Serve uno sguardo che non sia ingenuo per capire i nuovi «padroni del mondo»

Lo diceva magnificamente Baudelaire: il più bel trucco del diavolo è far credere che non esiste. Ebbene, quanto di demoniaco c’è nella nuova frontiera delle Big tech e dei suoi protagonisti? Tanta, troppa. Ma molti vogliono farsi vedere, da Zuckerberg a Musk che addirittura avevano in animo di sfidarsi al Colosseo in un delirio tra videogame e presunzione.
Tra questi padroni della sorveglianza, però, ce ne è uno che è il più perfettamente demoniaco secondo la definizione del poeta maledetto. Si chiama Peter Thiel ed è il patron di Palantir. A lui Luca Ciarrocca ha dedicato l’imperdibile L’anima nera della Silicon Valley, un libro mappa per conoscere quest’uomo che non si vede ma c’è dove bisogna esserci. Peter Thiel è invisibile nel potere della Casa Bianca perché ha il suo uomo, ossia J.D.Vance, il vicepresidente che è Maga ma è soprattutto il rappresentante di questo nuovo Credo che riporta al panopticon di Bentham; Peter Thiel è invisibile ma presente nella finanza che aggredisce il potere delle carte di credito con la rivoluzionaria PayPal (creata in tandem proprio con Elon Musk); Peter Thiel è invisibile e presente nelle evoluzioni di Facebook e di Airbnb. Ma soprattutto Peter Thiel è invisibile nel più potente network di controllo, quello che ruota attorno a Palantir e che per dirla con Ciarrocca «trasforma i dati nell’infrastruttura strategica del nostro tempo: dall’analisi dei sistemi sanitari alla sicurezza della sorveglianza basate sulla predizione dei crimini (stile Minority Report), fino ai teatri di guerra come Gaza».
Il più bel trucco di Thiel è far credere che non ci sia pericolo, che non ci sia nulla di demoniaco nel senso delle tentazioni del diavolo quando con l’inganno e la manipolazione ci induce a pensare che tutto porti a una vita migliore, più sicura e più tutelata. Insomma, tutto avverrebbe per il nostro bene. Non è così, perciò occorre conoscere a fondo la meccanica del capitalismo della sorveglianza come lo ebbe a definire la Zuboff (altri libri importanti arrivano da Morozov o dal nostro Chiusi, dal Careless People della Wynn-Williams alle analisi di Benanti o di Venanzoni) perché maggiore è il potere che concediamo a questa potentissima élite e maggiore è la compressione delle nostre libertà, del nostro libero arbitrio. Ciarrocca ha il merito di una scrittura scorrevole e della scelta narrativa: gli snodi della vita di Thiel sono raccontati come un romanzo e non è difficile - sempre che siamo aperti alla conoscenza - mettere a fuoco la rete di potere che intreccia Vance o Epstein, la grande finanza e il Pentagono.
Lui, l’«anima nera» della Silicon Valley, è il campione della nuova generazione delle Big Tech, la cui forza politica e finanziaria non è seconda alle potenze statali. Mentre noi discutiamo degli equilibri del nuovo ordine mondiale, delle nuove reti di alleanze, c’è un secondo livello non meno esplosivo poiché incide similarmente sui diritti e sulle libertà delle persone.
Se pensiamo che dietro la Ia o dietro lo sviluppo degli umanoidi non ci sia un progetto «politico» oltre che industriale, allora non abbiamo capito nulla dell’epoca che stiamo vivendo. Quella che viene spacciata per libertà è, nel nuovo paradigma della Silicon Valley, l’uso strumentale dei nostri dati. Poche settimane fa il fondatore di Anthropic Dario Amodei ci ha messo in guardia sul pessimo crinale dove hanno infilato il mondo. E se lo dice lui…






