organizzate dalla struttura.
Adagiarsi nella contemplazione in un complesso artistico monumentale, che ospita anche un mulino medievale ad acqua in attività, è il vanto dell’albergo. Insieme al piacere di indugiare sul design che riverisce lo stile artigianale italiano, già di per sé un’esperienza culturale: mobili intarsiati, marmi venati policromi, chandelier veneziani, salotti rivestiti in prezioso raso dorato e velluto blu, parati Dedar e stampe degli elementi della villa sono i tesori delle suite recentemente rinfrescate. Info: www.relaischateaux.com.
Continua a leggereRiduci
True
2026-03-29
Robert Carsen: «Nelle suore trucidate dalla Rivoluzione una fede che sbaraglia la morte»
Robert Carsen
Il regista canadese: «Sbagliato parlare di opera reazionaria. Il sacrificio delle Carmelitane in preghiera sotto la ghigliottina del Terrore, tocca pure gli atei».
Una freccia verso il basso sulla partitura, un sibilo che squarcia l’aria in scena. A ogni colpo il coro di suore perde vigore, ma non si smarrisce. Il suono si assottiglia, le voci svaniscono a una a una, fino a quando la preghiera del Salve Regina si dissolve nel silenzio. Quel piccolo simbolo, incastrato tra le note, indica il rumore «sordo e pesante» della ghigliottina, verso la quale le religiose avanzano senza esitare, come pecorelle. Ultimo, potentissimo, quadro che chiude Dialoghi delle carmelitane, capolavoro di Francis Poulenc. Non è un’edificante favola religiosa, ma una pagina di storia.
Parigi, 17 luglio 1794. Il Terrore regna, ma 16 donne che si lasciano decapitare senza un lamento levano il fiato alla folla accorsa per godersi l’ennesima esecuzione offerta dalla Rivoluzione francese. E continuano a interrogare il mondo dell’opera, che però, dal 1997, ha trovato una regia di riferimento. È quella del canadese Robert Carsen (classe 1954) che martedì 31 marzo, per la prima volta, la porterà al Regio di Torino, il teatro reduce dal trionfo del Macbeth di Giuseppe Verdi diretto da Riccardo Muti. Questa volta toccherà alla bacchetta franco-canadese di Yves Abel, mentre nel cast brilla il ritorno del soprano russo Ekaterina Bakanova (repliche fino al 12 aprile). «Per me è come se quella scena riaccadesse in questo momento», ci confida il regista durante una pausa. «È un lavoro del 1957, ma lo guardo come se fosse stato appena scritto. Il mio compito è far rivivere lo choc originale, non esporre un reperto da museo».
Il libretto è tratto dall’omonimo testo postumo di Georges Bernanos, inizialmente pensato per il cinema e a sua volta ispirato da L’ultima al patibolo di Gertrud von Le Fort. Lei da cosa iniziò a lavorare quasi 30 anni fa?
«Indagare sulla genesi è il primo passo. Cerco sempre le motivazioni profonde di chi ha scritto il testo e il background personale e storico di chi ha composto la musica. Poi però provo a dimenticare tutto. È l’unico modo per costruire un ponte tra l’opera e il pubblico del nostro tempo».
Dopo il successo degli esordi, Dialogues des carmélites finì nell’ombra, affossata dalla nomea di pagina «reazionaria», sia per il tema, sia per il linguaggio musicale che andava in direzione contraria alle avanguardie.
«Non ho mai pensato che fosse reazionaria, anzi fui io a farmi avanti con Pierre Audi quando guidava la Dutch National Opera di Amsterdam. È un’opera sulla fede, non c’è dubbio, ma non è necessario provenire dalla tradizione cristiano-cattolica per apprezzarla. Parla a tutti: a un islamico, a un ebreo, a un ateo... E ci conduce in un viaggio profondo nel travaglio interiore di Poulenc. Oltre alla strada accidentata che dovette percorrere per portare a termine questo lavoro, il compositore parigino affrontò una lotta durissima tra ciò in cui credeva e l’amore per il suo compagno, poi colpito da una terribile malattia che lo avrebbe condotto alla morte. Tutto questo scatenò nel compositore una crisi violenta che lo portò a identificarsi con la figura di Blanche».
