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2019-10-16
Pd e M5s non sanno che tasse alzare. E all’Ue spediscono carta straccia
Ansa
Il vertice di maggioranza non è stato decisivo, così non potendo rinviare oltre la mezzanotte appena trascorsa, il governo ha pensato bene di mandare una lettera all'Ue priva dei veri numeri della manovra. Quelli che conterranno tutte le voci delle nuove tasse. Infatti, il cdm terminato a tarda notte si è limitato a redigere il Dpb, documento programmatico di bilancio, una sorta di Nadef con più dettagli. Nulla a che vedere con il testo effettivo della manovra, visto che ieri non è stato partorito il decreto fiscale collegato. Prima della riunione, il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri ha tenuto a far presente che: «Stiamo ancora lavorando agli ultimi dettagli ma il quadro di fondo è definito. È stato difficile ma ci siamo riusciti, l'Iva non aumenterà, ci saranno più soldi in busta paga, più investimenti e un robusto pacchetto famiglia», ha spiegato senza però svelare le reali coperture.
Infatti pur prendendo per buono l'inganno che mette nero su bianco la stima di recupero dall'evasione di 7,2 miliardi di euro, sono comunque necessari circa 5 miliardi per chiudere il cerchio e consentire che le entrare, il ricorso al deficit e le uscite valgano da un lato e dall'altro 32 miliardi di euro. Il conto delle uscite è presto fatto: 23 miliardi per eliminare le clausole di salvaguardia. Altri 3 miliardi per il taglio del cuneo fiscale, 3,2 miliardi per consentire il rinnovo dei contratti della Pa, più di 2 miliardi per le spese indifferibili. E il miliardo scarso che manca sarà da ripartire tra il bonus famiglia e i costi per la rivalutazione delle pensioni (come si spiega nella pagina a fianco) che non supereranno i 100 milioni di euro. Le altre voci come gli incentivi per l'industria 4.0 e la nuova Sabatini erano giù previsti dallo scorso anno. Dall'altra parte il ricorso al deficit porterà una cifra intorno ai 14 miliardi di euro, il cosiddetto ricorso alla lotta all'evasione ne dovrebbe valere più di 7 (promessa irrealizzabile) e in totale siamo a 21 miliardi.
L'allungamento dei tempi di accesso a quota 100 consentirà minori spese per 1,5 miliardi, mentre da quanto risulta alla Verità saranno confermati i tagli alle detrazioni fiscali per i redditi superiori a 100.000 euro: un intervento che da solo dovrebbe valere più di 5 miliardi. Per far quadrare le necessità e le coperture complessive a 32 miliardi, il governo avrebbe deciso di puntare su un po' di tagli lineari (non più di 2 miliardi) e interventi fiscali per sostenere il Green new deal. Si tratterà di imposte come la plastic tax e l'abolizione degli incentivi dannosi all'ambiente. Serve in ogni caso inserire una clausola di garanzia che, in caso di non raggiungimento della soglia di 7,2 miliardi di gettito anti evasione, farà scattare le rimodulazioni delle aliquote Iva. Tradotto in modo più semplice, alzerà l'imposta sui consumi già nel 2020. Il documento programmatico si limita a mostrare il perimetro di massima delle spese e delle coperture. E nulla di più.
«Non vedo rischi per la stabilità del governo. Ma al contempo non permetterò che questa manovra sia terreno di scontro tra le forze politiche, questa manovra non è un campo dove piazzare la bandierina del proprio partito. Chi pensa di mettere le mani su questa manovra per farne la propria campagna elettorale, si sbaglia», ha aggiunto Gualtieri. Consapevole del fatto che la vera battaglia non si è tenuta ieri, ma avverrà al prossimo cdm quando Pd, 5 stelle, il premier e Italia viva dovranno fare la lista delle tasse e degli elettori da colpire. Ciascuno vorrà salvare i propri. Esattamente il motivo per cui il decreto fiscale è rimasto una bozza. Della quale si sa che prevede il prelievo del 3% sui ricavi per le attività di e-commerce e che resterà in vigore fino alle future disposizioni legate ad accordi internazionali. Il gettito atteso rimane quello stimato lo scorso anno, pari a circa 600 milioni di euro su base annua. Domenica scorsa dal palco di Napoli, il leader 5 stelle Luigi Di Maio aveva parlato di «correzioni sulle tasse per un Paese più verde, ecologico e pulito» spiegando che «se una multinazionale deve imbottigliare una bibita, dobbiamo fare in modo che paghi più tasse su una bottiglia di plastica e meno per una bottiglia di vetro».
