Guida alla personalizzazione di maglie, jeans e capi di abbigliamento
True
Un tempo sinonimo di lusso, oggi i capi d'abbigliamento su misura e personalizzati sono sempre più diffusi. Una ricerca di Deloitte spiega come con l'avvento dei social network i consumatori siano divenuti sempre più esigenti, critici, creativi e soprattutto alla costante ricerca di un prodotto unico che li differenzi dalla massa.
Valentina Nuzzi di Fedorami crea tshirt bianche ricamate a mano con scritte simpatiche. Il suo business, partito da Milano, ha già conquistato la Cina. «È come plasmare una tela, è divertente leggere le frasi - spesso incomprensibili - che mi vengono inviate perché tutte raccontano una storia diversa».
Collane, anelli, bracciali, orecchini: tutto può diventare tailor-made. Il marchio Parure propone i choker con le lettere del proprio nome, Apm Monaco crea bracciali rigidi con lettere in swarovski.
Anche il ready to wear cede alla moda del personalizzato. A lanciare la tendenza Atelier Notify che crea personalizzazioni con ricami, patch, e borchie amatissimi dalle star di tutto il mondo, da Gisele Bundchen a Linda Evangelista e Nicole Kidman.
Il lettering, ovvero l'arte di personalizzare con le proprie iniziali o il proprio nome degli oggetti, colpisce anche i bagagli. My Style Bag stampa e ricama la propria cifra su borse da viaggio di ogni tessuto e dimensione.
Perché non pensare di rendere unica anche la biancheria intima? Chité crea slip in taffetà di ogni colore con frasi cucite con fili coloratissimi.
Lo speciale contiene sei articoli.
Un tempo sinonimo di lusso e raffinatezza estrema, i capi di abbigliamento su misura sono oggi sempre più diffusi, specie grazie all'ecommerce. In Italia questo mercato è in forte crescita: secondo uno studio realizzato lo scorso anno dall'istituto Piepoli per il Fashion Tech Insights di Lanieri, piattaforma che vende online abiti maschili su misura, tra il 2016 e il 2017 quattro italiani su 10 hanno scelto di comprare abbigliamento e accessori personalizzati o creati su misura online, in molti casi facendosi guidare dai chatbot, algoritmi in grado di gestire in tempo reale le conversazioni tra cliente e azienda. Tra gli amanti del made to measure si registra una lieve prevalenza dei maschi (40%) sulle femmine (37%); il 54% degli acquirenti sono millennial, il 49% sono persone tra i 35-54 anni e il restante 19% sono over 54. Secondo lo studio, il 4% degli Italiani spende fino a 1000 euro all'anno per la moda online personalizzata, per un giro d'affari che si aggira attorno ai 2,4 miliardi di euro. La moda online su misura piace soprattutto ai consumatori più giovani: quasi la metà dei millennial è infatti disposto a pagare fino al 40% in più per acquistare online articoli su misura e 1 su tre dichiara di spendere fino a 500 euro all'anno per questi prodotti. Che non sono sempre più costosi della media: il 23% dei millennial, infatti – contro il 6% degli over 54 – preferisce i servizi di personalizzazione online perché permettono di risparmiare rispetto all'acquisto in un negozio fisico. Tra questi, il 24% è anche disposto ad aspettare di più per avere il proprio capo su misura ordinato online, preferenza indicata invece solo dal 3% del cluster più anziano. Chiaramente, però, il prezzo non è la variabile principale che guida la ricerca di capi su misura: per gli acquirenti conta soprattutto l'unicità del prodotto, indicata da un terzo del campione preso in esame dalla rilevazione, seguita dalla soddisfazione di poter personalizzare il proprio capo in ogni dettaglio (29%) e dal desiderio di esprimere la propria personalità (25%). Per comprare questi prodotti il 47% degli intervistati preferisce affidarsi a negozi online specializzati, invece che ai grandi operatori della moda online. Un altro fattore determinante è la qualità: il fatto che i capi siano made in Italy è una garanzia che aiuta il consumatore a superare la diffidenza su un capo che non si può toccare con mano prima dell'acquisto. Tra gli aspetti più controversi per gli italiani c'è la questione della sicurezza e della privacy: il 55% del campione si è detto infatti preoccupato della quantità di informazioni usate dalle aziende a scopi di marketing, mentre il 42% ha dichiarato di non avere problemi rispetto all'utilizzo delle proprie informazioni personali, se vengono usate per promozioni di capi personalizzati sui propri gusti, e il 34% si è detto disponibile a condividere i propri dati personali sulle piattaforme per avere l'assistenza di un chatbot. Per quanto riguarda il budget, i più restii a spendere per acquisti personalizzati sono le donne e gli over 54: il 76% delle intervistate e l'81% del cluster più anziano del campione non spendono più di 200 euro all'anno, mentre gli uomini scelgono spesso queste soluzioni anche per gli acquisti di capi destinati al lavoro e ad altre occasioni formali. Nonostante gli italiani siano storicamente molto attenti alla qualità degli abiti e alla moda, la crescita del made to measure è un fenomeno conclamato anche in altri mercati. Come il Regno Unito, dove a quanto rivela una ricerca condotta da Deloitte (Made-to-order: the rise of mass personalisation), «i consumatori, spinti dalla diffusione dei social network e dei device digitali, vogliono sempre più indicare con precisione cosa vogliono, quando e come lo vogliono. Sono diventati al tempo stesso critici e creatori: chiedono un servizio sempre più personalizzato e si attendono di avere l'opportunità di plasmare i prodotti e i servizi che acquistano». Una tendenza alla personalizzazione che, secondo lo studio, per alcune categorie arriva a riguardare oltre il 50% dei consumatori. Si tratta di persone che non solo non guardano al prezzo - un acquirente su cinque tra quelli interessati a questi prodotti è disposto a pagare un extra del 20% - ma vogliono essere coinvolti attivamente nel processo di acquisto. In media il 36% dei consumatori si dichiara interessato a comprare prodotti o servizi personalizzati, e di questi il 48% si dice disposto ad aspettare più tempo per la consegna di questi articoli. Anche per i britannici la privacy è in testa alla lista delle preoccupazioni legate agli acquisti made to order: se il 22% dei consumatori è disposto a fornire dati personali in cambio di un prodotto o di un servizio maggiormente personalizzato, solo uno su 5 è felice che le aziende usino i dati personali per customizzare l'offerta, quota che sale a un quarto per i giovani tra 16 e 24 anni. Ciò posto, nota Deloitte, «offrire prodotti ed esperienze personalizzate può apportare benefici sia alle aziende sia ai consumatori. La personalizzazione di massa dà la possibilità alle imprese di dimostrare ai clienti in che modo sia possibile estrarre valore dalla mole di dati che essi forniscono. Dall'altra parte, le aziende hanno ovviamente uno sguardo più completo e profondo sulle preferenze e i comportamenti di consumo degli acquirenti, e questo può consentire loro di ottimizzare il business, riducendo i costi di marketing e creando un'offerta più compatibile con i desideri della clientela».
