Guida alla personalizzazione di maglie, jeans e capi di abbigliamento
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Un tempo sinonimo di lusso, oggi i capi d'abbigliamento su misura e personalizzati sono sempre più diffusi. Una ricerca di Deloitte spiega come con l'avvento dei social network i consumatori siano divenuti sempre più esigenti, critici, creativi e soprattutto alla costante ricerca di un prodotto unico che li differenzi dalla massa.
Valentina Nuzzi di Fedorami crea tshirt bianche ricamate a mano con scritte simpatiche. Il suo business, partito da Milano, ha già conquistato la Cina. «È come plasmare una tela, è divertente leggere le frasi - spesso incomprensibili - che mi vengono inviate perché tutte raccontano una storia diversa».
Collane, anelli, bracciali, orecchini: tutto può diventare tailor-made. Il marchio Parure propone i choker con le lettere del proprio nome, Apm Monaco crea bracciali rigidi con lettere in swarovski.
Anche il ready to wear cede alla moda del personalizzato. A lanciare la tendenza Atelier Notify che crea personalizzazioni con ricami, patch, e borchie amatissimi dalle star di tutto il mondo, da Gisele Bundchen a Linda Evangelista e Nicole Kidman.
Il lettering, ovvero l'arte di personalizzare con le proprie iniziali o il proprio nome degli oggetti, colpisce anche i bagagli. My Style Bag stampa e ricama la propria cifra su borse da viaggio di ogni tessuto e dimensione.
Perché non pensare di rendere unica anche la biancheria intima? Chité crea slip in taffetà di ogni colore con frasi cucite con fili coloratissimi.
Lo speciale contiene sei articoli.
Un tempo sinonimo di lusso e raffinatezza estrema, i capi di abbigliamento su misura sono oggi sempre più diffusi, specie grazie all'ecommerce. In Italia questo mercato è in forte crescita: secondo uno studio realizzato lo scorso anno dall'istituto Piepoli per il Fashion Tech Insights di Lanieri, piattaforma che vende online abiti maschili su misura, tra il 2016 e il 2017 quattro italiani su 10 hanno scelto di comprare abbigliamento e accessori personalizzati o creati su misura online, in molti casi facendosi guidare dai chatbot, algoritmi in grado di gestire in tempo reale le conversazioni tra cliente e azienda. Tra gli amanti del made to measure si registra una lieve prevalenza dei maschi (40%) sulle femmine (37%); il 54% degli acquirenti sono millennial, il 49% sono persone tra i 35-54 anni e il restante 19% sono over 54. Secondo lo studio, il 4% degli Italiani spende fino a 1000 euro all'anno per la moda online personalizzata, per un giro d'affari che si aggira attorno ai 2,4 miliardi di euro. La moda online su misura piace soprattutto ai consumatori più giovani: quasi la metà dei millennial è infatti disposto a pagare fino al 40% in più per acquistare online articoli su misura e 1 su tre dichiara di spendere fino a 500 euro all'anno per questi prodotti. Che non sono sempre più costosi della media: il 23% dei millennial, infatti – contro il 6% degli over 54 – preferisce i servizi di personalizzazione online perché permettono di risparmiare rispetto all'acquisto in un negozio fisico. Tra questi, il 24% è anche disposto ad aspettare di più per avere il proprio capo su misura ordinato online, preferenza indicata invece solo dal 3% del cluster più anziano. Chiaramente, però, il prezzo non è la variabile principale che guida la ricerca di capi su misura: per gli acquirenti conta soprattutto l'unicità del prodotto, indicata da un terzo del campione preso in esame dalla rilevazione, seguita dalla soddisfazione di poter personalizzare il proprio capo in ogni dettaglio (29%) e dal desiderio di esprimere la propria personalità (25%). Per comprare questi prodotti il 47% degli intervistati preferisce affidarsi a negozi online specializzati, invece che ai grandi operatori della moda online. Un altro fattore determinante è la qualità: il fatto che i capi siano made in Italy è una garanzia che aiuta il consumatore a superare la diffidenza su un capo che non si può toccare con mano prima dell'acquisto. Tra gli aspetti più controversi per gli italiani c'è la questione della sicurezza e della privacy: il 55% del campione si è detto infatti preoccupato della quantità di informazioni usate dalle aziende a scopi di marketing, mentre il 42% ha dichiarato di non avere problemi rispetto all'utilizzo delle proprie informazioni personali, se vengono usate per promozioni di capi personalizzati sui propri gusti, e il 34% si è detto disponibile a condividere i propri dati personali sulle piattaforme per avere l'assistenza di un chatbot. Per quanto riguarda il budget, i più restii a spendere per acquisti personalizzati sono le donne e gli over 54: il 76% delle intervistate e l'81% del cluster più anziano del campione non spendono più di 200 euro all'anno, mentre gli uomini scelgono spesso queste soluzioni anche per gli acquisti di capi destinati al lavoro e ad altre occasioni formali. Nonostante gli italiani siano storicamente molto attenti alla qualità degli abiti e alla moda, la crescita del made to measure è un fenomeno conclamato anche in altri mercati. Come il Regno Unito, dove a quanto rivela una ricerca condotta da Deloitte (Made-to-order: the rise of mass personalisation), «i consumatori, spinti dalla diffusione dei social network e dei device digitali, vogliono sempre più indicare con precisione cosa vogliono, quando e come lo vogliono. Sono diventati al tempo stesso critici e creatori: chiedono un servizio sempre più personalizzato e si attendono di avere l'opportunità di plasmare i prodotti e i servizi che acquistano». Una tendenza alla personalizzazione che, secondo lo studio, per alcune categorie arriva a riguardare oltre il 50% dei consumatori. Si tratta di persone che non solo non guardano al prezzo - un acquirente su cinque tra quelli interessati a questi prodotti è disposto a pagare un extra del 20% - ma vogliono essere coinvolti attivamente nel processo di acquisto. In media il 36% dei consumatori si dichiara interessato a comprare prodotti o servizi personalizzati, e di questi il 48% si dice disposto ad aspettare più tempo per la consegna di questi articoli. Anche per i britannici la privacy è in testa alla lista delle preoccupazioni legate agli acquisti made to order: se il 22% dei consumatori è disposto a fornire dati personali in cambio di un prodotto o di un servizio maggiormente personalizzato, solo uno su 5 è felice che le aziende usino i dati personali per customizzare l'offerta, quota che sale a un quarto per i giovani tra 16 e 24 anni. Ciò posto, nota Deloitte, «offrire prodotti ed esperienze personalizzate può apportare benefici sia alle aziende sia ai consumatori. La personalizzazione di massa dà la possibilità alle imprese di dimostrare ai clienti in che modo sia possibile estrarre valore dalla mole di dati che essi forniscono. Dall'altra parte, le aziende hanno ovviamente uno sguardo più completo e profondo sulle preferenze e i comportamenti di consumo degli acquirenti, e questo può consentire loro di ottimizzare il business, riducendo i costi di marketing e creando un'offerta più compatibile con i desideri della clientela».