La bozza del decreto di conseguenza indica un'aliquota d'imposta sulla plastica che potrebbe superare gli 0,2 euro al chilogrammo. Il Pd dal canto suo spinge per porre un limite al contante a 1.000 euro di spesa (uno sfregio all'innalzamento a 3.000 di Renzi, che infatti annuncia battaglia) e al tempo stesso vorrebbe unificare l'Imu con la Tasi. Una scelta che porterà per tutti proprietari l'applicazione da parte dei Comuni delle aliquote massime consentite. Tradotto in un innalzamento della pressione fiscale. D'altronde per reperire risorse il Conte bis è disposto a bloccare oltre 560 milioni di trasferimenti agli Enti locali che dovranno in ogni caso attingere dai maggiori gettiti sulla casa per stare in piedi.
Confermata anche la volontà di eliminare il superticket. Il che significa che per molti italiani le cure mediche aumenteranno. La proposta del ministro, Roberto Speranza, è quella di tagliare il costo fisso di 10 euro e poi far pagare in base al reddito. Dulcis in fundo, imposte sui giochi ( 200 milioni), e sul fumo (da definire). Con queste premesse Conte rischia di scontentare tutti i suoi azionisti, di portare il deficit al 2,2% (ciò che per la sinistra lo scorso anno era sfasciare i conti) e di regalare agli italiani solo tasse. Come fare zero alla schedina del totocalcio.
Pensionati presi per i fondelli: 6 euro l’anno
La pietra tombale l'ha posta circa un anno e mezzo fa la Corte costituzionale, sentenziando che il blocco delle rivalutazioni delle pensioni è legittimo. Il riferimento è per quelle che garantiscono un assegno di importo sei volte il minimo. Il principio sdogana una volta per tutte una nuova filosofia.
Poco importa che cittadini e Stato abbiano un contratto basato (ora) sul metodo contributivo: quando a un governo servono soldi, può fare cassa con le pensioni. D'altronde i giudici si erano già espressi in precedenza, visto che il blocco degli adeguamenti al corso dell'inflazione è stato in vigore per in quinquennio, salvo poi essere reintrodotto solo in parte dal cosiddetto bonus Poletti. Con la sentenza del 2018 e quella della Cedu, la corte dei diritti dell'uomo europea (che si è allineata) non ci sono più speranze di ricorsi.
Così, nonostante Conte in versione gialloblù abbia reintrodotto una parziale rivalutazione, il Conte bis ha fatto scattare la presa in giro. Gli assegni compresi tra i 1.500 euro e i 2.000 incasseranno soltanto 6 euro lordi in più nel 2020. Non al mese: all'anno. Che tra l'altro, al valore netto, non supererà i 4,8 euro annui. Un aumento che se venisse confermato dalla prossima manovra creerà più arrabbiature che altro. Innegabile il senso della presa in giro.