«Ricami a mano e frasi divertenti: così ho conquistato la Cina»
Instagram Fedorami
Può sembrare una follia, ma trovare la maglietta bianca perfetta è una missione quasi impossibile. Si dice che, per ovviare al problema, Victoria Beckham, ex Spice Girl e oggi stimatissima stilista, ne abbia addirittura un armadio pieno. A salvare le tante fashion victim in crisi da tshirt ci pensa invece Valentina Nuzzi, milanese e mente creativa del brand Fedorami, che realizza magliette semplicissime, manica corta e girocollo, impreziosite da scritte ricamate a mano. Semplici ma efficaci, le magliette di Fedorami sono riuscite a conquistare tutti, e ora spopolano in Cina.
Come nasce Fedorami?
«Il mio marchio è iniziato con la produzione di borse, sono sempre stata alla ricerca del bello. Ho preso spunto da una borsa di mia nonna, una donna tedesca elegantissima».
I tuoi prodotti sono semplici, ma hanno conquistato pubblico in tutto il mondo, come mai?
«La mia missione era creare accessori riconoscibili e unici. Credo che in Fedorami si trovi proprio questo, semplicità ma al tempo stesso qualcosa di unico nel suo genere».
Da dove trai ispirazione per i capi che proponi?
«Traggo inspirazione da tutti i miei viaggi, dai miei stati d'animo e dalle esperienze. Tutto influisce sulla mia creatività».
Perché scegliere di lavorare su magliette bianche?
«La tshirt per me rappresenta il capo per eccellenza. Si sposa con tutto, puoi metterla in ogni contesto, e con l'aggiunta di un ricamo diventa unica».
Cosa rende speciale un capo personalizzato?
«Non tutti conoscono la storia del capo che indossano, basti pensare che per realizzare una semplice scritta una ricamatrice impiega un'ora e mezza. Per questo ho deciso di lavorare a magliette bianche personalizzate: perché è come lasciarsi ispirare e lavorare su una tela bianca».
Ogni maglietta così diventa unica.
«Esattamente. E poi mi diverto a leggere le frasi che mi mandano i clienti, alcune sono dolci altri incomprensibili ma il bello è che tutte hanno una loro storia».
Collier, orecchini e anelli: l'oro è bello purché sia personalizzato
Instagram Parure collection
Carrie Bradshaw, la protagonista di Sex and the City interpretata da Sarah Jessica Parker è stata una delle prime a indossare un gioiello personalizzato. La sua «collanina Carrie» è stata uno dei feticci di tutte le fashion victim, pronte a spendere centinaia di euro per avere una replica del collier dorato con il proprio nome. Oggi, o gioielli personalizzati, continuano a essere uno dei regali più apprezzati. Oltre alle più classiche fedine incise all'interno con date importanti o frasi significative, la moda di creare qualcosa di unico, con il nome della persona amata o con una frase importante, passa anche per collane, bracciali e orecchini che vengono plasmati in base ai desideri di chi acquista.
Parure collection, un brand di gioielli nato a Caserta, propone un must have della stagione: l'ID necklace, una collana in oro personalizzabile con piccole lettere che vengono disposte a creare nomi o frasi, in base alle esigenze degli acquirenti. Un accessorio da avere, come spiega la creatrice del brand Marica Abate: «Ci sono dei basic credo irrinunciabili. Delle creazioni senza tempo capaci di superare trend e mode senza mai risultare "passati"».
Anche Apm Monaco punta sulle personalizzazioni. I suoi noti bangle (bracciali rigidi semi aperti) con le scritte ora sono completamente personalizzabili. Basta andare sul sito, cliccare sulle lettere, i numeri o i simboli che si preferiscono e il gioco è fatto. Le scritte, impreziosite da cristalli swarovski, rendono il gioiello unico nel suo genere.
Anche Maman et Sophie porta al polso bracciali personalizzabili. Il lettering, in questo caso, è applicato come se fossero molteplici ciondolini che penzolando da una sottile catenelle dorata. Semplice ed elegante, adatto a grandi e piccine, nella personalizzazione è possibile inserire anche stelle e cuori smaltati, tipici del brand.
Nove25 porta la personalizzazione sulle dita. Gli anelli, in argento, sono completamente customizzabili con testi di canzoni o frasi importanti. Il limite è di 45 caratteri per riga, per un massimo di 7 righe.
Caratteri in stile gotico per le collane di The M Jewelers, brand americano che offre personalizzazioni in oro e diamanti. Al collo delle star di tutto il mondo, il brand è in grado di creare la collana prescelta in meno di 72 ore.
Se tutto questo non bastasse, perché non personalizzare anche i propri orecchini? Soufeel ha creato due bottoncini placcati d'oro su cui è possibile incidere, nel giro di 24 ore, fino a tre lettere.
Da ready to wear a capo di lusso: il jeans ricamato fa tendenza
Se su Google si cerca la frase «trovare jeans perfetti» compaiono circa 454.000 risultati. Basta cliccare i primi articoli per capire che trovare il paio perfetto è quasi un'arte. I problemi sono sempre i soliti, quando fanno un sedere perfetto, hanno il cavallo troppo largo mentre quando stanno bene di gamba, in vita sono decisamente abbondanti. A risolvere questo annoso problema ci pensa però Atelier Notify che nella sua boutique milanese offre un servizio «made to measure» dove ogni dettaglio viene scelto dal cliente. Il ready to wear si trasforma così in un capo di lusso che risponde a tutte le vostre esigenze.
Si inizia con la scelta del modello, forse quella più difficile per definire il vostro stile. Dal taglio «boyfriend» che si appoggia morbidamente sui fianchi al più classico «skinny» a vita alta fino al taglio a zampa, le combinazioni sono molteplici. Una volta presa la vostra decisione tocca al lavaggio. Molto amati dalle star sono quei colori dall'apparenza un po' vintage dove il colore acquista sfumature uniche e irripetibili. Poco sorprende infatti che Spotify sia scelto da numerosi personaggi del mondo dello spettacolo, da Gisele Bundchen, Jessica Alba e Natalie Portman a Carla Bruni, Linda Evangelista e Nicole Kidman. Ma le vostre decisioni non finiscono certo qui.
Il filo con cui verrà cucito il vostro denim (rigorosamente Made in Italy), i bottoni e dettagli aggiuntivi che possano rendere il vostro paio di jeans ancora più unico sono a portata di mano. Ricami, borchie, pietre e patch sono a disposizione dei clienti per offrire un servizio di personalizzazione a 360 gradi.
Non solo i vostri pantaloni saranno tarati sulle vostre misure, come nella tradizione sartoriale di un tempo, ma saranno unici nel loro genere e rifletteranno al meglio la vostra personalità.
Per essere sempre chic scegliete la borsa con le vostre iniziali
Istagram My Style Bag
Dimenticate borsoni anonimi gettati nel bagagliaio a ogni viaggio e abbandonati fino alla prossima partenza, anche le vostre valige devono essere un'espressione del vostro stile. My Style Bag, azienda milanese nata dalla collaborazione di Lorena a Giuseppe Bellora con Stefano Donadel Campbell offre accessori dal design raffinato personalizzabili. I loro borsoni in canvas, camoscio, lino, lana o tessuto impermeabile possono infatti essere arricchiti con le vostre iniziali o con il vostro nome per esprimere la vostra creatività e il vostro stile.