«Ricami a mano e frasi divertenti: così ho conquistato la Cina»
Instagram Fedorami
Può sembrare una follia, ma trovare la maglietta bianca perfetta è una missione quasi impossibile. Si dice che, per ovviare al problema, Victoria Beckham, ex Spice Girl e oggi stimatissima stilista, ne abbia addirittura un armadio pieno. A salvare le tante fashion victim in crisi da tshirt ci pensa invece Valentina Nuzzi, milanese e mente creativa del brand Fedorami, che realizza magliette semplicissime, manica corta e girocollo, impreziosite da scritte ricamate a mano. Semplici ma efficaci, le magliette di Fedorami sono riuscite a conquistare tutti, e ora spopolano in Cina.
Come nasce Fedorami?
«Il mio marchio è iniziato con la produzione di borse, sono sempre stata alla ricerca del bello. Ho preso spunto da una borsa di mia nonna, una donna tedesca elegantissima».
I tuoi prodotti sono semplici, ma hanno conquistato pubblico in tutto il mondo, come mai?
«La mia missione era creare accessori riconoscibili e unici. Credo che in Fedorami si trovi proprio questo, semplicità ma al tempo stesso qualcosa di unico nel suo genere».
Da dove trai ispirazione per i capi che proponi?
«Traggo inspirazione da tutti i miei viaggi, dai miei stati d'animo e dalle esperienze. Tutto influisce sulla mia creatività».
Perché scegliere di lavorare su magliette bianche?
«La tshirt per me rappresenta il capo per eccellenza. Si sposa con tutto, puoi metterla in ogni contesto, e con l'aggiunta di un ricamo diventa unica».
Cosa rende speciale un capo personalizzato?
«Non tutti conoscono la storia del capo che indossano, basti pensare che per realizzare una semplice scritta una ricamatrice impiega un'ora e mezza. Per questo ho deciso di lavorare a magliette bianche personalizzate: perché è come lasciarsi ispirare e lavorare su una tela bianca».
Ogni maglietta così diventa unica.
«Esattamente. E poi mi diverto a leggere le frasi che mi mandano i clienti, alcune sono dolci altri incomprensibili ma il bello è che tutte hanno una loro storia».
Collier, orecchini e anelli: l'oro è bello purché sia personalizzato
Instagram Parure collection
Carrie Bradshaw, la protagonista di Sex and the City interpretata da Sarah Jessica Parker è stata una delle prime a indossare un gioiello personalizzato. La sua «collanina Carrie» è stata uno dei feticci di tutte le fashion victim, pronte a spendere centinaia di euro per avere una replica del collier dorato con il proprio nome. Oggi, o gioielli personalizzati, continuano a essere uno dei regali più apprezzati. Oltre alle più classiche fedine incise all'interno con date importanti o frasi significative, la moda di creare qualcosa di unico, con il nome della persona amata o con una frase importante, passa anche per collane, bracciali e orecchini che vengono plasmati in base ai desideri di chi acquista.
Parure collection, un brand di gioielli nato a Caserta, propone un must have della stagione: l'ID necklace, una collana in oro personalizzabile con piccole lettere che vengono disposte a creare nomi o frasi, in base alle esigenze degli acquirenti. Un accessorio da avere, come spiega la creatrice del brand Marica Abate: «Ci sono dei basic credo irrinunciabili. Delle creazioni senza tempo capaci di superare trend e mode senza mai risultare "passati"».
Anche Apm Monaco punta sulle personalizzazioni. I suoi noti bangle (bracciali rigidi semi aperti) con le scritte ora sono completamente personalizzabili. Basta andare sul sito, cliccare sulle lettere, i numeri o i simboli che si preferiscono e il gioco è fatto. Le scritte, impreziosite da cristalli swarovski, rendono il gioiello unico nel suo genere.
Anche Maman et Sophie porta al polso bracciali personalizzabili. Il lettering, in questo caso, è applicato come se fossero molteplici ciondolini che penzolando da una sottile catenelle dorata. Semplice ed elegante, adatto a grandi e piccine, nella personalizzazione è possibile inserire anche stelle e cuori smaltati, tipici del brand.
Nove25 porta la personalizzazione sulle dita. Gli anelli, in argento, sono completamente customizzabili con testi di canzoni o frasi importanti. Il limite è di 45 caratteri per riga, per un massimo di 7 righe.
Caratteri in stile gotico per le collane di The M Jewelers, brand americano che offre personalizzazioni in oro e diamanti. Al collo delle star di tutto il mondo, il brand è in grado di creare la collana prescelta in meno di 72 ore.
Se tutto questo non bastasse, perché non personalizzare anche i propri orecchini? Soufeel ha creato due bottoncini placcati d'oro su cui è possibile incidere, nel giro di 24 ore, fino a tre lettere.
Da ready to wear a capo di lusso: il jeans ricamato fa tendenza
Se su Google si cerca la frase «trovare jeans perfetti» compaiono circa 454.000 risultati. Basta cliccare i primi articoli per capire che trovare il paio perfetto è quasi un'arte. I problemi sono sempre i soliti, quando fanno un sedere perfetto, hanno il cavallo troppo largo mentre quando stanno bene di gamba, in vita sono decisamente abbondanti. A risolvere questo annoso problema ci pensa però Atelier Notify che nella sua boutique milanese offre un servizio «made to measure» dove ogni dettaglio viene scelto dal cliente. Il ready to wear si trasforma così in un capo di lusso che risponde a tutte le vostre esigenze.
Si inizia con la scelta del modello, forse quella più difficile per definire il vostro stile. Dal taglio «boyfriend» che si appoggia morbidamente sui fianchi al più classico «skinny» a vita alta fino al taglio a zampa, le combinazioni sono molteplici. Una volta presa la vostra decisione tocca al lavaggio. Molto amati dalle star sono quei colori dall'apparenza un po' vintage dove il colore acquista sfumature uniche e irripetibili. Poco sorprende infatti che Spotify sia scelto da numerosi personaggi del mondo dello spettacolo, da Gisele Bundchen, Jessica Alba e Natalie Portman a Carla Bruni, Linda Evangelista e Nicole Kidman. Ma le vostre decisioni non finiscono certo qui.