Tutto nasce dall'incontro tra le principali sigle sindacali e il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, avvenuto lunedì pomeriggio a Palazzo Chigi. Il capo del Mef illustra la volontà di avviare un taglio del cuneo fiscale sulle buste paga a partire da luglio 2020 con un costo di circa 3 miliardi, portando la misura a regime nel 2021 a fronte, ovviamente, di un impegno di 6 miliardi annui. Le sigle a quel punto hanno messo sul tavolo la richiesta di garantire almeno ai pensionati che incassano fino a 2.000 euro lordi al mese l'adeguamento pensionistico se non nell'interezza dei 12 mesi almeno a partire da luglio, come nel caso del cuneo fiscale. Il costo complessivo dell'operazione sarebbe di 650/700 milioni per l'intero 2020, la metà - inutile dirlo - nel caso di una copertura semestrale. A quel punto Gualtieri, stando a quando risulta alla Verità, dopo essersi consultato con i tecnici ha proposto una rivalutazione con un calcolo al 97%, che applicata alla fascia tra i 1.500 e i 2.000 euro fa appunto 40 centesimi netti al mese. Terminata la riunione le sigle non hanno potuto fare altro che confermare lo sciopero generale indetto per l'ultimo venerdì del mese.
Certo, una battaglia in più forse sarebbe stata gradita dal momento che la base sembra non aver accettato di buon cuore il recentissimo provvedimento targato Pasquale Tridico e firmato dal ministro Nunzia Catalfo che permette a tutti i sindacati di valorizzare maggiormente i contributi figurativi. Spiegare agli iscritti che la categoria è tutelata in tutte le sfumature, mentre che i semplici pensionati potranno ricevere solo una mancetta e vedersi anche nel 2020 ridurre il potere d'acquisto non sarà facile. Non sarà facile, nonostante la colpa sia del governo. C'è dunque da scommettere che fra pochi gironi lo screzio finirà nel dimenticatoio, sommerso da altre polemiche.
A nessuno farà comodo scoperchiare una delle vicende più complesse che vede il rispetto degli accordi tra cittadini e Stato soppresso in nome della ragion di Stato. D'altronde se, come sembra, quota 100 non verrà abolita ma solo dilazionata di ulteriori tre mesi in modo da portare almeno per il pubblico il dispositivo a quota 101, lo si deve a un mero calcolo elettorale.
«Avevamo detto nei giorni passati che l'idea di rivedere o addirittura eliminare quota 100 dopo un solo anno dalla sua entrata in vigore era folle e nei tavoli governativi abbiamo ribadito con successo la nostra posizione. Il Movimento 5 stelle non avrebbe mai votato una manovra che va contro i cittadini e togliere quota 100», si legge sul blog dei 5 stelle, «sarebbe stato uno sfregio non solo a decine di migliaia di lavoratori di lungo corso che vogliono aderirvi ma anche ai giovani che a causa della legge Fornero si sono trovati forzatamente disoccupati in questi anni di crisi e austerità». Il riferimento a Elsa Fornero è più che mai legittimo. Infatti, il solo motivo per cui sembra sopravvivere la novità introdotta dalla Lega è per evitare migliaia di esodati. Basti solo prendere in considerazione il comparto bancario dove tutti gli esodi sono stati calcolati in base alle finestre di quota 100. Molti si troverebbero senza più stipendio e privi di assegno. I giallorossi sanno che gli elettori non hanno mai perdonato al governo Monti l'aver lasciato per strada e senza sostentamento 130.000 persone (dati Inps).