Secondo la filosofia di My Style Bag la personalità è assoluta protagonista di ogni prodotto. Ogni oggetto ha il nome di una città o di un quartiere, come il borsone in pelle Milano o lo zaino in canvas Brera (i costi vanno dai 150 ai 400 euro circa, ricami esclusi, ndr). Nella collezione sono anche presenti porta abiti, porta computer, beauty case e borse per il bebè. Nella lista di prodotti compare anche una morbida cuccia per il vostro amico a quattro zampe.
My Style Bag conta una serie di clienti molto famosi. Tra di loro la principessa Caroline di Monaco che ha scelto il modello Harvard in canvas beige, personalizzandolo con il nome della sua barca Pacha III. Anche Jude Law ha scelto un borsone con le sue iniziali per gli spostamenti dal set della serie di successo The Young Pope. Tra i primi clienti, quando i fratelli Lorena e Giuseppe avevano appena aperto il loro punto vendita milanese, Silvio Berlusconi che ha deciso di acquistare un borsone con le sue iniziali. Insomma scegliendo My Style Bag sarete decisamente in ottima compagnia.
Frasi segrete nascoste sugli slip di taffetà: la seduzione passa da ago e filo
Un messaggio segreto, da svelare solo a chi si ama. Il brand italiano Chité crea indumenti intimi personalizzati per offrire alla sua clientela un capo unico ed esclusivo che supporta l'artigianato italiano. L'azienda nasce in una calda serata parigina dall'idea di due amiche Federica Tiranti e Chiara Marconi. Immaginando la donna di oggi, indipendente, libera e ambiziosa, ma altresì legata alla sua femminilità e dolcezza, le due giovani hanno deciso di dare vita a Chité, «una storia scritta da donne per le donne».
Il servizio di personalizzazione da loro offerto prende il nome di Lover e ha un costo base di 30 euro. Si può scegliere uno slip arricciato in raso (in tre varianti colore, verde, avorio e rosa), in tulle (in due varianti colore, blu e nero) o in taffettà verde. A questo si può aggiungere, al costo di 5 euro, una piccola frase o perché no il proprio nome. Il numero massimo di caratteri è 40 con 10 varianti di colori. «Intimo couture significa anche questo» si legge sullo shop online Chité. «Dai un'anima alla tua esperienza, scegliendo il messaggio da ricamare sullo slip». La tua frase rimarrà un segreto tra te e chi lo vorrai.
Oltre alle opzioni di personalizzazione, Federica e Chiara offrono alle sue clienti un servizio esclusivo chiamato «home try». Chi visita il sito Chité può scegliere fino a 6 capi e riceverli comodamente a casa per provarli, avendo sei giorni per sceglierete acquistarli o meno. Le due fondatrici sanno infatti che l'acquisto del giusto capo intimo è importante e non sempre noi donne siamo sicure di aver scelto lo stile o la taglia giusta. Lo «slow couture» è anche questo, il lusso di poter scegliere ed essere uniche.
Un tempo sinonimo di lusso, oggi i capi d'abbigliamento su misura e personalizzati sono sempre più diffusi. Una ricerca di Deloitte spiega come con l'avvento dei social network i consumatori siano divenuti sempre più esigenti, critici, creativi e soprattutto alla costante ricerca di un prodotto unico che li differenzi dalla massa. Valentina Nuzzi di Fedorami crea tshirt bianche ricamate a mano con scritte simpatiche. Il suo business, partito da Milano, ha già conquistato la Cina. «È come plasmare una tela, è divertente leggere le frasi - spesso incomprensibili - che mi vengono inviate perché tutte raccontano una storia diversa».Collane, anelli, bracciali, orecchini: tutto può diventare tailor-made. Il marchio Parure propone i choker con le lettere del proprio nome, Apm Monaco crea bracciali rigidi con lettere in swarovski. Anche il ready to wear cede alla moda del personalizzato. A lanciare la tendenza Atelier Notify che crea personalizzazioni con ricami, patch, e borchie amatissimi dalle star di tutto il mondo, da Gisele Bundchen a Linda Evangelista e Nicole Kidman. Il lettering, ovvero l'arte di personalizzare con le proprie iniziali o il proprio nome degli oggetti, colpisce anche i bagagli. My Style Bag stampa e ricama la propria cifra su borse da viaggio di ogni tessuto e dimensione.Perché non pensare di rendere unica anche la biancheria intima? Chité crea slip in taffetà di ogni colore con frasi cucite con fili coloratissimi. Lo speciale contiene sei articoli.Un tempo sinonimo di lusso e raffinatezza estrema, i capi di abbigliamento su misura sono oggi sempre più diffusi, specie grazie all'ecommerce. In Italia questo mercato è in forte crescita: secondo uno studio realizzato lo scorso anno dall'istituto Piepoli per il Fashion Tech Insights di Lanieri, piattaforma che vende online abiti maschili su misura, tra il 2016 e il 2017 quattro italiani su 10 hanno scelto di comprare abbigliamento e accessori personalizzati o creati su misura online, in molti casi facendosi guidare dai chatbot, algoritmi in grado di gestire in tempo reale le conversazioni tra cliente e azienda. Tra gli amanti del made to measure si registra una lieve prevalenza dei maschi (40%) sulle femmine (37%); il 54% degli acquirenti sono millennial, il 49% sono persone tra i 35-54 anni e il restante 19% sono over 54. Secondo lo studio, il 4% degli Italiani spende fino a 1000 euro all'anno per la moda online personalizzata, per un giro d'affari che si aggira attorno ai 2,4 miliardi di euro. La moda online su misura piace soprattutto ai consumatori più giovani: quasi la metà dei millennial è infatti disposto a pagare fino al 40% in più per acquistare online articoli su misura e 1 su tre dichiara di spendere fino a 500 euro all'anno per questi prodotti. Che non sono sempre più costosi della media: il 23% dei millennial, infatti – contro il 6% degli over 54 – preferisce i servizi di personalizzazione online perché permettono di risparmiare rispetto all'acquisto in un negozio fisico. Tra questi, il 24% è anche disposto ad aspettare di più per avere il proprio capo su misura ordinato online, preferenza indicata invece solo dal 3% del cluster più anziano. Chiaramente, però, il prezzo non è la variabile principale che guida la ricerca di capi su misura: per gli acquirenti conta soprattutto l'unicità del prodotto, indicata da un terzo del campione preso in esame dalla rilevazione, seguita dalla soddisfazione di poter personalizzare il proprio capo in ogni dettaglio (29%) e dal desiderio di esprimere la propria personalità (25%). Per comprare questi prodotti il 47% degli intervistati preferisce affidarsi a negozi online specializzati, invece che ai grandi operatori della moda online. Un altro fattore determinante è la qualità: il fatto che i capi siano made in Italy è una garanzia che aiuta il consumatore a superare la diffidenza su un capo che non si può toccare con mano prima dell'acquisto. Tra gli aspetti più controversi per gli italiani c'è la questione della sicurezza e della privacy: il 55% del campione si è detto infatti preoccupato della quantità di informazioni usate dalle aziende a scopi di marketing, mentre il 42% ha dichiarato di non avere problemi rispetto all'utilizzo delle proprie informazioni personali, se vengono usate per promozioni di capi personalizzati sui propri gusti, e il 34% si è detto disponibile a condividere i propri dati personali sulle piattaforme per avere l'assistenza di un chatbot. Per quanto riguarda