Il filo con cui verrà cucito il vostro denim (rigorosamente Made in Italy), i bottoni e dettagli aggiuntivi che possano rendere il vostro paio di jeans ancora più unico sono a portata di mano. Ricami, borchie, pietre e patch sono a disposizione dei clienti per offrire un servizio di personalizzazione a 360 gradi.
Non solo i vostri pantaloni saranno tarati sulle vostre misure, come nella tradizione sartoriale di un tempo, ma saranno unici nel loro genere e rifletteranno al meglio la vostra personalità.
Per essere sempre chic scegliete la borsa con le vostre iniziali
Istagram My Style Bag
Dimenticate borsoni anonimi gettati nel bagagliaio a ogni viaggio e abbandonati fino alla prossima partenza, anche le vostre valige devono essere un'espressione del vostro stile. My Style Bag, azienda milanese nata dalla collaborazione di Lorena a Giuseppe Bellora con Stefano Donadel Campbell offre accessori dal design raffinato personalizzabili. I loro borsoni in canvas, camoscio, lino, lana o tessuto impermeabile possono infatti essere arricchiti con le vostre iniziali o con il vostro nome per esprimere la vostra creatività e il vostro stile.
Secondo la filosofia di My Style Bag la personalità è assoluta protagonista di ogni prodotto. Ogni oggetto ha il nome di una città o di un quartiere, come il borsone in pelle Milano o lo zaino in canvas Brera (i costi vanno dai 150 ai 400 euro circa, ricami esclusi, ndr). Nella collezione sono anche presenti porta abiti, porta computer, beauty case e borse per il bebè. Nella lista di prodotti compare anche una morbida cuccia per il vostro amico a quattro zampe.
My Style Bag conta una serie di clienti molto famosi. Tra di loro la principessa Caroline di Monaco che ha scelto il modello Harvard in canvas beige, personalizzandolo con il nome della sua barca Pacha III. Anche Jude Law ha scelto un borsone con le sue iniziali per gli spostamenti dal set della serie di successo The Young Pope. Tra i primi clienti, quando i fratelli Lorena e Giuseppe avevano appena aperto il loro punto vendita milanese, Silvio Berlusconi che ha deciso di acquistare un borsone con le sue iniziali. Insomma scegliendo My Style Bag sarete decisamente in ottima compagnia.
Frasi segrete nascoste sugli slip di taffetà: la seduzione passa da ago e filo
Un messaggio segreto, da svelare solo a chi si ama. Il brand italiano Chité crea indumenti intimi personalizzati per offrire alla sua clientela un capo unico ed esclusivo che supporta l'artigianato italiano. L'azienda nasce in una calda serata parigina dall'idea di due amiche Federica Tiranti e Chiara Marconi. Immaginando la donna di oggi, indipendente, libera e ambiziosa, ma altresì legata alla sua femminilità e dolcezza, le due giovani hanno deciso di dare vita a Chité, «una storia scritta da donne per le donne».
Il servizio di personalizzazione da loro offerto prende il nome di Lover e ha un costo base di 30 euro. Si può scegliere uno slip arricciato in raso (in tre varianti colore, verde, avorio e rosa), in tulle (in due varianti colore, blu e nero) o in taffettà verde. A questo si può aggiungere, al costo di 5 euro, una piccola frase o perché no il proprio nome. Il numero massimo di caratteri è 40 con 10 varianti di colori. «Intimo couture significa anche questo» si legge sullo shop online Chité. «Dai un'anima alla tua esperienza, scegliendo il messaggio da ricamare sullo slip». La tua frase rimarrà un segreto tra te e chi lo vorrai.
Oltre alle opzioni di personalizzazione, Federica e Chiara offrono alle sue clienti un servizio esclusivo chiamato «home try». Chi visita il sito Chité può scegliere fino a 6 capi e riceverli comodamente a casa per provarli, avendo sei giorni per sceglierete acquistarli o meno. Le due fondatrici sanno infatti che l'acquisto del giusto capo intimo è importante e non sempre noi donne siamo sicure di aver scelto lo stile o la taglia giusta. Lo «slow couture» è anche questo, il lusso di poter scegliere ed essere uniche.
Un tempo sinonimo di lusso, oggi i capi d'abbigliamento su misura e personalizzati sono sempre più diffusi. Una ricerca di Deloitte spiega come con l'avvento dei social network i consumatori siano divenuti sempre più esigenti, critici, creativi e soprattutto alla costante ricerca di un prodotto unico che li differenzi dalla massa. Valentina Nuzzi di Fedorami crea tshirt bianche ricamate a mano con scritte simpatiche. Il suo business, partito da Milano, ha già conquistato la Cina. «È come plasmare una tela, è divertente leggere le frasi - spesso incomprensibili - che mi vengono inviate perché tutte raccontano una storia diversa».Collane, anelli, bracciali, orecchini: tutto può diventare tailor-made. Il marchio Parure propone i choker con le lettere del proprio nome, Apm Monaco crea bracciali rigidi con lettere in swarovski. Anche il ready to wear cede alla moda del personalizzato. A lanciare la tendenza Atelier Notify che crea personalizzazioni con ricami, patch, e borchie amatissimi dalle star di tutto il mondo, da Gisele Bundchen a Linda Evangelista e Nicole Kidman. Il lettering, ovvero l'arte di personalizzare con le proprie iniziali o il proprio nome degli oggetti, colpisce anche i bagagli. My Style Bag stampa e ricama la propria cifra su borse da viaggio di ogni tessuto e dimensione.Perché non pensare di rendere unica anche la biancheria intima? Chité crea slip in taffetà di ogni colore con frasi cucite con fili coloratissimi. Lo speciale contiene sei articoli.Un tempo sinonimo di lusso e raffinatezza estrema, i capi di abbigliamento su misura sono oggi sempre più diffusi, specie grazie all'ecommerce. In Italia questo mercato è in forte crescita: secondo uno studio realizzato lo scorso anno dall'istituto Piepoli per il Fashion Tech Insights di Lanieri, piattaforma che vende online abiti maschili su misura, tra il 2016 e il 2017 quattro italiani su 10 hanno scelto di comprare abbigliamento e accessori personalizzati o creati su misura online, in molti casi facendosi guidare dai chatbot, algoritmi in grado di gestire in tempo reale le conversazioni tra cliente e azienda. Tra gli amanti del made to measure si registra una lieve prevalenza dei maschi (40%) sulle femmine (37%); il 54% degli acquirenti sono millennial, il 49% sono persone tra i 35-54 anni e il restante 19% sono over 54. Secondo lo studio, il 4% degli Italiani spende fino a 1000 euro all'anno per la moda online personalizzata, per un giro d'affari che si aggira attorno ai 2,4 miliardi di euro. La moda online su misura piace soprattutto ai consumatori più giovani: quasi la metà dei millennial è infatti disposto a pagare fino al 40% in più per acquistare online articoli