La sinistra dà degli speculatori ai proprietari, ma possiede 2.400 immobili. Una fortuna da 500 milioni, gestita dalle fondazioni rosse. L’economista Riccardo Puglisi: «Sono beni affittati a canoni bassi proprio ai dem».
La sinistra dà degli speculatori ai proprietari, ma possiede 2.400 immobili. Una fortuna da 500 milioni, gestita dalle fondazioni rosse. L’economista Riccardo Puglisi: «Sono beni affittati a canoni bassi proprio ai dem».Poteva essere lo spunto per un momento di riflessione sul tema alloggi per studenti e del caro affitti in generale. Alla fine è diventato l’ennesimo strumento di speculazione, questa sì, per attaccare ancora oggi la proprietà privata. Si parla naturalmente del caro affitti e delle proteste in tenda degli studenti davanti alle università delle principali città italiane. Quello delle stanze in affitto a prezzi folli è un tema che dura da almeno 20 anni, senza esagerare. Casualmente solo adesso viene portato alla luce, proprio quando al governo c’è il centrodestra. La situazione ha raggiunto i livelli del grottesco: dall’articolo sui brutti e sporchi speculatori sessantenni che intendono lucrare sui poveri studenti in cerca di una stanza, scritto da Concita De Gregorio su Repubblica, alla scena raccapricciante di Myrta Merlino seduta in studio dentro una tenda da campeggio.Proprio la sinistra che fa la morale sui proprietari di casa si scorda, o fa finta di scordarsi, l’enorme patrimonio immobiliare del Partito comunista italiano, costituito da ben 2.399 immobili, divisi in 68 fondazioni cassaforte sparse in tutta Italia. Enti no profit che prendono i nomi dai simboli della storia della sinistra. Da chiarire che le fondazioni non hanno scopo di lucro, ma le immobiliari da loro controllate invece sì. Furono costituite tra il 2007 e il 2009 per proteggersi dai creditori, che rivendicavano oltre 150 milioni di euro, somma poi versata dallo Stato nel novembre 2015 grazie a una legge, efficacemente sponsorizzata nel 1998 proprio dai Ds. E nacquero anche per evitare di mettere in comune i beni del partito con gli ex dc della Margherita. Tutte queste fondazioni fanno capo a un’associazione intitolata a Enrico Berlinguer «per la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale della sinistra italiana». Quando culturale potrebbe essere sostituito benissimo da immobiliare. Queste proprietà, alla faccia del comunismo, valgono circa 500 milioni di euro. Un patrimonio diviso tra sedi di partito, circoli Arci, coop, sindacati e centri sociali, una parte è affittata a privati a prezzi di mercato. Chissà se sono anche loro frutto di speculazione. Per fare un esempio, nel Lazio opera la Fondazione Gualtiero Sarti, con sede a Viterbo. Il patrimonio conta diversi immobili, molti occupati dal Pd o dalla Cgil, altri affittati a uso commerciale. A Vignanello, un Comune di soli 4.000 abitanti, viene affittato un locale commerciale alla cifra di 7.428 euro, che oggi si spenderebbe forse solo in un negozio a via del Corso a Roma. La Fondazione Elio Quercioli a Milano possiede un patrimonio immobiliare di circa 11,5 milioni di euro ed è composto da 128 unità principali, più 19 pertinenze. Poi c’è il caso della Fondazione Duemila di Bologna, il cui patrimonio nel 2014 ammontava a 20 milioni di euro: 13 di immobili e 7 in società immobiliari.Il tema delle proprietà immobiliari del Pci, con riferimento alla protesta delle tende, è stato rilanciato da Riccardo Puglisi, docente di scienza delle finanze all’università di Pavia, che alla Verità ha spiegato: «Credo che sia in atto una strumentalizzazione chiara, dimostrata dalla tempistica. È chiaro che il problema si aggrava con l’inflazione, ma viene da chiedersi come mai nessuno se ne fosse accorto al tempo di Mario Draghi premier. È giusto che lo Stato e gli enti locali investano nella politica degli alloggi, e attenzione, non bisogna pensare solo agli studenti, ma anche all’edilizia popolare. Diverso è attaccare i proprietari degli immobili additandoli come brutti speculatori, lo Stato sociale non lo devono fare i proprietari di case, non possono fare le veci dello Stato e degli enti locali». Puglisi sui social ha proposto come contraltare il tema del patrimonio immobiliare del Pci. «Vedo un po’ di ipocrisia perché mi pare di capire che queste fondazioni posseggano anche loro una grande quantità di immobili: 2.400 non sono pochi e dicono che non sono collegati al Pd, però casualmente la maggior parte sono occupati o affittati a canoni bassissimi, proprio alle sedi del Partito democratico». Prendersela con le famiglie proprietarie di case quindi è piuttosto odioso, tutti hanno a che fare con l’inflazione, tutti hanno a che fare con gli stipendi bassi e spesso da quegli affitti si riesce a ricavare qualcosa in più per arrivare a fine mese, grazie a un bene che o è stato acquistato o in ogni caso ereditato e su cui probabilmente si pagano fior fior di tasse. «Le famiglie proprietarie di case, diverse dalla prima, dovrebbero essere intorno ai 4 milioni. Escludo che siano tutti miliardari, come non escludo per nulla che ci sia anche chi specula. Non si riesce a vedere la realtà per imporre una verità, da una parte i buoni e dall’altra i cattivi. Un metodo che ormai è divenuto sistematico. Gli stessi media ad esempio diedero poco spazio agli studenti che manifestavano per andare a lezione in presenza durante la pandemia. Quel tema non esisteva perché andava a rompere le uova nel paniere all’establishment di allora, con Giuseppe Conte premier. Tutto questo serve anche a distrarre, non riesco a non pensare che proprio ieri (due giorni fa, ndr) sono stati interrogati Conte e Roberto Speranza sulla gestione della pandemia, ma i giornali hanno aperto con le proteste delle tende», conclude Puglisi.Viene da lanciare una provocazione alla sinistra e più nello specifico a chi gestisce questo enorme patrimonio immobiliare. Perché non destinare questi immobili agli studenti che hanno bisogno di un alloggio agli stessi canoni ai quali si affitta alle sedi del Pd?