il budget, i più restii a spendere per acquisti personalizzati sono le donne e gli over 54: il 76% delle intervistate e l'81% del cluster più anziano del campione non spendono più di 200 euro all'anno, mentre gli uomini scelgono spesso queste soluzioni anche per gli acquisti di capi destinati al lavoro e ad altre occasioni formali. Nonostante gli italiani siano storicamente molto attenti alla qualità degli abiti e alla moda, la crescita del made to measure è un fenomeno conclamato anche in altri mercati. Come il Regno Unito, dove a quanto rivela una ricerca condotta da Deloitte (Made-to-order: the rise of mass personalisation), «i consumatori, spinti dalla diffusione dei social network e dei device digitali, vogliono sempre più indicare con precisione cosa vogliono, quando e come lo vogliono. Sono diventati al tempo stesso critici e creatori: chiedono un servizio sempre più personalizzato e si attendono di avere l'opportunità di plasmare i prodotti e i servizi che acquistano». Una tendenza alla personalizzazione che, secondo lo studio, per alcune categorie arriva a riguardare oltre il 50% dei consumatori. Si tratta di persone che non solo non guardano al prezzo - un acquirente su cinque tra quelli interessati a questi prodotti è disposto a pagare un extra del 20% - ma vogliono essere coinvolti attivamente nel processo di acquisto. In media il 36% dei consumatori si dichiara interessato a comprare prodotti o servizi personalizzati, e di questi il 48% si dice disposto ad aspettare più tempo per la consegna di questi articoli. Anche per i britannici la privacy è in testa alla lista delle preoccupazioni legate agli acquisti made to order: se il 22% dei consumatori è disposto a fornire dati personali in cambio di un prodotto o di un servizio maggiormente personalizzato, solo uno su 5 è felice che le aziende usino i dati personali per customizzare l'offerta, quota che sale a un quarto per i giovani tra 16 e 24 anni. Ciò posto, nota Deloitte, «offrire prodotti ed esperienze personalizzate può apportare benefici sia alle aziende sia ai consumatori. La personalizzazione di massa dà la possibilità alle imprese di dimostrare ai clienti in che modo sia possibile estrarre valore dalla mole di dati che essi forniscono. Dall'altra parte, le aziende hanno ovviamente uno sguardo più completo e profondo sulle preferenze e i comportamenti di consumo degli acquirenti, e questo può consentire loro di ottimizzare il business, riducendo i costi di marketing e creando un'offerta più compatibile con i desideri della clientela».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/personalizzazioni-2622943036.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="ricami-a-mano-e-frasi-divertenti-cosi-ho-conquistato-la-cina" data-post-id="2622943036" data-published-at="1782191031" data-use-pagination="False"> «Ricami a mano e frasi divertenti: così ho conquistato la Cina» Instagram Fedorami Può sembrare una follia, ma trovare la maglietta bianca perfetta è una missione quasi impossibile. Si dice che, per ovviare al problema, Victoria Beckham, ex Spice Girl e oggi stimatissima stilista, ne abbia addirittura un armadio pieno. A salvare le tante fashion victim in crisi da tshirt ci pensa invece Valentina Nuzzi, milanese e mente creativa del brand Fedorami, che realizza magliette semplicissime, manica corta e girocollo, impreziosite da scritte ricamate a mano. Semplici ma efficaci, le magliette di Fedorami sono riuscite a conquistare tutti, e ora spopolano in Cina. Come nasce Fedorami?«Il mio marchio è iniziato con la produzione di borse, sono sempre stata alla ricerca del bello. Ho preso spunto da una borsa di mia nonna, una donna tedesca elegantissima».I tuoi prodotti sono semplici, ma hanno conquistato pubblico in tutto il mondo, come mai?«La mia missione era creare accessori riconoscibili e unici. Credo che in Fedorami si trovi proprio questo, semplicità ma al tempo stesso qualcosa di unico nel suo genere».Da dove trai ispirazione per i capi che proponi? «Traggo inspirazione da tutti i miei viaggi, dai miei stati d'animo e dalle esperienze. Tutto influisce sulla mia creatività».Perché scegliere di lavorare su magliette bianche? «La tshirt per me rappresenta il capo per eccellenza. Si sposa con tutto, puoi metterla in ogni contesto, e con l'aggiunta di un ricamo diventa unica». Cosa rende speciale un capo personalizzato?«Non tutti conoscono la storia del capo che indossano, basti pensare che per realizzare una semplice scritta una ricamatrice impiega un'ora e mezza. Per questo ho deciso di lavorare a magliette bianche personalizzate: perché è come lasciarsi ispirare e lavorare su una tela bianca».Ogni maglietta così diventa unica. «Esattamente. E poi mi diverto a leggere le frasi che mi mandano i clienti, alcune sono dolci altri incomprensibili ma il bello è che tutte hanno una loro storia». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/personalizzazioni-2622943036.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="collier-orecchini-e-anelli-l-oro-e-bello-purche-sia-personalizzato" data-post-id="2622943036" data-published-at="1782191031" data-use-pagination="False"> Collier, orecchini e anelli: l'oro è bello purché sia personalizzato Instagram Parure collection Carrie Bradshaw, la protagonista di Sex and the City interpretata da Sarah Jessica Parker è stata una delle prime a indossare un gioiello personalizzato. La sua «collanina Carrie» è stata uno dei feticci di tutte le fashion victim, pronte a spendere centinaia di euro per avere una replica del collier dorato con il proprio nome. Oggi, o gioielli personalizzati, continuano a essere uno dei regali più apprezzati. Oltre alle più classiche fedine incise all'interno con date importanti o frasi significative, la moda di creare qualcosa di unico, con il nome della persona amata o con una frase importante, passa anche per collane, bracciali e orecchini che vengono plasmati in base ai desideri di chi acquista. Parure collection, un brand di gioielli nato a Caserta, propone un must have della stagione: l'ID necklace, una collana in oro personalizzabile con piccole lettere che vengono disposte a creare nomi o frasi, in base alle esigenze degli acquirenti. Un accessorio da avere, come spiega la creatrice del brand Marica Abate: «Ci sono dei basic credo irrinunciabili. Delle creazioni senza tempo capaci di superare trend e mode senza mai risultare "passati"».Anche Apm Monaco punta sulle personalizzazioni. I suoi noti bangle (bracciali rigidi semi aperti) con le scritte ora sono completamente personalizzabili. Basta andare sul sito, cliccare sulle lettere, i numeri o i simboli che si preferiscono e il gioco è fatto. Le scritte, impreziosite da cristalli swarovski, rendono il gioiello unico nel suo genere.Anche Maman et Sophie porta al polso bracciali personalizzabili. Il lettering, in questo caso, è applicato come se fossero molteplici ciondolini che penzolando da una sottile catenelle dorata. Semplice ed elegante, adatto a grandi e piccine, nella personalizzazione è possibile inserire anche stelle e cuori smaltati, tipici del brand. Nove25 porta la personalizzazione sulle dita. Gli anelli, in argento, sono completamente customizzabili con testi di canzoni o frasi importanti. Il limite è di 45 caratteri per riga, per un massimo di 7 righe. Caratteri in stile gotico per le collane di The M Jewelers, brand americano che offre personalizzazioni in oro e diamanti. Al collo delle star di tutto il mondo, il brand è in grado di creare la collana prescelta in meno di 72 ore. Se tutto questo non bastasse, perché non personalizzare anche i propri orecchini? Soufeel ha creato due bottoncini placcati d'oro su cui è possibile incidere, nel giro di 24 ore, fino a tre lettere. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/personalizzazioni-2622943036.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="da-ready-to-wear-a-capo-di-lusso-il-jeans-ricamato-fa-tendenza" data-post-id="2622943036" data-published-at="1782191031" data-use-pagination="False"> Da ready to wear a capo di lusso: il jeans ricamato fa tendenza Your browser does not support the video tag. Se su Google si cerca la frase «trovare jeans perfetti» compaiono circa 454.000 risultati. Basta cliccare i primi articoli per capire che trovare il paio perfetto è quasi un'arte. I problemi sono sempre i soliti, quando fanno un sedere perfetto, hanno il cavallo troppo largo mentre quando stanno bene di gamba, in vita sono decisamente abbondanti. A risolvere questo annoso problema ci pensa però Atelier Notify che nella sua boutique milanese offre un servizio «made to measure» dove ogni dettaglio viene scelto dal cliente. Il ready to wear si trasforma così in un capo di lusso che risponde a tutte le vostre esigenze. Si inizia con la scelta del modello, forse quella più difficile per definire il vostro stile. Dal taglio «boyfriend» che si appoggia morbidamente sui fianchi al più classico «skinny» a vita alta fino al taglio a zampa, le combinazioni sono molteplici. Una volta presa la vostra decisione tocca al lavaggio. Molto amati dalle star sono quei colori dall'apparenza un po' vintage dove il colore acquista sfumature uniche e irripetibili. Poco sorprende infatti che Spotify sia scelto da numerosi personaggi del mondo dello spettacolo, da Gisele Bundchen, Jessica Alba e Natalie Portman a Carla Bruni, Linda Evangelista e Nicole Kidman. Ma le vostre decisioni non finiscono certo qui. Il filo con cui verrà cucito il vostro denim (rigorosamente Made in Italy), i bottoni e dettagli aggiuntivi che possano rendere il vostro paio di jeans ancora più unico sono a portata di mano. Ricami, borchie, pietre e patch sono a disposizione dei clienti per offrire un servizio di personalizzazione a 360 gradi. Non solo i vostri pantaloni saranno tarati sulle vostre misure, come nella tradizione sartoriale di un tempo, ma saranno unici nel loro genere e rifletteranno al meglio la vostra personalità. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/personalizzazioni-2622943036.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="per-essere-sempre-chic-scegliete-la-borsa-con-le-vostre-iniziali" data-post-id="2622943036" data-published-at="1782191031" data-use-pagination="False"> Per essere sempre chic scegliete la borsa con le vostre iniziali Istagram My Style Bag Dimenticate borsoni anonimi gettati nel bagagliaio a ogni viaggio e abbandonati fino alla prossima partenza, anche le vostre valige devono essere un'espressione del vostro stile. My Style Bag, azienda milanese nata dalla collaborazione di Lorena a Giuseppe Bellora con Stefano Donadel Campbell offre accessori dal design raffinato personalizzabili. I loro borsoni in canvas, camoscio, lino, lana o tessuto impermeabile possono infatti essere arricchiti con le vostre iniziali o con il vostro nome per esprimere la vostra creatività e il vostro stile. Secondo la filosofia di My Style Bag la personalità è assoluta protagonista di ogni prodotto. Ogni oggetto ha il nome di una città o di un quartiere, come il borsone in pelle Milano o lo zaino in canvas Brera (i costi vanno dai 150 ai 400 euro circa, ricami esclusi, ndr). Nella collezione sono anche presenti porta abiti, porta computer, beauty case e borse per il bebè. Nella lista di prodotti compare anche una morbida cuccia per il vostro amico a quattro zampe. My Style Bag conta una serie di clienti molto famosi. Tra di loro la principessa Caroline di Monaco che ha scelto il modello Harvard in canvas beige, personalizzandolo con il nome della sua barca Pacha III. Anche Jude Law ha scelto un borsone con le sue iniziali per gli spostamenti dal set della serie di successo The Young Pope. Tra i primi clienti, quando i fratelli Lorena e Giuseppe avevano appena aperto il loro punto vendita milanese, Silvio Berlusconi che ha deciso di acquistare un borsone con le sue iniziali. Insomma scegliendo My Style Bag sarete decisamente in ottima compagnia. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem5" data-id="5" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/personalizzazioni-2622943036.html?rebelltitem=5#rebelltitem5" data-basename="frasi-segrete-nascoste-sugli-slip-di-taffeta-la-seduzione-passa-da-ago-e-filo" data-post-id="2622943036" data-published-at="1782191031" data-use-pagination="False"> Frasi segrete nascoste sugli slip di taffetà: la seduzione passa da ago e filo Un messaggio segreto, da svelare solo a chi si ama. Il brand italiano Chité crea indumenti intimi personalizzati per offrire alla sua clientela un capo unico ed esclusivo che supporta l'artigianato italiano. L'azienda nasce in una calda serata parigina dall'idea di due amiche Federica Tiranti e Chiara Marconi. Immaginando la donna di oggi, indipendente, libera e ambiziosa, ma altresì legata alla sua femminilità e dolcezza, le due giovani hanno deciso di dare vita a Chité, «una storia scritta da donne per le donne». Il servizio di personalizzazione da loro offerto prende il nome di Lover e ha un costo base di 30 euro. Si può scegliere uno slip arricciato in raso (in tre varianti colore, verde, avorio e rosa), in tulle (in due varianti colore, blu e nero) o in taffettà verde. A questo si può aggiungere, al costo di 5 euro, una piccola frase o perché no il proprio nome. Il numero massimo di caratteri è 40 con 10 varianti di colori. «Intimo couture significa anche questo» si legge sullo shop online Chité. «Dai un'anima alla tua esperienza, scegliendo il messaggio da ricamare sullo slip». La tua frase rimarrà un segreto tra te e chi lo vorrai. Oltre alle opzioni di personalizzazione, Federica e Chiara offrono alle sue clienti un servizio esclusivo chiamato «home try». Chi visita il sito Chité può scegliere fino a 6 capi e riceverli comodamente a casa per provarli, avendo sei giorni per sceglierete acquistarli o meno. Le due fondatrici sanno infatti che l'acquisto del giusto capo intimo è importante e non sempre noi donne siamo sicure di aver scelto lo stile o la taglia giusta. Lo «slow couture» è anche questo, il lusso di poter scegliere ed essere uniche.
Letizia Moratti, Pietro Tatarella e Carlo Masseroli durante la prima seduta del Consiglio comunale con la nuova giunta a palazzo Marino, Milano, 20 giugno 2011 (Ansa)
L’ex consigliere di Fi, assolto nel processo «Mensa dei poveri», si candida a sindaco.
Mezzogiorno di fuoco sul Naviglio Pavese a Milano. Si muove qualcosa nel centrodestra in vista delle elezioni comunali del 2027. E a prendere in mano la situazione sarà Pietro Tatarella, che proverà a riannodare i fili di una carriera politica interrotta sette anni fa.