La più piccola e indifesa delle martiri di Compiègne, l’unico personaggio di fantasia della vicenda. È lei l’«ultima al patibolo», Bianca dell’Agonia di Gesù, che prima fugge davanti al pericolo e poi, inaspettatamente, si presenta al cospetto del boia. Ogni volta che vede riaccadere questo sacrificio riesce a trovarne il senso?
«Blanche modifica la traiettoria della sua vita unendosi alle sorelle che stanno trasformando la loro esecuzione in un’offerta a Dio, per la Chiesa e per la Francia. È una scelta toccante anche per me. Dopo un’esistenza passata a scappare, qualcosa in lei cambia nel profondo».
Cosa intende dire?
«La Chiesa, che fino a quel momento era stata il suo rifugio dai pericoli, diventa il posto meno sicuro al mondo. Eppure in essa alla fine trova misteriosamente un luogo di pace. Senza la fede tutto questo non sarebbe spiegabile. Per quanto mi riguarda, mi ripeto spesso una domanda: perché andiamo a teatro a vedere delle persone che muoiono di continuo?».
Che risposta si dà?
«Ci aiuta a riflettere sulle nostre stesse vite, nelle quali è già implicita una condanna. La gioia dell’esistenza sta nel fatto che sicuramente ci verrà strappata. Non possiamo farci nulla, ma le esperienze altrui ci donano conforto».
Una testimonianza di fede riesce ancora a dire qualcosa all’uomo contemporaneo?
«Fede e santità, non dimentichiamoci che papa Francesco nel 2024 ha canonizzato le carmelitane scalze di Compiègne. Io credo che l’arte - in ogni sua forma - sia ciò che di divino abita nel nostro animo. Grazie a essa possiamo diventare parte di quel fiume di creatività che ci ha preceduto. Quella dell’uomo, in questo senso, è una sorta di meta-creazione. Parlando di Dialoghi delle carmelitane, amo l’idea di un’opera che non si concentri su emozioni di portata colossale, ma che sia più sottile».
Mi spieghi meglio.
«Il convenzionale elemento dell’amore erotico, che contraddistingue tutto il teatro musicale, per una volta è del tutto assente. C’è l’agape, l’amore per Dio, per la comunità e per il prossimo, ma non l’eros. Eppure Poulenc riesce a forgiare una forma musicale di straordinaria intensità passionale per indagare questi dialoghi e questi conflitti. Dai disaccordi nella famiglia di Blanche, alle prese con una giovane terrorizzata dalla realtà, alla comunità di suore dove convivono sensibilità diverse, fino alla totale incomprensione della folla e dei rivoluzionari nei confronti di questa esperienza religiosa, che viene annientata per rimuovere ogni traccia dell’ancien régime. Trovo che la struttura sia assolutamente moderna».
Le sue scelte registiche partono da qui?
«L’opera è analitica, sobria, astratta. Ho capito fin da subito che serviva una rappresentazione “a vista”, senza elementi scenografici che salgono e scendono, o che scorrono dentro e fuori dal palcoscenico. L’altro intento che avevo a cuore in questo allestimento è stato quello di rifuggire ogni forma di teatralità fine a sé stessa».
In scena non si vedono simboli religiosi.
«L’iconografia tipica di una chiesa o di un convento, se viene trasposta sul palco, perde la sua essenza e si riduce a elemento scenico. Non volevo nulla che potesse interferire con la manifestazione autentica e concreta della fede di queste sorelle: la loro dedizione a Dio, al lavoro e alla preghiera. È questo l’aspetto fondamentale che il pubblico deve percepire, cercando di condividere, almeno per un istante, l’esperienza di questa comunità».
C’è un passaggio del libretto che secondo lei è illuminante per capire tutto il resto?