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Troppo impegnato a litigare, l' esecutivo invia la bozza di bilancio priva dei numeri veri. Quelli sulle imposte Sul piatto resta l'aumento dell'Iva se la lotta all'evasione sarà un flop. In più plastic tax e stangata sulla casa.La cifra, che al netto diventa di 4,8 euro, è la rivalutazione degli assegni che spetterà a chi incassa tra i 1.500 e i 2.000 euro lordi Alle forbici dell'esecutivo resiste quota 100, con allungamento di tre mesi sull'uscita. Troppo forte la paura di un caso esodati bis.Lo speciale contiene due articoli.Il vertice di maggioranza non è stato decisivo, così non potendo rinviare oltre la mezzanotte appena trascorsa, il governo ha pensato bene di mandare una lettera all'Ue priva dei veri numeri della manovra. Quelli che conterranno tutte le voci delle nuove tasse. Infatti, il cdm terminato a tarda notte si è limitato a redigere il Dpb, documento programmatico di bilancio, una sorta di Nadef con più dettagli. Nulla a che vedere con il testo effettivo della manovra, visto che ieri non è stato partorito il decreto fiscale collegato. Prima della riunione, il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri ha tenuto a far presente che: «Stiamo ancora lavorando agli ultimi dettagli ma il quadro di fondo è definito. È stato difficile ma ci siamo riusciti, l'Iva non aumenterà, ci saranno più soldi in busta paga, più investimenti e un robusto pacchetto famiglia», ha spiegato senza però svelare le reali coperture. Infatti pur prendendo per buono l'inganno che mette nero su bianco la stima di recupero dall'evasione di 7,2 miliardi di euro, sono comunque necessari circa 5 miliardi per chiudere il cerchio e consentire che le entrare, il ricorso al deficit e le uscite valgano da un lato e dall'altro 32 miliardi di euro. Il conto delle uscite è presto fatto: 23 miliardi per eliminare le clausole di salvaguardia. Altri 3 miliardi per il taglio del cuneo fiscale, 3,2 miliardi per consentire il rinnovo dei contratti della Pa, più di 2 miliardi per le spese indifferibili. E il miliardo scarso che manca sarà da ripartire tra il bonus famiglia e i costi per la rivalutazione delle pensioni (come si spiega nella pagina a fianco) che non supereranno i 100 milioni di euro. Le altre voci come gli incentivi per l'industria 4.0 e la nuova Sabatini erano giù previsti dallo scorso anno. Dall'altra parte il ricorso al deficit porterà una cifra intorno ai 14 miliardi di euro, il cosiddetto ricorso alla lotta all'evasione ne dovrebbe valere più di 7 (promessa irrealizzabile) e in totale siamo a 21 miliardi. L'allungamento dei tempi di accesso a quota 100 consentirà minori spese per 1,5 miliardi, mentre da quanto risulta alla Verità saranno confermati i tagli alle detrazioni fiscali per i redditi superiori a 100.000 euro: un intervento che da solo dovrebbe valere più di 5 miliardi. Per far quadrare le necessità e le coperture complessive a 32 miliardi, il governo avrebbe deciso di puntare su un po' di tagli lineari (non più di 2 miliardi) e interventi fiscali per sostenere il Green new deal. Si tratterà di imposte come la plastic tax e l'abolizione degli incentivi dannosi all'ambiente. Serve in ogni caso inserire una clausola di garanzia che, in caso di non raggiungimento della soglia di 7,2 miliardi di gettito anti evasione, farà scattare le rimodulazioni delle aliquote Iva. Tradotto in modo più semplice, alzerà l'imposta sui consumi già nel 2020. Il documento programmatico si limita a mostrare il perimetro di massima delle spese e delle coperture. E nulla di più. «Non vedo rischi per la stabilità del governo. Ma al contempo non permetterò che questa manovra sia terreno di scontro tra le forze politiche, questa manovra non è un campo dove piazzare la bandierina del proprio partito. Chi pensa di mettere le mani su questa manovra per farne la propria campagna elettorale, si sbaglia», ha aggiunto Gualtieri. Consapevole del fatto che la vera battaglia non si è tenuta ieri, ma avverrà al