Guida alla personalizzazione di maglie, jeans e capi di abbigliamento

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Guida alla personalizzazione di maglie, jeans e capi di abbigliamento
  • Un tempo sinonimo di lusso, oggi i capi d'abbigliamento su misura e personalizzati sono sempre più diffusi. Una ricerca di Deloitte spiega come con l'avvento dei social network i consumatori siano divenuti sempre più esigenti, critici, creativi e soprattutto alla costante ricerca di un prodotto unico che li differenzi dalla massa.
  • Valentina Nuzzi di Fedorami crea tshirt bianche ricamate a mano con scritte simpatiche. Il suo business, partito da Milano, ha già conquistato la Cina. «È come plasmare una tela, è divertente leggere le frasi - spesso incomprensibili - che mi vengono inviate perché tutte raccontano una storia diversa».
  • Collane, anelli, bracciali, orecchini: tutto può diventare tailor-made. Il marchio Parure propone i choker con le lettere del proprio nome, Apm Monaco crea bracciali rigidi con lettere in swarovski.
  • Anche il ready to wear cede alla moda del personalizzato. A lanciare la tendenza Atelier Notify che crea personalizzazioni con ricami, patch, e borchie amatissimi dalle star di tutto il mondo, da Gisele Bundchen a Linda Evangelista e Nicole Kidman.
  • Il lettering, ovvero l'arte di personalizzare con le proprie iniziali o il proprio nome degli oggetti, colpisce anche i bagagli. My Style Bag stampa e ricama la propria cifra su borse da viaggio di ogni tessuto e dimensione.
  • Perché non pensare di rendere unica anche la biancheria intima? Chité crea slip in taffetà di ogni colore con frasi cucite con fili coloratissimi.

Lo speciale contiene sei articoli.

Il super esperto tedesco: «Non vaccinerei i miei figli»
Thomas Mertens (Getty images)
L’illustre virologo Thomas Mertens, presidente della commissione inserita nell’Iss teutonica, rende clamorosamente esplicite le perplessità che manifestano centinaia di suoi colleghi in giro per il mondo. Ma l’Aifa, con i dati scarsi a disposizione, dà l’ok su basi più politiche che scientifiche: «Serve farlo per giocare e andare a scuola»
Il diritto all’istruzione è calpestato ma gli accademici restano silenti
Giorgio Agamben (Getty images)
Il certificato è discriminatorio. Eppure, come spesso successo, gli atenei si son adeguati
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