«Bernanos mette in dialogo Constance e Blanche. La prima ha un approccio alla vita gioioso, quasi ingenuo nella sua semplicità, ma che possiede al contempo una visione affascinante. È lei a chiedersi se la morte della Madre superiora sia avvenuta affinché qualcun altro potesse affrontare una fine più serena».
Bianca non capisce.
«All’inizio ne rimane profondamente inorridita, non comprende come si possa morire per gli altri. Eppure Constance le sta indicando ciò che Gesù Cristo ha fatto per l’umanità».
Continua a leggereRiduci
Guido Guidesi (Ansa)
Consolidato l’asse strategico per il rilancio della manifattura e la creazione di una «lobby europea» delle regioni più produttive. Senza dimenticare il settore chimico.
La Lombardia rafforza il proprio ruolo di locomotiva industriale e politica in Europa consolidando un asse strategico con la Catalogna per il rilancio della manifattura continentale. Al centro dell’iniziativa, l’azione dell’assessore allo Sviluppo economico, Guido Guidesi, che negli ultimi anni ha promosso una rete articolata di alleanze istituzionali e industriali.
Il percorso lombardo si è sviluppato attraverso piattaforme europee come Automotive Regions Alliance, European Chemical Regions Network e European Semiconductor Regions Alliance, oltre a intese territoriali che spaziano dal Nordovest italiano fino alle principali regioni industriali europee. In questo contesto si inserisce il rafforzamento del legame con Barcellona, evoluzione concreta della storica cooperazione dei Quattro Motori per l’Europa.
L’intesa tra Lombardia e Catalogna punta a costruire una vera e propria «lobby europea» delle regioni ad alta intensità produttiva, capace di incidere sulle scelte strategiche di Bruxelles e difendere le filiere industriali. Settore chiave è quello chimico, considerato infrastruttura essenziale per l’intero sistema manifatturiero: in Lombardia, infatti, il 98% delle produzioni dipende da questa filiera, che alimenta comparti come farmaceutica, automotive ed edilizia sostenibile. Proprio nella chimica la Lombardia ha consolidato una leadership riconosciuta, guidando negli ultimi anni l’European Chemical Regions Network e contribuendo ad ampliarne la base e i progetti. Ora, con la presidenza passata alla Catalogna, la regione mantiene un ruolo centrale nelle alleanze strategiche, partecipando anche alla Critical Chemicals Alliance e rafforzando la propria capacità di influenza sulle politiche industriali ed energetiche europee.
«Lombardia e Catalogna», ha detto Guidesi, «sono due Regioni affini dal punto di vista economico e sociale e contribuiscono in maniera determinante al Pil europeo. Collaborare in modo strutturale significa potenziare il sostegno ai rispettivi comparti della chimica, settore vitale per la manifattura e in generale per la competitività internazionale dei nostri territori». «L’intesa con la Lombardia è strategica perché permette di rafforzare le sinergie e di promuovere il settore della chimica, che è di grande importanza per l’economia industriale della Catalogna. E lo è più, in particolare, nell’attuale contesto geopolitico. Dal governo accompagniamo l’insieme del tessuto economico catalano di fronte al momento di incertezza internazionale che stiamo vivendo, con misure volte a favorire la sua resilienza», ha sottolineato il ministro alle Imprese e al Lavoro della Generalitat de Catalunya, Miquel Sàmper.
L’asse lombardo-catalano si sviluppa lungo tre direttrici principali: innovazione, con progetti condivisi su chimica verde e materiali avanzati finanziati da programmi europei; formazione, attraverso la mobilità di talenti tra università e imprese; sostenibilità, con modelli produttivi orientati alla decarbonizzazione e al riciclo.
Ovviamente però l’accordo assume anche una valenza politica: la Lombardia punta a diventare un punto di riferimento nei tavoli decisionali europei, costruendo un blocco di regioni capace di orientare le scelte continentali.
Continua a leggereRiduci







