
Quando l’impero romano era ai tempi gloriosi del proprio apice, bastava dire «civis romanus sum» per incutere rispetto perfino nella polizia dell’imperatore. Dal terzo secolo in poi, dopo l’Editto di Caracalla che aveva elargito la cittadinanza a tutti gli uomini liberi dell’impero, se due s’incontravano per strada e uno si dichiarava «civis romanus sum», molto probabilmente l’altro gli avrebbe sbuffato a ridere in faccia; circostanza che dovrebbe far riflettere tutti coloro che mirano alla elargizione facile della cittadinanza italiana oggi. La ragione del mio incipit, però, è il pensiero che mi è occorso leggendo un comunicato dell’Accademia dei Lincei, e cioè che se incontro uno per strada che mi si dichiara essere un Linceo, la reazione più spontanea che mi verrebbe è sbuffargli a ridere in faccia.
Come l’impero di Roma del terzo secolo, l’Accademia oggi stenta a mantenere le glorie del passato. Nel comunicato in parola, l’Accademia annuncia per il prossimo mese un convegno titolato «Cambiamenti climatici e salute dell’uomo». L’annuncio comincia così: «La comunità scientifica è ormai unanime nell’indicare le attività umane quali responsabili della crisi climatica a causa dell’aumento dei gas serra immessi nell’atmosfera». Questa affermazione deve essere una velina, perché l’ho già rubricata come colossale bufala nel mio articolo di giovedì scorso ove la commentavo essendo essa uscita tal quale dalla bocca della giornalista Milena Gabanelli. Un falso storico perché - lo ripeto per chi non avesse letto i miei precedenti strali - oltre 2.000 scienziati, tra cui due premi Nobel per la Fisica (Ivar Giaever e John Clauser), affermano esattamente il contrario. E ci sono anche accademici Lincei che affermano il contrario; tra questi un altro premio Nobel, Carlo Rubbia, che in un memorabile discorso al Senato rende giustizia della bufala climatica.
Nel programma del convegno, l’Accademia promette di trattare di «patologie causate da aumenti di temperatura», circostanza che mi induce il seguente dubbio: esistono medici, fisici o climatologi tra i Lincei? Perché parrebbe di no, visto che non può esserci alcuna patologia indotta dall’aumento della temperatura causato dalle immissioni antropiche di CO2 in atmosfera. La ragione è semplice: ammesso che sia vero - e non lo è - che la CO2 abbia causato aumenti di temperatura, questi sono stati dell’ordine di 1 grado celsius nell’arco di 6 generazioni, cioè di pochi decimi di celsius nell’arco della vita di ciascuno di noi, e quei pochi decimi non sono neanche percepiti dal nostro corpo.
I Lincei citano l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, rammentano che consiste di 17 obiettivi, e auspicano - i Lincei - che «le azioni contro il cambiamento climatico indotto dalle attività umane diventi un obiettivo primario dell’agenda politica mondiale». Una affermazione che nei confronti dell’Onu, ha un sapore se non eversivo - se così mi si concede di dire - quantomeno irrispettoso. Infatti l’obiettivo che i Lincei vorrebbero al primo posto è stato messo dall’Onu al 13° posto su 17 in elenco. Come mai? Perché altrimenti oltre un centinaio di Paesi del mondo non avrebbero sottoscritto il programma dell’Agenda 2030, ai cui primi posti stanno: la sconfitta della povertà e della fame, garanzia dell’assistenza sanitaria per tutti e per tutte le età, acqua potabile e per l’irrigazione a tutti, energia economica e affidabile. La riduzione delle emissioni di CO2 è anche in contraddizione coi primi obiettivi. In particolare lo è con quello dell’energia affidabile ed economica che, oggi come 50 anni fa, è ottenuta per l’85% immettendo CO2 in atmosfera. Ridurre questa componente, significa doversi affidare a tecnologie energetiche che non sono né affidabili né economiche. Il che comporta aumento di povertà e, anche, aumento della fame, giacché la moderna agricoltura oggi altro non è che la trasformazione di petrolio in cibo.
Per farla breve, il progetto Linceo comporterebbe, sì, la sconfitta della povertà, ma facendo morire i poveri: gli attuali i morti di fame diventerebbero morti per fame.
Alcuni anni fa i Lincei cancellarono una loro conferenza non appena seppero che mi ero iscritto a parlare. Probabilmente non erano pronti a rispondere alle mie considerazioni. Ebbene, li sfido ancora una volta: mi invitino a riferire le cose che gli contesto, mi diano 40 minuti e poi provino a smontarmi e a contraddirmi, il tutto in seduta pubblica. Un tempo le sfide si accettavano e chi non le accettava aveva già perso in partenza. Oggi l’Accademia, perduta l’anima che le era stata soffiata quando nacque, s’è ridotta allo stesso livello di una Gabanelli qualunque.