su misura e 1 su tre dichiara di spendere fino a 500 euro all'anno per questi prodotti. Che non sono sempre più costosi della media: il 23% dei millennial, infatti – contro il 6% degli over 54 – preferisce i servizi di personalizzazione online perché permettono di risparmiare rispetto all'acquisto in un negozio fisico. Tra questi, il 24% è anche disposto ad aspettare di più per avere il proprio capo su misura ordinato online, preferenza indicata invece solo dal 3% del cluster più anziano. Chiaramente, però, il prezzo non è la variabile principale che guida la ricerca di capi su misura: per gli acquirenti conta soprattutto l'unicità del prodotto, indicata da un terzo del campione preso in esame dalla rilevazione, seguita dalla soddisfazione di poter personalizzare il proprio capo in ogni dettaglio (29%) e dal desiderio di esprimere la propria personalità (25%). Per comprare questi prodotti il 47% degli intervistati preferisce affidarsi a negozi online specializzati, invece che ai grandi operatori della moda online. Un altro fattore determinante è la qualità: il fatto che i capi siano made in Italy è una garanzia che aiuta il consumatore a superare la diffidenza su un capo che non si può toccare con mano prima dell'acquisto. Tra gli aspetti più controversi per gli italiani c'è la questione della sicurezza e della privacy: il 55% del campione si è detto infatti preoccupato della quantità di informazioni usate dalle aziende a scopi di marketing, mentre il 42% ha dichiarato di non avere problemi rispetto all'utilizzo delle proprie informazioni personali, se vengono usate per promozioni di capi personalizzati sui propri gusti, e il 34% si è detto disponibile a condividere i propri dati personali sulle piattaforme per avere l'assistenza di un chatbot. Per quanto riguarda il budget, i più restii a spendere per acquisti personalizzati sono le donne e gli over 54: il 76% delle intervistate e l'81% del cluster più anziano del campione non spendono più di 200 euro all'anno, mentre gli uomini scelgono spesso queste soluzioni anche per gli acquisti di capi destinati al lavoro e ad altre occasioni formali. Nonostante gli italiani siano storicamente molto attenti alla qualità degli abiti e alla moda, la crescita del made to measure è un fenomeno conclamato anche in altri mercati. Come il Regno Unito, dove a quanto rivela una ricerca condotta da Deloitte (Made-to-order: the rise of mass personalisation), «i consumatori, spinti dalla diffusione dei social network e dei device digitali, vogliono sempre più indicare con precisione cosa vogliono, quando e come lo vogliono. Sono diventati al tempo stesso critici e creatori: chiedono un servizio sempre più personalizzato e si attendono di avere l'opportunità di plasmare i prodotti e i servizi che acquistano». Una tendenza alla personalizzazione che, secondo lo studio, per alcune categorie arriva a riguardare oltre il 50% dei consumatori. Si tratta di persone che non solo non guardano al prezzo - un acquirente su cinque tra quelli interessati a questi prodotti è disposto a pagare un extra del 20% - ma vogliono essere coinvolti attivamente nel processo di acquisto. In media il 36% dei consumatori si dichiara interessato a comprare prodotti o servizi personalizzati, e di questi il 48% si dice disposto ad aspettare più tempo per la consegna di questi articoli. Anche per i britannici la privacy è in testa alla lista delle preoccupazioni legate agli acquisti made to order: se il 22% dei consumatori è disposto a fornire dati personali in cambio di un prodotto o di un servizio maggiormente personalizzato, solo uno su 5 è felice che le aziende usino i dati personali per customizzare l'offerta, quota che sale a un quarto per i giovani tra 16 e 24 anni. Ciò posto, nota Deloitte, «offrire prodotti ed esperienze personalizzate può apportare benefici sia alle aziende sia ai consumatori. La personalizzazione di massa dà la possibilità alle imprese di dimostrare ai clienti in che modo sia possibile estrarre valore dalla mole di dati che essi forniscono. Dall'altra parte, le aziende hanno ovviamente uno sguardo più completo e profondo sulle preferenze e i comportamenti di consumo degli acquirenti, e questo può consentire loro di ottimizzare il business, riducendo i costi di marketing e creando un'offerta più compatibile con i desideri della clientela».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/personalizzazioni-2622943036.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="ricami-a-mano-e-frasi-divertenti-cosi-ho-conquistato-la-cina" data-post-id="2622943036" data-published-at="1765805836" data-use-pagination="False"> «Ricami a mano e frasi divertenti: così ho conquistato la Cina» Instagram Fedorami Può sembrare una follia, ma trovare la maglietta bianca perfetta è una missione quasi impossibile. Si dice che, per ovviare al problema, Victoria Beckham, ex Spice Girl e oggi stimatissima stilista, ne abbia addirittura un armadio pieno. A salvare le tante fashion victim in crisi da tshirt ci pensa invece Valentina Nuzzi, milanese e mente creativa del brand Fedorami, che realizza magliette semplicissime, manica corta e girocollo, impreziosite da scritte ricamate a mano. Semplici ma efficaci, le magliette di Fedorami sono riuscite a conquistare tutti, e ora spopolano in Cina. Come nasce Fedorami?«Il mio marchio è iniziato con la produzione di borse, sono sempre stata alla ricerca del bello. Ho preso spunto da una borsa di mia nonna, una donna tedesca elegantissima».I tuoi prodotti sono semplici, ma hanno conquistato pubblico in tutto il mondo, come mai?«La mia missione era creare accessori riconoscibili e unici. Credo che in Fedorami si trovi proprio questo, semplicità ma al tempo stesso qualcosa di unico nel suo genere».Da dove trai ispirazione per i capi che proponi? «Traggo inspirazione da tutti i miei viaggi, dai miei stati d'animo e dalle esperienze. Tutto influisce sulla mia creatività».Perché scegliere di lavorare su magliette bianche? «La tshirt per me rappresenta il capo per eccellenza. Si sposa con tutto, puoi metterla in ogni contesto, e con l'aggiunta di un ricamo diventa unica». Cosa rende speciale un capo personalizzato?«Non tutti conoscono la storia del capo che indossano, basti pensare che per realizzare una semplice scritta una ricamatrice impiega un'ora e mezza. Per questo ho deciso di lavorare a magliette bianche personalizzate: perché è come lasciarsi ispirare e lavorare su una tela bianca».Ogni maglietta così diventa unica. «Esattamente. E poi mi diverto a leggere le frasi che mi mandano i clienti, alcune sono dolci altri incomprensibili ma il bello è che tutte hanno una loro storia». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/personalizzazioni-2622943036.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="collier-orecchini-e-anelli-l-oro-e-bello-purche-sia-personalizzato" data-post-id="2622943036" data-published-at="1765805836" data-use-pagination="False"> Collier, orecchini e anelli: l'oro è bello purché sia personalizzato Instagram Parure collection Carrie Bradshaw, la protagonista di Sex and the City interpretata da Sarah Jessica Parker è stata una delle prime a indossare un gioiello personalizzato. La sua «collanina Carrie» è stata uno dei feticci di tutte le fashion victim, pronte a spendere centinaia di euro per avere una replica del collier dorato con il proprio nome. Oggi, o gioielli personalizzati, continuano a essere uno dei regali più apprezzati. Oltre alle più classiche fedine incise all'interno con date importanti o frasi significative, la moda di creare qualcosa di unico, con il nome della persona amata o con una frase importante, passa anche per collane, bracciali e orecchini che vengono plasmati in base ai desideri di chi acquista. Parure collection, un brand di gioielli nato a Caserta, propone un must have della stagione: l'ID necklace, una collana in oro personalizzabile con piccole lettere che vengono disposte a creare nomi o frasi, in base alle esigenze degli acquirenti. Un accessorio da avere, come spiega la creatrice del brand Marica Abate: «Ci sono dei basic credo irrinunciabili. Delle creazioni senza tempo capaci di superare trend e mode senza mai risultare "passati"».Anche Apm Monaco punta sulle personalizzazioni. I suoi noti bangle (bracciali rigidi semi aperti) con le scritte ora sono completamente personalizzabili. Basta andare sul sito, cliccare sulle lettere, i numeri o i simboli che si preferiscono e il gioco è fatto. Le scritte, impreziosite da cristalli swarovski, rendono il gioiello unico nel suo genere.Anche Maman et Sophie porta al polso bracciali personalizzabili. Il lettering, in questo caso, è applicato come se fossero molteplici ciondolini che penzolando da una sottile catenelle dorata. Semplice ed elegante, adatto a grandi e piccine, nella personalizzazione è possibile inserire anche stelle e cuori smaltati, tipici del brand. Nove25 porta la personalizzazione sulle dita. Gli anelli, in argento, sono completamente customizzabili con testi di canzoni o frasi importanti. Il limite è di 45 caratteri per riga, per un massimo di 7 righe. Caratteri in stile gotico per le collane di The M Jewelers, brand americano che offre personalizzazioni in oro e diamanti. Al collo delle star di tutto il mondo, il brand è in grado di creare la collana prescelta in meno di 72 ore. Se tutto questo non bastasse, perché non personalizzare anche i propri orecchini? Soufeel ha creato due bottoncini placcati d'oro su cui è possibile incidere, nel giro di 24 ore, fino a tre lettere. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/personalizzazioni-2622943036.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="da-ready-to-wear-a-capo-di-lusso-il-jeans-ricamato-fa-tendenza" data-post-id="2622943036" data-published-at="1765805836" data-use-pagination="False"> Da ready to wear a capo di lusso: il jeans ricamato fa tendenza Your browser does not support the video tag. Se su Google si cerca la frase «trovare jeans perfetti» compaiono circa 454.000 risultati. Basta cliccare i primi articoli per capire che trovare il paio perfetto è quasi un'arte. I problemi sono sempre i soliti, quando fanno un sedere perfetto, hanno il cavallo troppo largo mentre quando stanno bene di gamba, in vita sono decisamente abbondanti. A risolvere questo annoso problema ci pensa però Atelier Notify che nella sua boutique milanese offre un servizio «made to measure» dove ogni dettaglio viene scelto dal cliente. Il ready to wear si trasforma così in un capo di lusso che risponde a tutte le vostre esigenze. Si inizia con la scelta del modello, forse quella più difficile per definire il vostro stile. Dal taglio «boyfriend» che si appoggia morbidamente sui fianchi al più classico «skinny» a vita alta fino al taglio a zampa, le combinazioni sono molteplici. Una volta presa la vostra decisione tocca al lavaggio. Molto amati dalle star sono quei colori dall'apparenza un po' vintage dove il colore acquista sfumature uniche e irripetibili. Poco sorprende infatti che Spotify sia scelto da numerosi personaggi del mondo dello spettacolo, da Gisele Bundchen, Jessica Alba e Natalie Portman a Carla Bruni, Linda Evangelista e Nicole Kidman. Ma le vostre decisioni non finiscono certo qui. Il filo con cui verrà cucito il vostro denim (rigorosamente Made in Italy), i bottoni e dettagli aggiuntivi che possano rendere il vostro paio di jeans ancora più unico sono a portata di mano. Ricami, borchie, pietre e patch sono a disposizione dei clienti per offrire un servizio di personalizzazione a 360 gradi. Non solo i vostri pantaloni saranno tarati sulle vostre misure, come nella tradizione sartoriale di un tempo, ma saranno unici nel loro genere e rifletteranno al meglio la vostra personalità. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/personalizzazioni-2622943036.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="per-essere-sempre-chic-scegliete-la-borsa-con-le-vostre-iniziali" data-post-id="2622943036" data-published-at="1765805836" data-use-pagination="False"> Per essere sempre chic scegliete la borsa con le vostre iniziali Istagram My Style Bag Dimenticate borsoni anonimi gettati nel bagagliaio a ogni viaggio e abbandonati fino alla prossima partenza, anche le vostre valige devono essere un'espressione del vostro stile. My Style Bag, azienda milanese nata dalla collaborazione di Lorena a Giuseppe Bellora con Stefano Donadel Campbell offre accessori dal design raffinato personalizzabili. I loro borsoni in canvas, camoscio, lino, lana o tessuto impermeabile possono infatti essere arricchiti con le vostre iniziali o con il vostro nome per esprimere la vostra creatività e il vostro stile. Secondo la filosofia di My Style Bag la personalità è assoluta protagonista di ogni prodotto. Ogni oggetto ha il nome di una città o di un quartiere, come il borsone in pelle Milano o lo zaino in canvas Brera (i costi vanno dai 150 ai 400 euro circa, ricami esclusi, ndr). Nella collezione sono anche presenti porta abiti, porta computer, beauty case e borse per il bebè. Nella lista di prodotti compare anche una morbida cuccia per il vostro amico a quattro zampe. My Style Bag conta una serie di clienti molto famosi. Tra di loro la principessa Caroline di Monaco che ha scelto il modello Harvard in canvas beige, personalizzandolo con il nome della sua barca Pacha III. Anche Jude Law ha scelto un borsone con le sue iniziali per gli spostamenti dal set della serie di successo The Young Pope. Tra i primi clienti, quando i fratelli Lorena e Giuseppe avevano appena aperto il loro punto vendita milanese, Silvio Berlusconi che ha deciso di acquistare un borsone con le sue iniziali. Insomma scegliendo My Style Bag sarete decisamente in ottima compagnia. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/personalizzazioni-2622943036.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="frasi-segrete-nascoste-sugli-slip-di-taffeta-la-seduzione-passa-da-ago-e-filo" data-post-id="2622943036" data-published-at="1765805836" data-use-pagination="False"> Frasi segrete nascoste sugli slip di taffetà: la seduzione passa da ago e filo Un messaggio segreto, da svelare solo a chi si ama. Il brand italiano Chité crea indumenti intimi personalizzati per offrire alla sua clientela un capo unico ed esclusivo che supporta l'artigianato italiano. L'azienda nasce in una calda serata parigina dall'idea di due amiche Federica Tiranti e Chiara Marconi. Immaginando la donna di oggi, indipendente, libera e ambiziosa, ma altresì legata alla sua femminilità e dolcezza, le due giovani hanno deciso di dare vita a Chité, «una storia scritta da donne per le donne». Il servizio di personalizzazione da loro offerto prende il nome di Lover e ha un costo base di 30 euro. Si può scegliere uno slip arricciato in raso (in tre varianti colore, verde, avorio e rosa), in tulle (in due varianti colore, blu e nero) o in taffettà verde. A questo si può aggiungere, al costo di 5 euro, una piccola frase o perché no il proprio nome. Il numero massimo di caratteri è 40 con 10 varianti di colori. «Intimo couture significa anche questo» si legge sullo shop online Chité. «Dai un'anima alla tua esperienza, scegliendo il messaggio da ricamare sullo slip». La tua frase rimarrà un segreto tra te e chi lo vorrai. Oltre alle opzioni di personalizzazione, Federica e Chiara offrono alle sue clienti un servizio esclusivo chiamato «home try». Chi visita il sito Chité può scegliere fino a 6 capi e riceverli comodamente a casa per provarli, avendo sei giorni per sceglierete acquistarli o meno. Le due fondatrici sanno infatti che l'acquisto del giusto capo intimo è importante e non sempre noi donne siamo sicure di aver scelto lo stile o la taglia giusta. Lo «slow couture» è anche questo, il lusso di poter scegliere ed essere uniche.
Lo scorso ottobre il presidente ha ottenuto i voti delle periferie più povere. Ora vuole trasformare l’Argentina in una potenza mineraria. Però i consumi interni languono.
Javier Milei, il presidente argentino che sguaina la motosega per disboscare la foresta della spesa pubblica, potrebbe assomigliare ad una di quelle figure tra il leggendario e il picaresco descritte così amabilmente da Osvaldo Soriano nei suoi racconti. Per molti, in Italia, il Sudamerica resta una terra sospesa tra sogno e realtà, tra Garcia Marquez e Isabel Allende, tra Borges e Amado. Milei però non compare dalle nebbie della fantasia, ma è l’espressione più clamorosa della stanchezza popolare verso un modello fallito. L’Argentina, nazione tanto legata all’Italia, è diventata il laboratorio liberale dove si combatte la battaglia contro l’idea stessa di Stato. È una lotta ideologica, certo, non disgiunta però dalla lotta politica contingente, mirata, questa, alla sottrazione ai peronisti delle posizioni conquistate in decenni di gestione del potere.
Milei, l’economista libertario dalla chioma selvatica, ha ottenuto una vittoria sorprendente nelle elezioni di medio termine a fine ottobre, un risultato che gli ha conferito un mandato inequivocabile per il suo programma di terapia shock. Il suo partito, La Libertad Avanza (Lla), ha conquistato circa il 41% dei voti a livello nazionale, doppiando la sua rappresentanza al Congresso, contro il 32% del fronte peronista. Questo risultato ha trasformato il suo gruppo nel più numeroso della Camera bassa, garantendogli la minoranza necessaria per preservare il potere di veto e difendere i suoi decreti presidenziali.
Il trionfo del partito di Milei è stato un inatteso ribaltamento del paesaggio politico. Il dato più sorprendente è che le periferie povere di Buenos Aires, da sempre la roccaforte del movimento peronista, hanno compiuto una svolta storica a sfavore del partito erede del peronismo storico, Fuerza Patria di Cristina Kirchner. I peronisti hanno governato l’Argentina per vent’anni dal 2003, salvo la pausa di quattro anni di Mauricio Macri tra il 2015 e il 2019.
Mentre gli elettori della classe media si sono mobilitati per sostenere la motosega di Milei, la chiave della sconfitta peronista è stata l’astensione o il voto contrario degli elettori più poveri, stanchi di un’instabilità economica permanente cui le fiacche politiche dei passati presidenti li condannavano. Il mandato presidenziale di Alberto Fernández, considerato quasi all’unanimità come il peggior presidente della giovane democrazia argentina, ha significato la fine della pazienza in gran parte dell’elettorato.
Il pilastro della rivoluzione di Milei è l’austerità feroce e senza compromessi. Fin dall’inizio del suo mandato, il presidente ha avviato riforme drastiche, riuscendo a trasformare un deficit fiscale primario in un surplus. Ha tagliato l’occupazione pubblica di oltre il 10%, ha tolto protezioni sociali e rendite diffuse.
Il risultato di questa cura drastica è stato l’abbattimento dell’iperinflazione, che è crollata da oltre il 200% all’inizio del suo mandato a circa il 30% al momento delle elezioni. I mercati internazionali hanno premiato questa determinazione, con il calo del rischio sovrano e un rally nei titoli e nelle obbligazioni subito dopo il voto. Tuttavia, la terapia shock ha avuto un costo sociale elevato, con Milei stesso che ha ammesso che l’austerità aveva portato alla chiusura di fabbriche e all’aumento della disoccupazione.
La scalata di Milei non sarebbe stata possibile senza l’intervento diretto degli Stati Uniti. Il presidente Donald Trump ha scommesso pesantemente sul successo del presidente, offrendo un salvataggio finanziario senza precedenti: un accordo di swap di valuta da 20 miliardi di dollari e la promessa di raccogliere altri 20 miliardi di dollari da banche private e fondi sovrani. Questo sostegno finanziario è stato esplicitamente condizionato al successo di Milei nelle elezioni di medio termine, confermando che l’Argentina è ora un alleato ideologico chiave di Washington, fondamentale per contrastare l’influenza cinese in America Latina.