Vaccini Covid (Ansa)
Secondo le schede, i preparati evitavano la malattia, non anche il contagio da virus. Ma l’utilizzo di prodotti off-label segue regole infrante dall’allora ministro e da Aifa.
Non solo i cittadini, ma anche medici e farmacisti ingannati. Perché i vaccini Covid somministrati a carico del Sistema sanitario nazionale (Ssn) non sono stati mai approvati per la prevenzione dell’infezione dell’agente Sars-Cov-2 e mai inseriti da Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, nell’apposito elenco previsto dalla legge 648/1996 per quanto riguarda le indicazioni fuori scheda tecnica. È stata violata la norma del farmaco, con un grave danno pure erariale che qualche giudice contabile dovrebbe finalmente degnarsi di prendere in considerazione. «Abbiamo mandato segnalazioni al ministero della Salute, agli Ordini professionali, a Procure, Guardia di finanza ma tutto viene silenziato da anni», denuncia il dirigente di una farmacia ospedaliera del Nord Italia.
Vincenzo Bassi, presidente della Fafce (Ansa)
Ursula von der Leyen chiude i rubinetti alla cattolica Fafce. Carlo Fidanza: «Discriminazione ideologica».
Dica l’associazione candidata se al centro della propria attività figura la promozione della disparità di genere. Se non c’è, niente finanziamenti Ue. È quanto si è vista rispondere la Federazione europea delle associazioni familiari cattoliche europee (Fafce), incredibilmente esclusa dai fondi per progetti europei perché, secondo la Commissione Ue, pone la promozione della famiglia composta da uomo e donna al centro della propria attività e dunque «fornisce informazioni limitate sulla disparità di genere», contravvenendo alle «misure europee per l’uguaglianza».
Kaja Kallas (Ansa)
I ministri della Cultura lanciano un appello per far fronte alla presunta minaccia di Vladimir Putin, invocando perfino l’uso del cinema per promuovere i valori dell’Unione. E Kaja Kallas manipola la storia: «Russia mai attaccata negli ultimi 100 anni». Scorda i nazisti...
Il circolo culturale di Bruxelles è salito in cattedra. Non trovando una strada percorribile e condivisa per mettere fine alla guerra in Ucraina, l’Unione europea ha deciso di buttarla sulla Storia, sulle infrastrutture culturali, sulla «resilienza democratica», «sui contenuti dai valori comuni». Armiamoci e studiate. Così ti viene il dubbio: stai a vedere che Fedor Dostoevskij torna ad essere praticabile nelle università italiane e il presidente Sergio Mattarella fra otto giorni va alla prima della Scala ad applaudire Dmitrij Sciostakovic. Niente di tutto questo, con la Russia non si condivide nulla. Lei rimane fuori, oltrecortina: è il nemico alle porte.
Volodymyr Zelensky e il suo braccio destro, Andriy Yermak (Ansa)
Perquisiti dall’Anticorruzione uffici e abitazione del «Cardinale verde»: parte dei fondi neri sarebbe servita a procurargli una casa di lusso. Lui e l’indagato Rustem Umerov dovevano strappare agli Usa una pace meno dura.
Alì Babà. Nelle mille ore (e mille e una notte) di registrazioni, che hanno permesso alle autorità ucraine di ascoltare i «ladroni» della Tangentopoli di Kiev, era quello il nome in codice di Andriy Yermak, braccio destro di Volodymyr Zelensky. Ieri, dopo un blitz degli agenti, è stato costretto a lasciare il suo incarico di capo dello staff del presidente. La Procura anticorruzione (Sapo) e l’Ufficio anticorruzione (Nabu) hanno condotto perquisizioni nel suo appartamento e nei suoi uffici. Non risulta indagato, ma la svolta pare imminente: la testata Dzerkalo Tyzhnia sostiene che a breve saranno trasmessi i capi d’imputazione.