prossimo cdm quando Pd, 5 stelle, il premier e Italia viva dovranno fare la lista delle tasse e degli elettori da colpire. Ciascuno vorrà salvare i propri. Esattamente il motivo per cui il decreto fiscale è rimasto una bozza. Della quale si sa che prevede il prelievo del 3% sui ricavi per le attività di e-commerce e che resterà in vigore fino alle future disposizioni legate ad accordi internazionali. Il gettito atteso rimane quello stimato lo scorso anno, pari a circa 600 milioni di euro su base annua. Domenica scorsa dal palco di Napoli, il leader 5 stelle Luigi Di Maio aveva parlato di «correzioni sulle tasse per un Paese più verde, ecologico e pulito» spiegando che «se una multinazionale deve imbottigliare una bibita, dobbiamo fare in modo che paghi più tasse su una bottiglia di plastica e meno per una bottiglia di vetro». La bozza del decreto di conseguenza indica un'aliquota d'imposta sulla plastica che potrebbe superare gli 0,2 euro al chilogrammo. Il Pd dal canto suo spinge per porre un limite al contante a 1.000 euro di spesa (uno sfregio all'innalzamento a 3.000 di Renzi, che infatti annuncia battaglia) e al tempo stesso vorrebbe unificare l'Imu con la Tasi. Una scelta che porterà per tutti proprietari l'applicazione da parte dei Comuni delle aliquote massime consentite. Tradotto in un innalzamento della pressione fiscale. D'altronde per reperire risorse il Conte bis è disposto a bloccare oltre 560 milioni di trasferimenti agli Enti locali che dovranno in ogni caso attingere dai maggiori gettiti sulla casa per stare in piedi. Confermata anche la volontà di eliminare il superticket. Il che significa che per molti italiani le cure mediche aumenteranno. La proposta del ministro, Roberto Speranza, è quella di tagliare il costo fisso di 10 euro e poi far pagare in base al reddito. Dulcis in fundo, imposte sui giochi ( 200 milioni), e sul fumo (da definire). Con queste premesse Conte rischia di scontentare tutti i suoi azionisti, di portare il deficit al 2,2% (ciò che per la sinistra lo scorso anno era sfasciare i conti) e di regalare agli italiani solo tasse. Come fare zero alla schedina del totocalcio. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/pd-e-m5s-non-sanno-che-tasse-alzare-e-allue-spediscono-carta-straccia-2640981115.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="pensionati-presi-per-i-fondelli-6-euro-lanno" data-post-id="2640981115" data-published-at="1781453039" data-use-pagination="False"> Pensionati presi per i fondelli: 6 euro l’anno La pietra tombale l'ha posta circa un anno e mezzo fa la Corte costituzionale, sentenziando che il blocco delle rivalutazioni delle pensioni è legittimo. Il riferimento è per quelle che garantiscono un assegno di importo sei volte il minimo. Il principio sdogana una volta per tutte una nuova filosofia. Poco importa che cittadini e Stato abbiano un contratto basato (ora) sul metodo contributivo: quando a un governo servono soldi, può fare cassa con le pensioni. D'altronde i giudici si erano già espressi in precedenza, visto che il blocco degli adeguamenti al corso dell'inflazione è stato in vigore per in quinquennio, salvo poi essere reintrodotto solo in parte dal cosiddetto bonus Poletti. Con la sentenza del 2018 e quella della Cedu, la corte dei diritti dell'uomo europea (che si è allineata) non ci sono più speranze di ricorsi. Così, nonostante Conte in versione gialloblù abbia reintrodotto una parziale rivalutazione, il Conte bis ha fatto scattare la presa in giro. Gli assegni compresi tra i 1.500 euro e i 2.000 incasseranno soltanto 6 euro lordi in più nel 2020. Non al mese: all'anno. Che tra l'altro, al valore netto, non supererà i 4,8 euro annui. Un aumento che se venisse confermato dalla prossima manovra creerà più arrabbiature che altro. Innegabile il senso della presa in giro. Tutto nasce dall'incontro tra le principali sigle sindacali e il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, avvenuto lunedì pomeriggio a Palazzo Chigi. Il capo del Mef