L’ex consigliere comunale di Forza Italia presenterà oggi la propria candidatura a sindaco di Milano, con l’intenzione di proporsi come espressione civica del centrodestra alle elezioni del 2027.
La conferenza stampa, convocata al Campo Base di via Ascanio Sforza a mezzogiorno, servirà anche a illustrare la sua lettura delle motivazioni della sentenza di assoluzione nell’inchiesta «Mensa dei poveri». Prima dell’indagine, Tatarella era considerato uno dei profili emergenti di Forza Italia a Milano. Aveva maturato esperienza nella macchina comunale, conosceva gli equilibri di Palazzo Marino ed era arrivato alla guida del gruppo azzurro in Consiglio comunale. Nel 2018 aveva corso per la Camera senza essere eletto, in una fase nella quale il suo nome veniva associato alla nuova generazione del partito costruito da Silvio Berlusconi.
È una storia che si è interrotta, appunto, nel 2019 con l’arresto nell’ambito dell’indagine «Mensa dei poveri». Tatarella trascorse un lungo periodo in custodia cautelare, prima in carcere (quattro mesi di cui 46 giorni in isolamento) e poi agli arresti domiciliari. L’inchiesta cancellò in pochi giorni il capitale politico accumulato negli anni e lo allontanò dalla vita pubblica. Durante il processo lasciò la politica attiva e tornò a lavorare nell’attività artigianale di famiglia insieme al padre.
Dopo sette anni, il procedimento si è concluso con l’assoluzione perché il fatto non sussiste. La sua discesa in campo arriva mentre il centrodestra cerca di accelerare una scelta rimasta finora sospesa. Ieri il presidente del Senato Ignazio La Russa ha smentito di avere organizzato per oggi a Roma un incontro con esponenti milanesi, ma ha confermato che una riunione è in preparazione, a Milano o nella capitale, per iniziativa del coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, Carlo Maccari.
L’obiettivo, ha spiegato il presidente del Senato, è arrivare più rapidamente a un candidato comune a tutta la coalizione. La Russa ha definito autorevoli i diversi nomi circolati nelle ultime settimane e ha rivendicato la scelta di Fratelli d’Italia di non puntare su una candidatura propria. Fdi preferisce individuare insieme agli alleati il profilo con maggiori possibilità di battere la sinistra. Di fatto il centrodestra considera Milano contendibile dopo due mandati di Giuseppe Sala, ma resta diviso sul candidato e sul metodo per sceglierlo.
I gazebo della Lega del fine settimana hanno reso più evidente il contrasto. I militanti hanno premiato Matteo Salvini, Silvia Sardone e Alessandro Morelli, tre esponenti politici. Un risultato che ridimensiona, almeno nel Carroccio, la ricerca di un profilo civico e moderato.
La Russa ha escluso che le primarie possano diventare lo strumento dell’intera coalizione. Anche Noi Moderati con Alessandro Colucci preferisce una scelta condivisa tra i partiti. Fratelli d’Italia mantiene una posizione prudente. Carlo Fidanza considera Sardone credibile e autorevole, pur riconoscendo che non corrisponde al profilo centrista finora cercato. Resta quindi sul tavolo ancora Maurizio Lupi, la candidatura più strutturata, ma al momento priva di un accordo. In questo spazio si inserisce Tatarella. Politico per esperienza e civico nella formula, conosce Palazzo Marino ma torna dopo una lunga assenza e fuori dagli schemi di Forza Italia. Chissà che non possa essere lui il profilo giusto.
L'ex ministro dei Trasporti spagnolo Josè Luis Ábalos (Ansa)
Ábalos colpevole di corruzione. Il Csm iberico contro la toga che indaga su Begoña.
La Spagna si conferma un Paese all’avanguardia per il centrosinistra italiano. Ieri l’ex numero tre del partito socialista, Josè Luis Ábalos, ex braccio destro del premier Pedro Sánchez, si è preso una condanna monstre da 24 anni di carcere per corruzione, nell’ambito di uno scandalo sulle forniture di mascherine e altro materiale sanitario ai tempi del Covid 19.
La Spagna si conferma un Paese all’avanguardia per il centrosinistra italiano. Ieri l’ex numero tre del partito socialista, Josè Luis Ábalos, ex braccio destro del premier Pedro Sánchez, si è preso una condanna monstre da 24 anni di carcere per corruzione, nell’ambito di uno scandalo sulle forniture di mascherine e altro materiale sanitario ai tempi del Covid 19. Il governo idolatrato per otto anni dal Pd traballa ogni giorno di più e ieri è arrivata anche una nuova puntata dello scandalo giudiziario e politico che riguarda la moglie di Sànchez, Begoña Gómez, alla quale è stato ritirato il passaporto. Stessa misura preventiva era toccata due settimane fa all’ex premier José Luis Zapatero, al centro di un’inchiesta per corruzione che rischia di travolgere quel che resta dei socialisti iberici.
L’ex ministro dei Trasporti Ábalos è stato per anni l’uomo più fidato di Sánchez, fin quando è stato bruciato dallo scandalo Koldo, dal nome del consigliere ministeriale Koldo Garcia. Si tratta di un’inchiesta sulla fornitura di mascherine e altro materiale sanitario ai tempi della pandemia cinese, con un bel giro di tangenti. Scandalo impreziosito da una serie di assunzioni femminili in varie aziende pubbliche, in un’interpretazione estensiva delle quote rosa. Ieri il collegio giudicante della Corte suprema spagnola, con sette voti su sette, ha inflitto una condanna da 24 anni e tre mesi di carcere per corruzione ad Ábalos. A Koldo Garcia sono stati comminati 19 anni e otto mesi, mentre un terzo imputato, che ha confessato di aver pagato tangenti, si è preso solo quattro anni e mezzo con pena sospesa. Due anni fa, la stampa spagnola aveva riportato le micidiali chat degli indagati, tra le quali una sembrava portare all’Italia. In particolare, due indagati parlavano di «una ministra» da coinvolgere nel business delle mascherine perché, a sua volta, quella avrebbe potuto «metterci in contatto con il ministro della Salute in Italia» (all’epoca era Roberto Speranza).
La banda spagnola delle mascherine seguiva con grandissima attenzione l’evolversi dei contagi in Italia, nella primavera del 2020, e ha pensato di introdursi sul mercato della nostra Penisola. Ma non risulta che poi ci sia stato alcun seguito pratico a tutti quei discorsi e, infatti, nessun italiano è stato coinvolto nello scandalo Koldo. Se da molte settimane Sánchez, almeno prima della batosta di ieri ad Ábalos, ripeteva che è oggetto di un accerchiamento giudiziario tutto di matrice politica, ieri il «sistema» ha reagito. L’equivalente del Csm spagnolo ha aperto un procedimento disciplinare contro il giudice Juan Carlos Peinado, che indaga sulla signora Sánchez. Sabato, questo giudice, dopo ben due anni di indagini, aveva osato ritirare il passaporto a donna Begoña, che verrà processata per corruzione. Il fatto che il giudice, nel motivare il ritiro del passaporto, abbia ipotizzato il rischio di favoreggiamenti della polizia in un’eventuale fuga della signora ha scatenato mille polemiche e il Csm per primo ha censurato la sfiducia ingenerata dal giudice nei confronti della polizia. Insomma, una bella rissa tra corpi dello Stato. Begoña Gómez è sotto inchiesta per appropriazione indebita, traffico di influenze e corruzione in affari nell’ambito di un’indagine avviata nel 2024 per accertare se avesse sfruttato la posizione di moglie del premier per profitto personale, in relazione al lavoro presso l’Università Complutense di Madrid.
