
La scelta del presidente francese di lanciare una campagna di riconquista della Ue, oltre all'ospitata da Fabio Fazio prevede la diffusione di suoi articoli e prese di posizione in tutte le lingue dell'unione. Ma non basta a nascondere le difficoltà che lo attanagliano. I gilet gialli restano estremamente attivi anche dopo oltre 100 giorni di protesta. Ma i francesi arrabbiati non sono più i soli a scendere in piazza. Dallo scorso weekend, alle manifestazioni in giallo si sono aggiunte quelle dei numerosissimi algerini e franco-algerini residenti in Francia. Il loro motivo di protesta è la candidatura di Abdelaziz Bouteflika alla presidenza dell'Algeria.
Il leader del paese nordafricano, che governa dal 1999, ha 79 anni ed è costretto su una sedia a rotelle dopo l'ictus che l'ha colpito nel 2013. Nonostante ciò correrà per la quinta volta consecutiva per ricoprire la più alta carica dello Stato. Certo, come ha annunciato domenica la tv di stato algerina, Bouteflika ha promesso di dimettersi tra un anno e di non partecipare alla conseguente elezione presidenziale. Ma questo non basta ai suoi concittadini. Da qui le proteste in patria ma anche a Parigi, Marsiglia, Tolosa e Lione.
In questo contesto, tutto fa brodo per proclamare il verbo macronista e, soprattutto, difenderlo a spada tratta. Però, a quasi due anni dal suo arrivo all'Eliseo, la strategia di comunicazione del leader francese non ha più segreti. Quando è in difficoltà, il giovane presidente alza la voce e attacca i nemici che vuole fare a tutti costi disprezzare dall'opinione pubblica. Inoltre, siccome non gli basta la stampa francese (che ha imbavagliato con la legge contro le fake news) monsieur le Président, cerca di influenzare anche i media stranieri. Un atteggiamento che cela male il tipico sciovinismo transalpino estremizzato dalla personalità di Macron. D'altra parte se si sentisse un pari degli altri governanti del Vecchio continente, perché dovrebbe prendersi la briga di scrivere sui media dei loro paesi? Sarà un modo per dire ai loro concittadini: «Vi salvo io dai vostri leader?».
Cosa c'è di meglio dunque di una bell'articolo, tradotto in 27 lingue, per distogliere l'attenzione dalla situazione esplosiva che la Francia rischia di vivere a causa dell'instabilità algerina?
E così mentre Macron occupa il terreno in maniera evidente, come ha detto oggi su Lci Caroline Mécary, una leader dei Verdi francesi. I servizi del ministero degli esteri non perdono d'occhio quanto accade sulla riva sud del Mediterraneo, più ancora di quanto avessero fatto in passato. Già nel 2014 un documento confidenziale del Centro di analisi, previsione e strategia del Quai d'Orsay - citato dal settimanale L'Obs - inseriva Bouteflika nella lista di anziani dirigenti di vari Paesi, la cui morte avrebbe potuto generare delle crisi.
Per capire cosa potrebbe accadere in Francia se Algeri fosse coinvolta in una nuova primavera araba basta leggere qualche cifra. Gli algerini e i franco-algerini residenti oltralpe sarebbero più di un milione. Nel 2014, furono 815.000 gli iscritti alle liste elettorali per partecipare alle presidenziali algerine di quell'anno. Nel 2018, lo storico e politologo Emmanuel Blanchard, ricordava che da trent'anni, gli algerini sono il primo gruppo di stranieri in Francia. A completare questo quadro arriva a proposito «L'Archipel français» il nuovo libro-analisi di Jérôme Fourquet - direttore del polo opinione dell'Ifop - che traccia i contorni dei mutamenti della società transalpina. Secondo l'analista nel 2015 in Francia, il 18,5% dei neonati maschi ha ricevuto un nome arabo-musulmano, mentre solo lo 0,3% delle femmine è stata chiamata Maria.
Se la polveriera algerina esplodesse, molti suoi cittadini potrebbero voler raggiungere i propri parenti in Francia. In piena crisi dei gilet gialli sarebbe difficile, per i francesi, accogliere a braccia aperte una potenziale ondata di profughi. Questi ultimi, potrebbero inoltre importare in Francia anche le tensioni della madre patria. Qualcosa di simile a quanto è già avvenuto tra gli anni Ottanta e Novanta, quando Parigi era minacciata dagli attentati del Gia, il gruppo islamico armato. Inoltre, il 10% del gas importato dai transalpini proviene dal Paese nordafricano. Un semplice aumento delle bollette basterebbe a contrariare ancora di più i francesi in giallo. Se questi scenari si concretizzassero, Emmanuel Macron dovrebbe probabilmente chiedere aiuto ai partner europei. Ma a quali porte potrebbe bussare visto che la “Macronia" ha definito vari governi Ue come: «vomitevoli» o causa della «lebbra populista?».



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