illustra la volontà di avviare un taglio del cuneo fiscale sulle buste paga a partire da luglio 2020 con un costo di circa 3 miliardi, portando la misura a regime nel 2021 a fronte, ovviamente, di un impegno di 6 miliardi annui. Le sigle a quel punto hanno messo sul tavolo la richiesta di garantire almeno ai pensionati che incassano fino a 2.000 euro lordi al mese l'adeguamento pensionistico se non nell'interezza dei 12 mesi almeno a partire da luglio, come nel caso del cuneo fiscale. Il costo complessivo dell'operazione sarebbe di 650/700 milioni per l'intero 2020, la metà - inutile dirlo - nel caso di una copertura semestrale. A quel punto Gualtieri, stando a quando risulta alla Verità, dopo essersi consultato con i tecnici ha proposto una rivalutazione con un calcolo al 97%, che applicata alla fascia tra i 1.500 e i 2.000 euro fa appunto 40 centesimi netti al mese. Terminata la riunione le sigle non hanno potuto fare altro che confermare lo sciopero generale indetto per l'ultimo venerdì del mese. Certo, una battaglia in più forse sarebbe stata gradita dal momento che la base sembra non aver accettato di buon cuore il recentissimo provvedimento targato Pasquale Tridico e firmato dal ministro Nunzia Catalfo che permette a tutti i sindacati di valorizzare maggiormente i contributi figurativi. Spiegare agli iscritti che la categoria è tutelata in tutte le sfumature, mentre che i semplici pensionati potranno ricevere solo una mancetta e vedersi anche nel 2020 ridurre il potere d'acquisto non sarà facile. Non sarà facile, nonostante la colpa sia del governo. C'è dunque da scommettere che fra pochi gironi lo screzio finirà nel dimenticatoio, sommerso da altre polemiche. A nessuno farà comodo scoperchiare una delle vicende più complesse che vede il rispetto degli accordi tra cittadini e Stato soppresso in nome della ragion di Stato. D'altronde se, come sembra, quota 100 non verrà abolita ma solo dilazionata di ulteriori tre mesi in modo da portare almeno per il pubblico il dispositivo a quota 101, lo si deve a un mero calcolo elettorale. «Avevamo detto nei giorni passati che l'idea di rivedere o addirittura eliminare quota 100 dopo un solo anno dalla sua entrata in vigore era folle e nei tavoli governativi abbiamo ribadito con successo la nostra posizione. Il Movimento 5 stelle non avrebbe mai votato una manovra che va contro i cittadini e togliere quota 100», si legge sul blog dei 5 stelle, «sarebbe stato uno sfregio non solo a decine di migliaia di lavoratori di lungo corso che vogliono aderirvi ma anche ai giovani che a causa della legge Fornero si sono trovati forzatamente disoccupati in questi anni di crisi e austerità». Il riferimento a Elsa Fornero è più che mai legittimo. Infatti, il solo motivo per cui sembra sopravvivere la novità introdotta dalla Lega è per evitare migliaia di esodati. Basti solo prendere in considerazione il comparto bancario dove tutti gli esodi sono stati calcolati in base alle finestre di quota 100. Molti si troverebbero senza più stipendio e privi di assegno. I giallorossi sanno che gli elettori non hanno mai perdonato al governo Monti l'aver lasciato per strada e senza sostentamento 130.000 persone (dati Inps).
Ansa
Per prima cosa sento il dovere di avvertire i piccoli risparmiatori che per ridurre i rischi di perdite nel settore tecnologico/borsistico futurizzante dovrebbero inserire il loro denaro in strumenti finanziari gestiti da soggetti professionali. Non è roba per il fai da te. Raccomandazione rinforzata da una notevole varietà di opinioni specialistiche sulle prospettive di guadagno di SpaceX. Da un lato lo scenario di medio-lungo termine trova probabilità ottimistiche. Ma, dall’altro, quello di breve-medio individua un’altalena di valori, con rischio di dimezzamento. Come mai, allora, venerdì scorso la domanda di azioni di SpaceX è arrivata a 250 miliardi di dollari a fronte di un’offerta di 75, portando la capitalizzazione dell’azienda verso i 2.000 miliardi di dollari, quasi il Pil italiano?