Tanto per rendere l’idea del clima di lacerazione, la decisione del Csm di mettere sotto inchiesta il giudice è stata presa con quattro voti a favore e quattro contrari. Tra i vari scandali che hanno offuscato la stella cometa Sánchez c’è anche quello del fratello David, direttore d’orchestra accusato di aver ottenuto nel 2017 il posto di coordinatore dei conservatori della sua regione con un procedimento «ad hoc». Il processo è in corso, ma il reato è a rischio prescrizione. L’inchiesta appena emersa che riguarda Zapatero è pesantissima perché ci sono accuse non solo di corruzione, ma pure di riciclaggio di somme enormi. E Zapatero è stato la levatrice di Sánchez. Che intorno a sé, ormai, ha solo indagati.
Si fa chiamare il «Re del Nord» e sogna di essere il primo capo di governo britannico fedele a Santa romana Chiesa. Anche se in realtà considera la fede meno cruciale del calcio. E per la destra è «Andy porte aperte».
In pochi anni hanno trasformato il Paese più liberale d’Europa in una nazione stremata da salari bassi, bollette alle stelle, una pressione fiscale ai massimi dal Dopoguerra, ondate migratorie incontrollate e il dramma delle famigerate grooming gang. Oggi, all’indomani delle attese dimissioni del primo ministro, Keir Starmer, i laburisti britannici intendono completare l’opera portando al governo Andy Burnham.
E in effetti l’ormai ex sindaco della Grande Manchester ed ex deputato (fresco di rientro a Westminster dopo la vittoria alle suppletive di Makerfield) ha tutte le carte in regola per portare a termine il «capolavoro» di Starmer.
Soprannominato il «Re del Nord», Burnham si presenta con un profilo da perfetto camaleonte, al punto che il suo opportunismo ha alimentato barzellette sulle sue facili conversioni: ieri fedelissimo di Tony Blair, poi ministro con Gordon Brown, quindi vicino a Jeremy Corbyn e oggi leader di una mozione di «rinnovamento» interno al partito. Non si sa esattamente cosa può fare di diverso rispetto al premier uscente: c’è il rischio che faccia anche peggio, ma i parlamentari laburisti sembrano aver concluso che, per ora, è la loro migliore carta. Il suo programma, in compenso, resta volutamente vago («Ho cercato d’individuare la sua filosofia economica ma non ci sono riuscito», ha dichiarato John Springford, economista del think tank Center for european reform) e si accompagna a un’attitudine politica che ricorda un Romano Prodi in salsa barbecue. Un accostamento tutt’altro che azzardato, se si considera che è stato lo stesso Burnham a indicare i pilastri identitari della sua formazione: «L’Everton, il Partito laburista e la Chiesa cattolica, rigorosamente in quest’ordine». Cresciuto da una madre irlandese di forte fede cattolica, se la sua scalata a Downing Street andasse in porto, diventerebbe il primo premier cattolico della storia britannica moderna; un cattolicesimo all’acqua di rose, tuttavia, vista la posizione di retroguardia a cui ha formalmente confinato Santa Romana Chiesa, terza e ultima nella sua personalissima scala dei valori. L'accostamento a Prodi si ritrova anche nell’approccio improntato al dialogo e alla coesione sociale. Burnham ha infatti spiegato di voler evitare che la Gran Bretagna imbocchi un percorso di polarizzazione politica (come se già non ci fosse, e non tra laburisti e conservatori), finendo un po’ come gli Stati Uniti, «dove le persone non si rivolgono la parola per strada se votano in modo diverso: non permetteremo che accada qui», ha dichiarato lo stesso Burnham , che ha però appena innescato l’ennesima, durissima rissa politica con Starmer.
Sul piano dell’immagine, il probabile futuro premier sta giocando invece su una cifra stilistica che rievoca la prima parabola comunicativa di Matteo Renzi. A 56 anni compiuti, il politico britannico ha adottato i codici del linguaggio giovanilista e vagamente hipster, proponendosi con blazer strutturati portati su t-shirt basiche: un’operazione di rebranding estetico che ricalca, per attitudine e rottura degli schemi formali, la celebre stagione del «chiodo» in pelle sfoggiato a suo tempo dall’ex premier italiano. Politicamente e ideologicamente, inoltre, il suo alter ego oltreoceano è Zohran Mamdani, sindaco di New York: proprio come lui, Burnham si è accreditato come il volto gioviale e iper-progressista di quella grande area metropolitana di sinistra che è Manchester.
È proprio in questa veste di «paladino progressista», tuttavia, che Burnham ha mostrato il suo fianco scoperto. Appena eletto nel 2017, ha cercato di disinnescare politicamente la bomba delle grooming gang - le reti criminali dedite all’adescamento, all’abuso sessuale sistematico e allo sfruttamento di minori - commissionando una serie di inchieste indipendenti sui fallimenti storici delle istituzioni a Rochdale e Oldham. Quei dossier si sono rivelati un boomerang: hanno confermato che la polizia e i servizi sociali locali avevano letteralmente abbandonato centinaia di ragazze vulnerabili a causa di «cecità istituzionale» e pesanti pregiudizi. Da allora, Burnham è rimasto al centro di una tempesta perfetta: attivisti e figure chiave come l’ex detective-whistleblower Maggie Oliver lo accusano frontalmente di «non essere stato all’altezza» e di aver agito tardi, muovendosi con calcolo politico per minimizzare la reale portata del fenomeno e proteggere la reputazione delle storiche amministrazioni laburiste locali.
Il nodo principale, tuttavia, risiede nell’ambiguità programmatica. Persino l’ex consigliere politico Luke Sullivan ha descritto l’approccio di Burnham come «molto leggero sui dettagli, più sui principi», ammettendo che il suo team sta «costruendo l’aereo mentre è già in volo». Restano profonde incognite, ad esempio, sulla sua linea nei confronti dell’Ue: dopo aver inizialmente accarezzato l’idea di un rientro del Regno Unito, il leader laburista ha recentemente innestato la retromarcia, escludendo un ritorno a breve termine nell’Ue. Anche sul fronte migratorio, la sua posizione dovrà fare i conti con il nomignolo che gli ha affibbiato il partito Reform Uk di Nigel Farage: «Andy porte aperte». Sarà proprio contro la corazzata di Farage - ormai primo partito nei sondaggi, proprio come l’Afd in Germania - che il futuro premier inglese dovrà giocare la sua partita decisiva per la leadership.
Molla il premier che ha trasformato il Regno Unito in un incubo distopico: i bimbi cambiano sesso ma non possono usare i social.
Alla fine di marzo di quest’anno nel Regno Unito c’erano circa 4.000 minori in attesa di essere ricevuti in una delle strutture del servizio sanitario nazionale, che si occupano di problematiche relative al genere. Di questi, oltre 250 frequentano le scuole primarie.
