Il piccolo Tommaso non si arrende. Oggi si deciderà sul nuovo trapianto

Patrizia Mercolino «non molla» e non lascia un attimo da solo Tommaso, il suo piccolino che sta lottando come «un guerriero» in quel lettino di ospedale. Il passare delle ore diventa cruciale per il futuro del bimbo di appena due anni ricoverato in coma farmacologico nel reparto di Terapia intensiva dell’ospedale Monaldi di Napoli dopo aver subito il trapianto di un cuore «bruciato».
Dal 23 dicembre è collegato a una macchina cuore-polmone che lo tiene in vita, ma si spera che il bimbo sia ancora «trapiantabile» e che, presto, arrivi un cuore nuovo. Nonostante altri pareri medici sembrano non riaccendere il lume della speranza, la mamma del piccolo resiste con tutta la forza che ha e spera che «quei medici si siano sbagliati». Quella di ieri è stata un’altra giornata intensa per le sorti del piccolo a cui hanno trapiantato un «cuore bruciato». La mamma, nel pomeriggio di ieri, si è fermata un attimo a parlare con i giornalisti dopo la riunione dell’equipe medica: «Mi hanno confermato che resta ancora trapiantabile», ha detto. Oggi «faranno un’altra valutazione. Le sue condizioni sono stazionarie. Per il momento rimane in lista, la situazione è stazionaria. C’è sempre una speranza». In giornata, ha continuato, «vedremo. Non dobbiamo mollare. Domenico è forte, è un guerriero. Io non mollo, non devo mollare. Sto con mio figlio tutti i giorni. Mi hanno dato il permesso speciale di entrare e stare tutto il tempo che voglio con lui. Lui è un bimbo forte». La mamma, in questo momento, è focalizzata sulle condizioni di salute del bimbo. Era stato chiesto anche un secondo parere al Bambin Gesù di Roma, che non si è espresso positivamente sulla possibilità di eseguire un nuovo trapianto. Il parere degli specialisti dell’ospedale romano evidenzia, però, un quadro di estrema gravità: esistono delle «condizioni sistemiche incompatibili» con il trapianto; ma anche «fattori clinici prognostici altamente sfavorevoli per ritrapianto precoce». Gli specialisti romani spiegano perché non sarebbe possibile eseguire un nuovo trapianto. Il bambino, che da 55 giorni sopravvive grazie a un macchinario Ecmo extracorporeo, il cui uso prolungato può provocare danni pesanti, presenta un quadro clinico molto complesso: soffre per un’emorragia cerebrale, per un’infezione non controllata (che con la terapia immunosoppressiva post-trapianto potrebbe avere effetti letali) e per un’insufficienza multiorgano di polmoni, fegato e reni. Tutti questi elementi, per il Bambin Gesù, escluderebbero la possibilità di un nuovo intervento.
Intanto sul fronte giudiziario prosegue l’inchiesta, coordinata dalla Procura di Napoli. Sul registro degli indagati ci sono sei persone, tra medici e paramedici, accusate di lesioni colpose. Le indagini si stanno concentrando, in particolare, sul trasporto dell’organo da Bolzano a Napoli e sul contenitore in cui era conservato il nuovo cuore. L’avvocato Francesco Petruzzi, che rappresenta la famiglia del piccolo assieme al collega penalista Angelo Riccio, sta seguendo con estrema attenzione lo sviluppo delle indagini e continua a evidenziare quelli che, a suo avviso, sono stati «comportamenti negligenti, strani», da parte dell’ospedale. Mamma Patrizia ricorda di essere stata avvisata del fallimento del trapianto lo scorso 23 dicembre in un modo «strano»: «Mi dissero solo che il nuovo cuore non ripartiva, senza altre spiegazioni». L’avvocato Petruzzi non ha ancora accesso al fascicolo dell’inchiesta della Procura partenopea, ma sta mettendo insieme i pezzi di un puzzle in cui restano tanti buchi. C’è qualcosa che non lo convince pure nella fase dell’espianto: «Parrebbe che chi è andato a Bolzano, è andato con una strumentazione manchevole. Ora se questa dottoressa sia andata senza il box o senza, ad esempio, il ghiaccio o senza altri strumenti io questo non lo so, in quanto non vi è la disponibilità degli atti penali e quindi è ragionevole presumere che sia stato Bolzano a fornire qualcosa. Questo qualcosa sarà il contenitore o altro. Sarà la magistratura che sta indagando a chiarirlo. In ogni caso, l’organo ricevente ha l’obbligo di vigilare quindi anche se per assurdo fossero andati senza strumenti e li avesse forniti Bolzano. Era compito di chi ha espiantato verificare pure l’idoneità degli strumenti e il modo in cui è stato preparato il cuore per il trasporto. Da quanto è finora emerso, è stato sequestrato un contenitore non auto refrigerante». Su questo, dalle indagini emergono ulteriori particolari: il cuore, prelevato a Bolzano, viaggiò fino al Monaldi in un comune contenitore di plastica. Se, come è stato ipotizzato fino ad ora, a bruciare l’organo sia stato l’uso di ghiaccio secco invece di quello normale, l’assenza di termometri o altri dispositivi di controllo nel box non avrebbe permesso di rilevare le temperature troppo basse (fino a -80 gradi) cui veniva sottoposto quel piccolo cuore. Alle indagini del Nas di Napoli e di quello di Trento si aggiunge il lavoro degli ispettori inviati dal ministero della Salute e dalla Regione Campania che stanno cercando di capire che cosa sia potuto accadere in quel viaggio. Ma, sempre secondo i legali della famiglia, i punti su cui fare luce sono ancora tanti. Nello specifico, bisognerebbe fare chiarezza sulle «dimissioni di un medico che non ha partecipato all’intervento e che il 29 dicembre si è dimesso. Le sue dimissioni arrivano sei giorni dopo il trapianto, due settimane prima che noi facessimo una denuncia querela. Lo stesso medico che, da quanto apprendiamo dalla stampa, ha dichiarato che verrà il momento di parlare». Mamma Patrizia combatte, assieme al suo piccolino, e non ha nessuna intenzione di mollare: «Spero sempre che quei medici si sbaglino e che si possa trovare presto un cuore nuovo per mio figlio. Chiedo aiuto a tutti, anche al Papa».