I grandi fondi finanziari possono gestire senza gravi problemi un’altalena di valori e tra questi i fondi sovrani, in particolare arabi, hanno la forza finanziaria per scambiare investimento con accessi alla tecnologia. L’agenzia Bloomberg ha rilevato che almeno 70 dei 250 miliardi detti sono stati proposti da piccoli risparmiatori trainati dalle aspettative o speranze speculative di brevissimo periodo. Per capire il fenomeno è utile osservare l’andamento dei titoli tecnologici statunitensi negli ultimi 10-15 anni: prevale il numero di quelli (grandi) che hanno moltiplicato in quantità enorme il loro valore e tale evidenza regge una profezia ottimistica sulle capacità delle aziende tecnologiche statunitensi di cambiare il mondo ottenendo per un certo periodo un monopolio super tecnologico con poca concorrenza che favorisce iper-guadagni. Per esempio, l’azienda innovativa Tesla di Musk in pochi anni ha ottenuto una capitalizzazione molto più elevata di altre case automobilistiche tradizionali. Probabilmente nel prossimo futuro ci saranno più competitori e i valori verranno riequilibrati dalla concorrenza, ma per un periodo non breve gli investitori iniziali hanno visto un aumento enorme del loro investimento iniziale. In sintesi, la speranza di superprofitti per le quotate tecnologiche statunitensi non è infondata. Tuttavia, prudenza come detto sopra.
Studio da almeno 25 anni lo scenario di esoeconomia cercando di capire il momento in cui avrà un ciclo di capitale autonomo e dinamico. Finora l’economia extraterrestre è stata finanziata per lo più con denaro statale in buona parte connesso agli investimenti di superiorità militare per scopi di dominio osservativo sulla superficie terrestre. Ora ci sono i primi segnali - in realtà anticipati già da un decennio - di irruzione del capitale privato nel settore. Non parlo di turismo spaziale strapagato che resta una piccola cosa, pur affascinante. Vedo invece nella logica di SpaceX una forte spinta a creare un esociclo specifico del capitale. Lanciatori a parte, Musk ha integrato Starlink (megarete satellitare per comunicazioni) ed esosistemi di Intelligenza artificiale. Questi ultimi hanno il potenziale di semplificare e velocizzare le immagini e altri dati della superficie terrestre ora ottenuti con procedure più complesse e nodi di inefficienza. Qui il potenziale di profitto è enorme. Ma in prospettiva il progetto di portare esseri umani su Marte ne promette di più. Migliaia di nuove tecnologie, dalla costruzione di astronavi in cantieri spaziali alla robotica medica. Siamo, vicini ad un esosalto entro uno scenario di 30-40 anni. Accelerato dalla esocompetizione tra America e Cina che potrebbe essere ancor più velocizzata dall’irruzione dall’Intelligenza artificiale basata su tecnologia quantistica che preferisco chiamare «robotica cognitiva». L’irruzione del capitale privato è un acceleratore dello sfruttamento e concorrenza nell’esospazio. Chi è ottimista su questo scenario secondo me non sbaglia l’analisi di destino, ma deve fare attenzione ai tempi di rendimento di un ciclo di capitale esospecifico. Che secondo me sarà massimo nel settore della robotica.
Non posso evitare di scrivere che, in base ai dati, il potenziale dell’industria italiana per la robotica eso, endo, aerea e sub è enorme. Ma il capitale privato di investimento che servirebbe per ingrandire le aziende specializzate nel settore è scarso. Saranno di manifattura italiana le costruzioni della futura base lunare nel programma statunitense Artemis. Semplificando, sono decine i settori esospaziali dove la tecnologia residente in Italia è la più evoluta nel mondo. Ma tutto questo potenziale è sottocapitalizzato come osservato con amarezza giustamente provocatoria da Mario Draghi: una start up di qualità innovativa promettente in Italia e in Europa deve andare in America per trovare i capitali utili al suo sviluppo. Cioè i Musk li abbiamo - forse anche migliori - ma non le regole e il luogo per capitalizzarli. E aggiungo che paradossalmente in Italia abbiamo un livello di risparmio tra i più alti al mondo. Sto proponendo un Nasdaq in Italia che capitalizzi le aziende tecnologiche residenti e attiri quelle europee e del Mediterraneo e perfino americane o giapponesi?