La squadra economica di Milei, soprannominata i «ragazzi di Jp Morgan» per la forte presenza di ex trader di Wall Street come il ministro dell’Economia Luis Caputo, è ora impegnata in un atto di equilibrismo, cercando di stabilizzare il traballante peso e ricondurre l’Argentina sui mercati internazionali.
Milei sta capitalizzando il suo mandato non solo per aggiustare i conti, ma per smantellare lo Stato in senso profondo. Ha introdotto il regime di incentivi per i grandi investimenti (Rigi), che garantisce 30 anni di stabilità fiscale, disponibilità di valuta estera e protezioni legali agli investitori stranieri per progetti superiori a 200 milioni di dollari. Questa mossa è strategica per trasformare l’Argentina in una potenza mineraria, sfruttando le sue immense riserve inesplorate di rame e litio.
L’Argentina, che condivide la stessa catena montuosa del Cile, esportatore per 20 miliardi di dollari di rame all’anno, non esporta un solo grammo di questo metallo critico. L’obiettivo di Milei è attrarre circa 26 miliardi di dollari in investimenti per i progetti di rame, promettendo che l’Argentina «avrà dollari a sufficienza». L’Argentina, inoltre, detiene riserve significative nel Triangolo del litio ed è il quarto esportatore mondiale di questo minerale.
A riprova della sua visione radicale, l’amministrazione Milei sta rimodellando la struttura dello Stato, avvicinandola al modello di sicurezza nordamericano. La Direzione nazionale delle migrazioni è stata trasferita dal ministero dell’Interno a quello della Sicurezza. Poi, per la prima volta dal ritorno alla democrazia nel 1983, Milei ha nominato un generale, Carlos Presti, a capo del ministero della Difesa, con l’intento dichiarato di «porre fine alla demonizzazione dei nostri ufficiali, sottufficiali e soldati». Infine, il presidente sta spingendo per la privatizzazione e la modernizzazione dell’obsoleta rete ferroviaria per potenziare le esportazioni di cereali, rame e litio, aumentando le esportazioni di 100 miliardi di dollari in sette anni.
Nonostante il chiaro allineamento con Washington, Milei è costretto a un difficile pragmatismo verso Pechino, principale cliente per la soia argentina. Nonostante avesse liquidato la Cina come partner «comunista» in campagna elettorale, Milei ha dovuto riconoscerla come un «partner commerciale molto interessante» dopo la conferma di uno swap valutario multimiliardario da parte di Pechino.
Il destino politico di Milei dipende dalla sua capacità di tradurre le riforme orientate al mercato in prosperità tangibile per la maggioranza, specialmente in un momento in cui gli argentini sono preoccupati per la perdita di posti di lavoro e il calo del reddito. Le politiche deflazioniste attuate per compiacere i mercati e frenare l’inflazione hanno un costo sociale alto, quello della disoccupazione e del calo dei consumi. Milei deve quindi trovare sempre nuovi obiettivi e nuovi capri espiatori per evitare che la questione sociale esploda e faccia dell’Argentina una polveriera.
Due islamici fanno fuoco alla celebrazione dell’Hanukkah in Australia: almeno 16 morti. Polemiche per la linea dell’esecutivo Albanese: non ha smantellato i centri radicali. Dubbi sulla polizia: ci ha pensato un fruttivendolo a disarmare un attentatore.
Una celebrazione religiosa si è trasformata in una strage nel cuore di Sydney. Almeno 16 persone sono morte, tra cui uno degli assalitori, e più di 30 sono rimaste ferite in una sparatoria di massa avvenuta ieri mattina durante un evento pubblico dedicato alla festività ebraica di Hanukkah. Tra i deceduti c’è anche il rabbino Eli Schlanger,40 anni, esponente di spicco della comunità ebraica diSydney e un bambino. L’attacco si è verificato a Bondi Beach, una delle spiagge più famose d’Australia, dove circa 2.000 persone stavano partecipando a una manifestazione all’aperto. L’iniziativa, intitolata «Chanukkah in riva al mare», era stata concepita come un momento di festa e condivisione per famiglie e partecipanti di ogni età, nei pressi di un parco giochi.
Secondo le prime ricostruzioni almeno due uomini vestiti di nero - mentre le autorità non escludono la presenza di un terzo complice - hanno aperto il fuoco a breve distanza dalla spiaggia, scatenando il panico tra la folla. Diversi testimoni, citati dai media locali, hanno raccontato di colpi esplosi senza sosta e di persone in fuga nel tentativo di mettersi in salvo. L’emittente pubblica Abc ha reso noto il nome di uno dei due attentatori, senza precisare se sia deceduto durante l’assalto. Si tratta di Naveed Akram, cittadino pakistano di 25 anni residente a Sydney, nel quartiere di Bonnyrigg; nella sua auto sono stati ritrovate altre armi e esplosivi, segno che il disegno era molto più ampio. Il secondo autore dell’attacco terroristico è stato identificato come Khaled al Nablusi, cittadino libanese di origine palestinese, affiliato all’Isis, che tuttavia non ha rivendicato l’attacco. Le autorità hanno confermato che almeno uno degli aggressori era noto ai servizi di sicurezza. A riferirlo è stato il direttore dell’Australian security intelligence organisation (Asio), Mike Burgess: «Uno di questi individui ci era noto, ma non con la prospettiva di rappresentare una minaccia immediata. Dobbiamo capire cos’è successo qui».
Resta aperto il nodo delle misure di sicurezza: l’assenza di un dispositivo rafforzato appare difficilmente spiegabile, considerata l’ondata di antisemitismo e le minacce contro la comunità ebraica che da mesi attraversano l’Australia. Invece di smantellare le reti estremiste, il governo ha permesso ai centri islamici legati all’ideologia radicale, tra cui l’Istituto Al Murad, di continuare a operare. Queste istituzioni hanno contribuito a radicalizzare i giovani e persino i bambini, creando le condizioni che hanno prodotto terroristi come Naveed Akram. Secondo quanto emerso, i due uomini armati sono arrivati indisturbati nei pressi dell’area dell’evento e hanno sparato per circa nove minuti utilizzando fucili a pompa Remington 870. Prima dell’intervento della polizia Hamad el Ahmed, arabo-australiano e gestore di un chiosco sulla spiaggia, ha affrontato a mani nude uno degli attentatori riuscendo a neutralizzarlo, salvando così altre vite umane. Colpito da due proiettili, è rimasto ferito e dovrà essere sottoposto a un intervento chirurgico.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha accusato l’Australia di aver alimentato il clima di odio, affermando che il Paese «ha gettato benzina sul fuoco dell’antisemitismo» prima dell’attacco di Sydney. Netanyahu ha ricordato di aver inviato ad agosto una lettera al primo ministro Anthony Albanese. Come riportato dal Times of Israel, il premier israeliano ha sostenuto che le politiche di Albanese, incluso il riconoscimento di uno Stato palestinese, incoraggiano «l’odio per gli ebrei che ora infesta le vostre strade. L’antisemitismo è un cancro. Si diffonde quando i leader rimangono in silenzio. Dovete sostituire la debolezza con l’azione». Il presidente dell’Organizzazione sionista mondiale, Yaakov Hagoel, ha collegato la strage a una più ampia escalation globale: «La serie di aggressioni antisemite che si registrano in tutto il mondo è scioccante e richiama alla memoria i periodi più bui della storia». «Dal 7 ottobre è in corso una guerra che non colpisce soltanto lo Stato di Israele, ma ogni ebreo ovunque si trovi. Questo è diventato l’ottavo fronte di quel conflitto». Resta ora da chiarire se l’attacco sia opera di due «lupi solitari», ipotesi improbabile, o se vi sia una regia esterna.