E almeno una decina ha poco meno di 6 anni (gli altri vanno dai 7 agli 11). Stephanie Davies-Arai, direttrice del gruppo Transgender trend composto da genitori, accademici e professionisti critici verso il cosiddetto approccio affermativo, ha spiegato al Daily Telegraph che «i dati relativi alle liste d’attesa mostrano chiaramente che si tratta prevalentemente di una tendenza adolescenziale. Sappiamo che questo gruppo sarà composto in maggioranza da donne, persone omosessuali, autistiche o adolescenti con problemi di salute mentale preesistenti o affidate ai servizi sociali. Il numero di bambini più piccoli è maggiore rispetto al passato, il che non sorprende visto che ora i genitori sono incoraggiati a credere che il proprio figlio sia trans se non si conforma a rigidi stereotipi di genere». Davies-Arai consiglia ai genitori di aspettare, avere pazienza e attendere che superino la fase. Ma la cosa è più facile a dirsi che a farsi. In teoria, dal 2024, nel Regno Unito è vietato somministrare ai minori i farmaci bloccanti della pubertà. Lo stop è arrivato grazie al governo conservatore allora in carica e i laburisti lo hanno prolungato per andare incontro alle richieste della popolazione. Ma nel frattempo le autorità sanitarie hanno escogitato un altro modo per continuare sulla via del cambio di sesso dei minori. Si tratta di un progetto chiamato Pathways, uno studio approvato dall’Agenzia di regolamentazione dei medicinali e dei prodotti sanitari (Mhra) e dall’Autorità per la ricerca sanitaria (Hra). Prevede che i bloccanti siano somministrati a minorenni, poi sottoposti a monitoraggio, per verificarne gli effetti. Stando alla Bbc, pare che «i nuovi limiti di età siano 11 anni per le partecipanti di sesso femminile registrate alla nascita e 12 anni per i partecipanti di sesso maschile registrati alla nascita». Insomma, si potranno avviare al cambio di sesso delle bambine di 11 anni. La cosa è di per sé mostruosa, ma lo diventa ancora di più se si considera che una settimana fa il governo laburista ha dato il via libera al divieto totale di utilizzo dei social network ai minori di 16 anni. In pratica un ragazzino potrà cambiare sesso, ma non usare Instagram.
Questa è l’Inghilterra di Keir Starmer. O almeno lo era fino a ieri, giorno in cui il primo ministro laburista ha rassegnato le dimissioni. Non che ci siano da attendersi grandi cambiamenti, ma sarà difficile fare peggio del Grande Timoniere progressista. Nel giro di pochi anni è riuscito a trasformare la sua nazione in una sorta di terrificante distopia liberal, qualcosa che non ci si sarebbe mai aspettati di vedere in Occidente. La storia del cambio di sesso parla da sé. Il divieto di social network si può leggere come una sorta di regalo d’addio del simpatico Keir. L’obiettivo del provvedimento, ovviamente, non aveva nulla a che fare con la protezione dei bambini, ai quali è del resto concesso sottoporsi ai peggiori trattamenti sanitari. Il punto vero è giungere al monitoraggio degli adulti. La stretta digitale infatti prevede l’introduzione di controlli sull'identità online per i maggiorenni, ergo controllo sociale. Non stupisce: lo Stato di polizia digitale è sempre stato il chiodo fisso laburista. Nel Regno Unito non è mai esistita una carta d’identità obbligatoria, ma Starmer e soci hanno avviato l’iter per l’introduzione della Britcard, documento digitale che dovrebbe divenire pienamente operativo nel 2028 e che servirà per controllare l’accesso ai servizi. Per noi potrebbe sembrare scontato, ma per gli inglesi è un cambio epocale.
Giusto per restare sul monitoraggio digitale, vale la pena ricordare alcuni dati forniti dalla Free speech union britannica. Nel Regno Unito la media di arresti viaggia sui 30 al giorno per i reati legati alla comunicazione online. Ogni anno vengono fermate dalla polizia circa 12.000 persone per via di ciò che hanno scritto sui social network, e circa 1.000 ogni anno vengono condannate. Tra queste ci sono coloro che negli anni passati hanno pubblicato post giudicati razzisti in occasione delle numerose manifestazioni contro l’immigrazione. È il caso di citarne una su tutte: Lucy Connolly, madre di famiglia con un marito gravemente malato, arrestata e condannata a 31 mesi di carcere per un commento su X (rimosso dopo poche ore) giudicato razzista. Commento che per altro reagiva alla strage di bambine commessa a Southport da un uomo, allora minorenne, di origini ruandesi.
Già: con i cittadini britannici bianchi Starmer è inflessibile. Gli esponenti del suo partito in varie città arrivano a proibire l’esibizione della bandiera con la croce di San Giorgio perché sarebbe un simbolo identitario e dunque intrinsecamente fascista. Però, quando si tratta di fare chiarezza su reati veri e non sugli psicoreati, il Labour è più tenero. Starmer ha rifiutato più volte di creare una commissione d’inchiesta sulle gang di stupratori pakistani che hanno abusato negli anni di decine di migliaia di ragazzine bianche e per lo più povere. Costretto infine dalle pressioni della stampa a dare il via alla commissione, il governo progressista ha fatto di tutto per sabotarla.
Chiaro no? Nella distopia buonista i crimini degli stranieri passano in secondo piano. La polizia, sottoposta a costanti corsi di rieducazione affinché impari il rispetto delle minoranze, ha ottenuto risultati eccezionali. Per esempio ha arrestato il moribondo e sanguinante Henry Nowak, preferendo credere al sikh che lo aveva pugnalato. Si sospetta che le autorità sanitarie abbiano atteggiamenti simili: hanno lasciato libero di circolare almeno un assassino, dopo aver ricevuto pressioni per ridurre la presenza di neri nelle strutture psichiatriche.
In compenso, il primo settembre 2025 all’aeroporto di Heathrow, a Londra, si sono mossi cinque poliziotti per arrestare il comico irlandese Graham Linehan con l’accusa di istigazione alla violenza in virtù di alcuni post pubblicati su X, in cui criticava gli attivisti transgender. Linehan, mesi dopo, è stato prosciolto. E la polizia si è scusata anche per la morte di Nowak. Ma quale sia il clima culturale Oltremanica è fin troppo chiaro.
Anzi, a dirla tutta, era già chiaro quando - mesi fa - è emersa la vicenda dei cosiddetti episodi di odio non criminali: migliaia di persone, minorenni compresi, sono state schedate dalle forze dell’ordine dopo essere state segnalate per post politicamente scorretti sui social o per banali liti in cui avevano pronunciato frasi offensive. Sono stati schedati persino dei ragazzini che avevano chiamato «ciccione» un compagno di scuola.
Di Starmer ricorderemo queste imprese: la continua e feroce violazione delle libertà, il tentativo di vietare il fumo fuori dai pub e quello di imporre nello statuto dei lavoratori norme che consentissero a baristi e camerieri di cacciare da bar e ristoranti clienti colpevoli di avere espresso qualche opinione offensiva delle minoranze. E mentre in patria Starmer imponeva questo allucinante sistema poliziesco, si faceva bello all’estero come capo dei volenterosi intenzionati a spingere per la prosecuzione delle ostilità in Ucraina. Si vantava di difendere la democrazia a Kiev e intanto distruggeva la democrazia in casa sua. Decisamente non mancherà a nessuno.