Sì, senza offesa per Euronext o autorità borsistiche oppure per chi pone troppi limiti ai fondi di investimento. Ma la rivoluzione tecnologica va gestita con più libertà per sperimentazioni ed investimenti e non con più regole.
www.carlopelanda.com
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Si è chiusa la 99ª edizione della Freccia Rossa, tra paesaggi italiani e auto d'epoca. Il successo è andato agli argentini Juan e Margarita Tonconogy, che riportano il loro nome nell'albo d'oro dopo sei anni di dominio di Andrea Vesco e Fabio Salvinelli.
C'è chi la definisce la corsa più bella del mondo e chi, da quasi un secolo, la considera un rito capace di raccontare l'Italia attraverso le sue strade. La 1000 Miglia continua a essere molto più di una competizione automobilistica: è il fascino senza tempo delle vetture storiche, l'abbraccio delle piazze gremite e il legame tra tradizione sportiva e territorio.
L'edizione 2026 si è chiusa a Brescia con il trionfo degli argentini Juan e Margarita Tonconogy, vincitori a bordo di un'Alfa Romeo 6C 1750 GS Spider Zagato del 1931. Un successo che interrompe la lunga egemonia di Andrea Vesco e Fabio Salvinelli, protagonisti delle ultime sei edizioni della Freccia Rossa. Per Juan Tonconogy si tratta del quarto successo personale alla 1000 Miglia, dopo quelli conquistati nel 2013, nel 2016 e nel 2018. Questa volta, però, il trionfo assume un significato particolare: a condividere l'abitacolo dell'Alfa Romeo 6C 1750 GS Spider Zagato del 1931 c'era la sorella Margarita, con cui il pilota argentino conquista la sua prima vittoria in coppia. Alle loro spalle si sono classificati proprio Andrea Vesco e Fabio Salvinelli, secondi su Alfa Romeo 6C 1750 SS Spider Zagato del 1929 al termine di un confronto serrato che ha accompagnato gran parte della corsa. Sul terzo gradino del podio sono saliti Lorenzo e Mario Turelli, autori di una prova regolare e precisa sulla O.M. 665 S MM Superba del 1929. Nella Coppa delle Dame si conferma invece Silvia Marini che, insieme a Francesca Ruggeri su Cisitalia 202 S MM Spider del 1947, conquista ancora una volta il successo nella classifica riservata agli equipaggi femminili. Nel Ferrari Tribute 1000 Miglia hanno esultato Vittorino Battaglia e Giordano Mozzi su Ferrari 488 Spider del 2019, mentre nella Gran Turismo Experience il successo è andato a Shimitzu Ryotaro e Jari-Matti Latvala.
L'edizione 2026 si chiude dopo cinque intense tappe e quasi 2.000 chilometri percorsi lungo alcune delle strade più suggestive della Penisola. Un itinerario che ha unito la sfida sportiva alla scoperta del territorio, mettendo alla prova gli equipaggi attraverso 144 Prove Cronometrate e 8 Prove di Media. Partita da Brescia, la carovana della Freccia Rossa ha attraversato per la prima volta la Val Trompia e la Val Gobbia, per poi proseguire verso il lago di Garda e il Veneto. Dopo il passaggio sul Passo dell'Abetone, la corsa ha toccato Toscana e Lazio, regalando immagini simboliche come le prove sulle mura di Lucca e la sosta in Piazza del Campo a Siena. La risalita verso l'Adriatico ha portato gli equipaggi ad Assisi, con il passaggio sul sagrato della Basilica di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola nel ricordo di San Francesco, prima di attraversare la Gola del Furlo e raggiungere San Marino. L'ultima tappa, partita da Rimini, ha accompagnato le vetture storiche attraverso Ferrara e Mantova fino al ritorno a Brescia, dove il Controllo Orario finale e la tradizionale passerella in viale Venezia hanno sancito la conclusione della manifestazione.
Archiviata l'edizione numero 99, lo sguardo è già rivolto al prossimo appuntamento. Il 2027 sarà infatti l'anno del Centenario: la 1000 Miglia tornerà alla sua tradizionale collocazione di fine maggio, dal 22 al 29, pronta a scrivere un nuovo capitolo della sua lunga storia.
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