Israele ha avviato consultazioni strategiche e di sicurezza per individuare eventuali mandanti. Negli ultimi mesi, le autorità israeliane avevano lanciato avvertimenti sulla possibile preparazione, da parte dell’Iran, di infrastrutture terroristiche destinate a colpire comunità ebraiche in Australia. Secondo le valutazioni israeliane, il principale sospettato resta Teheran, con possibili collegamenti a organizzazioni come Hezbollah, Hamas e Lashkar-e-Taiba, gruppi che negli anni hanno dimostrato capacità operative anche al di fuori del Medio Oriente; così come non va scartato l’Isis. L’ipotesi prevalente, però, è che l’Iran abbia fornito supporto logistico, finanziario o di addestramento, sfruttando reti già esistenti e canali di radicalizzazione attivi sui social media. Se dovesse emergere una responsabilità diretta di Teheran, la risposta di Israele sarà inevitabile, in linea con la dottrina di deterrenza adottata negli ultimi anni. Tempi, luoghi e modalità restano da definire ma potremmo scoprilo a breve.
Erika divulga il libro postumo del marito, un invito a rifiutare l’astio come credo politico.
La soluzione è tutta lì, nel titolo del libro postumo di Charlie Kirk che la sua giovane vedova Erika sta promuovendo in vari talk show televisivi americani. Stop in the name of God (Fermatevi nel nome di Dio) è un manifesto contro la violenza politica e ideologica e allo stesso tempo un invito a un cambiamento interiore. E le due cose sono profondamente collegate: per fermare l’odio non servono leggi che limitino la libertà di espressione, non servono comitati, commissioni e censure come quelle che anche in Italia vanno per la maggiore. Serve piuttosto una visione nuova e diversa, un moto di coraggio e di apertura all’altro, esattamente ciò che Charlie praticava quotidianamente. E il migliore esempio di questo modo di vivere nel mondo è proprio Erika, la donna che ha saputo addirittura perdonare l’assassino di suo marito in mondovisione.
Le parole che ha pronunciato e sta pronunciando in televisione in queste settimane sono le migliore e più elevata risposta non solo a coloro che uccidono in nome di un Dio o di una idea, ma pure a tutti quelli che in questi mesi hanno vilipeso la memoria di Charlie, ne hanno mistificato il pensiero e le frasi.
Parlando alla Cbs, Erika ha ribadito che «l’unico modo per combattere il male, proprio come ha fatto Charlie, è attraverso il dialogo e non avendo paura di praticarlo». Quando le hanno fatto notare che Donald Trump aveva chiesto punizioni feroci per i democratici, Erika ha risposto con determinazione: «Non sarò mai d’accordo con la violenza politica». «Mio marito ne è vittima. Io ne sono vittima».
Non c’è spazio per l’odio nel cuore di Erika Kirk, c’è piuttosto il rifiuto per ogni forma di discriminazione vera, a partire dall’antisemitismo. Certo, Charlie aveva criticato la politica e gli attacchi di Israele su Gaza, ma «diceva sempre molto chiaramente che l’odio verso gli ebrei è frutto di un cervello marcio». Erika respinge dunque l’odio contro gli ebrei in quanto tali, e pure le teorie del complotto, comprese quelle sull’omicidio di suo marito. Anche per questo invita i genitori a limitare il tempo che i figli trascorrono sul Web. «Volete che vostro figlio diventi un leader di pensiero o un assassino?», domanda agli ascoltatori.
Erika risponde pure a tutti quelli che hanno giustificato più o meno direttamente l’uccisione di Charlie (e come sappiamo ce ne sono molti anche dalle nostre parti). «Vuoi guardare in alta risoluzione il video dell’omicidio di mio marito, ridere e dire che se lo merita? C’è qualcosa di molto malato nella tua anima, e prego che Dio ti salvi», dice. Quindi si rivolge ai vari commentatori e opinionisti che hanno tentato di dipingere suo marito come un odiatore, pescando qui e là fra i suoi interventi per suggerire che fosse intollerante, razzista, omofobo. «Mio marito non si lascia ridurre a due frasi...», spiega Erika. «No. Era un leader di pensiero, ed era un uomo brillante. Quindi va bene se si vogliono togliere le parole dalla sua bocca o decontestualizzarle senza dare la giusta prospettiva, ma è proprio questo il problema». Già: l’astio nei confronti di Charlie si è manifestato anche dopo la sua morte proprio attraverso la decontestualizzazione e manipolazione delle sue parole.
Hanno avuto il fegato, pure in Italia, di contestare il suo funerale, ovviamente trascurando ciò che Erika disse in quella occasione, la sua straordinaria lezione di umanità e amore. Alla Cbs ha raccontato come decise di perdonare il killer del marito. Prima di prendere il microfono e parlare al mondo si chiese: «Mi prenderò quel momento per dire: “Radunate le truppe, bruciate la città, marciate per le strade”? Oppure prenderò quel momento e farò qualcosa di ancora più grande, più potente, e dirò: “È una rinascita. E lascerò che si scateni, e lascerò che il Signore la usi in modi che nessun altro avrebbe mai potuto immaginare”?». Sappiamo che cosa abbia scelto Erika: ha respinto l’odio e scelto il perdono. E lo sceglie anche oggi: riceve ancora tonnellate di minacce di morte, ma non viene meno al suo impegno. Perché sa che solo così si può rispondere alla violenza. Mentre tutto attorno si consumano stragi, si sparge odio politico e si censurano le idee sgradite, la via di Erika resta l’unica percorribile: la più difficile, e la più forte.