Picchetti e cortei degli esercenti. I «paria» del Covid invadono le piazze
  • Gli ambulanti bloccano l’A1, fermata anche l’auto di Vincenzo De Luca. Manifestazioni in tutt’Italia: «Multateci, ma dobbiamo riaprire»
  • Scontri a Montecitorio dopo il discorso di Vittorio Sgarbi. Spunta la foto di un uomo in abiti da Sciamano e la stampa prova a screditare i dimostranti come un gruppo di estremisti

Lo speciale contiene due articoli

Chissà se Roberto Speranza, ministro della Salute, ce l’ha questa cartina dell’Italia. Sono tutte zone in rosso, senza più un centesimo: da Milano a Bari, passando per Imperia e Caserta fino ad arrivare a Roma, in piazza Montecitorio, dove ci sono stati tafferugli, cariche della polizia, con un agente ferito e sette manifestanti fermati. Centinaia, arrivati da tutta Italia davanti al Parlamento per chiedere di riaprire subito ristoranti, negozi, palestre. Alla polizia che li pressava hanno gridato: «Siamo imprenditori, non delinquenti, vogliamo lavorare». Chissà se il presidente del Consiglio, Mario Draghi, è stato avvertito dal Cts e dalla cabina di regia (si doveva convocare e invece è tornata nel limbo) che circola un altro virus: la variante imprese. Il vaccino c’è; si chiama lavoro.

Ieri in migliaia hanno trasformato il loro disagio in blocco del traffico, in adunata di piazza, a volte senza mascherina, come occhiutamente notano, tra lo sdegnato e la richiesta di repressione, i commentatori. Ma che importanza ha la mascherina, il contagio, per chi ormai ha perso tutto, come piange una ristoratrice di Napoli, che campa con 1 euro al giorno accasciata davanti al Parlamento, dopo aver schivato una manganellata della polizia? L’Italia è stata percorsa da un terremoto sociale: si è aperta la faglia tra garantiti e non garantiti. E ora bisogna darsi da fare a scavare tra le macerie economiche per costruire una ripresa.

Tutto è cominciato ieri mattina a Milano. Migliaia di ambulanti hanno bloccato il traffico in centro con i loro furgoni in zona Monforte, poi a piedi il lunghissimo corteo, sorvegliato dalla polizia, è arrivato davanti alla Prefettura. Ci sono stati attimi di tensione anche in zona Stazione dove un altro gruppo di commercianti si è radunato al grido «lavoro, lavoro». Nelle stesse ore a Torino gli ambulanti sono arrivati sotto la Prefettura e oggi monteranno il mercato nonostante il divieto. A Imperia i commercianti dei mercati hanno inscenato una protesta in centro. A Bari il blocco del traffico è stato totale tra viale di Maratona e piazzale Lorusso. La richiesta sempre la stessa: sussidi e riaperture. Con Paolo Gonella, del coordinamento ambulanti, che dice: «Ci fate rimpiangere il governo Conte».

Durissima l’azione degli ambulanti campani. Hanno bloccato per ore l’Autostrada del Sole attorno a Caserta mettendo i furgoni di traverso sulla carreggiata. La polizia stradale ha istituito uscite obbligatorie a Caserta Sud e ad Acerra. Nell’ingorgo è rimasto bloccato anche Vincenzo De Luca, presidente della Campania, che doveva raggiungere Santa Maria Capua Vetere e ha protestato stizzito. L’epicentro del terremoto è stata, ieri pomeriggio, piazza Montecitorio. Paolo Bianchini del Mio (Movimento imprese ospitalità aderente a Federturismo) ha riunito Rete, Pin, Apit Italia, il Movimento Io apro, i lavoratori dello sport, le partite Iva. In piazza c’erano anche militanti di Italexit, il movimento di Gianluigi Paragone, e Casapound, ma anche Ermes, ristoratore di Modena, che è venuto vestito da Sciamano come Jake Angeli, uno dei manifestanti di Capitol Hill, «perché questa manifestazione deve essere mondiale». Il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha espresso vicinanza all’agente ferito. Per molte ore la piazza ha continuato a scandire «libertà, libertà». Così ha accolto Vittorio Sgarbi che ha parlato (senza mascherina): «Sono qui con voi contro questo governo di pazzi, questi politici sono traditori della democrazia». Ha commentato: «Non ho visto violenza e io sono stato il solo politico invitato». Anche Enrico Montesano ha portato la sua solidarietà ai manifestanti. Due grandi chef, Gianfanco Vissani e Antonello Colonna, temono che la situazione sia vicina al punto di non ritorno. Tanti gli slogan contro il ministro Roberto Speranza, di cui si chiedono le dimissioni, ma anche contro Matteo Salvini, che pure ha annunciato che insisterà con Draghi «per riaperture in sicurezza, dove i dati lo consentono, e nuovi protocolli per gli accessi in teatri e impianti sportivi, senza dimenticare palestre, bar, ristoranti e negozi». Sulla stessa lunghezza d’onda i presidenti di centrodestra delle Regioni, che domani incontreranno il premier. L’idea è tentare di riaprire gradualmente dal 20 aprile e a maggio dare via libera anche alle palestre. Debora Serracchiani, presidente dei deputati Pd, ha detto: «La preoccupazione c’è, la tensione è alta, siamo consapevoli che bisogna dare i ristori». Ma Paolo Bianchini, leader della protesta, insiste: «Condanniamo cgesti estremi […], però la politica non può fingere di non vedere che in piazza Montecitorio ci sono centinaia di persone disperate». Per oggi Bianchini annuncia l’apertura di tutti i bar e i ristoranti. «Ci multano? Non ci interessa, noi dobbiamo riaprire, altrimenti si muore».

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